Morire per una puntura di vespa: capire cos’è uno shock anafilattico può salvarti la vita

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO VESPA INSETTISuccede molto spesso purtroppo, specialmente durante i mesi caldi dell’anno: da Nord a Sud, sono numerosi in Italia i casi in cui basta la puntura di una vespa o di un calabrone per provocare in chi è stato punto uno shock anafilattico, cioè una reazione allergica di intensità tale da poter causare la morte.
L’ultimo episodio in provincia di Torino, a Coazze, dove un uomo di 53 anni è morto all’ospedale San Luigi di Orbassano dove era ricoverato dopo essere stato punto da una vespa. L’uomo si stava recando al lavoro in bicicletta quando l’insetto lo ha punto. Ricoverato in ospedale, è morto due giorni dopo.
Nonostante l’intervento dei medici, lo shock anafilattico provocatogli da quella puntura gli è stato fatale.

In cosa consiste lo shock anafilattico?

L’anafilassi è definita come «una grave reazione allergica a rapida comparsa e che può causare la morte». Nelle forme più gravi di anafilassi, si parla di «shock anafilattico». L’anafilassi è causata da una particolare forma di ipersensibilità, comunemente detta “allergia”, verso una sostanza antigenica (detta allergene). Le cause più comuni comprendono punture di insetti, alimenti e farmaci. In genere si presenta con una serie di manifestazioni cliniche tra cui prurito, angioedema (gonfiore) della faccia e della gola, rapido calo della pressione arteriosa sistemica. A livello fisiopatologico, l’anafilassi è una reazione di ipersensibilità del I tipo, dovuta al rilascio di mediatori da parte di alcuni tipi di globuli bianchi attivati da meccanismi immunitari e no. Viene diagnosticata sulla base dei sintomi e dei segni che si presentano. L’esposizione alla sostanza può avvenire per inalazione, ingestione, contatto o inoculazione dell’allergene. La reazione di anafilassi propriamente detta avviene nei confronti di un antigene con cui il soggetto è già entrato in contatto precedentemente. Attualmente, l’anafilassi provoca ogni anno 500-1 000 decessi (2,4 casi per milione di persone) negli Stati Uniti, 20 nel Regno Unito (0,33 per milione) e 15 in Australia (0,64 per milione). I tassi di mortalità sono diminuiti tra il 1970 e il 2000. In Australia la morte indotta dall’anafilassi dovuta a sostanze alimentari si verifica soprattutto nelle donne, mentre i decessi causati da punture di insetti si verificano soprattutto nei maschi. Comunemente i casi a prognosi infausta sono però provocati da assunzione di farmaci. Aneddoticamente è anche un metodo di suicidio, per esempio con penicillina o pesce. Il meccanismo e la sintomatologia dello shock anafilattico sono causati dalle immunoglobuline E (IgE) e da altre anafilatossine che inducono la liberazione di grandi quantità di istamina e di altre sostanze.

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Cause

L’anafilassi può verificarsi come risposta a quasi tutte le sostanze estranee che entrano in contatto con l’organismo. Tra le cause più comuni vi sono le punture di insetti (come le api), l’assunzione di alcuni alimenti o di farmaci. Gli alimenti sono la causa di anafilassi più comune per bambini e adulti, mentre le punture di insetti e i farmaci risultano esserlo per la popolazione anziana. Cause meno frequenti includono anche fattori fisici, agenti biologici come sperma, lattice, variazioni ormonali, additivi alimentari come il glutammato monosodico, coloranti alimentari e farmaci topici. Fattori fisici, come l’attività fisica (nella cosiddetta “anafilassi indotta dall’esercizio”) o variazioni di temperatura (sia verso il caldo sia verso il freddo) possono inoltre agire come innesco attraverso i loro effetti diretti sui mastociti. Gli eventi scatenati dall’attività fisica sono però frequentemente associati all’ingestione di alcuni alimenti. Anestesia, somministrazione di farmaci miorilassanti o antibiotici e utilizzo di presidi in lattice sembrano essere le cause più comuni di reazione anafilattica. Nel 32%-50% dei casi, la causa scatenante rimane sconosciuta e la condizione viene denominata «anafilassi idiopatica».

Leggi anche: Cos’è l’adrenalina ed a cosa serve?

Fattori di rischio

Persone affette da malattie atopiche come l’asma, l’eczema o la rinite allergica sono ad alto rischio di reazioni anafilattiche da alimenti, dal lattice, dai farmaci e dalle punture d’insetto. In uno studio svolto su un campione di bambini, il 60% aveva una storia di precedenti malattie atopiche e tra i decessi di ogni età, oltre il 90% presentava una storia di asma. Pazienti con mastocitosi o con uno status socio-economico più elevato sono maggiormente a rischio. Maggiore è il tempo trascorso dall’ultima esposizione all’allergene, minore è il rischio.

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Tempo di insorgenza dei sintomi

La comparsa dei sintomi tipici dello shock anafilattico è estremamente variabile, a tal proposito leggi: Puntura di vespa: dopo quanto tempo si verifica lo shock anafilattico?

Sintomi e segni

L’anafilassi si presenta tipicamente con molti sintomi diversi che emergono in pochi minuti o nelle ore successive al contatto, con un esordio medio da 5 a 30 minuti se l’esposizione è per via endovenosa e 2 ore per i prodotti alimentari. Le aree più comunemente colpite sono: pelle (80-90%), vie respiratorie (70%), apparato gastrointestinale (30-45%), cuore e vasi (10-45%), sistema nervoso centrale (10-15%). Possono essere coinvolti anche più apparati contemporaneamente.

Pelle
Tra i segni e i sintomi tipici si annoverano: orticaria generalizzata, prurito, rossore o gonfiore delle labbra. I pazienti che sperimentano gonfiore o angioedema descrivono una sensazione di bruciore della pelle, o di prurito. Il gonfiore della lingua o della gola si verifica in un massimo di circa il 20% dei casi. Altre possibili manifestazioni sono la rinorrea e il gonfiore della congiuntiva. Se l’edema coinvolge le alte o basse vie respiratorie, la pelle può anche assumere colore bluastro (cianosi) a causa della mancanza di ossigeno (ipossiemia).

Apparato respiratorio
Nell’anafilassi possono presentarsi alcuni segni e sintomi respiratori, tra cui la mancanza di fiato, attacchi d’asma, la presenza all’auscultazione di sibili o stridore. I sibili sono di solito dovuti a spasmi della muscolatura bronchiale mentre lo stridore è legato a ostruzione delle vie aeree superiori dovuto a un importante stato infiammatorio o, nei casi più gravi, ad angioedema. Possono inoltre verificarsi raucedine e dolore in seguito a deglutizione o a colpi di tosse.

Cuore e apparato circolatorio
Nei pazienti colpiti può verificarsi uno spasmo coronarico con conseguenti possibili infarto del miocardio, aritmie o arresto cardiaco. I pazienti che hanno precedenti di malattia coronarica hanno un maggior rischio che l’episodio anafilattico possa colpire il cuore. Lo spasmo coronarico è legato alla presenza di istamina rilasciata dalle cellule nel cuore. L’instaurarsi di una tachicardia è frequente per via dell’abbassamento della pressione del sangue (ipotensione); un riflesso di Bezold-Jarisch è stato descritto nel 10% dei casi: questo comporta un rallentamento del battito cardiaco (bradicardia) con bassa pressione sanguigna. Il calo della pressione arteriosa o shock (sia distributivo sia cardiogeno) può provocare la sensazione di stordimento o portare alla perdita di coscienza. Raramente l’abbassamento della pressione arteriosa può essere l’unico segno di anafilassi.

Altri effetti
Le manifestazioni gastrointestinali possono includere crampi addominali, diarrea e vomito. Sono inoltre possibili confusione, perdita di controllo della vescica o dolore pelvico simile a crampi. La dilatazione dei vasi sanguigni del cervello può provocare mal di testa. Alcuni soggetti colpiti da anafilassi hanno inoltre descritto una sensazione di ansia variabile fino al senso di “morte imminente” probabilmente dovuti alle difficoltà respiratorie.

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Prognosi

La prognosi è tanto più grave quanto più breve è il tempo che passa tra l’esposizione all’allergene e la comparsa dello shock anafilattico. Se non si interviene rapidamente, il paziente può morire.

Terapie

L’anafilassi è un’emergenza medica che può richiedere misure rianimatorie, quali la gestione delle vie aeree, la somministrazione di ossigeno e di grandi volumi di fluidi per via endovenosa e uno stretto monitoraggio delle condizioni del paziente. La somministrazione di adrenalina, con l’aggiunta di antistaminici e steroidi come adiuvanti, è il trattamento di scelta in caso di condizioni critiche. Un periodo di osservazione in ospedale, che può variare dalle 2 alle 24 ore, è raccomandato per le persone che hanno superato la crisi, per la possibilità che i sintomi si ripresentino anche senza esposizione all’allergene (anafilassi bifasica).

Cosa fare e cosa NON fare se si sospetta uno shock anafilattico?

A tale riguardo, leggi:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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I consigli degli ultracentenari per vivere per sempre (o quasi!)

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO MANI ANZIANI AMORE COPPIA VECCHI NONNIEcco alcuni trucchi semplici e spesso sorprendenti che dimostrano come si può vivere più a lungo. Tra meno fumo, risate e sesso, oltre venti consigli rivelano la ricetta del centenario. Che si ciba di noci e prende il sole un quarto d’ora al giorno.

TE’ – Lasciare il latte per una tazza di tè. Il tè è ricco di antiossidanti chiamati polifenoli, che possono aiutare il vostro organismo a combattere le malattie cardiache, il cancro e l’invecchiamento precoce. Uno studio israeliano ha scoperto che i bevitori moderati di tè vivono molto più. Ma ricordatevi di dare una buona rimescolata prima di rimuovere la bustina di tè.

IN EQUILIBRIO SU UNA GAMBA – Scendere dal letto su una gamba sola ogni mattina. Può sembrare strano, ma stare in piedi su una gamba sola mentre ti vesti la mattina costringe il corpo all’equilibrio, rafforzando schiena, bacino e lo stomaco. Muscoli che sostengono la colonna vertebrale compresi. Secondo il fisioterapista Tom Salzman: “Questo semplice atto quotidiano offrirà notevoli benefici a lungo termine quando si tratta di rimanere attivi più a lungo e la protezione contro le cadute e le ossa rotte cala quando si invecchia”.

SESSO – Fare sesso regolarmente, almeno due volte alla settimana. Un ampio studio sulla longevità gallese ha scoperto che coloro che avevano rapporti sessuali meno di una volta al mese hanno subito il doppio rischio di morire prematuramente rispetto a quelli che ha fatto sesso due volte alla settimana. A parte i benefici per la salute, una coppia con una vita sessuale sana può rallentare l’invecchiamento fino a 7 anni, secondo uno studio del Royal Hospital di Edimburgo – forse perché il sesso riduce lo stress, portando ad una maggiore soddisfazione e un sonno migliore.

SCOIATTOLO – Mangiare tre noci al giorno. Le noci contengono la maggior parte delle qualità contro le malattie tra cui sostanze anti-invecchiamento e antiossidanti. Secondo l’Università di Scranton, negli Stati Uniti, mangiare solo tre noci al giorno è sufficiente per trarre i massimi benefici.

NO CREMA – Usare meno la protezione solare, ma non bruciarsi. Le cifre mostrano che il 50% delle persone nel Regno Unito sono carenti di vitamina D, il nutriente che ci protegge dall’azione della luce solare. Il calo aumenta il rischio di una serie di condizioni potenzialmente mortali tra cui le malattie cardiache, l’osteoporosi e il cancro. Per aumentare i livelli di vitamina D senza aumentare il rischio di cancro della pelle, Cancer Research UK raccomanda di abbronzarsi qualche minuto (in pratica circa dai 15 ai 20) sotto il sole intorno a metà giornata senza protezione solare.

AMICIZIA – Trovare sei buoni amici su cui puoi sempre contare. Lo sviluppo di amicizie e legami familiari è il segreto per vivere a lungo, secondo un recente studio australiano. Gli amici forniscono un sostegno emotivo, che ci aiuta a gestire lo stress, e la sensazione di esser amati aumenta la produzione di dopamina e l’ossitocina, che favoriscono la crescita del cervello. Altre ricerche hanno individuato il sei come numero ottimale di amici.

NON INGOZZARSI – Fermarsi quando ci si sente pieni all’80%. Gli abitanti di Okinawa, nelle remote isole giapponesi, hanno il più basso livello mondiale di obesità, e i centenari pullulano. Il loro segreto? Ad ogni pasto, smettono di mangiare quando si sentono sazi all’80%, felici di lasciare qualsiasi eccesso di cibo nel loro piatto. I ricercatori americani hanno trovato anche gli animali possono vivere fino a due volte più a lungo quando la loro assunzione di cibo si riduce fino a un terzo. Oltre ad aiutare a mantenere un peso sano, il metabolismo ha meno lavoro da fare, stressando meno il corpo.

DORMI – Vai a letto un’ora prima. La mancanza di sonno può mettere a rischio maggiore le condizioni di salute, creando depressione e malattie cardiache. Eppure una piccola modifica fa una grande differenza. Uno studio della Harvard Business School negli Stati Uniti ha rilevato che per le persone che di solito dormono per sette ore o meno a notte, rischiano più attacchi di cuore e ictus.

FILO – Usare il filo interdentale ogni sera. “La malattia gengivale è la condizione più diffusa del pianeta” racconta il dentista Dr James Russell. Negli ultimi 10 anni, gli studi hanno messo in relazione l’aspetto ad un aumentato rischio di altre condizioni, tra cui le malattie cardiache, diabete e alcuni tipi di cancro.

PRECISIONE – Una ricerca dello psicologo statunitense Dr. Howard Friedman ha trovato che il miglior fattore della longevità è avere coscienza. Le persone che sono attente con i soldi, pensierose, e ordinate tendono a vivere più a lungo. Questo per il rilascio della serotonina nel cervello che migliora sonno e appetito.

QUATTRO ZAMPE – Comprati un animale domestico, e preferibilmente un cane. Le persone che possiedono un animale domestico sono meno stressate. L’effetto calmante di possedere un animale fa calare la pressione sanguigna e riduce il rischio di un attacco di cuore, secondo i ricercatori dell’Università del Minnesota negli Stati Uniti. Un altro studio ha trovato che i proprietari che camminano i loro cani vivono una media di sette anni in più rispetto a chi non ha l’amico a quattro zampe.

NO ALLA MELA IN FRIGO – La frutta non va al gelo. I nutrienti durano di più se mantenuti a temperature ambiente. Per esempio, pomodori e peperoni conservati in una ciotola piuttosto che nel frigorifero possono contenere il doppio betacarotene e fino a 20 volte di più il licopene.

AIUTA – Sii gentile e dai una mano agli altri. Uno studio statunitense ha scoperto che le persone generose regolarmente vivono molto più a lungo rispetto agli indifferenti. Meno depressione, meno dolori e una migliore salute generale.

CANTA – Sotto la doccia. Anche se stonati, la canzone con bagnoschiuma aiuta meglio di una polizza di assicurazione sanitaria. I risultati in una ricerca combinata tra Harvard e Yale. Chi sfrutta l’ugola ha maggiore speranza di vita, e la buona vecchia cantilena riduce lo stress, promuove un cuore sano e scongiura la depressione.

FRUTTA E VERDURA – Un rapporto recente sull’European Heart Journal ha scoperto che le persone che mangiano otto o più porzioni di frutta e verdura al giorno hanno probabilità quasi un quarto in meno di morire di malattie cardiache rispetto a chi mangia solo tre porzioni, che in Inghilterra sono la media nazionale. Questo perché ogni singola porzione è ricca di vitamine essenziali e antiossidanti, che stimolano il sistema immunitario e combattere i danni dell’invecchiamento precoce.

NO PIAGNISTEI – Gli ottimisti vivono 12 anni più a lungo dei pessimisti, secondo i ricercatori americani della clinica statunitense Mayo. I pessimisti sono anche più inclini a malattie virali.

CIDRO – Il succo di mela aiuta a mantenere giovane il cervello, secondo uno studio recente del Journal of Alzheimer. I ricercatori hanno trovato che solo due bicchieri al giorno riducono la formazione delle placche nel cervello dei pazienti affetti dalla sindrome.

RADICI – Disegna il tuo albero genealogico. Trovare il tuo anamnesi familiare potrebbe aiutare a prevedere il proprio futuro salutare. “Alcune malattie cardiache o il cancro, hanno fattori genetici” dice il Dott. Anand Saggar, specialista di genetica. Con l’identificazione delle condizioni familiari si può essere in grado di percepire i primi sintomi.

MENO TV – Guarda la TV un’ora in meno la notte. Ogni ora del piccolo schermo potrebbe rubarvi 20 minuti della vostra vita, affermano gli scienziati del US National Cancer Institute. Più guardiamo, più stiamo immobili, senza muovere i muscoli e bruciare calorie.

FAI I CONTROLLI – Assicurarsi di non saltare uno screening. “Si possono salvare vite umane ai primi problemi, quando il male è ancora curabile” sostiene il dottor Dawn Harper.

CREDI – Provare per… credere. Più di 1.000 studi hanno trovato un legame tra la fede e una vita più longeva. Si ritiene che avere forti convinzioni aiuta le persone a gestire lo stress e problemi emotivi, migliorando problemi di cuore, respiratori e digestivi.

MISURA LA TUA VITA – Gli scienziati hanno scoperto che la misura del giro vita è il migliore indicatore per le malattie cardiache. meglio del IMB (indice di massa corporea), perché può indicare la presenza di grasso viscerale, attorno agli organi vitali. La tua vita deve essere sotto i 94 centimetri un uomo e sotto gli 80 per una donna.

SPOSATI – Gli uomini sposati hanno tre volte meno probabilità di morire di malattie cardiache rispetto agli uomini che non hanno la fede al dito. Il matrimonio dimezza il rischio di morte cardiaca per le donne, secondo uno studio del 2009.

RIDI – Ridere almeno 20 volte al giorno. Rinforza il sistema immunitario, gli ormoni dello stress e stimola le barre cellule T killer, che lottano contro il cancro.Gli adulti ridono con una media di cinque/quindici volte al giorno, mentre i bambini possono facilmente farlo fino oltre un centinaio di attacchi quotidiani risatina.

NON FUMARE – E se lo fai smetti. Secondo uno studio finlandese, fumare non solo accorcia la vita di circa 10 anni, ma abbassa anche la qualità della vita in età avanzata, perché i fumatori hanno più probabilità di soffrire di malattie debilitanti.

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Bere più di quattro tazze di caffè al giorno aumenta il rischio di decesso precoce

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CAFFE CAFFEINA TAZZINA COLAZIONEBrutte, bruttissime notizie per i “caffeinomani” incalliti, almeno a giudicare dai risultati di una ricerca statunitense. I ricercatori hanno scoperto che le persone sotto i 55 anni che bevono più di 4 tazze di caffè al giorno hanno maggiore probabilità di morire precocemente, con un incremento del 50% della mortalità, secondo quanto riportato dalla rivista Mayo Clinic Proceedings.

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PicoSure, il nuovo laser per eliminare i tatuaggi in maniera indolore

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO TATUAGGIO BRACCIO INCHIOSTROLa clinica universitaria tedesca di Bochum, in Nortrhein Westfalen, è il primo ospedale europeo ad avere in dotazione un nuovo laser che permetterà di rimuovere i tatuaggi in maniera quasi del tutto indolore e senza lasciare alcun residuo. La nuova tecnologia si chiama “PicoSure” e sembra sia molto più rapida e meno dolorosa rispetto alla precedenti tecniche laser, tuttavia è anche più costosa (per un tatuaggio di medie dimensioni si paga circa 2.000 euro).

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Donne nate senza vagina: è la sindrome di Rokitansky-Kuster-Hauser

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO DONNA TRISTE STANCA STRESS SONNO TRISTEZZA DEPRESSIONELa  sindrome di Rokitansky-Kuster-Hauser (anche chiamta agenesia mülleriana o aplasia utero vaginale o semplicemente sindrome di Rokitansky; in inglese müllerian agenesis o müllerian aplasia o vaginal agenesis o Mayer-Rokitansky-Küster-Hauser syndrome o MRKH syndrome), è una condizione congenita (cioè presente già alla nascita) che è caratterizzata dall’assenza dell’utero e – in parte o totalmente – della vagina, mentre le ovaie sono presenti e anche i genitali esterni sono normali. E’ causata da un alterato sviluppo dei dotti di Müller, cui consegue l’agenesia dell’utero e variabili malformazioni della porzione prossimale della vagina. A ciò consegue amenorrea primaria, infertilità e l’impossibilità dei rapporti sessuali.

Cenni storici

Questa sindrome prende il nome dal suo più famoso scopritore il barone Karl Von Rokitansky (Cecoslovacchia, 1804-1878), medico e professore all’università di Vienna. Esistono evidenze di malformazioni vaginali sin dai tempi antichi. Già Ippocrate nel libro “Natura della donna” descrive la presenza di un’ostruzione membranosa del canale vaginale. Nel 1829 Mayer e nel 1838 Rokitansky descrivono una sindrome che include l’agenesia dell’utero e della vagina, mentre successivamente sarà Kuster ad osservare una correlazione con difetti urologici. Per questo motivo questa condizione viene anche chiamata sindrome di Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser.

Diffusione

Si stima che la prevalenza della sindrome sia di 1-5 neonate su 10.000.

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Cause

Normalmente durante l’embriogenesi umana, insieme ai vari apparati e sistemi, avviene lo sviluppo del apparato riproduttivo; nei pazienti affetti da questa malattia lo sviluppo inizia ma non riesce a concludersi. La  sindrome di Rokitansky è causata da un alterato sviluppo dei dotti di Müller, cui consegue l’agenesia dell’utero e malformazioni della porzione prossimale della vagina. La causa a monte che determina tale alterato sviluppo è attualmente ancora non del tutto compreso. Sono stati studiati numerosi geni al fine di identificare una causa genetica. Le forme tipiche e atipiche del disturbo sono presumibilmente causate da mutazioni in diversi geni. Il gene WNT4 (braccio  corto del cromosoma 1) è stato implicato nella versione atipica di questo disturbo. Una mutazione genetica causa la sostituzione di un residuo di leucina in prolina nella posizione dell’amminoacido 12. Questo evento riduce i livelli intranucleari di β catenina, inoltre rimuove l’inibizione degli enzimi steroidogenici come la 3β-idrossisteriod deidrogenasi e la 17α-idrossilasi. I pazienti hanno quindi un eccesso di androgeni. Inoltre, senza WNT4, il dotto mulleriano è deformato o assente. Gli organi riproduttivi femminili, come la cervice, le tube di Falloppio e gran parte della vagina, sono quindi colpiti. È stata segnalata un’associazione con la sindrome da microdelezione 17q12, una mutazione per delezione nel braccio lungo del cromosoma 17. Il gene LHX1 può essere la causa di un certo numero di casi.

Sintomi e segni

Dal punto di vista clinico la sindrome di Rokitansky si manifesta con l’assenza di utero e vagina, con ovaie e genitali esterni nella norma e normale cariotipo femminile. In alcuni casi possono essere associate anomalie a carico di altri organi e apparati come reni e vie urinarie, cuore e scheletro (vedi il prossimo paragrafo). La maggior parte delle pazienti con la sindrome di Rokitansky se ne accorge durante la pubertà, dato che, nonostante le modificazioni normali legate alla pubertà (sviluppo dei caratteri sessuali secondari con pubarca, cioè formazione di peli pubici, e telarca, sviluppo delle mammelle), si ha amenorrea (cioè le mestruazioni sono assenti): è opportuno ricordare che attualmente tale sindrome rappresenta la seconda causa di amenorrea primaria dopo la sindrome di Turner. Le ovaie – normalmente presenti – infatti inducono la caratterizzazione femminile tipica della pubertà, ma le mestruazioni non compaiono in virtù dell’assenza dell’utero. La conseguenza più importante – e più drammatica per la donna – di questa malattia è l’impossibilità totale di avere una gravidanza data la mancanza dell’utero. Inoltre, finchè non si interviene chirurgicamente a creare un’apertura ed uno spazio vaginale, per la donna sarà impossibile la normale penetrazione vaginale durante i rapporti.Esternamente i genitali appaiono normali.

Tipologie

Esistono due tipologie di sindrome di Rokitansky:

  • sindrome di Rokitansky di primo tipo (MRKH di tipo I): si riscontra l’assenza solo di utero e vagina;
  • sindrome di Rokitansky di secondo tipo (MRKH di tipo II o MURCS -Müllerian aplasia, Renal aplasia and Cervico-thoracic Somite dysplasia):  si riscontra l’assenza di utero e vagina ma sono anche associate malformazioni di altri organi, tra cui reni, cuore e scheletro. In particolare il 40% delle donne malate presenta anomalie renali (il 15% nasce con un solo rene), il 10% presenta difficoltà uditive e il 10-12% anomalie scheletriche.

Il secondo tipo è generalmente considerato quello più grave e potenzialmente caratterizzato da sintomi e segni in quantità maggiore rispetto al primo tipo.

Un’altro tipo di classificazione, prevede tre gruppi:

  • Tipica agenesia mulleriana – Aplasia/ipoplasia uterovaginale isolata (prevalenza 64%);
  • Agenesia mulleriana atipica – Aplasia/ipoplasia uterovaginale con malformazione renale o aplasia/ipoplasia uterovaginale con disfunzione ovarica (prevalenza 24%);
  • Sindrome MURCS – Aplasia/ipoplasia uterovaginale con malformazione renale, malformazione scheletrica e malformazione cardiaca (prevalenza 12%).

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Diagnosi

La diagnosi di sindrome di Rokitansky è essenzialmente clinica. Tuttavia la normale visita medica va integrata con esami genetici per il controllo del cariotipo, un’ecografia pelvica e una risonanza magnetica per il controllo dell’anatomia interna. Importante anche una ecografia renale, visto che, come dicevo all’inizio dell’articolo, spesso tale patologia è associata e anomalie a carico di altri organi ed il rene è statisticamente quello più colpito.

Trattamento

Per quanto riguarda il trattamento è possibile ricostituire la vagina mediante intervento chirurgico di vaginoplastica: la costruzione di una neovagina è necessario per permettere alla paziente di avere una normale vita sessuale. Questo ovviamente non risolve il problema dell’assenza dell’utero (per cui permangono per tutta la vita l’infertilità e l’amenorrea), anche se in futuro si prevede che sarà possibile ricorrere al trapianto di utero. Già adesso presso la Clinica Ginecologica dell’ospedale Umberto I di Roma si stanno sperimentando nuove terapie a base di cellule staminali autogene, cioè prelevate dalla stessa paziente. Il trattamento con utero artificiale è ancora in fase di studio. Ritornando all’impossibilità di avere figli, una ulteriore brutta notizia è che l’assenza dell’utero rende impossibile anche il ricorso a tecniche di fecondazione in vitro. Rimane la possibilità della maternità surrogata (vietata in Italia) oppure ovviamente dell’adozione. I trattamenti effettuati sono finalizzati a migliorare il rapporto sessuale ed a migliorare la qualità della vita della paziente, soprattutto dal punto di vista psicologico. Per migliorare il rapporto sessuale sono utilizzati sia dilatatori vaginali, sia la chirurgia, che presenta numerosi approcci, tra i quali:

  1. il metodo McIndoe: prevede l’utilizzo di cute del paziente al fine di confezionare una vagina artificiale; dopo l’intervento l’uso di dilatatori vaginali può rendersi necessario in caso di stenosi.
  2. il metodo Vecchietti: consiste nell’inserimento, a livello del fondo cieco della vagina, di una dispositivo di forma ovalare che viene successivamente messo in trazione dall’interno dell’addome tramite un intervento laparoscopico; l’intervento dura in tutto 45 minuti. In tal modo la vagina può crescere in dimensione di 1 cm al giorno, creando una vagina normale in circa una settimana o più.

Il trapianto uterino è stato eseguito in un certo numero di persone con agenesia mulleriana, ma l’intervento è ancora in fase sperimentale. Poiché le ovaie sono presenti, le persone con questa condizione possono avere figli genetici attraverso la fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione a un portatore gestazionale. Nell’ottobre 2014, è stato riferito che un mese prima una donna svedese di 36 anni era diventata la prima donna con un utero trapiantato a dare alla luce un bambino sano. È nata senza utero, ma aveva ovaie funzionanti. Lei e il padre sono passati alla fecondazione in vitro per produrre 11 embrioni, che sono stati poi congelati. I medici dell’Università di Göteborg hanno quindi eseguito il trapianto di utero, essendo il donatore un amico di famiglia di 61 anni. Uno degli embrioni congelati è stato impiantato un anno dopo il trapianto e il bambino è nato prematuro a 31 settimane dopo che la madre aveva sviluppato la preeclampsia. La ricerca promettente include l’uso di strutture coltivate in laboratorio, che sono meno soggette alle complicazioni del tessuto non vaginale, e possono essere coltivate utilizzando le cellule della donna stessa come fonte di coltura. Il recente sviluppo di vagine ingegnerizzate utilizzando le cellule del paziente stesso ha portato a vagine perfettamente funzionanti capaci di mestruazioni e orgasmo in un certo numero di pazienti.

Supporto psicologico

Scoprire di essere affette dalla sindrome di Rokitansky è ovviamente uno shock molto forte per la donna, che avrà la certezza di non poter mai rimanere incinta oltre alla percezione di essere “meno donna” del normale. La diagnosi avviene spesso in giovane età, durante le prime fasi post-puberali e ciò rende ancora più traumatica la notizia: in questo senso è assai importante avere un supporto psicologico e psichiatrico, che aiuti la paziente ad accettare la malattia. Alcune pazienti potrebbero avere un forte contraccolpo psicologico e ricadere nella depressione, nell’isolamento sociale e perfino in idee suicidarie: in questi casi farmaci antidepressivi e psicoterapia possono essere di grande aiuto.

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Impianto di protesi testicolare: quando, come e perché si effettua

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Impianto di protesi testicolare quando, come e perchè si effettua

Quando e perché viene istallata una protesi testicolare?
Una protesi testicolare viene istallata nello scroto quando il testicolo originale non è più presente in sede per vari motivi:
1) orchiectomia: intervento chirurgico di asportazione di uno od entrambi i testicoli;
2) criptorchidismo: la mancata discesa di uno o di entrambi i testicoli nel sacco scrotale;
3) testicolo atrofico;
4) testicolo non presente alla nascita;
5) orchidopessi (il principale trattamento del criptorchidismo, ha come obiettivo di riportare il testicolo o testicoli nello scroto).

Come viene impiantata una protesi testicolare?
L’impianto, effettuato in regime di Day Surgery, tranne che nelle condizioni che impongono un ricovero ordinario  può essere o contestuale alla asportazione del testicolo o in un tempo successivo, attraverso una incisione inguinale.
La procedura richiede una anestesia locale o locogenerale ed una durata di solito non superiore ai 20-30 minuti, preceduta da una profilassi antibiotica un’ora prima e proseguita alla dimissione per almeno 4 giorni insieme ad una terapia antidolorifica da impiegare più che altro al bisogno. L’intervento può essere realizzato in regime di Day Surgery

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Come è fatta una protesi testicolare?
La dimensione della protesi è ovviamente correlata alle dimensioni del controlaterale. La protesi è costituita da un involucro ovoidale in silicone preriempito, e ne esistono di diverse misure: la scelta della dimensione della protesi è ovviamente correlata alle dimensioni del controlaterale (cioè viene fatta in base alla dimensione del testicolo superstite).

Perché le dimensioni sono correlate al testicolo superstite?
Come facilmente intuibile l’impianto di protesi testicolari viene effettuato per motivi estetici e psicologici.

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Complicanze dell’intervento
La complicanza più frequente, come accade per tutte le protesi, è  l’infezione. Questo evento può richiedere la sua rimozione, così come la possibile comparsa di una necrosi dei lembi cutanei al di sopra della protesi. È rara la comparsa di un ematoma (una raccolta di sangue) all’interno dello scroto.

Risultati dell’intervento
Il risultato estetico è subito visibile, alla vista il testicolo è naturale e soffice al tatto, della stessa consistenza dei testicoli naturali. La cicatrice è minima.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Pet therapy: una bimba guarisce grazie al suo cane

Porthos, un cucciolo di cane, ha aiutato la sua padroncina a guarire e tornare a casa sana e salva. Questo il lieto fine di un bellissimo caso di pet therapy nella terapia intensiva pediatrica del Policlinico Gemelli di Roma. Si tratta del primo caso di pet-therapy in terapia intensiva pediatrica nel Lazio e tra le prime esperienze di questo tipo conosciute in Italia.

Ricoverata nella Terapia Intensiva Pediatrica (TIP), una bambina di 10 anni era caduta in un profondo stato depressivo sviluppato in seguito alla sua condizione di salute durante la degenza in Tip. Un incontro al giorno con Porthos l’ha però aiutata a ritrovare il sorriso e le forze per reagire.
La bambina ora è guarita ed è tornata a casa.

L’idea è stata dell’equipe diretta da Giorgio Conti. “La bambina – racconta Conti – era tristissima, non riusciva a dormire. Abbiamo cercato di farla reagire facendo entrare in TIP Porthos, un cucciolo di Golden retriever. Abbiamo organizzato un incontro col cane tutti i giorni per due settimane, dopo la seduta di fisioterapia.

La bimba, che si era chiusa in un mutismo acinetico e non riusciva a essere molto collaborativa in fisioterapia, ha subito reagito, già al primo incontro: è stato possibile staccarla dal ventilatore meccanico e iniziare a fare sessioni di fisioterapia più intensa che l’hanno aiutata a guarire”.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Più il nostro quoziente intellettivo è alto e meno crediamo in Dio: gli atei sono più intelligenti dei credenti?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO UOMO CHE PREGA IN CHIESA RELIGIONE CATTOLICASta facendo enormemente discutere, e non poteva essere altrimenti, lo studio del dipartimento di analisi dell’Università di Rochester di New York pubblicato sul sito del noto quotidiano The Independent e dedicato alla relazione tra il cervello umano e l’esistenza di Dio. I risultati dello studio infatti dicono che gli atei sono mediamente più intelligenti di chi ha una qualche fede religiosa.

Premesse importanti

Anticipando le possibili fallacie logiche di qualche lettore, vi comunichiamo che questo studio e questo articolo NON vogliono dire:

  • che tutti gli atei siano “intelligenti”;
  • che tutti i credenti siano “non intelligenti”;
  • che “basta” essere atei per diventare “intelligenti”;
  • che “basta” essere credenti per diventare “non intelligenti”;
  • che non possa esistere un “non intelligente” che sia ateo;
  • che non possa esistere un “intelligente” che sia credente.

Già ora possiamo quindi avvertire il lettore che il tirar fuori una lista di grandi studiosi o geni credenti, dicendo: “Quei famosi premi Nobel credono in Dio, quindi tutto lo studio è necessariamente falso” è una chiara fallacia logica, come lo è anche dire: “Quei famosi premi Nobel NON credono in Dio, quindi tutto lo studio è necessariamente vero”. Una lista di geni credenti non inficia né scredita i risultati dello studio, come una lista di geni non credenti non lo conferma. Inoltre, per definizione, il parere personale non può in alcun modo sminuire i risultati di uno studio scientifico, specie di questa portata, quindi dire “mio zio crede in dio ed è un genio, quindi lo studio è per forza falso” non ha alcun senso logico, come non lo ha dire “mio zio è ateo ed è un genio, quindi lo studio è per forza vero”. L’unico modo che ha il lettore che non sia d’accordo con questo studio, di contraddire i suoi risultati, è quello di presentare i risultati di un altro studio altrettanto autorevole che abbia risultati opposti. Tutto il resto è opinione personale e, ripeto, non smonta un bel nulla: la scienza non si fa con le opinioni né con le esperienze personali, bensì con la ricerca scientifica.

Il lettore valuti inoltre che:

  1. no, non è una fake news: che siate d’accordo o no con i suoi risultati, sappiate che lo studio è vero ed è stato riportato su riviste scientifiche internazionali ed autorevoli. Chi dice che “questo articolo è basato su una notizia falsa”, sta oggettivamente dicendo una falsità;
  2. lo studio è del 2013, quindi se state leggendo questo articolo nel 2026, considerate che potrebbe essere considerato già “vecchio” e sorpassato da altri studi più recenti;
  3. quanto detto al punto precedente non significa che questo studio, essendo del 2013, sia falso o necessariamente non più valido: esistono studi scientifici effettuati decenni fa che sono ancora validi perché nel frattempo nessun altro studio è riuscito a contraddirli;
  4. valutare l’intelligenza umana è estremamente difficile, anche perché esistono vari tipi di intelligenze e svariati modi per misurarle: lo stesso QI viene da anni messo in discussione;
  5. se letto questo articolo andrete su Facebook a litigare con qualcuno unicamente sulla base delle vostre e delle sue credenze personali, sbagliate di grosso: ci auguriamo che nessuno usi questo post per generare inutili flame;
  6. il titolo di questo articolo, considerato “acchiappaclick” da un famoso sito, descrive con esattezza la situazione evitando di fare clickbait (senza considerare che il sito in questione usa si lui stesso spesso palesi titoli “acchiappaclick”).

Siti che si scagliano a favore o contro questo articolo, senza considerare tali informazioni e raccogliendone i risultati in modo superficiale per dare valore alla propria tesi, fanno unicamente disinformazione o cercano notorietà usando questo articolo come leva. Finita questa lunga ma doverosa premessa, veniamo ora a parlarvi della ricerca vera e propria.

Molti studi sembrano confermarlo

La ricerca del team dello stimato professor Miron Zuckerman, si è avvalsa – tra gli altri – di tre psicologi che hanno condiviso la definizione di intelligenza come capacità di:

  • ragionare;
  • pianificare;
  • risolvere i problemi;
  • pensare astrattamente;
  • comprendere idee complesse;
  • imparare in fretta;
  • imparare dall’esperienza.

La ricerca ha comparato più di 63 precedenti studi sul tema, in quella che viene chiamata “meta-analisi” cioè un potente strumento di ricerca matematico-statistico il cui scopo è quello di riassumere i dati provenienti da diversi altri strumenti di ricerca, molto usato anche in campo medico. L’obiettivo di questa integrazione è ottenere un unico indice quantitativo di stima che permetta di trarre conclusioni più forti di quelle tratte sulla base di ogni singolo studio. Ebbene su 63 studi Miron Zuckerman ed il suo team di ricercatori ha verificato che ben 53 giungono alla medesima conclusione, e cioè che le persone più sono religiose e meno sono intelligenti.

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Lo studio che mette insieme tanti studi

Pubblicato sulla prestigiosa “Personality and Social Psychology Review“, lo studio del professor Zuckerman prende in esame molte ricerche effettuate negli ultimi 90 anni, in molte università del mondo, su migliaia e migliaia di “cavie”. La più “antica” iniziò nel 1921 per proseguire per anni su 1.500 persone che da piccole avevano un quoziente intellettivo superiore a 135, bambini superdotati insomma: questi bambini, seguiti poi per decenni fino alla vecchiaia, avevano mostrato un più basso – molto più basso – livello di credenza religiosa. Le analisi comparate, di cui appunto solo 10 su 63 dicono che il credente è più intelligente dell’ateo, hanno fatto desumere all’equipe dell’Università di Rochester che è più probabile che i bambini più intelligenti si allontanino dalla religione.

Ma è davvero così?

Ovviamente questa affermazione non implica il fatto che un credente NON possa essere intelligente e la prova è la lunga lista di geni in vari campi dello scibile umano, che credono o hanno creduto in una religione. Inoltre il vero nucleo di questo studio potrebbe indicare qualcosa di lievemente diverso e cioè che chi è poco intelligente tende ad uniformare la propria opinione a quella comune, a conformarsi alle convenzioni sociali, quindi fra i credenti vengono conteggiati tutti i poco intelligenti che credono in Dio solo perché lo fanno tutti gli altri. Seguendo questo ragionamento, paradossalmente se fossimo in una società in maggioranza atea lo studio forse ci direbbe che mediamente gli atei sono meno intelligenti dei credenti. In pratica il risultato dello studio non implica che chi crede in Dio sia automaticamente poco intelligente ma solo che chi è intelligente tende più facilmente crescendo a staccarsi dalle convenzioni sociali e farsi un’idea propria. Bisogna infine considerare che avere una grande intelligenza non implica necessariamente una consapevolezza sul tema e molti “geni” potrebbero essere diventati atei solo per rifiuto verso le convenzioni sociali e non a seguito di una reale e profonda riflessione.

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Non accontentarsi di un dogma “fantasy”

Da qui in poi farò una serie di considerazioni personali, scaturite dal risultato di questa meta-analisi. Prendetelo come uno sfogo personale derivato da anni di discussioni con fanatici religiosi, quindi se eravate solo interessati alla ricerca citata nell’articolo, potete anche evitare di andare oltre.
Quando due esseri umani si pongono la domanda “da dove veniamo?” lo scienziato si sforza di elaborare delle tesi, come per esempio quella del Big Bang, e successivamente cerca con fatica delle prove a sostegno di una data ipotesi piuttosto che un’altra. Quando alla fine la tesi del Big Bang sarà quella più probabile MA NON LA TESI “CERTA”, lo scienziato ammetterà umilmente di non avere la “Verità” in tasca, ma solo delle teorie che si prestano alla smentita da parte di successivi scienziati che si impegneranno con fatica in nuove e più complesse ricerche. Invece il credente si “accontenterà” di sapere di Adamo ed Eva, cioè una storia oggettivamente di fantasia (e che presume anche una serie di incesti), preconfezionata, ipse dixit, senza mettere in discussione questa “Verità”. Per quanto poi tale metafora si presti a interpretazioni magari anche meno fantasiose, rimane comunque un dogma. Molto comodo, poco umile, perché presume di conoscere la risposta a domande a cui in realtà nessuno – neanche “l’infallibile” papa – può dare spiegazione certa.

Zeus, Babbo Natale e Gesù

Mentre lo scienziato arriverà a dire: non so per certo come questo dato fenomeno sia avvenuto e continuerò per sempre a cercare di capirne il perché, il credente si accontenta invece di una storia “fantasy” che fornisce tutte le risposte necessarie, ma esse appaiono (o dovrebbero apparire) all’uomo del 2000, palesemente grottesche ed inventate, tra angeli volanti, soli che si fermano nel cielo, arche-zoo improbabili, bambini primogeniti uccisi, streghe, maschilismi inaccettabili e diavoli con zoccoli e forconi che prendono possesso delle persone, insomma cose che potevano essere credute al tempo del Malleus Maleficarum e dello stigma diaboli, ma a cui oggi potrebbe credere solo uno schizofrenico delirante, ritenute accettabili solo perché ce le hanno ripetute ed inculcate fin da bambini, come amava ripetere Bertrand Russell, a partire dalla violenza del pedobattesimo in poi. Pensateci bene: da piccoli ci dicono che esiste Dio e che esiste Babbo Natale, due figure che non possiamo vedere. Poi cresciamo e ci dicono che Babbo Natale non esiste, mentre continuano a dirci che esiste Dio, ma se continuassero a dirci che esiste anche Babbo Natale, noi continueremo per sempre a credere che esiste un tizio obeso e probabilmente diabetico che vive in Lapponia e – non si sa bene perché – ad un certo punto della sua vita, aiutato dai sui amici elfi, sale su delle renne volanti e commette svariate violazioni di domicilio per dare regali alla gente senza motivo, storia comunque più plausibile di un uomo che muore, resuscita e poi vola in cielo dal padre che in realtà è sé stesso ed ha messo incinta la sua stessa madre vergine, storia che è per forza vera dal momento che la propria religione è sempre e comunque l’unica che dice la verità, mentre le altre migliaia di religioni esistenti ed esistite sono tutte bugie ridicole messe in giro dal diavolo per “sviarci”.
Vorrei poi nuovamente eliminare ogni possibilità di fallacia logica: la ricerca citata nell’articolo NON DICE che I CREDENTI NON SIANO INTELLIGENTI, semmai asserisce che è più probabile che una persona atea sia intellettivamente più capace di una credente esattamente come è statisticamente più facile che chi si sia messo a cercare i motivi fisici dell’esistenza dei fulmini sia stato intellettivamente più capace (o almeno più curioso, concedetemelo) rispetto a chi credeva che i fulmini sulla terra li mandasse un Zeus adirato. Ah, a proposito: c’è qualche credente all’ascolto che mi sa dire che differenza c’è tra il dio cattolico e Zeus? E non datemi la solita risposta, che “Dio esiste mentre Zeus non esiste“, perché a quel punto io potrei chiedervi, come fate sempre voi, di dimostrarmi la NON esistenza di Zeus e siccome non si può dimostrare la NON esistenza di nulla a questo mondo, non vorrei lasciarvi in tilt logico per alcune ore (anche se, per un credente, la logica ha ben poco peso…).

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Umili dubbi

Quello che penso è che la scienza si fa delle domande e prova a darsi delle risposte con fatica, ricercando con pazienza tramite esperimenti, mettendo sempre in dubbio con nuove scoperte la “verità” scoperta dagli scienziati precedenti, ammettendo a sé stessi con umiltà che anche la “verità” scoperta da noi, potrebbe non essere la vera “verità”. Amo pensare che il bello della conoscenza sia quello di colmare la nostra mente seminandovi dei dubbi, non riempendola di certezze, anche perché le certezze non appartengono alla nostra piccola esistenza e – probabilmente – mai le avremo, anche continuando a cercarle per sempre. Questa è la bellezza della scienza: spingere l’essere umano verso la curiosità, inseguire domande ed usare il cervello (quello stesso cervello che ci avrebbe dato un fantomatico dio, lo vogliamo usare o no?) per trovare risposte, in una continua lotta contro il dogma preconfezionato, contro un’arcaica verità, storicamente imposta con la politica, la forza, la violenza della (ben poco “santa”) inquisizione, le guerre ed il sangue innocente di “streghe” e di brillanti liberi pensatori marchiati a fuoco come “eretici”, contro ogni schema applicato da altri, partendo dal basso, dalla concezione di essere piccoli insiemi di molecole pensanti dispersi su un insignificante granello di polvere che galleggia nell’oscuro universo (quasi certamente colmo di altre forme di vita) e non certo le creature più importanti di esso, le predilette di una divinità invisibile, che ha ben poche differenze con il fantasioso (e più credibile) Sauron de “Il signore degli anelli“.

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La religione esiste solo perché abbiamo paura

Preghiamo soprattutto quando siamo in difficoltà e quando ci troviamo di fronte a situazioni che non capiamo e che vorremmo controllare ma non ci riusciamo. L’uomo vede i fulmini e ne ha paura, quindi inventa Zeus, che è nel cielo ed è lui a mandarli. Perché lo crea? Perché sente la necessità di immaginarsi un omino nel cielo, che non può vedere? Per tre motivi:

  1. si rende un evento inspiegabile… spiegabile. Si riesce finalmente a dare una spiegazione ad un evento incomprensibile, visto che la scienza duemila anni fa non poteva ancora spiegare il fatto che il fulmine fosse una semplice scarica elettrica instaurata fra due corpi con altissima differenza di potenziale elettrico. Un evento pauroso, capace di distruggere un raccolto, potenzialmente mortale e senza senso, diventa spiegabile e basta questo per far meno paura;
  2. si rende un evento imprevedibile… prevedibile. Se l’essere umano si comportava male con gli dei, Zeus inviava i fulmini, quindi il fulmine diventava un effetto di una causa ben specifica e riconosciuta, in una sola parola: prevedibile. Se una cosa è prevedibile, fa molta meno paura di un evento imprevedibile;
  3. si rende un evento incontrollabile… controllabile. Se l’essere umano si comportava bene con gli dei, pregandoli con rituali prestabiliti ed offrendo animali sacrificali, Zeus NON inviava i fulmini. Il fulmine, da elemento incontrollabile, diventava un evento evitabile grazie alla preghiera, ai rituali ed ai doni.

In pratica la religione fornisce una risposta rassicurante, ma con elevatissima probabilità falsa, alla paura dell’uomo per i fulmini. La scienza invece cosa fa? Si impegna, sperimenta, prova, riprova, finché capisce cos’è il fulmine ed impara a controllarlo con un parafulmine, controllandolo per davvero e non per finta con una inutile preghiera o un grottesco rituale in stile “danza della pioggia”. Ho fatto l’esempio dei fulmini, ma potete sostituirli con qualsiasi fenomeno, come i terremoti, le eclissi, le convulsioni di un epilettico, le stelle, la nascita di gemelli siamesi, l’aurora boreale… Se ci pensate, qualsiasi religione fornisce risposte facili, di immediata comprensione per chiunque (anche per chi ha è ignorante) e mediamente piacevoli, a qualsiasi paura umana. Paura della siccità (prega e dio manda la pioggia), dell’eclisse di sole (prega e dio fa riapparire il sole) delle malattie (prega e dio ti guarisce), di morire (prega e dio non ti fa morire) e della morte (prega e dio ti manda nel paradiso eterno). Ma soprattutto le religioni forniscono risposta a due delle più grandi domande dell’umanità: cosa c’è dopo la morte e perché esistiamo. Sono domande a cui, probabilmente, non avremo mai risposta. Sono domande che ci fanno paura, soprattutto quando ci avviciniamo al trapasso, perché una possibile risposta potrebbe essere “dopo la morte diventiamo polvere, dopo un paio di generazioni nessuno si ricorderà di noi e la nostra esistenza non ha alcun senso”. E’ vero: anche la scienza esiste perché abbiamo paura di ciò che non conosciamo, ma essa ha l’obiettivo di rispondere in modo razionale e non con favole e – se proprio non riesce a trovare una risposta scientificamente rilevante – ammette la sua ignoranza e non inventa facili e ridicole risposte.

La religione è controllo sociale, politico ed economico

In soldoni, la scienza prova a dare risposte, ma non lo fa in modo rassicurante. Non ci dice che c’è un paradiso dopo la morte, ma solo polvere. Non ci dice che siamo il popolo eletto di dio, ma solo che siamo una forma di vita nata per una serie di incredibili coincidenze, che naviga su un granello di sabbia in uno spazio oscuro, forse infinito e che per noi non ha neanche un punto di riferimento, ad esempio non ha né un sopra né un sotto. La scienza non si piega a facili risposte rassicuranti disegnate per colmare la paura della morte, delle malattie e dell’inutilità delle nostre incomprensibili esistenze. Al contrario la religione “regala” risposte anestetizzanti create con l’unico scopo di istituire un potere economico e politico basato sull’ignoranza e su una manipolazione che tanto somiglia alla circonvenzione di un incapace, magari quando l’essere umano è più debole, ad esempio quando è disperato per una malattia terminale e quindi più facilmente plagiabile. Una bieca manipolazione che inizia fin da quando siamo dei neonati e non possiamo difenderci dal vedere la nostra testa bagnata da fantomatiche acque sante (motivo per cui non ho battezzato i miei figli: da grandi e consapevoli del gesto, se vorranno, lo faranno loro). Una manipolazione che ha storicamente sempre elevato il clero oltre meriti reali, permettendogli di restare SEMPRE impunito di fronte a crimini indicibili e di possedere 2 mila miliardi di euro solo in immobili, alla faccia della povertà auspicata (per gli altri, non per sé stessi). Una associazione piramidale, ipocrita, falsamente umile, storicamente distopica, che crea buchi fenici nelle mani di manigoldi prima osteggiati dalla chiesa e poi usati come carta di credito e che ostenta sangue non newtoniano da mescolare all’occorrenza, per vendere santini, medagliette, acqua “santa” e paccottiglia a caro prezzo in stile Wanna Marchi. Una associazione che prende cadaveri di poveri ragazzini, li imbalsama con cera e silicone, gli mette una tuta da ginnastica con l’etichetta di “santo” e li ostenta come feticci alla necrofilia del credente. Un gruppo composto da numerosi individui senza scrupoli che non vede l’ora di trovare il portafoglio nelle nostre tasche e che gode nel nostro piegarsi davanti a persone vestite da carnevale e che parlano in latino per darsi un tono di santità, ma che all’interno in realtà sono più atee del sottoscritto. Individui che non vedono l’ora di trovare il morbido della società dove affondare il colpo, e quel morbido è chiamato ignoranza, motivo per cui la scienza, la razionalità, la possibilità di studiare e di accedere alla cultura, sono da sempre i naturali nemici alle religioni tutte. Non smettiamo mai di studiare e di usare il nostro cervello! Senza aspettare qualcosa dopo la morte, ma vivendo pienamente la nostra vita consci del fatto che – probabilmente – sarà l’unica a disposizione. Vivendo in armonia con gli altri perché lo sentiamo dentro di noi e non per paura di un improbabile inferno che ci aspetta. Senza essere condizionati nelle nostre scelte, di vita, di aborto, di eutanasia, di legami, di sessualità, da interferenze inaccettabili per uno stato laico ed aconfessionale come (dovrebbe essere) l’Italia, da parte del Vaticano che, di fatto, è uno Stato straniero a cui le leggi italiane si devono piegare da decenni.

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La religione è psichiatria elevata a convenzione sociale

In tutto ciò vorrei farvi notare un fatto curioso: come facciamo noi medici a distinguere uno schizofrenico che vede e parla con una persona invisibile, da un credente che vede e parla col suo dio invisibile? Dobbiamo pur avere un criterio per distinguere i malati dai sani. Ebbene, semplificando, chi crede in una divinità invisibile non viene considerato un malato mentale fondamentalmente solo perché – in base alla cultura ed alla società in cui vive – crede in qualcosa in cui credono troppe persone, quindi diventa una convenzione sociale il fatto che sia considerato sano. Se arriva da me un paziente italiano che crede (lui da solo) nel dio Ngalyod (il “serpente arcobaleno”), che parla con lui, lotta contro il Sole e crea montagne, giudicando chi vìola le leggi, lo potrei considerare come psichiatrico, mentre se giunge da me un paziente aborigeno australiano, che crede nello stesso identico dio, lo dovrei giudicare come sano perché, per la sua cultura di riferimento, è da sani credere nel serpente arcobaleno. Ripeto il concetto: se arriva una persona all’ospedale che dice di parlare con una persona invisibile che vive ovunque e gli appare davanti agli occhi e parla con lui, noi medici dobbiamo avere un criterio per dire se quella persona ha assunto droghe oppure se è probabilmente uno schizofrenico che ha allucinazioni uditivo-visive o se è sano di mente. Se in quell’omino invisibile credono miliardi di persone, allora è sano. Se in quell’omino invisibile ci crede solo lui, allora è malato. E’ una semplificazione estrema, ma concettualmente è così. La differenza tra religione e psichiatria, fondamentalmente, è solo il numero di persone che crede in quella religione ed il fatto di essere inseriti in una certa cultura piuttosto che in un altra e in un certo periodo storico piuttosto che in un altro. Ha fatto scalpore ad esempio il conduttore televisivo Paolo Brosio che alcuni anni fa asserì di vedere la Madonna e di averla fotografata; se Brosio avesse detto: “Ho visto l’unicorno volante”, avrei dovuto indagare su una sua possibile malattia psichiatrica o sull’uso di stupefacenti, ma visto che ha detto “Ho visto la Madonna”, allora devo reputarlo sano, perché è un fatto comune pensare che qualcosa che in base all’esperienza empirica oggettivamente non esiste, come la Madonna, in realtà esista. Se tuttavia fra qualche anno esistesse “la religione dell’unicorno volante” e miliardi di persone credessero che l’unicorno volante esista e che il dio cattolico non esista, dovrei considerare sani i moltissimi credenti nell’unicorno volante e potrei considerare schizofrenici le due o tre persone che ancora dicono di parlare col dio cattolico. Eh si, perché le convenzioni sociali per definizione cambiano nel tempo e nello spazio: se viene da me un tizio che dice che esiste Zeus che manda i fulmini e che lui gli parla ogni giorno da una nuvola, lo considero “pazzo” solo perché siamo in Italia nel 2020 e non in Grecia nel 300 avanti cristo. Nel 4000 ad esempio il dio cattolico potrebbe con buone probabilità essere considerato pura mitologia, come viene oggi considerato mitologia Zeus. Le religioni, proprio perché storie di fantasia, evolvono nel tempo e cambiano in base alle esigenze sociali contingenti. Per approfondire questo argomento, vi consiglio la lettura di: Sindrome di Lasègue-Falret (disturbo psicotico condiviso): quando la follia è “a due”

La mia è l’unica Verità vera

Le convenzioni sociali e le verità “dogmatiche” accettate cambiano anche semplicemente da un gruppo di persone di riferimento all’altro. Pensiamo ad esempio agli adepti di Scientology, che legittimamente credono in questa storia descritta dallo scrittore di fantascienza L. Ron Hubbard:

Xenu era il feroce governatore supremo della Confederazione Galattica (fondata 95 milioni di anni fa) che, circa 75 milioni di anni fa, si rese autore di un genocidio galattico portando sulla Terra centinaia di miliardi di alieni facendoli viaggiare su velivoli simili ai nostri DC-8. Queste astronavi venivano adoperate in quel periodo per trasportare gli individui sui vari pianeti di cui faceva parte la Confederazione e per ucciderli all’interno di diversi vulcani usando delle bombe ad idrogeno. Gli spiriti di questi alieni sono presenti oggi e vivono attaccati ai corpi delle persone causando loro danni spirituali.

Perdonate eventuali errori nella storia: se ci fosse qualche lettore di Scientology all’ascolto, scriva un messaggio per correzioni. Nel gruppo degli appartenenti a Scientology, di cui fa parte anche l’attore Tom Cruise, questa storia ha perfettamente senso, mentre la storia del dio cattolico è stata totalmente inventata ed è probabilmente considerata inverosimile e sciocca. Nel gruppo dei cattolici, al contrario, la storia di Xenu governatore della Confederazione Galattica è considerata totalmente inventata, inverosimile e sciocca, mentre la storia di Gesù crocefisso, del dio cattolico, dell’inferno, della Madonna vergine e degli angeli ha perfettamente senso. Se chiedi ad un membro dei due gruppi, ognuno ti dirà che le cose in cui egli crede siano l’unica Verità, mentre quello che dicono gli altri milioni di credi diffusi sulla testa, siano solo menzogne. E se prendessi un credente per ognuna delle circa 3000 religioni attualmente esistenti ed ognuno potesse dire che il suo dio è l’unico realmente esistente? Chi ha ragione? E se non avesse ragione nessuno? E se la Verità non fosse di questo mondo?

Il punto di domanda

Umiltà, curiosità, assenza di Verità precostituite ed apertura mentale ci hanno permesso di avanzare nel progresso scientifico ed aumentare la nostra aspettativa di vita da 30 a 80 anni: se Albert Bruce Sabin, anziché inventare il celebre vaccino che ha salvato la vita a milioni di bambini, avesse passato la vita a pregare, quei bambini ora sarebbero morti, tra l’altro in teoria per volontà di quello stesso dio che il credente ringrazia quando “salva la vita” ma non incolpa mai quando “fa ammalare”, con la tipica coerenza che lo contraddistingue. Ed è sempre “grazie a dio” e mai grazie al chirurgo che ha passato magari 40 anni di vita a studiare per togliere a vostro figlio quel maledetto tumore al cervello, tumore che in teoria dio stesso ha fatto venire a vostro figlio oppure – nel migliore dei casi – ha previsto ma senza fare un bel nulla per evitarlo, condannando un innocente bambino al dolore e alla morte senza alcun motivo, il tutto spiegabile dal prete di turno con un abilissimo “le vie del signore sono sconosciute all’uomo…”. Lo stesso prete che poi, diventato papa, quando una bimba gli chiede “chi ha creato dio?”, fa finta di nulla e non risponde perché sa benissimo che qualsiasi sua risposta non avrebbe senso, come nessun senso ha la sua religione tutta. Che poi, davvero questo dio che ha, almeno previsto la formazione del tumore, non fa nulla per impedirlo se non viene prima almeno un po’ pregato di farlo? Un dio piuttosto egocentrico e narcisista, direi! Ma a questo punto quando state male, andate in chiesa e non al Pronto Soccorso: una preghiera da recitare a memoria senza neanche capirne le parole dedicata al vostro santo preferito (che “intercede” con dio, con una sorta di “raccomandazione divina”) ed il vostro cancro al colon sparirà per “miracolo”! E, rimanendo in tema, come fate a non capire che sarebbe molto più utile passare un’ora a fare volontariato, piuttosto che passare la stessa ora in chiese (sempre più vuote per fortuna) a sonnecchiare e far finta di ascoltare e capire fiabe ridicole ed anacronistiche su Farisei e Samaritani, scritte migliaia di anni fa da uomini misogini? Come fate inoltre a non capire che i “miracoli” sono semplicemente dei fatti che la scienza non è riuscita ANCORA  a spiegare? Alcuni episodi considerati “miracoli” mille anni fa, ad esempio, oggi sono spiegabilissimi, perché la scienza è “andata avanti”. Per la religione le eclissi solari erano la rappresentazione dell’ira di dio e mettevano paura: ora – grazie alla scienza – non ci fanno più paura.
La scienza ci ha fatto progredire anche perché chiunque può farne parte: se arrivasse un bambino di 11 anni e riuscisse a dimostrare scientificamente che Einstein si sbagliava, la scienza sarebbe costretta ad accettare la nuova tesi senza alcun timore reverenziale. La ricerca sfida l’autorità, non si mette all’ombra di un albero a cullarsi comodamente sulla verità provata o detta da altri 2000 anni prima, altrimenti la Terra sarebbe ancora piatta ed al centro dell’universo, col Sole che ci gira attorno. La religione invece non si pone domande ma accetta dei dogmi – oggettivamente irrazionali e usciti da un racconto fantasy – per fede, dando alle persone una “Verità” arbitraria che non può essere messa in discussione, MAI, altrimenti qualche anno fa si finiva per esser torturati, imprigionati ed uccisi bruciati vivi, mentre oggi si finisce per essere ostracizzati dalla società e dal mondo del lavoro, come successo a tanti miei colleghi.
La ricerca scientifica è un fiume in piena inarrestabile che spinge l’uomo a nuotare ingegnandosi verso posti sconosciuti, mentre la religione è un rassicurante lago fermo lì da migliaia di anni, con mezzo metro di profondità, che addomestica l’uomo trattandolo da decerebrato, cullandolo in una ciambella di piacevoli menzogne, rendendolo comfortably numb ed allontanando dalla sua mente la paura delle malattie e della morte, ottenendo da ciò uno smisurato potere economico, sociale e politico: l’unico prezzo da pagare per galleggiare nelle placide acque tiepide della piacevole ignoranza, è il rispetto per sé stessi e la propria intelligenza ed in molti questo dazio lo pagano volentieri, specie nell’Italia “orgogliosamente” prima per analfabetismo funzionale.

La parola di Dio è un punto esclamativo che chiude la nostra mente e ci lascia fermi su una falsa linea di arrivo. La scienza è un punto di domanda che rimette tutti sulla linea di partenza e ci apre la mente alla luce dell’infinito.
Non so come la pensiate voi, ma io preferisco i punti di domanda.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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