Cosa fare prima della ceretta per sentire meno dolore

Beautician Waxing A Woman's Leg Applying Wax StripIl nostro viaggio alla scoperta della ceretta senza dolore inizia con quei trucchi da mettere in atto molto prima di eliminare i peli superflui, per farsi meno male durante.

Per esempio, per evitare di sentire tanto dolore durante la depilazione, ideale sarebbe fare uno scrub esfoliante prima del famigerato strappo. Questo aiuterà a

  • Far “uscire” i peli più corti, in modo che vengano “presi” dalla ceretta
  • Di conseguenza migliorerà la durata della ceretta e diminuirà il male provato
  • Rinnovare le cellule morte rendendo la pelle più liscia

Il consiglio però è farlo almeno 24 ore prima della depilazione , perché la pelle è sensibilizzata e quindi potreste provare più dolore, invece che meno. Lo stesso vale per l’idratazione della parte da trattare: occupatene qualche giorno prima, per fare in modo che la pelle non sia secca durante la depilazione.

Un altro consiglio è quello di evitare la depilazione durante il periodo del ciclo: in questo momento infatti la pelle è più sensibile. Se il nostro obiettivo è una ceretta senza dolore, meglio evitare questi giorni, così come sarebbe meglio non usare poi prodotti che contengono alcool o profumi almeno per 24 ore prima della ceretta, poiché questi prodotti tendono ad irritare la pelle, e la ceretta potrebbe quindi farti più male del solito.

Qualche ora prima della ceretta invece, fai un bagno o una doccia calda: ammorbidisce i peli e dilata i pori, assicurandoti una depilazione decisamente meno dolorosa. Questi sono metodi da mettere in atto qualche tempo prima di una ceretta senza dolore(almeno nelle intenzioni!). Ma come procedere durante la depilazione per sentire meno male possibile?

I consigli per depilarsi senza dolore

Il momento è arrivato . Il rullo della ceretta ha fatto il suo dovere. Le strisce sono pronte . Sia che tu faccia la ceretta in casa, sia che tu sia dall’estetista, si avvicina il momento del famigerato strappo: e tu già temi. Come fare per provare meno dolore durante la depilazione? Anche qui c’è qualche trucco che possiamo attuare per provare meno male durante la ceretta, avendo cura di aver già attuato quelli sopra descritti da qualche giorno a qualche ora prima del fatidico appuntamento.

  • Subito prima della ceretta, innanzitutto, accorcia i peli troppo lunghi (diciamo che la lunghezza ideale è mezzo centimetro): velocizzerai la durata della ceretta diminuendo le passate intermedie, in più i peli molto lunghi possono essere più dolorosi da rimuovere rispetto a quelli di una lunghezza media.
  • Procedi poi a pulire la parte da depilare senza usare saponi o prodotti alcolici, che potrebbero irritare la zona interessata. Uno dei segreti della ceretta indolore è stendere la cera nel verso di crescita: lo strappo è meno doloroso se secco, veloce e contropelo. Per lo stesso motivo stendi la cera per piccole zone, procedendo man mano.
  • Durante l’atto dello strappo, sia che lo faccia l’estetista sia che il tuo destino sia nelle tue mani, respira: ti aiuterà a rilassarti e di conseguenza diminuirà il dolore della ceretta. Più in generale, cerca di arrivare all’appuntamento depilatorio non tesa: il dolore diminuirà decisamente.

Come non sentire dolore se la ceretta è all’inguine

Discorso a parte bisogna fare per chi si chiede come non sentire dolore durante la ceretta all’inguine, che andando a trattare una zona molto delicata, è decisamente più dolorosa degli altri tipi di depilazione. Uno degli accorgimenti più utilizzati in questo caso è non lasciare che la cera raggiunga una temperatura elevata: usa quindi la cera tiepida o le strisce di cera fredda, che diminuiranno di molto il dolore della ceretta all’inguine. Valgono inoltre tutti i consigli su come fare una ceretta senza dolore che vi abbiamo sin qui dato: ricordate che l’inguine è una delle parti più sensibili insieme a quella sopra le labbra, perciò se è la prima volta che vi fate la ceretta, prendete in esame l’opzione di non esagerare per abituarvi al dolore seduta dopo seduta.

Leggi anche:

Come alleviare il dolore della ceretta

Un altro segreto per una ceretta senza dolore è nel cibo: uno dei consigli più seguiti è infatti quello di evitare di depilarsi dopo il pranzo e la cena: in questi momenti infatti, a causa della digestione, l’afflusso di sangue è maggiore e quindi anche la sensibilità della pelle… e il dolore della ceretta. Non assumere caffeina in nessun modo prima della ceretta, nemmeno nella cioccolata: evita caffè, bibite gassate o energetiche. La caffeina sensibilizza la pelle, rendendo la ceretta più dolorosa. Semmai il cioccolato conceditelo dopo aver finito, come premio per il tuo indomito coraggio!

Come evitare il dolore post ceretta

Finiti gli strappi? Non è detto che sia finito anche il dolore. Anche il processo post ceretta infatti potrebbe riservati qualche sorpresa dolorosa, per fortuna evitabile con qualche accorgimento. Innanzitutto, dopo aver finito la tua battaglia contro i peli superflui, non andare in palestra: il sudore è nemico della pelle irritata, e potresti incorrere in qualche fastidio. Lo stesso vale per i prodotti che scegli di applicare dopo la ceretta: consigliati gli oli, come quello di mandorle dolci, ovviamente naturali e senza alcool. Evita quindi anche i deodoranti, almeno per qualche ora. La tua pelle post ceretta ha bisogno di assoluto riposo almeno per qualche ora. Evita infine di esporti subito al sole per lo stesso motivo: potresti provocare alla pelle irritata dalla ceretta fastidi e ulteriori irritazioni che puoi evitare tranquillamente aspettando qualche ora.

Si può assumere antidolorifico prima della ceretta?

Antidolorifico prima della ceretta per alleviare il dolore, anche in spray, sì o no? In molti lo consigliano, in caso di bassissima soglia del dolore: trattare la parte da depilare con uno spray desensibilizzante o, nei casi più estremi, assumere un antidolorifico mezzora prima della ceretta, permetterebbe di evitare il dolore da depilazione. Noi non ti consigliamo di essere così drastica: assumere medicinali, per quanto da banco, non è mai uno scherzo. Se proprio ritieni di averne bisogno, chiedi prima consiglio al farmacista e al tuo medico di fiducia.

La ceretta senza dolore per l’uomo

Negli ultimi anni la ceretta senza dolore è diventato anche un problema maschile: sempre più uomini ingaggiano una lotta senza scampo contro i peli superflui, cercando i metodi migliori per non provare male durante la depilazione. La ceretta maschile, per via della composizione pelifera dell’uomo, rischia di essere molto più dolorosa di quella femminile: i peli sono più spessi e lunghi, ma soprattutto possono essere molti di più. Pertanto il consiglio è provare per le prime volte con l’aiuto di un professionista, abituandosi al dolore man mano. Seguire i consigli che abbiamo elencato finora (trovate più in basso una lista completa punto per punto) e preparate la pelle al trattamento.

Depilazione meno dolorosa: il riassunto per punti

Insomma: una depilazione che non faccia male con la ceretta è possibile. Ecco, punto per punto, ogni trucco per ottenerla.

  1. Qualche giorno prima della depilazione, fai uno scrub esfoliante e idrata la pelle con una crema
  2. Qualche ora prima fai una doccia calda per aprire i pori
  3. Evita di depilarti nei giorni vicino o durante il ciclo, non farti la ceretta dopo pranzo o cena
  4. Prima della ceretta non usare prodotti alcolici o con profumi
  5. Non assumere caffeina e derivati
  6. Accorcia i peli troppo lunghi
  7. Strappa contropelo, per piccole zone
  8. Respira
  9. Per l’inguine usa cera fredda o tiempida
  10. Subito dopo non fare sport e non esporti al sole

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Incontinenza fecale primitiva e secondaria: cos’è e come si cura

MEDICINA ONLINE DIARREA VIAGGIATORE VACANZA VIAGGIO CIBO ESOTICO INFEZIONI CIBI CONTAMINATI ACQUA INTESTINO DOLORE FECI LIQUIDEL’incontinenza fecale è caratterizzata da un’alterata capacità di controllare l’emissione di gas e di feci. Si riconoscono moltissime cause che determinano incontinenza. In generale si ricordano: traumi accidentali, traumi chirurgici per interventi nella zona perineale, traumi ostetrici, irradiazione pelvica, neoplasie anorettali, infiammazioni anorettali, malattie o lesioni del sistema nervoso centrale o periferico, invecchiamento. Occorre ricordare che in alcuni casi di stipsi ostinata, per la presenza di fecaloma a livello rettale, si può improvvisamente avere incontinenza.

CHI SI AMMALA?

Mancano ancora dati attendibili sulla reale prevalenza di tale disturbo, perché è una condizione estremamente umiliante e inabilitante, che determina progressivo isolamento e di cui si è riluttanti a discutere. Dai dati statistici emerge che è una condizione comune soprattutto nei soggetti anziani, con punte fino al 60%, e nelle donne che spesso, a causa dei traumi ostetrici, possono raggiungere il 54% della popolazione. Recenti indagini epidemiologiche hanno stabilito che circa il 2,2% della popolazione generale risulta affetto da incontinenza fecale.

Leggi anche:

COME SI CURA?

I trattamenti possono essere di tipo medico ricorrendo ad agenti costipanti e farmaci antidiarroici; notevoli risultati si ottengono quotidianamente con la rieducazione del pavimento pelvico (bio-feedback). Quando si assiste al fallimento di queste misure terapeutiche si può ricorrere al trattamento chirurgico diversificato a seconda dei casi (riparazione dello sfintere, sfinteroplastica, riparazione postanale, creazione di un neosfintere).

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Sistema linfatico e linfonodi: anatomia e funzioni in sintesi

MEDICINA ONLINE LABORATORIO LYMPH NODE SYSTEM HUMAN CORPO UMANO SISTEMA LINFATICO LINFONODO LINFA CIRCOLAZIONE BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO.jpgIl sistema linfatico è un complesso sistema di drenaggio a una via che trasporta i fluidi dallo spazio interstiziale dei tessuti al torrente circolatorio presente in tutti i mammiferi. La sua principale funzione è il trasporto di proteine, liquidi e lipidi (specialmente per i vasi drenanti l’intestino) dall’interstizio al sistema circolatorio sanguigno, ma presenta anche ruoli di filtraggio e nella risposta immunitaria favorendo l’arrivo di antigeni agli organi linfoidi periferici per innescare i meccanismi immunitari. Non tutti gli organi sono drenati dal sistema linfatico. Il sistema nervoso centrale, ossa, midollo osseo, parte materna della placenta ed endomisio dei muscoli mancano di vasi linfatici, anche se sono provvisti di condotti prelinfatici in grado di drenare il liquido interstiziale ai linfonodi zonali. Cristallino, cornea, epidermide, cartilagine e tonaca intima delle arterie di grosso calibro mancano oltre che della vascolarizzazione linfatica anche di quella sanguigna.

Struttura del sistema linfatico

Il sistema linfatico è formato da una fitta rete di piccoli canali periferici, i capillari linfatici che, dopo aver raccolto la linfa dagli spazi intercellulari, la drenano in vasi di diametro maggiore, i collettori linfatici. I collettori, analogamente a quanto accade per le vene, confluiscono in vasi di calibro crescente per terminare in due grossi tronchi: il dotto linfatico destro, che raccoglie la linfa della porzione sopra-diaframmatica destra del corpo ed è tributario della vena succlavia destra, e il dotto toracico, cui giunge tutta la linfa delle regioni sotto-diaframmatiche più quella della parte sopra-diaframmatica sinistra, tributario della vena succlavia sinistra. Per il tramite delle succlavie, afferenti alla vena cava superiore, la circolazione linfatica termina immettendosi in quella ematica.

Leggi anche:

Linfonodi

Il percorso dei collettori linfatici è interrotto dai linfonodi, strutture specifiche formate da tessuto linfoide aggregato in noduli, che possono essere unici o più spesso raggruppati in vere e proprie stazioni linfonodali o linfocentri. La sequenza di collettori e linfonodi costituisce le catene linfatiche che decorrono affiancate ai vasi sanguigni, cosa che peraltro ne agevola l’identificazione nel corso degli interventi chirurgici, da cui prendono il nome: catena linfatica dell’arteria gastrica, catena linfatica para-aortica, catena linfatica dell’arteria mammaria interna, catena linfatica dell’arteria mesenterica inferiore. I linfonodi, in quanto centri nodali della rete linfatica, rappresentano il punto d’arrivo dei collettori pre-nodali, provenienti anche da zone diverse, e di partenza dei collettori post-nodali, in numero minore rispetto a quelli afferenti, rivolti in varie direzioni. Ciò determina la caratteristica del sistema linfatico per cui un distretto anatomico o un determinato organo, avvolto in una fitta ragnatela di capillari, può drenare verso una o più catene linfatiche e ogni stazione linfonodale, a sua volta, può ricevere linfa anche da più organi o distretti anatomici.

Leggi anche:

Funzioni dei linfonodi

La funzione primarie dei linfonodi è quella di filtrare la linfa proveniente dai tessuti per permettere la ricircolazione delle cellule dendritiche che hanno catturato l’antigene e degli antigeni stessi al loro interno. Linfociti, cellule dendritiche e antigeni una volta all’interno del linfonodo vengono indirizzati in specifici luoghi dove danno vita alla risposta immunitaria.

  • Ricircolazione dei linfociti. I linfociti si concentrano nei linfonodi perché attratti da una particolare specie di molecole, le chemochine. Le chemochine sono un particolare tipo di citochine atte ad attirare le cellule responsabili della risposta immunitaria nei giusti settori degli organi linfoidi per il loro sviluppo e attivazione. In particolare i linfociti T esprimono un recettore, il CCR7, capace di legare le chemochine CCL19 e CCL21 che vengono prodotte solo nelle aree T dei linfonodi consentendo solo a quel tipo di linfociti di arrivare in tali zone. Allo stesso modo il recettore CXCR5 dei linfociti B lega CXCL13, una chemochina prodotta solo dalle cellule dendritiche follicolari. La produzione di CXCL13 è attivata da un’altra citochina, che però non è una chemochina, la linfotossina.
  • Trasporto dell’antigene. Come descritto nel paragrafo precedente, la struttura del seno sottocapsulare, entro cui si riversa la linfa proveniente dai vasi afferenti, non consente il libero passaggio di molecole solubili, ma permette alle cellule di entrare in contatto o migrare nella regione sottostante. I virus e gli antigeni ad alto peso molecolare vengono fagocitati dai macrofagi presenti nel seno e presentati ai linfociti B della regione corticale. Gli antigeni a basso peso molecolare, invece, si impegnano nei condotti FRC per essere poi catturati dalle cellule dendritiche presenti nei condotti stessi. Gli antigeni fagocitati dalle cellule dendritiche direttamente nei tessuti raggiungono i linfonodi grazie all’espressione di un recettore per le chemochine, CCR7, che è specifico per le chemochine CCL19 e CCL21 prodotte nelle aree T dei linfonodi stessi.

Drenaggio linfatico della mammella

Un organo che si presta bene alla esemplificazione di questo concetto è la mammella che può drenare, oltre che verso il diaframma e la parete toracica, in particolare nei:

  • linfonodi posti medialmente alla ghiandola e che formano la catena dell’arteria mammaria interna, tributaria del linfocentro sopraclavicolare;
  • linfonodi della mammella contro-laterale;
  • linfonodi della catena linfatica ascellare che partendo dalla ghiandola si porta in alto verso il cavo omonimo. I linfonodi di questo linfocentro sono in media una trentina e sono distribuiti in sottogruppi variamente classificati. Un criterio è quello di identificarli in base alla loro posizione rispetto al muscolo piccolo pettorale (M.P.P.):
    • linfonodi dell’ascella inferiore o di I livello, posti lateralmente al bordo esterno del M.P.P;
    • linfonodi dell’ascella media o di II livello, posti tra il bordo mediale e quello laterale del M.P.P;
    • linfonodi dell’apice dell’ascella o di III livello, posti medialmente al margine interno del muscolo.

Numerose ricerche riguardanti la dinamica del drenaggio linfatico della mammella hanno dimostrato che la quasi totalità della linfa proveniente dalla ghiandola segue la via ascellare, mentre una parte minima intorno all’1-3% segue la via mammaria interna.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn e su Pinterest, grazie!

Esame obiettivo: cos’è la percussione e perché si fa?

MEDICINA ONLINE ESAME OBIETTIVO ANAMNESI VISITA MEDICA GENERALE AUSCULTAZIONE ISPEZIONE PERCUSSIONE PALPAZIONE DIFFERENZA FONENDOSCOPIO STETOSCOPIO TORACE ADDOME VISCERI CUORE SUONI STETOFONENDOSCOPIO SEMEIOTICALa percussione è una metodica della semeiotica in medicina che consiste nel tamburellare (con due dita sopra un dito medio interposto) sulla superficie corporea per indagare le strutture sottostanti, e dunque viene usata nell’esame obiettivo per stimare le condizioni del torace e dell’addome. Si tratta di uno dei quattro metodi classici dell’esame clinico, assieme all’ispezione, palpazione e auscultazione. Viene eseguito con il dito medio di una mano che tamburella sul dito medio dell’altra mano, che viene posto in modo firme sulla pelle che copre i tessuti molli, mai sull’osso.

Esistono due tipi di percussione: diretta, che utilizza uno oppure due dita, e indiretta, che utilizza il dito medio come flessore. Si hanno quattro tipi di suoni alla percussione: risonante, iper-risonante, suono ottuso di coscia oppure ottuso. Un suono ottuso “di coscia” indica la presenza di una massa solida sotto la superficie pelle/fasce tendinee/piano muscolare/peritoneo. Un suono più rimbombante indica cavità vuote, contenenti aria.

La percussione veniva utilizzata da secoli per distinguere tra barili pieni e vuoti di liquore, vino e di birra, e il Dr. Joseph Leopold Auenbrugger si ispirò a questa tecnica per la percussione medica.

Percussione del torace

Viene utilizzata per diagnosticare l’ipertrofia cardiaca, lo pneumotorace, l’enfisema e altre malattie. Può essere impiegata per stabilire la mobilità respiratoria del torace.

Leggi anche:

Percussione dell’addome

Viene utilizzata per scoprire se un organo mostra un “aia” (superficie di proiezione verso la pelle) allargata e/o alterata nei suoni. Si basa sul principio di discriminare i tessuti e gli spazi vuoti tra di loro grazie alle vibrazioni che i tessuti emettono alla percussione. Il suono generato viene utilizzato per stabilire se le dimensioni e la natura del tessuto sottostante è normale (e dunque verosimilmente sano) oppure anormale, facendo pensare ad una patologia sottostante da indagare con ulteriori procedure. La percussione dell’addome è utile per rilevare:

  • Ascite
  • Cardiomegalia (anche se oggi si preferisce l’ecocardiografia oppure la vecchia Rx telecuore).
  • Epatomegalia (ingrossamento del fegato)
  • Splenomegalia (ingrossamento della milza)

Note alla percussione

Basandosi sulla percezione tattile e uditiva, i toni/note che vengono uditi possono essere categorizzati come:

  • Timpanico;
  • Iper-risonante (nello pneumotorace);
  • Risonanza normale/ Resonante;
  • Risonanza ridotta (masse sottostante, consolidazione-fibrosi del tessuto polmonare);
  • Ottuso (consolidazione);
  • Ottusità dura, “suono di coscia” (nell’effusione pleurica).

Altri articoli che potrebbero interessarti:

Semeiotica dell’addome:

Semeiotica della colecisti:

Semeiotica del rene:

Semeiotica del cuore:

Posizione del corpo:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Scabbia su pelle e cuoio capelluto: sintomi, cause e cure

MEDICINA ONLINE ACARO SCABBIALa scabbia è una comune infezione della pelle; il principale sintomo è la formazione di piccole protuberanze dolorose e vesciche dovute ad acari microscopici, in grado di annidarsi nello strato superficiale della pelle per deporre le uova. La trasmissione avviene di norma nell’ambito del nucleo familiare; tra gli adulti il contagio avviene prevalentemente per contatto sessuale. Il rischio di diffusione tramite indumenti, biancheria da letto e asciugamani utilizzati da pazienti con sintomi tipici della scabbia è basso, ma può aumentare se il paziente è affetto dalla scabbia a croste, caratterizzata da una massiccia infestazione da acari. La scabbia è endemica in tutto il mondo e colpisce persone di tutti i livelli socioeconomici, senza distinzione di età o sesso. Rara fino a trenta-quarant’anni fa, è divenuta ovunque nuovamente frequente negli ultimi anni. I motivi delle periodiche ricorrenze della scabbia non sono noti, mentre si conoscono alcuni fattori che ne favoriscono la diffusione, spesso in modo indipendente fra loro. Nei Paesi occidentali, questi fattori sono costituiti:

  • dallo scarso livello igienico,
  • dalla promiscuità,
  • dai viaggi internazionali,
    dalla permanenza presso cliniche ed ospedali (anche se di ottimo livello igienico).

L’infestazione è possibile in ogni periodo dell’anno, anche se risulta più frequente in inverno che in estate, per la tendenza al sovraffollamento in luoghi chiusi. Se non curata la scabbia non guarisce spontaneamente, ma è spesso sufficiente un’unica applicazione della terapia prescritta per risolvere l’infezione. La scabbia non può essere contratta dal proprio animale domestico (cani e gatti, per esempio), che sono colpiti da parassiti diversi.

Cause e fattori di rischio

La scabbia è causata da un un acaro invisibile ad occhio nudo, parassita umano obbligato, non in grado cioè di sopravvivere a lungo lontano dalla pelle umana (fino a 48-72 ore, cioè 2-3 giorni); dopo l’accoppiamento gli acari adulti maschi rimangono sulla pelle, mentre le femmine scavano una galleria dove depositeranno le uova. Le femmine scavano ad una velocità di 2-3 mm al giorno e depositano 1-3 uova al giorno nella galleria. Vivono per 4-6 settimane. Le uova si schiudono entro 3-4 giorni, liberando una larva che fuoriesce dalla volta del tunnel, scavando brevi cunicoli (tasche di muta) sulla superficie della pelle, dove rimane sino a maturazione. Dalla deposizione delle uova allo stato di acaro adulto passano 10-13 giorni.

Leggi anche: Acari ed allergia: cosa sono, dove si trovano, come si combattono

Trasmissione

Un paziente è contagioso già durante l’incubazione della malattia, cioè anche prima della comparsa di sintomi e segni. La scabbia è altamente contagiosa e di solito viene trasmessa attraverso il contatto prolungato tra le epidermidi, oppure mediante rapporti sessuali con un’altra persona infetta (il preservativo potrebbe non essere sufficiente ad evitare il contagio); gli acari non possono saltare né volare, questo significa che il contagio può solo avvenire attraverso il contatto diretto con il parassita. L’infezione si diffonde con maggiore facilità nei luoghi affollati e nelle situazioni in cui ci sono molti contatti ravvicinati, come nelle scuole o negli asili: se un compagno di scuola o di asilo di vostro figlio ha la scabbia, sarebbe quindi prudente curare vostro figlio per l’infezione, anche prima che sviluppi i sintomi. La scabbia sembra possa essere trasmessa anche attraverso il contatto con altri oggetti come vestiti, biancheria, mobili o superfici con cui una persona infetta sia entrata in contatto, ma quest’eventualità è sicuramente più rara, poiché gli acari della scabbia possono sopravvivere lontani dall’ospite umano fino a 48-72 ore, al massimo 10 minuti se esposti a una temperatura di 50° o più.

Quanto dura l’incubazione?

L’incubazione è di circa 3-6 settimane, molto più breve in caso di reinfestazione (1-4 giorni) perché per il sistema immunitario si tratta a quel punto di una minaccia già conosciuta e di cui conserva una memoria immunitaria. Durante l’incubazione il paziente non ha sintomi né segni, ma può comunque infettare altre persone con cui viene a contatto.

Se vengo in contatto con una persona che ha la scabbia, che faccio?

Se si viene a contatto con una persona con la scabbia o suoi oggetti (biancheria, asciugamani, lenzuoli, cuscini…), bisogna mantenere la calma ed è preferibile per prima cosa contattare il proprio medico di Medicina Generale (il “medico di famiglia”) che valuterà diversi aspetti prima di prescrivere un eventuale trattamento preventivo.

Sintomi e segni

Il sintomo più comune della scabbia è un forte prurito, che può peggiorare di notte o dopo un bagno, quando l’attività degli acari aumenta a causa del caldo. All’esame obiettivo l’infezione da scabbia appare inizialmente con piccole protuberanze dolorose, vesciche o pustole che si rompono quando vengono grattate. La pelle colpita dal prurito può diventare più spessa, squamosa, coperta di croste e segnata dai graffi dovuti al prurito. Prurito e segni visibili sulla pelle sono dovuti agli acari presenti nei cunicoli e dei loro prodotti (es. saliva, escrementi). Il rash cutaneo da scabbia si presenta con:

  • piccole macchie rosse che, se graffiate a causa del prurito, potrebbero causare la formazione di piaghe e croste;
  • brevi linee curve, che sono i cunicoli scavati dagli acari.

Queste tracce visibili della scabbia si presentano come linee corte, ondulate, rossastre o scure sulla superficie della pelle, concentrate in modo particolare attorno al polso e tra le dita, ma anche su:

  • palmi delle mani;
  • piedi;
  • gomiti;
  • intorno ai capezzoli (soprattutto nelle donne);
  • intorno alla zona genitale (soprattutto negli uomini).

Il rash di solito colpisce tutto il corpo, testa compresa, ma concentrandosi in particolar modo su:

  • ascelle;
  • intorno alla vita;
  • interno del gomito;
  • natiche inferiori;
  • parte inferiore delle gambe;
  • piante dei piedi;
  • ginocchia;
  • scapole;
  • area genitale femminile;
  • inguine;
  • intorno alle caviglie.

Le persone anziane, i bambini piccoli e i soggetti con un sistema immunitario indebolito possono manifestare il rash anche su testa e collo. Nei bambini al di sotto dei 2 anni di età, l’infestazione spesso si presenta sotto forma di vescicole e interessa le aree prive di peli, tra cui:

  • volto;
  • testa;
  • collo;
  • cuoio capelluto;
  • pianta dei piedi;
  • dietro le orecchie.

La scabbia raramente colpisce i bambini con meno di 2 mesi. Se un paziente affetto da scabbia si gratta sulle zone di pelle colpite dal prurito, aumenta le possibilità che la pelle colpita sia infettata anche dai batteri. L’impetigine, un’infezione batterica della pelle, può verificarsi nella pelle già infetta da scabbia.

Leggi anche: Piattole: cosa sono, si vedono, quanto durano, come eliminarle?

Pericoli e rischi

Non sussistono particolati problemi o complicanze legate alla parassitosi, sono però possibili e comuni sovrainfezioni batteriche dovute al grattarsi.

Cura e terapia

In genere la cura della scabbia prevede l’applicazione di specifiche creme su tutto il corpo, ad eccezione della testa, o comunque secondo indicazione medica. L’applicazione deve avvenire sulla pelle fresca e asciutta, non va applicata dopo un bagno caldo perchè verrebbe assorbita anzichè attivarsi sugli strati superficiali della pelle dove è presente l’acaro. A seconda del tipo di preparazione il medico consiglierà di lasciarla in posa da 8 a 24 ore (Scabianil® per esempio va in genere lasciata 8 ore), prima di lavarla via con una doccia. Indispensabile nel frattempo procedere a un accurato lavaggio di vestiti, pigiami, biancheria, asciugamani e tutto ciò che possa essere venuto a contatto con la pelle prima del trattamento. Si consiglia infine di ripetere l’applicazione e il lavaggio dell’ambiente a distanza di 7 giorni, per agire su eventuali uova rimaste vitali. I sintomi potrebbero persistere ancora per qualche giorno o anche qualche settimana dopo la cura (fino a un mese circa), ma non è necessariamente segno della persistente presenza degli acari, spesso si tratta infatti solo di residue reazioni del sistema immunitario; contattare il medico se il prurito persistesse ancora dopo due settimane o se comparissero nuove linee sulla pelle. Per ridurre il rischio di re-infezione si raccomanda di evitare rapporti sessuali e altre forme di contatto prolungato fino a guarigione ottenuta. Si procede infine al trattamento preventivo anche del partner ed eventualmente degli altri famigliari.

Leggi anche: Perché vengono i pidocchi, come riconoscerli ed eliminarli

Prurito

Per dare sollievo al prurito il medico spesso associa al trattamento vero e proprio un antistaminico o una leggera crema cortisonica.

Prodotti consigliati

Accanto alle terapie mediche, il nostro Staff vi consiglia alcuni prodotti per prevenire l’infezione e velocizzare i tempi di guarigione:

Ambiente e vestiti

Gli acari della scabbia non sopravvivono più di 2-3 giorni lontano dalla pelle umana, quindi gli oggetti come coperte, vestiti e asciugamani usati dal paziente possono essere semplicemente lavati in acqua calda (ad almeno 50°) o chiusi per qualche giorno (almeno 72 ore) in un sacco chiuso. Utile l’aspirapolvere nel caso di scabbia crostosa.

Prevenzione

l contatto fisico diretto e prolungato è la modalità di trasmissione più comune per la scabbia ma, poiché gli acari che causano la scabbia possono vivere fino a 2 o 3 giorni nei vestiti, nella biancheria da letto o nella polvere, è possibile il contagio da scabbia da un’altra persona con cui condivide lo stesso letto, la biancheria o gli asciugamani. In genere una rapida stretta di mano non è quasi mai sufficiente a contagiare, così come altri molto contatti limitati nel tempo come un abbraccio. Se nella vostra famiglia qualcuno è in cura per la scabbia, anche tutti gli altri membri della famiglia dovrebbero essere sottoposti a cure. I vestiti, le lenzuola e gli asciugamani dovrebbero essere lavati in acqua ad alte temperature. Si dovrebbe passare l’aspirapolvere in tutte le stanze della casa, e il sacchetto dovrebbe essere gettato nella spazzatura dopo l’uso.

Leggi anche: Vivono, mangiano e fanno sesso sulla nostra faccia. Uno studio dimostra che quasi tutti li abbiamo: di cosa si tratta?

Sono venuto a contatto con una persona affetta da scabbia, che faccio?

Se si è venuti a contatto con una persona affetta da scabbia, è necessario:

  • contattare il proprio medico;
  • effettuare il trattamento preventivo consigliato dal medico, dopo il bagno o la doccia;
  • sostituire la biancheria personale, le lenzuola, le federe e gli asciugamani dopo ogni applicazione;
  • lavare la biancheria in lavatrice a temperatura superiore ai 60° C;
  • porre in un sacco impermeabile tutto ciò che non è lavabile ad alte temperature (coperte, cuscini, capi in lana), lasciarlo chiuso per almeno 48 ore e poi esporlo all’aria. L’acaro non può sopravvivere a lungo lontano dalla pelle umana.

Riammissione a scuola

Il rientro a scuola può avvenire 24 ore dopo l’inizio della terapia specifica, dopo accertamento da parte della ASL dell’avvenuto inizio trattamento.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Si può vivere senza bere acqua? Per quanto tempo?

Perdiamo una lattina di acqua ogni ora quanta acqua bere d'estate per evitare la disidratazioneL’acqua, insieme al cibo ed all’aria, è il bene più prezioso per l’uomo: il suo corpo, infatti, è composto per gran parte di acqua, che viene assunta durante la giornata tramite l’introduzione di liquidi con bevande e cibi; a tal proposito leggi anche: Quanti litri e percentuale di acqua sono presenti nel nostro corpo?

L’acqua è veramente importante per il corretto funzionamento del corpo, tanto che è importante l’assumerne almeno 1,5/2 litri al giorno, che possono salire fino al doppio o oltre in casi eccezionali, come ad esempio:

  • una sudorazione troppo intensa, tipica in estate e con elevata umidità;
  • una perdita elevata di liquidi a causa di varie condizioni e patologie (ad esempio diarrea/ vomito prolungati; ustioni importanti…)
  • durante attività fisiche intense e prolungate;
  • in individui con elevati % di massa magra e metabolismo basale (ad esempio nei body builder).

Ma quanto può resistere un uomo senza bere?
Una risposta esatta non esiste, perché dipende da una grande quantità di fattori, principalmente:

  • sesso del soggetto;
  • metabolismo basale;
  • età del soggetto;
  • la corporatura del soggetto;
  • stato di salute generale.

Vi fornisco alcuni esempi. A parità di temperatura, umidità e condizioni di salute generali:

  • un bambino appena nato resisterebbe per un terzo del tempo di un uomo adulto;
  • un ottantenne resisterebbe molto meno di un soggetto con la metà degli anni;
  • un body builder resisterebbe meno di un individuo con massa muscolare “normale”, dal momento che il suo metabolismo basale (e quindi il suo fabbisogno idrico giornaliero, valori che sono direttamente proporzionati) è più elevato del normale;
  • una donna ha potenzialmente la possibilità di resistere più a lungo di un maschio, perché ha un metabolismo basale mediamente più basse e tende ad avere maggiori risorse di liquidi a causa della superiore ritenzione idrica;
  • una donna incinta resiste meno senza bere rispetto ad una donna non in gravidanza;
  • un soggetto molto ansioso ha una resistenza alla disidratazione prolungata, minore di un soggetto calmo;
  • un atleta professionista di sport di resistenza (quindi che non possiede elevata massa muscolare, come avviene invece in atleti di sport di potenza) ha una resistenza alla disidratazione maggiore rispetto ad un individuo sedentario e ad un atleta di sport di potenza;
  • un fumatore ha una resistenza alla disidratazione minore rispetto ad un non fumatore;
  • un soggetto in salute resiste di più senza idratazione, piuttosto di uno che soffre di vomito, diarrea, diabete, cardiopatie ed ustioni gravi: la salute generale è importantissima per assicurare la più elevata resistenza possibile.

La resistenza dipende inoltre da vari fattori esterni, come il tipo di ambiente (e quindi temperatura ed umidità) in cui ci si trova: a parità di soggetto, nel deserto servirebbero quattro litri di acqua al giorno per una corretta idratazione, mentre a temperature miti ne basterebbero meno della metà. Il fabbisogno idrico giornaliero dipende anche fortemente dal tipo di attività che si compie: quando si dorme, per esempio, si riduce la perdita di liquidi, mentre quando si svolge un lavoro faticoso – effettuato magari sotto il sole estivo – può ovviamente far perdere una grandissima quantità acqua e minerali.

Leggi anche: Perdiamo una lattina di acqua ogni ora: quanta acqua bere d’estate per evitare la disidratazione?

In linea generale, con una temperatura ambientale attorno ai 15°C e senza sforzi eccessivi, un essere umano adulto di 40 anni in salute può resistere mediamente una settimana intera senza bere, purché si nutra almeno dei liquidi contenuti nei cibi freschi (specie frutta e verdura). A ogni modo, la disidratazione porta conseguenze in poco tempo, spesso anche gravi: senza acqua la volemia (cioè il nostro volume sanguigno circolante) diminuisce gradatamente e quando si passa da un livello normale di circa 5 litri, da un livello inferiore ai 3,5 litri, si assiste alla comparsa dei seguenti sintomi:

  • astenia (debolezza);
  • sete;
  • ansia;
  • malessere generale;
  • aumento della frequenza respiratoria;
  • tachicardia;
  • ipotensione arteriosa;
  • vertigini;
  • allucinazioni visive/uditive;
  • confusione.

Successivamente si può assistere ad una progressiva perdita di coscienza ed infine alla morte del soggetto, in modo simile a quello che avviene in una morte da dissanguamento.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Come scegliere l’anguria più buona, matura al punto giusto?

MEDICINA ONLINE DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO ANGURIA COCOMERO MELONE FA INGRASSARE DIMAGRIRE FRUTTA ACQUA CALDO ESTATEL’anguria è il tipico frutto estivo: dissetante, dolce e facile da mangiare, anche con le mani. Negli ultimi tempi più chef si sono dilettati nell’impiegarlo come ingrediente nei loro piatti, ciò si deve alla sua appartenenza alla famiglia delle cucurbitacee, la stessa dei cetrioli. Particolarmente ricco di acqua e sali minerali è un ottimo sostituto di un pranzo estivo, quando la canicola affligge, e ideale come spuntino. Acquistare un’anguria può porre di fronte al dubbio: se non è matura ha poco sapore, gli zuccheri ancora non espressi lasciano la polpa acquosa e insipida; quando il grado di maturazione invece è superato allora è facile trovare il centro della fetta granuloso, quasi sfaldato. Bastano pochi accorgimenti per scegliere bene un’anguria intera senza assaggiarla.

1) Preferite innanzitutto le angurie intere, che per quanto ingombranti, offrono il vantaggio di poter verificare l’integrità della buccia. Controllare che il colore della buccia sia verde brillante, eventualmente striato di bianco per alcune varietà; deve essere integra e non mostrare ammaccature o crepe, da cui potrebbero infiltrarsi batteri e muffe.

2) A parità di pezzatura, l’anguria più pesante avrà un quantitativo di acqua maggiore, indice di un più lungo periodo di permanenza in campo.

3) Il peduncolo deve essere attaccato e resistente, normale che sia un po’ secco ma non deve venie via al solo tirarlo.

4) Ottimale che ci sia sulla buccia una parte, generalmente ovoidale, di colore più chiaro: ciò indica la zona di appoggio a terra durante la maturazione, in questa zona il sole non ha avuto modo di completare la fotosintesi e donare il caratteristico colore verde brillante.

5) Battendo con un mano sulla buccia il suono deve essere sordo, come se suonasse piena e intera al suo interno: ciò denota che la polpa è compatta e soda.

6) Nel caso di un’anguria già aperta, controllate l’aspetto della polpa che deve risultare soda e compatta, priva di evidenti parti filamentose, di colore rosso acceso con i semi neri lucidi.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Clarityn (loratadina) 10mg compresse e sciroppo, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTRODenominazione

CLARITYN 10 MG COMPRESSE

CLARITYN 1 MG/ML SCIROPPO

Categoria Farmacoterapeutica

Antistaminici per uso sistemico.

Principi Attivi

Loratadina.

Eccipienti

Glicole propilenico (E 1520); glicerolo (E 422); acido citrico anidro;sodio benzoato (E 211); saccarosio; aroma artificiale di pesca; acquadepurata.

Indicazioni

Trattamento sintomatico della rinite allergica (AR) e dell’orticaria cronica idiopatica (CIU).

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti in queste formulazioni.

Posologia compresse

Adulti e bambini sopra i 12 anni di eta’: 10 mg una volta al giorno (una compressa una volta al giorno). La compressa si puo’ assumere indipendentemente dall’ora dei pasti. Nei bambini dai 2 ai 12 anni di eta’il dosaggio e’ stabilito in base al peso. Peso corporeo superiore a 30kg: 10 mg una volta al giorno (una compressa una volta al giorno). Peso corporeo inferiore o uguale a 30 kg: la compressa da 10 mg non e’ adatta nei bambini con un peso inferiore ai 30 kg. Non sono state definite l’efficacia e la sicurezza del medicinale nei bambini di eta’ inferiore ai 2 anni. Ai pazienti con grave compromissione epatica deve essere somministrata una dose iniziale inferiore poiche’ potrebbero avereuna clearance ridotta di loratadina. Si raccomanda una dose iniziale di 10 mg a giorni alterni negli adulti e bambini con peso superiore ai30 kg. Non sono richiesti adattamenti di dosaggio negli anziani o inpazienti con insufficienza renale.

Posologia sciroppo

10 ml di sciroppo corrispondono a 10 mg di loratadina.

Adulti e bambini sopra i 12 anni di eta’: 10 mg una volta al giorno (10 ml di sciroppo una volta al giorno). Lo sciroppo si puo’ assumere indipendentemente dall’ora dei pasti. Nei bambini dai 2 ai 12 anni di eta’ il dosaggio e’ stabilito in base al peso. Peso corporeo superiore a 30 kg: 10 mg una volta al giorno (10 ml (10 mg) di sciroppo una volta al giorno). Peso corporeo inferiore o uguale a 30 kg: 5 ml (5mg) di sciroppo una volta al giorno. Non sono state definite l’efficacia e la sicurezza del prodotto nei bambini di eta’ inferiore ai 2 anni. Ai pazienti con grave compromissione epatica deve essere somministrata una dose iniziale inferiore poiche’ potrebbero avere una clearanceridotta di loratadina. Si raccomanda una dose iniziale di 10 mg a giorni alterni negli adulti e bambini con peso superiore ai 30 kg e si raccomandano 5 ml (5 mg) a giorni alterni nei bambini con peso uguale oinferiore a 30 kg. Non sono richiesti adattamenti di dosaggio negli anziani o in pazienti con insufficienza renale.

Conservazione

Questo medicinale non richiede alcuna particolare condizione di conservazione. Non congelare. Conservare il flacone nell’imballaggio esternoper proteggere il medicinale dalla luce.

Avvertenze

Il medicinale deve essere somministrato con cautela nei pazienti con grave insufficienza epatica. Questo medicinale contiene saccarosio; pertanto non devono assumere questo medicinale i pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza al fruttosio, malassorbimento di glucosio-galattosio o insufficienza di saccarosio-isomaltasi. La somministrazione del prodotto deve essere interrotta almeno 48 ore prima dei test cutanei poiche’ gli antistaminici possono prevenire o ridurre le reazioni positive.

Interazioni

L’assunzione concomitante del farmaco con alcool non ne potenzia gli effetti, cosi’ come valutati dagli studi sulle prestazioni psicofisiche. Possono manifestarsi potenziali interazioni con tutti gli inibitoriconosciuti degli enzimi CYP3A4 e CYP2D6 determinando elevati livelli di loratadina nel sangue, che possono causare un aumento degli effettiindesiderati.

Effetti Indesiderati

In studi clinici condotti in una popolazione pediatrica di bambini dai2 ai 12 anni, gli effetti indesiderati comuni la cui frequenza eccedequella del placebo sono stati: cefalea, irritabilita’ e affaticamento. In studi clinici condotti in soggetti adulti e adolescenti in un certo numero di indicazioni, comprese AR e CIU, alla dose raccomandata di10 mg al giorno, sono stati segnalati effetti indesiderati con loratadina in una percentuale superiore al 2 % rispetto ai pazienti trattaticon placebo. Gli effetti indesiderati segnalati con una frequenza maggiore rispetto al placebo sono stati sonnolenza, cefalea, aumento dell’appetito e insonnia. >>Altri effetti indesiderati segnalati molto raramente durante la commercializzazione. Disturbi del sistema immunitario: anafilassi. Patologie del sistema nervoso: vertigini. Patologie cardiache: tachicardia, palpitazioni. Patologie gastrointestinali: nausea, secchezza delle fauci, gastrite. Patologie epatobiliari: funzionalita’ epatica alterata. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo:rash, alopecia. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione: affaticamento.

Gravidanza E Allattamento

Negli studi sugli animali la loratadina si e’ dimostrata non teratogena. Non e’ stata definita la sicurezza d’impiego della loratadina durante la gravidanza. Pertanto l’utilizzo del medicinale durante la gravidanza non e’ raccomandato. La loratadina viene escreta nel latte materno, pertanto l’assunzione di loratadina non e’ raccomandata in donne che allattano.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!