Io dico NO al doping in palestra, sempre e comunque

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma IO DICO NO AL DOPING IN PALESTRA SEMPRE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLettori del sito, amici e frequentatori della mia palestra, mi chiedono spesso cosa ne penso del doping usato per aumentare la massa muscolare a livello dei bodybuilder professionisti. Sto parlando di farmaci e non certo di integratori di creatina o aminoacidi (che assume anche il sottoscritto e sono cose assolutamente diverse dal doping, cosa non sempre molto chiara ai non addetti ai lavori).
La mia opinione, in sintesi, è scritta nel titolo ed è anche la mia risposta quando qualcuno che conosco mi chiede aiuto per ottenere alcuni farmaci “particolari”: sono assolutamente contrario, in QUALSIASI caso e senza alcuna eccezione.

Pur senza arrivare ai livelli grotteschi e del tutto anti-fisiologici visibili della foto in alto, uno o più cicli farmacologici sono sempre estremamente pericolosi per la salute – oltre che illegali! – e portano cronicamente il corpo a soffrire di patologie anche estremamente gravi. Usare alcune sostanze con la speranza che gli effetti collaterali peggiori tocchino ad altri, è come giocare con la roulette russa pensando che “tanto a me non può succedere”. Inoltre – dove non arriva la malattia organica – la dipendenza psicologica da alcune sostanze, può portare un “atleta” (le virgolette non sono messe a caso: chi è dopato per me non si può fregiare del titolo di “atleta”) a dei veri e propri circoli viziosi da cui è estremamente difficile uscire, specie se il soggetto è giovane, e non parlo per sentito dire ma per ripetute esperienze professionali mie e di molti colleghi medici e psicologi. Al termine dell’assunzione dei farmaci, pur continuando a nutrirsi ed allenarsi adeguatamente, una buona parte dei risultati (cioè i muscoli eccezionalmente ipertrofici) tende a svanire, mentre ciò che non svanisce per anni è:

  • il disagio psicologico di non vedersi più “grossi” come una volta;
  • un aumentato rischio di soffrire di patologie anche gravi ed irreversibili, specie a livello cardiovascolare, endocrino e riproduttivo.

Ne vale davvero la pena? Davvero volete buttare via la vostra salute per due soldi, qualche integratore gratis, la foto da “rimorchioni” in spiaggia da vantare su Instagram scrivendo grottesche definizioni, stile “natural riso e pollo con ottima genetica”? NO. Non ne vale la pena.

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Il problema è poi in rapida espansione tra i giovanissimi dal momento che, grazie ad internet, diventa sempre più facile per un minorenne – che crede di poter diventare grosso in un mese – trovare farmaci ed assumerli con schemi “fai da te”, facendo un doppio errore anche perché – contrariamente a quello che molti pensano – il doping non è assolutamente una bacchetta magica che ti trasforma senza sforzi in Arnold Schwarzenegger. Senza considerare l’effetto distruttivo a livello psico-fisico che certe sostanze possono determinare in un soggetto molto giovane, con un quadro ormonale ancora in via di assestamento.

Ogni volta che mi esprimo in questo modo, trovo sempre qualcuno che ribatte con un:

Ognuno col suo corpo ci fa quello che vuole

Certo, ognuno ha la libertà di trattare il proprio corpo come lo desidera. Ma se vedeste per strada una persona, magari un ragazzino, che sta cercando di tagliarsi un braccio con un coltello, non cerchereste di fermarlo? Allo stesso modo dovreste cercare di impedire ad una persona di doparsi, specie se giovane. Pensate che siano cose così diverse? Entrambe sono condotte che portano ad un danno irreversibile per l’organismo: nel doping questo danno – pur se apparentemente inesistente o al massimo sottostimato – è reale ed è solo posticipato. Se ribattette con un “di qualcosa bisognerà pur morire“, beh… questa è una affermazione talmente stupida che non vale neanche la pena di rispondervi.

Ognuno col suo fisico ci fa quello che vuole, è vero, però bisogna inoltre ricordare che il doping porta a patologie che hanno un costo sociale (penso alle famiglie dei soggetti che si dopano) e soprattutto ad un costo economico per la sanità e quindi per le tasche di tutti che la sostengono con le tasse (per lo stesso motivo dovreste auspicare – ad esempio – che tutti smettano di fumare e bere alcolici all’istante). Ah a proposito chi vi parla non beve, non fuma e non assume droghe, quindi non ribattete col solito “dici a me di non doparmi e poi sei il primo che si fuma mille sigarette“, perché, oltre ad essere una argomentazione basata su una fallacia logica, con me non funziona.

Infine legittimare sui social network ed invogliare l’uso di sostanze illegali per le competizioni, oltre ad essere un reato ed essere antisportivo, è altamente diseducativo: è far credere ad un giovane che esiste una scorciatoia per raggiungere un obiettivo o – peggio – è come invogliare una ragazza ad essere anoressica per essere più bella e raggiungere l’insalubre bellezza di alcune modelle. Il doping inoltre spinge più in alto l’asticella del canone di “bellezza muscolosa”: molti giovanissimi “naturali”, vedendo che con gli integratori ed il duro lavoro non riescono comunque a raggiungere i livelli dei loro idoli, saranno portati a:

  1. se “ingenui”: deprimersi, pensando di avere una cattiva genetica o di stare sbagliando tutto quando invece magari hanno ottima genetica e si allenano benissimo;
  2. se “non ingenui”: usare alcuni farmaci “per mettersi almeno in pari con gli altri” (frase che mi ha detto un 17enne che voleva da me consigli su come doparsi!).

E’ questa l’educazione che vogliamo dare ai giovani? E’ questo il modello di vita che vogliamo dare ai nostri figli?

E quando sto sui gruppi Facebook, non posso neanche ribellarmi quando vedo foto di “atleti” che hanno più in farmaci in corpo della farmacia sotto casa mia, perché mi si chiede “che ci stai a fare su un gruppo di palestra se vedi un dopato e non lo apprezzi?“. Ma perché, non posso essere appassionato di palestra e di fitness ed odiare contemporaneamente certi soggetti dopati fino ai capelli? No, evidentemente non si può. Proprio per questo motivo ho fondato un gruppo chiamato “Malati di di fitness e di palestra, non di doping“, perché si, si può amare la palestra e trovare rivoltante il doping e le due cose per me non solo sono compatibili, ma anche assolutamente correlate logicamente: amo la palestra perché amo la mia salute e se amo la mia salute non posso che trovare rivoltante il doping. Io mi alleno in palestra da quando avevo 12 anni ed ora ne ho 40: ho sempre amato la palestra e il doping mi ha sempre fatto schifo.

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Io, al contrario di altri individui “guru” su You Tube, con lauree finte in omeopatia, che dicono “doparsi fa male ma vi diciamo qual è la maniera migliore per doparvi perché, se proprio lo volete fare, almeno fatelo nel modo corretto” non vi darò alcuno schema perché non esiste nessuna maniera corretta per evitare i danni distruttivi a livello della vostra mente e della vostra salute. Sarebbe come dirvi qual è la maniera migliore per farvi una iniezione di eroina. Da medico, una cosa del genere, non la farò mai.

La mia opinione – da persona di buon senso prima ancora che da medico – è:

Amo la palestra alla follia e proprio perché la amo io dico NO al doping, sempre e comunque.

PS Chi difende il doping, con frasi tipo “Doparsi poco non fa male; si fa male solo chi si dopa male o troppo; se ti fai seguire da un esperto preparatore rischi poco; basta fare il ciclo giusto e la salute non ne risente minimamente; gli effetti collaterali sono solo leggende”, compie un grosso e pericolosissimo errore: il doping è SBAGLIATO SEMPRE E COMUNQUE e non esiste un doping “buono” o che “non faccia male”, neanche se il preparatore è esperto, tanto che muoiono “atleti” di 20 anni anche con preparatori esperti. Dire frasi come quelle di prima non fanno altro che minimizzare il problema ed invogliare un inesperto a iniziare a doparsi, cosa che porta spesso in un circolo vizioso da cui è difficile uscire.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Stiramento muscolare: sintomi, rimedi e prevenzione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma STIRAMENTO MUSCOLARE SINTOMI RIMEDI PRE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgE’ capitato a tutti noi almeno una volta nella vita, a seguito di un’attività eccessivamente faticosa ed intensa: lo stiramento muscolare. Tale patologia è una lesione di lieve/media entità a carico di uno o più muscoli caratterizzata dall’allungamento eccessivo di uno o più muscoli che provoca generalmente dolore ed in alcuni casi anche la comparsa di ematoma per la rottura dei vasi capillari. Può interessare qualsiasi muscolo del corpo. E’ un problema frequente soprattutto tra chi pratica attività fisica da professionista o da amatoriale, ma a chiunque può capitare di sottoporre i muscoli ad una inadeguata pressione anche durante il semplice svolgimento delle normali attività quotidiane o lavorative, a causa ad esempio del sollevamento improvviso e rapido di oggetti pesanti. Lo stiramento muscolare è denominato anche elongazione muscolare. Uno stiramento muscolare di grave entità (di terzo grado) può comportare strappo muscolare. La lesione a carico del muscolo colpito può danneggiare i piccoli vasi sanguigni, causando emorragie locali (contusione) e dolore (provocato dalla irritazione a carico delle terminazioni nervose della zona colpita). Una distorsione, al contrario, è una lesione a carico dei legamenti.

Leggi anche: Differenza tra distorsione, distrazione, strappo e contusione

Stiramento, strappo o contrattura?

Stiramento, strappo e contrattura non sono la stessa cosa. In ordine di gravità (da più lieve a più grave):

  • la contrattura muscolare è caratterizzata da un aumento involontario e persistente del tono muscolare;
  • lo stiramento è caratterizzato dall’allungamento eccessivo di uno o più muscoli;
  • lo strappo muscolare è caratterizzato dalla completa rottura delle fibre muscolari coinvolte.

Leggi anche: Contrattura muscolare a schiena, coscia, polpaccio, collo: cosa fare?

Cause

Uno stiramento muscolare può essere causato o favorito da numerose cause, tra cui:

  • incidenti domestici;
  • utilizzo frequente di calzature non adatte ad alcune tipologie di sport e allo svolgimento di alcuni lavori pesanti;
  • problemi di postura;
  • svolgimento di sport non adatti alle proprie capacità fisiche;
  • movimenti bruschi;
  • microtraumi ripetuti;
  • sforzi eccessivi con “muscolo freddo”;
  • riscaldamento insufficiente prima di un allenamento o di una gara;
  • movimento innaturale del dorso e del bacino;
  • poco stretching.

Muscoli più colpiti da stiramento

Uno stiramento muscolare può interessare qualsiasi muscolo del corpo, tuttavia alcune zone sono più frequentemente colpite di altre. I muscoli maggiormente soggetti a stiramento sono quelli di:

  • schiena (soprattutto la parte più bassa, lombare e sacrale);
  • torace (muscoli del petto);
  • muscoli addominali;
  • muscoli di collo e spalla;
  • gambe (coscia e polpaccio).

Leggi anche: Legamenti: cosa sono, dove si trovano ed a che servono?

Sintomi e segni

I possibili sintomi e segni di stiramento muscolare, sono:

  • gonfiore, contusione o arrossamento, oppure ferite aperte come conseguenza della lesione;
  • percezione del dolore anche a riposo;
  • percezione del dolore nel momento in cui il muscolo specifico o l’articolazione ad esso correlata vengono utilizzati;
  • debolezza di muscoli o tendini (una distorsione, al contrario, è una lesione a carico di un’articolazione e dei suoi legamenti);
  • impossibilità totale ad utilizzare il muscolo.

Leggi anche: Articolazione del ginocchio: com’è fatta, quali sono le patologie, i sintomi e gli esami da fare?

Quando rivolgersi al medico?

Nel caso di una significativa lesione muscolare o qualora i rimedi casalinghi non dovessero apportare sollievo nel giro di 24 ore, è consigliabile chiamare il medico. Se al momento della lesione, il paziente avverte un rumore simile ad uno schiocco, se non è in grado di camminare o in presenza di gonfiore significativo, dolore, febbre o ferite aperte, sarebbe opportuno recarsi al pronto soccorso per essere esaminati.

Diagnosi

Il medico eseguirà una anamnesi (cioè la raccolta di tutti i dati del paziente, di sue eventuali patologie passate ed attuali, dei sintomi…) ed effettuerà un esame obiettivo (cioè osserverà, palperà ed eseguirà altre azioni sulla zona interessata dallo stiramento). Al momento dell’esame, è importante stabilire se il muscolo è parzialmente o completamente strappato (questo può comportare un tempo di guarigione maggiore, un possibile ricorso alla chirurgia e una fase di recupero più complicata). Esami di diagnostica per immagini, come radiografie od ecografie, così come anche eventuali esami di laboratorio, spesso non sono necessari, ad eccezione di casi specifici in cui si sospetti una contemporanea altra patologia, come rottura ossea, lesione a tendini o legamenti, presenza di infezione o altri dubbi diagnostici.

Leggi anche: Strappo muscolare al braccio, coscia, schiena: cosa fare?

Cosa fare a casa?

Il gonfiore o l’emorragia locale possono essere gestiti al meglio applicando il prima possibile impacchi di ghiaccio e mantenendo il muscolo lesionato in posizione allungata. Un eventuale impacco caldo può essere applicato una volta che il gonfiore sarà diminuito. Tuttavia, applicare da subito impacchi caldi può aumentare gonfiore e dolore.

Nota: gli impacchi freddi o caldi non dovrebbero essere applicati a diretto contatto con la pelle. E’ consigliabile utilizzare sempre qualcosa per proteggere la zona sulla quale verrà applicato l’impacco, come un asciugamano tra ghiaccio e pelle.

In caso di lieve dolore, anche il semplice paracetamolo (la Tachipirina), col dosaggio di 1000 mg, può migliorare la situazione. L’assunzione di agenti antinfiammatori non steroidei, come aspirina ed ibuprofene, contribuisce ad alleviare il dolore e a migliorare la capacità di movimento. Applicare sulla zona dolorosa una crema all’arnica, può migliorare la situazione. Io vi consiglio questa di ottima qualità della Colours of Life: https://amzn.to/3BXAVOA

E’ inoltre utile seguire alcuni consigli:

  • tenere la zona colpita protetta, stare a riposo, applicare impacchi di ghiaccio, la compressione e mantenere la zona colpita in posizione rialzata, contribuiscono ad aiutare il muscolo lesionato;
  • rimuovere tutti gli indumenti costrittivi, gioielli inclusi, nella zona relativa allo stiramento muscolare;
  • proteggere il muscolo stirato da ulteriori lesioni;
  • tenere il muscolo stirato a riposo. Evitare le attività che hanno causato lo stiramento e altre attività che possono risultare dolorose;
  • applicare impacchi di ghiaccio sulla zona muscolare colpita (per 20 minuti ogni ora quando si è svegli). Il ghiaccio è un agente antinfiammatorio e antidolorifico molto efficace. L’applicazione di impacchi di ghiaccio di piccole dimensioni, come per esempio le confezioni di verdure surgelate, può contribuire a ridurre l’infiammazione;
  • la compressione, se effettuata delicatamente tramite l’ausilio di un bendaggio elastocompressivo, può fornire sostegno e ridurre il gonfiore. La fasciatura non deve essere eccessivamente stretta;
  • mantenere la zona lesionata in posizione rialzata per ridurre il gonfiore
  • non è raccomandabile svolgere attività che possono incrementare il dolore muscolare o porre sotto sforzo la zona interessata, finché il dolore non sarà diminuito in modo significativo.

Leggi anche: Stretching propriocettivo: vantaggi, svantaggi, per chi è adatto?

Trattamento medico

Il trattamento medico è simile al trattamento “fai-da-te” che è possibile effettuare a casa. Il medico, tuttavia, è in grado di determinare l’entità della lesione muscolare e tendinea, e se l’utilizzo di stampelle o di un tutore può rivelarsi necessario per la guarigione del paziente. Il medico, inoltre, può stabilire se il paziente deve limitare il livello di attività, se necessita di giorni di riposo dal lavoro o di esercizi di riabilitazione atti a favorire il recupero.

Prevenzione

Per prevenire gli stiramenti muscolari, è importante:

  • evitare lesioni praticando quotidianamente esercizi di stretching;
  • effettuare esercizi di stretching prima di ogni sessione di attività fisica;
  • fissare una routine di esercizi di riscaldamento prima di iniziare una sessione di esercizio fisico intenso;
  • consultare sempre un medico ed un personal trainer titolato prima di iniziare un programma di allenamento.

Nella maggior parte dei casi, grazie ad un corretto trattamento, la maggioranza delle persone è in grado di riprendersi completamente dopo uno stiramento muscolare. I casi più complessi vengono gestiti dal medico su base individuale.

Continua la lettura con: Stiramento muscolare alla schiena: cause, sintomi e rimedi

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Mal di schiena in zona lombare (lombalgia): esercizi e cosa fare per il dolore

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MAL DI SCHIENA LOMBALGIA ESERCIZI DOLORE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari An Pene.jpgIl mal di schiena in zona lombare, anche chiamato lombalgia, è una sindrome dolorosa localizzata a livello del rachide lombare, nella parte bassa della schiena.

Tipi di dolore in zona lombare

Il dolore percepito che può essere improvviso e lancinante oppure graduale e progressivo, acuto o cronico, intermittente o continuo, sopportabile o invalidante, e può accentuarsi od attenuarsi eseguendo determinati movimenti. Il tipo di dolore avvertito cambia da soggetto a soggetto in base alla causa che l’ha scatenato.

Cause di dolore in zona lombare

La lombalgia può essere di origine vertebrale o non vertebrale. Nel primo caso, i responsabili più accreditati sono le ernie o l’artrosi, mentre nel secondo caso il ventaglio delle possibili cause si amplia, comprendendo problemi muscolari, ginecologici e posturali, ma anche sovrappeso e abitudini di vita sbagliate. Infatti, posture scorrette, vita sedentaria e eccesso di peso possono compromettere la salute della schiena e scatenare episodi dolorosi. I più diffusi agenti eziologici della lombalgia, sono:

  • abitudini di vita scorrette (obesità, sedentarietà, postura scorretta, materasso troppo morbido);
  • ansia e stress (le tensioni si scaricano sulla schiena);
  • sport inadeguati o praticati scorrettamente;
  • traumi gravi al rachide (es. ernia discale, colpo di frusta, colpo della strega);
  • patologie della colonna vertebrale (spondilolistesi, scoliosi, sciatica).

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Cosa fare in caso di mal di schiena in zona lombare

Se il mal di schiena è di tipo secondario, cioè più che un disturbo a sé è il sintomo di un’altra patologia, com’è facilmente intuibile, sarà necessario curare la malattia scatenante. Negli altri casi, si può optare, sotto stretto controllo medico e affidandosi a professionisti qualificati, per un ciclo di massaggi e manipolazioni decontratturanti e per impacchi caldi sulla zona interessata. La cura migliore, comunque, è la prevenzione che comprende maggiore attenzione per la postura assunta, attività fisica costante e regolare, controllo del peso corporeo o alimentazione salutare. Ecco alcuni pratici consigli su cosa fare per migliorare la situazione:

  • Ridurre i carichi che gravano sulla schiena.
  • Proteggere la schiena da traumi ed evitare movimenti bruschi.
  • Praticare regolarmente sport ed attività fisica. Per porre rimedio al mal di schiena si consiglia di puntare su esercizi di tonificazione ed allungamento, da associare ad una moderata attività aerobica. Leggi anche: Lo stretching: benefici e le 6 regole per eseguirlo bene.
  • Praticare con regolarità un’attività motoria finalizzata alla riduzione del peso corporeo e al miglioramento di tono ed elasticità muscolare.
  • Irrobustire tutti i muscoli, specie dorsali, addominali e spalle. Leggi anche: Come fare gli addominali.
  • Mantenere il proprio peso ideale. Ricordiamo infatti che anche l’obesità costituisce un fattore di rischio per il mal di schiena.
  • Eseguire sempre movimenti consoni all’entità del dolore lombare, usando il buon senso.
  • Le borsette a tracolla, specie se pesanti, devono essere spostate da ambedue le parti: tenerle sempre sulla spalla destra ad esempio, può provocare un difetto posturale e alla lunga mal di schiena.
  • Indossare bretelle del reggiseno o della canottiera stabili: se non stabili possono provocare una errata tensione muscolare.
  • Bilanciare il peso tra le due braccia quando portiamo le buste della spesa: meglio due buste più leggere su ambo i lati che una sola pesante su un lato solo.
  • Sistemarsi in posizione antalgica (corrisponde alla posizione in cui si è avvertito il trauma) è un buon rimedio per attenuare il mal di schiena dipendente dal colpo della strega.
  • Evitare di chinarsi in avanti per raccogliere un oggetto ma piegare le gambe per abbassarsi.
  • Riposo assoluto per un periodo non superiore a 12-48 ore (a partire dal momento in cui si è avvertito il colpo della strega).
  • Sottoporsi a manipolazioni e massaggi decontratturanti (eseguiti da medico o fisioterapista esperto).
  • Evitare una vita stressante. Leggi anche: I nove consigli per superare lo stress del lunedì mattina.
  • Gli impacchi caldi sulla schiena possono temporaneamente alleviare il dolore.
  • Evitare quanto possibile i colpi di freddo e le correnti d’aria.
  • Se il dolore non si interrompe, recarsi dal medico che indagherà sulle cause del dolore lombare per intervenire prontamente con un trattamento specifico che curi a monte il problema e non con palliativi.

Leggi anche: Terapia con Infrarossi per il dolore

Cosa NON fare in caso di mal di schiena in zona lombare

  • Intraprendere un nuovo allenamento sportivo “fai-da-te”: se eseguiti in maniera scorretta e indisciplinata, gli sport di potenza – come il bodybuilding – possono essere molto dannosi per il rachide cervicale.
  • Mantenere una posizione scorretta a lungo.
  • Indossare spesso scarpe con tacchi alti: si consiglia di preferire calzature comode, idonee da indossare durante l’intero arco della giornata.
  • Condurre una vita stressante.
  • Riposo eccessivo: un simile atteggiamento non giova al mal di schiena, anzi può perfino peggiorare la condizione. Difatti, in condizioni di immobilità, la muscolatura tende ad indebolirsi diventando ancor più incapace di sopportare le numerose sollecitazioni a cui viene sottoposta.
  • Sforzi violenti e sollecitazioni muscolari e legamentose eccessive.
  • Atteggiamenti posturali scorretti.
  • Tecnica di sollevamento errata.
  • Iniziare terapie farmacologiche o fisioterapiche fai da te.

Leggi anche: Dolore muscolare il giorno dopo l’allenamento: cause, cure e prevenzione

Gli esercizi

Per prevenire, ma anche per alleviare, il dolore alla schiena, ci sono alcuni esercizi utili. Eccone tre facili da fare anche da sole a casa:

  1. Ginocchia al petto. Si parta con la schiena a terra, le gambe tese, per poi sollevare la gamba destra, con il ginocchio piegato da portare al petto e da stringere con le mani; ripetere con l’altra gamba, 10 volte per lato.
  2. Torsione. La partenza è da sdraiate, con la schiena a terra e le braccia aperte perpendicolari al corpo e appoggiate al suolo; piegare la gamba destra, effettuando una torsione dell’addome, verso sinistra, portando il piede a toccare il suolo. Ripetere con l’altra gamba, sempre con incrocio e torsione; effettuare 10 sessioni.
  3. Estensione. Sdraiate a pancia a terra; le braccia piegate e le mani a terra; sollevare la testa, le spalle verso l’alto, volgendo lo sguardo al cielo. Ripetere 10 volte.

Trattamenti medici

Prima di procedere con un qualsivoglia intervento medico, si raccomanda di sottoporsi ad accertamenti diagnostici volti ad individuare la causa scatenante il mal di schiena.

  • Terapie alternative:
    • Agopuntura
    • Massofisioterapia
    • Osteopatia
    • Chiropratica
    • Laserterapia
    • Elettroterapia
    • Crioterapia
  • Ossigeno-ozono terapia per il mal di schiena dipendente da ernie discali. Prevede l’introduzione di una miscela ossigeno/ozono in sede interdiscale. L’ozono infatti esercita un discreto potere antinfiammatorio riducendo la pressione discale.
  • Intervento di discectomia: quando il mal di schiena dipende da un’ernia al disco.

I migliori prodotti per la cura dei dolori articolari

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere di ossa, legamenti, cartilagini e tendini e la cura dei dolori articolari. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Integratori soppressori dell’appetito per perdere peso

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-aumenta-massa-muscoli-cibi-proteine-riabilitazione-nutrizionista-medicina-estetica-cavitazione-radiofrequenza-ecografia-pulsata-macchMolti integratori alimentari dimagranti contengono ingredienti che stimolano il metabolismo e influenzano l’appetito allo stesso tempo. Negli ultimi anni, sul mercato, si sono stati alcuni integratori di alto profilo che però agiscono solo sull’appetito e questi prodotti sono spesso commercializzati come alternative più sicure per perdere peso.

L’Hoodia è una pianta succulenta originaria dell’Africa australe che possiede un ingrediente descritto comunemente per poter sopprimere l’appetito. Tra i molti tipi di hoodia, solo l’Hoodia gordonii contiene P57, il principio attivo associato con la riduzione dell’appetito. Il P57 sembra agire sull’ipotalamo del cervello, aumentando l’adenosina-5′-trifosfato (ATP) nelle cellule nervose, che inviano segnali di sazietà causando nelle persone la sensazione di come se avessero appena finito di mangiare.

Anche se la pubblicità sui presunti benefici della perdita di peso promossa dall’Hoodia sostiene che tali prodotti non provocano effetti collaterali, la ricerca attuale suggerisce il contrario. Non ci sono stati studi randomizzati controllati che coinvolgessero esseri umani ma solo dati insufficienti con cui capire la dose, la durata e la sicurezza a breve o lungo termine. (2) Uno dei pochi studi di confronto dell’Hoodia con un placebo in un gruppo di donne, ha riscontrato simili quantità di perdita di peso, ma il gruppo che consumava hoodia aveva riportato significativamente più nausea e vomito.

Ci sono anche preoccupazioni per possibili complicazioni legate all’uso dell’hoodia a lungo termine. Poiché l’hoodia agisce sull’ipotalamo, che regola anche la sete e la temperatura corporea, il suo uso può portare a disidratazione in conseguenza di sete soppressa. Altre preoccupazioni sono emerse per quanto riguarda l’impatto dell’Hoodia sulla funzione epatica e il controllo degli zuccheri nel sangue. Non sono disponibili studi per determinare la sicurezza in tal senso.

Anche se l’hoodia fosse sicura ed efficace, la produzione sarebbe limitata in base alla disponibilità. L’hoodia è una pianta rara e protetta nella maggior parte dei paesi in cui cresce e occorrono molti anni perché maturi. A causa della difficoltà di ottenere l’Hoodia Gordonii naturale (forma vegetale pura), è probabile che la maggior parte dei prodotti pubblicizzati sono contraffatti o contengono una forma non attiva. Nel corso degli ultimi anni, la FTC ha vietato a diversi produttori di hoodia di vendere negli Stati Uniti a causa di false affermazioni sul fatto che il loro prodotto contenesse Hoodia gordonii oper una mancanza di conformità al buon processo di fabbricazione.

Un altro soppressore dell’appetito, il Sensa, che è stato creato e commercializzato dal neurologo Alan Hirsch, è composto da piccole particelle chiamate tastants che vengono spruzzate sul cibo per migliorare l’odore. In teoria, migliorando l’odore, dovrebbe causare alle persone di raggiungere prima la sazietà.

Hirsch ha presentato la sua ricerca in occasione della riunione annuale della National Endocrine Society nel 2008. Gli individui nello studio di Hirsch hanno perso una media di 30 chili in sei mesi senza cambiare la loro dieta o stile di vita. Questo studio non è stato mai pubblicato in una rivista peer-reviewed e non è stato duplicato da ricercatori indipendenti. Inoltre, lo studio presentato all’Endocrine Society comportava l’uso di una versione a inalazione del prodotto e aveva un soggetto selezionato di popolazione. Questo gruppo era composto principalmente da sesso femminile (87,4%) e marginalmente obese. Il gruppo di studio di 1.436 è stato confrontato con un gruppo di controllo di circa 100 soggetti. Il processo ha utilizzato un campione di convenienza e non controllato randomizzato.

Il Sensa viene prodotto sia con latte e soia, quindi possono manifestarsi reazioni allergiche in soggetti sensibili. Al di là degli allergeni divulgati, il Sensa contiene anche un colorante alimentare naturale conosciuto come carminio o rosso naturale, che può causare anafilassi in soggetti predisposti. Altre reazioni più comuni includono perdita di feci e frequenti, mal di stomaco, gas, gonfiore e vertigini.

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Abbassare la pressione alta senza farmaci con rimedi naturali

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ABBASSARE PRESSIONE ALTA SENZA FARMACI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgPrima di iniziare la lettura, ti consiglio di leggere: Pressione alta (ipertensione arteriosa): sintomi, cause, valori e cure

Per abbassare la pressione arteriosa (ipertensione e pre-ipertensione) è necessario intervenire su più fronti. Anzitutto, se possibile, risulta indispensabile rimuovere l’agente scatenante primario; in caso contrario, è necessario ricorrere alla terapia farmacologica sotto controllo medico. In entrambe le situazioni, è sempre consigliabile abbattere l’indice di rischio cardiovascolare complessivo intervenendo anche su eventuali fattori di rischio collaterali, come la dieta e lo stile di vita.
In definitiva, se la pressione alta è dovuta esclusivamente ad una condizione fisica, dietetica e dello stile di vita, gli interventi prioritari sono:

  • Dieta ipocalorica e aumento del dispendio energetico complessivo (in caso di sovrappeso ed obesità)
  • Dieta iposodica, ricca di potassio, di magnesio e di omega-3, povera di acidi grassi saturi/idrogenati (eventualmente supportata da alcuni integratori come arginina e prodotti erboristici)
  • Iniziare un protocollo di attività motoria/sportiva prevalentemente AEROBICA, magari associata a esercizi di tonificazione muscolare
  • Eliminare tutti gli alcolici (e possibilmente anche le bevande contenenti nervini STIMOLANTI – come il caffè)
  • Eliminare il tabagismo
  • Ridurre al minimo lo stress mentale, considerando anche l’intervento di un professionista della sfera psicologica o l’utilizzo di farmaci ansiolitici.

In genere, questo tipo di pressione alta insorge con l’avanzare dell’età e proporzionalmente all’aumento del grasso corporeo; tuttavia, in occidente, si assiste sempre più alla manifestazione di ipertensione precoce (pubertà). Al contrario, se si evince una base ereditaria talmente forte da prescindere da qualunque altro fattore di rischio, l’intervento farmacologico è pressoché inevitabile. Tra le varie molecole si utilizzano (da sole o in associazione): diuretici, inibitori adrenergici, calcio antagonisti, inibitori del sistema renina-angiotensina, vasodilatatori ad azione diretta.

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Modi Naturali per Abbassare la Pressione

Come anticipato, la pressione alta è il frutto di un profondo scompenso metabolico.
A volte è sufficiente intervenire ESCLUSIVAMENTE in maniera “naturale” e senza l’utilizzo dei farmaci che, in genere, una volta assunti NON possono essere interrotti ma solo diminuiti! Tuttavia, tale approccio necessita due requisiti imprescindibili: una base genetica debole ed il totale rispetto delle seguenti strategie:

    1. Eliminazione del fumo di sigaretta, del consumo di alcolici e dell’abuso di nervini stimolanti.
    2. Dieta Ipocalorica e Dispendio Energetico Complessivo: il sovrappeso è uno dei fattori che più incidono sull’aumento pressorio. Va da sé che riducendo l’eccesso di grasso fino al normopeso si possa godere anche di una netta moderazione della pressione arteriosa; tuttavia, anche la semplice perdita di qualche chilo in eccesso risulta utile, tanto che in generale per ogni kg perso ci si può aspettare la riduzione di 1 mmHg dei valori pressori.
      Per dimagrire è indispensabile che il bilancio energetico complessivo risulti negativo, ovvero che le calorie assunte risultino inferiori a quelle consumate. Tale risultato può essere ottenuto con una dieta ipocalorica, magari supportata dall’aumento dell’attività fisica complessiva. L’entità della decurtazione energetica è circa del 30% rispetto al dispendio totale. L’aumento del dispendio interessa sia l’attività fisica di base (attività quotidiane: spostamenti in bicicletta o a piedi, fare le scale ecc.), sia quella auspicabile o motoria. Incrementare il dispendio significa poter giovare di una dieta ipocalorica più ricca, ovvero con più nutrienti ed energia, quindi più sopportabile.
    3. Eliminazione TOTALE del cloruro di sodio aggiunto (sale da cucina) e, a volte, del sodio naturalmente presente nei cibi. Il sodio è un minerale che, se in eccesso, pare coinvolto nei meccanismi di insorgenza e aggravamento della pressione alta.
      Il sodio è naturalmente presente negli alimenti ma, attraverso l’assunzione di cibi grezzi (non lavorati), non è mai possibile crearne un esubero nutrizionale. L’unica eccezione è costituita da certi molluschi bivalvi che, essendo vivi e sigillati, al momento della cottura sprigionano acqua di mare dal loro interno. D’altro canto, le principali fonti alimentari di sodio nella dieta umana sono legate al cloruro di sodio aggiunto negli alimenti durante la lavorazione industriale o al momento del consumo, e al sodio contenuto in certi additivi alimentari. Per favorire la riduzione della pressione, saranno quindi indispensabili certi accorgimenti come: divieto dell’aggiunta di cloruro di sodio sui cibi al momento del consumo, divieto del consumo di dado da brodo e divieto del consumo di carni conservate, pesci conservati, formaggi stagionati e vegetali in barattolo.
    4. Aumento del potassio e del magnesio con gli alimenti: se il sodio è un minerale responsabile dell’aumento della pressione, il potassio e il magnesio (alcuni ipotizzano anche il calcio) agiscono con un meccanismo diametralmente opposto. Tra l’altro, nel soggetto sano, il potassio e il magnesio “in eccesso” vengono facilmente escreti dai reni, il che facilita molto l’intervento nutrizionale: più se ne assume con gli alimenti, meglio è. Ovviamente, questa indicazione deve subordinare ad altre considerazioni di tipo nutrizionale. Trattandosi di minerali tipicamente contenuti negli ortaggi, nella frutta, nei cereali integrali e nei legumi, la loro assunzione massiccia potrebbe sfociare in alcuni squilibri come: eccesso di fibra alimentare ed eccesso di fruttosio.
    5. Aumento degli acidi grassi essenziali omega 3 e riduzione di quelli saturi/idrogenati: oltre a contribuire sensibilmente alla produzione di colesterolo endogeno (aumentando il rischio cardio-vascolare) i grassi saturi/idrogenati risultano in un qualche modo correlati all’aumento della pressione sanguigna; poco importa se si tratta di una relazione diretta o indiretta, l’importante è diminuirli drasticamente evitando di assumere: carni grasse (sono coinvolte di nuovo quelle conservate, citate al punto A), burro e formaggi grassi (quasi tutti quelli stagionati).
      D’altro canto, gli omega 3 svolgono un ruolo ipotensivo molto importante e intervengono sulla riduzione del rischio cardiovascolare attraverso la riduzione dei trigliceridi nel sangue, il miglioramento della colesterolemia, la funzione antiinfiammatoria e la tutela dalle compromissioni legate a un’eventuale condizione diabetica tipo 2. Questi nutrienti sono piuttosto difficili da reperire e si trovano principalmente negli oli di alghe, krill, fegato di pesce, semi di lino, semi di canapa, semi di kiwi, germe di grano, soia e (a minori concentrazioni) in tutti gli alimenti dai quali si estraggono questi grassi da condimento.
    6. I probiotici, batteri buoni contenuti nei cibi fermentati, possono contribuire a tenere sotto controllo la pressione del sangue. Gli esperti hanno rilevato che consumare un quantitativo appropriato di probiotici per almeno due mesi risulta in grado di abbassare la pressione del sangue. Sono i risultati di una ricerca pubblicata sulla rivista Hypertension che combina i risultati di nove studi che hanno richiesto ad una parte dei partecipanti di assumere con regolarità dei probiotici.
    7. Iniziare un protocollo di attività motoria/sportiva: come menzionato, questa deve essere prevalentemente AEROBICA, meglio se associata a esercizi di tonificazione muscolare. Per quanto riguarda l’aerobica si consiglia di praticarne almeno 3-4 sessioni settimanali della durata di 50-60′, con intensità oscillante tra la fascia aerobica e poco sopra la soglia anaerobica.
      La tonificazione mediante sovraccarichi assume un ruolo secondario e può essere svolta dopo quella aerobica o in sessioni indipendenti per 2 volte la settimana, evitando carichi eccessivi e lavorando ad alte ripetizioni.
    8. La pratica del Tai Chi aiuta a ridurre la pressione arteriosa e il colesterolo. Lo ha rilevato uno studio condotto presso l’Università di Taiwan, luogo dove per eccellenza gli abitanti praticano questa disciplina. Nel corso degli anni la scienza ha iniziato a confermare i numerosi benefici per la salute psico-fisica che questa pratica antica può apportare nella nostra vita quotidiana.
    9. Utilizzo di prodotti erboristici e integratori: non sono tutti prodotti naturali. Ad esempio, l’arginina è un amminoacido di sintesi (responsabile della produzione endogena di ossido nitrico a livello cellulare). La sua reale efficacia ipotensiva è tutt’ora oggetto di controversie. Lo stesso vale per il potassio, il magnesio e gli omega 3, anche se in questo caso l’effetto benefico è conclamato. D’altro canto, esistono estratti e prodotti erboristici, in forma grezza o essiccata, che possono favorire la lotta alla pressione alta; tra questi ricordiamo le piante ipotensive, come: aglio, cipolla, rauwolfia, betulla, biancospino, cardiaca, ginkgo biloba, mirtillo, orthosiphon, vischio, vite rossa, olivo, pervinca, uncaria, mughetto, ligustico, carcadè (ibisco), evodia e achillea iraniana. Eventualmente, ad essi si possono associare alimenti/estratti con funzioni diuretiche come: ananas, betulla, carciofo, cetriolo, foglie di noce, cipolla, equiseto, finocchi, mela, ortica, fiori di sambuco, stimmi di mais e tarassaco.
    10. Una ricerca condotta da un gruppo di esperti della Tufts University di Medford, negli Stati Uniti, ha rivelato che bere 3 infusi di karkadè al giorno, da 240 ml ciascuno, può aiutare ad abbassare la pressione sanguigna, riportandola a valori ottimali. La tisana al karkadè (fiori di ibisco) può essere utile per prevenire la progressione della pressione alta verso una condizione di ipertensione più grave.

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I 4 integratori più sottovalutati ma che invece sono molto utili nello sport

MEDICINA ONLINE PALESTRA PESI ALIMENTAZIONE MUSCOLI DOPO ALLENAMENTO MASSA PROTEINE AMMINOACIDI BCAA RAMIFICATI ESSENZIALI WHEY LATTE SIERO CASEINE CREATINA WORKOUT BICIPITI SPALLE GAMBELa maggior parte, per l’uso di integratori, si basano sullo standard come proteine in polvere, multi-vitaminici, brucia grassi e pre allenamento. Questo non è sbagliato, visto che questi sono alcuni dei prodotti più ben studiati ed efficaci presenti sul mercato della supplementazione. Ma spesso si tende a dimenticare il resto, concentrandosi su appena due obiettivi – costruzione muscolare e bruciare grassi – senza pensare al sistema di supporto che aiuta a costruire le basi per questi obiettivi. Bilanciare gli ormoni, avere un forte sistema immunitario, dormire adeguatamente e avere un cervello concentrato sono tutti componenti chiave per migliorare la massa muscolare e la forza e diminuire il grasso corporeo.

Qui ci sono quattro integratori che dovreste prendere in considerazione come aggiunta a quella che è già la vostra integrazione per ottenere un valido aiuto a raggiungere questi obiettivi.

1. INTEGRATORI DI VERDURE

Per ottenere i nutrienti della maggior parte degli alimenti naturali, che per vari motivi possono venire a mancare o essere inconsistenti in una buona dieta, ci sono alcuni integratori di verdure che possono contribuire a sostituire i nutrienti persi dal vostro cibo. La maggior parte degli integratori di verdure sono formulati con una grande varietà di frutta e verdure disidratate, offrendo i più potenti fitonutrienti presenti nel cibo senza l’aggiunta di zuccheri o calorie.

Un solo misurino di questi integratori, sono in grado di fornire una miscela energizzante di fitonutrienti, antiossidanti, vitamine, minerali e fibra per aiutare il processo di recupero da un duro allenamento o semplicemente dallo stress quotidiano! Un integratore di verdure in polvere, può aiutare a disintossicare il corpo, stimolare la funzione immunitaria e aiutare a correggere l’alcalinità riducendo l’acido accumulo spesso causato da diete ricche di proteine e da un eccessivo allenamento.

Cercate un integratore di verdure in polvere che sia libero da zuccheri aggiunti, colore e lecitina e maltodestrine. Utilizzatelo miscelato in un frullato di proteine o di propria invenzione come parte del rituale mattutino.

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2. INTEGRATORE PER AUMENTARE IL TESTOSTERONE

Il testosterone è l’ormone più anabolizzante nel corpo ed è l’ormone chiave responsabile per la guida della sintesi proteica, aiuta anche a costruire e riparare il tessuto muscolare dopo un intenso allenamento. Esso svolge anche un ruolo fondamentale nel metabolismo dei grassi e nel desiderio sessuale. A 18 anni, la maggior parte degli uomini sperimenteranno un picco nel loro livello di testosterone, mentre dopo i 30, il testosterone inizierà a calare di circa il 2% l’anno! Quel che è peggio è che la ricerca ha dimostrato che i livelli di testosterone negli uomini di oggi sono molto più bassi rispetto agli uomini 20 anni fa. Prodotti chimici e tossine estrogeno-simile nell’ambiente hanno contribuito a livelli consistentemente più bassi, questo può essere aggravato dal fatto che la maggior parte del testosterone è legato nel corpo e non utilizzabile.

I cosiddetti booster per testosterone possono aiutare a contrastare questo effetto. Completando con un integratore di testosterone clinicamente dimostrato come l’estratto di fieno greco standardizzato può contribuire a sbloccare il testosterone legato ma anche ad aiutare a rafforzare il rilascio di ormone luteinizzante (LH), un ormone di segnalazione chiave coinvolto nella produzione di testosterone. Un estratto di fieno greco brevettato ha dimostrato di contribuire a sostenere aumenti di testosterone libero, la forza e cambiamenti positivi nella composizione corporea.

Cercate un integratore che fornisca vitamine e minerali che supportano la produzione di testosterone, come ZMA, che offre zinco, magnesio e vitamina B6. Questi nutrienti hanno dimostrato di contribuire ad aumentare i livelli di testosterone e di forza negli atleti allenati.

3. INTEGRATORI PER IL SONNO

Il sonno è essenziale quando si tratta di costruire il muscolo, il recupero e bruciare i grassi. L’ormone della crescita viene rilasciato quando dormiamo, stimolando molti processi fisiologici, tra cui il metabolismo, il recupero muscolare e la crescita. L’ormone della crescita segnala l’assorbimento di aminoacidi nelle cellule muscolari per rilanciare / avviare i meccanismi coinvolti nella sintesi delle proteine. L’ormone della crescita svolge un ruolo anche nel metabolismo dei grassi stimolando l’ossidazione e la ripartizione dei grassi per l’utilizzo come combustibile.

In uno studio, è stato dimostrato che un gruppo di persone con la stessa aspirazione calorica giornaliera e attività di routine che ha ottenuto solo 5,5 ore di sonno a notte, hanno perso muscolo meno grasso e mentre più coloro che dormivano 8,5 ore. La perdita di sonno non solo può compromettere la composizione corporea, ma ha anche portato a un risultato a sorpresa sugli ormoni – tra cui un aumento di cortisolo catabolico e i principali ormoni coinvolti nella fame e l’appetito, la leptina e grelina. L’aumento dei livelli di cortisolo possono influire sul metabolismo dei carboidrati, riducendo l’accumulo di glicogeno nei muscoli e aumentando l’immagazzinamento di glucosio in grasso, riducendo anche i percorsi di costruzione muscolare e ostacolando la riparazione.

Se avete problemi di sonno, utilizzate un integratore per dormire che rilascia una dose di melatonina. La melatonina è naturalmente prodotta dal corpo, stimolata in presenza di buio e soppressa dalla luce, così l’integrazione con essa può aiutare a regolare un miglior sonno ristoratore. La melatonina può anche diminuire il tempo necessario che occorre per addormentarsi, la durata del sonno e può aumentare il rilascio dell’ormone della crescita.

4. INTEGRATORI PER LA MENTE

E’ un mondo competitivo e frenetico; se si vuole andare avanti sul lavoro o in palestra è meglio assicurarsi di essere ben focalizzati sul vostro obiettivo! Se avete difficoltà a rimanere concentrati, oltre che a pensare le vostre decisioni e non raggiungere i vostri obiettivi, allora forse è il momento di considerare l’utilizzo di un integratore per aumentare la concentrazione del cervello. Rimanere concentrati può aiutare a spingere oltre i propri limiti, sia che si tratti di palestra che di lavoro in ufficio.

Quando si decide di prendere un integratore per dare una “spinta” al cervello, cercate un integratore che aumenti la concentrazione che abbia una combinazione di composti stimolanti neurali con ingredienti energizzanti. Ingredienti come la caffeina per contribuire ad aumentare l’energia, la tirosina per contribuire ad aumentare le beta-endorfine e concentrazione e con fosfatidile / fosfolipidi (compresi serina e colina), in grado di supportare i percorsi neurali nel cervello che sono stati mostrati efficaci stimolatori di resistenza e di prestazioni negli atleti.

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Dalla ricerca arrivano le nuove norme per prevenire il cancro

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma NORME PREVENIRE CANCRO RICERCA SCIENZA  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIl mese scorso a Bethesda nel Maryland (USA) si è tenuta la 25a conferenza American Institute for Cancer Research (AICR). Un forum che ha riunito ricercatori e clinici proveniente da tutte le parti. Uno degli argomenti su cui si è dibattuto quest’anno è stato la in oncologia: in base alle più recenti conoscenze, esiste una relazione diretta tra l’insorgenza dei e alimentazione, attività fisica e controllo del peso corporeo. Molti dei risultati presentati sono temi emergenti su cui si articolerà la prevenzione dei prossimi anni. Qui di seguito 5 punti rilevanti, soprattutto per i tumori più diffusi.

I lamponi neri e il cancro orale
I lamponi neri, grazie alla presenza di fibre, vitamine e sostanze fitochimiche tipiche di questa specie, sono in grado di prevenire l’insorgenza dei tumori nel cavo orale. Infatti, nei ratti alimentati con una dieta dove erano presenti i lamponi neri, la formazione dei tumori era inibita o sfavorita rispetto al gruppo alimentato con una dieta standard. Questo grazie ad un meccanismo biologico ben preciso. Questi risultati verranno a breve pubblicati.

Dieta antinfiammatoria e rischi cardiaci
Spesso alcuni tumori, come quelli del tratto gastro-intestinale, insorgono in seguito ad una condizione infiammatoria cronica. Qualunque cosa vada a ridurre uno stato infiammatorio, può quindi prevenire i tumori. In questo caso i ricercatori hanno osservato che le donne, in età post-menopausa, con diagnosi di tumore alla mammella, con una dieta ricca di alimenti anti-infiammatori, come cereali integrali, spezie, grassi insaturi e verdure – rispetto a coloro che avevano una dieta tipica occidentale, con cibi raffinati pro-infiammatori – avevano un rischio inferiore di mortalità per problemi cardiovascolari.

L’esercizio fisico è molto utile
Già nel 2010, le linee guida dei sopravvissuti da cancro prevedevano l’attività fisica come pratica importante per superare la malattie e per affrontare le terapie nel migliore dei modi. Si diceva, almeno 150 minuti a settimana. Le ricerche sono andate avanti e i risultati appena presentati indicano che nei pazienti che hanno avuto una diagnosi di cancro al mammella o alla prostata, l’attività fisica non solo è sicura ma addirittura altamente consigliata sia durante che dopo la terapia. Un’attività fisica aerobica è un supporto importantissimo per il mantenimento o il ripristino di un equilibrio delle capacità mentali nonché di una maggiore efficienza cardiovascolare.

Il licopene protegge dal cancro alla prostata
Il licopene è un carotenoide antiossidante. Si trova in numerosi alimenti ed è responsabile del loro colore rosso, come nei pomodori o nell’anguria, o del colore giallo-rosso, come papaya e pompelmo, e in diverse verdure. Il licopene previene alcuni tipi di tumori, l’invecchiamento cellulare e alcune malattie cardiovascolari. Precedenti studi avevano portato a conclusioni non sempre concordanti sulle proprietà antitumorali del licopene. I dati presentati ora dimostrano che un’#alimentazione a base di cibi ricchi di licopene, può ridurre significativamente il rischio di insorgenza del tumore alla prostata (11% in meno). Anzi, i ricercatori sono riusciti a stimare in una riduzione dell’1% di rischio tumore per ogni milligrammo/giorno di licopene mangiato. Per intenderci, un pomodoro contiene 3 mg di licopene.

Grassi, microbioma intestinale e rischio obesità
Le migliaia di miliardi di batteri che albergano nel nostro intestino condizionano il nostro benessere e possono predisporre all’obesità. Ma quello che i ricercatori hanno ora scoperto è che il microbioma intestinale segue un andamento circadiano, ovvero varia la sua attività e la sua espressione nelle varie ore del giorno e della notte. E questo si ripercuote sul senso di fame (appetito) e sul metabolismo. Una dieta ricca di grassi e povera di fibre, almeno negli animali da laboratorio, determina un’alterazione dei cicli circadiani del microbioma, influenzando negativamente il metabolismo e favorendo le condizioni per l’obesità.