Sigarette: vietata la vendita dei pacchetti da 10

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO FUMO SIGARETTA NICOTINA TABAGISMO TOSSICODIPENDENZA UOMOScatta il divieto per la vendita dei pacchetti di sigarette “da dieci” all’interno dei paesi dell’Unione Europea. Sarebbe questa la decisione presa dai rappresentanti permanenti degli Stati membri nel Consiglio Ue (Coreper), che con questo divieto impongono un nuovo giro di vite sul problema del fumo. La ragione che sta alla base di una decisione del genere è molto semplice: i pacchetti contenenti meno di 20 sigarette attraggono inevitabilmente i giovani e i giovanissimi, dal momento che costano sicuramente meno rispetto ai normali pacchetti di sigarette da 20. Proprio rivolta ai giovanissimi è inoltre la norma che vieta l’utilizzo di additivi e di aromi (come quelli alla menta o alla vaniglia) che possano rendere più gradevole il fumo. Tale divieto sarà però applicabile nel 2020, ovvero quattro anni dopo l’entrata in vigore della direttiva.

Secondo quanto riportato dal responsabile Ue alla Salute, Tonio Borg, e la relatrice del parlamento europeo, Linda McAvan, il nuovo divieto sarebbe peraltro meno severo rispetto a quello che avrebbe voluto la Commissione europea. Fra le altre modifiche, vi è anche quella relativa alle dimensioni delle avvertenze sanitarie contro il fumo che si trovano sui pacchetti di sigarette, che corrisponderanno al 65% e si troveranno sia sulla facciata che sulla parte posteriore dei pacchetti. Inoltre, nei pacchetti di sigarette dovranno necessariamente essere inserite delle immagini approvate dalla Commissione che mostrino quali sono gli effettivi danni che il fumo provoca. Qualora i Paesi membri volessero adottare misure più rigide, potranno infine introdurre i cosiddetti pacchetti “neutri”, ovvero quelli senza marchio. Per quanto concerne il dibattuto argomento delle sigarette elettroniche, la normativa lascia agli Stati Membri la scelta se considerare tali prodotti come delle medicine, oppure come dei derivati dal tabacco.

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Le 5 cose di cui ti pentirai un attimo prima della tua morte

MEDICINA ONLINE DEPRESSIONE TESTIMONIANZA RACCONTO FRASI AFORISMI TRISTEZZA SOLITUDINE TRISTE VITA SPERANZA MORTE MALATTIA SENTIRSI SOLI lonely girl crowdVi siete mai chiesti quale sarebbe il vostro più grande rimpianto se oggi fosse il vostro ultimo giorno di vita? Cosa vorreste aver fatto, cosa vi pentireste di non aver mai provato? Bronnie Ware, un’infermiera australiana nella rete delle Cure Palliative per i malati terminali, che assisteva i moribondi nelle loro ultime 12 settimane, ha riportato per anni le loro ultime parole e desideri in un blog intitolato “Inspiration and Chai” che ha avuto un seguito talmente grande da convincerla a scrivere un libro intitolato “I 5 più grandi rimpianti dei morenti”. Quando la Ware ha chiesto ai suoi pazienti di eventuali rammarichi, o su qualcosa che avrebbero fatto diversamente, sono venuti fuori molti temi comuni. Nessun accenno al non aver fatto più sesso o a non avere provato a fare sport estremi, ma il rimorso di non aver speso più tempo con la propria famiglia, coltivato le amicizie o cercato con più accortezza la via della felicità. Questi i cinque più comuni rimpianti, secondo la testimonianza dell’infermiera:

5. Vorrei essere stato capace di rendermi più felice

“Questo è un sorprendentemente comune a tutti. Molti non si rendono conto, finché non è tardi, che la felicità è una scelta. Sono rimasti bloccati nelle loro abitudini e nella routine. Il cosiddetto ‘comfort’ di familiarità si è espanso anche alle loro emozioni, perfino ad un livello fisico. La paura del cambiamento li fa fingere con gli  altri e mentire a se stessi, convincendosi di essere contenti, quando nel profondo,  non desideravano che ridere a crepapelle e un po’ di infantilità nella loro vita. ”

4. Vorrei esser rimasto in contatto con i miei amici

“Spesso non sono riusciti ad apprezzare quale privilegio magnifico fosse avere dei vecchi amici se non nelle loro ultime settimane e non sempre era stato possibile rintracciarli. Molti erano così concentrati sulle proprie vite che hanno perso per strada delle amicizie d’oro nel corso degli anni. Molti rimpiangevano profondamente di non aver dato alle amicizie il tempo e lo sforzo che si meritavano. Ognuno sente la mancanza dei propri amici quando sta morendo.”

3. Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti

“Molte persone sopprimono i loro sentimenti in modo da mantenere il quieto vivere con gli altri. Di conseguenza, si accontentano di un’esistenza mediocre e non diventano mai chi erano realmente in grado di divenire. Come risultato, amarezza e risentimento diventano delle malattie che si sviluppano dentro. ”

2. Vorrei non aver lavorato così duramente

“Questo è venuto fuori da ogni paziente di sesso maschile che ho assistito. Si sono persi l’infanzia dei loro figli e la compagnia dei propri partner. Anche alcune donne hanno menzionato questo rimpianto, ma come se fossero di una vecchia generazione, molti dei pazienti di sesso femminile non erano stati capifamiglia. Tutti gli uomini che ho curato hanno rimpianto profondamente l’aver trascorso così tanto della loro esistenza a dedicarsi sfrenatamente al lavoro. ”

1. Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita come volevo io

“Questo il rammarico più comune per tutti. Quando le persone si rendono conto che la loro vita è quasi finita e ripensano ad essa tirando le somme, è facile rendersi conto di quanti sogni sono rimasti insoddisfatti. La maggior parte delle persone non aveva realizzato nemmeno la metà dei loro sogni e doveva morire con la consapevolezza che era a causa di scelte che aveva compiuto. La salute offre una libertà di cui in pochi si rendono conto, fino a quando non la perdono.”

La Ware testimonia di come le persone alla fine della propria vita acquisiscano un’incredibile lucidità di visione e che noi tutti potremmo imparare dalla loro saggezza. Come diceva il poeta Henry David Thoreau: “Vivere con saggezza, vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, di non aver vissuto”.

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Il cervello di un uomo? Fa bene solo una cosa alla volta

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO UOMO FACCIA BARBA CAPELLI FOLTI OCCHI BELLEZZA PELI (2)Ora è arrivata la prova scientifica: per un uomo svolgere due azioni in contemporanea è davvero una faccenda complicata. D’altra parte di fronte a un problema complesso non c’è partita: il suo intelletto possiede una marcia in più. Come dimostra una ricerca dell’Università della Pennsylvania, è tutta una questione di connessioni cerebrali. Gli scienziati hanno usato la risonanza magnetica per mappare il cervello di 949 individui tra gli 8 e i 22 anni (521 donne e 428 uomini). Lo studio ha messo in evidenza che nell’uomo le connessioni neuronali sono particolarmente marcate tra parte anteriore e posteriore del cervello. In termini pratici, significa che la mente maschile dà il meglio quando bisogna reperire rapidamente delle informazioni e rielaborarle per svolgere un compito difficoltoso. Negli uomini si registra anche un’intensa attività del cervelletto, la porzione del sistema nervoso centrale coinvolta nell’apprendimento e nel controllo motorio: gli uomini in pratica incontrano meno ostacoli quando si tratta di imparare a nuotare, guidare o andare in bicicletta.

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Il cucciolo di panda ritrova la mamma: quello che succede vi lascerà senza parole!

Qualche mese fa Yuan Yuan, panda gigante dello zoo di Taipei (la capitale dell’isola di Taiwan) aveva messo al mondo il piccolo Yuan Zai. Ma il cucciolo – nato prematuro e troppo piccolo per poter sopravvivere – era stato subito curato e tenuto in incubatrice. Dopo molti giorni il piccolo si è sentito meglio e i veterinari, con estrema cautela, provano a riportalo da sua madre. Quello che succede lascia senza parole, giudicate voi!

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Cibo, dieta e salute: le 10 buone notizie dell’anno

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO HAMBURGER PATATINE FRITTE PATATE PANINO FAST FOOD JUNK FOOD FRITTI DIETA DIMAGRIRE GRASSI (4)L’anno sta per finire e la rivista Time ha messo in fila le dieci notizie più importanti dell’anno nel settore alimentazione e benessere, molte sono buone notizie, anche se non tutte! Eccole a questo link: https://www.dire.it/newsletter/odm/anno/2013/dicembre/16/?news=08

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Chi ha paura di Babbo Natale?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO UOMO TRISTE TRISTEZZA SUICIDIO DEPRESSIONE PAURA AIUTOMolti non vedono l’ora che arrivi Natale, altri lo eviterebbero volentieri. Ma c’è persino chi sotto le feste rischia addirittura un attacco di panico. E’ il caso di Stefanie Howlett, 28enne di Wirral, nel Merseyside, Regno Unito: la vista di Babbo Natale scatena in lei una reazione emotiva molto forte, dalle lacrime alle palpitazioni, fino ai vere e proprie crisi d’ansia. Il motivo risiederebbe, racconta la ragazza al tabloid britannico ‘Daily Mail’ on line, nel fatto che da piccola è stata più volte forzata dai genitori a incontrare e a sedersi sulle ginocchia di vari ‘Santa Claus’ nei centri commerciali del suo Paese.

Il risultato è una vera e propria fobia che obbliga Stefanie a fare shopping natalizio esclusivamente on line, per evitare di incappare nei Babbi Natale che popolano i negozi in questo periodo, per allietare grandi e piccini. Salvo poi, come nel caso della giovane designer di gioielli, traumatizzarli fino all’età adulta. Sfortuna ha voluto che, quando era alle superiori, Stefanie ha dovuto anche ‘subire’ una gita scolastica in Norvegia, dove gli insegnanti hanno organizzato un incontro con ‘il vero Babbo Natale’. “Quando ho saputo che Santa Claus era nella stanza accanto, il panico è iniziato a salire. Non sopporto nemmeno la sua vista, persino sui biglietti d’auguri”, assicura.

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Gatta tenta il “massaggio cardiaco” sull’amico morto e commuove il web

Chi mi conosce sa che ho sempre preferito i cani ai gatti, ma questo video mi ha veramente colpito. Proposto da un sito turco tempo fa, e rilanciato da molti media internazionali, questo video mostra una gatta che, di fronte a un suo amico felino ferito da una macchina, cerca a lungo di rianimarlo praticandogli con le sue zampine una sorta di “massaggio cardiaco”.

I più esperti sapranno che il gesto che il gatto sta facendo è in realtà la pratica detta “dell’impastamento” anche conosciuta con “la danza del latte“, cioè una specie di massaggio che i mici fanno da piccoli intorno al capezzolo della madre al fine di stimolare la secrezione del latte. Molti gatti, una volta adulti, in particolari situazioni di trasporto emotivo, riproducono lo stesso gesto, solitamente verso una persona, un peluche o un altro gatto a cui si sentono particolarmente legati o con cui provano una forte intesa o intimità. Il video, pubblicato dal quotidiano turco Hurriyet, colpisce, al di là di ogni possibile interpretazione più o meno scientifica che gli si voglia dare, per l’evidente cura ed empatia con le quali la micia sia rimasta vicino al suo amico steso moribondo al suolo.

Un tentativo inconscio e rudimentale di massaggio cardiaco o carezze affettuose? Istinto o sentimenti più profondi? Impastamento o inconsapevole tentativo di rianimazione? Che fosse un gesto volontario quello di cercare di rianimare l’amico in fin di vita con una stimolazione di qualche tipo (o qualsiasi altro significato abbia quel gesto), poco importa: siamo di fronte a una incredibile e toccante prova di quanta empatia i gatti – e gli animali in genere – riescano a provare e a dimostrare ai loro padroni ed agli altri rappresentanti della stessa specie, anche nel cercare di vincere la morte.

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L’invecchiamento è una “malattia” da cui si può guarire

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA ESTETICA CAPELLI OCCHI ELLEZZA COSMETICI PELLE RUGHEL’invecchiamento è un processo reversibile, a patto di intervenire in tempo. Si potrebbero riassumere così i risultati di uno studio condotto dall’Università del Nuovo Galles del Sud, in Australia, e pubblicata sulla rivista Cell, nella quale il professor David Sinclair e colleghi avrebbero individuato una delle cause reversibili dell’invecchiamento in un modello animale. La loro scoperta, sostengono gli autori, potrebbe aprire la strada a nuove cure per malattie legate all’età, compresi il cancro, il diabete di tipo 2, malattie infiammatorie e l’atrofia muscolare.

Tutto ruota intorno ai mitocondri, che sono la centrale elettrica delle cellule, alle quali forniscono l’energia necessaria per vivere, funzionare, riprodursi. All’interno della cellula una serie di eventi molecolari, individuati dai ricercatori, rendono possibile la comunicazione tra mitocondri e nucleo. Quando questa si inceppa comincia i declino dell’invecchiamento. Ristabilire la corretta comunicazione avrebbe quindi il potere di invertire il processo.

L’informazione da cui prende le mosse lo studio è che con il passare degli anni i livelli della molecola NAD, iniziatrice della comunicazione tra mitocondri e nucleo, calano. L’unico modo conosciuto fino ad ora per rallentare questo declino era l’abbinamento di restrizione calorica ed esercizio fisico intenso. Gli autori di questo studio sono riusciti a imitarne l’effetto grazie all’uso di un composto che le cellule sono in grado di trasformare in NAD, ripristinando così rapidamente la corretta comunicazione e la funzione mitocondriale.

Due team lavoravano separatamente a Boston e a Sydney, uno su tessuti muscolari in coltura, l’altro su modelli animali, ed entrambi hanno ottenuto gli stessi risultati. “Se il composto è somministrato abbastanza precocemente nel processo di invecchiamento, in una sola settimana i muscoli di un topo anziano erano indistinguibili da quelli di un topo giovane”, spiega Nigel Turner, coautore della ricerca. I topi maturi, di circa due anni, presentavano anche buoni valori per quel che riguarda l’infiammazione e l’insulino-resistenza, due parametri correlati all’invecchiamento. Il confronto è stato fatto con topi dell’età di sei mesi: “L’effetto è stato molto marcato”, spiega Turner. “E’ come un sessantenne che assomiglia a un ventenne per certi aspetti”.

I benefici però potrebbero riguardare anche i giovani adulti sani a giudicare dall’effetto che ha avuto lo stesso composto somministrato ai topi giovani. Ora i ricercatori si prefiggono di studiare gli effetti a lungo termine del composto sui topi prima di dare inizio ai primi trial clinici sull’uomo, cosa che contano di fare verso la fine del prossimo anno. Vogliono scoprire se, oltre agli effetti dimostrati sulla molecola HIF-1, di cui si conosce il ruolo nella genesi del cancro e che in questo studio si è scoperto essere coinvolta anche nell’invecchiamento, il composto che stimola la produzione di NAD possa essere usato per curare in modo sicuro alcuni rari disordini mitocondriali e altre malattie come il diabete.

“Chiaramente c’è ancora molto lavoro da fare”, ammette David Sinclair, che ha recentemente fondato una società, la Metrobiotech, per testare il composto, e che è anche consulente per molte altre aziende che lavorano nel settore biotech, tra cui colossi come GlaxoSmithKline. “Ma se i risultati reggono, allora l’invecchiamento potrebbe essere una condizione reversibile, se presa per tempo”.

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