Differenza ossa umane e animali

MEDICINA ONLINE OSSA OSSO SCHELETRO CANE UOMO DIFFERENZE TESSUTO SPUGNOSO TRABECOLARE COMPATTO CORTICALE FIBROSO LAMELLARE CARTILAGINE OSSO SACRO COCCIGE BACINO SISTEMA NERVOSO CENTRALE PERIFERICO MIDOLLO OSSEO SPINALE.jpgDal momento che fare un raffronto di anatomia comparata tra l’apparato scheletrico umano e quello di degli animali “in generale” è quasi impossibile da trattare in questa sede, nell’articolo che state leggendo, parleremo in particolare delle analogie e delle differenze con l’apparato scheletrico di un animale a noi molto vicino: il cane. Alcune fra queste saltano subito all’occhio, altre invece sono più nascoste e minime, ma comunque degne di attenzione.

Lo scheletro

È risaputo che lo scheletro è la struttura portante del corpo di molti esseri viventi, i vertebrati, che sono così chiamati proprio perché possiedono una struttura scheletrica ossea e/o di cartilagine. Sia il cane che l’uomo hanno uno scheletro composto da molte ossa e tessuto cartilagineo. Le ossa sono numerose in entrambi gli apparati scheletrici e si differenziano per forma e funzione. Mentre nello scheletro umano adulto si trovano 206 ossa (il neonato ne ha 270 alla nascita), in quello del cane ce ne sono 319. Una particolarità dello scheletro del cane è che gli esemplari maschi possiedono un osso in più, quello del pene.

Suddivisione dello scheletro

La prima differenza fra i due animali che balza subito agli occhi è che l’uomo è bipede mentre il cane è un quadrupede. Questa differenza si riflette naturalmente nella struttura dello scheletro. Lo scheletro del cane si può suddividere in due parti: gli arti e il tronco. Quello umano, invece, in 3: ossa del capo, ossa del tronco ed ossa degli arti.

Il cranio

La scatola cranica del cane contiene un cervelloche, proporzionalmente al cranio dell’uomo, è di gran lunga più piccolo: il cervello infatti occupa nel cranio umano uno spazio di gran lunga maggiore. L’uomo però non possiede gli stessi tratti facciali del cane, che è un carnivoro e in quanto tale il suo cranio deve ospitare una dentatura diversa: il canepossiede ben 42 denti, a fronte dei 32 dell’uomo; inoltre sono più appuntiti, essendo strutturati per lacerare la carne delle prede. Il cranio allungato tipico dei cani, poi, è fatto per ospitare il suo muso, sede del suo straordinario naso, organo sensoriale privilegiato del cane. Al di sotto del cranio, in entrambi gli apparati scheletrici, ci sono la mandibola e l’ossoioide; i tipi di ossa in cui è suddiviso il cranio (parietali, zigomatiche, etc.) sono le stesse in entrambe le specie, ma si differenziano molto nella forma. Infine la differenza più grande risiede nella posizione: il cranio dell’uomo si pone verticalmente sulla colonna vertebrale, mentre quello del cane vi si pone orizzontalmente.

Leggi anche:

La colonna vertebrale

La colonna vertebrale dell’uomo è composta da 32 vertebre, delle quali 7 sono vertebre cervicali12 toraciche5 lombari e 5 dell’osso sacro, a cui si aggiungono 4 vertebre del coccigeLa particolarità della colonna vertebrale umana è che nel coccige il numero delle vertebre varia da 4 a 6 e sono molto diverse dal resto delle vertebre della colonna: sono infatti soltanto degli “abbozzi” di vertebra e sono ciò che rimane della coda che avevano i nostri antenati primati. La colonna vertebrale del cane, invece, è composta da un numero molto più variabile di vertebre; di queste, sono cervicali13 sono toraciche7lombari e 3 sacrali, ma le vertebre coccigeepossono variare in numero da 6 a 20, a seconda della lunghezza della coda del cane. La colonna vertebrale umana, dato che siamo bipedi e il nostro corpo si estende verticalmente dal suolo, agisce come una colonna che regge tutto l’apparato; quella del cane, invece, dato che il suo corpo si estende orizzontalmente, agisce come un ponte flessibile e presenta meno curve di quella umana.

Il torace

La gabbia toracica in entrambi gli apparati scheletrici ha la funzione di proteggere gli organi vitali che sono contenuti al di sotto di essa. Lo sterno è un osso piatto che si trova esattamente al centro del torace e tramite la cartilagine è connesso alle costole. Nell’uomo lo sterno è un singolo osso a cui sono collegate 10 delle 12 paia di costole di cui è dotato; l’undicesima e la dodicesima, più corte, si estendono da una vertebra ma non giungono fino allo sterno e sono chiamate costole fluttuanti. Anche il cane possiede 12 paia di costole, di cui le ultime due paia sono fluttuanti. L’osso dello sterno, a differenza di quello umano, è suddiviso in 8 segmenti ossei collegati con parte della cartilagine delle prime 9 paia di costole.

Le spalle

Dovendo sopportare il peso in modo diverso e svolgendo le nostre braccia e le loro zampe anteriori funzioni diverse, le spalle nei due apparati scheletrici sono molto differenti. Le scapole umane permettono all’uomo di estendere le braccia al di sopra della testa, un movimento che il cane non potrà mai compiere. Le scapole sono connesse alle ossa e alle articolazioni delle braccia nell’uomo; nel cane sono connesse alle ossa delle zampe anteriori, ma permettono a queste movimenti piùampi, concedendo al cane una maggiore flessibilità ed una grande libertà di movimento.

Braccia e zampe anteriori

Le ossa nel braccio umano sono 3l’omerol’ulna e il radio. Le ultime 2 compongono l’avambraccio. Il cane ha una struttura ossea delle zampe anteriori del tutto simile e la differenzasostanziale è nella forma e nel modo in cui le articolazioni permettono i movimenti degli arti. Mentre nell’uomo, poi, le braccia sono molto più corte delle gambe, nel cane le zampe (comprese le cosce) anteriori e quelle posteriori hanno quasi la stessa lunghezza.

Gambe e zampe posteriori

Le ossa della gamba umana sono 4femoretibiaperone e la rotula, che ospita i legamenti del ginocchioIl femore umano è l’osso più lungo del nostro corpo. Anche nel cane sono presenti queste ossa, ma il femore canino non è più grande dell’omero e delle altre ossa degli arti. L’angolazione degli arti del cane permette all’animale di compiere scatti e corse con sorprendente facilità.

Mani, piedi e zampe

Pur essendo di dimensioni più piccole rispetto alle altre parti dello scheletro, le mani ed i piedi umani contengono il numero maggiore di ossa, rispettivamente 54 e 52. Queste ossa minuscole si dividono nelle mani in ossa del carpo e del metacarpo e nel piede in ossa del tarso e del metatarsoA queste devono aggiungersi le ossa delle dita, le falangi, suddivise in falangi prossimaliintermedie distaliSorprendentemente, nonostante la diversa funzione, tutte e 4 le zampe del cane  si suddividono allo stesso modo, ma la gamba posteriore del cane termina all’altezza del garretto e dunque la sua zampa posteriore è molto più lunga di quella anteriore rispetto a quanto può esserlo il nostro piede in confronto con la mano. Inoltre il pollice della nostra mano è opponibile: è la caratteristica che ci ha differenziato dal resto del mondo animale, permettendoci di utilizzare utensili. Altra caratteristica interessante è il fatto che nell’uomo il piede poggia tutta la pianta al suolo, mentre il cane poggia soltanto le falangi. La densità delle ossa negli arti posteriori dei cani è sorprendente: comparate con i femori e gli omeri umani, sono un quarto di diametro più spesse. Le ossa del cane, inoltre, sono meno porose di quelle umane.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Fame d’aria, svenimento e palpitazioni: riconoscere i sintomi cardiaci

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA CORONARIE ARTERIE DESTRA SINISTRA CIRCOLAZIONE CORONARICA INFARTO MIOCARDIOPer la maggior parte dei sintomi che potrebbero essere il campanello d’allarme di problemi al cuore, sia quelli apparentemente banali sia quelli potenzialmente più pericolosi, è molto importante la storia raccontata dal paziente. Se il paziente riesce a mantenersi razionale e a identificare quelle che potrebbero essere le spie caratteristiche del suo disturbo, fornisce al cardiologo una descrizione precisa dei sintomi che, per lo specialista attento, assumono un’importanza spesso maggiore rispetto a esami complessi, prolungati e talora fastidiosi per il paziente.

La dispnea

Un sintomo tipico delle cardiopatie è la mancanza di fiato o, in linguaggio medico, la dispnea. Quando un paziente lamenta la mancanza di fiato, è necessario riuscire a capire se tale sintomo dipende da un problema cardiaco, respiratorio o neurologico, psicologico o metabolico (per esempio l’anemia o una malattia della tiroide). Il racconto del paziente, se accurato e dettagliato, può offrire buone indicazioni. La dispnea di origine cardiaca si presenta, generalmente, se si fanno sforzi fisici o in posizione distesa (in questo caso si definisce ortopnea). Il caso tipico è quello del paziente che accusa mancanza di fiato dopo aver fatto un piano di scale, un percorso in salita o che deve dormire con due cuscini per stare un po’ sollevato e respirare meglio.
Normalmente la dispnea cardiaca è legata a un deficit di funzionamento del muscolo cardiaco, che può sopperire ai bisogni dell’organismo a riposo ma non riesce a fornirgli sangue a sufficienza in caso di aumentate richieste come, per esempio, uno sforzo fisico. È possibile che si verifichi la condizione in cui il sangue in eccesso, non potendo essere spinto verso la parte bassa del corpo, ristagni a monte del cuore, a livello dei polmoni, e trasudando all’interno degli alveoli può causare una malattia molto pericolosa come l’edema polmonare acuto. La dispnea cardiaca può essere più comunemente causata da malattie valvolari (per es. la stenosi o l’insufficienza della valvola mitrale), oppure a una malattia del muscolo cardiaco (cardiomiopatia dilatativa, ossia il cuore aumenta le proprie dimensioni, talora in conseguenza di un grosso infarto), o ancora a un deficit di irrorazione coronarica. In quest’ultimo caso, la dispnea rappresenta un equivalente anginoso, ciò significa che alcuni pazienti, a causa di un restringimento delle coronarie, invece che accusare il classico dolore toracico di cui abbiamo parlato in precedenza, accusano mancanza di fiato.

Leggi anche:

La sincope

Un altro disturbo molto importante, anch’esso comune sia ad alcune cardiopatie che a problemi neurologici, è la sincope, ossia un’improvvisa perdita di coscienza non preceduta da alcuna avvisaglia (totalmente diversa dalla “sensazione di mancamento” molto comune soprattutto nelle persone ansiose o che soffrono di pressione arteriosa bassa).
La sincope può essere dovuta a malattie valvolari o del muscolo cardiaco (per es. la stenosi aortica e la cardiomiopatia ipertrofica), ma più frequentemente è legata ad un’aritmia cardiaca.
I tipi di aritmia cardiaca che possono provocare un’improvvisa perdita di coscienza sono due:

  • la bradicardia (ossia un “blocco” che si verifica in un punto del circuito elettrico che attraversa il cuore per farlo contrarre), che determina una pausa del battito cardiaco di alcuni secondi e la conseguente mancanza di afflusso di sangue al cervello oppure, al contrario,
  • la tachicardia ventricolare, ossia un’aritmia potenzialmente molto pericolosa (può infatti evolvere spontaneamente verso la fibrillazione ventricolare e l’arresto cardiaco) che consiste in un battito accelerato che parte dai ventricoli, così rapido e disordinato che non consente al cuore di riempirsi adeguatamente di sangue e di pomparlo verso il cervello, apportandogli di conseguenza un ridotto afflusso di sangue e quindi di nutrimento.

Anche nel caso della sincope, il racconto del paziente è determinante per riuscire a capire se la perdita di coscienza può essere dovuta a una delle patologie sopra citate, potenzialmente letali, o più banalmente a un calo di pressione o a un attacco d’ansia o di panico.

Le palpitazioni

Infine, tra gli innumerevoli disturbi cardiaci, vi è il vasto capitolo delle “palpitazioni”, che vanno dalla sensazione di “tuffo al cuore” o di “battito mancante” propria dell’extrasistole, alla sensazione di cardiopalmo che identifica una condizione di accelerato battito cardiaco (o “tachicardia”). In questo caso, è necessario poter valutare se si tratta di una tachicardia “sinusale” o di una forma diversa (“sopraventricolare” o “ventricolare”). Nel primo caso, la tachicardia è legata ad una maggiore velocità del nodo del seno, cioè di quella struttura che già normalmente funge da “segnapassi” cardiaco (come avviene in caso di uno sforzo fisico, di uno stress emotivo o in condizioni di febbre, anemia, ipertiroidismo e altre situazioni). Nel secondo caso, si tratta di una condizione nella quale un punto del cuore differente dal nodo del seno prende il sopravvento e invia al resto del cuore una serie più o meno lunga di impulsi elettrici, finché il nodo del seno non riprende la sua normale sequenza. Nella tachicardia sinusale, l’insorgenza

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Epitopi sequenziali e conformazionali: cosa sono e come funzionano

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA  SANGUE ANALISI LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI B T HELPER KILLER MACROFAGI MEMORIAL’epitopo (o determinante antigenico) è quella piccola parte di antigene che lega l’anticorpo specifico. La singola molecola di antigene può contenere diversi epitopi riconosciuti da anticorpi differenti.

Si distinguono, in linea di massima, due tipi di epitopi:

  • epitopi sequenziali, caratterizzati da una specifica sequenza lineare aminoacidica (ad esempio Arg-Glu-Ser);
  • epitopi conformazionali, riconosciuti dal sistema immunitario come complessi tridimensionali. Gli epitopi conformazionali possono essere costituiti da elementi anche molto distanti tra loro in termini di struttura primaria (lineare), ma estremamente vicini a livello della struttura terziaria (tridimensionale) a causa del ripiegamento che caratterizza molte macromolecole biologiche.

Lo sviluppo di una risposta umorale contro gli epitopi di un determinato antigene porta allo sviluppo di una memoria immunologica anticorpale più o meno duratura (a seconda del tipo e dell’intensità del processo infettivo). Le cellule-memoria sensibilizzate contro gli epitopi di un determinato antigene tendono però a inibire la maturazione di nuovi linfociti naive eventualmente sensibili a quel determinato antigene in seguito ad una nuova esposizione all’antigene stesso. In altri termini viene favorita la ri-espansione e la ri-maturazione solo di cloni già rivelatisi efficaci contro l’antigene in questione, mentre gli altri linfociti (naive) vengono risparmiati per poter eventualmente rispondere contro altri antigeni. Tuttavia questo processo, definito “peccato originale antigenico”, non consente la sensibilizzazione del sistema immunitario contro nuove varianti epitopiche di uno stesso antigene (in realtà questa carenza è parzialmente compensata dal processo di ipermutazione somatica a cui vanno incontro i linfociti B-memoria nuovamente stimolati dalla presenza dell’antigene). Il peccato originale antigenico è sfruttato da numerosi agenti patogeni (soprattutto virus) per limitare l’efficacia della risposta immunitaria.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

La psoriasi è contagiosa? Tipi, sintomi, cause, cure ed alimentazione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ARTRITE PSORIASICA SPONDILO NEGATIVE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneLa psoriasi è una patologia infiammatoria della pelle, che in genere si caratterizza per essere cronica e soggetta a delle recidive. Non è contagiosa, colpisce sia gli uomini che le donne, anche se queste ultime sembrano essere più colpite in modo più precoce. Inoltre i soggetti dalla pelle chiara sono sempre più colpiti da questo disturbo rispetto a quelli dalla pelle scura. Tra le zone maggiormente colpite: le mani, le unghie, il gomito, i piedi e la testa, in particolare il cuoio capelluto.

La psoriasi è caratterizzata dalla presenza su alcune parti del corpo di zone tondeggianti di pelle arrossata, ispessita e ricoperta da squame bianco-argentee. Oltre ai sintomi più evidenti, le manifestazioni cutanee, è possibile che la persona interessata avverta un anomalo senso di prurito e fastidio, che può essere di varia entità e intensità. Una caratteristica tipica della psoriasi, anche se non esclusiva della malattia, è il fenomeno di Koebner, la comparsa di lesioni nei punti interessati da un trauma di tipo fisico, come cicatrici o bruciature. Tra le complicazioni e le conseguenze della psoriasi dobbiamo citare l’artrite psoriasica, una malattia infiammatoria le cui cause sono sconosciute e che si manifesta solitamente per lo più sui soggetti che hanno sofferto di psoriasi. Esistono, poi, diverse tipologie di psoriasi e ognuna di esse ha dei sintomi specifici che la caratterizzano e che aiutano anche nella diagnosi, come le placche, una sorta di eritema con prurito e gonfiore o le unghie bucherellate.

Leggi anche:

Secondo gli esperti, esiste una predisposizione ad ammalarsi di psoriasi di tipo genetico. Infatti, secondo gli studi epidemiologici, la presenza della malattia in un genitore aumenta il rischio, di contrarre la stessa, per il figlio di ben 19 volte. Esistono comunque dei fattori di rischio per la psoriasi. Oltre alla predisposizione genetica, hanno una certa influenza:

  • lo stile di vita (obesità, abuso di alcool, fumo);
  • la presenza di altre patologie;
  • i processi infettivi e lo stress.

Alcuni soggetti si ammalano di psoriasi dopo essere stati colpiti da un’infezione virale o batterica, come le infezioni da streptococco ß-emolitico di Gruppo A. Si pensa che, in soggetti predisposti, la psoriasi compaia in seguito ad una risposta eccessiva del sistema immunitario a certe infezioni.

La diagnosi della psoriasi si basa in genere sull’aspetto delle chiazze, le quali si presentano come caratteristiche. Tuttavia non sempre è facile giungere ad una corretta diagnosi, in quanto anche altre malattie presentano un quadro clinico simile a quello della psoriasi. Basti pensare in questo senso all’eczema o alla dermatite atopica. Il medico per la diagnosi si serve di dati dell’anamnesi e di indagini di laboratorio. L’anamnesi tiene conto di diversi parametri, come durata, localizzazione ed estensione della patologia, ma anche della familiarità con la malattia. Fra le indagini di laboratorio si fa ricorso alla biopsia della cute e alla tipizzazione linfocitaria. La gravità della psoriasi viene distinta in base all’osservazione delle zone colpite dalla psoriasi. I livelli di psoriasi possono essere lievi, moderati, moderato – grave e grave.

La scelta della dieta contro la psoriasi non è paragonabile a quella di una terapia, ma, per la gestione dei sintomi, riveste un ruolo da non sottovalutare. Per quanto riguarda l’alimentazione, i cibi sconsigliati sono quelli più grassi:

  • le uova,
  • il burro,
  • le carni rosse,
  • il sale,
  • gli alimenti fritti,
  • i formaggi stagionati,
  • l’alcol,
  • la birra e i super alcolici.

Meglio prediligere invece:

  • il pane integrale,
  • il riso,
  • la pasta,
  • i legumi,
  • la verdura,
  • il pesce
  • la frutta.

Fondamentale anche l’apporto idrico: almeno due litri di acqua al giorno, in modo da idratare l’organismo e la pelle.

Per ciò che riguarda la cura della psoriasi, attualmente non esistono vere e proprie terapie risolutive, in grado di debellare completamente la malattia, ma sono disponibili diversi tipi di trattamento, in grado di attenuarne i sintomi e rendere la convivenza con la psoriasi più tollerabile. Le pomate per la psoriasi sono l’alleato più “sfruttato” in questi casi, soprattutto per rimuovere le squame e favorire l’idratazione della cute. Quando si tratta di forme di psoriasi più gravi, il trattamento consigliato è sistemico, da assumere per via orale, con farmaci specifici, con effetto immunosoppressivo, che ostacolano la risposta del sistema immunitario. Gli ultimi arrivati sono i farmaci biologici, capaci di sopprimere la risposta autoimmune dell’organismo, agendo in modo mirato su alcuni processi bio-chimici all’origine della psoriasi. Inoltre si parla spesso di rimedi naturali anche per la psoriasi, indicati soprattutto per i casi più leggeri. In particolare è la medicina ayurvedica, quella tradizionale indiana, che consiglia una terapia naturale e l’impiego di alcuni oli, oltre alla pratica dello yoga e della meditazione.

Leggi anche:

La psoriasi più diffusa è quella che viene denominata “volgare” o “a placche” e si presenta per lo più su gomiti, ginocchia, testa e schiena. E’ caratterizzata dai tipici sintomi delle chiazze rosse e della pelle secca e squamata, di un colore bianco argentato. Tali chiazze provocano prurito e risultano molto fastidiose.

Altra tipologia frequente (soprattutto nei giovani e bambini) è, invece, la psoriasi guttata, che prende il nome dalla parola latina “gutta”, che vuol dire goccia. In questo caso le chiazze della psoriasi sono simili a gocce e tendono a scomparire in un paio di settimane.

Questa tipologia di disturbo si sviluppa solo nelle pieghe cutanee (viene infatti detta anche psoriasi delle pieghe) e si manifesta per lo più nei soggetti con problemi di obesità o negli anziani.

Tra le varie forme di psoriasi non possiamo dimenticare anche la psoriasi eritrodermica, che coinvolge quasi tutto il corpo. Tante zone vengono infatti colpite da una sorta di eritema che provoca fastidio e prurito oltre che un certo gonfiore. Si tratta di una tipologia di disturbo più grave delle altre e che spesso richiede il ricovero ospedaliero.

Leggi anche:

La psoriasi del cuoio capelluto si può concentrare anche sulla testa, sul collo e sulla fronte. Spesso viene anche confusa con altri disturbi come la forfora o la dermatite e ha tra i suoi sintomi anche il prurito localizzato sui vari punti colpiti.

Teniamo presente che, per valutare le lesioni cutanee esiste un determinato indice, mentre, nel caso della psoriasi alle unghie, le manifestazioni non sono spesso distinte con sicurezza, appellandosi al termine generico di onicomicosi o di onicodistrofia. Le manifestazioni ungueali della psoriasi sono molte e differenti e possono presentarsi sia singolarmente che in maniera combinata nel paziente, il quale ne ricava un certo disagio. Il polimorfismo delle lesioni alle unghie causate dalla psoriasi dipende da vari fattori: dal letto ungueale, dalla matrice ungueale e, in generale, dalla sede in cui si manifesta il problema.

Altra forma grave e invalidante di psoriasi è la psoriasi pustolosa, che ha come sintomi delle pustole piene di pus e che porta spesso anche altri malesseri come la febbre e una sensazione di bruciore diffuso. Può localizzarsi in particolare su mani e piedi e spesso è causata dall’interruzione di trattamenti e terapie di corticosteroidi.

In alcuni casi oltre alla psoriasi cutanea si può presentare anche la psoriasi articolare, questa si presenta per lo più dopo quella cutanea, solo in pochi casi entrambe le forme si sviluppano contemporaneamente o quella articolare si presenta prima della cutanea. La psoriasi articolare può colpire, ad esempio, la colonna vertebrale oppure le articolazioni periferiche.

Secondo alcuni studi le donne che soffrono di psoriasi notano un miglioramento durante la gravidanza. Le chiazze diventano meno evidenti e numerose, ciò è dovuto probabilmente all’azione del cortisolo. Soltanto per una piccola percentuale di donne la psoriasi ha maggiori effetti durante la gestazione. In ogni caso, comunque, la psoriasi non può portare complicazioni alla gravidanza. L’unico accorgimento importante, per le donne in attesa, è quello di chiedere il parere del medico prima di utilizzare qualunque tipo di farmaco per la cura della psoriasi, anche quelli biologici.

Per approfondire:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Leucemia: sintomi, cause, cure e le diverse forme

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MLa leucemia è un tumore che si sviluppa nelle cellule del sangue; vengono comunemente distinte in acute e croniche, sulla base della velocità di progressione della malattia:

  • nella forma acuta il numero di cellule tumorali aumenta rapidamente e con essa i sintomi,
  • nella forma cronica invece le cellule maligne tendono a proliferare più lentamente e la malattia più rimanere più a lungo senza manifestare sintomi.

Considerando l’insieme delle diverse forme il tumore colpisce molto più spesso i bambini che gli adulti, per esempio le leucemie acute sono il tumore più diffuso in età infantile. Le forme croniche sono invece più diffuse  in età adulta.

I sintomi iniziali dipendono dalla forma che si manifesta, in molti casi purtroppo possono essere asintomatiche o manifestarsi disturbi molto vaghi come stanchezza che non accenna a passare.

In Italia vengono diagnosticati circa 15 nuovi casi ogni 100.000 persone all’anno. La sopravvivenza a 5 anni è di poco inferiore al 50%, ma molto dipende dalla forma sviluppata, ad esempio arriva al 90% nei bambini colpiti da leucemie linfoidi, e supera il 65% nella forma mieloide acuta.

Ad oggi non è possibile indicare come prevenire l’insorgere della malattia, perchè non se conoscono ancora le cause scatenanti.

Leucemia fulminante

Il termine abbastanza improprio di leucemia fulminante fa riferimento a casi acuti con decorso particolarmente rapido; si tratta per esempio della forma promielocitica acuta, che rappresenta la variante più aggressiva dei tumori del sangue e, se non diagnosticata rapidamente, porta a decesso in pochi giorni. I sintomi iniziali sono spesso

  • emorragie cutanee (sangue dal naso, dalle gengive, dall’apparato digerente, …),
  • stanchezza,
  • malessere generale.

Leggi anche:

Cause

Quando si riceve una diagnosi di tumore è naturale chiedersi quali siano le cause della malattia. Le cause della leucemia non sono note, i medici riescono solo in rari casi a capire perché alcuni soggetti si ammalino mentre altri rimangano perfettamente sani, tuttavia le ricerche dimostrano che determinati fattori di rischio fanno aumentare il rischio di ammalarsi di leucemia.

I fattori di rischio, con ogni probabilità, sono diversi per ciascuno dei tipi di leucemia:

  • Esposizione alle radiazioni. Le persone esposte a dosi massicce di radiazioni hanno maggiori probabilità di ammalarsi di leucemia mieloide acuta, leucemia mieloide cronica o leucemia linfocitica acuta.
  • Esplosioni atomiche. Dosi massicce di radiazioni sono state provocate dalle esplosioni atomiche, ad esempio quelle avvenute in Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale. I sopravvissuti alle esplosioni, e soprattutto i bambini, corrono un rischio maggiore di ammalarsi di leucemia.
  • Radioterapia. Un’altra fonte di esposizione a dosi massicce di radiazioni è la radioterapia contro il tumore e altre malattie. La radioterapia fa aumentare il rischio di ammalarsi di leucemia.
  • Radiografie. Le radiografie dentali o di altri tipi (ad esempio la TAC) espongono il paziente a dosi di radiazioni estremamente basse. Non è tuttora chiaro se queste quantità minime di radiazioni siano collegate ai casi di leucemia nei bambini e negli adulti. I ricercatori stanno studiando se le radiografie ripetute e se le TAC effettuate durante l’infanzia siano in grado di aumentare il rischio di leucemia.
  • Fumo. Il fumo di sigaretta fa aumentare il rischio di leucemia mieloide acuta.
  • Benzene. L’esposizione al benzene sul posto di lavoro può provocare la leucemia mieloide, la leucemia mieloide cronica oppure la leucemia linfocitica acuta. Il benzene è una sostanza molto usata nell’industria chimica, ma si può trovare anche nel fumo di sigaretta e nel gasolio.
  • Chemioterapia. In alcuni casi i pazienti affetti da tumore e curati con determinati farmaci chemioterapici possono ammalarsi in un secondo momento di leucemia mieloide acuta o di leucemia linfocitica acuta. Ad esempio, la cura con gli agenti alchilanti o con gli inibitori della topoisomerasi è associata a una scarsa probabilità di soffrire di leucemia acuta in una fase successiva.
  • Sindrome di Down e altre malattie ereditarie. La sindrome di Down e alcune altre malattie ereditarie fanno aumentare il rischio di soffrire di leucemia.
  • Mielodisplasia e altre malattie del sangue. chi è affetto da determinate malattie del sangue corre un maggior rischio di soffrire di leucemia mieloide acuta.
  • Virus dei linfociti T dell’uomo di tipo 1 (HTLV-I). Chi è affetto dal virus HTLV di tipo 1 corre un rischio maggiore di ammalarsi di una forma rara di leucemia nota come leucemia a cellule T. Anche se questa malattia rara è provocata dal virus HTLV-I, la leucemia a cellule T dell’adulto non è contagiosa, come tutti gli altri tipi di leucemia.
  • Precedenti famigliari di leucemia. È raro che diversi membri di una famiglia si ammalino di leucemia. Se dovesse succedere, è probabile che si tratti di leucemia linfocitica cronica. Tuttavia solo una piccola percentuale di pazienti affetti da leucemia linfocitica cronica ha un genitore, un fratello o un figlio affetto dalla stessa malattia.

Avere uno o più fattori di rischio non significa che ci si ammalerà necessariamente di leucemia. La maggior parte delle persone che presentano fattori di rischio non si ammalerà mai.

Le cellule del sangue

La maggior parte delle cellule del sangue si forma a partire dalle cellule staminali che si trovano nel midollo osseo, cioè nel tessuto spugnoso presente al centro di quasi tutte le ossa.

Le cellule staminali, maturando, si trasformano in diversi tipi di cellule del sangue ed ogni tipo ha la propria funzione:

  • I globuli bianchi (leucociti) aiutano a combattere le infezioni. Ne esistono di diversi tipi.
  • I globuli rossi trasportano l’ossigeno verso i tessuti dell’organismo.
  • Le piastrine contribuiscono a far coagulare il sangue arrestando il sanguinamento.

I globuli bianchi, i globuli rossi e le piastrine sono fabbricati a partire dalle cellule staminali man mano che l’organismo ne ha bisogno. Quando le cellule invecchiano o subiscono danni, muoiono e vengono sostituite da cellule nuove. Le cellule staminali si trasformano in diversi tipi di globuli bianchi. La singola cellula staminale può trasformarsi in cellula della linea mieloide o in cellula della linea linfoide:

  • La cellula della linea mieloide si trasforma in mieloblasto. Il mieloblasto può evolversi in globulo rosso, piastrina o in uno dei diversi tipi di globulo bianco.
  • La cellula linfoide si evolve in linfoblasto, che a sua volta può formare i diversi tipi di globulo bianco, ad esempio i linfociti B o i linfociti T.

I globuli bianchi che si formano dai mieloblasti sono diversi da quelli che si formano a partire dai linfoblasti. La maggior parte delle cellule del sangue maturano nel midollo osseo, per poi spostarsi nei vasi sanguigni. Il sangue che scorre nei vasi sanguigni e nel cuore forma il cosiddetto sangue periferico.

Le cellule tumorali

Nei pazienti affetti da leucemia il midollo osseo produce globuli bianchi anomali, cioè cellule tumorali. Diversamente dai globuli bianchi normali le cellule tumorali non muoiono ma vanno ad aggiungersi ai globuli bianchi, ai globuli rossi e alle piastrine normali. In questo modo il lavoro delle cellule normali diventa più difficile.

Tipi di leucemia

I diversi tipi di leucemia possono essere classificati in base alla velocità di sviluppo e di peggioramento della malattia. La leucemia può essere cronica (a decorso lento) o acuta (a decorso veloce):

  • Leucemia cronica: Nelle prime fasi della malattia le cellule tumorali riescono ancora a svolgere in parte il lavoro dei globuli bianchi normali. In un primo tempo i pazienti possono non presentare sintomi ed i medici spesso diagnosticano la leucemia cronica durante una normale visita di controllo, prima che i sintomi si presentino. La leucemia cronica peggiora lentamente, con l’aumento delle cellule tumorali nel sangue iniziano i sintomi, ad esempio il gonfiore dei linfonodi o le infezioni. Se compaiono, i sintomi all’inizio sono lievi e peggiorano gradualmente.
  • Leucemia acuta: Le cellule tumorali non possono svolgere il lavoro dei globuli bianchi normali. Si moltiplicano rapidamente e quindi la leucemia acuta di solito peggiora molto in fretta.

I vari tipi di leucemia possono anche essere classificati in base al tipo di globulo bianco colpito. La leucemia può svilupparsi nelle cellule linfoidi o in quelle mieloidi, il primo tipo è detto leucemia linfoide, linfocitica o linfoblastica; invece la leucemia che colpisce le cellule mieloidi è detta leucemia mieloide, mielogena o mieloblastica.

Esistono quattro forme di leucemia frequenti:

  1. Leucemia linfocitica cronica (o leucemia linfatica cronica, LLC). Colpisce le cellule linfoidi e di solito si sviluppa molto lentamente. Negli Stati Uniti, è causa di più di 15.000 nuovi casi di leucemia ogni anno. Nella maggior parte dei casi i pazienti a cui è diagnosticata hanno più di 55 anni. Non colpisce quasi mai i bambini.
  2. Leucemia mieloide cronica (LMC). Colpisce le cellule mieloidi e di solito in una prima fase si sviluppa molto lentamente. Negli Stati Uniti causa circa 5.000 casi di leucemia all’anno. Colpisce soprattutto gli adulti.
  3. Leucemia linfocitica (linfoblastica) acuta (LLA). Colpisce le cellule linfoidi e si sviluppa molto rapidamente. Negli Stati Uniti provoca più di 5.000 casi di leucemia ogni anno. È la forma di leucemia più frequente tra i bambini, ma può colpire anche gli adulti.
  4. Leucemia mieloide acuta (LMA o LAM). Questo tipo di leucemia si sviluppa nelle cellule mieloidi e ha un decorso molto rapido. Negli Stati Uniti provoca più di 13.000 nuovi casi all’anno. Colpisce sia gli adulti sia i bambini.

La leucemia a tricoleucociti è una forma rara di leucemia cronica. In questo articolo non parleremo né di questo tipo di leucemia né delle leucemie rare che, nel complesso, fanno registrare meno di 6.000 casi ogni anno negli USA.

Sintomi

Le cellule tumorali si spostano all’interno dell’organismo come le normali cellule del sangue. I sintomi della leucemia dipendono dal numero di cellule tumorali e dal luogo dell’organismo in cui si accumulano.

Chi è affetto da leucemia cronica può non manifestare alcun sintomo, i medici normalmente diagnosticano la malattia a seguito di una normale visita di controllo. Chi invece è affetto da leucemia acuta di solito va dal medico perché non si sente bene. Se a essere colpito è il cervello, si può soffrire di:

  • mal di testa,
  • vomito,
  • confusione,
  • perdita di controllo muscolare,
  • convulsioni.

La leucemia può anche colpire altre parti del corpo, ad esempio

  • l’apparato digerente,
  • i reni,
  • i polmoni,
  • il cuore,
  • i testicoli.

Tra i sintomi frequenti della leucemia cronica o acuta possiamo annoverare:

  • gonfiore non doloroso dei linfonodi (soprattutto quelli del collo o delle ascelle),
  • febbre o sudorazione notturna,
  • infezioni frequenti,
  • debolezza o stanchezza,
  • sanguinamento o lividi anomali (gengive che sanguinano, lividi sulla pelle, macchioline rosse sottopelle),
  • gonfiore o problemi addominali (milza o fegato gonfi),
  • dimagrimento inspiegabile,
  • dolore alle ossa o alle articolazioni.

Nella maggior parte dei casi questi sintomi non sono da imputare al tumore, infatti possono essere provocati da un’infezione o da altri problemi di salute. Solo il medico potrà effettuare una diagnosi certa. Chiunque soffra di questi sintomi dovrebbe recarsi dal proprio medico, in modo che i problemi possano essere diagnosticati e curati il prima possibile.

Leggi anche:

Diagnosi

Spesso i medici diagnosticano la leucemia dopo un normale esame del sangue. Se soffrite di sintomi che possono far pensare alla leucemia, il medico cercherà di scoprire quali sono le cause e probabilmente vi chiederà di quali problemi di salute voi e i vostri famigliari avete sofferto in passato.

Probabilmente vi dovrete sottoporre a uno o più dei seguenti esami:

  • Visita. Il medico controllerà se i linfonodi, la milza o il fegato sono gonfi.
  • Esami del sangue. Le analisi complete controllano il numero di globuli bianchi, di globuli rossi e di piastrine. La leucemia causa un aumento dei globuli bianchi, una diminuzione delle piastrine e dell’emoglobina, una sostanza presente nei globuli rossi.
  • Biopsia. La biopsia è un prelievo di tessuto effettuato per individuare eventuali cellule tumorali. La biopsia è l’unico metodo sicuro per sapere se nel midollo osseo ci sono cellule tumorali. Prima del prelievo vi verrà somministrata l’anestesia locale, che vi aiuterà a non avvertire dolore. Il chirurgo preleverà un campione di midollo osseo dal femore o da un’altra delle ossa principali. Il patologo, usando il microscopio, controllerà se nel tessuto ci sono cellule tumorali. Il midollo osseo può essere prelevato in due modi diversi. Alcuni pazienti devono sottoporsi a entrambi gli interventi seguenti contemporaneamente:
    • Ago aspirato. Il medico usa una specie di grande ago, internamente cavo, per prelevare il campione di midollo osseo.
    • Biopsia. Il medico usa un grande ago internamente cavo per prelevare un minuscolo campione di osso e di midollo osseo.

Altri esami

Gli altri esami che il medico vi prescriverà dipendono dai sintomi e dal tipo di leucemia di cui soffrite. Tra di essi ricordiamo:

  • Analisi citogenetica. In laboratorio si esaminano i cromosomi ricavati dalle cellule del sangue, del midollo osseo o dei linfonodi. Se si evidenziano cromosomi anomali l’analisi può stabilire il tipo di leucemia che provoca il problema; ad esempio i pazienti affetti da leucemia mieloide cronica hanno un cromosoma anomalo detto cromosoma Philadelphia, dalla città in cui fu scoperto.
  • Puntura lombare. Il medico può prelevare un campione di liquor cefalorachidiano (il liquido che riempie gli spazi intorno al cervello e alla colonna vertebrale). Il prelievo viene effettuato nella zona lombare, mediante un ago lungo e sottile. L’intervento richiede circa mezz’ora e viene effettuato in anestesia locale. È necessario rimanere distesi per alcune ore dopo il prelievo, per evitare il mal di testa. Il campione sarà esaminato in laboratorio, alla ricerca di cellule tumorali o altri segni di problemi in atto.
  • Radiografia toracica. La radiografia può evidenziare linfonodi gonfi o altri sintomi a livello del torace.

Cura e terapia

I pazienti affetti da leucemia hanno di fronte a sé diverse possibilità, tra le quali ricordiamo:

  • l’attesa vigile,
  • la chemioterapia,
  • la terapia mirata,
  • la terapia biologica,
  • la radioterapia,
  • il trapianto di cellule staminali.

Se la milza è eccessivamente dilatata il medico può consigliarvi l’intervento chirurgico per asportarla. In alcuni casi invece può essere necessario ricorrere a una combinazione di diverse terapie.

La scelta della terapia dipende principalmente da:

  • Tipo di leucemia (acuta o cronica),
  • Età del paziente,
  • Eventuale presenza di cellule tumorali all’interno del liquido cefalorachidiano.

La scelta della terapia, inoltre, può dipendere da determinate caratteristiche delle cellule tumorali; il medico prenderà anche in considerazione i sintomi e il vostro stato di salute generale.

Chi è affetto da leucemia acuta deve farsi curare immediatamente, lo scopo della terapia è distruggere le cellule tumorali presenti nell’organismo e di far così scomparire i sintomi (remissione). Quando la remissione è iniziata può essere somministrata un’ulteriore terapia che prevenga le recidive: questo tipo di terapia è detto di consolidamento o di mantenimento. La maggior parte dei pazienti affetti da leucemia acuta può essere curata.

Se invece soffrite di leucemia cronica, senza sintomi apparenti, può darsi che non dobbiate ricorrere immediatamente alla terapia. Il vostro medico terrà sotto controllo il vostro stato di salute e la terapia inizierà solo quando avvertirete i primi sintomi. Rinviare l’inizio della terapia e ricorrere a controlli periodici in attesa che i sintomi si manifestino è una modalità terapeutica detta attesa vigile.

Se necessaria per la leucemia cronica, la terapia spesso può tenere sotto controllo la malattia e i suoi sintomi. I pazienti possono ricevere una terapia di mantenimento che contribuisca a mantenere il tumore in stato di remissione, ma solo in rari casi la leucemia cronica può essere curata con la chemioterapia. Per alcune persone affette da leucemia cronica la miglior possibilità di cura rimane infine il trapianto di cellule staminali.

Il medico può descrivervi le opportunità terapeutiche, i risultati attesi e gli eventuali effetti collaterali: potete lavorare insieme a lui per creare un piano terapeutico che venga incontro alle vostre necessità.

Il medico di base può indirizzarvi presso uno specialista, oppure potete essere voi stessi a richiedergli un consiglio riguardo lo specialista da consultare. Tra gli specialisti in grado di curare la leucemia ricordiamo:

  • l’ematologo,
  • l’oncologo,
  • il radiologo.

Gli oncologi e gli ematologi pediatrici curano la leucemia nei bambini.

Prima dell’inizio della terapia, è consigliabile informarsi sugli effetti collaterali e sulle ricadute della terapia sulle normali attività quotidiane. In molti casi la terapia contro il tumore danneggia anche le cellule e i tessuti sani, quindi gli effetti collaterali sono frequenti. Gli effetti collaterali possono essere diversi da paziente a paziente e possono cambiare anche da una sessione alla successiva.

Terapia di supporto

La leucemia e la terapia possono causare altri problemi di salute, probabilmente dovrete sottoporvi a una terapia di supporto prima, durante o dopo quella contro il tumore.

La terapia di supporto è in grado di prevenire o combattere le infezioni, di tenere sotto controllo il dolore e gli altri sintomi, di alleviare gli effetti collaterali della terapia antitumorale e di aiutarvi ad affrontare le ricadute psicologiche della diagnosi di tumore. Potete sottoporvi a una terapia di supporto per prevenire o affrontare questi problemi, in modo da migliorare la qualità della vita durante la terapia contro il tumore.

  • Infezioni. I pazienti affetti da leucemia sono estremamente vulnerabili alle infezioni, quindi devono essere curati con antibiotici e farmaci di altro tipo. Alcuni si fanno vaccinare contro l’influenza e la polmonite. L’équipe che vi segue può consigliarvi di evitare i luoghi affollati e le persone affette da raffreddore e da altri disturbi contagiosi. Se l’infezione vi colpisce può essere molto grave e dovrebbe essere curata il prima possibile. Può essere necessario il ricovero in ospedale.
  • Anemia e sanguinamento. L’anemia e il sanguinamento sono gli altri due problemi per cui spesso si rivela necessaria la terapia di supporto. È probabile che il paziente si debba sottoporre a una trasfusione di globuli rossi o di piastrine. Le trasfusioni sono utili per curare l’anemia e fanno diminuire il rischio di emorragie gravi.
  • Problemi dentali. La leucemia e la chemioterapia possono aumentare la sensibilità della bocca, favorire le infezioni e il sanguinamento nel cavo orale. I medici spesso consigliano ai pazienti di fare una visita dentistica completa e, se possibile, di curare i problemi ai denti prima dell’inizio della chemioterapia. Il dentista vi insegnerà le pratiche di igiene dentale necessarie durante la terapia.

Alimentazione e attività fisica

È fondamentale prendersi cura di se stessi seguendo un’alimentazione sana e cercando di mantenersi il più attivi possibile.

Per mantenere un peso corretto è necessario assumere la giusta quantità di calorie, è anche importante assumere proteine a sufficienza per salvaguardare la propria forza. Mangiare bene vi aiuterà a sentirvi meglio e ad avere maggiori energie.

In alcuni casi, soprattutto durante la terapia o nelle fasi immediatamente successive, potreste non aver voglia di mangiare, perché vi sentite stanchi o avete la nausea. Probabilmente avrete la sensazione che gli alimenti abbiano un gusto diverso dal solito ed inoltre gli effetti collaterali della terapia (ad esempio la mancanza di appetito, la nausea, il vomito o le ulcere in bocca) potranno impedirvi di mangiare bene. Il medico, il dietologo o altri componenti dell’équipe che vi segue possono suggerirvi i modi migliori per affrontare questi problemi.

Molte persone affermano di sentirsi meglio se riescono a mantenersi attive. Camminare, fare yoga, nuotare o fare altre attività vi aiuteranno a salvaguardare la forza e ad aumentare le energie. Con l’esercizio fisico si può diminuire la nausea e il dolore e si può sopportare meglio la terapia e lo stress. Prima di iniziare una qualsiasi attività fisica ricordatevi di chiedere il parere del medico; inoltre, se l’attività causa dolore o altri problemi, informate immediatamente il medico o l’infermiere.

Per approfondire, leggi:

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Dosaggio Eutirox: come scegliere quello corretto?

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICLa Levotiroxina è presente sul mercato in compresse da diverse dosi: 25, 50, 75, 100, 125, 150, 175, 200 mcg. La posologia efficace del farmaco deve essere stabilita dall’endocrinologo, in base all’analisi dello stato della patologia del paziente e alle sue caratteristiche fisiche e al quadro clinico. La terapia e il dosaggio possono variare durante l’arco della cura farmacologica, in base alle esigenze terapeutiche del paziente stabilite dal medico.

Importante: il paziente NON può e NON deve scegliere autonomamente qual è il suo dosaggio ideale e non può neanche cambiare dosaggio arbitrariamente, senza che sia stato il medico a deciderlo.

In linea di massima lo schema posologico è:

Gozzo
Adulti: 100-150 (200) microgrammi al giorno
Ragazzi (fino a 14 anni): 50-100 (150) microgrammi al giorno.

Profilassi di recidive dopo strumectomia: 100 microgrammi al giorno.

Ipofunzione tiroidea

  • Adulti: è richiesta particolare cautela quando viene iniziata una terapia con gli ormoni tiroidei nei pazienti anziani, nei pazienti con patologia coronarica e nei pazienti con ipotiroidismo grave o di lunga durata.
    50 microgrammi al giorno come dose iniziale (per circa due settimane);
    aumento della dose giornaliera di 50 microgrammi ad intervalli di 14-15 giorni circa, fino alla dose di mantenimento di 100-200 (300) microgrammi al giorno: in media 2-2,5 microgrammi/kg peso corporeo al giorno.
  • Bambini:
    0- 6 mesi: 10 microgrammi/kg peso corporeo al giorno
    6-12 mesi: 8 microgrammi/kg peso corporeo al giorno
    1- 5 anni: 6 microgrammi/kg peso corporeo al giorno
    5-10 anni: 4 microgrammi/kg peso corporeo al giorno
    Sciogliere le compresse in poca acqua in modo da ottenere una sospensione da assumere con un’ulteriore aggiunta di liquido. La sospensione deve essere preparata immediatamente prima di ogni somministrazione.

Flogosi tiroidea: 100-150 microgrammi al giorno.

In corso di terapia con antitiroidei, sarà sufficiente la somministrazione di 50-100 microgrammi al giorno.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

GP Imola 1987 l’incidente al Tamburello di Nelson Piquet

MEDICINA ONLINE NELSON PIQUE 1987 WILLIAMS HONDA TAMBURELLO CRASH ITALIA WIN WINNER RACE MARANELLO crash INCIDENTE IMOLA SAN MARINO GP GRAN PREMIO FORMULA 1 FERRARI FIRE FUOCO USTIONIIl Gran Premio di San Marino 1987 è stato il 438° Gran Premio di Formula 1 della storia, corso il 3 maggio 1987 sul tracciato di Imola, intitolato a Dino Ferrari. Fu la seconda gara del Campionato mondiale di Formula 1 1987. Nelle qualificazioni di sabato, agguantò la pole il grande Ayrton Senna su Lotus Honda col tempo di 1’25″826, secondo l’inglese Nigel Mansell su Williams Honda e terzo il francese Alain Prost su McLaren. In gara arrivò primo Nigel Mansell, secondo si classificò Ayrton Senna, terzo arrivò il nostro Michele Alboreto sulla Ferrari che partiva dalla sesta posizione.

L’incidente
Il GP di San Marino del 1987 viene ancora oggi da molti ricordato per l’incidente di Nelson Piquet su Williams Honda, capitato durante le prove libere del venerdì, alla tristemente famosa curva del Tamburello. Il brasiliano soffrì di una perdita d’aria ad uno pneumatico della sua Williams, che si concluse in un violento impatto contro le barriere. Benché a suo dire avesse solo un leggero dolore alla caviglia, Piquet fu trasportato al vicino ospedale di Bellaria-Igea Marina, e dopo i controlli medici gli fu proibito di prendere parte alla corsa, che infatti si svolse senza di lui.

Le gomme
Allarmata da un eccessivo effetto di blistering e dal fatto che l’incidente di Piquet fosse dovuto ad una perdita d’aria dello pneumatico, la Goodyear ritirò tutti gli pneumatici assegnati ai team. Una nuova serie di gomme venne fatta arrivare in volo e le nuove gomme furono disponibili per tutti i team la domenica di gara.

Leggi anche:

Ecco il pericoloso incidente di Piquet:

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra metaplasia, displasia e neoplasia con esempi

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Peso Dietologo Roma Cellulite Sessuologia Ecografie DermatologiaSmettere fumare Obesità Cancerogeni Cancerogenesi e Cancro

Neoplasia

Il termine “neoplasia” è sinonimo di “tumore“. Un tumore (dal latino tumor, “rigonfiamento”) è una massa di tessuto anormale che cresce in eccesso ed in modo scoordinato rispetto ai tessuti normali, e che persiste in questo stato dopo la cessazione degli stimoli che hanno indotto il processo; a tale proposito leggi: Differenza tra tumore e tessuto normale con esempi di tumori benigni e maligni. Esempi di neoplasie, sono:

  • neoplasie del tessuto osseo (osteoma, osteosarcoma);
  • neoplasie del tessuto connettivo (fibroma, fibrosarcoma);
  • neoplasie del tessuto cartilagineo (condroma, condrosarcoma);
  • neoplasie del tessuto adiposo (lipoma, liposarcoma).

Leggi anche:

Displasia

Il termine “displasia” indica invece l’anormale sviluppo cellulare di un organo o tessuto, consistente generalmente in una perdita dei meccanismi di controllo con sostituzione delle cellule mature con cellule immature. Può essere lieve, moderata o grave ed è una condizione che predispone al processo neoplastico. La displasia epiteliale è definita come un’alterazione intraepiteliale inequivocabilmente neoplastica, che può precedere o essere associata ad un carcinoma invasivo, con una probabilità di associazione crescente a secondo del grado di displasia stesso ( 25% se displasia di basso grado, 75% se displasia di alto grado). Il tessuto displastico presenta cambiamenti nella velocità di riproduzione dei suoi elementi cellulari, la quale sfugge a sistemi di controllo. Non si tratta di cellule tumorali, siano esse benigne o maligne, ma di cellule che hanno subito un cambiamento, in seguito ad esposizione ad un agente, sia esso fisico (radiazioni), chimico (idrocarburi aromatici e altre sostanze) o biologico (virus oncogeno). Il processo displastico può essere reversibile; le cellule displastiche possono tornare alla loro condizione di cellule normali, mentre una cellula tumorale trasformata non può farlo più; si dice infatti che essa è ormai una cellula “iniziata” che attende soltanto un agente promovente o co-cancerogeno per la comparsa della malattia neoplastica vera e propria. Le cellule displastiche sono cellule uguali alle altre cellule normali sotto l’aspetto differenziativo, pur cambiando qualcosa a livello morfologico; un esempio classico di displasia è la perdita della distinzione tra i poli della cellula (polo basale e polo apicale). Quando la cellula perde le sue peculiarità morfologiche del tessuto da cui deriva e risulta trasformata irreversibilmente, allora si ha una cellula neoplastica a tutti gli effetti (che replicandosi determina la formazione di neoplasia). In un certo senso si può dire che la cellula neoplastica maligna riassume le peculiarità della cellula displastica (proliferante) e della cellula anaplastica (indifferenziata).

Leggi anche:

Metaplasia

Con “metaplasia” si intende invece una modificazione reversibile di un tessuto in cui un tipo cellulare viene sostituito da un altro tipo cellulare. La trasformazione di un tipo cellulare in un altro tipo cellulare, avente la medesima differenziazione ontogenetica, è un processo che coinvolge l’esposizione del tessuto in questione a stimoli non propri (es. processi infiammatori di tipo cronico). La variazione nell’espressione fenotipica non è da relazionarsi con una variazione genotipica, ma con una differente espressione genica (preesistente nel genoma cellulare) indotta da una variazione nella stimolazione ambientale. Il processo metaplasico non produce un danno strutturale, bensì un danno funzionale dovuto alla perdita delle caratteristiche tipiche di quel tessuto (o di una sua regione). La reversibilità del processo metaplasico è dovuta al fatto che, essendo il genoma cellulare integro e conservato, al ristabilirsi delle condizioni di optimum sarà sempre possibile, per la cellula, esprimere nuovamente i geni precedentemente repressi. I processi metaplasici possono indurre la formazione di neoformazioni non tumorali dovute a iperplasia da stimolo (ormonale, chimico, fisico), come, ad esempio, i polipi intestinali. L’eccessiva esposizione a stress dei tessuti metaplasici può dare origine ad alterazioni nella replicazione mitotica con danno genomico (mutazione, delezione,…); queste alterazioni genomiche possono dar luogo alla formazione di neoplasie (es. polipi intestinali che si trasformano in cancro al colon). Esiste, poi, un fenomeno che prende il nome di prosoplasia o metaplasia evolutiva, che consiste nella trasformazione di una cellula in un’altra appartenente alla stessa linea cellulare (ad esempio epitelio pavimentoso semplice non cheratinizzato che si trasforma in un epitelio pavimentoso semplice cheratinizzato). Esempi di metaplasia, sono:

  • epitelio cilindrico polmonare diventato pavimentoso stratificato nell’enfisema polmonare;
  • nei dotti biliari, ghiandole salivari, pancreas, con formazione di calcoli che vanno ad ostruire il dotto e quindi l’epitelio si adatta per diminuire l’attrito diventando epitelio pavimentoso stratificato;
  • metaplasia pavimentosa dell’epitelio respiratorio, causata dal deficit di Vitamina A;
  • nel tratto inferiore dell’esofago, dove in caso di reflusso gastro-esofageo, il danno continuato provoca il cambiamento da epitelio pavimentoso a cilindrico, condizione denominata Esofago di Barrett, importante fattore di rischio che aumenta l’eventuale possibilità d’insorgenza di un adenocarcinoma; a tal proposito leggi anche: Esofago di Barrett: sintomi iniziali, diagnosi, terapia, dieta e chirurgia

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine