Tredaptive (acido nicotinico e laropiprant) 1000mg+20mg foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACI EFFETTI COLLATERALI INDICAZIONI CONTROINDICAZIONI EFFETTO DOSE DOSAGGIO PILLOLE CREMA PASTIGLIE SUPPOSTE SIRINGA INIEZIONE EMIVITA FARMACOCINETICADenominazione

TREDAPTIVE

Categoria Farmacoterapeutica

Sostanze modificatrici dei lipidi, non associate.

Principi Attivi

Ciascuna compressa a rilascio modificato contiene 1000 mg di acido nicotinico e 20 mg di laropiprant.

Eccipienti

Ipromellosa (E464), silice colloidale anidro (E551), sodio stearil fumarato, idrossipropilcellulosa (E463), cellulosa microcristallina (E460), croscarmellosa sodica, lattosio monoidrato, magnesio stearato.

Indicazioni

Trattamento della dislipidemia, particolarmente in pazienti con dislipidemia combinata mista e in pazienti con ipercolesterolemia primaria.Il farmaco deve essere usato in associazione con gli inibitori della HMG-CoA reduttasi nei pazienti per i quali l’effetto ipocolesterolemizzante degli inibitori della HMG-CoA reduttasi in monoterapia e’ inadeguato. Puo’ essere usato come monoterapia solo in pazienti nei quali gliinibitori della HMG-CoA reduttasi sono da considerarsi inappropriatio non tollerati. La dieta ed altri trattamenti non farmacologici devono proseguire durante la terapia con il medicinale.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ ai principi attivi o ad uno qualsiasi degli eccipienti; disfunzione epatica clinicamente significativa o di natura non determinata; ulcera peptica attiva; sanguinamento arterioso.

Posologia

Il dosaggio iniziale e’ di una compressa a rilascio modificato (acidonicotinico 1000 mg / laropiprant 20 mg) in monosomministrazione giornaliera. Dopo quattro settimane, si raccomanda di portare i pazienti aldosaggio di mantenimento di 2000 mg/40 mg, somministrato in due compresse a rilascio modificato (1000 mg/20 mg ognuna) in monosomministrazione giornaliera. Dosaggi giornalieri superiori a 2000 mg/40 mg non sonostati studiati e non sono pertanto raccomandati. Se si omette l’assunzione del medicinale per meno di 7 giorni consecutivi, i pazienti possono riprendere il trattamento con la dose utilizzata per l’ultima somministrazione. In caso di interruzione del farmaco per 7 o piu’ giorniconsecutivi, il trattamento deve essere ripreso cominciando dal dosaggio di 1000 mg/20 mg per 1 settimana, prima di passare al dosaggio di mantenimento di 2000 mg/40 mg. I pazienti che vengono trasferiti da 2000 mg o piu’ di acido nicotinico a rilascio prolungato possono iniziaread assumere il medicinale al dosaggio di 2000 mg/40 mg. I pazienti che passano da meno di 2000 mg di acido nicotinico a rilascio prolungatodevono cominciare la terapia al dosaggio iniziale di 1000mg/20mg e passare al dosaggio di mantenimento di 2000 mg/40 mg dopo quattro settimane. Per i pazienti che passano da un trattamento con acido nicotinicoa rilascio immediato a quello con il medicinale, la terapia deve essere iniziata al dosaggio di 1000 mg/20 mg e portata al dosaggio di mantenimento di 2000 mg/40 mg dopo quattro settimane. Pazienti anziani: non e’ richiesto aggiustamento della dose negli anziani. Popolazione pediatrica: non sono state stabilite sicurezza ed efficacia nei pazientipediatrici. Non ci sono dati disponibili. Pazienti con insufficienza epatica o renale: l’uso non e’ stato studiato. Il medicinale e’ controindicato nei pazienti con disfunzione epatica clinicamente significativa o di natura non determinata. Deve essere usato con cautela in pazienti con insufficienza renale, poiche’ l’acido nicotinico ed i suoi metaboliti sono escreti principalmente dal rene. Terapia concomitante: l’acido acetilsalicilico non offre una riduzione addizionale delle vampate oltre a quella fornita dal farmaco. Il trattamento con acido acetilsalicilico per il sollievo dai sintomi delle vampate non e’ pertanto necessario. Poiche’ la somministrazione concomitante di farmaci sequestranti degli acidi biliari puo’ ridurre la biodisponibilita’ dei prodotti medicinali acidi come l’acido nicotinico, si raccomanda di somministrare il medicinale > 1 ora prima o > 4 ore dopo la somministrazione diun farmaco sequestrante degli acidi biliari. Le compresse devono essere assunte intere, insieme a cibo, la sera o prima di andare a letto.Al fine di mantenere inalterate le caratteristiche del rilascio modificato, le compresse non devono essere divise, rotte, frantumate o masticate prima della deglutizione. Per ridurre la possibile comparsa di vampate, si deve evitare di bere alcol o bevande calde o di mangiare cibi piccanti al momento dell’ingestione del medicinale.

Conservazione

Non conservare a temperatura superiore ai 30 gradi C. Conservare nellaconfezione originale per proteggere il medicinale dalla luce e dall’umidita’.

Avvertenze

In caso di co-somministrazione del farmaco con una statina, fare riferimento al riassunto delle caratteristiche del prodotto specifico per quel particolare farmaco. Il trasferimento da un trattamento con acidonicotinico a rilascio immediato (cristallino) al farmaco non e’ statostudiato. Si sono tuttavia verificati casi di tossicita’ epatica severa, inclusa necrosi epatica fulminante, in pazienti trasferiti da un trattamento con acido nicotinico a rilascio immediato ad un trattamentocon acido nicotinico a rilascio prolungato a dosaggi equivalenti. Il trattamento dei pazienti trasferiti da acido nicotinico a rilascio immediato al farmaco deve pertanto essere iniziato al dosaggio di 1000 mg/20 mg. Usare con cautela in pazienti che consumano quantita’ rilevantidi alcol e/o hanno un’anamnesi positiva per epatopatia. I farmaci a base di acido nicotinico sono stati associati con alterazioni dei testdi funzionalita’ epatica. Gli aumenti delle transaminasi sono stati reversibili con l’interruzione della terapia. Si raccomanda di effettuare test di funzionalita’ epatica prima dell’inizio del trattamento, ogni 6 – 12 settimane per il primo anno, e in seguito con cadenza periodica (ad es.: ogni 6 mesi). I pazienti in cui si verifica un aumento deilivelli delle transaminasi devono essere sottoposti a monitoraggio fino alla risoluzione delle alterazioni. Se l’aumento di alanina-aminotrasferasi (ALT) o aspartato-aminotrasferasi (AST) >= 3 X LSN (limite superiore della norma) persiste, si raccomanda la riduzione del dosaggioo l’interruzione del trattamento. Rari casi di miopatia/rabdomiolisisono stati associati con la somministrazione concomitante di dosaggi di acido nicotinico in grado di alterare il profilo lipidico (>= 1000 mg/die) e di inibitori della HMG-CoA reduttasi (statine). I medici cheprendono in considerazione la terapia di associazione con statine e ilmedicinale devono monitorare attentamente i pazienti per qualsiasi segno o sintomo di dolore muscolare, dolorabilita’, o debolezza, in particolare durante i mesi iniziali della terapia e quando la dose di unoo dell’altro farmaco viene aumentata. In queste situazioni deve esserepresa in considerazione la misurazione periodica della creatinchinasi(CK) ma non c’e’ garanzia che tale monitoraggio sia in grado di prevenire il verificarsi di miopatia grave. Si deve usare cautela in pazienti che hanno fattori predisponenti alla rabdomiolisi. Eta’ superiore ai 70 anni; alterazione della funzione renale; ipotiroidismo non controllato; storia personale o familiare di patologie muscolari ereditarie;storia pregressa di tossicita’ muscolare con statina o fibrato; abusodi alcol. Qualora si manifestino dolore muscolare, astenia o crampi nel corso della terapia con il farmaco ed una statina e’ necessario misurare i livelli di CK. Se questi livelli, in assenza di intenso esercizio muscolare, sono significativamente elevati (> 5 X LSN) il trattamento deve essere interrotto. Un comitato indipendente di monitoraggio sulla sicurezza ha identificato in pazienti cinesi che assumevano il farmaco e simvastatina 40 mg un’incidenza di miopatia piu’ alta rispettoa quella attesa. Pertanto, si deve usare cautela quando si trattano pazienti cinesi con il medicinale in co-somministrazione con simvastatina o ezetimibe/simvastatina (particolarmente con dosaggi di simvastatina di 40 mg o piu’ alti). Poiche’ il rischio di miopatia con statine e’ correlato con il dosaggio, nei pazienti cinesi non e’ raccomandato l’uso del farmaco con simvastatina 80 mg o ezetimibe/simvastatina 10/80mg. Poiche’ l’acido nicotinico e i suoi metaboliti vengono escreti attraverso il rene, il farmaco deve essere usato con cautela in pazienticon alterazione della funzione renale. Farmaci a base di acido nicotinico sono stati associati con aumenti dei livelli della glicemia a digiuno. I pazienti diabetici o potenzialmente diabetici devono essere sottoposti ad attenta osservazione. Possono rendersi necessari l’aggiustamento della dieta e/o della terapia ipoglicemizzante. Si deve agire con cautela quando il medicianale viene usato in pazienti con angina instabile o durante un IM (Infarto del Miocardio) in fase acuta, in particolare quando questi pazienti sono in trattamento anche con farmaci vasoattivi quali nitrati, calcioantagonisti, o agenti di blocco adrenergico. Il medicinale e’ stato associato con piccole riduzioni della conta delle piastrine. Pertanto, i pazienti sottoposti ad intervento chirurgico devono essere valutati attentamente. Il farmaco e’ stato associato con piccoli aumenti dei livelli di acido urico. Il prodotto deve pertanto essere usato con cautela nei pazienti affetti da gotta o predisposti verso questa patologia. Il medicinale e’ stato associato a piccole riduzioni dei livelli di fosforo. Pertanto, i pazienti che sono arischio di ipofosfatemia devono essere attentamente seguiti. I pazienti con storia di ittero, patologia epato-bilare o ulcera peptica devonoessere attentamente controllati. Il farmaco contiene lattosio.

Interazioni

Bere alcol o bevande calde o mangiare cibi piccanti puo’ aumentare glieffetti delle vampate e pertanto deve essere evitata in prossimita’ dell’ingestione del farmaco. >>Acido nicotinico. Terapia antiipertensiva: l’acido nicotinico puo’ potenziare gli effetti dei farmaci di blocco gangliare e dei farmaci vasoattivi come nitrati, calcioantagonisti,e agenti di blocco adrenergico, dando luogo ad ipotensione posturale.Inibitori della HMG-CoA reduttasi: in caso di associazione con simvastatina ed acido nicotinico, e’ stato osservato un lieve incremento dell’AUC e della Cmax di simvastatina acida (la forma attiva di simvastatina), che puo’ essere priva di rilevanza clinica. L’interazione farmacocinetica del farmaco con le statine e’ stata studiata solo con simvastatina. Agenti sequestranti degli acidi biliari: poiche’ la somministrazione concomitante di sequestranti degli acidi biliari puo’ ridurre labiodisponibilita’ dei farmaci acidi come l’acido nicotinico, si raccomanda di somministrare il farmaco >1 ora prima o > 4 ore dopo la somministrazione di un sequestrante degli acidi biliari. Integratori contenenti acido nicotinico: le vitamine o altri integratori alimentari contenenti (>= 50 mg/die) di acido nicotinico (o nicotinamide) non sono stati studiati con il medicinael. Quando viene prescritto il farmaco prendere in considerazione l’assunzione di acido nicotinico attraverso vitamine e integratori alimentari. Nei test di rilevazione del glucosiourinario l’acido nicotinico puo’ anche dare reazioni di falsa positivita’ con la soluzione di solfato cuprico (reattivo di Benedict). >>Laropiprant. Midazolam: dosi multiple di laropiprant 40 mg non hanno avutoeffetti sulla farmacocinetica di midazolam, un substrato sensibile del CYP3A4. Laropiprant non e’ pertanto un induttore o un inibitore delCYP3A4. La concentrazione plasmatica di un metabolita di midazolam, 1′-idrossimidazolam, ha tuttavia mostrato aumenti di due volte con dosimultiple di laropiprant. Poiche’ 1′-idrossimidazolam e’ un metabolitaattivo, l’effetto sedativo di midazolam puo’ aumentare e si deve agirecon cautela in caso di somministrazione concomitante di laropiprant con midazolam. La somministrazione concomitante di laropiprant 40 mg con midazolam ha aumentato l’AUC 0-infinito e la Cmax di 1′-idrossimidazolam, un metabolita di midazolam, rispettivamente del 98 % e del 59 %.1′-idrossimidazolam viene metabolizzato prevalentemente dalle uridindifosfato-glucuronosiltrasferasi (UGT) 2B4 e 2B7. Studi clinici e studiin vitro supportano la conclusione che laropiprant e’ un inibitore dalieve a moderato di UGT2B4/UGT2B7. Il numero di medicinali noti per essere metabolizzati da UGT2B4 o UGT2B7 e’ molto limitato. Si deve agire con cautela in caso di somministrazione concomitante di farmaco conprodotti medicinali metabolizzati prevalentemente da UGT2B4 o UGT2B7,per esempio la zidovudina. Laropiprant non ha avuto effetti clinicamente significativi sulla farmacocinetica dei seguenti medicinali: simvastatina, warfarin, contraccettivi orali, rosiglitazone e digossina. Inbase a questi dati, non e’ attesa alcuna interazione di laropiprant con i substrati degli isoenzimi del CYP, 3A4, 2C9, 2C8 e glicoproteina Pumana (P- gp). In studi in vitro, laropiprant non inibisce le reazioni mediate da CYP1A2, CYP2B6, CYP2C19, CYP2D6, o CYP2E1. Clopidogrel: non c’e’ stato un effetto significativo di laropiprant sull’inibizioneADP-indotta dell’aggregazione piastrinica da parte di clopidogrel, mac’e’ stato un aumento modesto dell’inibizione collagene-indotta dell’aggregazione piastrinica da parte di clopidogrel. E’ improbabile che questo questo effetto abbia una rilevanza clinica poiche’ laropiprant non ha aumentato il tempo di sanguinamento quando somministrato concomitantemente con clopidogrel per tutto l’intervallo di dosaggio. Acido acetilsalicilico: la somministrazione concomitante di laropiprant con acido acetilsalicilico non ha avuto effetto sull’aggregazione piastrinica collagene-indotta o sul tempo di sanguinamento rispetto al trattamento con acido acetilsalicilico da solo. Acido acetilsalicilico e clopidogrel: in pazienti dislipidemici che ricevevano concomitantemente acido acetilsalicilico (81 mg) e clopidogrel (75 mg), laropiprant ha indotto una transitoria (4 ore post-dosaggio) inibizione della funzione piastrinica in vivo (come valutato da studi sul tempo di sanguinamento esull’aggregazione piastrinica), ma ha avuto un piccolo effetto in tutto l’intervallo tra i dosaggi. I pazienti che ricevono il medicinale concomitantemente con acido acetilsalicilico e clopidogrel devono essereattentamente monitorati come raccomandato nel Riassunto delle Carattestiche del Prodotto di questi medicinali e devono essere informati chel’interruzione del sanguinamento potrebbe richiedere piu’ tempo del solito e che devono riferire al medico qualsiasi sanguinamento non usuale (per sede o durata). Effetti di altri prodotti medicinali su laropiprant Inibitori del CYP3A4: claritromicina (un potente inibitore di CYP3A4 e P-gp) non ha avuto effetti clinicamente significativi sulla farmacocinetica di laropiprant. Laropiprant non e’ un substrato della P-gp umana, e pertanto ci si attende che anche altri inibitori del CYP3A4e/o della P-gp non abbiano un impatto clinicamente significativo sulla farmacocinetica di laropiprant.

Effetti Indesiderati

Le frequenze delle reazioni avverse sono classificate come segue: molto comune (>= 1/10), comune (>= 1/100, < 1/10), non comune (>= 1/1.000,< 1/100), raro (>= 1/10.000, < 1/1.000), molto raro (< 1/10.000). Disturbi del sistema immunitario. Non comune: reazione di ipersensibilita’. Patologie del sistema nervoso. Comune: capogiro, cefalea, parestesia. Patologie vascolari. Molto comune: vampate. Patologie gastrointestinali. Comune: diarrea, dispepsia, nausea, vomito. Patologie della cutee del tessuto sottocutaneo. Comune: eritema, prurito, eruzione cutanea, orticaria. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede disomministrazione. Comune: sensazione di calore. Esami diagnostici. Comune: aumenti di ALT e/o AST (>= 3 X LSN consecutivamente), glicemia adigiuno, acido urico; non comune: aumenti di CK (>= 10 X LSN), bilirubina totale, riduzioni del fosforo e della conta delle piastrine. Altresegnalazioni di alterazioni dei valori di laboratorio hanno riguardato l’LDH, la glicemia a digiuno, l’acido urico, la bilirubina totale, el’amilasi, e le riduzioni del fosforo e della conta delle piastrine.Come per altri farmaci a base di acido nicotinico, sono stati riportati innalzamenti della glicemia a digiuno, e dell’acido urico, e riduzioni della conta delle piastrine. Nei pazienti diabetici e’ stato osservato un aumento mediano dell’HbA1c dello 0,2% (quando e’ stata consentita la possibilita’ di modificare la terapia ipoglicemizzante). Esperienza post-marketing e esperienza con altri studi clinici. Infezioni e infestazioni: rinite. Disturbi del sistema immunitario: shock anafilattico, angioedema, ipersensibilita’ di tipo I. Disturbi del metabolismoe della nutrizione: alterazione della tolleranza al glucosio, gotta. Disturbi psichiatrici: ansia, insonnia. Patologie del sistema nervoso:emicrania, sincope. Patologie dell’occhio: edema maculare cistoide, ambliopia tossica. Patologie cardiache: fibrillazione atriale e altre aritmie cardiache, palpitazioni, tachicardia. Patologie vascolari: ipotensione, ipotensione ortostatica. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche: dispnea. Patologie gastrointestinali: dolore addominale,edema della bocca, eruttazione, ulcera peptica. Patologie epatobiliari: ittero. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo: acantosisnigricans, secchezza della cute, iperpigmentazione, eruzione maculare,sudorazione (sudorazione notturna o fredda), eruzione vescicolare o vescicolo-bollosa. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo: debolezza muscolare, mialgia. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione: astenia, sensazione di freddo, edema del volto, edema generalizzato, dolore, edema periferico.

Gravidanza E Allattamento

Non vi sono dati sull’uso di acido nicotinico e laropiprant in associazione nelle donne in gravidanza. La terapia combinata non e’ stata testata in studi di tossicita’ riproduttiva. Il rischio potenziale per l’uomo e’ sconosciuto. Il farmaco non deve pertanto essere usato durantela gravidanza a meno che non sia chiaramente necessario. Non vi sonodati adeguati sull’uso di acido nicotinico ad alti dosaggi nelle donnein gravidanza. Gli studi sugli animali hanno mostrato una tossicita’sullo sviluppo fetale con alte dosi di acido nicotinico. Non vi sono dati sull’uso di laropiprant nelle donne in gravidanza. Gli studi suglianimali hanno mostrato una tossicita’ sullo sviluppo fetale con altidosaggi di laropiprant. Non sono stati condotti studi in animali in allattamento con il farmaco. La decisione sulla continuazione/interruzione dell’allattamento materno o sulla continuazione/interruzione dellaterapia deve essere presa tenendo conto dei benefici dell’allattamentoper il bambino e dei benefici del farmaco sulla donna. L’acido nicotinico viene escreto nel latte materno umano. Non e’ noto se laropiprantviene escreto nel latte materno umano. Studi in animali hanno mostrato l’escrezione di laropiprant nel latte materno. Gli studi sugli animali non sono sufficienti a dimostrare una compromissione della fertilita’.

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Risotto alla zucca vegano, ricetta facile e veloce

MEDICINA ONLINE ZUCCA CALORIE PROPRIETA USI BENEFICI SALUTE FRUTTA VERDURA CUCINA RICETTE RICETTA LIGHT DIETAIl risotto alla zucca è una classica ricetta autunnale molto semplice da preparare, ma gustosa e salutare. Un piatto che, tipica della cucina settentrionale, si è ormai diffuso in tutta Italia e preparato un po’ da tutti in diverse varianti.

Difficoltà: facile – Tempo: di cottura del riso (20′)

Ingredienti (4 Porzioni):

  • 500 gr di zucca arancione (ma potete anche abbondare)
  • prezzemolo
  • 1 cipolla
  • 1 cucchiaio d’olio extravergine
  • un pochino di noce moscata
  • 100 ml di vino bianco secco facoltativo
  • riso (1 tazzina colma da caffè a persona, se ne avanza è buono anche riscaldato)
  • sale quanto basta
  • un pochino di peperoncino
  • acqua bollente e salata a parte, oppure brodo vegetale, un pentolino
  • formaggio grattugiato, pecorino o grana da spolverizzare sopra (facoltativo)

Preparazione:

Tritare la cipolla, il pezzetto di peperoncino e il prezzemolo e far rosolare un po’. Dopo pochi minuti aggiungere la zucca tagliata a pezzi piccoli e successivamente il riso da far tostare, il tutto rimestando con un cucchiaio di legno per pochi istanti, in una padella antiaderente, meglio se di ceramica.

Aggiungere il vino bianco e far sfumare. Aggiungere a mano a mano che asciuga l’acqua bollente o il brodo e una spolverata di noce moscata mescolando. La cottura deve avvenire a fiamma un po’ allegra e rimestando spesso.

Se non siete vegani, mettete del formaggio e far riposare alcuni minuti prima di servire a tavola.

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Differenza tra vaccini vivi ed attenuati: vantaggi e svantaggi

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA DIFFERENZA LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI BCon “vaccino” in medicina si intende una preparazione artificiale costituita da agenti patogeni (o parti di essi) opportunamente trattati somministrata con lo scopo di consentire al corpo di sviluppare un sistema di difesa contro quel patogeno ancor prima di venire a contatto con esso, in modo che il corpo sia “già addestrato” a combattere il patogeno corrispondente, se e quando attaccherà. Il vaccino può essere costituito principalmente da patogeni vivi o morti.

Che cos’è un vaccino attenuato?

Un vaccino attenuato consiste nell’utilizzo di un agente infettivo (vaccini monovalenti) o diversi (vaccini polivalenti) vivo/i e omologo/i a quello che produce la malattia, ma la cui virulenza sia stata attenuata, in modo da indurre immunità duratura contro l’agente omologo virulento senza produrre lesioni secondarie nell’animale.

Generalmente, questo tipo di vaccini è realizzato a partire, o da ceppi omologhi a quelli virulenti, ma attenuati in modo naturale, o da isolamenti virulenti, i quali mediante metodi di attenuazione sono attenuati in modo stabile. Il sistema di attenuazione più utilizzato attualmente, si basa sulla realizzazione di un gran numero di passaggi o riprove del virus o batterio virulento in linee cellulari (virus) o terreni di coltura (batteri), in modo che i microrganismi perdano la loro virulenza e non producano nessun tipo di lesione all’animale, ma continuino ad avere la capacità di replicarsi o moltiplicarsi sufficientemente da poter essere processati dal sistema immunitario.

Il principale problema di questo tipo di vaccini è che l’attenuazione può non essere stabile, e si possa così ritornare a forme virulente. La stabilità dell’attenuazione è il fattore più critico in questi vaccini. Un’altro aspetto critico – e costoso – di questi vaccini è che, essendo formati da microrganismi vivi, hanno bisogno di essere permanentemente conservati con la catena del freddo, per evitare che il microrganismo muoia parzialmente o totalmente.

In genere, i vaccini vivi attenuati inducono una risposta immunitaria superiore ai vaccini inattivi o morti, questo succede nel caso dei virus, che infettando le cellule ospite inducono tutti i meccanismi immunitari, sia di presentazione antigenica legati a linfociti CD4+ e al SLA II, sia di attivazione citotossica legati ai linfociti CD 8+ e SLA I, oltre alla liberazione di diverse citochine.

Cos’è un vaccino morto o inattivato?

I vaccini morti o inattivati sono formati dal o dai microrganismi completi ma inattivati da qualche metodo fisico o chimico, oppure da parti di tali microrganismi. Questi vaccini presentano come principali vantaggi, rispetto ai vaccini attenuati, la stabilità e sicurezza, oltre al sistema di conservazione. Tuttavia, inducono, solitamente, una risposta immunitaria minore rispetto ai vaccini attenuati, fondamentalmente legata ai linfociti CD 4+ con produzione di anticorpi.

I metodi per realizzare l’inattivazione degli antigeni vaccinali più utilizzati attualmente si basano su trattamenti chimici o fisici che non producono modificazioni nelle proteine per non alterare la risposta immunitaria. I più utilizzati oggi sono: la formaldeide e gli agenti chelanti come: ossido di etilene, propiolattoni, etilenomina, ecc. Questi agenti, producono unioni incrociate nelle catene degli acidi nucleici, inattivando il microrganismo ma senza alterare le sue proteine. I vaccini inattivati o morti sono stati anche prodotti a partire da esotossine batteriche inattivate, come nel caso dei tetani, con notevole successo.

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Pressione arteriosa: i momenti della giornata in cui è più alta

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PRESSIONE ARTERIOSA VALORI NORMALI PATOLOGICI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari AnoAlcune persone si misurano la pressione in un momento qualsiasi della giornata, magari solo quando si sentono stanchi o hanno mal di testa. Quello che non tutti sanno è che la pressione arteriosa, così come anche la temperatura del nostro corpo, non è costante durante tutto l’arco della giornata e mettere a paragone valori presi in ore diverse può portare a valutazioni sbagliate.

Come variano i valori della pressione arteriosa durante la giornata?

  • I valori più alti vengono ritrovati al mattino, subito dopo il risveglio, tanto che molti ictus cerebrali (che hanno come fattore di rischio l’ipertensione arteriosa ed i picchi ipertensivi), accadono proprio con maggior frequenza durante il mattino (fra le 6 del mattino e le 2 del pomeriggio); il picco degli attacchi cardiaci si ha invece intorno alle 10/11 del mattino.
  • Durante il pomeriggio si osserva un calo progressivo che prosegue per tutta la notte nel corso della quale si hanno i valori più bassi, tra mezzanotte e la mattina successiva (soprattutto intorno alle 3/4 di notte).
  • Nei soggetti ipertesi i valori più elevati vengono ritrovati fra le 10 e le 12 del mattino, quelli più bassi fra le 2 e le 5 di notte.

Parlando in generale quindi – e riferendoci a persone che svolgono lavori diurni – la pressione è più alta tra il risveglio e l’ora di pranzo, per poi diminuire il pomeriggio e raggiungere i picchi più bassi tra mezzanotte e la mattina successiva. Alcuni eventi e/o patologie possono alterare questo “schema”. Ad esempio una emozione improvvisa (ad esempio paura) la sera, oppure svolgere una attività lavorativa che includa grossi sforzi di notte, può determinare un rialzo pressorio improvviso in orari serali/notturni e quindi determinare eventi ischemici o emorragici in orari serali e notturni. II ritmo circadiano della pressione arteriosa è sotto controllo neuro-ormonale, ma i meccanismi regolatori non sono ancora ben noti.

Strumenti necessari per misurare la pressione

Per misurare la pressione arteriosa sono necessari uno sfigmomanometro (la parte che si indossa sul braccio, con rispettiva valvola) ed uno stetoscopio (la parte che “si mette alle orecchie”): se non li possedete ancora ed avete necessità di misurarvi spesso la pressione arteriosa, potrebbe essere un ottimo investimento per la vostra salute, quello di acquistarli e tenerli in casa a portata di mano.

Sfigmomanometri manuali

La scelta dello strumento adatto a volte può risultare difficile, vista l’enorme quantità di strumenti attualmente sul mercato: a tale scopo io ed il mio Staff abbiamo selezionato per voi i migliori sfigmomanometri manuali professionali, elencati in ordine di prezzo decrescente:

A tali strumenti dovrete aggiungere anche uno stetoscopio, i nostri preferiti sono:

Se invece preferite comprare in un’unica soluzione sia sfigmomanometro che stetoscopio, ecco i migliori prodotti selezionati per voi:

Sono quattro strumenti ben costruiti, venduti in tutto il mondo e, pur avendo un prezzo contenuto, sono estremamente precisi e professionali, inoltre includono nella confezione anche uno stetoscopio il che vi eviterà di doverlo comprare a parte.

Sfigmomanometri automatici digitali

Se non sapete come utilizzare uno sfigmomanometro manuale potete leggere la nostra guida, oppure acquistare uno strumento digitale che misura in modo automatico la pressione: è necessario solo indossare l’apposito bracciale e dare avvio alla procedura senza neanche avere lo stetoscopio, che è invece necessario con gli strumenti manuali. La scelta dell’apparecchio adatto a volte può risultare difficile, vista l’enorme quantità di prodotti attualmente sul mercato: a tale scopo il mio Staff ha selezionato per voi i migliori sfigmomanometri automatici sul mercato:

Sono cinque apparecchi ottimamente costruiti, moderni, facili da usare ed estremamente precisi e professionali: con essi misurare la vostra pressione arteriosa sarà facile come premere un tasto!

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Cos’è un cromosoma ed a che serve?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA CELLULA APLOIDE DIPLOIDE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneI cromosomi sono la forma in cui si presenta il DNA all’interno della cellula: il lungo filamento di DNA è infatti “impacchettato” fino a formare il cromosoma. Negli eucarioti il DNA è sempre legato a proteine, istoniche e non istoniche, attorno alle quali il filamento di DNA si avvolge a formare complessivamente una struttura chiamata cromatina. La cromatina si può colorare con alcuni coloranti istologici, da cui il nome; se ne possono distinguere due tipi: l’eucromatina, debolmente colorabile, dalla struttura più aperta e quindi trascrizionalmente attiva, e l’eterocromatina, intensamente colorabile, maggiormente condensata (rimane condensata anche in interfase) e trascrizionalmente inattiva. L’eterocromatina può essere ulteriormente distinta in costitutiva e facoltativa. L’eterocromatina costitutiva è costituita da regioni di DNA altamente ripetitivo, costanti in tutte le cellule dell’organismo e nel cromosoma si concentra principalmente a livello del centromero e dei telomeri. L’’eterocromatina facoltativa può diventare condensata e diventare temporaneamente inattiva, inoltre può essere inattivata solo in determinati tessuti o in determinati stadi dello sviluppo.


Numero dei cromosomi nell’essere umano

L’uomo possiede 23 coppie di cromosomi in ogni cellula diploide, a formare un totale di 46 cromosomi per cellula. I componenti di ciascuna coppia cromosomica contengono gli stessi geni e ciascun componente della coppia viene chiamato omologo. Un omologo è ereditato da ciascun genitore. Dei 46 cromosomi:

  • 44 cromosomi sono detti somatici o autosomi e sono disposti in 22 coppie;
  • 2 cromosomi sessuali (XX o XY).

I 44 cromosomi somatici determinano le caratteristiche fisiche del soggetto.
I 2 cromosomi sessuali sono quelli che invece determinano il sesso e sono uguali nella donna (tutti e due del tipo X, detti così a causa della forma) mentre l’uomo possiede un solo cromosoma sessuale del tipo X mentre l’altro è del tipo Y.

Nei gameti (spermatozoi ed ovocellule, che sono cellule aploidi), il corredo cromosomico è dimezzato rispetto alle cellule diploidi:

  • 22 cromosomi sono detti somatici;
  • 1 cromosoma sessuale (X nell’ovocita mentre Y o X negli spermatozoi).

Funzioni dei cromosomi

  1.  conservare come in un archivio le informazioni genetiche per tutta la vita di un individuo per permettere la sintesi delle proteine per tutta la vita;
  2. duplicandosi trasmettere le informazioni a cellule dello stesso organismo (tramite le mitosi).

Forma dei cromosomi

I cromosomi sono distinguibili tra loro per le dimensioni e per la “forma”, ossia per la posizione del centromero, una regione di DNA altamente ripetuto associato ad una impalcatura proteica, che ha appunto posizione diversa a seconda del cromosoma. Ulteriori distinzioni si possono effettuare con opportuni trattamenti chimici, che evidenziano un bandeggio riproducibile: ogni cromosoma ha infatti uno specifico pattern di bande, che permette di distinguerlo dagli altri cromosomi e che permette di individuare eventuali mutazioni cromosomiche. In base alla posizione del centromero si distinguono quindi cromosomi:

  • acrocentrici: centromero in posizione subterminale (in prossimità di una delle estremità);
  • telocentrici: centromero in posizione terminale;
  • submetacentrici: centromero in posizione submediana (spostato verso una delle due estremità;
  • metacentrici: centromero in posizione mediana.

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Ecco come cucinare e preparare i cocktail con lo sperma

MEDICINA ONLINE BEVANDA BERE DRINK ENERGY CAFFEINA BERE DISCO DISCOTECA DROGA DIPENDENZA BICCHIERE ALCOL COCKTAIL DIABETE ZUCCHEROSi, avete letto bene, cucinare con lo sperma! Non solo il vostro uomo potrebbe sorprendervi in cucina ma anche dietro il banco di un bar, il barman potrebbe prepararvi dei nuovi cocktail contenenti appunto dello sperma. Su questo nuovo modo di bere e mangiare sono addirittura stati pubblicati due libri ed è stato aperto un blog chiamato cookingwithcum.com.

“Questo è il manuale definitivo per barman alla ricerca di ingredienti che vanno al di là di succhi di frutta esotica e liquori rari. Spinto dall’impegno e dalla passione per l’ingrediente appena raccolto, Semenology spinge i limiti del classico bartending. Lo sperma è spesso disponibile dietro la maggior parte dei banchi bar e aggiunge un tocco personale a qualsiasi cocktail. L’intenditore apprezzerà e imparerà a mescolare alcolici selezionati per esaltare i sapori delicati dello sperma. Il libro fornisce suggerimenti utili che forniscono ogni dettaglio della Semenology, dalla miscelazione alla presentazione“.

Ecco per esempio due cocktail con la relativa ricetta.

Il cocktail Galliano Cum Shot

1oz di Galliano

1 oz di caffè appena fatto

1-2 cucchiaini di sperma

1-2 cucchiaini di panna montata

Istruzioni: mescolare le la panna con lo sperma e creare una creama. Versare il Galliano con un cucchiaio facendo attenzione che lo strato di caffè caldo resti sulla parte superiore. Aggiungere la crema di sperma e bere quando è ancora caldo.

Il Macho Mojito

1 oz dirum speziato

Foglie di menta

1 cucchiaio di zucchero

1 cucchiaino di zucchero a velo

1/2 oz di succo di lime

2 oz soda

Sperma

Spicchi di Lime

Istruzioni: mescolare bene il succo di lime e lo zucchero. Aggiungere le foglie di menta e schiacciarle delicatamente. Quindi aggiungere il rum e mescolate per far salire le foglie di menta dal fondo del bicchiere. Aggiungere cubetti di ghiaccio interi e soda fino a riempire il bicchiere. Utilizzando un cappuccinatore (quello che si usa per far la schiuma nel cappuccino n d r), inserite gradualmente piccole quantità di zucchero a velo nello sperma fino a raggiungere una consistenza cremosa. Assaggiate frequentemente per raggiungere l’equilibrio dolce e salato perfetto. Attentamente con un cucchiaio fate scendere la schiuma dolce nel lato del vetro in modo che si distribuisca con grazia sul vetro del bicchiere. Guarnire con spicchi di lime.

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“Lo sperma non è solo nutriente, ma ha anche una struttura meravigliosa e proprietà di cottura sorprendenti. Come il buon vino e i formaggi, il sapore del seme è complesso e dinamico. Lo sperma è economico da produrre ed è facilmente disponibile in molte, se non nella maggior parte, di case e ristoranti. Nonostante tutte queste qualità positive, lo sperma è un alimento trascurato. Questo libro spera di cambiare la situazione. Una volta superata ogni esitazione iniziale, sarete sorpresi di apprendere quanto sia meraviglioso lo sperma in cucina. Lo sperma è un ingrediente entusiasmante che può dare ad ogni piatto che si prepara una svolta interessante. Se sei un cuoco appassionato e non hai paura di sperimentare nuovi ingredienti – amerai questo libro di cucina!”. Questo il testo a corredo dei due libri che, se li vorrete acquistare, troverete qua.

Paul Photenhauer, l’autore, non è un pervertito che beve sperma tutto il giorno – dice che si riserva la cottura dello sperma per speciali, incontri intimi con la sua compagna. In una intervista ha raccontato: “Per me, è più che altro un divertimento da aggiungere al cibo, o ad una bevanda. Si aggiunge un tocco personale. I cocktail allo sperma potrebbero non risultare sexy per la maggior parte di voi, i libri di cucina non hanno mai pubblicato questo tipo di ricette perché la questione della deglutizione dello sperma è un tabù sociale al di fuori della camera da letto“, continua a spiegare l’autore. “Se volete che la vostra partner lo deglutisca, dovreste essere disposti a farlo anche voi con il vostro.Voglio dire, è il tuo seme. La gente mangia tutti i tipi di schifezze. Le uova sono le mestruazioni delle galline. Il latte è l’escrezione mammaria dalle mucche. Il seme almeno è fresco e si sa chi è il produttore“. Ovviamente oltre che sul blog, è possibile twittare con l’autore all’hastang #Fotiecookingwithcum.

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Esame del fondo oculare: a che serve, come si esegue, come ci si prepara?

MEDICINA ONLINE RETINA DISTACCO FOVEA MACULA UMOR PUPILLA IRIDE ANATOMIA CONI BASTONCELLI VISTA CHIASMA CERVELLO NERVO OTTICO CELLULEL’esame del fondo oculare è un esame diagnostico che viene utilizzato per visualizzare le strutture interne del bulbo oculare (soprattutto corpo vitreo, retina e testa del nervo ottico). Si effettua durante una visita oculistica dopo aver dilatato la pupilla mediante instillazione di speciali colliri (detti “colliri midriatici”, che inducono “midriasi”, cioè appunto la dilatazione della pupilla). Si esegue in ambiente scarsamente illuminato, seduti o distesi.

Oftalmoscopio diretto e indiretto

L’esame del fondo oculare è eseguito dall’oftalmologo cmediante uno strumento chiamato “oftalmoscopio”. Con l’oftalmoscopio diretto la fonte luminosa viene proiettata direttamente nell’occhio dell’esaminato e non si può apprezzare la periferia retinica, mentre con l’oftalmoscopio indiretto si utilizza una lente tra l’apparecchio e la persona, consentendo una visione più ampia della retina. In quest’ultimo caso si ottiene il tipico riflesso rosso. Inoltre, la lampada a fessura consente l’esame del segmento posteriore (corpo vitreo e fondo oculare) utilizzando lenti addizionali che permettono di visualizzare anche la retina.

Quando è indicata?

Una persona dovrebbe sottoporsi all’esame del fondo dell’occhio se:

  • ha eventuali fattori di rischio (ad esempio avere un famigliare con malattie della vista);
  • ha una età avanzata (soprattutto dopo i 40 anni);
  • ha sintomi e segni che potrebbero suggerire la presenza di malattia oculare;
  • ha patologie dell’organismo che possono alterare le strutture dell’occhio, come diabete ed ipertensione arteriosa;
  • ha una malattia oculare conclamata.

Ogni quanto tempo effettuare un esame del fondo oculare?

La periodicità con cui un individuo dovrebbe sottoporsi ad un esame del fondo dell’occhio, è molto variabile in base a fattori soggettivi. In assenza di problemi alla vista, di sintomi relativi alla vista e di fattori di rischio, un individuo sano che abbia meno di 40 anni, potrebbe anche non effettuare alcun esame del fondo oculare. Soggetti che non hanno alcun disturbo specifico ed hanno più di 40 anni, possono sottoporsi all’esame una volta ogni 3/ 4 anni. Per chi è affetto da miopia o da patologie oculari non gravi, l’esame può essere effettuato una volta ogni 1/2 anni.
Chi ha problemi retinici gravi e/o soffre di diabete, ipertensione arteriosa o altra patologia che può determinare danni alla retina o ad altra struttura oculare, dovrà sottoporsi a controlli ravvicinati, la cui cadenza esatta deve essere decisa dall’oculista. Comunque è importante sottoporsi a un esame del fondo oculare anche quando si vedono per la prima volta dei lampi luminosi (fosfeni) o miodesopsie (mosche volanti o ragnatele). Nel primo caso il corpo vitreo potrebbe esercitare una trazione sulla retina, con rischio di un suo distacco.

Cosa permette di osservare?

L’esame del fondo oculare permette di osservare lo stato del corpo vitreo (il gel che riempie il bulbo oculare) e le sue eventuali degenerazioni. Inoltre consente la visualizzazione dell’albero vascolare arterioso e venoso retinico, di cui si può valutare il decorso e la dimensione. Permette, soprattutto, di osservare la macula, la zona centrale della retina che consente la visione frontale. Infatti, eventuali degenerazioni e anomalie (distrofie) possono essere diagnosticate e monitorate con tale esame. Si può valutare la conformazione della testa del nervo ottico individuando eventuali patologie (anche generali o sistemiche).

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Per quali malattie viene usata?

In molte malattie che interessano la vista e nel diabete e nell’ipertensione arteriosa cronici. Il diabete o l’ipertensione sono patologie che colpiscono i vasi: ciò che accade nell’occhio avviene, ad esempio, anche nel rene e nel cuore. Il vantaggio è che, con il fondo dell’occhio, si riescono a visualizzare le vene e le arterie con sistemi non invasivi. Per quanto riguarda le patologie oculari il semplice esame del fondo dell’occhio ci permette di prevenire alcune patologie oculari, consentendo di seguire terapie che possono scongiurare patologie gravi e irreversibili.

Controindicazioni

Generalmente non ha controindicazioni. Tuttavia, bisogna stare attenti se si è affetti da glaucoma (per ostacolo alle vie di deflusso dell’umore acqueo) e se la camera anteriore dell’occhio (spazio compreso tra l’iride e la cornea) è poco profonda. In tali casi l’esame viene effettuato con la pupilla non dilatata, esplorando in tal modo esclusivamente il polo posteriore della retina. Inoltre possono presentarsi reazioni avverse ai colliri che si usano per la dilatazione: possono andare da una semplice reazione allergica a fenomeni sistemici più gravi. Tali effetti sono molto rari e, comunque, controllabili. I midriatici (gocce per dilatare le pupille) sono molti; nel caso in cui vi siano effetti collaterali è bene ricordare quale tipo di farmaco abbia creato problemi, comunicandolo tempestivamente all’oculista. Infine bisogna far passare un lasso di tempo sufficiente a riacquistare la visione che precedeva la dilatazione della pupilla: non ci si può mettere subito alla guida per motivi di sicurezza, dato che si vede annebbiato.

Retinografia

Il fondo oculare può essere “fotografato” grazie all’uso di un’apparecchiatura chiamata “retinografo”. La retinografia è appunto l’esame che permette di documentare lo stato del fondo oculare grazie a una foto a colori digitale.

Altri esami

Altri esami, a volte associati con l’esame del fondo oculare, sono:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Eutirox può essere usato anche per dimagrire? Quali sono i rischi?

MEDICINA ONLINE PESO BILANCIA MASSA BIOIMPEDENZIOMETRIA INDICE CORPOREA COCALORIE BASMATI BIANCO INGRASSARE DIETA COTTO CRUDO PIATTO CUCINA LIGHT MANGIARE DIMAGRIRE GRASSO DIABETE CARBOIIn caso di ipotiroidismo, ossia quando la ghiandola tiroidea funziona in modo lento, si assume generalmente un farmaco specifico, denominato Eutirox. A base di levotiroxina sodica, svolge la funzione di sopperire alla mancanza dell’ormone tiroxina causata dalla limitata attività della tiroide. L’ingresso nel mercato farmaceutico di questo farmaco ha sgombrato il campo in maniera graduale dalla polvere di tiroide essiccata.

Lo scopo dell’Eutirox è quello di una normalizzazione dei valori di TSH, l’ormone ipofisario che induce la tiroide a produrre gli ormoni T3 e T4: nel caso in cui la ghiandola funziona troppo, l’organismo cerca di attuare una sorta di compensazione, diminuendo la secrezione di TSH. Un’elevata assunzione del farmaco oggetto di trattazione, provoca, al contrario, una discesa del TSH al di sotto dei valori fisiologici, dunque è fondamentale rivolgersi sempre ad uno specialista, il quale prescriverà il giusto dosaggio.

L’Eutirox non può essere adoperato nei seguenti casi: allergia al principio attivo o ad uno degli altri componenti del medicinale, insufficienza surrenalica non trattata (malattia delle ghiandole surrenali), insufficienza ipofisaria non trattata (malattia dell’ipofisi), e tireotossicosi non trattata. Il trattamento non può altresì essere iniziato in presenza di infarto miocardico acuto, miocardite acute e pancardite.

Eutirox: effetti sull’organismo

L’assunzione dell’Eutirox accelera il metabolismo dell’organismo, incrementando il dispendio di energie, e quindi in genere si verifica un’elevata sudorazione, una scarsa resistenza alle alte temperature, nonché un rapido e palese dimagrimento. Alla luce di ciò, molte persone, in particolar modo quelle tendenti ad accumulare chili rapidamente, sono portate a pensare che questo farmaco sia utile per diminuire di peso. Ma ciò non è assolutamente consigliato: si tratta, come precedentemente sottolineato, di un medicinale prescritto solo ed esclusivamente per coloro i quali hanno problemi di tiroide, e solo il medico è la persona indicata a fornire la dose giornaliera che ciascun paziente, a seconda del proprio bisogno specifico, deve assumere.

Eutirox: non è un farmaco per dimagrire

Adoperare l’Eutirox per diminuire di peso non è esente da rischi: una dose eccessiva può infatti causare tremori, tachicardia, crampi della muscolatura scheletrica, diarrea, nausea, aritmie, insonnia, vampate di calore. Ed un suo uso prolungato può alterare irrimediabilmente la funzionalità della tiroide, trasformando un individuo sano in un individuo malato. Qualsiasi farmaco va adoperato secondo coscienza e secondo prescrizione medica, per il solo scopo al quale è destinato. Non bisogna pertanto assolutamente commettere azzardi, quando c’è la salute di mezzo: gli effetti collaterali sono un prezzo troppo alto da pagare.

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