Abbassare colesterolo LDL e trigliceridi in modo naturale

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME VIENE TRASPORTATO COLESTEROLO SANGUE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari PeneUna dieta corretta, da sola, può non bastare ad abbassare i valori di colesterolo “cattivo” nel sangue, e diventa allora necessario affiancare a quella alimentare altre strategie, partendo da un’integrazione mirata e da un aumento dell’attività fisica. State molto attenti a quello che mangiate, limitando i grassi e privilegiando i cibi più sani, come frutta, verdura e cereali, ma nonostante tutto avete il colesterolo alto? Non si tratta di un’evenienza rara, perché in effetti il colesterolo in eccesso nel sangue deriva solo in minima parte (circa 20%) dall’alimentazione e dal relativo assorbimento intestinale, mentre il resto viene sintetizzato autonomamente dall’organismo, principalmente dal fegato.
Insieme a sintesi e assorbimento, un terzo fattore di grande importanza nelle alterazioni lipidiche è poi rappresentato dall’ossidazione del colesterolo cattivo LDL, il vero “killer” delle nostre arterie.
In realtà parlare di colesterolo buono o cattivo è una semplificazione, perché quello che cambia non è il colesterolo in sé, ma le molecole che lo trasportano in circolo, chiamate lipoproteine. Le LDL (lipoproteine a bassa densità) sono appunto le più insidiose, e i loro valori superiori alla norma sono quelli da tenere sotto controllo. Al contrario le HDL elevate (lipoproteine ad alta densità, o colesterolo buono) sono un fattore positivo, perché in grado di raccogliere il colesterolo in eccesso e riportarlo al fegato, per la sua eliminazione. L’azione ossidante dei radicali liberi sulle LDL rappresenta un rischio perché favorisce l’infiltrazione del colesterolo nelle pareti arteriose e la formazione di cellule dette schiumose, alla base dello sviluppo della placca aterosclerotica.

Come abbassare il colesterolo LDL
La strategia di intervento per abbassare il colesterolo cattivo LDL, a vantaggio di quello buono HDL dovrà essere focalizzata su più fronti: quello alimentare resta in ogni caso importante (limitare l’assunzione di grassi saturi e idrogenati) ma deve essere sempre affiancato da uno stile di vita più attivo (la sedentarietà è spesso causa di ipercolesterolemia) e quando opportuna da una corretta integrazione. Per quanto riguarda la dieta, è noto che diversi alimenti contribuiscono ad abbassare il colesterolo LDL grazie al loro contenuto di grassi insaturi e antiossidanti: noci e olio d’oliva, ma anche avocado, cioccolato e vino rosso. Naturalmente non bisogna sopravvalutare l’azione di questi “superfood”, perché le quantità assunte spesso sono troppo limitate per determinare effetti realmente positivi. Meglio semmai puntare su una integrazione alimentare specifica, come indicato anche dalle Linee Guida Europee (ESC-EAS), che agisca allo stesso tempo sui tre meccanismi ricordati sopra (sintesi, assorbimento e ossidazione).

No al fumo, sì allo sport
Colesterolo cattivo e sedentarietà sono ottimi “amici”: indipendentemente dall’alimentazione, infatti, l’attività sportiva regolare da sola favorisce l’aumento del colesterolo buono grazie all’attivazione del processo energetico aerobico, senza contare che l’esercizio fisico è buon modo di controllare l’obesità, problema oggi in aumento e correlato a profili lipidici alterati. Pare infatti che una perdita di peso di 10 kg determini un abbassamento dei valori di colesterolo LDL pari al 15%.
Aumentare i livelli di colesterolo buono potrebbe infine essere un’ulteriore valida ragione per smettere di fumare (o non cominciare!); i composti tossici sprigionati dalla sigaretta sarebbero infatti responsabili dell’abbassamento dei livelli di HDL fino a 2,4 mg/dl.

I migliori prodotti per abbassare il colesterolo e dimagrire
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, che sono estremamente utili per abbassare il colesterolo e dimagrire, fattori che diminuiscono il rischio di ipertensione, ictus cerebrale ed infarto del miocardio. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Differenza tra zuccheri di riserva e di struttura

MEDICINA ONLINE AMIDO DI MAIS AMILOSIO AMILOPECTINA ZUCCHERI ALDOSI CHETOSI  PENTOSI ESOSI CARBOIDRATI ZUCCHERI MONOSACCARIDI POLI MONO OLIGO GLUCIDI EGG PASTO DIETA LIGHT CALORIE MANGIARE INGRASSARE WALLPAPER PIC PHOTO.jpgI polisaccaridi sono macromolecole formate dall’unione di numerose molecole di monosi (uguali o diversi) uniti da legame covalente ed hanno peso molecolare variabile in base al numero di costituenti. Sono poco solubili o insolubili in acqua (dato l’elevato numero di legami che contemporaneamente dovrebbero spezzarsi), privi di sapore dolce e vengono scomposti nei rispettivi monomeri mediante idrolisi in soluzione acida ed in presenza di enzimi. I polisaccaridi sono i glucidi più rappresentati in natura, in particolare nei vegetali, dove svolgono funzioni di riserva, di sostegno e di protezione.

Polisaccaridi di riserva
Caratteristiche: immagazzinati come granuli permettono ai vegetali ed agli animali di accumulare riserva di glucosio da utilizzare per esigenze energetiche Esempi: amido (mondo vegetale), glicogeno (mondo animale).

Poilsaccaridi di struttura

Caratteristiche: costituiscono la struttura dei tessuti animali e, soprattutto, vegetali Esempi: cellulosa, emicellulosa, pectina, agar.

Polisaccaridi complessi
Caratteristiche: molecole altamente specializzate. Esempi: glicoproteine.

Tipi di polisaccaridi

Tra i polisaccaridi più importanti vanno ricordati l’amido, il glicogeno, la cellulosa.

Amido

L’amido è un polimero dell’α-glucosio presente in due forme diverse: amilosio e amilopectina. L’amilosio rappresenta circa il 20% in peso concentrato nel centro del granulo di amido, ha una molecola costituita da 50-300 molecole di glucosio unite con legame 1→ 4 a formare una lunga catena lineare avvolta a spirale. La molecola dell’amilopectina, costituita da 1000-6000 molecole di glucosio, ha invece una struttura ramificata per l’instaurarsi a intervelli regolari di legami 1 → 6 tra le singole catene lineari caratterizzate da legame 1 → 4; costituisce una struttura globulare, finemente spugnosa, che la rende insolubile in acqua e che è responsabile del rigonfiamento dei granuli. L’amido rappresenta la riserva energetica delle piante che attuano la fotosintesi clorofilliana e che lo immagazzinano nei semi, nei tuberi, nelle radici in granuli. L’amido viene parzialmente idrolizzato a maltosio e destrine dall’azione delle amilasi, presenti nella saliva (in bocca) e nel succo pancreatico (nell’intestino). Tuttavia le amilasi non sono in grado di spezzare i legami 1→ 6 (le destrine sono appunto frammenti di amilopectina caratterizzati da legami 1 → 6 ancora intatti, che si formano per idrolisi parziale o per riscaldamento dell’amido: la crosta del pane deve il suo colore giallo proprio alle destrine)  e dunque la digestione termina sulle membrane delle cellule della mucosa intestinale ove l’ α-1,6-glicosidasi e le disaccaridasi permettono la scissione in glucosio semplice.

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Glicogeno

Il glicogeno è un polimero dell’α-glucosio con struttura simile all’amilopectina (legami 1→ 4 e 1 → 6) ma ramificazioni più frequenti. Costituisce il polisaccaride di riserva del tessuto animale e viene depositato sotto forma di granuli nel fegato (1/3) e nei muscoli (2/3). Le finalità dei due depositi sono diverse: il glicogeno epatico serve a mantenere costante la glicemia, mentre quello muscolare ha funzione energetica. Il tutto è reso possibile da continui passaggi dalla forma monomerica (glucosio) a quella polimerica (glicogeno) e viceversa. La quantità di glicogeno presente negli alimenti è irrilevante in quanto, dopo la morte dell’animale, viene rapidamente idrolizzato liberando le singole molecole di glucosio che vengono poi ossidate ad acido lattico. Questa trasformazione è indispensabile per la frollatura ed una migliore conservazione della carne.

Cellulosa

La cellulosa è un polimero del ß-glucosio (300-15000 unità), con legami 1 → 4, le cui molecole lineari di cellulosa si dispongono parallelamente tra loro unite da legami a H a formare fibrille e infine, grazie a sostanze cementanti polisaccaridiche come le emicellulose, le pectine e l’estensina (glicoproteina), le fibre vegetali dalle notevoli caratteristiche di resistenza longitudinale ed insolubilità. È il più importante polisaccaride di sostegno: si trova nelle pareti cellulari dei vegetali a cui conferisce rigidità e resistenza. Si ricava dal legno, dalla paglia e, allo stato quasi puro, dalle fibre tessili, in particolare il cotone. Si trova oltre che nelle piante superiori, nelle alghe, nei muschi, nei funghi ed anche nel regno animale (Tunicati). L’uomo e la maggior parte degli animali non possiedono gli enzimi necessari all’idrolisi dei legami ß-glicosidici e non possono quindi utilizzarla come alimento. Viene invece scissa da numerosi microrganismi tra cui batteri del rumine e quelli intestinali che producono la cellulasi, l’enzima che la idrolizza a glucosio.

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Si può vivere senza reni? Conseguenze della nefrectomia

MEDICINA ONLINE RENI RENE URINA APPARATO URINARIO URETRA URETERE AZOTEMIA ALBUMINA SINDROME NEFRITICA NEFROSICA PROTEINURIA POLLACHIURIA UREMIA DISURIA CISTITE INFEZIONE POLICISTICO LABORATORIOI reni hanno parecchie funzioni, essi:

  • mantengono costante la composizione chimica del sangue, depurando il sangue dalle scorie azotate;
  • regolano il bilancio dei liquidi e degli elettroliti del nostro corpo;
  • intervengono nella regolazione della pressione arteriosa;
  • stimolano la produzione dei globuli rossi da parte del midollo osseo (eritropoietina);
  • sovrintendono al metabolismo dell’osso.

In determinate patologie, è necessaria una nefrectomia bilaterale, cioè una rimozione di entrambi i reni. In tali casi la vita è tecnicamente possibile, ma solo effettuando la dialisi (emodialisi) almeno tre volte a settimana. Senza dialisi e senza reni è impossibile vivere. Nell’emodialisi si viene collegati ad un’apparecchiatura dotata di un filtro che fa le veci dei nostri reni, depurando l’organismo dalle scorie azotate e dal fosforo in eccesso che si accumula nel sangue in caso di insufficienza renale. Questo perché i reni sono organi incapaci di rigenerarsi: una volta che il nefrone (l’unità funzionale del rene) degenera non è in grado di rigenerarsi.

Altre conseguenze della nefrectomia bilaterale
L’asportazione di entrambi i reni può determinare una tendenza ad avere valori di pressione arteriosa alterati, perché – come abbiamo visto – il rene è un organo importante nella regolazione della pressione del sangue. Quando esegue la nefrectomia, il chirurgo fa attenzione a non asportare le ghiandole surrenaliche, che si trovano proprio sopra al polo superiore del rene, e che producono anch’esse degli ormoni importanti per la regolazione della pressione. Qualche volta non si può evitare l’asportazione di queste ghiandole; la loro mancanza da origine a disturbi, tra i quali la spossatezza.

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Eutirox: effetti collaterali e controindicazioni del farmaco

MEDICINA ONLINE FARMACO EUTIROX TIROIDE LEVOTIROXINA CAPSULE DOSAGGIO COMPRESSE SOVRADOSAGGIO EFFETTI COLLATERALI NOCIVI INDESIDERATI CONTROINDICAZIONI AI PASTI DOPO I PASTI VENDITA FARMACIA GENERICO EQUIVALENTEQuando viene somministrato e quali sono gli effetti collaterali dell’Eutirox? La Levotiroxina sodica (T4) è l’ormone, prodotto dalla tiroide, necessario per il fabbisogno dell’organismo umano. Nei pazienti affetti da ipotiroidismo, però, la ghiandola non è in grado di secernere il quantitativo adeguato di Levotiroxina, che deve essere reintegrato. L’Eutirox è il nome con cui viene commercializzato il principio attivo, riprodotto in laboratorio, che sostituisce l’ormone T4.

L’Eutirox è il nome con cui viene commercializzato l’ormone Levotiroxina sodica (T4). Si tratta della riproduzione sintetica dell’ormone T4 che, nei pazienti affetti da ipotiroidismo, non viene prodotto autonomamente dalla tiroide. La Levotiroxina è quindi somministrata a pazienti affetti da ipofunzione tiroidea con i conseguenti fenomeni come: ipotiroidismo congenito (cretinismo) e gozzo, ovvero l’ingrossamento della ghiandola tiroide.

Il farmaco può essere prescritto solo se la diagnosi di ipotiroidismo sia accertata da un endocrinologo, e può essere acquistato in farmacia solo presentando la prescrizione medica.

EUTIROX: EFFETTI COLLATERALI

Sono collegati alla terapia con Eutirox effetti collaterali e indesiderati. Sono stati individuati dei sintomi simili a quelli dell’ipertiroidismo e di un generale acceleramento del metabolismo del paziente. Soprattutto all’inizio della terapia si possono riscontrare:

  • aumento della frequenza cardiaca, tachicardia;
  • palpitazioni;
  • nervosismo ed ansia;
  • diarrea;
  • vampate di calore;
  • cefalea;
  • sudorazione eccessiva (iperidrosi);
  • alterazioni nel ciclo mestruale;
  • crampi muscolo scheletrici;
  • insonnia.

Nel caso in cui vengano riscontrati, con l’assunzione di Eutirox, effetti collaterali è consigliato consultare il proprio medico che provvederà a considerare la sospensione, temporanea, della cura o a rimodularne il dosaggio.

EUTIROX: QUANDO È CONTROINDICATO

L’assunzione dell’Eutirox è controindicata ai soggetti allergici al principio attivo della Levotiroxina sodica e ai pazienti affetti da insufficienza che interessa le ghiandole surrenali e una malattia dell’ipofisi. Il farmaco contiene una piccola quantità di lattosio (65 mg), il disaccaride (zucchero) presente nel latte e nei suoi derivati. É consigliato informare il proprio medico in presenza di intolleranze o malassorbimento di lattosio.

DOSAGGIO DELL’EUTIROX

La Levotiroxina è presente sul mercato in compresse da diverse dosi: 25, 50, 75, 100, 125, 150, 175, 200 mcg. La posologia efficace del farmaco deve essere stabilita dall’endocrinologo, in base all’analisi dello stato della patologia del paziente e alle sue caratteristiche fisiche e al quadro clinico. La terapia e il dosaggio possono variare durante l’arco della cura farmacologica, in base alle esigenze terapeutiche del paziente stabilite dal medico.

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Differenza tra iniezione e assunzione orale di un farmaco

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME FATTA UNA SIRINGA COME SI USA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneQuando un farmaco viene assunto per via orale, ad esempio sotto forma di compressa, soltanto una piccola parte di esso arriva ad essere realmente assorbita dall’organismo e giunge quindi al sito d’azione. Continuando con l’esempio di una compressa, quest’ultima subirà notevoli disgregazioni a partire dalla bocca, per poi proseguire nello stomaco e intestino. A questo punto quel che resta del farmaco verrà assorbito e trasportato al fegato, dove subirà delle metabolizzazioni a causa del primo passaggio epatico. Al termine di tutte queste disgregazioni e metabolizzazioni, si avrà la distribuzione del farmaco nell’organismo e quindi al sito bersaglio. L’insieme di tutti questi fenomeni va a determinare la biodisponibilità del farmaco all’interno del nostro corpo (per definizione la biodisponibilità del farmaco è la frazione di farmaco non degradato che raggiunge la circolazione sistemica ed è in grado di distribuirsi in tutto il corpo).
Questo ci fa già intuire la più grande differenza tra l’assunzione per bocca e tramite iniezione: comparando la via orale ed endovenosa, è intuitivo che la prima possiede una biodisponibilità nettamente più bassa della seconda, perché il farmaco, prima di giungere nel torrente sanguigno, subisce notevoli modificazioni nell’apparato digerente. Tutto ciò non avviene se il farmaco lo iniettiamo direttamente nel circolo sanguigno (via endovenosa) e, tramite il sangue, giunge direttamente al sito bersaglio.

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Ecocardiogramma da stress (ecostress) fisico e farmacologico: come si svolge, è pericoloso?

MEDICINA ONLINE DOPPLER ECO COLOR ECOGRAFIA VASI CUORE ATRIO VENTRICOLO VALVOLE PROLASSO INSUFFICIENZA STENOSI SANGUE FLUSSO FLUSSOMETRIA DIREZIONE CALIBRO MISURA DIAGNOSI CARDIOLOGIA FLPer poter meglio valutare lo stato del muscolo cardiaco e/o delle coronarie e/o delle valvole cardiache, o per controllare l’efficacia di una terapia cardiologica, il medico può decidere che sia opportuno osservare ecograficamente il cuore (con e senza indagine Doppler, utile per indagare la dinamica del sangue) mentre il paziente compie uno sforzo ed osservare quali modificazioni si verificano in tali circostanze. A volte infatti alcune patologie si rendono visibili in particolare quando il cuore è “stressato” e non a riposo: in questo caso la semplice ecografia a riposo potrebbe risultare normale e dare delle informazioni fuorvianti.

Ecografia da stress fisico o farmacologico

L’ecocardiografia da stress (ecostress) è una delle metodiche di cui disponiamo per osservare quali modificazioni avvengono nel nostro cuore durante un certo stimolo (lo “stress”). Lo stress può essere fisico, indotto cioè da un impegno muscolare del paziente, o farmacologico:

  • ecostress con sforzo fisico o “ecostress fisico”: il paziente deve pedalare seduto in una poltrona o sdraiato su un lettino che sono stati modificati con l’aggiunta di pedali;
  • ecostress farmacologico o “ecostress da farmaci”: il paziente rimane disteso sul lettino del laboratorio di ecocardiografia mentre il suo cuore ed il suo apparato circolatorio, grazie all’iniezione endovenosa di farmaci specifici che inducono il cuore a comportarsi come se il paziente stesse sostenendo uno sforzo fisico.

Leggi anche: Insufficienza cardiaca: sintomi iniziali, sinistra, acuta, cronica

Come si svolge un ecostress fisico?

Il paziente viene invitato a sedersi su una speciale poltrona collegata ad un cicloergometro. Con questo sistema il paziente può rimanere seduto permettendo al cardiologo di eseguire contemporaneamente l’ecografia mentre la resistenza applicata ai pedali viene progressivamente aumentata. Al paziente viene applicato un bracciale per controllare la pressione arteriosa e degli elettrodi che consentono di registrare contemporaneamente l’elettrocardiogramma.

Leggi anche: Cos’è una ecografia, a che serve e quali organi può indagare?

Quando viene un ecostress fisico?

Quando il paziente si sente molto affaticato deve avvertire il cardiologo che interromperà gradualmente l’esame. L’esame può anche essere interrotto dal cardiologo anche se il paziente non avverte ancora particolare stanchezza. Questo può avvenire per la comparsa di alterazioni elettrocardiografiche o per modificazioni della motilità delle pareti del cuore all’ecocardiogramma o per variazione anomala dei parametri della pressione o per comparsa di sintomi che il cardiologo giudica significativi. E’ importante che il paziente avverta il cardiologo se durante l’esame compaiono i seguenti sintomi:

  • oppressione, peso, senso di schiacciamento al torace;
  • dolore al torace;
  • malessere generale;
  • dispnea (fatica a respirare);
  • attacco di panico;
  • comparsa di extrasistoli;
  • tachicardia;
  • senso di svenimento;
  • cefalea;
  • calore al volto;
  • nausea;
  • vomito.

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Come si svolge un ecostress farmacologico?

Il paziente viene fatto sdraiare su un lettino, sul fianco sinistro come per un normale esame ecocardiografico transtoracico. Vengono applicati degli elettrodi al torace per monitorizzare l’elettrocardiogramma ed uno sfigmomanometro per valutare l’andamento della Pressione Arteriosa. Viene applicata una fleboclisi per somministrare, in dose controllata, il farmaco che provocherà al cuore le stesse modificazioni indotte da uno sforzo fisico (Dobutamina) o variazioni del circolo delle coronarie capaci di provocare una insufficienza coronarica acuta (Dipiridamolo). Attraverso la stessa fleboclisi possono essere somministrati altri farmaci che il cardiologo ritenga necessari per l’esito favorevole del test. La fleboclisi verrà ovviamente rimossa al termine del test.

Quando viene interrotto un ecostress farmacologico?

L’esame viene interrotto quando è stata iniettata la dosa massima di farmaco per quel paziente. Può anche essere interrotto dal cardiologo prima del completamento del protocollo di iniezione per la comparsa di alterazioni significative del tracciato elettrocardiografico o della motilità delle pareti del cuore all’ecocardiogramma, per variazioni dei parametri pressori o quando il paziente lamenti dei sintomi o segni che il cardiologo giudichi significativi.

Leggi anche: Soffio al cuore: cause, sintomi e cure in neonati, bambini ed adulti

L’ecostress farmacologico o fisico è pericoloso?

Durante un ecostress farmacologico o fisico possono comparire una aritmia pericolosa, una crisi di angina, uno scompenso acuto, un infarto del miocardio, un arresto cardiaco ed in casi estremamente rari (meno di 1 caso su 10 mila test) il decesso del paziente. Per questo nel laboratorio dove si esegue il test sono sempre disponibili farmaci e strumenti in grado di far regredire ognuna di queste rare complicanze nel minor tempo possibile. L’incidenza delle complicazioni è comunque la stessa di una normale prova da sforzo a tappeto rotante o al cicloergometro o di una scintigrafia.

Come prepararsi all’esecuzione di un’ecostress farmacologico o fisico?

Prima di un ecostress farmacologico o fisico, è opportuno che il paziente consulti con sufficiente anticipo il proprio medico curante per stabilire l’eventuale sospensione della terapia in corso che potrebbe essere necessaria per dirimere il dubbio diagnostico. La sospensione dei farmaci, che non deve essere decisa da chi esegue l’esame ma da chi lo richiede, deve avvenire con modalità diverse a seconda delle proprietà del farmaco stesso. In linea di massima si segnala che, qualora il medico curante abbia deciso di far sospendere al paziente la terapia in corso, questa deve avvenire con le seguenti modalità:

  • 48 ore prima dell’esame per nitroderivati, Calcio antagonisti, ACE inibitori, Digitale, Aminofillina.
  • 5 giorni prima dell’esame per beta bloccanti (che andranno sospesi gradualmente).

E’ infine molto importante che il paziente:

  • non fumi prima dell’esame;
  • non assuma thè, coca cola, caffè da almeno 12 ore;
  • non abbia recentemente assunto alcol e droghe;
  • sia a digiuno da almeno 4 ore (in caso di diabete è opportuno consigliarsi con il proprio medici curante al fine di stabilire la dose di antidiabetico orale o di insulina). Si può invece bere senza particolari restrizioni;
  • porti con sé la copia o l’originale della documentazione clinica relativa al problema che deve essere chiarito (cartella clinica, ECG, prove da sforzo, coronarografia…).

Chiedere comunque SEMPRE al medico eventuali precauzioni e norme di preparazione all’esame.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Ho voglia di dolce ma sono a dieta: come far passare la fame?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Dietologo Roma Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Linfodrenante Cellulite Dieta Amore Felicità Sessuologia Sesso Pene Vagina Ecografie Senologia NOIA RABBIA DELUSIONI AMOROSE MANGIARE DI PIUEccola li. Hai appena finito di pranzare, o cenare, e lei arriva. La fame? No, non lei, peggio: è la voglia di dolce! Come fare per placarla in modo indolore per la bilancia? Ecco alcuni pratici consigli.

Se la tentazione si chiama cioccolato
Come soddisfare il palato senza rischiare di mettere su chili per colpa della vostra principale passione, il cioccolato? Vi suggeriamo due trucchi.

  1.  Tagliate a piccoli pezzi qualunque tipo di frutta (fragole, banane, ananas o melone) e intingeteli in una tazza in cui avrete sciolto del cioccolato fondente in modo che siano ricoperti da una sottile pellicola di cioccolato. Come risultato, otterrete il gusto del cioccolato e il valore nutrizionale della frutta, senza aggiungere troppe calorie alla vostra dieta.
  2. Concedetevi un quadratino o due di cioccolato fondente morbido (evitate quello al latte, con nocciole o bianco) e otterrete due risultati: appagherete il gusto e farete anche scorta di antiossidanti.

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Quattro modi per trasformare la frutta in dessert
Se la frutta evoca solo immagini di cibo salutare, ma non sfizioso, vi proponiamo qualche ricetta che potrebbe farvi ricredere:

  1. Tagliate un frutto in piccoli pezzi e mescolateli con una tazzina di yogurt magro.
  2. Versate un po’ di miele su qualche pallina di melone.
  3. Mescolate insieme banana e fragole, riempite i cubetti del ghiaccio con questo mix e poneteli nel freezer. Quando sono surgelati, estraeteli e consumateli come se fossero un gelato.
  4. Arrostite o saltate in padella mezza banana e cospargetela di noccioline sminuzzate.
  5. Scegliete tre qualità diverse di frutti di bosco. Mettetene a cuocere la metà con un po’ di acqua per evitare che brucino. Fate freddare e aggiungete l’altra metà. Ora, riempite mezza tazza con il composto che avrete preparato e aggiungeteci un cucchiaio di gelato alla vaniglia.

Se la voglia si chiama “gelato”?
Anziché comprare la vaschetta “formato famiglia” da 1 kg e mangiare gelato a volontà, comprate una confezione con vari gelati incartati singolarmente. Preferite inoltre gelati al gusto frutta, piuttosto che quelli al gusto crema. A tale proposito leggi: Quante calorie ha il gelato? Come mangiarlo senza ingrassare

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Se ho la pressione bassa, può essere utile lo zucchero? Cosa fare?

MEDICINA ONLINE HEAD PAIN DOLORE FASTIDIO MAL DI TESTA GLICEMIA, CALO ZUCCHERI PRESSIONE ARTERIOSA IPOTENSIONE DONNA TEMPIE STANCHEZZA TIRED WALLPAPER PIC PICTURE HI RES EMICRANIA AURA DLa pressione bassa (ipotensione arteriosa) e l’ipoglicemia possono dare gli stessi sintomi, come ad esempio:

  • sensazione di “testa vuota”;
  • capogiri;
  • senso di instabilità;
  • vertigini;
  • annebbiamento della vista;
  • debolezza;
  • sudorazione profusa;
  • pallore;
  • nausea;
  • perdita di coscienza.

Tuttavia, anche se i sintomi di un calo di pressione assomigliano in qualche modo alle condizioni di ipoglicemia, mangiare un po’ zucchero non serve a nulla se si ha un calo di pressione. Al posto dello zucchero, in caso di ipotensione, può essere utile un po’ di acqua e sale che aumentano ritenzione idrica e volemia (volume di sangue circolante) e quindi tendono a rialzare la pressione arteriosa.

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Quasi sempre non serve trattamento

Non riuscire a scendere dal letto al mattino e reagire prontamente al ritmo serrato delle attività giornaliere è esperienza comune tra chi soffre di ipotensione essenziale (o costituzionale), ma di solito il fastidio svanisce nel giro di pochi minuti. Qualche problema in più si può avere durante le giornate estive molto calde, quando vasodilatazione e sudorazione remano contro. In assenza di altri sintomi, anche una pressione costantemente inferiore ai valori normali (120/70 mmg Hg in età adulta), purché non scenda sotto i 90/60 mm Hg, non richiede alcun trattamento. I fisiologici aggiustamenti messi in atto dal sistema nervoso autonomo riescono in genere a compensare efficacemente la situazione, assicurando un adeguato apporto di sangue agli organi vitali.

Cosa fare se ho la pressione bassa?

A tale proposito, leggi: Cosa fare se ho la pressione bassa? Consigli e rimedi

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