Quante volte al giorno è normale urinare? Vescica iperattiva e ansia

MEDICINA ONLINE DIARREA VIAGGIATORE VACANZA VIAGGIO CIBO ESOTICO INFEZIONI CIBI CONTAMINATI ACQUA INTESTINO DOLORE FECI LIQUIDELa maggior parte delle persone urina dalle quattro alle sette volte nel corso del giorno, ma non c’è davvero il numero “giusto”. La frequenza della pipì è influenzata da molti fattori, non solo da quanto si beve, ma anche da alcune patologie, come l’ipertrofia prostatica, e da quali tipi di fluidi si stanno bevendo: caffeina e alcol sono irritanti per la vescica, tanto da far venire più spesso lo stimolo.

Vescica iperattiva ed incontinenza
Esistono pazienti affetti da una sindrome nota come “vescica iperattiva” che è caratterizzata dalla presenza di contrazioni involontarie della muscolatura vescicale le quali a loro volta obbligano i pazienti (le donne sono molto più colpite dei maschi) a correre in bagno ad urinare. In alcuni casi queste crisi sono così forti che la persona non riesce ad arrivare in tempo in bagno a ha episodi di vera e propria “incontinenza da urgenza”. Per coloro che presentano questa diagnosi esistono due grandi categorie di farmaci che possono aiutare molto anche se hanno il limite di dovere essere presi sempre e non al bisogno. Anche la sensibilità della propria vescica gioca un ruolo. Alcune persone devono andare in bagno al minimo stimolo, mentre altre non ne sentono il bisogno finché la vescica non è del tutto piena.

Temperatura e bevande
In entrambi i sessi, se c’è necessità di urinare tante volte, in modo eccessivo e fastidioso, è necessario farsi vedere da un medico, prima di tutto per escludere cause tumorali o altri problemi significativi. E’ senz’altro vero peraltro che esistono pazienti, in entrambi i sessi, quasi sempre con una certa ansia cronica, che hanno vesciche che rispondono maggiormente agli stimoli esterni che possono fare scattare la voglia di urinare. Tipicamente il cambiamento di temperatura caldo – freddo, l’assunzione di bevande come tè, caffè e bevande gasate, uno stress lavorativo o personale particolare. Alcune di queste persone migliorano con adeguate terapie comportamentali ma la maggior parte impara a convivere con il problema. Più la vescica si riempie di urine, più si attivano i meccanismi muscolari della continenza, cioè la vescica tiene di più. Per cui in una persona normale che beve due litri di acqua al giorno (il volume minimo necessario) è corretto urinare in linea di massima ogni 4 ore durante il giorno e secondo la necessità di notte.

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Quando beviamo di più
Quando aumentiamo in modo significativo la dose giornaliera di acqua di solito aumenta anche la frequenza delle “visite” in bagno. La numerosità delle minzioni è ovviamente correlata alla quantità di acqua bevuta. In una persona sana, bevendo tanto ci si stabilirà in autonomia sulla regola della minzione ogni quattro ore. Se poi ci si alza una volta per notte per urinare, si può senz’altro bere meno a partire dalle ore 17. Urinare molte volte di notte può essere anche sintomo di patologie: infezioni come la cistite o malattie che interessano la prostata.

Prostata
Svegliarsi di notte per urinare è un fenomeno più frequentemente maschile ed è spesso correlato con la presenza di una prostata ingrossata e infiammata. Di fronte a questo problema è bene farsi visitare dallo specialista urologo. Senz’altro possono avere un ruolo particolari abitudini dietetiche come bere tanto di sera ed anche di notte ed alcuni pazienti non hanno altro che problemi di sonno. In particolare molti pazienti obesi sviluppano la sindrome delle apnee notturne che li obbliga a svegliarsi di frequente e devono essere visti da uno specialista dei disturbi del sonno».

Il colore della pipì può davvero dirci se siamo ben idratati?
L’urina dovrebbe essere gialla molto chiara, ma è così sensibile che bastano modesti cambiamenti dietetici a influenzarne il colore. Vero è che se ci si accorge di avere una pipì colore giallo molto scuro significa che si sta bevendo poco. Se ci si accorge della presenza di urine rosse è tassativo farsi vedere subito dal proprio medico o dallo specialista urologo.

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Fa male trattenere l’urina troppo a lungo? Quali danni può determinare?

MEDICINA ONLINE DIARREA VIAGGIATORE VACANZA VIAGGIO CIBO ESOTICO INFEZIONI CIBI CONTAMINATI ACQUA INTESTINO DOLORE FECI LIQUIDETrattenere troppo a lungo l’urina, ad esempio urinando solo la mattina e la sera, è un errore abbastanza diffuso che però può avere conseguenze anche gravi sulla nostra salute. Vediamo per quali motivi.

Muscolatura

Per prima cosa, ammettendo di assumere giornalmente la giusta quantità di acqua (circa 1,5/2 litri ogni giorno), lasciar passare troppo tempo tra una minzione e la successiva comporta quasi sempre un riempimento eccessivo della vescica la cui muscolatura poi può fare fatica a riprendere a funzionare nel momento in cui andremo in bagno. In un soggetto sano trattenere la pipì molto a lungo, può danneggiare la funzionalità della parete vescicale e – cronicamente – può determinare incontinenza urinaria. Per approfondire: Incontinenza urinaria maschile e femminile: cause, tipi, da sforzo, rimedi

Infezioni

Se al momento dello stimolo non ci rechiamo in bagno in tempi rapidi, l’urina ristagna nella vescica per tempi più lunghi del normale e ciò aumenta il rischio di soffrire di una infezione della vescica con conseguente fastidiosa cistite (infiammazione della vescica) e cistouretrite (infiammazione di vescica ed uretra, il condotto che porta l’urina dalla vescica all’esterno). L’infezione inoltre – se grave e non curata – può propagarsi a monte, potenzialmente determinando danni anche severi ai reni, ed a valle, colonizzando i genitali, soprattutto nelle donne, la cui uretra è più corta di quella maschile e ciò favorisce la discesa di virus e batteri. Per approfondire: Bruciore e stimoli frequenti di urinare: cistite, sintomi e cure

Calcoli

Aumentare il tempo in cui l’urina ristagna in vescica, potrebbe aumentare anche il rischio di calcoli vescicali ed uretrali. Per approfondire: Calcoli urinari bloccati in rene, uretere, vescica e uretra: cause e cure

Bambini

Anche ai bambini capita di trattenere troppo a lungo l’urina, questo ad esempio perché sono impegnati a giocare e non vogliono interrompere la loro attività oppure perché sono molto piccoli ed a scuola si vergognano di chiedere di andare in bagno. E’ importante insegnare ai bimbi che – quando compare lo stimolo – se possibile bisogna svuotare subito, o comunque al più presto, la vescica. Se vi accorgete che vostro figlio urina troppe poche volte al giorno, per prima cosa controllate quanta acqua assume giornalmente, poi chiedete direttamente a lui se sente delle sensazioni strane mentre urina (ad esempio se ha bruciore) e controllate se a livello dei genitali ha segni di infiammazione (come rossori e gonfiori). In caso di dubbi, sempre meglio chiedere il parere del proprio pediatra.

Leggi anche: Enuresi notturna in bambini, adolescenti e adulti: cause e terapia

Consigli

Ecco alcuni comportamenti utili generali che vi consiglio:

  • bere adeguate quantità di acqua ogni giorno (circa 1,5/2 litri al giorno, anche di più nei mesi caldi e se fate molta attività fisica);
  • assumere frutta e verdura di stagione, ricchi d’acqua;
  • avere sempre una adeguata igiene intima;
  • evitare di lavarsi i genitali subito dopo essersi lavati l’ano: se necessario lavare prima i genitali e solo dopo l’ano, soprattutto se si è di sesso femminile;
  • evitare di indossare indumenti intimi troppo stretti e fatti con tessuti di cattiva qualità;
  • anche se non si ha voglia di urinare, cercare di sforzarsi appena si sente un minimo di stimolo o addirittura anche se non si prova alcuno stimolo ma è passato molto tempo dell’ultima minzione;
  • anche se stiamo svolgendo un compito importante, evitare di procastinare la minzione se sentiamo lo stimolo ad urinare;
  • se proprio non possiamo evitare di procastinare la minzione, evitare di far passare troppo tempo tra la comparsa dello stimolo e l’emissione dell’urina;
  • se, nonostante la giusta assunzione di acqua, durante il giorno sentiamo raramente lo stimolo di urinare, potrebbe essere utile richiedere il parere di un urologo.

Per approfondire:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Distacco di vitreo: quali sono le conseguenze sulla vista?

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE EYES ANATOMY RETINA FOVEA CORPO VITREO CORNEA VISTA VISION SCLERA COROIDE MACULA CRISTALLINO LIMBUS NEO MELANOMA NEVO MIOPIA DALTONISMO PRESBIOPIA STRABISMO OCIl distacco è considerato benigno quando non comporta trazioni sulla superficie retinica; quando, invece, l’aderenza è tale per cui il corpo vitreo, distaccandosi, tira la retina si possono avere delle complicazioni (come quando si toglie il nastro adesivo da un pacco, che si può rovinare). Noi ci accorgiamo della trazione quando il distacco è accompagnato dai fosfeni (lampi luminosi simili al flash della macchina fotografica che solo la persona colpita nota). In questi casi è bene recarsi subito dal proprio oculista ed evitare gli sforzi fisici (come sollevare pesi, chinarsi in avanti, sospendendo dunque eventuali attività sportive, che possono provocare disidratazione o aumentare il rischio di traumi cerebrali).

Quando il distacco avviene senza trazioni retiniche, si avvertono disturbi visivi aspecifici, variamente descritti (ragnatele, linee fisse o ombre nel campo visivo): queste sono tanto più fastidiose quanto più interessano le aree centrali della visione e, quindi, quanto più sono prossime alla macula (regione centrale della retina che permette la visione chiara e distinta).

Chi soffre di distacco posteriore di vitreo vede le cosiddette mosche volanti, causate dai corpi mobili vitreali. Questi ultimi sono delle aggregazioni cellulari che galleggiano all’interno del corpo vitreo (vengono osservate perché non sono perfettamente trasparenti): sono il segno di una degenerazione vitreale che quasi sempre accompagna il distacco posteriore di vitreo o, al contrario, ne è causa.

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Differenza tra pianeta e pianeta nano con esempi

MEDICINA ONLINE STELLA PIANETA NANO GIOVIANO TERRESTRE SATELLITE NATURALE ARTIFICIALE METEROIDE METEORITE METEORA STELLA CADENTE SOLE LUNA TERRA FANTASCIENZA MARTE PIANETA SISTEMA SOLAREUn pianeta viene definito come un corpo celeste che, a differenza di una stella, non produce energia tramite fusione nucleare, non brilla di luce propria ma di luce riflessa proveniente dalla stella attorno a cui orbita (nel caso della Terra ovviamente è il sole).

Nel 2006 l’Unione Astronomica Internazionale ha stabilito una nuova definizione, per i pianeti: si definisce pianeta un oggetto che orbita stabilmente intorno al Sole, che ha dimensioni sufficienti a raggiungere l’equilibrio idrostatico (cioè che non ha la forma di un sasso, ma grossomodo di una sfera) e che è gravitazionalmente dominante (ovvero che ha “ripulito le vicinanze della sua orbita da altri oggetti”).

In base alla nuova definizione, Plutone è stato retrocesso a pianeta nano: Plutone, infatti, interseca l’orbita di Nettuno e ne è in qualche maniera dominato, nel senso che il suo periodo orbitale è risonante con quello di Nettuno in modo da non incrociarlo mai troppo da vicino. Se così non fosse, sarebbe già stato catturato da Nettuno o sbalzato fuori dalla sua orbita. Insieme a Plutone, sono stati identificati altri pianeti nani, uno dei quali (Eris) è anche più grande dell’ex nono pianeta: la differenza tra pianeta e pianeta nano è proprio il fatto di essere o meno gravitazionalmente dominante nella regione della propria orbita.

Ad oggi, quindi, nel sistema solare ci sono otto pianeti (gravitazionalmente dominanti nella regione della propria orbita):

  • Mercurio;
  • Venere;
  • Terra;
  • Marte;
  • Giove;
  • Saturno;
  • Urano;

e cinque pianeti nani (non gravitazionalmente dominanti nella regione della propria orbita):

  • Plutone;
  • Eris;
  • Haumea;
  • Makemake;
  • Cerere.

Di questi, soltanto Cerere sta nel sistema solare interno, gli altri sono tutti oggetti transnettuniani. Oltre a questi, un’altra quindicina di oggetti sono sotto studio per stabilire se possono rientrare nella categoria o se devono accontentarsi di essere catalogati come “oggetti minori del sistema solare” (una definizione francamente un po’ triste).

 

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Differenza tra elemento, composto e miscuglio con esempi

Work of scientists in the chemical laboratory.Elemento chimico
L’elemento chimico è una sostanza che non può essere scomposta in altre sostanze. Nell’elemento gli atomi hanno uguale numero e disposizione di elettroni, ma possono avere massa differente; quando ciò avviene si parla di isotopi e occupano il medesimo posto della tavola periodica. Sono 96 gli elementi naturali presenti sulla Terra, 80 hanno almeno un isotopo stabile, e attualmente ne sono stati creati artificialmente in laboratorio altri 21 , per un totale di 118 elementi. Per ordinarli si utilizza la tavola periodica degli elementi, dove la classificazione avviene in base al numero atomico e al numero di elettroni presenti negli orbitali atomici s, p ed f. Nel 1870 il tedesco Julius Lothar Meyer pubblicò la versione estesa della sua tavola periodica elaborata precedentemente nel 1864. Nel 1869, indipendentemente da Meyes, il professore chimico russo Dmitrij Mendeleev pubblicò la sua prima tavola periodica. In entrambi gli schemi gli elementi sono ordinati in righe e colonne, in peso atomico e si inizia una nuova riga o colonna quando le caratteristiche cominciano a ripetersi. Tuttavia tra le due venne adottata quella di Mendeleev poiché era più precisa: aveva infatti meno spazi vuoti e, in alcuni casi, il professore decise di ignorare l’ordine suggerito dai pesi atomici e scambiando elementi vicini per inserirli nella colonna con le stesse proprietà chimiche.

Esempi di elemento chimico

  • Idrogeno,
  • elio,
  • mercurio,
  • alluminio,
  • argento,
  • carbonio,
  • calcio,
  • ferro,
  • iodio,
  • magnesio,
  • azoto,
  • radio,
  • piombo
  • sodio.

Composto chimico
Il composto chimico è un sistema omogeneo formato da due o più elementi con un rapporto fisso che ne determina la composizione; ovvero è una sostanza pura costituita da atomi di natura diversa. Il rapporto fisso è determinato da specificità chimiche o fisiche. Ad esempio l’acqua (H2O, questa la sua formula), che è formata da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, è un composto, mentre ottone e cioccolata sono miscugli.
Infine la caratteristica principale del composto è rappresentata dalla sua formula chimica; in essa funziona come una carta d’identità: vi è descritto il rapporto del numero di atomi nella molecola, l’unità minima della sostanza. E’ possibile suddividere i composti chimici in singoli atomi o in composti più semplici attraverso processi ad alta temperatura detta temperatura di decomposizione. Qual è la differenza tra elemento chimico e composto? La risposta più ovvia e immediata è che i primi formano i secondi.

Esempi di composto chimico

  • acqua (H2O);
  • cloruro di sodio (NaCl);
  • ossigeno (O2);
  • anidride carbonica (CO2)
  • ammoniaca (NH3);
  • metano (CH4);
  • anidride nitrica (N2O5);
  • anidride ipoclorosa (Cl2O);
  • monossido di carbonio (CO).

Miscugli o miscele
I miscugli (o miscele) sono materiali formati dalla mescolanza di più sostanze pure e, a differenza di queste ultime, non presentano caratteristiche ben definite. Mentre la composizione degli elementi che formano il composto è fissa e ben determinata dalla natura, nei miscugli invece (sia miscugli omogenei che miscugli eterogenei) la composizione delle sostanze che lo formano non è fissa e determinata. Un miscuglio di acqua e sale presenta per esempio densità diverse a seconda della composizione della miscela. Osservando un corpo, spesso notiamo che esso è formato da sostanze di natura diversa (es. granito) e talvolta tale differenza esiste anche se il fatto non è evidente ai nostri occhi (es. acqua minerale). Ci troviamo di fronte, in questi casi, a una mescolanza di più sostanze, ciascuna delle quali mantiene la propria identità e può, in vario modo, essere separata dalle altre attraverso opportune tecniche di separazione. Mescolanze di questo tipo si chiamano miscugli.

Esempi di miscuglio
L’acqua minerale che beviamo è un esempio di miscuglio: essa contiene piccole quantità di altre sostanze disciolte che sono i sali minerali. La stessa cosa si può dire per tutti i prodotti chimici in uso nel laboratori. Sulle loro confezioni sono sempre riportati i risultati delle analisi che indicano anche la quantità di sostanze indesiderate. A seconda del modo in cui le sostanze si mescolano, i miscugli possono essere classificati in:

  • miscugli omogenei;
  • miscugli eterogenei.

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Le 10 peggiori frasi che un uomo può dire per provarci con una donna

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Proprietà MAGNESIO DEPRESSIONE ANSIA STRESS UMORE CIBI RICCHI Roma Pressoterapia Grasso Massaggio Linfodrenante Dietologo Perdere  Donna Cellulite Calorie Peso Sessuologia Pene Laser Filler Rughe BotulinoQuesta guida semiseria è dedicata a tutti quegli uomini che, instancabilmente, continuano a provarci con tutte le donne che Continua a leggere

Differenza tra “consumare entro” e “preferibilmente entro”: cibo e data di scadenza

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma NOVE CIBO MANGIARE DATA SCADENZA Radiofrequenza Rughe Cavitazione Grasso Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Pancia Sessuologia HD Filler BotulinoApriamo il frigorifero, controlliamo la data di scadenza di uno dei barattoli di yogurt che avevamo comprato una settimana prima e ci accorgiamo che il prodotto è ormai scaduto. Tutti gli alimenti scaduti sono da buttare? Non sempre è così. Gli esperti ci aiutano a fare chiarezza sulle differenti date di scadenza.

Esistono date di scadenza perentorie ed altre date di scadenza che rappresentano invece una raccomandazione. Insomma, c’è differenza tra “consumare entro”, data di scadenza assoluta, e “consumare preferibilmente entro”. Le maggiori attenzioni, a parere dell’esperto, devono essere riservate a carne e pesce.

Se l’alimento deve essere consumato entro una certa data, significa che oltre quella data NON potrà essere assunto.

Se l’alimento deve essere consumato preferibilmente entro una certa data, può essere ancora mangiato alcuni giorni dopo la scadenza indicata sulla confezione. Le sue qualità organolettiche infatti dovrebbero rimanere invariate, così come non vi sarebbero rischi per la salute. In ogni caso, è sempre bene controllare lo stato del prodotto che si vorrebbe consumare. In presenza di cattivi odori, di macchie sospette o di muffe è bene gettare il tutto.

Consumare cibo scaduto o andato a male può provocare delle vere e proprie intossicazioni alimentari. Il pesce è l’alimento maggiormente responsabile di intossicazioni in Italia, mentre nel Regno Unito la prima causa delle stesse è associata a alla carne di pollo e di maiale. Per quale motivo?

Secondo alcuni esperti le contaminazioni della carne causate da agenti patogeni sono da imputare alle condizioni di vita e alle modalità di macellazione degli animali all’interno degli allevamenti intensivi. La loro morte avviene per stordimento e dissanguamento. Un’evenienza che porta ad un indebolimento del sistema immunitario ed alla conseguente presenza di batteri nocivi nelle loro carni.

Ricordiamo che i prodotti scaduti, per legge, non possono essere venduti e che la data di scadenza “preferibilmente entro” indica che le caratteristiche organolettiche del prodotto potrebbero non essere più garantite trascorso il giorno indicato sulla confezione, ma che la sicurezza alimentare non è compromessa. Le uova possono essere consumate fino a una settimana dalla data di scadenza, meglio se sode e ben cotte, mentre dai formaggi a pasta dura è possibile rimuovere l’eventuale muffa formatasi.

La questione della data di scadenza è fortemente legata al grave problema degli sprechi alimentari. Per evitare di gettare del cibo scaduto che fino a poco tempo prima sarebbe stato perfettamente commestibile, cerchiamo di porre sempre grande attenzione alle date di scadenza indicate sulle confezioni, regoliamoci in base ad esse mentre facciamo la spesa e controlliamo sempre in frigorifero e in dispensa quali prodotti dovremmo consumare il prima possibile.

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Indice glicemico: perché è importante per il paziente diabetico

MEDICINA ONLINE POLENTA CIBO MANGIARE GLICEMIA DIABETE MELLITO DIABETICO PRANZO RICETTA CARBOIDRATIPerché è importante prestare attenzione all’indice glicemico degli alimenti, specie per il paziente con diabete mellito?
E’ molto importante tenere conto dell’indice glicemico degli alimenti, vale a dire della capacità di un alimento di aumentare il valore della glicemia indipendentemente dalla quantità di glucosio che contiene.

La presenza di glucosio in un alimento può essere trasferita al sangue in modo molto differente da un alimento a un altro indipendentemente dalla quantità presente nell’alimento stesso. Per esempio, un pane ricco di fibra come quello integrale tende ad alzare meno la glicemia (e quindi ha un indice glicemico più basso) di quello bianco perché parte dello zucchero resta legato alla fibra che non viene assorbita.

Sebbene il riso e la pasta abbiano una quantità di zuccheri simili (80% il riso e 70% la pasta). i granuli di amido del riso sono più piccoli e composti da un tipo di amido più facilmente digeribile e assorbibile e quindi l’indice glicemico sale da 61 per la pasta a 117 per il riso brillato mentre per quello integrale scende a 81 (si considera il pane bianco come riferimento con un indice glicemico pari a 100). Ma la cottura stessa della pasta può ridurre l’indice a glicemico, scendendo fino a 35 per la pasta al dente!

E’ importante quindi tenere conto del fatto che alcuni alimenti apparentemente “innocui” possono invece riservare brutte sorprese come le patate al forno (135), carote (135),  miele (126),  polenta e patate bollite (105),  banane mature  (90).

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