Ecco perché in amore “aspettare” è quasi sempre inutile

MEDICINA ONLINE TRISTE COME RICONQUISTARE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOQuante volte vi sarà capitato di incontrare un ragazzo che vi piace e iniziare ad uscirci, salvo rendervi conto che lui è quello che comunemente viene definito come “eterno indeciso”? 

Le cose solitamente vanno così: uscite e come prima cosa lui mette in chiaro che non se la sente di avere una storia seria (ma chi te l’ha chiesto?), che voi gli piacete moltissimo (sisi certo) e che spera possiate aspettare che lui metta in ordine la confusione nella sua testa (bitch, please). Il problema nasce quando voi, con lo sguardo già da triglia e le ginocchia molli, pur di non farvelo scappare accettate di aspettare e aspettare, rispondendo al telefono quando lui si degna di chiamarvi e uscendo solo quando lui è libero.

Il che è tremendamente, abissalmente e dannatamente sbagliato, perché:

1. Se non ha tempo di uscire con voi, non gli interessate. Potrà sembrare brutale ma le cose stanno così: se voi gli interessaste non ci sarebbe palestra, fratello che torna dal Congo o pesce rosso malato che tenga, uscirebbe con voi e basta. Perché mai dovreste aspettare un tizio che non è disposto nemmeno a saltare il cinema con la prozia per vedervi?

2. Aspettare raffredda l’entusiasmo. L’entusiasmo all’inizio di una storia è sempre a mille, ma provate a sentirvi rimandare un appuntamento per settimane e la libido scenderà matematicamente sotto il minimo storico. Ne vale la pena?

Leggi anche:

3. Non siete dei cani. I cani aspettano buoni che il padrone gli serva da mangiare o li porti fuori per una passeggiata. Voi meritate molto di più di un cretino che non fa che tenervi sulla corda!

4. La vita è breve. E oggettivamente perdere del tempo ad aspettare una storia invece che viverla è quanto di più stupido si possa fare.

5. Date nella misura in cui ricevete. “Mi dispiace ma questa settimana sono molto impegnato”..”Davvero babe? che combinazione, anche io! buona vita”.

Potremmo essere più chiare? L’amore non si aspetta, si vive!

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Metereopatia: perché quando cambia il tempo hai dolori a collo e schiena

MEDICINA ONLINE RAIN TORNADO COLD WATER OMBRELLO TEMPO AUTUNNO INVERNO CLIMA METEO METEREOPATIA WINTER AUTUMN WALLPAPER Alone-sad-girl-lonely-walk-with-umbrella-miss-you-imagesUna delle frasi che più ricorre negli studi di fisioterapia come il mio è: “oggi ho particolarmente dolore, sicuramente è colpa del tempo!”. Ma davvero il clima ha questo effetto così forte sulla nostra schiena, sul nostro collo e sulle nostre articolazioni? A sentir parlare i pazienti, sembrerebbe proprio di si. In effetti, se tutti ne parlano, un motivo ci sarà: la metereopatia, cioè la comparsa di sintomi in concomitanza con le variazioni del clima, è un problema comune e molto diffuso.

In termini pratici, “metereopatia” significa avvertire disturbi in concomitanza con i cambiamenti del clima. Qualcuno soffre quando da clima secco si passa a clima umido (frequente), qualcun’altro ha una specie di “barometro interno” per quando sta per arrivare la pioggia. Ad alcuni, eventi atmosferici come il vento o la neve provocano disturbi molto forti.

Una cosa importante, sulla quale forse non hai riflettuto: perchè quando cambia il meteo ti fa male solo in una determinata zona? In fondo, il meteo cambia per tutto il corpo!

Nella maggior parte dei casi, chi ha disturbi con il cambiamento del tempo, li ha in zone già “deboli”: l’arto fratturato tempo prima, la zona di un vecchio intervento chirurgico, oppure il tratto cervicale o la bassa schiena, statisticamente problematici un po’ per tutti.

Una possibile spiegazione per questo fenomeno è la seguente: la pressione atmosferica ed altri eventi legati al clima influenzano notevolmente gli equilibri dei nostri liquidi corporei, sopratutto dell’acqua.

Nelle zone dove non c’è nessun problema, la variazione di pressione atmosferica non provoca cambiamenti o disturbi: i tessuti sani sono caratterizzati da un buon equilibrio tra liquidi intra e liquidi extra cellulari, e non soffrono per piccole variazioni.

Le zone già colpite da qualche evento avverso sono invece caratterizzate da un aumento dei liquidi extracellulari: ecco che qui le variazioni di pressione sono poco tollerate, e di conseguenza si genera uno stato infiammatorio quando cambia il clima.

Chi ha dolori diffusi quando cambia il tempo ha probabilmente una situazione di abbondanti liquidi extracellulari in tutto il corpo: questa situazione indica uno stress metabolico generalizzato, ed è rilevabile con grande precisione da un esame tissutale come la bioimpedenziometria.

Leggi anche:

#1 ESERCIZI SPECIFICI PER LA ZONA PIÙ INTERESSATA

Fare esercizio, sia di mobilità (stretching) che di rinforzo, riduce i liquidi extracellulari.

Di conseguenza, fare esercizi di rinforzo e stretching dell’area più sensibile alle variazioni meteo può rivelarsi un’ottima idea.

# 2 ESERCIZI POSTURALI GENERALI

Sopratutto se rientri in quella categoria di persone che con il cambiamento del tempo “hanno male dappertutto”, trarrai molto beneficio dal lavorare sui muscoli posturali in toto.

Muscoli posturali più distesi si tradurranno in maggiore flessibilità ma sopratutto in minore “problematicità” della tua massa muscolare, che sarà meno in balia delle variazioni meteo.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra empiema ed ascesso

MEDICINA ONLINE SURGERY SURGEON RECOVERY TAGLIO ANESTESIA GENERALE REGIONALE LOCALE EPIDURALE SPINALE SNC BISTURI PUNTI SUTURA COSCIENTE PROFONDA MINIMA ANSIOLISI ANESTHETIC AWARENESS WALLPAPER PICS PHOTO HD HI RES PICTURESSia empiema che ascesso sono raccolte di materiale purulento infetto, con polimorfonucleati e cellule in disfacimento, ma mentre nel caso dell’empiema la raccolta si localizza in una cavità preformata dell’organismo (come ad esempio pleura, pericardio e peritoneo), nel caso dell’ascesso il processo infiammatorio produce una neocavità (cioè una cavità di nuova formazione) in cui si raccoglie il materiale purulento (es. ascesso cerebrale, epatico…).

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra estratto ed olio essenziale

MEDICINA ONLINE ESSENTIAL OIL OILS AROMATHERAPY AROMATERAPIE AROMATERAPIA OLIO ESSENZIALE OLII OLI VETTORE MASSAGGIO MASSAGE EUCALIPTO BERGAMOTTO COSMETICA MANDORLE ARGAN AVOCADO ROSMARIGli Oli Essenziali, sono estratti da piante ed arbusti, hanno dei potenti principi attivi che influenzano sia il nostro corpo che la mente, sono usati non solo per profumare ma per le loro caratteristiche(antibatterica cicatrizzante ecc), devono essere utilizzati con cura.

Gli Estratti Aromatici naturali non hanno principi attivi ma profumano il composto in cui vengono inseriti,possono essere usati anche in cucina.

Gli Estratti Vegetali sono “parti” di fiori e piante, possono essere secchi, polverizzati,liquidi ,oltre che profumare hanno dei principi attivi per la cosmetologia. Non possono “curare” ne la mente ne il corpo,o meglio solo lo strato esterno del corpo,la pelle.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Personalità sottomessa: caratteristiche e descrizione

MEDICINA ONLINE TRISTE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO GELOSIA LITIGIO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOVE DIVORZIO DIVORCE SAD COUPLE WALLPAPERIn psicologia clinica, con l’espressione personalità sottomessa si intende un insieme di fattori che agiscono sull’emotività di un soggetto, in grado di provocare un mutamento condizionato della personalità. Questa manifestazione non viene considerata come un disturbo di personalità specifico. Un soggetto sottomesso emotivamente presenta una serie di caratteristiche comportamentali, quali:

  • scarsa autostima
  • personalità debole e influenzabile
  • assenza di autonomia decisionale
  • mancanza di coraggio
  • mancata assunzione di responsabilità, temendo le conseguenze di un eventuale fallimento
  • paura delle reazioni di determinate persone
  • spiccata vulnerabilità nell’essere assoggettati a episodi di mobbing e bullismo.

Descrizione

Una personalità sottomessa è individuabile in un soggetto emotivamente penetrabile, che non ha l’effettivo controllo della propria soggettività, la quale viene dominata dalla personalità prepotente. Come sopracitato, questa condizione, causa l’assoggettamento al mobbing negli ambienti di lavoro, o il bullismo in ambito scolastico, senza che chi lo subisce abbia il coraggio di reagire e di protestare contro l’oppressore. Per uscire da questa condizione di scacco, occorre un lavoro di psicoterapia, che si può eseguire su se stessi anche senza l’aiuto di un terapeuta. Va sottolineato che uno stato di sottomissione può essere incrementato da una condizione ansiosa o depressiva, la quale abbatte nel soggetto le normali difese di aggressività.

Si può raggiungere da soli autostima, ottenere coraggio e fiducia in se stessi, anche se questa procedura i risultati non si ottengono subito. Il soggetto che si ribella ad uno stato di sottomissione raggiunge maggiore consapevolezza di se stesso, e migliora oggettivamente la propria condizione di vita, uscendo dalla paura e riacquistando indipendenza e intraprendenza. Uscire da uno stato di sottomissione significa migliore la qualità della propria vita, liberandosi da condizione di timore, fonte di stress (che può giungere, in condizioni estreme, anche all’esaurimento). Per ottenere questo risultato è indispensabile capire che le conseguenze della propria “ribellione” non sono fosche come l’immaginazione può far credere, e che spesso il prepotente può essere arginato anche semplicemente sottolineando i propri diritti.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

L’ex ministro ubriaco ha mostrato il pene e strizzato i genitali agli invitati

MEDICINA ONLINE ANDERS BORG SVEZIA SEX SCANDAL PENIS SHOW PENE LUNGHEZZA TEDESCHI ACCUSANO MISURA ACCORCIA DOTTORE AIUTO IL MIO PENE SI STA ACCORCIANDO SPERMA AUMENTO EIACULAZIONE ORGASMQuando l’ex ministro delle finanze svedese, Anders Borg, è stato in carica è riuscito a tenere il suo Paese fuori dalla recessione. In una sola notte però non è riuscito a tenere se stesso lontano dai guai. Come riportato dal quotidiano svedese Aftnbladet, Borg stava partecipando a una festa sull’isola di Husaro, vicino Stoccolma. Alle 23 però l’ex ministro era già ubriaco marcio e ha deciso bene di mostrare il suo pene a tutti gli invitati, girovagando tra i tavoli mentre strizzava i genitali degli altri uomini, tutto per scoprire chi ce l’avesse più lungo. Non contento, si è poi scagliato sulle donne, non curante della presenza dei bambini, chiamandole “puttane” e “troie”.

Il giorno dopo Borg sembrava non ricordare più nulla. Il polverone sollevato a quella festa con 60 persone, tra finanzieri e politici, era però più che evidente. Così ha provato a scusarsi su Facebook: “Nel weekend sono stato a una festa e sono andato in blackout. Non bevo molto, ma negli ultimi mesi sono stato sotto pressione e si è fatta sentire. Mi hanno detto che mi sono comportato in maniera estremamente inappropriata. Voglio chiedere sinceramente scusa ai presenti che ho offeso. Sono molto deluso e mi rammarico del mio comportamento”.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

 

Ipertrofia o iperplasia prostatica benigna: cause, sintomi e cure

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PROSTATITE BATTERICA ABATTERICA PROSTATA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneL’ipertrofia prostatica benigna o – più correttamente – l’iperplasia prostatica benigna (da cui l’acronimo “IPB”), in inglese “benign prostatic hyperplasia” (da cui l’acronimo “BPH”), conosciuta anche come adenoma prostatico, è una malattia a carico della ghiandola prostatica. La patologia è caratterizzata da un aumento di volume della prostata, dovuto all’incremento del numero di cellule (da cui la denominazione “iperplasia”), che si estrinseca principalmente nella zona “di transizione” della prostata, ovvero in una parte centrale attorno all’uretra prostatica. E’ una crescita di tipo benigno, cioè comporta compressione sui tessuti circostanti senza infiltrarli. E’ un fenomeno legato all’invecchiamento ma che in alcuni soggetti è maggiore che in altri, e col passare degli anni può causare una compressione e distorsione dell’uretra prostatica ostruendo la fuoriuscita dell’urina. Sono escluse componenti ambientali nell’eziologia della malattia, mentre si è ipotizzato il ruolo di fattori ereditari per l’aumentato rischio di incidenza in parenti di soggetti colpiti dalla patologia.

Leggi anche: Differenza tra ipertrofia ed iperplasia con esempi

Epidemiologia

L’IPB colpisce il 5-10% degli uomini di 40 anni di età, e fino all’80% degli uomini tra 70 e 80 anni. Tuttavia il numero dei soggetti in cui la IPB diventa sintomatica, cioè costituisce effettivamente un disturbo, è circa la metà.

Leggi anche: Visita andrologica completa di pene e testicoli [VIDEO]

Iperplasia prostatica benigna e cancro alla prostata

L’IPB ed il carcinoma prostatico (cancro della prostata) non sono correlati, sebbene le due condizioni possano coesistere e spesso il secondo venga diagnosticato incidentalmente durante indagini per la molto più comune IPB. IPB e carcinoma si impiantano su zone diverse della prostata, essendo il carcinoma di pertinenza prevalentemente della zona periferica.

Leggi anche: Tumore maligno della prostata (carcinoma prostatico): cause, sintomi e terapie

Cause e fattori di rischio

Il diidrotestosterone (DHT) e gli estrogeni hanno un ruolo nell’insorgenza della BPH. Questo significa che occorre la presenza degli androgeni per l’instaurarsi della BPH, ma non sono necessariamente la causa diretta della patologia. Questo è dimostrato dal fatto che gli eunuchi non sviluppano la patologia quando raggiungono l’età adulta. Inoltre, la somministrazione di testosterone esogeno non è associata all’aumento significativo dei sintomi della BPH. Il DHT, un metabolita del testosterone è un mediatore critico della crescita della prostata. Il DHT viene sintetizzato nella prostata dal testosterone in circolo. Una volta sintetizzato, il DHT giunge alle cellule epiteliali e segnala la trascrizione del fattore della crescita al mitogene dei due tipi di cellula. L’importanza del DHT nel causare noduli iperplasici nella prostata è supportata dalle osservazioni cliniche in cui un inibitore della 5α-reduttasi viene somministrato al paziente in queste condizioni. La terapia con gli inibitori della 5α-reduttasi riduce notevolmente il contenuto di DHT nella prostata e conseguentemente il volume della prostata ed i sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna.
Esiste una notevole evidenza sul fatto che gli estrogeni giocano un ruolo nell’eziologia della BPH. Questo è basato sul fatto che la BPH si verifica in uomini con elevati livelli di estrogeni e relativamente ridotti livelli di testosterone libero (questa sostanza ha quindi, se non convertita in altri ormoni, un’azione benefica e salutare nei confronti della prostata) e quando i tessuti prostatici diventano più sensibili agli estrogeni e meno rispondenti al DHT. Cellule prese dalla prostata di uomini affetti da BPH hanno mostrato una più elevata risposta agli alti livelli di estradiolo nel caso di bassi livelli di androgeni.

Sintomi e segni

I sintomi non sono correlati con le dimensioni della ghiandola: infatti una prostata di piccole dimensioni può in alcuni casi provocare sintomi ostruttivi molto più gravi di una prostata dalle dimensioni maggiori; questo perché la sintomatologia deriva dalla somma di due componenti: quella statica, determinata dalla massa della ghiandola, e quella dinamica, dovuta al tono della muscolatura liscia del collo vescicale, della prostata e della sua capsula. Riconosciamo due tipi di sintomi: quelli urinari di tipo ostruttivo, e quelli di tipo irritativo. Fra gli ostruttivi si ricordano la difficoltà ad iniziare la minzione, l’intermittenza di emissione del flusso, l’incompleto svuotamento della vescica, il flusso urinario debole e lo sforzo nella minzione.
Fra i sintomi irritativi si annoverano la frequenza nell’urinare, che è detta pollachiuria, la nicturia, cioè un aumentato bisogno durante la notte, l’urgenza (la necessità di svuotare la vescica non può essere rimandata) e il bruciore ad urinare. Questi sintomi, ostruttivi ed irritativi, vengono valutati usando il questionario dell’ International Prostate Symptom Score (IPSS), formulato per appurare la severità della patologia.
La IPB può essere una patologia progressiva, specialmente se non curata. L’incompleto svuotamento della vescica può portare all’accumulo di batteri nel residuo vescicale aumentando i rischi di prostatiti e pielonefriti. L’accumulo di urina può, peraltro, portare anche alla formazione di calcoli dovuti alla cristallizzazione di sali nel residuo post-minzionale. La ritenzione urinaria, acuta o cronica, è un’altra forma di progressione della patologia. La ritenzione urinaria acuta è l’incapacità a vuotare completamente la vescica, mentre quella cronica vede il progressivo aumentare del residuo e della distensione della muscolatura della vescica. Chi soffre di ritenzione urinaria cronica, può andare incontro ad una patologia di compromissione renale detta uropatia ostruttiva. L’ipertrofia prostatica benigna non è in grado di provocare deficit erettivo, eventuali influenza sulle capacità erettiva può essere provocato dal dolore che tale patologia ha negli stati più avanzati (causa psicologica).

Leggi anche: Mi alzo spesso di notte per urinare: quali sono le cause e le cure?

Diagnosi

L’esplorazione rettale, (palpazione della prostata attraverso il retto), può rivelare un marcato ingrossamento della ghiandola; è un esame molto soggettivo che dipende dall’abilità dell’urologo. Maggiore precisione al fine della valutazione del volume prostatico è dato dall’ecografia sia sovrapubica che transrettale. L’ecografia inoltre evidenzia il residuo postminzionale, cioè se rimane urina stagnante in vescica dopo aver urinato, che è sintomo importante che la IPB si sta aggravando. Altro segno da valutare è lo spessore delle pareti vescicali, che se incrementa è un altro segno di ostruzione al deflusso urinario. L’ecografia inoltre consente di diagnosticare complicanze frequenti di una IPB trascurata, come diverticoli vescicali, calcoli, o sedimento nel lume dell’organo emuntore.
La uroflussimetria è forse l’esame più utile in IPB, perché evidenzia se tale patologia causa un’ostruzione oppure no. Distingue perciò la IPB significativa da quella non significativa sulla dinamica minzionale. Alcuni parametri come Qmax (velocità di flusso massima) sono usati anche per verificare la risposta alle terapie nel tempo.
Il PSA è spesso eseguito nei pazienti IPB per screenare se coesiste una componente maligna della patologia. E’ un esame del sangue che se innalzato indica una qualche sofferenza della ghiandola prostatica, includendo patologie benigne come infiammazione, IPB o traumatismo, ma anche il carcinoma prostatico. Un suo innalzamento richiede un attento monitoraggio ed eventualmente esami più approfonditi. Strumenti usati nella diagnosi, sono:

Non tutti i test sono sempre necessari per raggiungere la diagnosi.

Leggi anche: Ecografia prostatica transrettale: come si svolge, è dolorosa, a che serve?

Trattamento

Il trattamento di una iperplasia prostatica benigna può essere medica e/o chirurgica.

Terapia medica

Diversi farmaci  e molecole possono essere usati per il trattamento della iperplasia della prostata. Gli alfa bloccanti (α1-recettori adrenergici antagonisti) procurano un sostanziale miglioramento dei sintomi della BPH. Molecole come doxazosin, terazosin, alfuzosin e tamsulosin vengono impiegate con successo. Vecchie molecole come phenoxybenzamine e prazosin non sono raccomandate per il trattamento della BPH. Gli alfa bloccanti rilassano la muscolatura della prostata e del collo vescicale ed aumentano la portata del flusso urinario, ma possono causare eiaculazione retrograda.
Gli inibitori della 5α-reduttasi, (finasteride e dutasteride) sono un altro trattamento praticato. Quando vengono usati in abbinamento agli alfa bloccanti, si è notata una drastica riduzione del volume della prostata in persone con ghiandole molto ipertrofiche.
Vi è anche una notevole evidenza dell’efficacia di fitoterapici, quali l’estratto del frutto della serenoa repens e del saw palmetto nell’alleviare in maniera moderata i sintomi della patologia. Altre erbe medicinali che hanno alla base sistematiche ricerche sono il beta-sitosterolo tratto dalla hypoxis rooperi (pianta grassa africana) e la pygeum (estratta dal Prunus africana), mentre vi è una minore conoscenza sull’efficacia della Cucurbita pepo semi di zucca e dell’Urtica dioica (Wilt et al., 2000).

Integratori alimentari per il benessere della prostata

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di diminuire infiammazioni e bruciori e migliorare la salute della prostata:

La valutazione del PSA può essere effettuata anche a casa, usando un test pratico ed affidabile come quello consigliato dal nostro Staff medico: https://amzn.to/44JmBFz

Terapia chirurgica

Solo in caso di fallimento del trattamento medico e fitoterapico, può rendersi necessario un trattamento chirurgico. Qualsiasi intervento chirurgico per IPB pone a rischio, in entità differente, la meccanica eiaculatoria del paziente. A contrario, la rigidità nell’erezione e la capacità di arrivare all’orgasmo non vengono influenzati da questa chirurgia correttamente eseguita.
Adenomectomia open surgery. Significa rimuovere l’adenoma mediante il tradizionale taglio chirurgico, nella variante trans vescicale (ATV) o infravescicale (Millin). Interventi usati da oltre 50 anni, hanno ancora un’efficacia insuperata anche se con una morbilità perioperatoria che alcuni mettono in discussione, nella realtà attuale di chirurgia mini-invasiva. Interventi tuttora definiti “gold standard” in caso di prostate veramente voluminose.
Resezione transuretrale dell’adenoma prostatico (TURP). Questo prevede la resezione di parte della prostata attraverso l’uretra. Consigliabile per prostate fino a un certo volume, presenta il vantaggio della mini-invasività, ovvero evitare tagli e un recupero postoperatorio più rapido. Esistono anche alcune nuove tecniche per ridurre il volume della prostata ipertrofica, alcune delle quali non sono ancora abbastanza sperimentate per stabilire i loro effetti definitivi. Esse prevedono vari metodi per distruggere parte del tessuto ghiandolare senza danneggiare quello che rimarrà in sito. Fra queste si ricordano: la vaporizzazione transuretrale della prostata (TVP), la laser TURP, la visual laser ablation (VLAP), la Transurethral Microwave Thermo Therapy (TUMT), la Transurethral needle ablation of the prostate (TUNA) e la sua evoluzione tecnologica Prostiva, micro iniezioni di etanolo in situ ed altre ancora allo studio o in via di sperimentazione.
Nuove tecniche che comportano l’impiego del laser in urologia, sono state sperimentate negli ultimi 10 anni. Si è iniziato con la VLAP, tecnica che usa uno YAG laser a contatto con il tessuto prostatico. Una tecnologia simile, è chiamata Photoselective Vaporization of the Prostate (PVP) ed usa un laser a luce verde (KTP) ed è emersa recentemente. Questa procedura utilizza un laser ad alta potenza di 80 Watt KTP con una fibra laser di 550 micron inserita nella prostata. Questa fibra ha una riflessione interna di 70 gradi. Essa è usata per vaporizzare il tessuto della capsula prostatica. Il KTP laser ha una penetrazione di 2.0mm (quattro volte più profonda del laser ad Olmio).
Un’altra procedura chiamata Holmium Laser Ablation of the Prostate (HoLAP), è stata adottata pressoché in tutto il mondo. Analogamente al KTP, il laser per l’HoLAP è un dispositivo con una sonda di 550 micron con una potenza di 100 Watt ed un angolo di riflessione di 70 gradi. La sua profondità di passata è di 2,140nm, che cade nella zona invisibile dell’infrarosso e non può essere visto ad occhio nudo. La profondità di penetrazione del laser ad Olmio è inferiore a 0,5 mm evitando così le necrosi tissutali spesso causate dal laser a profonda penetrazione della tecnica KTP. Entrambi i metodi, KTP e Olmio, ablano circa uno o due grammi di tessuto al minuto.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

 

Differenze tra le birre più diffuse nel mondo

MEDICINA ONLINE BIRRA ALCOL VINO DRINK PUB LATTE YOGURT PANCIA GRASSI DIFFERENZE PIU CALORIE DIABETE GLICEMIA INSULINA ZUCCHERI CARBOIDRATI CIBO DOLCE MANGIARE ACQUA VALORI PROPRIETA NUTPartendo da materie prime tradizionali: acqua, orzo, luppolo e lievito, attraverso diversi metodi viene prodotta una delle bevande più diffusa al mondo: la birra. Grazie a sistemi diversi di produzione, si ottengono varietà di birre estremamente diverse tra loro. Ecco una lista con alcune delle tipologie di birra esistenti più diffuse al mondo, ed alcune loro caratteristiche.

Abbazia

Le birre d’abbazia sono prodotte con l’antico metodo dell’alta fermentazione; generalmente corpose e di forte contenuto alcolico (da 6 a 9 gradi alcolici). La loro colorazione varia dall’oro carico, all’ambrato, al rosso cupo, al bruno scuro. Si richiamano alle birre che venivano anticamente prodotte in numerose abbazie belghe. Solitamente non viene prodotta in abbazia, ma secondo ricette di antichi monasteri. In Belgio. dove è piuttosto diffusa, è una birra ad alta fermentazione, decisamente alcolica e strutturata.

Ale

E’ il nome con cui i britannici definiscono la birra tradizionale. Identifica birre ad alta fermentazione, di moderato contenuto alcolico e di poca schiuma, da bere a temperatura di cantina. Colori assortiti, sapori anche. Numerose sono le sottotipologie per la british ale: bitter ale, brown ale, mild ale, old ale, pale ale, scotch ale. Molto apprezzata la real ale ovvero la ale prodotta con metodi tradizionali antichi. Le rare ale inglesi di forte gradazione alcolica vengono chiamate Barley wine (vino d’orzo). Anche il Belgio vanta una sua tradizione in fatto di ale. Le ale belghe sono generalmente (ma non sempre) di forte contenuto alcolico.(Bières d’abbay), ma anche in Germania (klosterbier). Il termine indica in senso lato le birre prodotte con il metodo dell’alta fermentazione. In senso stretto identifica una famiglia di birre inglesi aromatiche comprendente numerosi stili.

Altbier

Il nome si riferisce in particolare alla maniera di produrre questa birra. La Altbier, come la Ale, viene fabbricata a temperature più alte per mezzo di un’alta fermentazione; essa matura però, come la birra a bassa fermentazione, a temperature inferiori. E’ una birra maltata, morbida, con un carattere amaro. La Altbier ha una colorazione che varia dal ramato o ambrato fino al marrone scuro. Questo tipo di birra tradizionale proviene dal nordovest della Germania, in particolare dalla regione di Düsseldorf, ma oggi le Altbier vengono sempre più prodotte anche in Giappone e America. Ramata, leggera, digestiva, dal gusto fruttato. Possiede un’alcolicità vicina al 4,5%.

Leggi anche:

Biere Blanche – Witbier

Birra a base di frumento che viene prodotta in Belgio. E’ leggermente acidula, di color bianco lattiginoso. Assai rinfrescante e digestiva, con particolarità aromatiche dovute all’aggiunta di coriandolo e curaçao. Birra di frumento belga dall’aspetto opalescente. Al naso e in bocca risulta fresca e speziata. Contiene circa il 5% dì alcol.

Barley wine

Benché molto forte non si tratta certo di un vino, però deve il nome al suo contenuto alcolico, da due a tre volte maggiore di una Ale normale. Viene spesso servita in bicchieri da vino e alcuni tipi maturati in bottiglia migliorano la loro qualità con l’età. E’ piena di carattere, maltata, e il suo aroma fruttato si unisce al bouquet del luppolo che, se aggiunto in quantità maggiori, compensa il gusto dolce del malto. Il colore varia dal ramato scuro o oro fino al bruno intenso. Questa Ale forte e robusta è particolarmente adatta come bevanda invernale poiché riscalda con il suo retrogusto persistente e complesso. Viene apprezzata anche come birra da dessert. Birra particolarmente alcolica, facilmente oltre il 9%.

Berliner weisse

Birra di frumento tipica di Berlino con circa il 3% di alcool e dall’aspetto lattiginoso A volte viene servita con succo di frutta per attenuarne la forte acidità.

Bière de garde

Birra del nord della Francia ad alta fermentazione e rifermentata in bottiglia. L’alcool varia tra il 5% e il 7% e il colore è generalmente ambrato.

Biere de mars

Francese a bassa fermentazione prodotta in autunno e consumata per festeggiare l’inizio della primavera. Solitamente è ben strutturata, di colore ambrato e con un’alcolicità vicina al 5%.

Birra di puro malto

Birra prodotta con malto d’orzo e/o malto di frumento, senza l’aggiunta di altri cereali non maltati.

Birra speciale

Per la legge italiana è una birra con almeno 12.5° Plato, e circa 5,4/5.8% di alcool sul volume.

Bitter ale

L’inglese più classica, servita alla spina. Ha circa il 4% di alcol, colore ambrato e carattere luppolato. Le “best” e “special” sono leggermente più alcoliche.

Bock

Birre a bassa fermentazione e a gradazione elevata di produzione tradizionalmente tedesca. Dense, corpose, dal deciso sapore di malto. Quando sono ancora più forti diventano doppelbock. Le bock di solito sono chiare, le doppelbock ambrate o scure. Tedesca a bassa fermentazione. spesso ambrata. con un carattere maltato e un’alcolicità compresa tra il 6% e il 7,5% “. La variante “maibock” veniva tradizionalmente prodotta per le feste primaverili.

Brown ale

Inglese di colore ambrato intenso e dal gusto leggermente dolce. Tipicamente tra il 3,5% e il 4,5% di alcool.

Cream ale

Definizione per una birra americana chiara, non particolarmente strutturata nel corpo e nel gusto. Spesso viene tagliata con una “lager” chiara. Vicina al 5% di alcool.

Doppelbock

Birra della Germania meridionale a bassa fermentazione e alto contenuto alcolico. di solito oltre il 7%. Di colore ambrato carico o quasi scoru1 tradizionalmente veniva prodotta in primavera. Spesso il nome del prodotto contiene il suffisso “ator”, se messa in vendita durante la quaresima.

Doppio malto

Secondo la legge italiana è una birra con una gradazione Plato non inferiore a 14,5° e con circa 6,5% di alcool sul volume.

Leggi anche:

Dortmunder

Il nome deriva dalla vocazione commerciale della città tedesca di Dortmund in Renania, che fu uno dei primi centri di esportazione della birra. In questa città nasce infatti il tipo di birra denominata Export. Bassa fermentazione. Gusto rotondo, non troppo amaro, sapore di malto. Gradazione alcolica attorno ai 4 gradi e mezzo.

Draught

In inglese significa letteralmente “alla spina”. Le lattine e le bottiglie che riportano questa indicazione contengono un dispositivo meccanico atto a simulare l’effetto di spillatura della Birra.

Dubbel/Double

Belga rifermentata in bottiglia dal colore ambrato e carattere maltato. Spesso è una birra “trappista” o di “abbazia”.

Eisbock

Antica birra tedesca ottenuta dalla sottrazione di una parte della componente acquosa attraverso il congelamento del fusto. Il risultato è una birra corposa, alcolica e dal gusto deciso.

Esotiche

Non è una vera tipologia birraria ma semplicemente una denominazione di fantasia per identificare quelle birre che ci portano atmosfere di Paesi lontani e affascinanti. Quasi tutte praticamente rientrano nella grande famiglia delle birre lager ma in qualche caso hanno caratteristiche particolari. Le birre latino-americane, per esempio, sono di colore molto chiaro, sapore delicato, grande bevibilità.

Export

Spesso è sinonimo di “dortmunder”, altrimenti può identificare una qualsiasi birra nata per l’esportazione.Altre volte dovrebbe indicate un prodotto di qualità superiore.

Faro

“Lambic” cui viene aggiunto zucchero durante la fermentazione. E una birra con circa il 5% di alcool,, spesso ambrata, in cui la dolcezza dello zucchero si contrappone all’acidità della fermentazione spontanea.

Gueuze

Birra belga a fermentazione spontanea, ricavata dalla miscelazione di vari tipi di birre Lambic (vedi). Può essere aromatizzata, per macerazione, con vari tipi di frutta. Tra le più note, la Frambozen (lampone), ma si producono anche birre alla pesca, al ribes, al mirtillo, alla banana.

Ice beer

Moderna versione delle “eisbock”, congelata durante la maturazione. Di colore chiaro e buon tenore alcolico.

Imperial stout

“Stout” nata nel Regno Unito per essere esportata nella Russia imperiale. Concepita per essere conservata a lungo è una birra più alcolica di una “Stout” tradizionale, arrivando facilmente all’8%.

India pale ale/Ipa

Inglese destinata tradizionalmente all’esportazione in India. Versione più alcolica e luppolata della semplice “pale ale”, supera facilmente il 5% di alcool.

Kellerbier

Bavarese a bassa fermentazione non filtrata. È tipicamente poco frizzante, con un buon tenore di luppolo.

Kölsch

Birra tipica della città tedesca di Colonia, ad alta fermentazione, dorata, delicata e decisamente secca. Si beve in un apposito bicchiere cilindrico. Di difficile reperimento nel nostro Paese. E una birra chiara, piuttosto acida con un alcolicità vicina al 4,5%.

Krieken (Lambic)

Una lambic che ha subito un’ulteriore fermentazione grazie all’aggiunta di ciliege intere. Ideale come aperitivo. Si serve leggermente fredda in un bicchiere flûte.

Lager

Ogni birra prodotta a bassa fermentazione è genericamente chiamata lager. Si sarebbe tentati di dire che è la birra comune, anche se non c’è niente di comune in questo stile birrario che è il più diffuso a livello mondiale. Di colore oro pallido, mediamente amara. Il nome deriva dal tedesco lager che indica i magazzini, le cantine in cui viene messa a maturare.

Leggi anche:

Lambic

Birra a fermentazione spontanea, che raccoglie cioè il lievito dell’aria e lascia fermentare liberamente il mosto. Viene prodotta con una buona percentuale di malto di frumento, ma dato che il lievito presente nell’aria non è mai lo stesso né della stessa quantità, si miscelano vari tipi di lambic per dare origine alla birra Gueuze. Birra belga di frumento e matto d’orzo a fermentazione spontanea rifermentata in bottiglia oppure in botti di quercia o rovere. ha un sapore fresco e piuttosto acido, un colore chiaro opalescente e un’alcolicità vicina al 4%. Talvolta, con lo scopo di addolcirne il carattere, alla “Lambic” viene aggiunta della frutta durante la fermentazione. La birra prende il nome di “framboise” se si tratta di lamponi, “kriek” dì ciliegie, “pèche” di pesche, cassis” di ribes neri.

Light Beer/ Leicht bier/ Birra leggera

Definizione per una birra dal basso contenuto calorico e soprattutto alcolico. Spesso è una birra poco strutturata anche negli aromi e nel gusto.

Malt liquor

Non tutte le birre americane sono leggere e poco alcoliche. Alcune, ma sono poche, sono di gradazione alcolica elevata e vengono chiamate appunto Malt liquor (liquore di malto). Sono in pratica le doppio malto Usa. Di colore chiaro con oltre il 5% di alcol.

Märzen

Tipica birra tedesca di Monaco di Baviera. Viene prodotta in marzo per essere consumata durante l’Oktoberfest, dove viene bevuta in grandi quantità, esclusivamente in boccali (mass) da un litro. Bavarese prodotta nel mese di marzo per essere consumata in autunno. È tipicamente una chiara dorata di buon corpo e dal carattere maltato, con un contenuto alcolico attorno al 5%. Märzen in Austria è l’equivalente della helles bier o voll-bier bavarese (Münchner bionda).

Mild ale

Tra le birre più diffuse in Inghilterra. È di colore ambrato abbastanza carico, si differenzia dalla bitter per essere più maltata e meno luppolata. E anche leggermente meno alcolica, con circa il 3,5%.

Münchner

Birre tipiche di Monaco di Baviera, di bassa fermentazione, di colore generalmente scuro e con evidente sapore di malto. E stato codificato come uno dei primi stili di birra a bassa fermentazione. E scura con un carattere maltato e un’alcolicità attorno al 4,5%.

Old ale

Scura inglese ad alta fermentazione, tradizionalmente invecchiata un paio di anni prima del consumo. Ha il 6% di alcol, buon corpo e gusto strutturato.

Pale ale

“Ale” inglese di colore ambrato con riflessi ramati o aranciati. Possiede un discreto corpo e un carattere luppolato e circa il 4% di alcool. Tipica dì Burtonon-Trent.

Pils / pilsner

Questa tipologia trae il nome da Pilsen, la città ceca in cui è nata e nella quale viene tuttora prodotta la famosa Pilsner Urquell. Molto apprezzato questo stile birrario si è diffuso in diversi Paesi dove vengono prodotte birre denominate pils o pilsener. Le pils sono birre a bassa fermentazione, di color oro pallido e in genere molto luppolate, il che conferisce un tocco di amarognolo in più (le pils bavaresi, al contrario, sono meno amare), gusto secco, pulito. Schiuma abbondante con perlage finissimo. Si bevono in calici flute.

Porter

Originaria di Londra, simile alla “stout” ma poco meno scura e amara.

Premium

In teoria dovrebbe identificare una “lager” chiara di qualità superiore. Nella realtà è un termine spesso abusato che può non significare nulla.

Roggenbier

Birra ambrata fatta con lo stesso metodo della Weizen, ma con la segale al posto del grano. Prodotta solo dalla Thurn und Taxis e da un’altra birreria. 5.5% vol (Gianluca D’Alia)

Rauchbier

Tipica della zona di Bamberg, in Franconia (Germania) è ottenuta da malto da cui germinazione è stata interrotta mediante l’affumicatura con legno di faggio invecchiato. Il sapore di affumicato si trasmette fino al prodotto finito. E’ una specialità di difficile reperimento nel nostro Paese. Scura di colore, con circa il 5% di alcool.

Saison

Stile ad alta fermentazione tipico del Belgio di lingua francese. E una birra fresca e ben luppolata con un’alcolicità tra il 6% e l’8%. Spesso rifermentata in bottiglia, può essere indicata per l’invecchiamento.

Schwambìer

“Lager” tedesca di colore scuro, dal gusto deciso di malto. Possiede un’alcolicità che si avvicina al 5%.

Scotch ale

“Ale” proveniente dalla Scozia, di colore ambrato intenso con riflessi mogano. Indipendentemente dal contenuto alcolico, che può andare dal 3% al 10% è caratterizzata da evidenti note maltate.

Stout

E’ la famosa birra nazionale irlandese, scurissima, con una schiuma abbondante e cremosa. Viene prodotta con orzo torrefatto e con l’aggiunta di caramello. Questo stile birrario è molto apprezzato anche in Gran Bretagna ma non mancano birre stout provenienti anche da altri Paesi. Una stout molto forte e famosa è la Russian Stout originariamente prodotta a Londra nell’Ottocento, per essere esportata a Pietroburgo; tuttora in produzione viene esportata in vari Paesi, incluso il nostro. La schiuma cremosa color nocciola, colore scuro impenetrabile e gusto amaro. Le inglesi sono più dolci (“sweat stout”, “milk stout” o “cream stout”).

Strong ale

Stile diffuso in Belgio e Gran Bretagna. Birra ambrata e aromatica. Supera facilmente il 6% di alcool.

Strong lager

Birra a bassa fermentazione e alto tenore alcolico, tipicamente chiara. Non sempre alla quantità di alcool corrisponde una complessa struttura gustativa.

Trappiste

Le birre trappiste sono molto apprezzate in quanto vengono tuttora prodotte dai monaci trappisti in sei abbazie (cinque situate in Belgio e una in Olanda). fermentazione, rifermentate in bottiglia. Gradazione robusta (da 6 a 9° alcol). Di colore che varia dall’oro carico all’ambrato allo scuro. Schiuma ricca. Gusto pieno. Si bevono in grandi bicchieri balloon per meglio apprezzarne gli aromi. Può essere chiara ambrata o scura e contenere dal 6%) al 12% di alcol Alcune possono invecchiare.

Tripel/Triple

“Ale” belga di colore chiaro rifermentata in bottiglia Rispetto alla “dubbel” è più alcolica speziata e meno maltata.

Vienna

Birra a bassa fermentazione, di colore ambrato scarico con buon tasso alcolico e gusto delicato.

Weizen (Weisse)

Birre di frumento tedesche, leggermente asprigne e dorate di una abbondantissima schiuma. Molto dissetanti e rinfrescanti, sono anche assai digestive. Altra caratteristica è il lievito che rimane in sospensione dando alla birra un gusto particolare e un aspetto opaco. Sono prodotte in tre tipi: hefeweizen (chiare con lievito), dunkelweizen (scure, con lievito) e kristallklar (chiare, ma senza lievito che viene filtrato).

Weizen bock

Birra di frumento tedesca ambrato scuro Unisce in sé l’acidità di una con la rotondità e la potenza di una “bock”.

Wheat bear

Birra di frumento americana. Meno fruttata di quelle europee ma ugualmente fresca e frizzante.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!