Il bruciore alla pelle, con o senza prurito e arrossamento, può essere determinato da un numero enorme di condizioni e patologie, essendo Continua a leggere
Globuli bianchi (leucociti) alti, bassi, valori normali ed interpretazione
I leucociti, conosciuti anche con il nome di globuli bianchi, sono cellule presenti nel sangue la cui funzione principale è proteggere l’organismo attraverso l’attuazione di meccanismi di difesa contro microorganismi di varia natura (virus, batteri, miceti, parassiti) e contro corpi estranei penetrati nell’organismo in qualche modo nel corpo; rappresentanto di fatto uno dei fattori più importanti costituenti il nostro sistema immunitario.
Si possono contare diverti tipi di globuli bianchi (tra parentesi un’indicazione della percentuale rispetto al totale):
- granulociti neutrofili (40-75%),
- granulociti eosinofili (1-6%),
- granulociti basofili (0,1-2%),
- linfociti (20-50%),
- monociti o macrofagi (2-8%).
Contare quanti leucociti sono presenti nel sangue e la loro suddivisione percentuale (conta leucocitaria) ci permette quindi di avere informazioni sullo stato di salute dell’organismo.
Valori Normali
-
Leucociti totali: 4.00-11.0 x 109/l
-
Neutrofili: 2.5–7.5 x 109/l
-
Linfociti: 1.5–3.5 x 109/l
-
Monociti: 0.2–0.8 x 109/l
-
Eosinofili: 0.04-0.4 x 109/l
-
Basofili: 0.01-0.1 x 109/l
Leggi anche:
- Globuli rossi (eritrociti) alti, bassi, valori normali e interpretazione
- Eosinofili alti, bassi, valori normali ed interpretazione
- Neutrofili alti, bassi, valori normali ed interpretazione
- Basofili alti, bassi, valori normali ed interpretazione
- Emoglobina bassa, alta, cause e valori normali
Interpretazione
Leucopenia
Un basso numero di globuli bianchi, o leucopenia, è una diminuzione del numero di delle cellule che combattono le malattie (leucociti) che circolano nel sangue.
La soglia può variare leggermente da un laboratorio all’altro, ma è bene sapere che alcune persone perfettamente sane vivono con un valore di leucociti che più basso di quello di riferimento.
Da un punto di vista generale le cause possono essere numerose:
- infezioni virali che interferiscono temporaneamente con la funzione del midollo osseo,
- patologie congenite caratterizzate da ridotta funzionalità del midollo osseo,
- cancro o altre malattie che colpiscono il midollo osseo,
- malattie autoimmuni in grado di distruggere i leucotici o le cellule del midollo osseo,
- infezioni molto severe che consumano i globuli bianchi del sangue più velocemente di quanto possano essere prodotti,
- farmaci.
Qualunque sia la causa un valore cronicamente molto basso rende vulnerabili alle infezioni, è quindi importante valutare con il medico come proteggersi, per esempio è utile:
- lavarsi sempre le mani accuratamente,
- indossare una mascherina su bocca e naso,
- evitarere chiunque sia colpito da una malattia da raffreddamento od altro.
La situazione più frequente prevede la diminuzione del numero di neutrofili (neutropenia).
Leucocitosi
Un alto valore di globuli bianchi nel sangue prende il nome di leucocitosi, ma la soglia può variare da un laboratorio all’altro.
Le cause principali sono:
- un aumento della produzione di globuli bianchi per combattere una infezione in corso,
- una reazione allergica,
- la somministrazione di un farmaco che aumenta la produzione di globuli bianchi,
- una malattia del midollo osseo,
- una malattia del sistema immunitario che aumenta la produzione di globuli bianchi.
Ricordiamo poi alcune forme di leucemia che possono causare un aumento della conta leucocitaria.
A seconda del tipo di globuli bianchi colpiti è possibile fare diverse considerazioni sulle cause del problema.
Neutrofili alti (neutrofilia)
- Infezioni batteriche acute,
- Infarto, ustioni, lesioni da schiacciamento.
Eosinofili alti (eosinofilia)
- Disturbi allergici come asma e febbre da fieno,
- Infezioni parassitarie,
- Reazioni a farmaci.
Basofili alti (basofilia)
- Rare reazioni allergiche (IgE mediate).
Monociti alti (monocitosi)
- Infezioni croniche come la tubercolosi,
- Endocardite batterica,
- Rickettsiosi,
- Malaria,
- Malattie infiammatorie intestinali.
Linfociti alti (linfocitosi)
- Associazione alla monocitosi,
- Infezioni virali come epatite A, citomegalovirus (CMV), virus di Epstein-Barr (mononucleosi),
- Pertosse.
Per approfondire, leggi:
- Leucemia acuta e cronica: cause, tipi, sopravvivenza e cura
- Leucemia linfoblastica acuta: sopravvivenza, guarigione, aspettativa di vita
- Leucemia linfoblastica acuta a cellule B: cause, diagnosi, sopravvivenza
- Leucemia indifferenziata acuta: cause, diagnosi, cure, sopravvivenza
- Leucemia mieloide acuta: sopravvivenza, guarigione, aspettativa di vita
- Leucemia promielocitica acuta: recidiva, diagnosi, ad alto rischio, cura
- Leucemia linfatica cronica: sintomi, sopravvivenza, guarigione
- Leucemia mieloide cronica: sintomi, emocromo, terapia, sopravvivenza
- Leucemia aleucemica (pseudoleucemia) mieloide e linfatica
- Leucemia a cellule capellute: sopravvivenza, guarigione, cure
Leggi anche:
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- Emocromo: guida completa a tutti i valori del sangue normali e patologici
- Emocromo: valori di riferimento e significato clinico [SCHEMA]
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- Volume corpuscolare medio (MCV): alto, basso, valori normali e significato
- MCH alto, basso, valori normali ed interpretazione
- MCHC alto, basso, valori normali ed interpretazione
- RDW alto, basso, valori normali ed interpretazione
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- Colesterolo e uova: si o no? Tutta la verità scientifica
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- Di cosa è composto il sangue e quali sono le sue funzioni?
- Plasma e cellule (elementi corpuscolati) che compongono il sangue
- Plasma e suoi derivati (plasmaderivati)
- Gruppi sanguigni: cosa sono e quali sono compatibili tra loro
- Differenza tra sangue, plasma e siero
- Come si ottiene il plasma?
- Plasmaferesi e donazione di sangue
- Plasma: a cosa serve e quali sono le sue funzioni?
- Differenza tra plasma liquido e secco
- Differenza tra siero e plasma
- Il plasma contiene fibrinogeno? Ed il siero?
- Come si separa il siero dal sangue?
- Qual è il volume totale del sangue (volemia) nel corpo umano?
- Da cosa viene prodotto il sangue nel corpo umano?
- Quanti litri di sangue abbiamo nel corpo?
- Quanto sangue si può donare in una sola volta?
- Ogni quanto tempo si può donare il sangue
- Quanto tempo serve per reintegrare il sangue dopo una donazione?
- Donare sangue: come fare con mestruazioni, pillola o gravidanza
- Condizioni e preparazione per donare il sangue: tutte le informazioni
- Quanto sangue possiamo perdere prima di morire dissanguati?
- Fibrinogeno: cos’è, a che serve, quali sono i suoi valori normali?
- Fibrinogeno alto o basso: valori normali ed interpretazione
- Fibrinogeno alto o basso in gravidanza: quando preoccuparsi?
- Proteggere la pelle dal freddo e prevenirne l’invecchiamento: l’importanza degli integratori di vitamine
- Hai dolori mestruali insopportabili? ti consiglio 10 formidabili rimedi naturali per alleviarli
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- Il ciclo influenza le prestazioni in palestra: il periodo migliore per allenarsi e gli esercizi da fare durante le mestruazioni
- Come alleviare i sintomi della Sindrome pre-mestruale?
- Farmaci per curare le mestruazioni dolorose e terapia non farmacologica
- Perché viene la diarrea prima e durante il ciclo mestruale e cure
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Basofili alti, bassi, valori normali ed interpretazione
I granulociti basofili sono dei globuli bianchi, ossia cellule deputate alla difesa dell’organismo e, insieme ai mastociti, alle risposte allergiche. Vengono prodotti dal midollo osseo partendo da cellule staminali comuni agli altri globuli bianchi, rossi e piastrine. La loro funzione prevede per esempio il rilascio di istamina, bradichinina, serotonina in caso di infortunio od infezione: queste sostanze sono importanti per il processo infiammatorio poiché aumentano la permeabilità capillare e quindi aumentano il flusso di sangue nella zona interessata. Sono anche importanti intermediari nella produzione di reazioni allergiche, inoltre sono in grado di secernere eparina, una sostanza anticoagulante naturale coinvolta in numerosi e delicati equilibri di coagulazione.
Valori Normali
- 0.01-0.1 x 109/l
Rappresentano solo lo 0,5 -1% dei leucociti.
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Interpretazione
Per basofilia in campo medico, si intende una elevata concentrazione dei basofili nel sangue; valori elevati senza ulteriori anomalie negli esami del sangue sono rari, mentre molto più spesso rappresenta uno dei valori alterati in patologie come la leucemia, le infezioni virali, la colite ulcerosa ed alcune forme di reazione allergica.
La basopenia è invece una rilevazione di valori bassi ed una delle cause più comuni è l’orticaria; curioso segnalare che sia stato proposto come indicatore di ovulazione.
Valori Bassi
(Basopenia)
- Gravidanza
- Infezione
- Morbo di Grave
- Shock
- Stress
Valori Alti
(Basofilia)
- Colite ulcerosa
- Leucemia
- Malattie della pelle
- Malattie mieloproliferative
- Mixedema
- Morbillo
- Post-splenectomia
- Sinusite
- Vaiolo
- Varicella
(Attenzione, elenco non esaustivo. Si sottolinea inoltre che spesso piccole variazioni dagli intervalli di riferimento possono non avere significato clinico.)
Fattori che influenzano l’esame
In gravidanza si potrebbe osservare una leggera diminuzione.
Quando viene richiesto l’esame
Viene in genere richiesto nel contesto della conta leucocitaria, quindi come parte dell’emocromo, un test di laboratorio effettuato sul sangue che serve a determinare la quantità delle principali cellule circolanti (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine) e a determinare i livelli dell’ematocrito (HTC) e dell’emoglobina (Hb), nonché diversi altri paramentri del sangue.
Può essere richiesto per varie ragioni:
- Diagnosi per una vasta gamma di malattie,
- Contributo nella determinazione di un’infezione, ma anche per individuare la presenza di altre malattie che colpiscono i globuli bianchi, come le allergie, leucemia, malattie autoimmuni, …
- Monitorare l’evoluzione delle malattie descritte o la risposta dell’organismo alla terapia somministrata.
Preparazione richiesta
Non è necessaria alcuna preparazione.
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Distacco posteriore di vitreo: sintomi, cause, diagnosi e cure
Il distacco posteriore di vitreo è la conseguenza della separazione del corpo vitreo (sostanza gelatinosa situata all’interno dell’occhio aderente alla retina) dalla superficie retinica. Il distacco avviene per un fenomeno di degenerazione vitreale. Il corpo vitreo – che costituisce approssimativamente i due terzi del volume oculare – è costituito per circa il 99% da acqua e per il resto da cellule e molecole strutturali: fibre collagene, cellule vitree (dette ialociti), acido ialuronico, zuccheri, elettroliti e proteine. Le fibre collagene sono sospese in una rete di glicosaminoglicani (proteine legate a zuccheri) e addensate dall’acido ialuronico; il tutto è contenuto nella membrana ialoidea (il ‘sacchetto’ che avvolge l’umor vitreo). Da ciò si evince che il contenuto acquoso gioca un ruolo di primo piano nel volume vitreale; una sua riduzione comporta, quindi, il distacco della membrana ialoidea dalla superficie retinica, ma la stessa cosa può avvenire in seguito a forti colpi alla testa (traumi e incidenti). Però, nella maggior parte dei casi, il vitreo si distacca completamente senza conseguenze.
QUALI SONO ALTRE CONDIZIONI CHE LO POSSONO DETERMINARE?
Il distacco posteriore di vitreo può essere considerato normale dopo una certa età per un fenomeno fisiologico di disidratazione generale dell’organismo. Oltre ai traumi e alla disidratazione, interventi chirurgici come la cataratta o processi infiammatori dell’occhio come le uveiti (vitreiti, retiniti) possono causarlo.
QUANTO È FREQUENTE?
Essendo legato al processo fisiologico di invecchiamento delle strutture oculari, aumenta la sua incidenza dopo i 40 anni. In particolare, nelle persone senza difetti della vista (emmetropi), tale condizione aumenta del 50% dopo i 70 anni. Anche se si è miopi il rischio che si verifichi è maggiore. Si pensi che la prevalenza nella miopia elevata (superiore a 6 diottrie) può raggiungere il 90-100% dei pazienti oltre i 70 anni. Quindi, l’inizio dei fenomeni degenerativi del corpo vitreo inizia prima nei miopi a causa del processo di allungamento tipico negli occhi di chi soffre del vizio refrattivo che altera l’equilibrio biochimico del gel vitreale.
COME SI ESEGUE LA DIAGNOSI?
Mediante normale visita oculistica, in particolare con l’esame del segmento posteriore (zona retrostante dell’occhio).
Leggi anche:
- Distacco posteriore vitreo: rimedi, cosa fare e cosa NON fare
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COSA COMPORTA?
Il distacco è considerato benigno quando non comporta trazioni sulla superficie retinica; quando, invece, l’aderenza è tale per cui il corpo vitreo, distaccandosi, tira la retina si possono avere delle complicazioni (come quando si toglie il nastro adesivo da un pacco, che si può rovinare). Noi ci accorgiamo della trazione quando il distacco è accompagnato dai fosfeni (lampi luminosi simili al flash della macchina fotografica che solo la persona colpita nota). In questi casi è bene recarsi subito dal proprio oculista ed evitare gli sforzi fisici (come sollevare pesi, chinarsi in avanti, sospendendo dunque eventuali attività sportive, che possono provocare disidratazione o aumentare il rischio di traumi cerebrali). Quando il distacco avviene senza trazioni retiniche, si avvertono disturbi visivi aspecifici, variamente descritti (ragnatele, linee fisse o ombre nel campo visivo): queste sono tanto più fastidiose quanto più interessano le aree centrali della visione e, quindi, quanto più sono prossime alla macula (regione centrale della retina che permette la visione chiara e distinta). Chi soffre di distacco posteriore di vitreo vede le cosiddette mosche volanti, causate dai corpi mobili vitreali. Questi ultimi sono delle aggregazioni cellulari che galleggiano all’interno del corpo vitreo (vengono osservate perché non sono perfettamente trasparenti): sono il segno di una degenerazione vitreale che quasi sempre accompagna il distacco posteriore di vitreo o, al contrario, ne è causa.
SI PUÒ CURARE IL DISTACCO?
Non esiste una terapia che risolva completamente il disturbo che, in ogni caso, tende a regredire molto lentamente e spontaneamente. Infatti, col passare del tempo, le ombre appariranno sempre più sbiadite e si percepiranno sempre meno, dal momento che il cervello tende ad ignorare l’immagine fastidiosa (perché non rappresenta un nuovo stimolo). In questi casi si consiglia di idratare l’organismo, bevendo molta acqua (almeno 1,5 litri al dì o, comunque, più di quanta se ne beva già), di arricchire la dieta con frutta e verdura – ricche di sali minerali che aiutano a trattenere l’acqua nel nostro corpo – o di assumere integratori mirati e specifici; viceversa, bisogna evitare traumi e sforzi fisici, effettuando visite oculistiche periodiche di controllo, soprattutto se aumentano i corpi mobili vitreali e i flash luminosi.
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Differenza tra raggi x e gamma

Un uso tipico dei raggi X in medicina: la radiografia
In fisica i raggi gamma sono le radiazioni elettromagnetiche di maggiore energia. In genere con tale nome si indicano le onde elettromagnetiche prodotte dal decadimento radioattivo dei nuclei atomici. Essendo delle radiazioni a frequenza molto alta sono tra le più pericolose per l’uomo, come tutte le radiazioni ionizzanti.
In fisica i raggi X (o raggi Röntgen) sono quella porzione di spettro elettromagnetico con lunghezza d’onda compresa approssimativamente tra 10 nanometri (nm) e 1/1000 di nanometro (1 picometro). I raggi X sono usati principalmente per fini medici (attraverso le radiografie), nell’analisi chimica con la spettrofotometria XRF e nell’analisi della struttura dei materiali con la cristallografia a raggi X e con la spettroscopia di assorbimento dei raggi X. Le ricerche puntano a visualizzare strutture in vivo sempre più minute e in laboratorio si riesce a raggiungere risoluzioni di 62 nanometri. I raggi X hanno un potere di penetrazione molto elevato: solo spessori dell’ordine dei centimetri di piombo o delle decine di centimetri di calcestruzzo possono fermarli.
I raggi gamma si distinguono dai raggi X principalmente per la loro origine: i gamma sono prodotti da transizioni nucleari o comunque subatomiche, mentre i raggi X sono prodotti da transizioni energetiche dovute ad elettroni che da livelli energetici quantizzati esterni vanno in livelli energetici liberi più interni. Poiché è possibile per alcune transizioni elettroniche superare le energie di alcune transizioni nucleari, la frequenza di raggi X più energetici può essere maggiore di quella di raggi gamma meno energetici.
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Differenze tra noci ed arachidi: calorie ed idee in cucina
Il noce è una pianta ad alto fusto di origine asiatica, pare del Kashmir, regione attualmente contesa fra Pakistan e India (che ne governano due diverse porzioni territoriali) e Cina (che ne rivendica l’interna sovranità). La sua presenza in Italia è però antichissima: gli antichi Romani se ne nutrivano abitualmente e i loro figli giocavano con i frutti utilizzandoli come bilie. Anche diversi toponimi medievali (sono molte le località che ancor oggi si chiamano Nocera o Noceto) stanno a indicare una presenza antica. Attualmente, la sua coltivazione è soprattutto concentrata in Campania, anche se non mancano importanti noceti in altre regioni, come Piemonte e Veneto. Le qualità più apprezzate sono la “Sorrento”, dal frutto di medie dimensioni e particolarmente saporito, coltivata generalmente al Sud; la “Hartley”, presente su tutto il territorio nazionale e di dimensioni più grandi; la “Feltrina”, ormai prodotta quasi esclusivamente in Veneto, nella provincia di Belluno; “Eureka” e “Chandler”, varietà importate dalla Central Valley in California.
L’arachide è invece di origine sudamericana, quasi certamente brasiliana, giunta in Europa dopo la scoperta dell’America; è un arbusto ipogeo, che si sviluppa cioè soprattutto sottoterra: i suoi fiori, dopo l’impollinazione, si allungano penetrando nel terreno, diventando frutti maturi in assenza totale di luce. In Italia la sua coltivazione ha origini ottocentesche e si è concentrata in Piemonte, Veneto e Campania, proprio come la noce. A differenza di quest’ultima, però, la produzione nazionale è oggi quasi cessata e non è assolutamente in grado di soddisfare le richieste del mercato; attualmente, tutto il fabbisogno di arachidi della Comunità Europea è d’origine extracomunitaria. La non completa appartenenza di questi frutti alla nostra cultura è dimostrata anche dal fatto che essi non godono di una denominazione uniforme: sono infatti conosciuti come noccioline americane, spagnolette, bagigi, pistacchi di terra, scacchetti e in mille altri curiosi modi regionali.
Il consumo odierno
Il consumo della noce avviene generalmente “a crudo”, cioè non modificando termicamente i gherigli (la parte edibile del frutto), che si degustano interi o tritati in varie preparazioni gastronomiche. I frutti migliori vengono destinati all’alimentazione, mentre i più scadenti sono utilizzati per produrre l’olio di noce, ricavato dal mallo (la sostanza polposa che riveste il guscio del frutto), molto usato in erboristeria e ebanisteria. I gusci, tritati finemente, sono molto usati nell’alimentazione animale. Con la noce si prepara il nocino, il più diffuso liquore di fabbricazione domestica, dal blando potere digestivo; il frutto rientra anche nelle miscele-base di molti amari.
L’arachide si consuma generalmente tostata, al naturale o salata. I frutti meno grandi sono utilizzati per la fabbricazione di olio alimentare e burro di arachidi, poco presente da noi ma molto apprezzato negli Stati Uniti e in tutto il mondo anglosassone (Canada, Regno Unito, Australia).
Valori nutritivi
Per 100 grammi di noci secche intere, si hanno 660 kilocalorie, 15,8 gr. di proteine vegetali, 6,3 gr. di carboidrati, 63,7 gr. di grassi, 2,1 gr. di fibre, 83 mg. di ferro, 83 mg. di calcio, 2 mg. di vitamina C.
Per 100 grammi di arachidi tostate, non salate, si hanno 597 kilocalorie, 29 gr. di proteine vegetali, 8,5 gr, di carboidrati, 50 gr. di grassi, 3,5 gr. di fibre, 64 mg. di ferro, 64 mg. di calcio.
Alla noce, se consumata con moderazione, si riconoscono proprietà regolatrici dei livelli di colesterolo e trigliceridi, una elevata digeribilità e una alta fornitura di energia. A vantaggio dell’arachide, invece, si segnala un maggiore contenuto proteico e una apprezzabile funzione antinvecchiamento.
Idee in cucina
Belga alle noci
Scegliete le foglie più interne della Belga, lavatele bene e tagliatele in strisce di circa 4 centimetri; tagliate una mela a dadini non troppo piccoli e mescolatela insieme alla Belga. Aggiungete gherigli di noce e uvetta tritati, aggiustando di sale dopo aver condito l’insalata con senape (meglio quella meno cremosa e più “ruvida”, tipo à l’ancienne), aceto e olio. Spolverizzate di pepe bianco macinato al momento.
Tagliatelle Thai
Cuocete per pochissimi minuti in abbondante acqua salata delle tagliatelle di semola di grano duro in modo che restino molto al dente. Appena scolata la pasta, rimettetela nella pentola aggiungendo germogli di soia crudi, una salsiccia sbriciolata precedentemente arrostita in un padellino antiaderente, una manciata di arachidi tostate tritate finemente. Condite a piacere o con olio di arachidi o con salsa di soia.
In conclusione
Entrambi i frutti secchi presi in esame hanno proprietà molto simili, nonostante le loro profonde differenze vegetative (la noce nasce e matura alla luce del sole, l’arachide sottoterra). A quasi parità di proprietà nutritive, scegliamo la noce perché prodotto nazionale e quindi reperibile anche “a km zero”, a tutela dell’ambiente.
La maggior diffusione delle arachidi si deve soprattutto alla loro “comodità” (per sgusciarle non serve lo schiaccianoci) e, come snack rompi digiuno o aperitivo, al fatto di essere disponibili, salate, in sacchetti sottovuoto.
Non ci sembrano comunque motivazioni valide dal punto di vista nutrizionale e quindi, raccomandandone comunque il consumo non eccessivo, il nostro voto va alla noce.
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Epatiti croniche: cosa sono, sintomi, diagnosi e cura
Le epatiti croniche sono un insieme di malattie del fegato caratterizzate da infiammazione cronica e da elevati livelli plasmatici delle transaminasi (enzimi della cellula epatica).
Sono provocate da infezione cronica da parte dei virus dell’epatite B o C, a seguito di epatite acuta non guarita. In casi più rari possono avere origine autoimmune o accompagnare malattie autoimmuni (ad es. lupus eritematoso sistemico) o essere indotte da farmaci. L’infiammazione cronica può sviluppare cirrosi epatica; il tempo necessario affinché avvenga questo processo è variabile, dipendendo dal grado di attività infiammatoria presente. Se l’attività infiammatoria è minima o assente l’evoluzione verso la cirrosi non avverrà mai; se è presente attività infiammatoria la velocità di evoluzione dipenderà dal grado dell’infiammazione.
COME SI RICONOSCONO?
I sintomi sono assenti nella maggior parte dei casi. Quando presenti, i sintomi più frequenti sono: astenia e facile affaticabilità, malessere generale, inappetenza, nausea, dolori articolari e perdita di peso.
Il riscontro della malattia è spesso del tutto casuale, in occasione di esami di laboratorio eseguiti magari per tutt’altro motivo. Infatti, l’epatite acuta, specie nel caso dell’epatite C, spesso decorre senza provocare alcun sintomo. Le epatiti croniche sono a loro volta asintomatiche. Vi è un aumento dei valori di alcuni esami di funzione epatica (transaminasi, gamma-gt) e gli esami di laboratorio mostrano positività dei cosiddetti markers per epatite B o C. L’ecografia epatica è per lo più nei limiti di norma. La diagnosi viene confermata dalla biopsia epatica.
COME SI CURANO?
Le terapie di cui si dispone (interferone o, nel caso della epatite C, interferone più ribavirina) sono in grado di curare solo una percentuale di pazienti con epatite cronica attiva, ma un tentativo terapeutico, se non vi sono controindicazioni, è sempre doveroso per cercare di evitare o rallentare l’evoluzione della malattia verso la cirrosi epatica. In presenza di epatite autoimmune, l’unica terapia efficace sarà il cortisone. Non esistono altre terapie efficaci.
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Fabbisogno calorico: quante calorie “mangiare” ogni giorno?
Il fabbisogno calorico giornaliero è la quantità di calorie “usate” dal nostro corpo ogni giorno per “svolgere le proprie funzioni biologiche ed affrontare lo sforzo fisico quotidiano; tale quantità di calorie deve essere assunta dagli alimenti per mantenere il proprio peso invariato. Conoscere il fabbisogno calorico giornaliero ci aiuta a mantenere un comportamento alimentare consapevole. Ad esempio:
- se l’apporto calorico della nostra dieta eccede il nostro fabbisogno giornaliero (dieta ipercalorica), tale comportamento ci porterà – nel tempo – a sovrappeso ed obesità;
- se l’apporto calorico della nostra dieta è al di sotto del nostro fabbisogno giornaliero (dieta ipocalorica) tale comportamento ci porterà – nel tempo – mediamente a dimagrire;
- se l’apporto calorico della nostra dieta è pari al nostro fabbisogno giornaliero (dieta normocalorica) tale comportamento ci porterà – nel tempo – a mantenere costante il nostro peso corporeo.
Ma qual è il mio fabbisogno calorico giornaliero?
Ognuno di noi ha il suo. Non è possibile fornire dati oggettivi sul fabbisogno calorico giornaliero di calorie individuale, che coinvolge numerosissimi fattori, dal sesso al peso all’età, dallo stato di salute all’attività fisica svolta. Ecco alcuni esempi estremamente generici:
- bambino in età scolare: quantità di cibo equivalente a 1500 chilocalorie al giorno;
- adolescente che studia: quantità di cibo equivalente a 1800 chilocalorie al giorno;
- adolescente che lavora: quantità di cibo equivalente a 2000 chilocalorie al giorno;
- adulto che lavora in ufficio: quantità di cibo equivalente a 2000 chilocalorie al giorno;
- adulto che svolge lavoro manuale faticoso: quantità di cibo equivalente a 2500 chilocalorie al giorno;
- sportivo: quantità di cibo che supera le 2500 chilocalorie al giorno;
- anziano in pensione: quantità di cibo equivalente a 1800 chilocalorie al giorno;
- anziano a letto per malattia: quantità di cibo equivalente a 1000 chilocalorie al giorno.
Fattori che influenzano il fabbisogno calori di un individuo sono, principalmente:
- età (un anziano ha un fabbisogno calorico generalmente più basso di un giovane);
- sesso (gli uomini hanno mediamente un fabbisogno più elevato delle donne);
- professione (lavori sedentari comportano fabbisogni più bassi rispetto;
- stile di vita (uno stile di vita sedentario porta ad un fabbisogno più basso rispetto ad uno sportivo);
- massa magra (possedere un’alta percentuale di massa magra porta ad un fabbisogno calorico generalmente più elevato).
Uno strumento importante per determinare il fabbisogno calorico giornaliero di un individuo è la bioimpedenziometria.
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