Erezione: come allenare i muscoli di pene e clitoride con gli esercizi di Kegel

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI PAURA CLISTERE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FI muscoli perineali superficiali sono importanti per l’erezione degli organi femminili e maschiliè quanto emerge dal 23° congresso mondiale della World association for sexual health. Gli organi erettili femminili (clitoride, piccole labbra, bulbi del vestibolo) e il pene maschile si trovano nella regione perineale anteriore superficiale. Le radici del pene e della clitoride sono ricoperte dai muscoli ischiocavernosi o muscoli dell’erezione, importanti per ottenere la rigidità e il mantenimento dell’erezione, perché la loro contrazione tonica involontaria spinge il sangue che contengono verso il corpo del pene e della clitoride, con un aumento della pressione nei corpi cavernosi che determina il passaggio dalla fase di erezione turgida alla fase rigida (inferiore nella clitoride perché i muscoli sono molto più sottili rispetto a quelli maschili).

I muscoli ischiocavernosi, come tutti i muscoli perineali, sono muscoli striati, quindi si possono allenare con degli esercizi, che però vengono consigliati o prescritti solo in alcune terapie (è il caso di alcune disfunzioni sessuali, l’incontinenza urinaria, il prolasso vaginale, la vescica iperattiva, l’enuresi notturna, disturbi del pavimento pelvico) o dopo la gravidanza: i sessuologi li chiamano esercizi di Kegel, mentre in medicina, ginecologia, ostetricia e fisioterapia si parla di riabilitazione perineale (non pelvica).

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La contrazione dei muscoli ischiocavernosi è indispensabile per ottenere l’erezione completa e rigida, quindi visto la loro funzione sarebbe importante mantenerli sempre “in forma”. Purtroppo, i sessuologi si occupano più di terapia che di prevenzione e quindi non spiegano (o non sanno) che con il passare degli anni il tono muscolare può ridursi anche se non ci sono patologie. Ecco perché in educazione sessuale questi esercizi devono essere spiegati a tutti, adolescenti e adulti: solo con l’allenamento i muscoli perineali possono mantenere sempre un tono muscolare adeguato alla loro funzione per tutta la vita.

Nei maschi, gli esercizi di Kegel potrebbero prevenire la disfunzione erettile (non organica) ed essere utili per rilassarsi e imparare a controllare l’eiaculazione, e possono ridurre il periodo refrattario post-eiaculatorio che aumenta in ogni uomo con l’età, facilitando una seconda erezione dopo una prima eiaculazione. Inoltre, questi esercizi permettono di allenare anche il muscolo bulbocavernoso, quindi possono essere importanti anche per prevenire la riduzione della forza di espulsione del liquido seminale durante l’orgasmo, che avviene in tutti i maschi con il passare degli anni. Nelle femmine, questi esercizi possono essere utili per imparare a rilassarsi e a migliorare la vasocongestione della vulva, quindi aumentare l’intensità e la durata dell’orgasmo, inoltre possono facilitare l’orgasmo in donne che non lo avevano mai provato.

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Gli esercizi

La riabilitazione perineale per i fisioterapisti: per attivare o allenare i muscoli del perineo anteriore è meglio stare seduti su una sedia portando avanti le spalle, o supini con le gambe piegate, quindi fare 10 contrazioni, ognuna di 10 secondi, e rilasciare i muscoli, fare una pausa dopo ogni contrazione di 20 secondi (è importante il rilasciamento completo dei muscoli), si possono fare due volte al giorno (mattina e sera), per 2 mesi, poi una volta al giorno. Meglio iniziare in modo graduale, contraendo dapprima i muscoli per quattro o cinque secondi, per poi aumentare progressivamente il tempo di contrazione fino a 10 secondi.

Per l’Associazione italiana di ostetricia (Gruppo ostetriche italiane pavimento pelvico): mantenere ogni contrazione per tre o cinque secondi. Il tempo di rilassamento, poi, deve durare il doppio della contrazione. Ripetere l’esercizio dieci volte. Sul sito sono disponibili schede su come e quando fare gli esercizi e le figure anatomiche corrispondenti. Gli esercizi di Kegel non sono una terapia. Nelle donne, gli esercizi di Kegel sono importanti anche per prevenire il vaginismo, ma di questo argomento parlerò in un altro post.

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Varicocele: sintomi, operazione ed effetti sull’erezione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma TESTICOLI SCROTO DIMENSIONI ANATOMIA FUN Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneIl varicocele (in inglese “varicocele”) è una patologia varicosa che interessa le vene del testicolo ed è caratterizzata dalla dilatazione ed incontinenza delle vene testicolari (o spermatiche) che decorrono lungo il funicolo spermatico e che hanno il compito di drenare il sangue dal testicolo: ciò spesso provoca un gonfiore in corrispondenza del testicolo interessato. Quando queste vene sono dilatate si verifica un reflusso di sangue dall’alto verso il testicolo, che provoca un suo aumento di temperatura e una condizione ambientale sfavorevole per una normale spermatogenesi.

Che cos’è il funicolo spermatico?
Il funicolo spermatico è una sorta di peduncolo o cordone (è infatti noto anche come cordone spermatico), di consistenza molle, del diametro di circa un centimetro e della lunghezza media di 14 centimetri.
Esteso dal lato posteriore del testicolo all’orifizio addominale del canale inguinale, il funicolo spermatico percorre – procedendo dal basso – lo scroto e il canale inguinale.

Anatomia
I testicoli ricevono il sangue dall’arteria genitale (arteria testicolare) attraverso il canale inguinale che mette in comunicazione lo scroto all’addome.
Le vene testicolari (superficiali e profonde) si riuniscono e dopo aver raccolto le vene dell’epididimo, risalgono ed entrano a far parte del funicolo spermatico dove costituiscono il plesso pampiniforme.
Da questo si origina la vena testicolare, che a destra sbocca nella vena cava inferiore, a sinistra invece giunge alla vena renale sinistra.
Tali vene, nell’uomo possono diventare incontinenti e dilatarsi impedendo così il deflusso di sangue venoso dal testicolo verso la parte alta del corpo. Si crea quindi una condizione di reflusso e stasi di sangue verso il testicolo.

Epidemiologia
Interessa circa il 10-20% della popolazione generale maschile, tipicamente tra i 15 e 25 anni. Può insorgere già in età preadolescenziale (riscontro nel 2-2.5% dei ragazzi tra i 7 e i 10 anni) ma l’epoca in cui normalmente si manifesta è quella della maturazione sessuale, tra gli 11 e i 16 anni. Da non sottovalutare, poi, la costituzione del giovane: infatti, il varicocele colpisce con maggior frequenza i soggetti longilinei e di statura elevata.
È interessato soprattutto il testicolo sinistro (95%) e raramente il testicolo destro (5%), ciò a causa delle differenti caratteristiche anatomiche tra le due vie vascolari.

Varicocele: infertilità e sterilità
Il varicocele è piuttosto comune ed è presente in quasi il 40% degli uomini con problemi di fertilità e sterilità. Ecco perché, anche nelle sue forme di minore entità, dovrebbe essere diagnosticato precocemente in età adolescenziale quando ancora non ha avuto il tempo di determinare un danno al testicolo interessato.

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Patogenesi
La patogenesi del varicocele non è tuttora conosciuta; si pensa sia determinato da una congenita debolezza delle pareti venose associata ad una incontinenza delle valvole, la pressione del sangue determinata dalla posizione eretta a lungo andare determina la dilatazione delle vene.
Oltre il 95% delle condizioni di varicocele sono legate ad una situazione idiopatica (le cosiddette forme primarie). E’ possibile che fattori costituzionali, analogamente a quanto si verifica per le vene degli arti inferiori, condizionino una debolezza della parete venosa, con progressivo sfiancamento della stessa; ciò porta ad una conseguente incontinenza valvolare con la comparsa di un reflusso retrogrado ematico caratteristica saliente del varicocele. Va segnalato, tuttavia, che eventuali processi espansivi retroperitoneali o pelvici comprimenti le strutture venose possono causare un ostacolo al deflusso venoso e la comparsa di varicocele (in particolare la comparsa di varicocele in età adulta o in sede destra deve suggerire l’esclusione di eventuali patologie compressive estrinseche – varicocele secondario).

Varicocele idiopatico o secondario
Secondo alcuni ricercatori, il malfunzionamento delle valvole venose (prima tesi) sarebbe causa del cosiddetto varicocele idiopatico. Il varicocele idiopatico è tipico degli adolescenti e degli adulti giovani. Il termine idiopatico, che in ambito medico si associa alle patologie che insorgono senza cause identificabili, fa riferimento al fatto che il motivo per cui si crea il malfunzionamento delle valvole venose rmane tuttora ignoto. Il varicocele idiopatico è, solitamente, un disturbo di lieve entità. Al contrario il blocco a valle delle vene testicolari (seconda tesi) sarebbe all’origine del cosiddetto varicocele secondario. In medicina, una patologia è detta secondaria quando insorge per un problema in altre sedi del corpo (è per esempio secondaria l’ipertensione polmonare che insorge a causa di un tumore a livello toracico che spinge sulle arterie polmonari).
In molti varicoceli secondari, si sospetta che il problema responsabile del blocco al flusso sanguigno sia la presenza di un tumore a livello pelvico o addominale (per esempio un carcinoma renale); tumore che comprime i vasi venosi entro cui dovrebbe riversarsi il sangue preveniente dalle vene testicolari. I varicoceli secondari sono tipici delle persone con più di 40 anni.

A cosa porta un varicocele non trattato?
Il varicocele, se non trattato, può determinare alterazioni della spermatogenesi, indipendentemente dalla sua entità clinica, con vari meccanismi, tra cui:

  • alterazioni termiche del testicolo,
  • stasi venosa con conseguente ipossia,
  • effetto tossico di radicali liberi.

Tali fattori conducono nel tempo ad una diminuzione progressiva e ingravescente della fertilità, causando alterazioni del numero, motilità e morfologia degli spermatozoi. Non sempre però questo si verifica. Ciononostante una diagnosi precoce – come già prima accennato – è fondamentale per seguire l’evolversi della patologia a carico della funzione riproduttiva. Dopo la cura del varicocele (che sia chirurgica o radiologica) la funzionalità e il numero degli spermatozoi mostra un netto miglioramento. I varicoceli più gravi possono comportare a due complicazioni:

  • Atrofia testicolare. In medicina, il termine atrofia fa riferimento a una riduzione della massa di un tessuto o di un organo, provocata dalla diminuzione del volume cellulare (cioè delle cellule che costituiscono il tessuto o l’organo colpito).
    L’atrofia testicolare, quindi, è una riduzione delle dimensioni di uno o di entrambi i testicoli.
    In caso di varicocele, il testicolo interessato è ovviamente quello affetto dal problema ai vasi venosi testicolari.
    Le precise cause scatenanti sono poco chiare. Secondo la teoria più accreditata, a provocare l’atrofia testicolare sarebbe il ristagno di sangue venoso a livello scrotale; in questo sangue, infatti, vi sono tossine e prodotti di scarto prelevati dai tessuti appena irrorati, che, sostando a lungo nello scroto, determinerebbero un danno più o meno grave al testicolo e una riduzione del suo volume.
    Inoltre, sempre per colpa del ristagno di sangue venoso, la circolazione sanguigna arteriosa risulta ostacolata e insufficiente a mantenere in vita tutte le cellule del testicolo con varicocele.
  • Infertilità e sterilità maschile. Come l’atrofia, anche l’infertilità maschile sembrerebbe dovuta al ristagno di sangue nelle vene testicolari. Ciò provocherebbe un anomalo aumento della temperatura attorno ai testicoli; aumento della temperatura che, a lungo andare, pregiudica la formazione dello sperma e le capacità di movimento degli spermatozoi. Sebbene sia una complicanza possibile, l’infertilità maschile da varicocele è un’eventualità assai rara.

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Sintomi
Molte persone con varicocele non accusano nessun sintomo. Quando le dimensioni siano sufficienti a causare sintomi, sostanzialmente si ha: dolore sordo del testicolo, senso gravativo di pesantezza a livello scrotale e problemi di infertilità.
Il dolore associato al varicocele è dovuto all’eccessiva pressione del sangue all’interno delle vene dilatate. Tale aumento pressorio così come il dolore aumentano quando:

  • si sta in piedi per lunghi periodi di tempo;
  • si pratica attività sportiva;
  • si sollevano pesi;
  • fa caldo;
  • è sera;
  • alla fine di un rapporto sessuale.

Il dolore si riduce invece d’intensità quando il paziente si corica a pancia in su.
I segni più frequenti sono vene dilatate palpabili a livello scrotale, descritte come un “sacchetto vermiforme” (la contrazione addominale fa aumentare il volume delle vene), inoltre il testicolo colpito da varicocele può risultare più piccolo rispetto al controlaterale.

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Diagnosi
Generalmente la diagnosi di varicocele viene posta semplicemente con la visita, un’accurata ispezione dello scroto ed un completo esame obiettivo da parte del medico andrologo permette di determinare la presenza di varicosità a livello testicolare. E’ comunque indispensabile una corretta e approfondita valutazione delle cause e dell’entità per le quali non è sufficiente la sola visita clinica. Dal momento che il varicocele può portare ad una compromissione della qualità del liquido seminale è indispensabile uno spermiogramma e un Eco-colorDoppler testicolare, strumento principale nella valutazione del varicocele e soprattutto nelle forme subcliniche di difficile individuazione e definizione fornendo informazioni necessarie all’identificazione e tipizzazione documentando il reflusso venoso.
Solitamente si distinguono 4 livelli di varicocele: I, II, III e IV grado.
L’ecocolordoppler è inoltre indispensabile nel follow-up del soggetto dopo la terapia allo scopo di valutarne il successo o l’eventuale persistenza di reflusso venoso e le modificazioni del volume e del trofismo testicolare.

Terapia
L’indicazione al trattamento della patologia viene data dall’andrologo quando il varicocele è associato ad alterazione della quantità e/o qualità degli spermatozoi o a dolore testicolare. Il trattamento ha come scopo principale quello di migliorare la spermatogenesi o di prevenire un suo deterioramento futuro.
Attualmente esistono due opzioni di trattamento per i soggetti affetti da varicocele:

  • la scleroembolizzazione percutanea;
  • l’intervento chirugico.

Indicazioni principali alla terapia chirurgica sono: alterazione dello spermiogramma o dolore. Esiste un largo consenso al trattamento del varicocele nelle seguenti condizioni: adulti e adolescenti con varicocele sintomatico (dolore); adolescenti con riduzione del volume testicolare sinistro > 2-3 ml rispetto al controlaterale (prevenzione); adolescenti avanzati con varicocele di 3° grado e progressivo deterioramento dei parametri seminali in follow-up di 1-2 anni; maschi partners di coppia infertile da meno di tre anni, con anomalia della qualità seminale inspiegata.
Il controllo dei parametri seminali con spermiogramma andrebbe fatto non prima di 3-4 mesi dall’intervento.

Dopo l’intervento chirurgico
Dopo un intervento chirurgico per il varicocele, è importante evitare rapporti sessuali e masturbuzione per alcune settimane.

Varicocele ed erezione
Né il varicocele, né la terapia chirurgica del varicocele – se ben effettuata – hanno effetti fisici sull’erezione. In alcuni pazienti può determinarsi però una disfunzione erettile da cause psicologiche, a tal proposito leggi anche: Erezione debole o assente da cause psicologiche: cura e rimedi

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Astenospermia e spermatozoi deboli: cura e trattamento

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Rughe Cavitazione Dieta Peso Dimagrire Grasso Dietologo Nutrizionista Cellulite Dimagrire Sessuologo  Roma Trucco COME FATTO SPERMATOZOOPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento, leggi anche: Astenospermia: spermiogramma, spermatozoi deboli e fattori che influenzano la loro motilità

Con “astenospermia” si indica una anomalia del liquido seminale caratterizzata da una riduzione della motilità degli spermatozoi che può ostacolare la fecondazione, con conseguente possibile sterilità del soggetto. Esistono varie forme di astenospermia, a seconda della causa che la determina. Può essere dovuta a traumi, varicocele, infiammazioni (orchiti), abuso di alcolici o di farmaci (cimetidina, chemioterapici antitumorali), criptorchidismo, ipogonadismo, irradiazione locale, assenza congenita delle cellule produttrici di spermatozoi, presenza di anticorpi antispermatozoi. In caso di orchite le cause possono essere molto varie: nella maggior parte dei casi essa compare a seguito della parotite, più raramente a seguito di sifilide, tifo, tubercolosi, gonorrea e prostatite. Quando la causa rimane sconosciuta, si parla di “astenospermia idiopatica“.

Qual è la cura dell’astenospermia?
Purtroppo non esiste una singola terapia risolutiva per tutte le forme. Il primo obbiettivo del medico è ovviamente curare la malattia a monte. Ad esempio in caso di orchite è in genere prevista la somministrazione di antibiotici e cortisonici; nei casi più gravi questi però non sono sufficienti per impedire l’instaurarsi dell’atrofia testicolare e quindi della sterilità del testicolo. Nel caso di varicocele, specie se il soggetto è ancora giovane, l’astenospermia può essere risolta con un semplice intervento chirurgico.
Curare la patologia a monte, significa quasi sempre risolvere l’astenospermia, per questo è importante che il medico indaghi a fondo alla ricerca della malattia primaria e indirizzi il paziente verso la cura più adatta. Un secondo spermiogramma, fatto a distanza rispetto al primo, può indicare chiaramente se la cura sta avendo effetto o no.

Strategia proposta dal XIX congresso nazionale degli urologi italiani
Questa terapia è stata proposta per curare pazienti con astenospermia idiopatica (astenospermia da cause sconosciute) ed è ancora in fase di studio ma merita di essere menzionata. La terapia è stata condotta in maniera bifasica. Nei primi 30 giorni (fase di induzione) è stata somministrata l’associazione farmacologica con alte dosi di arginina e coenzima Q10 (L-arginina 2500mg, L-taurina 500mg, Coenzima Q10 200 mg, vitamina C 180 mg e vitamina E 30 mg).
Successivamente, per 90 giorni, è stata somministrata una terapia con diverse associazioni, con dosi inferiori di arginina e coenzima Q10 (L-arginina 300mg, L-carnitina 200 mg, L-ornitina 100 mg, L-citrullina 100 mg, coenzima Q10 60 mg e vitamina E 30 mg).
Tutti i pazienti arruolati sono stati sottoposti a triplice valutazione del liquido seminale 10 giorni prima dell’arruolamento, al momento dell’arruolamento e dopo 90 giorni di terapia dal medesimo esaminatore con attenta valutazione della cinetica nemaspermica. Il risultato di questa sperimentazione è incoraggiante: la motilità totale è significativamente aumentata dopo la terapia.

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Le 10 malattie genetiche più diffuse al mondo

SINDROME DI BLOOM CAUSE SINTOMI DIAGNOSI TERAPIA GENETICA FOTO IMMAGINI DNA MALATTIA

Giovane con eritema teleangiectasico del volto dovuta a sindrome di Bloom

Con “malattia genetica” in medicina si intende un sottotipo di malattia, generalmente rara o molto rara, causata da una o più anomalie del Continua a leggere

Un giorno sul pianeta Marte: quanto dura un Sol in astronomia?

MEDICINA ONLINE SOPRAVVISSUTO The Martian 2015 science fiction film directed by Ridley Scott Andy Weir's Matt Damon REVIEW RECENSIONE MOVIE CINEMA TRAMA FANTASCIENZA MARTE PIANETA SISTEMA SOLARE SOL GIORNO MARZIANO DURATAForse avete appena visto il film “Sopravvissuto The Martian” o forse avete visto le immagini riprese da qualche sonda che gira sul pianeta rosso effettuando esperimenti scientifici. La domanda che vi state ponendo è: cos’è un “Sol” e quanto tempo dura?

Cos’è il Sol?

Il termine Sol è una unità di misura astronomica del tempo ed è utilizzato dagli astronomi per indicare la durata del giorno solare medio sul pianeta Marte. In particolare, è utilizzato dalle sonde atterrate sul pianeta per contare i giorni trascorsi dall’inizio della loro missione.

Quanto dura un Sol?

Il Sol ha una durata di 24h 39m 35,244s quindi il giorno marziano ha una durata di poco superiore rispetto a quello terrestre che dura 24h, ma questa piccola differenza basta per non renderlo misurabile dai normali orologi e calendari terrestri. Così, mentre sulla Terra per la misurazione delle ore durante una missione si usa il giorno solare terrestre (86400s), per la durata delle missioni marziane si usa il Sol (88775,244s).

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Atto di forza – Total Recall (1990): trama e recensione del film

MEDICINA ONLINE FILM  ATTO DI FORZA TOTAL RECALL 1990 TRAMA RECENSIONE CINEMA.jpgUn film di Paul Verhoeven, con Arnold Schwarzenegger, Rachel Ticotin, Sharon Stone, Ronny Cox, Michael Ironside. Titolo originale: Total Recall. Fantascienza, durata 113 min. – USA 1990.

Ispirato dal racconto breve Ricordiamo per voi dello scrittore di culto Philip K. DickAtto di forza viene riportato sul grande schermo in modo straordinario dal regista olandese Paul Verhoven nel 1990 che, a distanza di soli tre anni dal film del 1987 Robocop, torna dietro la cinepresa per eseguire magistralmente un’altra cruenta avventura fantascientifica.

Anno 2084. Doug Quaid (Arnold Schwarzenegger) è un uomo comune, salvo qualche chilo di muscoli non tanto comuni, che sogna continuamente Marte. Sua moglie Lori (Sharon Stone) sembra non dare credito alle attività oniriche del proprio caro, così Doug si rivolge all’agenzia di viaggi virtuali Recall per provare l’esperienza di un fittizio ricordo di Marte. Durante l’innesto del ricordo però Quaid si risveglia improvvisamente convinto di essere un agente segreto, aggredisce il personale e scappa via. Una volta tornato alla propria abitazione viene violentemente aggredito dalla presunta moglie che in realtà si rivela essere a sua volta un agente sotto copertura con l’incarico di sorvegliarlo. L’uomo, una volta fuggito, riesce finalmente a raggiungere Marte dove incontra Melina (Rachel Ticotin), la donna che in modo ricorrente affollava i suoi sogni passati. Fra realtà e finzione, umani, mutanti e cospirazioni congeniate, Doug Quaid scoprirà di essere l’agente Hauser cercando così di prendere una giusta posizione nel conflitto.

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Realtà o…

I temi principali di Dick già analizzati ne Il cacciatore di androidi vengono nuovamente esposti in questo racconto: identità violate, percezione extrasensoriali, ricordi veri o indotti artificialmente. A questo subentra la bravura del regista, capace di lasciare il giusto spazio alla riflessione senza perdere di vista l’azione. Ed è proprio questo elemento unito agli ottimi effetti speciali a rendere il film scorrevole e godibile. Successivamente tali effetti hanno portato al raggiungimento di un Oscar Speciale nel settore tecnico nonché a creare un’esperienza visiva estrema, violenta, raccapricciante ma indispensabile.

Viaggio nell’ego

Lo spettatore – a lungo durante il film – non sa decidersi se quanto sta accadendo sia il viaggio nell’ego voluto dal protagonista o la sua avventura reale – un’avventura che si imprigiona e si snoda, nella migliore tradizione del film di azione, tra inseguimenti, sparatorie e disvelarsi dei personaggi. Un film stimolante, da vedere almeno due volte per apprezzarlo appieno. Un film che fa riflettere anche: dopo averci mostrato la città del futuro con i suoi comfort (gli schermi televisivi a parete, gli ologrammi per intrattenimento, i simpatici e cortesi robot taxi) ed i suoi lati oscuri (i quartieri bui, la violenza diffusa, la manipolazione delle coscienze) presenta nella colonia marziana una suggestiva riproposta futuribile delle ambite esotiche mete turistiche odierne – dalla Tunisia a Rio De Janeiro, dove – sotto il perenne controllo delle forze dell’ordine – accanto ai quartieri destinati ai “villeggianti facoltosi” convive la miseria della massa degli emarginati – nel caso specifico, dei coloni sfigurati dalle radiazioni, quasi fenomeni da baraccone per turisti in cerca di forti emozioni.

Film cult

Grazie ad una struttura a scatole cinesi, Atto di Forza è una suggestivo racconto narrativo – esplosivo. Paul Verhoven a differenza del romanzo, racconta la storia aumentandone i toni violenti, sottolineando le possibilità di un futuro artificiale, dove dei bei ricordi possono essere impiantati a pagamento e dove il povero attuale è diventato il mutante costretto a rimanere sotto terra per sopravvivere. Fino alle ultime battute il regista lascia il giusto spazio riflessivo allo spettatore, che si impersonifica nel protagonista domandandosi come lui su quale sia il vero confine fra sogno e realtà. 113 minuti di puro cult palpitante per un fanta-thriller pregno di contenuti che, grazie ai continui alleggerimenti grotteschi e talvolta erotici, non annoia mai mostrandoci uno dei migliori film sviluppati sul proibitivo pianeta rosso.

Remake

Nel 2012 ne è stato fatto un remake da Len Wiseman con Kate Beckinsale, Colin Farrell e Jessica Biel, ma al contrario di quello originale, secondo noi è da dimenticare. Due ore di azione, senza l’ironia di Arnold Schwarzenegger e con effetti speciali che – paradossalmente – sembrano più vecchi dell’originale di 22 anni prima, oltre alla presenza veramente troppo ingombrante della Beckinsale (forse perché sposata col regista?). Atto di forza, quello con Arnold, invece è assolutamente da vedere e rivedere!

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Differenza tra capside a simmetria icosaedrica, elicoidale e complessa

MEDICINA ONLINE INVASIVITA VIRUS BATTERI FUNGHI PATOGENI MICROBIOLOGIA MICROORGANISMI CLINICA BIOLOGICA BIOLOGIA MICROBI LABORATORIO ANALISI PARETE INFEZIONE ORGANISMO PATOGENESIIn un virus il càpside (o capsìde, dal latino capsa, involucro) è la struttura proteica che racchiude l’acido nucleico del virus e lo protegge dall’ambiente esterno. Sulla superficie dei capsidi a simmetria icosaedrica si osservano diverse subunità morfologiche dette capsomeri. Anche se il termine capside indica solamente il rivestimento proteico del virus, spesso viene utilizzato come sinonimo di nucleocapside, che rappresenta invece il capside e il genoma virale contenuto al suo interno. Osservati al microscopio elettronico a scansione, la maggior parte dei capsidi appaiono vagamente sferici. In realtà essi presentano una simmetria icosaedrica (ad esempio il virus HIV). Altri capsidi appaiono filamentosi e sono detti a simmetria elicoidale (ad esempio il virus della rabbia). Esistono anche diversi capsidi per i quali non è possibile identificare una precisa simmetria (si parla in questo terzo caso di simmetria complessa).

A simmetria icosaedrica

Il capside assume la forma di un icosaedro regolare (20 facce a triangolo equilatero). Ogni faccia è costituita da proteine sferiche adiacenti, unite in gruppi di 5/6 unità (capsomeri). Il genoma si trova all’interno del capside, unito spesso a proteine particolari che formano la matrice(o proteina m). Materiale proteico (ad esempio enzimi) può essere a volte presente anche nell’interno del capside.

A simmetria elicoidale

Il capside è costituito da una spirale di proteine che si avvolge in senso antiorario. Il genoma forma una spirale all’interno del capside ed è contenuto in una specie di doccia situata sulla parte superiore della proteina. Al centro del virus è presente un tubicino con enzimi e matrice proteica.

A simmetria complessa

Il capside non è ben strutturato. Esso può essere: o un capside di forma definita, ma né tubulare né icosaedrica, o un capside asimmetrico.

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Differenza tra fegato, pancreas e cistifellea

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma APPARATO DIGERENTE COSE FUNZIONA SERVE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneLa fegato è la ghiandola più voluminosa del corpo e pesa circa 1500 gr. E’ collocata a destra sotto la cupola del diaframma ed è coperta dalle ultime costole. Esso è fatto da una quantità enorme di lobuli risultanti da colonne cellulari disposte come tanti raggi. Tra un lobulo e l’altro è il connettivo interstiziale.

Visto in sezione, mostra una ricchissima rete di vasi sanguigni. Infatti riceve una grande quantità di sangue sia dall’arteria epatica (un ramo della aorta) che lo nutre, sia dalla vena porta che conduce sangue refluo dall’intestino, dallo stomaco e dalla milza. Dal fegato, il sangue torna alla circolazione generale attraverso la vena cava inferiore. In una struttura del fegato detta acino, costituita da cellule di forma poliedrica viene fabbricata la bile che si raccoglie nella cistifellea e viene versata nel duodeno. La cistifellea è quindi il serbatoio della bile che, prodotta dal fegato vi affluisce attraverso il dotto epatico e cistico, si concentra e ne defluisce tramite il dotto cistico e coledoco per versarsi quindi nel duodeno. La cistifellea, lunga circa 10 centimetri, ha un diametro massimo di 3,5 centimetri e una capacità di 30÷40 centimetri cubi. E’ dotata di una tunica muscolare che, per azione di stimoli nervosi e umorali, le consente di contrarsi e di spremere la bile quando gli alimenti, ridotti a chimo dallo stomaco, passano poi nel duodeno.

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Le funzioni della bile sono molteplici. Per la maggior parte sono svolte dai sali biliari sintetizzati dal fegato che favoriscono l’emulsione dei grassi nel succo duodenale e rendono solubili in acqua sostanze normalmente insolubili. La bile, inoltre, facilita l’azione di alcuni elementi digestivi, frena la moltiplicazione dei batteri nell’intestino, stimola la peristalsi intestinale e agisce sull’acidità del chimo rendendolo alcalino. Quando ricompare l’acidità del contenuto la neutralizza recando in sé una forte quantità di carbonato sodico. Nella bile sono presenti quantità notevoli di pigmenti biliari (la bilirubina, la biliverdina) che le conferiscono la sua intensa colorazione giallo-oro. Essi derivano dalla demolizione della molecola dell’emoglobina che avviene quasi totalmente nel fegato. L’emoglobina, infatti, giunge al fegato attraverso il sangue della milza che è l’organo principale dell’emocateresi, cioè della distruzione dei globuli rossi invecchiati. I pigmenti biliari e i sali biliari vengono riassorbiti nell’intestino per poi tornare al fegato dove sono nuovamente utilizzati (una delle caratteristiche del fegato è che la corrente biliare e quella sanguigna hanno direzione contraria). Di essi, una minima parte viene eliminata con l’urina sotto forma di urobilina. I sali biliari hanno una funzione precisa perché intervengono intimamente nell’emulsionamento (suddivisione in goccioline ognuna delle quali viene circondata da una membranella che ne impedisce la reciproca fusione), nella digestione e nell’assorbimento dei grassi. La secrezione della bile, importante per la digestione, è però solo una delle tante funzioni del fegato. Il fegato regola il glucosio nel sangue e lo immagazzina sotto forma di glicogeno; trasforma i grassi per renderli accettabili alle cellule; cattura gli aminoacidi con i quali fabbrica proteine semplici, urea e nucleoproteine.

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Il fegato è il deposito di gran parte del ferro, il metallo che ha importanza essenziale per la fabbricazione dell’emoglobina nel midollo osseo; immagazzina vitamine tra cui la K con la quale produce la protrombina, una sostanza che svolge una funzione essenziale nella coagulazione del sangue. Inoltre regola il ricambio dell’acqua e rende innocue molte sostanze tossiche. E’ la principale fonte di calore per l’organismo a causa degli intensi processi ossidativi di cui è sede. Il fegato, insomma, si può considerare come il più complesso laboratorio chimico dell’organismo.

Il pancreas (parola che vuol dire: tutto carne) è una grossa ghiandola di colore grigio roseo e di forma irregolare, paragonabile a un martello appiattito, situata nella parte superiore della cavità addominale, sul davanti della colonna vertebrale lombare e dietro lo stomaco. Esso ha una struttura che ricorda da vicino quella delle ghiandole salivari, tanto da essere chiamato la ghiandola salivare dell’addome. Il pancreas è costituito da un’estremità destra rigonfia chiamata testa, dal corpo e da un’estremità sinistra assottigliata chiamata coda. Ha un aspetto lobulato e pesa 70÷100 grammi. Le cellule dei tubi terminali e delle dilatazioni degli stessi forniscono gli elementi della secrezione e costituiscono i così detti lobuli. Ai tubi terminali seguono i tubi collettori che confluiscono nei due condotti escretori. Tra i lobuli, qua e là, si notano isolati ammassi epiteliali che sono le isole di Langerhans.

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Ha una forma a grappolo, e i suoi acini sono forniti di sottili canali dentro i quali versano il prodotto della loro attività che è appunto il succo pancreatico. Tali canalini confluiscono in condotti di calibro sempre maggiore fino ad arrivare alla formazione del dotto pancreatico principale che si estende dall’estremità sinistra all’estremità destra del pancreas, percorrendone l’asse. Questo condotto, insieme ad un altro detto “accessorio”, esce alfine dalla testa del pancreas, si avvicina al coledoco e con esso penetra nel duodeno sboccano nell’ampolla di Vater. La secrezione pancreatica è un atto riflesso che si determina per il contatto della mucosa duodenale con l’acido cloridrico gastrico, attraverso l’azione intermediaria della “secretina”, una sostanza di natura ormonale che eccita la secrezione del pancreas dopo aver attivato quella gastrica. Il succo pancreatico ha l’azione più energica di ogni altra nel processo digestivo e agisce su tutti i princìpi alimentari. Contiene tre importanti enzimi: la tripsina, la steapsina e l’amilopsina. La tripsina completa la trasformazione delle sostanze proteiche già iniziata nello stomaco dalla pepsina; la steapsina attacca con maggiore energia i grassi già preparati dall’azione della lipasi nello stomaco e della bile nel duodeno; l’amilopsina completa la scissione degli amidi cominciata dalla ptialina nella bocca.

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La tripsina è presente nel pancreas sotto forma di “prezimogeno”, inattivo, che viene attivato dalla “enterochinasi”, un fattore elaborato dalla mucosa duodenale. Se la tripsina fosse già attiva all’interno del pancreas, inizierebbe la sua azione digestiva a danno del pancreas medesimo, che andrebbe incontro ad auto digestione (autolisi). Tra gli enzimi che demoliscono i grassi alimentari nello stomaco, nel duodeno e nell’intestino, la steapsina ha l’azione più forte. E ciò avviene anche perché nel duodeno l’acidità del chimo è neutralizzata a opera di sostanze alcaline (bile e succo pancreatico). Infatti solo in ambiente alcalino può avvenire la scissione dei grassi in acidi grassi e glicerina. Nella costituzione del pancreas entrano però altri elementi ghiandolari che, sforniti di dotti escretori versano il loro prodotto direttamente nel sangue. Sono piccoli ammassi di cellule disseminati nella compagine del tessuto ghiandolare acinoso. Si chiamano isole di Langerhans e nel loro complesso formano una ghiandola a secrezione interna la quale produce un ormone detto insulina, che regola il ricambio degli zuccheri, favorendo l’accumulo di glicogeno nel fegato e nei muscoli e la combustione del glucosio a livello delle cellule.

Il pancreas è dunque una ghiandola con doppia funzione: una secrezione esterna, il succo pancreatico, prodotta dagli acini e versata nel duodeno; una secrezione interna, l’insulina, prodotta dalle così dette isole di Langerhans e versata nel sangue. Appare chiaro che nella funzione digestiva l’aspetto chimico prevale su quello meccanico della masticazione e della peristalsi. Infatti la digestione è più che altro una sequenza di reazioni chimiche di progressiva semplificazione delle sostanze alimentari per renderle accettabili alle cellule. E i grandi protagonisti di tale semplificazione sono gli enzimi, ognuno dei quali ha un’azione specifica su una determinata sostanza.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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