Invecchiare per poi morire è una strada obbligata, ma rallentarla o tentare una ‘retromarcia’ si può. Scienziati americani dell’università della California di San Francisco hanno dimostrato per la prima volta che, convertendosi a stili di vita più sani, è possibile ‘invertire’ i meccanismi alla base dell’invecchiamento cellulare. In un piccolo studio pilota pubblicato su ‘Lancet Oncology‘, Dean Ornish e colleghi sono riusciti ad aumentare di una media del 10% in 5 anni la lunghezza dei telomeri, i cappucci protettivi dei cromosomi che funzionano come una sorta di ‘clessidre della vita’: ogni volta che la cellula si divide per riprodursi queste sequenze genetiche si accorciano di un pezzetto, e quando si sono consumati del tutto significa che la cellula è arrivata al capolinea e ha esaurito il suo ciclo vitale. Ma secondo il team Usa la ricetta per interferire con questo destino esiste. Eccola: dieta verde, sport, yoga e meditazione anti-stress.
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Lo staff di Medicina OnLine
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Siete costretti a frequenti e costose visite dal dentista perché andate soggetti alle carie dentali? Per fastidioso che il problema possa essere forse non è privo di un lato positivo. Lo suggerisce uno studio che ha messo in relazione per la prima volta la carie con i carcinomi a cellule squamose della testa e del collo (HNSCC), portando alla luce un’azione protettiva.
L’obesità e il tabagismo sono due condizioni che già prese singolarmente sono pericolose per la salute, ma insieme i loro effetti negativi sarebbero esponenziali. Quando un obeso è anche fumatore i rischi per la salute infatti aumentano enormemente ed a quelli noti se ne aggiungono altri che non sono ancora mai stati investigati a fondo. Ha finalmente provato a farlo uno studio appena presentato al meeting dell’American Chemical Society, con risultati poco rassicuranti. Diversi tumori, l’infarto e l’ictus sono stati da tempo collegati al fumo e all’obesità; quello che queste due condizioni possono fare insieme è da un lato aumentare il rischio di incorrere in alcune di queste conseguenze negative, dall’altro alterare alcuni meccanismi metabolici con il risultato che, per esempio, alcune medicine potrebbero non essere assorbite in dosi sufficienti per essere efficaci, oppure al contrario potrebbero essere assorbite in quantità eccessive. Un altro modo in cui l’accoppiata è perdente è il ruolo dell’obesità nell’intensificare il potenziale cancerogeno delle sigarette.
Facendo una passeggiata per le vie del centro di Roma o di un’altra grande città italiana, un osservatore non penserebbe mai che l’obesità sia il nuovo flagello dei paesi occidentali. Eppure dal 1980 al 2008 è raddoppiata la quota di obesi nel mondo. Ma le donne italiane, magre e perennemente a dieta, abbassano di parecchio la nostra media nazionale.
Gli studiosi americani della New York State University, nella loro recente ricerca, sono arrivati alla conclusione che il miglior anti depressivo naturale sia lo sperma maschile, che contiene serotonina, melatonina, cortisolo e ossiticina cioè tutti elementi che favoriscono il relax e allontanano l’insonnia. Per raggiungere questo risultato, gli studiosi hanno analizzato la vita di signore che praticano con regolarità fellatio al proprio partner e l’hanno confrontata con quella di altre donne che invece non gradivano tale pratica: si è scoperto che l’esistenza delle prime sarebbe di gran lunga migliore.
La dieta mediterranea riduce di oltre il 10% il rischio di ammalarsi di diabete. E se chi la segue limita anche il consumo di carboidrati, la riduzione del rischio può arrivare al 20%. Lo dimostra uno studio degli epidemiologi dell’Irccs Mario Negri di Milano, guidati dal dott. Carlo La Vecchia. La ricerca è pubblicata su ‘Diabetologia’, rivista scientifica dell’Easd, l’European Association for The Study of Diabetes.
Che cos’hanno in comune reflusso acido, acne, ansia, depressione, asma, diabete di tipo 2, piedi piatti, pressione alta, alcuni tipi di cancro, sindrome da colon irritabile, lombalgia e osteoporosi? Sono alcune delle malattie non trasmissibili che potrebbero essere dovute al fatto che il nostro corpo non si è ancora adattato al cambiamento delle condizioni di vita avvenuto tra l’età primitiva e i giorni nostri.