Perché l’ostruzione della carotide è così pericolosa?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma perche ostruzione carotide pericolosa Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgPer meglio comprendere l’argomento, ti consiglio di leggere prima questo articolo: Carotide comune, interna, esterna: dove si trova ed a che serve

Per le sue caratteristiche anatomiche, la carotide è una sede preferenziale per la formazione di placche aterosclerotiche. Infatti, in corrispondenza della biforcazione in carotide interna ed esterna, si genera una turbolenza del flusso ematico, che smette di essere un flusso laminare, generando dei vortici. Questi vortici del flusso, quando associati a ipertensione arteriosa e ipercolesterolemia, sono i maggiori fattori di rischio per la genesi dell’arteriosclerosi carotide.

Leggi anche:

La formazione di una placca ateromasica produce un’ostruzione al passaggio del sangue che, quindi, non è più libero di passare e di raggiungere i distretti di irrorazione periferica. In genere, le ostruzioni carotidee monolaterali, con carotide controlaterale pervia, sono asintomatiche perché le anastomosi esistenti tra carotide interna, carotide esterna e arteria vertebrale riescono ad assicurare un adeguato apporto ematico al Sistema Nervoso Centrale. In linea generale si ricorre a intervento chirurgico di rimozione della placca in caso di ostruzioni superiori al 70% del lume vasale.

Le conseguenze dell’ostruzione delle carotidi possono essere varie: in genere l’ostruzione si instaura in lungo tempo, il che permette alle altre arterie di modulare il flusso cerebrale, ma a volte un evento trombotico può aggravare acutamente la sintomatologia e dalla sede aterosclerotica possono liberarsi emboli che potrebbero determinare un ictus cerebrale.

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Carotide comune, interna, esterna: dove si trova ed a che serve

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CAROTIDE COMUNE INTERNA ESTERNA DOVE FUN Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgL’arteria carotide è uno delle più grandi ed importanti arterie del nostro corpo umano: essa – insieme all’arteria vertebrale – irrora il sistema nervoso centrale e le strutture facciali. Una ostruzione a livello dell’arteria carotide è estremamente pericolosa per la salute, a tal proposito leggi anche:

Anatomia dell’arteria carotide
Dal punto di vista anatomico, l’arteria carotide può essere divisa in:

  • carotide comune: rappresenta il primo tratto della carotide;
  • carotide interna: è un grosso ed importante vaso che porta i suoi rami all’encefalo, alla pia madre, all’aracnoide, all’occhio e agli organi della cavità orbitaria;
  • carotide esterna: origina dalla carotide comune che si biforca a livello della giunzione tra C3 e C4 dando origine alla carotide interna e alla carotide esterna.

Arteria Carotide Comune
Le carotidi originano dall’arco aortico in maniera asimmetrica nei due lati; infatti, quella di sinistra origina direttamente dall’arco aortico, mentre quella di destra origina dalla divisione del tronco brachio-cefalico e da questi punti esse prendono il nome di arteria carotide comune. L’arteria carotide comune punta in alto ed è ricoperta dal muscolo sternocleidomastoideo e nella regione del collo entra a far parte del fascio vascolo-nervoso del collo che la contiene insieme con la vena giugulare interna e il nervo vago. Essa arriva fino al margine superiore della cartilagine tiroidea della laringe, dove si divide nei suoi due rami terminali: l’arteria carotide interna e l’arteria carotide esterna. La carotide interna si trova lateralmente e quella esterna si trova medialmente, ma poi la carotide interna curva medialmente e indietro per puntare verso la base cranica ed entrare all’interno del cranio, mentre quella esterna resterà all’esterno del cranio e provvederà all’irrorazione della faccia.

Leggi anche:

Arteria Carotide Interna
L’arteria carotide interna origina dall’arteria carotide comune subito sopra il margine superiore della cartilagine tiroidea della laringe, quando la carotide comune si divide a fionda nella carotide esterna e nella carotide interna. Alla sua origine possiede un diametro di 8 mm, diametro maggiore di quello della carotide esterna. In genere la carotide interna di sinistra è più grande di quella di destra. La sua porzione cervicale è in rapporto con la giugulare interna, e il nervo vago, che l’accompagnano, e con i muscoli stiloioideo, stilofaringeo e digastrico (ventre posteriore), che la incrociano lateralmente. Anche il nervo glossofaringeo la incrocia esternamente. Risale verso l’alto costeggiando la parete laterale della faringe e quindi penetra nel canale carotideo, scavato nella rocca petrosa dell’osso temporale. Percorso tutto il canale carotideo (tratto intrapetroso) si viene a trovare all’interno della cavità cranica dove piega in avanti e penetra nel seno cavernoso (tratto intracavernoso). All’interno di questo caratteristico seno venoso essa non è bagnata direttamente dal sangue ivi contenuto ma è ricoperta esternamente dell’endotelio del seno stesso. All’interno del seno cavernoso forma una curva diretta all’indietro e verso l’alto (sifone carotideo); in questo tratto essa è accompagnata da varie strutture nervose che sono:

  • nervo oculomotore (III);
  • nervo trocleare (IV);
  • branca oftalmica del nervo trigemino (V);
  • nervo abducente (VI).

Nella regione del collo dall’arteria non si stacca nessun ramo laterale; nel canale carotideo, dà origine ad un piccolo rametto arterioso, il ramo carotico-timpanico, che irrora la mucosa della cassa del timpano, e all’arteria pterigoidea. Nel tratto intracavernoso, stacca rami per il seno cavernoso, rami per il ganglio semilunare di Gasser, rami ipofisari (per l’ipofisi e la parte ventrale dell’ipotalamo) e rami meningei (per la dura madre della fossa cranica anteriore). Appena fuoriuscita dal seno cavernoso (tratto intracranico), stacca il suo secondo ramo laterale che è rappresentato dall’arteria oftalmica destinata al globo oculare che tra i suoi collaterali presenta l’arteria centrale della retina che penetra nel nervo ottico e poi si apre a livello della papilla ottica. Infine, la carotide interna piega medialmente al davanti dei processi clinoidei e si divide nei suoi quattro rami terminali, che sono:

  • arteria cerebrale anteriore;
  • arteria cerebrale media;
  • arteria corioidea anteriore;
  • arteria comunicante posteriore.

Il seno carotideo, localizzato alla base dell’arteria carotide interna, contiene i recettori coinvolti nella regolazione cardiovascolare (barocettori e chemocettori). Un’arteria carotide comune può essere individuata esercitando una lieve pressione con i polpastrelli ai lati della trachea, immediatamente sotto l’angolo della mandibola, fino a quando non si percepisce la pulsazione cardiaca.

Leggi anche:

Arteria Carotide Esterna
La carotide esterna origina dalla carotide comune che si biforca a livello della giunzione tra C3 e C4 dando origine alla carotide interna e alla carotide esterna. Poco dopo l’origine si flette verso avanti allontanandosi dalla carotide interna, passando prima anteromedialmente a essa e successivamente lateralmente, per portarsi in alto passando tra il processo mastoideo e l’angolo della mandibola, mantenendosi superficiale rispetto alla carotide interna. Oltre questo punto si divide in arteria mascellare interna e arteria temporale superficiale, i suoi rami terminali. Nell’ambito del triangolo carotideo, si trova profondamente a: cute, fascia superficiale, ansa tra ramo cervicale del nervo faciale e il nervo cutaneo trasverso del collo, fascia cervicale profonda e margine anteriore del muscolo sternocleidomastoideo; l’arteria è, inoltre, incrociata dal nervo ipoglosso (e dalla sua vena satellite), dalla vena linguale, dalla vena faciale e, talvolta, dalla vena tiroidea inferiore. Fuori dal triangolo carotideo passa tra il ventre posteriore del muscolo digastrico e il muscolo stiloioideo, fino a entrare nella ghiandola parotide. All’interno della parotide si trova medialmente al nervo faciale e alla convergenza delle vene mascellare e temporale superficiale. Nel suo tratto iniziale, l’arteria contrae rapporto medialmente con la faringe, il nervo laringeo superiore e l’arteria faringea ascendente. A un livello più alto, è separata dalla carotide interna dal nervo glossofaringeo, dal muscolo stilofaringeo, dal processo stiloideo, dal muscolo stiloglosso, dal muscolo stilofaringeo, dal ramo faringeo del vago e da parte della parotide stessa. L’arteria possiede 8 rami specifici che si distribuiscono alla testa e al collo:

  • Arteria tiroidea superiore (superficie anteriore);
  • Arteria faringea ascendente (superficie mediale);
  • Arteria linguale (superficie anteriore);
  • Arteria facciale (superficie anteriore);
  • Arteria occipitale (superficie posteriore);
  • Arteria auricolare posteriore (superficie posteriore);
  • Arteria temporale superficiale;
  • Arteria mascellare interna.

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Ridere fa bene alla salute: tutti i benefici della risata

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma RIDERE FA BENE ALLA SALUTE BENEFICI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgUno studio dell’Università di Basilea, pubblicato sulla rivista scientifica Cerebral Cortex, si è concentrato nello scoprire quali siano le aree del cervello coinvolte quando ridiamo. I ricercatori hanno suddiviso alcuni volontari in tre gruppi: il primo gruppo veniva solleticato sotto la pianta dei piedi e aveva il permesso di ridere, il secondo veniva solleticato ma doveva cercare di non ridere, infine il terzo doveva ridere volontariamente senza essere solleticato. Durante l’esperimento i volontari sono stati sottoposti a Risonanza Magnetica per Immagini. Nel cervello del primo gruppo, dove i partecipanti ridevano in modo genuino, alcune regioni del cervello si attivavano in maniera più consistente rispetto agli altri due gruppi. Le aree stimolate erano:

  • Ipotalamo laterale, coinvolto in un grande numero di processi come l’eccitazione, ma anche il comportamento alimentare, la riduzione della percezione del dolore, le funzioni digestive e la pressione sanguigna.
  • Opercolo parietale, responsabile di parte dei processi legati ai sensi, come il tatto e la percezione della temperatura.
  • Amigdala, coinvolta nel processo di memorizzazione, nel prendere decisioni e nelle reazioni emotive.
  • Cervelletto, importante nella attenzione visiva e nel linguaggio.

Leggi anche:

Ridere riduce la sensazione di dolore

Nello studio è stata misurata anche l’attivazione della sostanza grigia periacqueduttale, che gioca un ruolo chiave nella percezione del dolore, producendo encefalina, un neurotrasmettitore che appunto inibisce il dolore, tanto che è qui che vengono sistemati gli impianti che stimolano il cervello nei pazienti con dolore cronico. Mentre si ride si attivano anche le regioni della corteccia prefrontale ventromediale che rilasciano endorfine, che riducono il dolore e aumentano la sensazione di euforia.

Combatte l’ansia

Una risata libera sostanze che hanno una funzione benefica sul sistema immunitario e migliorano il tono dell’umore; tali sostanze, inoltre, eliminano lo stress aiutandoci a prevenire tutta una serie di disturbi ad esso correlati (attacchi di panico, depressione, ansia, malattie cardiovascolari). Uno studio, pubblicato sulla rivista Heart&Lung, ha indagato sui benefici psicologici per le persone con broncopneumopatia cronica ostruttiva e ha dimostrato che ridere migliora sensibilmente l’umore e lo stato psicologico dei pazienti. 

Regola la pressione

È ormai universalmente riconosciuto che gli stati emotivi negativi possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolariUno studio, pubblicato sulla rivista The American Journal of Cardiology, ha messo sotto osservazione un gruppo di volontari mentre guardavano un film comico e un documentario. Mentre la visione del documentario non aveva alcun effetto sul sistema circolatorio, quella del film comico migliorava non solo la pressione, ma anche la flessibilità delle arterie e l’effetto durava 24 ore.

Meno rischio di infarti e ictus

Un’altra ricerca, pubblicata su the Journal of Epidemiology, si è concentrata sul rapporto tra ridere e il rischio di infarto e ictus. I ricercatori giapponesi hanno analizzato dati di quasi 21.000 persone che avevano almeno 65 anni. Chi non ride mai o ride poco ha il 21% di rischio in più di avere un attacco cardiaco rispetto a chi ride ogni giorno. Per quanto riguarda l’ictus il dato è eclatante: chi ride poco o mai aumenta la possibilità del 60% di esserne colpito.

Qualità del sonno

Uno studio sul rapporto tra qualità del sonno negli anziani e risate, pubblicato su Geriatrics and Gerontology, ha coinvolto 109 volontari. Solo la metà di loro è stata sottoposta alla terapia della risata (4 sessioni nel corso di un mese). In seguito sono stati interrogati da alcuni psicologi sul loro stato di salute mentale e sulla qualità del riposo prima e dopo l’esperimento. I risultati parlano chiaro: ridere ha migliorato la qualità del loro riposo, diminuendo ansia e tristezza.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Rendere reversibile la morte cerebrale? In USA ci stanno lavorando

MEDICINA ONLINE MORTE COSA SI PROVA A MORIRE TERMINALE DEAD DEATH CURE PALLIATIVE TERAPIA DEL DOLORE AEROPLANE TURBINE CHOCOLATE AIR BREATH ANNEGATO TURBINA AEREO PRECIPITA GRATTACIELO GResuscitare il cervello?

Sta facendo discutere da qualche settimana la dichiarazione di una società americana, nota come Bioquark, secondo la quale presto verranno avviate delle sperimentazioni sui cervelli di pazienti dichiarati cerebralmente morti. Questi test hanno lo scopo di verificare se è possibile riportare in vita il cervello o quantomeno dimostrare come il processo non sia del tutto irreversibile. Lo scorso anno la Bioquark aveva riferito che avrebbe inziato a condurre degli esperimenti in India, ma il governo americano aveva obbligato la società ad annullare tutti i test sugli esseri umani. Tuttavia quest’anno l’azienda ha comunicato che procederà con i test, ma non ha specificato il luogo dove tali esperimenti verranno avviati; si pensa sia in Sud America.

Il metodo

La Bioquark crede di poter riportare in vita i processi neuronali dell’encefalo grazie alle cellule staminali. Il primo step del test consiste nell’estrarre le cellule staminali e iniettarle di nuovo nel corpo. Successivamente nel midollo spinale del paziente deceduto verrà inserita una dose di peptidi. L’ultima parte dell’espirimento consiste nella stimolazione dei nervi attraverso l’utilizzo di un laser; tale operazione sarà continumanete monitorata tramite un elettroencefalogramma. Come dichiarato dal CEO, Ira Pastor, i test verranno effettuati subito sull’uomo, non ci saranno dunque esperimenti iniziali sugli animali.

Leggi anche:

Un progetto pericoloso

Ad oggi tutta la questione è vista con grande difidenza da parte della comunità scientifica, sia per i metodi utilizzati sia per il risultato dichiarato, che per molti è difficilmente realizzabile. Inoltre come si può leggere dal sito del NCBI (National Center for Biotechnology Information):

“Questo progetto è stato approvato internamente in un ospedale a Rudrapur, India, ma non è stato esaminato dal Consiglio indiano per la ricerca medica o da qualsiasi comitato scientifico o etico esterno. Sebbene lo studio sia condotto in India e non sia soggetto alle norme americane, la Bioquark ha comunque  sede negli Stati Uniti”. Tale ricerca,dal forte dubbio etico, non sarebbe mai stata consentita negli USA.  Inoltre, sempre da quanto si legge sul sito del NCBI, la Bioquark “mira ad alterare lo stato iniziale dei tessuti e degli organi umani” ed “ha un brusco conflitto di interesse per intraprendere questa attività”.

Nessun fondamento scientifico

Alcuni medici hanno definito il metodo utilizzato dalla Bioquark come “privo di fondamenti scientifici”. Il bioetico Arthur Caplan e il neurologo Arian Lewis hanno dichiarato: “Purtroppo, questo studio non ha fondamenti scientifici. La scienza biomedica si basa sulla ricerca di una conoscenza attraverso l’osservazione e la sperimentazione. Lo studio di Bioquark sembra cercare di facilitare questa ricerca, tuttavia, l’indagine scientifica non può essere casuale, e gli studi umani devono essere basati su prove e aderire agli standard e alle normative.”

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Sistema nervoso: com’è fatto, a che serve e come funziona

MEDICINA ONLINE SISTEMA NERVOSO CENTRALE GIALLO SISTEMA NERVOSO PERIFERICO AZZURRO ANATOMIA CERVELLO ENCEFALO MIDOLLO SPINALE NERVI TRONCO CEREBRALEIl sistema nervoso negli esseri umani può essere anatomicamente suddiviso in

  • sistema nervoso centrale (SNC);
  • sistema nervoso periferico (SNP).

Il SNC è racchiuso nella scatola cranica per quanto riguarda l’encefalo, e nel canale vertebrale per quanto riguarda il midollo spinale. Il SNP è invece rappresentato da strutture nervose periferiche come i gangli, le fibre nervose dei nervi, i recettori sensoriali (termocettori, propriocettori, meccanocettori, recettori per gli odori, per il gusto) e gli organi sensoriali specializzati come l’occhio, l’apparato cocleare e vestibolare.

Il SNP si occupa di raccogliere informazioni dall’ambiente esterno, le traduce poi in segnali nervosi e le invia al SNC che si occupa di integrarle e di rispondere in maniera adeguata. Tramite il SNP poi, il SNC invia comandi motori alla periferia necessari per rispondere in maniera adeguata a varie condizioni o semplicemente per il movimento volontario. C’è poi da considerare il sistema nervoso autonomo che si occupa di gestire in maniera involontaria le risposte viscerali, cioè la regolazione automatica dello stato degli organi interni. Il sistema nervoso autonomo si divide in sistema simpatico e parasimpatico. Questi due sistemi sono molto spesso contrapposti, ad esempio, nell’occhio, il simpatico induce midriasi, cioè dilatazione della pupilla, mentre il parasimpatico miosi, cioè restrizione della pupilla.
Le componenti anatomiche più importanti del SNC sono:

  • il midollo spinale,
  • il cervello,
  • il tronco dell’encefalo, anche detto tronco cerebrale o tronco encefalico (formato dal bulbo – anche detto midollo allungato – dal ponte e dal mesencefalo),
  • l’ipotalamo,
  • il talamo,
  • il cervelletto,
  • i nuclei della base,
  • l’amigdala,
  • l’ippocampo,
  • la corteccia cerebrale,
  • i ventricoli cerebrali.

Per approfondire, leggi anche:

Differenze tra SNC e SNP

La principale differenza tra il sistema nervoso centrale e il sistema nervoso periferico sta nell’anatomia: Il primo è formato da encefalo (cervello, tronco cerebrale e cervelletto) e midollo spinale, il secondo dai neuroni (sensitivi e motori) i cui assoni si estendono fuori dal sistema nervoso centrale per giungere a tessuti e organi. Entrambi i sistemi possiedono le cellule gliali “mielinizzanti”, tuttavia nel SNC si parlerà di Oligodendrociti, nel SNP di Cellule di Schwann. Entrambi i sistemi possiedono ammassi di corpi cellulari di neuroni, che nel SNC prendono il nome di Nuclei e nel SNP di Gangli (/ˈɡaŋɡlj/). Un’ultima grande differenza riguarda i raggruppamenti degli assoni in fasci: Nel SNC prendono il nome di Tratti, nel SNP prendono il nome di Nervi.

Per approdondire:

Fisiologia

Per sistema nervoso umano si intende l’unità morfo-funzionale caratterizzata dal tessuto altamente specializzato nell’elaborazione di segnali bioelettrici. Il sistema nervoso è la centrale di controllo e di comando dell’intero organismo perché, coordinando tutti gli altri sistemi, mantiene l’omeostasi permettendo la vita.

Cenni sullo sviluppo del sistema nervoso

Intorno al sedicesimo giorno dal concepimento si forma la placca neurale per differenziazione di cellule di natura ectodermica che, aumentando il loro spessore, diventano cellule neuro-ectodermiche; tale processo di differenziazione si verifica sotto l’azione induttiva della notocorda, che si esplica nell’azione degli antagonisti di BMP (chordin, noggin, follistatin).
Col passare dei giorni, sul piano mediano, a livello della placca neurale, compare un solco (solco neurale) delimitato lateralmente dalle pieghe neurali; le pieghe tendono a sollevarsi, causando indirettamente, l’approfondamento del solco neurale che in questa fase prenderà il nome di doccia neurale.
Verso il ventunesimo giorno, le pieghe che delimitano la doccia neurale si fondono sul piano mediano; si ottiene pertanto la chiusura della doccia neurale, che dà luogo al tubo neurale. Nei giorni successivi la parte craniale o anteriore del tubo neurale subisce delle modificazioni che comportano la formazione di tre vescicole: il prosencefalo (cervello anteriore), il mesencefalo (cervello medio) e il rombencefalo (cervello posteriore). Giunti al trentaseiesimo giorno, il prosencefalo si divide in due porzioni:

  • telencefalo (anteriormente) che ampliandosi darà luogo agli emisferi cerebrali;
  • diencefalo (posteriormente) da cui deriveranno il talamo, l’ipotalamo, la neuroipofisi e la retina.

Dal rombencefalo si formano per un processo di segmentazione, otto rombomeri, che daranno luogo al metencefalo (da cui deriveranno ponte e cervelletto) e il mielencefalo (da cui deriva il bulbo o midollo allungato).
Durante la vita intrauterina si formano circa 200.000 neuroni al minuto. Contrariamente, al momento della nascita la duplicazione neuronale si arresta (eccezione fatta per i neuroni olfattivi presenti a livello dell’area olfattiva, posta caudalmente alla lamina cribrosa dell’osso etmoide).

Per approfondire:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Quanto pesa un cervello umano?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma CERVELLO 75% DI ACQUA Radiofrequenza Rughe Cavitazione Peeling Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Pancia Sessuologia Sessualità Sex Filler BotulinoIl peso è piuttosto variabile, normalmente non supera i 1500 grammi ed ha un volume compreso tra i 1100 e i 1300 cm³, tenendo presente la possibilità di significative variazioni tra individuo e individuo oltre al sesso (il cervello maschile è mediamente più grande di quello femminile) ed ovviamente all’età.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Orecchio interno: anatomia e funzioni in sintesi

MEDICINA ONLINE ANATOMIA ORECCHIO ESTERNO MEDIO INTERNO SORDITA IPOACUSIA SISTEMA UDITIVO NERVO 8 VIII CRANICO VESTIBOLO COCLEARE LIEVE PROFONDA DECIBEL TIPI GRADI APPARECCHI ACUSTICI SENSO UDITOL’orecchio interno è la componente più profonda dell’orecchio.
Situate in una cavità dell’osso temporale, il cui nome è labirinto osseo, le parti che costituiscono l’orecchio interno sono sostanzialmente due: l’apparato vestibolare (o sistema vestibolare) e la coclea.
In anatomia, il complesso “apparato vestibolare – coclea” prende il nome di labirinto membranoso.
All’interno, così come all’esterno, dell’apparato vestibolare e della coclea, circola un fluido caratteristico: il fluido all’esterno prende il nome di perilinfa, mentre il fluido all’interno è la già citata endolinfa.
Interponendosi tra il labirinto osseo e il labirinto membranoso, la perilinfa agisce da cuscinetto ammortizzante, che impedisce gli urti tra una delle strutture dell’orecchio interno e le pareti ossee circostanti.
L’endolinfa, invece, gioca un ruolo fondamentale nel processo di percezione dei suoni e nei meccanismi di equilibrio.

  • Apparato vestibolare. Struttura dell’orecchio specificatamente deputata al controllo dell’equilibrio, consta di due elementi: il vestibolo e i canali semicircolari.
    Il vestibolo comprende due vescicole caratteristiche: una superiore, chiamata utricolo, e una inferiore, denominata sacculo. L’utricolo possiede forma allungata, è strettamente connesso alle ampolle dei canali semicircolari e comunica con la staffa, attraverso la finestra ovale. Il sacculo, invece, ha forma sferica ed è strettamente connesso alla coclea.
    Per quanto concerne invece i canali semicircolari, questi sono tre condotti ricurvi, che prendono posto sopra il vestibolo, rappresentando in questo modo la parte superiore dell’intero apparato vestibolare. Alla base di ciascun canale semicircolare c’è una piccola dilatazione, che prende il nome di ampolla.
    L’orientamento dei canali semicircolari è particolare; ogni canale, infatti, forma un angolo retto con ciascuno degli altri due.
    All’interno di vestibolo e canali semicircolari, dispersi nell’endolinfa, ci sono i cosiddetti otoliti (cristalli di carbonato di calcio) e degli elementi cellulari particolari, forniti di ciglia (cellule ciliate).
    Insieme all’endolinfa, gli otoliti e le cellule ciliate di vestibolo e canali semicircolari giocano un ruolo centrale nei meccanismi di regolazione dell’equilibrio.

Coclea e Vestibolo

  • Coclea. Simile a una chiocciola – somiglianza a cui deve il suo secondo nome – è la struttura dell’orecchio specificatamente deputata alla percezione dei suoni.
    All’interno della coclea, sono riconoscibili tre camere, il cui nome è: scala vestibolare, dotto cocleare e scala timpanica.
    Di queste tre camere – tutte e tre molto importanti – si segnala in particolare il dotto cocleare, per il fatto che contiene un elemento fondamentale per il processo di percezione uditiva: il cosiddetto organo del Corti. L’organo del Corti è un insieme di cellule ciliate molto particolari, deputate all’interazione con l’endolinfa.
    Si segnala, infine, che l’area della coclea connessa alla finestra rotonda risiede al confine con il vestibolo, nelle immediate vicinanze dell’utricolo.

Leggi anche:

Innervazione dell’orecchio interno

L’innervazione dell’orecchio interno spetta al nervo vestibolococleare (o ottavo nervo cranico). Il nervo vestibolococleare è un importante struttura nervosa con funzione sensitiva, che origina a livello del ponte di Varolio (tronco encefalico) e si divide in: nervo vestibolare superiore, nervo vestibolare inferiore e branca cocleare (o nervo cocleare).
I nervi vestibolare superiore e vestibolare inferiore hanno il compito di trasmettere i segnali nervosi dall’apparato vestibolare – con il quale comunicano e al quale devono il nome – all’encefalo.
Il nervo cocleare, invece, ha la funzione di trasmettere i segnali nervosi dalla coclea – alla quale è collegato e al quale deve il nome – all’encefalo.

Vascolarizzazione dell’orecchio

Orecchio esterno, orecchio medio e orecchio interno possiedono, ciascuno, una propria rete di vasi arteriosi, la quale fornisce loro il sangue ossigenato necessario alla sopravvivenza dei diversi elementi anatomici costituenti.
L’afflusso di sangue ossigenato all’orecchio interno spetta a: la branca timpanica anteriore dell’arteria mascellare, la branca stilo-mastoidea dell’arteria auricolare, la branca petrosa dell’arteria meningea media e l’arteria labirintica.

Funzione dell’orecchio interno

L’orecchio interno ha la funzione di interpretare – grazie alle cellule ciliate – i movimenti dell’endolinfa presente nella coclea, in impulsi elettrici da inviare al lobo temporale del cervello, tramite il nervo cocleare. Nel lobo temporale del cervello ha luogo la finale rielaborazione degli impulsi nervosi e la generazione della percezione dell’udito. L’orecchio interno è anche il centro dell’equilibrio grazie all’apparato vestibolare in esso contenuto.

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Muore davvero solo chi smette di…

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MUORE DAVVERO SOLO CHI SMETTE DI IMPARARERiabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgMai smettere di migliorare la nostra conoscenza delle cose, della natura e dell’universo: muore davvero solo chi dà tutto per scontato, chi smette di imparare, chi non ha più curiosità.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!