Le 7 fasi della deglutizione (volontarie ed involontarie)

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ESOFAGO ANATOMIA E FUNZIONI SINTESI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneLa deglutizione (in inglese “swallowing“) è l’atto fisiologico che consente la progressione del bolo alimentare dalla cavità orale allo stomaco, grazie alla coordinazione della muscolatura orofaringea, laringea ed esofagea. In generale, la deglutizione può essere divisa in:

  • volontaria (fase 1);
  • faringea, involontaria (fasi da 2 a 6);
  • esofagea, involontaria (fase 7).

Le sette fasi della deglutizione

Fase 1

Quando il cibo è pronto per essere deglutito, viene volontariamente compresso e mescolato con la saliva, al fine di formare il bolo, nella faringe attraverso la pressione esercitata dalla lingua contro il palato, mediante un movimento con andamento postero-superiore. Questa è l’unica fase volontaria della deglutizione: da qui in poi la deglutizione procede interamente in maniera automatica e normalmente non può essere interrotta.

Fase 2

Il palato molle viene spinto superiormente per chiudere le narici posteriori e quindi prevenire il reflusso di cibo nelle cavità nasali. Questa fase, come tutte quelle che seguono, è involontaria.

Fase 3

Le pliche palatofaringee da ogni lato della faringe vengono portate medialmente e quindi avvicinate le une alle altre. in questo modo, queste pliche formano una doccia sagittale attraverso la quale il cibo è obbligato a passare. Questa doccia svolge un’azione selettiva, permettendo solo al cibo che è stato sufficientemente masticato di passare con facilità. Giacché questa fase della deglutizione dura meno di un secondo, ogni componente del cibo presente in bocca le cui dimensioni siano troppo grandi risentirà di un impedimento al passaggio nell’esofago, quindi verrà masticato nuovamente.

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Fase 4

Le corde vocali della laringe vengono avvicinate severamente, e la laringe viene spinta in direzione antero-superiore dai muscoli del collo. Queste azioni, combinate con la presenza di legamenti che prevengono il movimento verso l’alto dell’epiglottide, causano in quest’ultima un’oscillazione in senso posteriore sopra l’apertura della laringe. Tutti questi effetti agiscono insieme al fine di prevenire il passaggio di cibo nel naso e nella trachea. La distruzione delle corde vocali o dei muscoli che tendono ad avvicinarle può causare strangolamento e soffocamento da cibo.

Fase 5

Il movimento verso l’alto della laringe inoltre solleva e allarga l’apertura dell’esofago. Allo stesso tempo, i primi tre o quattro centimetri della parete muscolare prossimale dell’esofago, chiamati sfintere esofageo superiore (o sfintere faringoesofageo) si rilassano, Quindi, il bolo si muove facilmente e liberamente dalla faringe posteriore all’esofago prossimale. Tra due atti deglutitori, questo sfintere rimane fortemente contratto, impedendo quindi l’influsso di aria nell’esofago durante la respirazione. Il movimento verso l’alto della laringe inoltre solleva la glottide fuori dal flusso principale di cibo, in modo tale che il bolo passi principalmente ai lati dell’epiglottide piuttosto che sopra di essa; questo è un altro meccanismo protettivo contro l’entrata di cibo nella trachea.

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Fase 6

Una volta che la laringe è stata sollevata e lo sfintere faringoesofageo rilassato, l’intera parete muscolare della faringe si contrae, con polarità cranio-caudale, spingendo il cibo mediante peristalsi nell’esofago.

Fase 7

L’esofago normalmente esibisce due tipi di movimenti peristaltici: la peristalsi primaria e la peristalsi secondaria. La peristalsi primaria è la semplice continuazione dell’onda peristaltica che inizia nella faringe e propagatasi nell’esofago durante la fase faringea della deglutizione. Questa onda passa direttamente dalla faringe allo stomaco in circa 8-10 secondi. Il bolo deglutito da una persona in posizione eretta viene normalmente trasmesso alla terminazione distale dell’esofago ancor più rapidamente dell’onda peristaltica stessa, coprendo la distanza in circa 5-8 secondi, a causa dell’effetto addizionale della gravità sul bolo.
Se l’onda peristaltica primaria fallisce nel portare allo stomaco tutto il contenuto esofageo, un’onda peristaltica secondaria viene generata dalla distensione dell’esofago stesso causata dalla ritenzione di cibo; queste onde continuano finché tutto il bolo non si è svuotato nello stomaco. Le onde peristaltiche secondarie vengono iniziate da circuiti neurali intrinseci nel sistema nervoso mienterico e in parte da riflessi che iniziano nella faringe e vengono poi trasmessi attraverso le fibre afferenti vagali al bulbo e da qui all’esofago tramite fibre efferenti vagali e glossofaringee.
Quando l’onda peristaltica esofagea approccia lo stomaco, un’onda di rilassamento, trasmessa attraverso i neuroni inibitori mienterici, precede la peristalsi. Quindi, l’intero stomaco e, in minor misura, il duodeno vengono rilassati appena questa onda raggiunge la terminazione distale dell’esofago e quindi vengono preparati in anticipo a ricevere il cibo propulso nell’esofago durante l’atto deglutitorio.

Disfagia

Con il termine “disfagia” (in inglese “dysphagia“) si intende la difficoltà del corretto transito del cibo nelle vie digestive superiori subito dopo averlo ingerito, quindi anche le difficoltà a deglutire rientrano nel campo delle disfagie. Per approfondire, leggi: Differenza tra disfagia ai liquidi e ai solidi

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra emoglobina, ferro, ferritina e transferrina

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE ANALISI CLINICHE GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI LEUCOCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MEDITERRANEA EPer prima cosa chiariamo che l’emoglobina è una proteina con struttura di quattro subunità, presente nei globuli rossi, responsabile del trasporto dell’ossigeno molecolare da un compartimento ad alta concentrazione di O2 ai tessuti che ne hanno bisogno. Ognuno dei suoi 4 globuli proteici, detto globina, ha al suo interno una molecola di protoporfirina che coordina uno ione ferro Fe2+, posto leggermente al di fuori del piano della molecola, nell’insieme chiamata gruppo Eme. L’emoglobina è inoltre una proteina allosterica.

Il ferro è invece un elemento chimico diffuso sia negli organismi animali sia vegetali, entra nella costituzione dell’emoglobina ed è fondamentale per il processo di formazione della clorofilla. È indispensabile per la vita di tutti gli esseri viventi che inglobano il ferro nel complesso ’eme’, componente essenziale delle proteine. Quando si parla di ferro, si parla anche di ossidoriduzione. Per questo motivo, nel nostro organismo, il ferro è legato ad alcune proteine che regolano il suo stato di ossidazione evitando un aumento dei radicali liberi . È parte integrante dell’emoglobina, una proteina contenuta nei globuli rossi.

La funzione principale del ferro è di legare l’ossigeno e cederlo ai tessuti e agli organi per costruire la loro struttura, ed alle singole cellule per la loro moltiplicazione. Ma, come ogni elemento, presenta i suoi contro. Difatti, se il ferro è in eccesso propende alla tossicità, ragion per cui, il nostro organismo tende ad attirarlo e a depositarlo in forma non dannosa, nel fegato. Il ferro viene assorbito dal duodeno grazie alla proteina transferrina. In seguito viene trasportato fino al midollo, per produrre globuli rossi, oppure fino agli organi di deposito come il fegato. In caso di carenza di ferro nel sangue, il fegato restituisce il ferro alla transferrina, che si occupa del suo trasporto nel sangue. La sideremia esprime la quantità del ‘ferro circolante’ nell’organismo. Tale definizione ci aiuta a stabilire che differenza c’è tra ferro e ferritina. Il ferro è un preziosissimo metallo presente nel nostro organismo, la ferritina è la proteina che deposita il ferro nel fegato. È costituita da un guscio proteico all’interno del quale vengono immagazzinati atomi di ferro. Può essere in grado di stoccare fino a 4500 unità di ferro. Essa è presente in tutti i tessuti, ma in particolare nelle cellule del fegato, della milza e del midollo osseo. La sua concentrazione nel sangue determina le riserve di ferro presenti nell’organismo e stabilisce la presenza di eventuali patologie legate alla carenza o alla sovrabbondanza di ferro. Il dosaggio si calcola con un prelievo venoso e i valori devono essere 20-120 nanogrammi/mL per le donne e 20-200 nanogrammi/mL per gli uomini.

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Primo sole: è meglio abbronzarsi in fretta o fa male?

Lying pretty woman in swimsuit tanning on beach

Un’abbronzatura rapida è nemica della pelle e della sua salute. L’ideale è permettere alla pelle di abituarsi gradualmente al sole e rispondere con efficacia producendo la melanina che determina l’abbronzatura. Nelle prime esposizioni al sole è quindi necessario evitare tempi eccessivi: meglio esporsi per non più di 30 minuti al giorno, specie nelle ore più calde della giornata. L’errore che fanno in molti, potendo prendere il sole magari solo nel week end, è quello di stare diverse ore al sole, pensando di raggiungere velocemente l’abbronzatura, ma ciò è sbagliato: una abbronzatura più graduale è infatti molto più duratura rispetto ad una raggiunta a tempo di record, che rischia solo di ustionare ed esporre la pelle a pericolosi danni cellulare.

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Incontinenza feci e gas intestinali: cause, sintomi, rimedi e dieta

MEDICINA ONLINE INTESTINO COLON TENUE CRASSO APPENDICE TRASVERSO ASCENDENTE DISCENDENTE RETTO ANO COLECISTI STOMACO DUODENO ILEO PARALITICO ADINAMICO MECCANICO OSTRUZIONE OCCLUSIONE SUBOL’incontinenza delle feci o “incontinenza fecale” è un disturbo caratterizzato dalla perdita involontaria di feci e gas intestinali. Chi ne soffre non riesce a controllare, del tutto o in parte, la defecazione e lo sfintere anale, l’anello muscolare. Generalmente è legata alla perdita di elasticità dei muscoli del retto, talvolta a danni del sistema nervoso o a esiti di interventi chirurgici. È più frequente in chi soffre di stipsi o diarrea cronica/acuta. È un disturbo altamente invalidante, che ha un pesante impatto sulla qualità della vita di chi ne è affetto e ne limita i rapporti sociali.

L’incontinenza fecale, la fuoriuscita incontrollata di feci e gas, è un disturbo che colpisce l’1-2% della popolazione. Si manifesta a vari livelli di gravitàcon perdite modeste o con un’incapacità totale di controllare la defecazione. Il disturbo è più frequente nelle donne, per una maggiore lassità dei muscoli pelvici e addominali, complicati da eventuali problemi durante il parto. Un altro fattore di rischio è l’età: dopo i 40 anni il rischio di incontinenza fecale è più alto.

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Quali sono le cause dell’incontinenza fecale?

Le cause dell’incontinenza fecale sono numerose e diverse. Esse includono:

  • Prolasso rettale, caratterizzato dalla lassità dei tessuti del retto che sporgono al di fuori dell’ano o attraverso la vagina (rettocele).
  • Stipsi, diarrea cronica e acuta, condizioni che possono alterare la resistenza dei muscoli del retto oppure creare danni ai nervi coinvolti nel controllo della defecazione. Anche l’abuso di lassativi per la cura della stipsi può incidere sul controllo dello sfintere anale.
  • Incontinenza urinaria, spesso il disturbo precede l’incontinenza fecale.
  • Sindrome dell’intestino irritabile e malattia infiammatoria intestinale
  • Interventi chirurgici
  • Emorroidi gravi
  • Stress
  • Malattie croniche come sclerosi multipla e diabete
  • Traumi del pavimento pelvico durante il parto
  • Infezioni
  • Intolleranze alimentari.

Quali sono i sintomi dell’incontinenza fecale?

I sintomi sono la perdita involontaria di gas intestinali e feci. Gli episodi di perdita di feci devono ripetersi più volte a distanza di poco tempo. Episodi isolati non vanno tenuti in considerazione, perché potrebbero essere legati a disfunzioni isolate. Chi soffre di incontinenza fecale non riesce a controllare o rinviare l’impulso a defecare, talvolta non lo avverte. Generalmente si presentano flatulenza, gonfiore addominale, ulcere anali, prurito anale e genitale.
Ai sintomi diretti del disturbo, bisogna affiancare quelli secondari: irritazione e infezioni della pelle, del retto e delle vie urinarie; stress psicologico, causato dalla pesante ripercussione sulla vita sociale.

Come prevenire l’incontinenza fecale?

La prevenzione dell’incontinenza fecale si ottiene facendo attenzione ad alcune condizioni che possono favorirla: in caso di stipsi, aggiungendo all’alimentazione fibre e un adeguato consumo di acqua, più di due litri al giorno; in caso di diarrea cronica, evitando alimenti come alcolici, caffeina, spezie, cibi piccanti e affumicati che possono favorire l’infiammazione dei visceri. È necessario seguire un’alimentazione varia e fare attività fisica regolare e moderata, curare con attenzione l’igiene intima e ricorrere a cure tempestive in caso di infezioni dell’area pelvica e perineale.

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Cura dell’incontinenza fecale

Non esiste una cura universale per combattere l’incontinenza fecale perché il disturbo presenta un’origine multifattoriale. Infatti, mentre alcuni pazienti necessitano di un intervento chirurgico, per altri è sufficiente modificare le abitudini alimentari e seguire una cura esclusivamente farmacologica.

Cura farmacologica

Anche la cura farmacologica contro l’incontinenza fecale non è uguale per tutti i pazienti. Come abbiamo visto, infatti, questo disturbo della defecazione può dipendere da problematiche del tutto differenti o perfino opposte (es. stipsi cronica o diarrea cronica).

  • incontinenza fecale dipendente da stipsi cronica/fecaloma. Il disagio può essere debellato mediante la specifica assunzione di lassativi. Il farmaco più utilizzato a tale scopo è il lattulosio, un principio attivo lassativo osmotico estremamente delicato, in grado di richiamare acqua nel lume intestinale, ammorbidendo le feci e stimolando la peristalsi intestinale. Anche le supposte di glicerina o di bisacodyl (es. Dulcolax) possono apportare beneficio in presenza d’incontinenza fecale correlata a stipsi.
  • incontinenza fecale dipendente da diarrea cronica. Il disturbo va chiaramente trattato con farmaci antidiarroici: il principio Loperamide (es. Imodium), si rivela particolarmente indicato per alleviare la diarrea, migliorando di riflesso il disturbo dell’incontinenza fecale. La Loperamide aumenta il tono dello sfintere anale, riducendo nel contempo i movimenti dell’intestino (contrazioni peristaltiche) e la frequenza d’evacuazione. Anticolinergici (es. Atropina, Belladonna): indicati per ridurre le secrezioni intestinali e regolare i movimenti dei visceri. Oppioidi (es. codeina): oltre che per il trattamento della tosse, alcuni oppioidi come la codeina vengono utilizzati come inibitori della motilità intestinale. È comunque bene sottolineare che questi farmaci, rispetto ai precedenti, sono molto meno utilizzati per il trattamento dell’incontinenza fecale a causa degli importanti effetti collaterali ad essi correlati. Carbone attivo: principio attivo indicato per ridurre il contenuto di acqua nelle feci.

Interventi alternativi

Per tutti quei casi d’incontinenza fecale parziale (di lieve entità), è stata messa a punto una nuova metodica terapeutico-riabilitativa – nota come biofeedback – utilissima per rilevare l’attività sfinterica del soggetto. Si tratta di una strategia d’intervento indicata per i pazienti che accusano una riduzione della sensibilità rettale, ma che presentano un’attività sfinteriale ancora marcata. Il biofeedback è una speciale tecnica riabilitativa volta a rafforzare i muscoli del pavimento pelvico: in questa sede, il paziente viene “educato” a contrarre e rilasciare i muscoli nella sede anale al fine di resistere allo stimolo della defecazione in momenti inopportuni (per approfondimenti: leggi esercizi di Kegel).
Il trattamento di biofeedback, sempre eseguito in sede ambulatoriale, prevede l’introduzione di una piccola sonda nel canale anale e in una parte dell’ampolla rettale del paziente. Tale sonda, che registra le pressioni esercitate sulle pareti del canale anale, è collegata ad un computer che elabora i dati e li trasforma in impulsi e barre colorate. I differenti colori delle barre indicano il grado di contrazione e di rilasciamento dei muscoli interessati. Dopo aver ottenuto le giuste indicazioni dal medico sulla corretta modalità di esecuzione degli esercizi del pavimento pelvico, sarà lo stesso paziente a valutare come li esegue attraverso l’osservazione e lo studio delle bande colorate registrate dal monitor.
Non è raro che, come supporto al biofeedback, il paziente venga sottoposto anche ad una ginnastica passiva, nota come elettroterapia: questo trattamento consiste nella stimolazione delle fibre dei muscoli anali attraverso l’inserimento di un elettrodo nel canale anale. I benefici derivati dall’elettroterapia sono comunque incerti; pertanto non sempre ne viene giustificata la messa in atto.
Alcuni pazienti affetti da incontinenza fecale possono beneficiare dell’applicazione dei cosiddetti tamponi anali: si tratta di veri e propri tappi che vengono inseriti nell’ano per ostacolare l’involontaria perdita di materiale fecale.

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Interventi chirurgici

Quando né l’azione dei farmaci né le strategie riabilitative sono sufficienti per combattere l’incontinenza fecale, il paziente è costretto a sottoporsi ad un intervento di chirurgia. Molto spesso, gli interventi chirurgici sono necessari quando l’incontinenza fecale è correlata a prolasso rettale o a lesioni da parto. In base alla causa scatenante, tra i trattamenti chirurgici più eseguiti si annoverano:

  • Correzione chirurgica di prolasso rettale, emorroidi, rettocele.
  • Sfinteroplastica: indicata per riparare uno sfintere anale laddove sia presente una lesione traumatica dei muscoli coinvolti nella defecazione.
  • Ripristino del tono muscolare dello sfintere anale (gracileplastica): in alcuni casi, è possibile riparare lo sfintere anale avvolgendo su di esso un muscolo prelevato dalla coscia dello stesso paziente. La metodica, assai delicata, consiste precisamente nella trasposizione con elettrostimolazione del muscolo gracile (muscolo adduttore che occupa la porzione mediale della coscia) all’ano.
  • Sfintere anale artificiale: intervento chirurgico indicato per i gravi casi d’incontinenza fecale correlata a danneggiamenti dello sfintere anale. A livello del canale anale viene impiantata una sorta di anello gonfiabile in grado di controllare la perdita di materiale fecale. Quando è gonfio, il dispositivo impedisce allo sfintere anale di rilasciarsi (dunque non si assiste a perdita di feci); viceversa, quando si desidera defecare, è possibile sgonfiare questo anello speciale mediante una pompetta esterna, attivando così la normale attività intestinale.
  • Colostomia: è indubbiamente una scelta chirurgica drastica, eseguita come ultima spiaggia al paziente affetto da una grave forma d’incontinenza fecale. Durante questo intervento viene creata una nuova comunicazione artificiale che mette in collegamento il colon con la parete addominale attraverso un’apertura nell’addome. Uno speciale sacchettino viene collegato a quest’apertura per raccogliere il materiale fecale.

Dieta per l’incontinenza fecale

I cambiamenti delle abitudini alimentari possono senza dubbio migliorare considerevolmente il disturbo dell’incontinenza fecale (e perfino prevenirne la ricomparsa). Il primo accorgimento è l’eliminazione totale di alcolici e la limitazione di caffeina nella dieta: quando assunte in eccesso, queste due sostanze (alcol e caffeina) possono infatti indurre diarrea ed incontinenza fecale.
Quando il disturbo della defecazione dipende strettamente dalla diarrea, il paziente dovrebbe preferire alimenti in grado di compattare il materiale intestinale. A tale scopo, la raccomandazione è quella di aumentare la quantità di fibra alimentare – proveniente ad esempio da crusca ed alimenti integrali – e di limitare l’assunzione di tutti quegli alimenti in grado di indurre un effetto lassativo. Anche le spezie, gli alimenti piccanti, i cibi affumicati, i dolcificanti artificiali dovrebbero essere evitati o per lo meno limitati nei pazienti soggetti a diarrea (vedi: dieta e diarrea).
Alcune persone intolleranti al lattosio tendono a sviluppare non solo diarrea ma anche incontinenza fecale: per questa ragione, l’eliminazione dalla dieta degli alimenti contenenti questo zucchero si rivela un accorgimento alimentare importante per prevenire diarrea ed incontinenza fecale.
I pazienti affetti da stipsi cronica dovrebbero invece porre particolare attenzione alla corretta assunzione sia di fibre che di liquidi (bere almeno 2 litri di acqua al giorno), due componenti essenziali per ammorbidire il contenuto intestinale, facilitare l’evacuazione, dunque prevenire l’incontinenza fecale.

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Angioma epatico, una massa all’interno del fegato: è un cancro?

MEDICINA ONLINE VENA PORTA SISTEMA PORTALE CIRCOLAZIONE EPATICA FEGATO INTESTINOL’angioma epatico è una massa non cancerosa che si può formare all’interno del fegato e che in molti casi non scatena sintomi e non ha bisogno di alcun trattamento. A volte all’interno del fegato può formarsi un groviglio di vasi sanguigni che prende il nome di angioma (o emangioma) epatico. Non si tratta di un cancro, ma di una massa benigna che nella maggior parte dei casi non causa disturbi e che viene individuata durante controlli prescritti per indagare altre problematiche. La probabilità di avere a che fare con questo disturbo è maggiore fra i 30 e i 50 anni e la maggior parte delle diagnosi riguarda donne. In particolare, a essere più soggette all’angioma epatico sono le donne che hanno affrontato una gravidanza e quelle che hanno alleviato i sintomi della menopausa affidandosi alla terapia ormonale sostitutiva. In questi ultimi due casi a giocare un ruolo fondamentale sarebbero gli ormoni. Per questo stesso motivo donne affette da emangioma potrebbero andare incontro a delle complicazioni sia nel caso in cui rimanessero incinte, sia nel caso assumessero farmaci che influenzano i livelli di ormoni, come la pillola anticoncezionale.

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Quali sono le cause dell’angioma epatico?

Le cause della formazione dell’angioma epatico non sono state del tutto chiarite. Alcuni esperti ritengono che si tratti di un problema congenito e che gli estrogeni, ormoni femminili i cui livelli aumentano durante la gravidanza, potrebbero favorirne la crescita.

Quali sono i sintomi dell’angioma epatico?

Nella maggior parte dei casi la presenza di un angioma epatico non scatena nessun sintomo. Nel caso in cui dovessero insorgere dei disturbi potrebbe includere dolore nella parte alta a destra dell’addome, un senso di pienezza dopo aver mangiato piccole quantità di cibo, mancanza di appetito, nausea e vomito.

Come prevenire l’angioma epatico?

Non sono note strategie per prevenire l’angioma epatico.

Diagnosi

La diagnosi di angioma epatico può richiedere i seguenti esami:

  • Ecografia
  • TC
  • RN
  • SPECT

A seconda della situazione clinica specifica del paziente potrebbero poi essere prescritti altri test e analisi.

Trattamenti

Nella maggior parte dei casi la presenza di un angioma epatico non richiede alcun trattamento. Anche se l’idea di convivere con una massa, seppur benigna, all’interno del fegato potrebbe generare qualche paura, l’esperienza dei medici tranquillizza i pazienti: non c’è nessuna prova che un emangioma al fegato non trattato possa portare allo sviluppo di un cancro. Tuttavia anche quando la massa è piccola e non scatena sintomi il medico potrebbe ritenere opportuno monitorarlo con controlli regolari. In alcuni rari casi l’angioma epatico può iniziare a crescere e potrebbero comparire delle complicazioni. In questi casi e quando la presenza della massa scatena dei disturbi potrebbe essere consigliato un intervento chirurgico per rimuoverla o per asportare parte del fegato. In altri casi potrebbe invece essere consigliato di sottoporsi a procedure per bloccare il flusso di sangue all’emangioma, in modo da promuoverne il blocco della crescita o addirittura la riduzione. Il trapianto di fegato è necessario solo in casi molto rari in cui l’angioma è molto grande o ne sono presenti più di uno che non possono essere trattati in altro modo. In rari casi i medici decidono di distruggere le cellule dell’angioma con una radioterapia.

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Differenza tra anemia megaloblastica e perniciosa

MEDICINA ONLINE CELL CELLULA LABORATORIO MEMBRANA ORGANULI MORTE APOPTOSI BLOOD TEST INFIAMMAZIONE GRANULOMA SANGUE ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORELe anemie megaloblastiche sono un gruppo di anemie (patologie caratterizzata dalla diminuzione di livelli di emoglobina) caratterizzate da eritropoiesi (creazione di nuovi globuli rossi) inefficace. In questo tipo di anemia, il midollo risulta ricchissimo di reticolociti, ma questi non riescono a raggiungere la maturazione. L’organismo, per effetto compensativo, stimola l’eritropoiesi ma il soggetto risulterà comunque anemico per aumentata emolisi: fisiologicamente evidente risulterà essere l’ipertrofia midollare, dove il midollo osseo si espande verso le diafisi delle ossa lunghe. L’anemia generata risulta ipercromica – macrocitica, cioè con produzione di eritrociti di forma anomala e di dimensioni maggiori, motivo per cui queste anemie sono dette “megaloblastiche”.

Le cause di anemia megaloblastica includono:

  • Carenza di vitamina B12: la cobalamina (altro nome con cui viene chiamata la vitamina B12) viene introdotta nell’organismo con proteine animali (carne, pesce, uova, latte).
  • Carenza di acido folico: l’acido folico è presente in grande quantità nella frutta, nei vegetali e nella carne. L’assorbimento avviene a livello digiunale.
  • Farmaci: i farmaci che possono causare anemia megaloblastica sono gli analoghi delle purine e gli analoghi delle pirimidine; oltre a farmaci citotossici e antivirali.

La carenza di vitamina B12 porta ad un tipo specifico di anemia chiamata “perniciosa“. L’anemia perniciosa è quindi un tipo di anemia megaloblastica.

La causa della carenza di vitamina B12 viene determinata dall’assenza del cosiddetto Fattore Intrinseco Intestinale (o Gastrico, o di Castle), che è una sostanza indispensabile per l’assorbimento della Vitamina B12. La causa della mancanza del Fattore Intrinseco è rappresentata dall’atrofia della mucosa ghiandolare gastrica, causata da un processo autoimmune. Il trattamento di questa patologia si basa sull’integrazione di Vitamina b12 mediante terapia orale nei casi meno gravi e in casi più gravi si rende necessaria la somministrazione mediante fleboclisi . Nei casi di anemia perniciosa in cui è presente uno stato infiammatorio della membrana gastrica per insulto autoimmune che provoca una carenza di fattore intrisenco indispensabile per l’assorbimento della suddetta vitamina si rende necessario l’utilizzo di immunosoppressori e corticosteroidi ad alte dosi.

Per approfondire le singole anemie, leggi anche:

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Uomo troppo geloso: cosa fare e come comportarsi con lui?

MEDICINA ONLINE GELOSIA UOMO AMORE DONNA OTELLO PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA AMORI TRISTE GAY ANSIA PRESTAZIONE JEALOUS LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRL MAN WOMAN.jpgTi accusa di essere ambigua, seduttrice, trascorrere le serate con gli amici senza di lui… e può persino spingersi a controllare le tue e-mail. Dietro le crisi di gelosia si nasconde una profonda mancanza di fiducia in se stesso, che “lo spinge a pensieri negativi e a un comportamento sospettoso più o meno accentuato nei confronti della partner”, spiega la dottoressa. A causa della sua insicurezza permanente, ha bisogno di prove d’amore continue per calmare la propria angoscia.

L’uomo geloso va rassicurato

Il geloso manca radicalmente di autostima. La chiave sta nell’aiutarlo a costruire un’immagine positiva di sé: valorizzalo, accentua le cose di cui può andare fiero: il suo lavoro, il suo stile, il suo charme…

Mentre non perde occasione per sottolineare ogni aspetto negativo del tuo comportamento, il geloso dimentica invece tutto ciò di positivo che il tuo amore gli dona. Tenere un “Diario d’amore” può aiutarvi: annoterete tutte le piccole attenzioni che ricevete e ciò che amate uno dell’altra, i bei ricordi, le foto… Un diario intimo amoroso insomma, che in caso di bisogno potrà essere consultato per rassicurarsi.

Con un geloso ci vuole comprensione: il geloso soffre! “Questi attacchi incessanti sono la prova di una profonda sofferenza interiore”, sottolinea l’esperta. Intimamente persuaso di non meritare il tuo amore, può fare di tutto per sabotare la relazione, ovviamente in modo inconscio, così da rafforzare le proprie convinzioni! Potresti essere tentata di rivoltarti contro queste accuse infondate e rispondergli con critiche violente, che non faranno altro che peggiorare la situazione.

La soluzione: prendi coscienza della sua sofferenza e dimostragli comprensione! Digli che tutti noi abbiamo il diritto ad essere felici, lui compreso, e che non ha nulla di cui preoccuparsi, va tutto bene.

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Gelosia: non rimetterti in discussione

Il geloso fa la vittima. La sua specialità: travestirsi da Calimero e farti sentire in colpa. E’ talmente convinto che a volte ti capita di dubitare di te stessa, di pensare di aver avuto davvero un comportamento ambiguo… Ed eccoti in preda al senso di colpa, a ripensare a ogni dettaglio e a rimetterti in discussione.

La soluzione: devi fare attenzione. Cercare di giustificarti è un errore: rischi di arenarti e ciò non farà che aumentare i suoi sospetti. Non dimenticarti che percepisce le situazioni a modo suo e non mancherà di aggiungere mille dettagli per confonderti e per sottolineare il vostro misfatto: “Anche France ha rimarcato che tenevi spesso la mano di Franck”. Evita quindi di giustificarti: questo lo rassicurerà nella sua posizione.

Affronta l’uomo geloso

Quando la situazione diventa insostenibile, è necessario fargli prendere coscienza del suo comportamento, perché accetti di lavorare su se stesso.. per lui e per il bene della relazione!

La soluzione: quando è troppo è troppo, poni un limite! Non hai nulla da rimproverarti, esprimi chiaramente che non ti senti parte in causa per queste accuse. Puoi fargli notare che sta avendo una crisi di gelosia, che non è la prima volta, che non è giustificata e che bisogna che ne prenda atto.

Convivere con un vero geloso è molto difficile e soprattutto snervante. “Quando la gelosia si trasforma in patologia, il soggetto può diventare un reale vampiro affettivo”, avverte Florence Escaravage. Puoi rassicurarlo quanto ti pare, rischi di non scalfirlo nemmeno. Il continuo fornirgli dimostrazioni d’amore che non sono mai abbastanza rischia di esaurirti.

In conclusione, se rifiuta di lavorare su se stesso, digli che la situazione rischia di trasformarvi in un coppia troppo appiccicosa! Quando è il caso, domandati comunque se non rischi di stravolgere la tua personalità profonda per corrispondere al suo punto di vista e rassicurarlo. E ripeti a te stessa che hai fatto tutto quello che potevi!

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Differenza tra neve, grandine, ghiaccio, nevischio e pioggia

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  • pioviggine (< 1 mm ogni ora);
  • pioggia debole (1 – 2 mm/h);
  • pioggia leggera (2 – 4 mm/h);
  • pioggia moderata (4 – 6 mm/h);
  • pioggia forte (> 6 mm/h);
  • rovescio (> 10 mm/h);
  • nubifragio (> 30 mm/h).

Neve

La neve è un tipo di precipitazione atmosferica che avviene nella forma di acqua ghiacciata cristallina a diametro variabile, formata da milioni di minuscoli cristalli di ghiaccio, tutti aventi di base una simmetria esagonale e spesso anche una geometria frattale, ma ognuno di tipo diverso e spesso aggregati tra loro in maniera casuale a formare fiocchi di neve. Anche se è possibile una loro classificazione morfologica in otto categorie generali, ogni fiocco di neve, osservato al microscopio, è morfologicamente diverso uno dall’altro.
La neve si forma nell’alta atmosfera quando il vapore acqueo, a temperatura inferiore a 5°C, brina attorno ai cosiddetti germi cristallini passando dallo stato gassoso a quello solido formando cristalli di ghiaccio i quali cominciano a cadere verso il suolo quando il loro peso supera la spinta contraria di galleggiamento nell’aria e raggiungono il terreno senza fondersi. Questo accade quando la temperatura al suolo è in genere minore di 2°C (in condizioni di umidità bassa è possibile avere fiocchi al suolo anche a temperature lievemente superiori) e negli strati intermedi non esistono temperature superiori a 0°C dove la neve possa fondere e diventare acquaneve o pioggia.

Leggi anche: Quale tipo di sale si usa per sciogliere ghiaccio e neve? Va bene il sale da cucina? Potete trovare prodotti con cloruro di calcio (ottimo per sciogliere la neve ed il ghiaccio) qui: http://amzn.to/2FwrZlc e qui: http://amzn.to/2ClAAbE

Nevischio

Il nevischio è una precipitazione solida costituita da granellini di ghiaccio opaco bianco, appiattiti o allungati, di diametro uguale o minore di 1 mm che cadono da una nube e sono alternati alla pioggia. Il nevischio è un tipo di neve ed infatti prende anche il nome di “neve granulosa fine” poiché i cristalli di ghiaccio sono più sottili e cadono in minor quantità rispetto alla neve, quindi si sciolgono più facilmente a contatto con l’acqua. Si tratta della precipitazione solida equivalente alla pioviggine: la neve sta alla pioggia come il nevischio sta alla pioviggine. I frammenti o granellini bianchi di nevischio non rimbalzano né si frantumano quando giungono al suolo. I granellini cadono in piccole quantità, da nubi stratiformi o da nebbia e mai in forma di rovescio. È più frequente nelle zone montuose e con temperature tra 0 °C e −10 °C. Può formare una leggera copertura uniforme, al contrario della neve che può costituire una copertura maggiore. Può costituire una fase della precipitazione nevosa, precedente o successiva alla neve vera e propria, esattamente come la pioviggine nei confronti della pioggia.

Ghiaccio

Il ghiaccio è lo stato solido dell’acqua ed è tipico un solido cristallino trasparente. A pressione atmosferica standard (101 325 Pa) la transizione di fase tra stato liquido e solido, avviene quando l’acqua liquida viene raffreddata sotto gli 0 °C (273,15 K, 32 °F).

Grandine

La grandine è un tipo di precipitazione atmosferica formata da tanti pezzi di ghiaccio (chiamati comunemente “chicchi di grandine”), generalmente sferici o sferoidali, che cadono dalle nubi cumuliformi più imponenti, i cumulonembi. La grandine si forma se le correnti ascensionali in un cumulonembo sono abbastanza forti; in questo caso accade che un primo nucleo di ghiaccio viene trasportato in su e in giù nella nube, dove si fonde con altri piccoli aggregati di ghiaccio e gocce d’acqua per poi ricongelarsi nuovamente e diventare sempre più grande. Quando le correnti non riescono più a sollevare e trattenere i pezzi di ghiaccio perché divenuti troppo pesanti questi cadono a terra; gli aggregati di particelle ghiacciate che non riescono a fondere prima di giungere al suolo causano spesso notevoli danni sia nelle campagne (coltivazioni, frutteti, ecc.) che nei centri urbani (alle abitazioni così come ai mezzi di trasporto), basti pensare che il chicco di grandine più pesante è stato registrato nel distretto di Gopalganj (Bangladesh) il 14 aprile 1986, con un peso di ben 1,02 chilogrammi!

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