Clarens (sulodexide) 250ULS 600ULS foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACI EFFETTI COLLATERALI INDICAZIONI CONTROINDICAZIONI EFFETTO DOSE DOSAGGIO PILLOLE CREMA PASTIGLIE SUPPOSTE SIRINGA INIEZIONE EMIVITA FARMACOCINETICADenominazione

CLARENS

Categoria Farmacoterapeutica

Antitrombotici.

Principi Attivi

Capsule molli: sulodexide 250 ULS. Soluzione iniettabile: sulodexide 600 ULS.

Eccipienti

Capsule molli: sodio laurilsarcosinato, biossido di silicio, triacetina, gelatina, glicerolo, sodio paraidrossibenzoato di etile (E 215), sodio paraidrossibenzoato di propile (E 217), biossido di titanio (E 171), ossido di ferro rosso (E 172). Soluzione iniettabile: sodio cloruro, acqua per preparazioni iniettabili.

Indicazioni

Ulcere venose croniche.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti, verso l’eparina e gli eparinoidi. Diatesi e malattie emorragiche.

Posologia

Capsule molli: 1 capsula 2 volte al di’, lontano dai pasti. Soluzioneiniettabile: 1 fiala al di’, per uso intramuscolare o endovenoso. Orientativamente si consiglia di iniziare la terapia con le fiale e, dopo15-20 giorni, proseguire con le capsule per 30-40 giorni. Il ciclo terapeutico completo va ripetuto almeno due volte l’anno.

Conservazione

Conservare a temperatura non superiore a 30 gradi C.

Avvertenze

Non presenta particolari precauzioni d’uso. Comunque, nei casi in cuisia anche in atto un trattamento con anticoagulanti, e’ consigliabilecontrollare periodicamente i parametri emocoagulativi.

Interazioni

Essendo sulodexide una molecola eparino-simile puo’ aumentare gli effetti anticoagulanti dell’eparina stessa e degli anticoagulanti orali sesomministrato contemporaneamente.

Effetti Indesiderati

Con le capsule molli: disturbi dell’apparato gastroenterico con nausea, vomito ed epigastralgie. Con la soluzione iniettabile: dolore, bruciore ed ematoma in sede di iniezione. Inoltre, in rari casi, si puo’ avere sensibilizzazione con manifestazioni cutanee o in sedi diverse.

Gravidanza E Allattamento

Per motivi cautelativi, se ne sconsiglia l’uso in gravidanza, anche segli studi di tossicita’ fetale non hanno messo in evidenza effetti embrio-feto-tossici.

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Fibrinogeno alto o basso: valori normali ed interpretazione

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST ESAME SANGUE ANALISI CLINICHE GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI LEUCOCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MEDITERRANEIl fibrinogeno è una proteina presente nel plasma sanguigno. È conosciuta anche con altri nomi:

  • Fattore I
  • Fibrinogeno attivo
  • Antigene del fibrinogeno

Viene prodotto dal fegato e dal tessuto endoteliale, cioè dal tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni, dei vasi linfatici, e la superficie interna del cuore, cioè atri, ventricoli e vasi sanguigni cardiaci.

FIBRINOGENO: le funzioni

Il fibrinogeno svolge due funzioni principali, entrambe fondamentali per il processo di emostasi cioè per fermare le emorragie:

  • Aiuta le piastrine ad aderire alle pareti dei vasi sanguigni (durante la fase piastrinica dell’emostasi);
  • Si trasforma in fibrina per permettere la coagulazione (durante la fase coagulativa dell’emostasi).

Il nome fibrinogeno infatti significa letteralmente “produttore di fibrina”. Per far coagulare il sangue, la trombina trasforma il fibrinogeno in fibrina, dando il via al processo di coagulazione.

FIBRINOGENO: i valori normali

I valori considerati normali vanno da un minimo di 200 milligrammi per decilitro fino ad un valore massimo di 400 milligrammi per decilitro. Per le donne il valore massimo può essere un po’ più alto. Valori normali di questa proteina nel nostro organismo, indicano un corretto funzionamento del processo di coagulazione del sangue.

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FIBRINOGENO alto

Se i valori del fibrinogeno sono troppo alti, questo potrebbe indicare che sono in corso alcune alterazioni nel nostro corpo, ma che non si tratta necessariamente di una malattia. Ad esempio, in gravidanza e durante le mestruazioni, il livello di fibrinogeno nel sangue si alza. Può trattarsi anche della conseguenza di un intervento chirurgico, di una ferita o di un’ustione, di uno stato di infiammazione o di infezione. Altre volte invece il valore di questa proteina presente nel sangue si alza come conseguenza di alcune patologie:

  • Artrite o febbre reumatica
  • Ictus o infarto
  • Epatite
  • Malattie dei reni
  • Polmonite
  • Tubercolosi
  • Uremia
  • Tumori

Fibrinogeno basso

I valori bassi di fibrinogeno possono dipendere da alcune condizioni legate alla gravidanza, come nel caso del distacco della placenta o dell’aborto, ma possono essere anche legate ad anemia e malnutrizione o trasfusioni di sangue e possono derivare da infezioni molto gravi. Escludendo queste situazioni, i principali motivi per un valore del fibrinogeno basso sono dovuti a queste cause:

  • Malattie del sangue come:
    • Afibrinogemia ereditaria
    • Disfibrinogemia
    • Embolia
    • Emofilia
    • Coagulazione intravascolare disseminata
    • Fibrinolisi
  • Eclampsia
  • Malattie del fegato
  • Tumori, come la leucemia

FIBRINOGENO: quando fare un test

Gli esami dei livelli di fibrinogeno sono molto utili per individuare la presenza di alcune malattie e per prevedere se c’è un’elevata possibilità di svilupparle. In particolare, il test è consigliato nelle seguenti situazioni:

  • A seguito di sanguinamento
  • A seguito di trombosi
  • Per controllare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari (come ictus e infarto)
  • Quando altri esami del sangue fanno pensare a problemi di coagulazione
  • In caso di malattie ereditarie o acquisite che interferiscono con la coagulazione
  • Quando è importante valutare la coagulazione di un paziente (ad esempio per un intervento chirurgico)

FIBRINOGENO: i tipi di test 

Per testare il fibrinogeno si fa un esame del sangue. Il test specifico condotto attraverso il sangue può essere di due tipi:

  • il test quantitativo, che misura la concentrazione del fibrinogeno in una certa quantità di sangue, ovvero quanti milligrammi di questa proteina sono presenti in ogni decilitro di sangue. Con questo test si può vedere quanto fibrinogeno c’è ma non se funziona bene;
  • il test qualitativo, o test di attività del fibrinogeno, per misurare la sua funzionalità durante la fase di formazione del coagulo.

Mentre i test quantitativi sono molto precisi e danno l’esatta quantità di fibrinogeno presente nel sangue, i test qualitativi sono più complessi.

FIBRINOGENO: i test qualitativi dell’attività

I test qualitativi del fibrinogeno vengono eseguiti in provetta “mimando” quello che avviene nel corpo durante la coagulazione. Al campione di sangue prelevato dal paziente viene aggiunta della trombina per iniziare il processo di coagulazione e controllare se questo avviene nei tempi giusti e se dà origine ad un coagulo stabile. Nonostante tali test in provetta non possano descrivere esattamente quello che succede nel corpo del singolo paziente durante l’intero processo di coagulazione (che include molti fattori per cui è impossibile riprodurli tutti in provetta), esistono comunque strumenti adatti ad analizzare la funzionalità di ogni singolo elemento che partecipa alla coagulazione. Per avere una risposta precisa, si aggiunge una quantità fissa di trombina e si misura il tempo di coagulazione, in particolare misura quanto tempo impiega in fibrinogeno a trasformarsi in fibrina. Se il tempo è troppo lungo, ciò sta ad indicare che il fibrinogeno contenuto in quello specifico campione di sangue è presente in quantità troppo bassa o che la sua funzionalità è più bassa del normale.

FIBRINOGENO: come ci si prepara al test?

Per molti esami del sangue è necessaria una certa preparazione, come ad esempio il digiuno dalla mezzanotte del giorno precedente.

Nel caso degli esami del sangue per il fibrinogeno, non è necessario alcun tipo di preparazione particolare. È importante comunque dare a chi dovrà analizzare le analisi alcune informazioni importanti sul nostro stato di salute e su alcune situazioni particolari, come ad esempio fumo, gravidanza, mestruazioni in corso nel giorno del prelievo di sangue, eventuali donazioni o trasfusioni di sangue avvenute nei giorni precedenti al prelievo.

Il sangue verrà prelevato normalmente da una vena del braccio: è un esame quasi indolore e  dura pochi secondi: se si è preoccupati per il prelievo di sangue, basta informare il personale sanitario presente il giorno del prelievo in modo che ci dia tutto il supporto necessario per superare l’esame.

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FIBRINOGENO: cosa si scopre con il test? Come si leggono i risultati?

Come abbiamo scritto poco sopra, i test del livello di fibrinogeno sono test quantitativi e servono per valutare la quantità di questa proteina nel sangue. I test qualitativi servono invece per valutare il tipo di attività della proteina.

In merito ai test quantitativi, il fibrinogeno aumenta rapidamente quando c’è un’infezione o un’infiammazione acuta in corso. Un alto livello di questa proteina nel sangue può indicare quindi la presenza di una malattia che con altri tipi di esame non si è riusciti a scoprire. Partendo da un test col fibrinogeno alto, si stringe il cerchio delle ipotesi possibili e ci si concentra solo sulla ricerca delle malattie che fanno alzare il suo livello nel sangue. Per questo è importante avvisare il medico di situazioni particolari (gravidanza, mestruazioni, aborto, trasfusione di sangue, malattie in corso), in modo che possa leggere con precisione i risultati del test. Generalmente, un test per il fibrinogeno alto è utile per valutare quanto estesa sia un’infezione o un infiammazione, qualunque sia la sua origine.

In merito ai test qualitativi, questi risultati descrivono la qualità della capacità di coagulare. Un fibrinogeno con una buona attività permette una buona coagulazione: se invece l’attività del fibrinogeno è bassa questo significa che la coagulazione è debole e che il corpo non riesce a produrre dei coaguli sufficientemente resistenti. Quando la funzionalità del fibrinogeno è troppo bassa, il medico la deve valutare assieme agli esami quantitativi. Se vari esami funzionali indicano sempre una bassa funzionalità della proteina questo può una malattia congenita, che il paziente ha dalla nascita. Le patologie congenite sono principalmente tre:

  • Afibrinogenemia, cioè la totale assenza di fibrinogeno, che causa forti emorragie in quanto il sangue non riesce a coagulare bene e in tempi rapidi;
  • Ipofibrinogenemia, cioè livelli di fibrinogeno cronicamente bassi con una diminuita funzionalità;
  • Disfibrinogenemia, cioè fibrinogeno con una struttura molecolare anormale, che causa malfunzionamenti nella coagulazione.

FIBRINOGENO E DINTORNI: per saperne di più

Il processo di emostasi (coagulazione sangue) consta di tre fasi che servono per fermare l’emorragia e sono:

  1. Fase vascolare: i vasi sanguigni della zona ferita si restringono per diminuire la perdita di sangue;
  2. Fase piastrinica: in pochi minuti, le piastrine aderiscono alle pareti dei vasi sanguigni ed iniziano a richiamare altre piastrine fino a formare un primo tappo piastrinico fragile per chiudere la ferita;
  3. Fase coagulativa: fibrina e piastrine insieme formano un tappo più solido, necessario quando la ferita è particolarmente profonda.

Piastrine: dette anche trombociti, sono i più piccoli elementi presenti nel sangue. Non si tratta di vere e proprie cellule, ma di corpuscoli prodotti principalmente dal midollo osseo.

Fibrina: è una proteina con una particolare struttura a maglie e filamenti, molto elastica, che funziona esattamente come una toppa di stoffa. Il nome stesso deriva da “fibra”. Grazie alla sua struttura, costruisce una specie di rete che intrappola gli altri elementi presenti nel sangue (ad esempio i globuli rossi) e crea il coagulo, ovvero un tappo di sangue che si rapprende e chiude la ferita, fermando l’emorragia in un primo momento e permettendo successivamente alla pelle di riformarsi al di sotto del coagulo.

Trombina: è un’altra proteina presente nel sangue. Ha una forma a sfera a sua funzione è quella di trasformare il fibrinogeno in fibrina quando è necessario chiudere una ferita.

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I farmaci per la disfunzione erettile sono pericolosi per il cuore?

MEDICINA ONLINE CUORE HEART INFARTO MIOCARDIO NECROSI ATRIO VENTRICOLO AORTA VALVOLA POMPA SANGUE ANGINA PECTORIS STABILE INSTABILE ECG SFORZO CIRCOLAZIONEE’ vero che i farmaci per la cura della disfunzione erettile sono pericolosi per il cuore ?
No i farmaci che si utilizzano per migliorare l’erezione sono sicuri per la maggior parte dei pazienti e non danneggiano l’attività cardiaca. Tuttavia bisogna ricordare che non vanno assunti nei 6 mesi successivi ad un episodio di infarto, oppure in caso di pressione arteriosa molto bassa, nei pazienti con insufficienza cardiaca e sono assolutamente controindicati in tutti i pazienti che assumano i farmaci nitrati ed i suoi derivati, perché possono provocare fenomeni ipotensivi potenzialmente letali. E’ buona norma che se il paziente è malato di cuore consulti anche il suo cardiologo prima di assumere i farmaci per la cura dell’impotenza.

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Broncoscopia polmonare con biopsia: rischi e complicazioni gravi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma BRONCOSCOPIA POLMONARE BIOPSIA FA MALE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneBroncoscopia: quali sono gli effetti collaterali, i rischi e le complicanze?
Come tutti gli esami invasivi, la broncoscopia non è purtroppo completamente immune da rischi. I pericoli fortunatamente sono comunque contenuti: le gravi complicanze correlate alla broncoscopia sono molto rare (meno di 1 caso su 1000) e dipendono, quasi sempre, da malattie già in atto (cardiopatie, insufficienza respiratoria, persone molto anziane, ecc). Le complicanze più comuni sono:

  • broncocostrizione;
  • dispnea (difficoltà a respirare, fame d’aria);
  • aritmie cardiache;
  • infezioni (bronchite, polmonite);
  • raucedine persistente.

Le complicanze più comuni se si effettua anche una biopsia sono:

  • sanguinamenti;
  • infezioni;
  • rischio di lesioni del tessuto polmonare con circolazione di aria nello spazio pleurico).

Possibili anche le reazioni da allergie o intolleranza verso i farmaci somministrati. Il paziente può contribuire a ridurre il pericolo di complicanze e a facilitare l’esecuzione dell’esame, attenendosi alle raccomandazioni citate in questo articolo: Broncoscopia: come ci si prepara all’esame?

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Labirintite e vertigini: sintomi, cause e terapie

MEDICINA ONLINE ANATOMIA ORECCHIO ESTERNO MEDIO INTERNO SORDITA IPOACUSIA SISTEMA UDITIVO NERVO 8 VIII CRANICO VESTIBOLO COCLEARE LIEVE PROFONDA DECIBEL TIPI GRADI APPARECCHI ACUSTICI UDITO SENSOIl termine labirintite viene spesso usato a sproposito per indicare vertigini e conseguente nausea; in realtà la vera causa di questi disturbi è spesso diversa (molto più comune è per esempio la sindrome di Ménière). La vera labirintite è un disturbo infiammatorio dell’orecchio interno, o labirinto. Dal punto di vista clinico questa malattia provoca disturbi dell’equilibrio e può colpire una o entrambe le orecchie, oltre ai problemi di postura il paziente affetto può andare incontro a riduzione dell’udito e acufene.

Può verificarsi:

  • come singolo episodio;
  • come episodi ricorrenti che tendono a risolversi in 3-6 settimane.

Il sintomo caratteristico sono vertigini anche gravi, ma la nausea, il vomito, l’ansia e una sensazione di malessere generale sono frequenti, perché il cervello riceve dall’orecchio interno informazioni distorte per quanto riguarda l’equilibrio. La causa spesso non è chiara, potrebbe essere provocata da un’infezione (virale o batterica), ma anche da traumi o altri fattori scatenanti.

Orecchio ed equilibrio

L’apparato vestibolare, che si trova nell’orecchio interno, è un insieme di terminazioni nervose composto da tre canali semicircolari che si occupano di rilevare i movimenti rotatori dell’organismo, e dagli otoliti, che rilevano il movimento lineare. Il cervello combina le informazioni visive con quelle sensoriali date dall’apparato vestibolare, per effettuare le correzioni necessarie al mantenimento dell’equilibrio. Se funziona correttamente, l’apparato vestibolare fornisce al muscolo oculare anche le informazioni relative al movimento della testa: questo meccanismo, chiamato riflesso vestibolo-oculare, ci permette di mantenere sempre gli oggetti a fuoco, anche quando siamo in movimento.

Cause

La labirintite è in genere causata da un’infezione del labirinto, la parte più interna dell’orecchio. Le cause scatenanti non sono ancora state comprese appieno ed esistono poche prove dirette che ci inducano a pensare che la labirintite abbia una causa virale, ma l’esperienza dimostra che molti virus sono davvero in grado di causare l’infiammazione del labirinto, per esempio è un dato di fatto che nella maggior parte dei casi la patologia segue un raffreddore, un’influenza o un’altra malattia da raffreddamento virale; l’infezione può propagarsi dal petto, dal naso, dalla bocca o dalle vie aeree fino all’orecchio. Meno comunemente causano l’infezione del labirinto infezioni sistemiche, come morbillo, parotite o la mononucleosi. Più raramente la causa scatenante è batterica, che tuttavia sembra interessare maggiormente la popolazione pediatrica e peraltro in forma piuttosto grave, per esempio a seguito di danni. Può infine manifestarsi in soggetti con malattie autoimmuni.

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Possibili cause virali:

  • cytomegalovirus;
  • virus della parotite;
  • virus della varicella;
  • virus del morbillo;
  • virus dell’influenza;
  • virus della parainfluenza;
  • virus della rosolia;
  • virus dell’herpes simplex;
  • adenovirus;
  • coxsackievirus;
  • virus sinciziale respiratorio (pneumovirus).

I batteri che provocano la labirintite sono gli stessi responsabili anche della meningite e dell’otite:

  • Streptococcus pneumoniae;
  • Haemophilus influenzae;
  • Moraxella catarrhalis;
  • Neisseria meningitidis;
  • Batteri della specie streptococco;
  • Batteri della specie stafilococco;
  • Batteri della specie proteus;
  • Batteri della specie batteroide;
  • Escherichia coli;
  • Mycobacterium tuberculosis.

Fattori di rischio

La labirintite virale di solito si verifica negli adulti dai 30 ai 60 anni di età e solo raramente viene diagnosticata nei bambini.
La labirintite purulenta, collegata alla meningite, di solito viene diagnosticata nei bambini di età inferiore ai 2 anni che appartengono alla fascia età maggiormente a rischio per quanto riguarda la meningite. La labirintite purulenta si può verificare a qualsiasi età se si è in presenza di colesteatoma e di otite media acuta non adeguatamente curata.
La labirintite sierosa è più frequente nella fascia di età pediatrica, in cui si verifica anche la stragrande maggioranza dei casi di otite media, sia acuta sia cronica.
Sono poi fattori di rischio più o meno certi:

  • abuso di alcolici,
  • affaticamento,
  • allergie,
  • recenti affezioni virali,
  • fumo,
  • stress.

Sintomi

I sintomi caratteristici della labirintite, sono:

  • vertigine;
  • stordimento;
  • perdita dell’udito;
  • nausea;
  • vomito;
  • acufene;
  • sudorazione;
  • scialorrea (saliva che cola per difficoltà di deglutizione);
  • malessere generalizzato;
  • ipercapnia (aumento di anidride carbonica nel sangue);
  • nistagmo (movimento involontario dell’occhio).

Quando l’apparato vestibolare è colpito dalla labirintite spesso si crea un movimento rapido e indesiderato dell’occhio (il nistagmo), perché i movimenti rotatori non vengono rilevati con precisione. Gli stessi disturbi possono anche essere provocati dai cambiamenti di pressione, ad esempio quando si va in aereo o si fanno delle immersioni subacquee. I sintomi vertiginosi della labirintite in genere tendono a risolversi in un periodo compreso tra qualche giorno e qualche settimana, mentre è prevedibile l’eventuale recupero della diminuzione d’udito. Oltre alle vertigini (anomala sensazione di movimento), l’ansia cronica è un effetto collaterale frequente della labirintite, che può provocare anche:

  • attacchi di panico;
  • derealizzazione;
  • depressione.

Spesso l’attacco di panico è uno dei primi sintomi che accompagna l’insorgenza della labirintite. Le vertigini potrebbero anche essere provocate da uno stato di grave ansia, mentre la labirintite, da sola, può facilitare la comparsa e la ricorrenza degli attacchi di panico.

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Quando contattare il medico

Contattare sempre il medico curante in caso di episodi di vertigine o difficoltà di equilibrio. Nel caso di sintomi gravi e debilitanti farsi accompagnare in Pronto Soccorso a maggior ragione nel caso in cui comparissero:

  • confusione;
  • difficoltà di parola;
  • visione doppia;
  • debolezza o intorpidimento di una parte del corpo;
  • cambiamento nel modo di camminare.

Pericoli

I sintomi acuti, cioè le vertigini, la nausea e il vomito, guariscono dopo diversi giorni o settimane in tutti i tipi di labirintite, invece il recupero della riduzione dell’udito varia maggiormente da persona a persona. In caso di episodi vertiginosi è possibile cadere e andare incontro a traumi di varia entità; quando sia presente un vomito particolarmente severo il rischio principale è invece la disidratazione. Sia la labirintite di origine batterica sia quella di origine virale possono causare sordità permanente, ma per fortuna si tratta di un’eventualità rara; il rischio è maggiore in caso di forme batteriche, soprattutto nei bambini che l’abbiano sviluppata come complicazione della meningite. Non è stato riportato alcun decesso associato alla labirintite, tranne nel caso di meningite o di sepsi gravissima (malattia sistemica dovuta all’attivazione del sistema immunitario in seguito alla presenza di batteri o loro tossine nel sangue).

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Durata

La malattia è in genere autolimitante e il processo di guarigione dalla labirintite acuta di solito dura da una a sei settimane, però accade sovente che alcuni sintomi (mancanza di equilibrio e/o vertigini) continuino per diversi mesi o più; nelle ultime settimane di guarigione i sintomi tendono a sfumare gradualmente.

Cura e rimedi

Spesso determinante è l’approccio allo stile di vita, che permette di diminuire sensibilmente l’impatto del disturbo, il trattamento parte in effetti proprio dai seguenti punti:

  • abbondante idratazione (bere molto),
  • riposo nelle fasi di vertigine acuta,
  • evitare il consumo di alcolici,
  • ridurre le fonti di stress esterne, come rumori e luci molto intense,
  • farmaci per dare sollievo ai sintomi.

In alcuni casi l’otorino può insegnare al paziente specifici esercizi e movimenti per trovare sollievo dalle vertigini, attraverso una sorta di ricalibrazione del sistema vestibolare.

Farmaci

Tra i farmaci, uno dei più usati è la proclorperazina (Stemetil®) che contribuisce ad alleviare i sintomi delle vertigini e della nausea, così come la cinnarizina e simili. Si ricorre spesso alle benzodiazepine, molecole con azione ansiolitica, che in questo caso manifestano anche un’azione diretta sul sistema nervoso centrale a livello della gestione dei segnali dell’equilibrio (provenienti dal sistema vestibolare); non è consigliabile fare un uso protratto di questi farmaci, perché le benzodiazepine generano facilmente dipendenza. Si ricorre talvolta alla prescrizione di cortisonici, che tuttavia non sembrano modificare significativamente la prognosi. Poiché i disturbi dell’umore possono interferire direttamente con il sistema vestibolare, sede dell’infiammazione tipica della labirintite, in alcuni pazienti si prescrivono con successo farmaci appartenenti alla categoria degli SSRI o degli SNRI, principi attivi comunemente usati per il trattamento di ansia e depressione. In caso specifici si può eventualmente ricorrere ad antivirali e antibiotici, ma solo quando si è sicuri di poter agire in modo estremamente mirato. Purtroppo nel caso della labirintite non esistono manovre effettuabili dall’otorino che possano guarire dal disturbo (a differenza per esempio della vertigine posizionale benigna).

Prevenzione

Purtroppo attualmente non si conosce alcun modo di prevenire la labirintite, se non quello generico di avere uno stile di vita sano.

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Fino a che eta l’uomo può avere erezioni?

MEDICINA ONLINE GELOSIA UOMO COME FUNZIONA ONE HUNGRY SAD COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRLA che età è fisiologico che un uomo perda l’erezione ?
Non esiste un’età anagrafica ben precisa caratterizzata dalla perdita della possibilità di avere erezioni da parte dell’uomo, anche se è ovviamente normale che – con l’età – questa diventi sempre più difficile da raggiungere in maniera efficace e duratura, tale da avere rapporti sessuali soddisfacenti. E’ molto importante considerare lo stato di salute del soggetto, quasi più dell’età: un settantacinquenne che si è sempre tenuto in forma, non fumatore, senza patologie vascolari e diabete, normopeso può avere certamente più possibilità di avere una erezione efficiente rispetto ad un cinquantenne sedentario, sovrappeso, fumatore e diabetico. Sicuramente l’erezione risulta più difficoltosa dai 50 anni in su e ancora di più oltre i 70, ma virtualmente un uomo può avere erezioni anche in età molto avanzata, fino al giorno della sua morte. Tuttavia bisogna sempre tenere conto del testosterone, l’ormone sessuale maschile che regola molte funzioni del nostro corpo soprattutto nell’invecchiamento e qualora sia insufficiente potrebbe essere reintegrato sotto controllo medico.

Esiste un collegamento tra ipertrofia prostatica e disfunzione erettile ?
All’aumentare dell’età, aumenta anche il rischio di sviluppare ipertrofia prostatica benigna che deve essere curata con farmaci che possono avere, come effetto collaterale, quello di avere erezioni più difficoltose.
Nel caso di un’ intervento chirurgico di asportazione per patologia benigna della prostata non si modifica la capacità di avere erezioni, con normale raggiungimento del piacere, ma si ottiene una eiaculazione retrograda. Invece qualora sia necessario asportare tutta la prostata per un tumore, si può rischiare la disfunzione erettile, se non vengono conservati i nervi cavernosi per l’erezione con una particolare tecnica operatoria.

E’ vero che fumo ed alcool causano disfunzione erettile ?
Nei pazienti “teorici” accennati all’inizio dell’articolo, uno e fumatore e l’altro no e ciò determina una grossa differenza, infatti il fumo rappresenta uno dei fattori di rischio più importanti per la disfunzione erettile. Il danno che provoca sulle arterie del sistema cardiocircolatorio oltre che polmonare, rende più difficile la circolazione del sangue a livello delle arterie cavernose e quindi provoca l’impotenza. Le arterie del pene essendo di piccolo diametro sono più facilmente danneggiate dal fumo rispetto ai grandi vasi sanguigni e pertanto il deficit erettile si può manifestare come primo sintomo di una malattia cardiocircolatoria diffusa. In certi casi l’impotenza rappresenta un campanello d’allarme di patologie più gravi che non erano ancora state diagnosticate.
L’alcol è meno direttamente coinvolto, perché in prima istanza provoca una vasodilatazione e facilita l’afflusso di sangue nei corpi cavernosi, inoltre riduce i freni inibitori che molte volte sono causa di impotenza erettile. Ma l’abuso è sicuramente causa di gravi danni al fegato e al sistema cardiocircolatorio, quindi va assunto in piccole quantità insieme al cibo e controllando sempre la pressione arteriosa oltre che gli esami del sangue.

Integratori alimentari efficaci nel migliorare quantità di sperma, erezione e libido maschile e femminile
Qui di seguito trovate una lista completa di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto. Ogni prodotto viene periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

Aumentare la lunghezza del pene con ausili meccanici
Esistono due tipi di strumenti per l’allungamento del pene: le pompe a vuoto e gli estensori. Le pompe a vuoto per l’allungamento penieno sono costituite da un cilindro in cui infilare il pene e di un meccanismo di pompaggio che fa espandere il pene oltre le sue normali capacità. Le pompe a vuoto, pur non fornendo guadagni macroscopici delle dimensioni, in alcuni soggetti potrebbero aumentare circonferenza e lunghezza del pene. Esempi di pompe a vuoto tecnicamente ben costruite, sono:

Un prodotto più economico, ma comunque caratterizzato da buona costruzione, è questo: http://amzn.to/2HRt3Ah

Un estensore penieno è una struttura composta da due anelli (uno da fissare alla base del pene, l’altro appena sotto il glande) uniti da aste metalliche ai lati, che vengono regolate in modo da tenere in trazione il pene, “stirandolo”, per ottenere un suo allungamento non chirurgico. Esempi di estensori tecnicamente ben costruiti, sono:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Grey’s Anatomy: tutte le curiosità sulla serie e sugli attori

MEDICINA ONLINE grey's anatomy CAST SEASON LAST STREAMING ACTORS ATTORI PERSONAGGI STAGIONE FILM PROTAGONISTI OSPEDALE MEDICI SERIE TV TELEVISIONE PC COMPUTER.jpgInizialmente la serie doveva intitolarsi “Complications”Shonda Rhimes, autrice ed inventrice della serie, era ossessionata dal seguire in tv i programmi medici su Discovery Channel. Da lì è nata l’idea per Grey’s Anatomy e la scintilla, vuole leggenda, fu dopo che un medico le disse quanto fosse difficile radersi in una doccia di ospedale. Nonostante fosse di Chicago, decise di far spostare la città di ambientazione della serie a Seattle per non assomigliare troppo ad un’altra serie medicale di Chicago: E.R. Medici in prima linea.
Tutte le storie prendono spunto da eventi reali, presi da riviste mediche. Nel corso del tempo, gli stessi spettatori hanno segnalato storie mediche che gli autori visionano e selezionano per la serie.

Quando gli attori del cast devono mettere in scena un’operazione chirurgica, sono obbligati a studiare svariati manuali sulle procedure specifiche per cercare di riprodurle più fedelmente sul set. Tra gli organi che si vedono durante le operazioni, alcuni sono reali: ma sono di mucca.

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Curiosità sul cast e sugli attori (attenzione, spoiler!)

Ellen Pompeo, l’attrice che impersona Meredith Grey, voleva recitare per una serie diversa (Secret Service, scritta da Bob Orci e Alex Kurtzman per la ABC), ma fu rifiutata. Grazie a questo si rese disponibile per diventare la protagonista della serie medica più famosa della storia. L’attrice Pompeo rimase incinta durante la sesta stagione ma gli autori, anzichè mettere anche Meredith in gravidanza, svilupparono il capitolo in cui lei dona parte del fegato al padre separato Thatcher: in questo modo l’attrice potè recitare comodamente nel letto per il resto della serie. Viceversa, durante la stagione 10 il personaggio April Kepner resta incinta: due mesi la stessa attrice Sarah Drew ha annunciato di essere incinta nella vita reale.

Sandra Oh, l’attrice che impersona il chirurgo Cristina Yang, aveva sostenuto il provino per il ruolo della Bailey, ma fu lei ad insistere per avere il suo ruolo storico, che sentiva più vicino a se. Fu la stessa attrice ad avere l’idea di far avere un esaurimento nervoso al personaggio Cristina, e la Rhimes scrisse di conseguenza il capitolo in cui perde il bambino e non riesce a smettere di piangere nel letto d’ospedale. Quando Cristina scopre che il suo fidanzato Owenle ha mentito, gli lancia in faccia una ciotola di latte con cereali. Ma durante le riprese, causa scarsa mira dell’attrice, la scena si è dovuta ripetere 3 volte, con l’attore letteralmente coperto di latte. McKidd, come indica il cognome, è scozzese. Nella serie in lingua originale si sente il suo accento.

Il personaggio Arizona doveva inizialmente “durare” solo 3 episodi. L’attrice Jessica Capshaw fu prima considerata per il ruolo di un’amante di Derek Shepard, poi come amica “pazza” di Meredith, e infine per il ruolo di Arizona Robbins.
Quando Arizona perde la gamba, per rendere più verosimile la camminata l’attrice Capshaw si mette una protesi e ci cammina, con la sua gamba legata dietro, arto che verrà poi cancellato durante il montaggio digitale.

Il personaggio Miranda Bailey, nell’idea iniziale era l’unico con descrizione fisica precisa: “minuscola, bionda, riccia” (descrizione che ricordava la madre dell’autrice). Ma quando la Rihmes fece l’audizione a Chandra Wilson si convinse che era perfetta per quel ruolo.

Durante il primo provino di fronte all’autrice della serie, Patrick Dempsey era terrificato dalla sua espressione “glaciale”, che non lasciava presagire una promozione. In realtà la Rhimes era già concentrata ad immaginare nuovi dialoghi e nuovi sviluppi della serie perchè aveva trovato il suo attore ideale. Fino alla fine della prima serie, Patrick Dempsey non sapeva che il suo personaggio (Derek) fosse sposato. Anche Meredith (Ellen Pompeo) l’ha saputo solo mentre venivano girate le scene finali della prima stagione.

James Pickens Jr. (personaggio Dr. Richard Webber) ottenne la parte appena iniziato il provino: lesse le prime frasi del copione, gli fu subito chiesto di fermarsi e di uscire un attimo. Appena rientrato, gli venne offerta la parte.

L’attore Jesse Williams, prima di essere chiamato ad impersonificare il Dr. Jackson Avery, era un insegnante.

Quando il personaggio Lexie resta uccisa nell’incidente aereo della stagione 8, l’attrice Leigh è rimasta per circa 2 giorni sotto un rottame di aereo per girare la scena.

Il personaggio Alex Karev (Justin Chambers) non era previsto durante le prime riprese, e fu aggiunto dopo. Tutte le sue scene sono state aggiunte digitalmente all’episodio.

Tutti i personaggi principali della serie, prima o poi, sono finiti all’ospedale come pazienti. Ma non tutti si salvano…

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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I diabetici possono mangiare i pop corn?

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Importante: in caso di dubbio, il paziente diabetico può – sotto controllo medico – monitorare la propria risposta glicemica all’assunzione di certi alimenti, annotando i valori su un taccuino e raffrontando le relative glicemie.

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