La mappa delle emozioni: così il corpo cambia temperatura quando ci emozioniamo

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Pressoterapia  Massaggio Linfodrenante Dietologo Roma Cellulite Amore Sessuologia Sesso Laser Filler HD PSA LDH Pelo Amore MAPPA EMOZIONI CORPO TEMPERATURAChiudete gli occhi e pensate alla prima volta che vi siete innamorati: ricordate le “farfalle” nello stomaco? Una squadra di scienziati in Finlandia ha cercato di fare una vera e propria mappa di quelle “farfalle”. I ricercatori finlandesi hanno chiesto a 700 volontari quali parti del corpo sentono coinvolte (zone “calde”) durante una data emozione e quali parti corporee sentono invece “neutre” o “fredde”: il risultato è l’immagine che vedete in alto, una sorta di mappa corporea dei sentimenti: i colori caldi indicano le aree fisiche stimolate, mentre i colori freddi indicano quelle disattivate.

Paura sul torace, amore ovunque

Il risultato è molto interessante: gli intervistati sono stati concordi nel riferire che la felicità e l’amore scatenano attività ovunque, mentre pericolo e paura innescano forti sensazioni nella zona del torace; il disgusto invece scatena “calore” nei pressi del cavo orale e dell’addome. Lo studio, pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, è stato condotto dallo psicologo Lauri Nummenmaa della Aalto University: “Questo è il primo studio del genere”, ha dichiarato il ricercatore. ”Abbiamo raccolto sensazioni nette e ci siamo concentrati sulla forza statistica dei risultati”.

E voi, vi ritrovate in questa mappa emozionale?

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Diphallia: l’uomo nato con due peni [FOTO]

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO PENE SESSO UOMO SCROTO TESTICOLI DISFUNSIONE ERETTILE IMPOTENZALo pseudonimo che usa sul web è DoubleD*ckDude (DDD), che – tradotto dall’inglese all’italiano – significa più o meno “ragazzo con due peni” ed ha scatenato la curiosità di migliaia di utenti, dopo aver aperto una sessione di “Ask Me Anything” su Reddit.com, durante la quale si è offerto di rispondere a domande di qualsiasi tipo nel periodo prefissato di sei ore.

Se volete vedere le foto della malformazione cliccate sui prossimi link (attenzione, immagini esplicite):

FOTO 1

FOTO 2

Diphallia

La sua peculiarità dipende da una rara condizione medica, la Diphallia, che porta allo sviluppo di due peni. Tale condizione, anche chiamata “Difallia” o “Duplicazione del pene”, è veramente rara, ed il caso in questione è ancora più raro visto che, a quanto riferisce l’uomo, entrambi i peni sono funzionanti: nelle forme più comuni di difallia solo uno dei due organi è formato e funzionale mentre l’altro non è del tutto formato e ha scarsa – o nulla – funzionalità. La causa della malformazione sarebbe da imputare ad una mancata fusione di tessuti nel mesoderma, uno dei tre strati primari dell’embrione umano.

Una malformazione rarissima

Esistono solo circa 100 casi documentati di difallia nel mondo. Ho fatto un breve sondaggio tra i miei colleghi – anche quelli più anziani – e nessuno di loro ha mai avuto a che fare con questa patologia, talmente rara che i casi divenuti di pubblico dominio, diventano molto famosi. Nel 2006 ad esempio fece scalpore il caso di un famoso uomo d’affari indiano – originario dello stato dell’Uttar Pradesh, nel nord del Paese – nato appunto con due peni che decise di rimuovere chirurgicamente uno di questi per potersi sposare e per condurre una vita sessuale normale. Almeno ciò è quanto scrisse all’epoca il quotidiano Times of India che per privacy non rivelò il nome del protagonista di questa vicenda.

DoubleD*ckDude  decide di non rimuovere il pene in soprannumero

Il ragazzo col doppio pene ha invece raccontato  di aver scelto di lasciare le cose come stanno dato che ha sempre vissuto serenamente tale condizione particolare, dopo aver a lungo preso in esame l’ipotesi di rimuovere chirurgicamente uno dei due organi durante l’adolescenza. E’ talmente sereno che ha deciso di postare le foto dei suoi organi, una delle quali è quella che vedete in alto a destra.

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Protesi mammarie usate nella mastoplastica: quanto sono resistenti?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO OSPEDALE CHIRURGIA SALA OPERATORIA OPERAZIONE CHIRURGICASe state per sottoporvi a un intervento di mastoplastica, è probabile che tra le tante domande sottoposte al chirurgo vi sia anche quella relativa alla durata e alla resistenza delle protesi. Cerchiamo allora di riepilogare alcune delle risposte alle domande più frequenti. Cominciamo con gli urti: le protesi mammarie sono sufficientemente resistenti per resistere a impatti molto violenti. Pertanto, nessuna paura di “scoppio” se subite un tamponamento, una caduta violenta o altri eventi pregiudizievoli che potrebbero procurare altri danni.

Continua la lettura su https://www.esteticanews.eu/mastoplastica/protesi-mammarie-quanto-sono-resistenti/#more-194

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La donna che convive da 40 anni con un feto pietrificato nella pancia

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Cavitazione Dieta Dimagrire Grasso Dietologo NutrizionistaDimagrire Pelle Rughe Laser PSA Sessuologo Sex Roma Gravidanza Mamma Figlio Mummificato DONNA FETO PIETRIFICATO PANCIALa protagonista della storia è una colombiana di 82 anni, alla quale dopo diverse analisi i medici hanno trovato un feto pietrificato nell’addome: si tratta di un tipico caso di lithopedion. Come riferito alcuni giorni fa dal Daily Mail la donna, originaria di Bogotá, si è recata dai medici per un forte dolore addominale, varie indagini strumentali hanno verificato che nella pancia della donna era presente un feto pietrificato.

COSA SI INTENDE PER “LITHOPEDION”

Il lithopedion un rarissimo fenomeno che accade quando il feto muore nel corso di una gravidanza extrauterina. Solitamente, in questo tipo di gravidanze il feto muore precocemente, a causa dell’ambiente sfavorevole in cui deve crescere; in alcuni rarissimi casi può raggiungere uno stadio di sviluppo compatibile con la vita autonoma, sebbene questa sia un’eventualità eccezionale. Quando il feto muore in uno stato di sviluppo avanzato, il materiale viene riassorbito dalle strutture circostanti; tuttavia, se lo stadio di crescita è così avanzato da aver già permesso lo sviluppo dello scheletro, il riassorbimento completo diventa impossibile. In assenza di complicanze, quindi, nel feto si depositano sali di calcio ed avviene un processo di mummificazione, che dà origine al lithopedion; se questo processo coinvolge anche il sacco gestazionale, il materiale prende il nome di chelifolithopedion.

PATOLOGIA RARISSIMA E NON SEMPRE DIAGNOSTICATA

E’ comunque un fenomeno rarissimo: la letteratura riporta circa 300 documentati negli ultimi 400 anni, che ovviamente fanno sensazione, l’ultimo – prima della colombiana di 82 anni a cui facevo riferimento all’inizio dell’articolo – ha riguardato una cinese di 92 anni (Huang Yijun,nell’immagine sopra) alla quale ne è stato trovato uno vecchio di 60 anni. La presenza del lithopedion, che un processo naturale provvede a mummificare e che non è rigettato dal corpo in quanto non riconosciuto come elemento estraneo, spesso rimane sconosciuta per decenni alle portatrici, come nei casi ricordati, e viene rilevata solo per caso nel corso di esami per altre patologie.

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Sono vergine e sono incinta

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO GRAVIDANZA MATERNITA FIGLIO MAMMA MADRE GENITORI CONCEPIMENTO PARTO FETO EMBRIONE (6)Lo studio statunitense «Like a Virgin (Mother)» ha scoperto che su quasi 8.000 donne americane, una madre su 200 è convinta di essere rimasta incinta da vergine: un miracolo, certo, ma di suggestione religiosa e di ignoranza. Pochi giorni fa – non a caso nell’edizione di Natale – l’autorevolissimo British Medical Journal ha dato spazio ad una serie di risultati curiosi emersi a margine di alcuni studi. È il caso ad esempio della chicca trovata all’interno del National Longitudinal Study of Adolescent Health, una ricerca americana su quasi 8.000 donne e ragazze tra i 15 e i 28 anni. Tra le intervistate ben 45 (lo 0.5%) hanno riferito una gravidanza da vergini, un “miracolo” inspiegabile.

Religione

Pur essendo tecnicamente possibile, in rari casi, restare incinta senza penetrazione, secondo i ricercatori non si tratta di partenogenesi umana, quanto piuttosto di ignoranza mista a suggestione religiosa. Gli scienziati della University of North Carolina di Chapel Hill, nello studio intitolato “Like a virgin (mother), hanno infatti analizzato il background delle “miracolate” ed hanno scoperto che hanno qualcosa in comune: ben il 31% tra le adolescenti rimaste incinte infatti ha fatto il «voto di castità» e proviene da famiglie molto religiose .

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La terapia genica blocca il cancro

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO LABORATORIO MICROSCOPIO DNA GENETICAUno studio potrebbe aumentare le nostre possibilità di combattere il cancro: autori dello studio sono i ricercatori dell’Irccs San Raffaele di Milano, diretto da Giulia Escobar, dottoranda di ricerca, e coordinato da Luigi Naldini, direttore dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia genica, e dalla ricercatrice Roberta Mazzieri (ora trasferitasi all’Università australiana del Queensland). Nel loro lavoro gli scienziati hanno sperimentato una tecnica di terapia genica in grado di bloccare lo sviluppo del tumore. I ricercatori hanno dapprima preso cellule staminali ematopoietiche umane e le hanno geneticamente modificate affinché producessero un gene “terapeutico”, l’interferone alpha, che ha attività antitumorale; poi hanno trapiantato queste cellule staminali in topi con tumore mammario.

Giulia Escobar ha affermato: «Nell’esperimento l’interferone non solo ha bloccato la crescita del tumore primario alla mammella e delle metastasi al polmone, ma ha anche trasformato i macrofagi da agenti tumorali ad antitumorali. In altre parole, ha cambiato il microambiente che circonda il tumore creando un ambiente immunostimolante, dove il sistema immunitario viene aiutato a riconoscere la neoplasia e a contrastarla. Un aspetto importante della nostra strategia è che si tratta di una forma di immunoterapia in linea di principio utilizzabile contro vari tipi di tumori, proprio perché stimola il sistema immunitario a reagire contro la neoplasia. L’immunoterapia dei tumori è un promettente filone di ricerca che ha già dato risultati in altre sperimentazioni. Entro 3-5 anni potremmo partire con i nostri primi test sui pazienti».

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Due milioni di italiani sono diabesi, lo sei anche tu?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OBESITA GRASSO SOVRAPPESO DIETA DIMAGRIRE METRO ADDOME PANCIA GRASSOLe persone sovrappeso, obese e/o con diabete in tutto il mondo sono in aumento e in Italia si segue il trend: in Italia è sovrappeso oltre 1 persona su 3 (36%, con preponderanza maschile: 45,5% rispetto al 26,8% nelle donne), obesa 1 su 10 (10%), diabetica più di 1 su 20 (5,5%). Secondo l’Associazione Medici Diabetologi, oltre il 66,4% delle persone con diabete di tipo 2 è anche molto sovrappeso o obeso, mentre lo è un quarto delle persone con diabete tipo 1, il 24%. In pratica, sono sovrappeso quasi 22 milioni di italiani, obesi 6 milioni, con diabete quasi 3,5 milioni. Il termine “diabesi” si riferisce a individui che sono contemporaneamente obesi e con diabete. I diabesi in Italia sono più di 2 milioni.

Paolo Sbraccia, presidente della Società Italiana dell’Obesità, ha affermato: «Questi numeri ci fanno capire come diabete e obesità si sostengano a vicenda. L’obesità è considerata l’anticamera del diabete e la combinazione tra le due malattie rappresenta una vera e propria epidemia dei nostri tempi, per la quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha persino coniato il termine diabesità. Il rischio di morte raddoppia ogni 5 punti di crescita dell’indice di massa corporea, il BMI: un diabetico sovrappeso raddoppia il proprio rischio di morire entro 10 anni rispetto a un diabetico di peso normale; per un diabetico obeso il rischio quadruplica».

Articoli sul diabete:

Articoli sul prediabete:

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Alzheimer: diagnosi precoce sempre più vicina

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OSPEDALE ANAMNESI ESAME OBIETTIVO SEMEIOTICA FONENDOSCOPIO ESAMESembra che a breve sarà possibile diagnosticare l’Alzheimer grazie ad un’analisi del sangue specifica che misura il tasso di peptide amiloide il cui livello nel sangue, secondo alcuni ricercatori spagnoli (agenzia spagnola di Araclon), è direttamente proporzionale alla possibilità di sviluppare la malattia. La spagnola Araclon ha sviluppato e brevettato un kit che consente di trovare 40-42 peptidi di beta amiloide nel sangue (ABtest) e stanno procedendo con degli studi su un campione di 400 persone per riuscire a dimostrare che l’ABtest è uno strumento in grado di diagnosticare l’Alzheimer. Il test potrebbe infatti distinguere i soggetti completamenti sani da quelli che presentano già un deficit cognitivo precursore della malattia.

Continua la lettura su https://www.eticamente.net/19645/alzheimer-un-passo-in-piu-verso-la-diagnosi-precoce.html

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