Differenza tra dispnea, apnea e tachipnea

muscles-of-respirationDISPNEA

La dispnea o fame d’aria, (in inglese dyspnea o shortness of breath) è un sintomo caratterizzato da respirazione difficoltosa.
La dispnea può essere fisiologica quando si manifesta nel compiere uno sforzo pesante, specie in soggetti non particolarmente allenati allo sforzo.
La dispnea è patologica se si verifica in situazioni in cui il corpo non viene sottoposto a sforzo o quando viene sottoposto a sforzi molto lievi, quindi anche a riposo. Nell’85% dei casi è dovuto a asma, polmonite, ischemia cardiaca, malattia polmonare interstiziale, insufficienza cardiaca congestizia, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), stenosi laringo-tracheale o cause psicogene.  I fattori di rischio includono la vecchiaia, il fumo, l’ipertensione, l’iperlipidemia e il diabete. Per approfondire, leggi questo articolo: Dispnea ansiosa, notturna, cardiaca: sintomi e cura

APNEA

L’apnea (in inglese apnoea) è la mancanza totale di respirazione superiore ai 15 secondi. Durante l’apnea non c’è movimento dei muscoli della respirazione ed il volume dei polmoni rimane inizialmente invariato.
L’apnea può essere volontaria (come quando si trattiene il respiro), ma non può essere sostenuta per più di poche decine di secondi senza adeguato allenamento.
L’apnea è patologica se:

  • è indotta farmacologicamente (oppiacei);
  • è causata da ostruzione meccanica delle vie aeree (strangolamento),
  • è determinata da patologie (malattie neurologiche come sclerosi multipla ed encefaliti, sindrome delle apnee ostruttive…).

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TACHIPNEA

Con il termine tachipnea (in inglese tachypnea o tachypnoea) si intende un grande aumento della frequenza respiratoria rispetto alla norma (16-20 atti respiratori al minuto nelle persone adulte).
L’aumento della frequenza respiratoria è fisiologico in caso di grandi sforzi, ma anche in caso di sforzi lievi ma protratti nel tempo.
La tachipnea patologica si osserva a volte nei neonati prematuri (tachipnea transitoria del neonato) ed in molte altre patologie: nell’insufficienza cardiaca, negli stati febbrili, nelle turbe dei centri respiratori, nelle polmoniti, nelle sindromi dolorose della pleura e della parete toracica.

Quindi mentre nell’apnea la respirazione è temporaneamente del tutto bloccata, nel caso della dispnea il respiro è invece presente, seppur difficoltoso, mentre nella tachipnea il respiro è presente, ma molto rapido.

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Distacco posteriore di vitreo: quali sono le cause

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE EYES ANATOMY RETINA FOVEA CORPO VITREO CORNEA VISTA VISION SCLERA COROIDE MACULA CRISTALLINO LIMBUS NEO MELANOMA NEVO MIOPIA DALTONISMO PRESBIOPIA STRABISMO OCNel determinare il distacco posteriori di vitreo, sono in causa molteplici fattori quali:

  • la disidratazione;
  • la miopia;
  • i traumi;
  • la chirurgia della cataratta;
  • le uveiti (vitreiti, retiniti)
  • le infiammazioni intraoculari;
  • il precario equilibrio idro-elettrolitico di chi beve poco e suda molto nei climi caldi;
  • i farmaci diuretici usati nella terapia dell’ipertensione;
  • l’eccesso di colesterolo circolante.

Ma è soprattutto l’età a provocare una progressiva fluidificazione del gel, che collassa al centro formando lacune di liquefazione, sacche all’interno delle quali si addensano aggregati di fibre più o meno isolate, ammassate in filamenti e liberamente fluttuanti, mentre le porzioni periferiche tendono a scollarsi dalle fisiologiche aderenze con la retina: è il distacco posteriore di vitreo. Presente nel 6% della popolazione tra i 45 e 65 anni, tale percentuale aumenta sino al 50-70% oltre i 65 anni e nei miopi di una certa entità. Per tali ragioni, le miodesopsie possono associarsi alla percezione di lampi di luce, anche al buio e ad occhi chiusi (fosfeni o fotopsie), che rappresentano la risposta della retina alle trazioni. In un caso su sette, a tale sintomatologia corrispondono complicazioni come emorragie e rotture della retina, che richiedono un trattamento tempestivo (laser o chirurgico) onde evitare il distacco della retina e il conseguente rischio di perdita irreversibile della vista.

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Clistere: quanto tempo va trattenuto affinché agisca?

MEDICINA ONLINE DIARREA VIAGGIATORE VACANZA VIAGGIO CIBO ESOTICO INFEZIONI CIBI CONTAMINATI ACQUA INTESTINO DOLORE FECI LIQUIDEIl clistere è una tecnica che permette l’iniezione di un liquido nell’ano con lo scopo principale di stimolare l’evacuazione, ma anche utile in caso di irregolarità intestinali e irritazioni della mucosa intestinale, preparazione ad intervento chirurgico o procedura d’indagine, fecalomi.

Quanto tempo va trattenuto affinché agisca?

Il clistere evacuativo fa effetto in tempi molto variabili, che dipendono ovviamente dalla variabilità individuale, dalla patologia/condizione del paziente e dalla tipologia di liquido usato. Il clistere può fare effetto dopo alcuni secondi come anche trenta minuti dopo aver tolto la sonda, anche se generalmente tende a fare effetto entro circa 5 minuti. Ricordiamo che dopo aver tolto la sonda dall’ano, il soggetto dovrà rimanere disteso per almeno 10-15 minuti, per rendere efficace il clistere, in alcuni casi più gravi, i tempi si allungano fino anche a mezz’ora.

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi:

Per approfondire:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Coligas contro pancia gonfia, meterorismo e dolori addominali

MEDICINA ONLINE COLIGAS METEORISMO PANCIA GONFIA COMPRESSE  FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO IMAGE PHOTO PICTURE HI RES INIEZIONE  PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA EFFETTI COLLATERALI CONTRO.jpgColigas è il nuovo prodotto Aboca a base di estratti di Cumino, Carvi, Finocchio, Menta e Camomilla che, grazie al contenuto di oli essenziali, riducono efficacemente a risolvere i problemi di gonfiore addominale. L’azione sinergica di estratti secchi liofilizzati di Coriandolo e Zenzero, ad elevato contenuto di principi attivi, agiscono sulla fisiologica eliminazione dei gas in eccesso e aiutano a prevenirne la loro formazione. Gli estratti di erbe, infatti migliorano la regolare mobilità gastrointestinale e migliorano la funzionalità digestiva dello stomaco e dell’intestino riequilibrando la flora batterica. Coligas è un integratore alimentare utile per favorire, con una duplice azione, il benessere dell’intestino.

Coligas: un supporto contro i gonfiori addominali
Coligas può aiutare la regolarizzare la normale attività di eliminazione dei gas intestinali. La vita moderna è accompagnata da stress, cattiva alimentazione e una vita sregolata. Le cause del gonfiore addominale possono essere molteplici, dalla colite fino ai disturbi dell’apparato digerente. Dai laboratori erboristici nasce Coligas un integratore in opercoli, tisana o gocce che permette di regolarizzare le funzioni intestianali e gastriche. Infatti Coligas è costituito da una potente sinergia tra erbe carminative, vitamine del gruppo B e fermenti lattici vivi. Gli opercoli Coligas, probiotici, microincapsulati, raggiungono l’intestino dove sprigionano i principi attivi e risolvono efficacemente i problemi agendo anche sulla flora intestinale. Coligas: rimedio contro la flatulenza e i gonfiori addominali. Disturbo digestivo più comune è la flatulenza. Ognuno di noi ha dei gas intestinali, ma quando questi creano dei disturbi potrebbero essere indicatori d un problema più complesso. Aria ingerita o batteri presenti nel cibo non digerito, queste sono le principali cause del problema. L’aria passa dalla bocca per arrivare all’intestino dove rimane intrappolata espandendosi e tendendo le terminazioni nervose e creando, così, disturbi e gonfiore. Mangiare troppo provoca una sopraffazione degli enzimi digestivi, il cibo non digerito diventa un terreno di crescita per i batteri putrefattivi responsabili della formazione di gas. Frutta e verdura, latticini e cerali possono causare questo tipo di problemi in alcuni soggetti. La grande quantità di fibre presenti in questa tipologia di alimenti non viene assorbita dall’organismo provocando a sua volta problemi nella digestione.

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Coligas e le piante carminative
E’ definito carminativo un prodotto che è capace di ridurre la formazione di gas intestinali oppure i indurne l’eliminazione. Le sostanze carminative normalmente presentano una composizione di oli essenziali che calma lo stomaco, aumentando la peristalsi evitando così il ristagno prolungato dei gas nell’intestino, riducendo il gonfiore ed i fastidi ad esso collegati.

Alcune piante carminative come il Coligas sono:

  • Aneto
  • Carota
  • Coriandolo
  • Cumino dei prati
  • Cuscuta
  • Finocchio marino
  • Nepetella
  • Sedano
  • Sedano montano
  • Garofano
  • Noce moscata
  • Zenzero

Coligas: tanti formati
La casa produttrice Aboca consiglia di evitare l’abuso del prodotto fornendo delle dosi consigliate ben precise: per il Coligas opercoli è consigliata l’assunzione di 2 opercoli 2 volte al giorno prima dei pasti principali, Inoltre il prodotto può essere utilizzato anche al bisogno assumendo 2 opercoli fino ad un massimo di 3 volte al giorno nell’arco della giornata. Coligas Tisana. Coligas tisana si prepara come un normale infuso con filtri. Può essere assunto più volte al giorno. La composizione delle erbe che lo compongono unito agli oli essenziali la rendono una bevanda piacevole e gradevole, se non si vuole rinunciare a dolcificare l’infuso è consigliato l’uso del miele in luogo dello zucchero. Coligas in gocce. Grazie al tappo dosatore Coligas gocce può essere assunto per 2 o 3 volte al giorno fino a un massimo di 50 gocce per giorno. In tutti i casi sopra indicati non è consigliato superare le dosi. Coligas appartiene alla famiglia degli integratori alimentari e come tale non sostituisce una dieta alimentare completa. Le erbe utilizzate per comporre il Coligas sono adatte a riequilibrare il fisiologico funzionamento intestinale limitando i disagi da gonfiori intestinali.

Visita il sito del produttore seguendo questo link.

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Test cutaneo della tubercolina: Test di Mantoux per la tubercolosi

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MIl test di Mantoux o Tubercolin skin test è una prova di screening utile per saggiare la presenza in un individuo di una infezione anche latente da Mycobacterium tuberculosis, il micobatterio della tubercolosi. L’esecuzione del test consiste nell’iniezione intradermica, ovvero tra gli strati del derma della faccia volare dell’avambraccio, di 5 UI di PPD-S oppure 1-2 UI di PPD-RT23, che sono derivati proteici purificati della tubercolina (PPD, Purified Protein Derivative), per valutare la reazione locale dell’organismo a distanza di alcuni giorni.

Si tratta di un test economico e facile da effettuare, ma presenta vari svantaggi, tra cui il periodo ben definito per la lettura del risultato e una quota significativa sia di falsi positivi che negativi. È uno dei principali test per la tubercolina utilizzato in tutto il mondo, in larga misura sostituendo test multipli di punture, come il tine test . Il test Heaf, una forma di tine test, è stato utilizzato fino al 2005 nel Regno Unito, quando è stato sostituito dal test Mantoux. Il test Mantoux è approvato dalla American Thoracic Society e dai centri per il controllo e la prevenzione delle malattie. È stato utilizzato anche nell’URSS e ora è utilizzato nella maggior parte degli stati post-sovietici.

Procedura

Una dose standard di 5 unità tubercolina (UI – 0,1 ml), secondo il CDC o 2 UI di tubercolina RT23 dello Statens Serum Institute (SSI) in soluzione da 0,1 ml, secondo l’NHS viene iniettata intradermicamente (tra gli strati del derma) . Questa iniezione intradermica è definita la tecnica Mantoux. Una persona che è stata esposta ai batteri dovrebbe innescare una risposta immunitaria nella pelle contenente le proteine batteriche.

Per approfondire:

Risultato

Il paziente viene rivalutato dopo 48-72 ore, e il test viene considerato positivo se il tessuto in cui è stata iniettata la tubercolina PPD sviluppa un rigonfiamento piuttosto duro con un diametro che superi il valore soglia, che può essere di 5, 10 o 15 mm a seconda della classe di rischio a cui appartiene il paziente: più a rischio è il paziente, minore sarà il diametro soglia della reazione. Si sviluppa in questo caso una reazione di ipersensibilità ritardata (o DTH). Il test viene solitamente considerato negativo nei casi in cui la risposta sia al di sotto dei 5 mm di diametro.

Questo tipo di reazione è dovuto al fisiologico accumulo di liquidi, molecole e cellule caratteristico della risposta immunitaria; il fatto che questa sia apprezzabile in tempi relativamente brevi (due o tre giorni) indica una reazione di tipo secondario e quindi più rapida ed intensa da parte del sistema immunitario: ciò è dovuto ad un pregresso, e nel caso della Tubercolosi ancora in atto, incontro del soggetto con l’antigene in questione che ha permesso lo sviluppo di cellule memoria (ad esempio i linfociti di memoria). In questo caso, quindi, è riconosciuta la presenza di una ITL, infezione tubercolare latente.

Una positività al test è indice di un contatto pregresso del paziente col batterio della tubercolosi o con la tossina iniettata, ma non prova lo stato della malattia. Per questo motivo, i soggetti positivi al test di Mantoux, soprattutto se a rischio come bambini, anziani, immunodepressi od operatori sanitari, vengono sottoposti ad ulteriori test diagnostici discriminanti la presenza o meno della malattia, tra cui test immunologici o anche radiologici.

La positività al test di Mantoux per un paziente con infezione in corso si verifica invece dopo 8 settimane dal contagio (cosiddetto periodo finestra). In casi di sospetto contagio, seppur in presenza di test negativo, è quindi necessario ripeterlo dopo 8-10 settimane.

Classificazione della reazione tubercolina

I risultati di questo test devono essere interpretati con attenzione. I fattori di rischio medico determinano in che misura il rigonfiamento (5 mm, 10 mm o 15 mm) è considerato positivo. Un risultato positivo indica l’esposizione al TB:

  • 5 mm o più è positivo :

-Una persona HIV-positiva

-Persone con contatti recenti con un paziente di TB

-Persone con cambiamenti nodulari o fibrotici ai raggi X del torace coerenti con una datata TB guarita

-Pazienti con trapianti di organi e altri pazienti immunosoppressi

  • 10 mm o più è positivo

-Arrivi recenti (meno di cinque anni) dai paesi ad alta prevalenza

-Utilizzatori di droga iniettabile

-residenti in ambienti ad alto rischio (quali prigioni, case di cura, ospedali, rifugi senza tetto, ecc.)

-Personale di laboratorio che lavorano con il Micobatterio

-Persone con condizioni cliniche che li predispone a rischio elevato (ad es. Diabete, terapia prolungata di corticosteroidi, leucemia, malattia renale dello stadio finale, sindromi di malassorbimento cronico, peso corporeo basso)

-Bambini minori di quattro anni, o bambini e adolescenti esposti ad adulti in categorie ad alto rischio

  • 15 mm o più è positivo

-Persone che non presentano fattori di rischio conosciuti per TB

È necessario tener conto che i programmi di test della pelle mirati devono essere condotti solo nei gruppi ad alto rischio.

Una conversione della prova tubercolina è definita come un aumento di 10 mm o più in un periodo di due giorni, indipendentemente dall’età. I criteri alternativi includono gli aumenti di 6, 12, 15 o 18 mm.

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Falsi positivi e falsi negativi

Falso positivo

Un soggetto Mantoux positivo potrebbe essere stato effettivamente infettato dal mycobacterium tuberculosis, oppure da uno degli altri micobatteri (quindi non tubercolari) che hanno reazione positiva al test di Mantoux, o ancora potrebbe essere stato vaccinato in passato contro la tubercolosi con BCG (mycobacterium bovis). TST (test della pelle tubercolina) positivo è determinato dalla dimensione del rigonfiamento. La dimensione è calcolata considerando soprattutto i fattori di rischio : un paziente a basso rischio deve avere una maggiore rigonfiamento per un risultato positivo di un paziente ad alto rischio. I gruppi ad alto rischio comprendono contatti recenti con soggetti con TBC, HIV+, soggetti con radiografie del torace con alterazioni fibrotiche, riceventi del trapianto di organi e quelli con immunosoppressione.

Secondo il Dipartimento di Salute dell’Ohio e il Dipartimento di Salute degli Stati Uniti, il vaccino Bacillus Calmette-Guérin (BCG) non protegge contro l’infezione da TB. Esso, tuttavia, dà nell’80% dei casi protezione ai bambini contro la meningite tubercolare e la tubercolosi miliare. Pertanto, un TST / PPD positivo in una persona che ha ricevuto il vaccino BCG è interpretato come infezione latente( LTBI). A causa della bassa specificità della prova, la maggior parte delle reazioni positive nei bambini e negli adolescenti a basso rischio sono falsi positivi. Positivi falsi possono anche verificarsi quando l’area iniettata viene toccata, causando gonfiore e prurito. Un’altra fonte di risultati falsi positivi può essere la reazione allergica o un’ipersensibilità. Sebbene rari, (circa 0,08 reazioni riportate per milione di dosi di tubercolina), queste reazioni possono essere pericolose e si devono prendere precauzioni avendo disponibile l’epinefrina.

Falso negativo

Al contrario, un paziente Mantoux negativo potrebbe anche essere abbastanza immunodeficiente o immunodepresso da non poter scatenare la reazione infiammatoria, oppure aver contratto il micobatterio più recentemente rispetto al periodo finestra della malattia. Da un rapporto del 2008 sui casi di tubercolosi in Italia, si è visto che il test può risultare negativo in un’alta percentuale dei contagiati per cui è utilizzato. Inoltre la reazione al test PPD viene alterato nelle seguenti condizioni:

  • Mononucleosi infettiva
  • Vaccino da virus vivo – Il test non deve essere effettuato entro 3 settimane dalla vaccinazione dal virus vivo (ad esempio vaccino MPR o vaccino Sabin).
  • sarcoidosi
  • Malattia di Hodgkin
  • Corticosteroide terapia / uso steroide
  • Malnutrizione

Questo perché il sistema immunitario deve essere funzionale per montare una risposta al derivato proteico iniettato sotto la pelle. Un falso risultato negativo può verificarsi in una persona che è stata recentemente infetta da TB, ma il cui sistema immunitario non ha ancora reagito ai batteri.

Test alternativi

Per superarne i limiti di specificità e sensibilità del test di Mantoux sono state studiate varie alternative in vitro per l’individuazione di infezioni tubercolari, tra cui il Test Interferon Gamma (TIG) o Interferon-Gamma Releasing Assay (IGRA) con Quantiferon GOLD TB o T-SPOT.TB. Tali test utilizzano le proteine ESAT-6 (early secretory antigen target-6) e CFP-10 (culture filtrate protein-10), specificamente codificate dalla regione RD1 del mycobacterium tuberculosis, per stimolare i linfociti T effettori circolanti a produrre interferone gamma (IFNγ). La positività del test è quindi legata ad una reazione immunitaria specifica agli antigeni del micobatterio della tubercolosi, escludendola quindi in quei pazienti che siano stati in realtà vaccinati contro la TB o che infettati da agenti patogeni diversi ma comunque reattivi al test di Mantoux.

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Dieta zero grano senza pane né pasta: cosa mangiare?

MEDICINA ONLINE CIBO DIETA ALIMENTAZIONE PASTA RISO SUGO DIABETE CIBI GLICEMIA CARBOIDRATI PRANZO CUCINA CENA RICETTADieta zero grano: cos’è?

Questo regime alimentare è stato diffuso in seguito ad una pubblicazione di William Davis, cardiologo statunitense. Quest’ultimo è convinto che bisognerebbe bandire dalla tavola sia il pane che la pasta. Soltanto in questo modo si può dimagrire in maniera veloce e naturale. Secondo Davis, le cause del sovrappeso vanno rintracciate nei processi di lavorazione del grano, che ne alterano la composizione originale: tutto ciò determinerebbe vari problemi all’organismo, comprese le patologie cardiovascolari legate strettamente all’aumento del peso corporeo.

Come funziona

Secondo il cardiologo Davis, nella nostra epoca abbiamo sviluppato una sorta di dipendenza dal grano. Tutto sarebbe imputabile alla gladina, una proteina del frumento che si comporterebbe come un oppiaceo. L’unico modo per dimagrire e per aggirare l’effetto di questa proteina è rinunciare ai farinacei, a tutti quei prodotti preparati con la farina di grano. In questo modo, secondo l’esperto, si possono perdere fino a 20 chili in pochi mesi, regolando anche i problemi di pressione alta e di ipercolesterolemia.

Cosa mangiare

L’alimentazione senza grano, secondo l’ideatore di questa dieta, permetterebbe di non andare incontro a nessuna carenza nutrizionale. In particolare dovremmo strutturare i nostri pasti in questo modo:

  • alimenti consentiti – verdura, frutta fresca, frutta secca, carne, uova, pesce, formaggi;
  • alimenti non consentiti – tutti i prodotti realizzati a base di grano, farro, orzo e segale e tutti i cibi pieni di zuccheri;
  • alimenti parzialmente ammessi – latticini, legumi, succhi di frutta.

Perché il grano farebbe male

Secondo il cardiologo William Davis, ci sarebbero alcuni motivi in base ai quali il grano si rivelerebbe dannoso nei confronti dell’organismo. L’esperto ritiene che il grano di oggi non sia più quello di una volta, per questo sarebbe da evitare:

  • livello degli zuccheri nel sangue – dopo aver mangiato un piatto di pasta, il livello degli zuccheri nel sangue rimane alto per più di 4 ore;
  • livello dell’insulina – anche il livello dell’insulina rimane alto e contribuisce alla formazione del grasso soprattutto addominale;
  • grasso addominale – il grasso addominale, che determina la formazione della tipica pancetta, deve essere considerato il frutto di un’infiammazione;
  • effetto sul cervello – l’effetto del grano sul cervello corrisponderebbe in maniera del tutto simile a quello provocato dagli oppiacei;
  • effetto sulla pelle – Davis ritiene che il grano contribuisca in maniera determinante a far invecchiare la pelle.

IMPORTANTE: prima di seguire una dieta di questo tipo, chiedete prima consiglio al vostro medico.

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Articoli sul prediabete:

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Il diabetico può mangiare la zucca? Quanti carboidrati e calorie contiene?

MEDICINA ONLINE ZUCCA CALORIE PROPRIETA USI BENEFICI SALUTE FRUTTA VERDURA CUCINA RICETTE RICETTA LIGHT DIETADal punto di vista nutrizionale la zucca si caratterizza, come tutte le verdure di colore arancione, per l’elevato contenuto di carotenoidi. Contiene 26 calorie per 100 grammi e 7 grammi di carboidrati, inoltre possiede molta acqua (fino a quasi il 90%) ed è una buona fonte anche di vitamine C, B1, B6, niacina, acido folico, acido pantotenico, minerali come il potassio e apporta anche fibre. I carboidratirappresentano soltanto il 2%.
Molteplici sono le sostanze vegetali (phytochemicals) a cui si possono ricondurre i diversi effetti salutistici. Molti test, effettuati su cellule in vitro e su ratti, hanno evidenziato che alcune sostanze contenute nella zucca, sia nel frutto, sia nei semi della pianta hanno proprietà benefiche per la nostra salute. Si iniziano ad avere conferme anche da studi epidemiologici sull’uomo, ma occorre ancora tempo prima di poter chiarire le dinamiche fisiologiche di certe sostanze e per avere un’evidenza forte e indiscutibile degli effetti positivi sull’uomo. Allo stato attuale i potenziali effetti sulla salute attribuiti alla zucca e ai semi o a loro derivati sono molteplici:  anti-diabetica, antiossidante, anti-tumorale e anti-microbica, anti-infiammatoria, anti-parassitica, epato-protettiva, ipotensiva. Attualmente, di queste, le prime quattro sono le proprietà rilevate con la maggiore solidità scientifica.

Attività anti-diabetica
In alcuni studi si è vista un’azione ipoglicemizzante con una riduzione dei livelli di zucchero circolanti grazie a un estratto di zucca cruda (specialmente con la Cucurbita ficifolia), sia nei ratti diabetici, sia in soggetti affetti da diabete mellito di tipo 2. E’ possibile che in qualche modo venga stimolata la produzione di insulina da parte del pancreas. Anche nei semi di zucca è stata rilevata una sostanza con un forte potenziale ipoglicemizzate, si chiama D-chiro-inositolo. Per questi motivi il paziente diabetico può assumere la zucca, ovviamente in quantità adeguate e previa autorizzazione da parte del medico curante.

Attività antiossidante
Lo stress ossidativo è considerato una caratteristica di molte patologie croniche e delle loro complicanze come diabeteobesitàtumori. Grazie alla zucca è possibile fare il pieno di antiossidanti per combattere i radicali liberi e proteggere le cellule. Come tutti gli alimenti ricchi di antiossidanti anche la zucca sembrerebbe potenziare le difese interne dell’organismo contro i radicali liberi.

Effetti anti-tumorali
Un’alimentazione ad elevato apporto di vegetali e frutta è ormai universalmente considerata preventiva nei confronti dell’insorgere di un tumore.
Diete con un elevato consumo di semi di zucca si sono dimostrate in grado di abbassare il rischio di tumore alla prostata, al seno, al polmone e al colon-retto. Alcune proteine dei semi potrebbero inoltre inibire la proliferazione del melanoma.
Effetti anti-tumorali si sono osservati anche nell’olio di semi di zucca, probabilmente per l’elevato apporto di carotenoidi.

Conclusioni
I presupposti sono tanti e buoni ma occorrono maggiori studi per chiarire i meccanismi ed esplorare il potenziale terapeutico degli estratti di zucca e di semi. Nel frattempo possiamo gustare il sapore dolce della zucca e la sfiziosità dei suoi semi sicuri di rifornire l’organismo di preziose sostanze, senza innalzare troppo i livelli glicemici (attenzione comunque al pasto generale) con l’accortezza di variare spesso l’alimentazione, perché nessun cibo è completo dal punto di vista nutrizionale.

I migliori prodotti per diabetici
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, estremamente utili per aiutare il diabetico ed il pre-diabetico a mantenere i giusti livelli di glicemia, perdere peso e migliorare la propria salute. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Gomme in formula 1: differenze, colori e vantaggi delle varie mescole

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Partendo da destra le sette gomme da asciutto (dalla più soft alla più hard) ed in fondo le due gomme da bagnato

In Formula 1 ogni particolare delle vetture, anche quello più piccolo ed apparentemente insignificante, può fare la differenza tra vincere un Gran Premio ed arrivare decimi, quindi immaginate l’enorme differenza che può fare il tipo di gomma. In F1 esistono varie mescole diverse ed ognuna ha le sue caratteristiche peculiari ed è studiata per offrire massimo grip e velocità oppure per avere buone prestazioni ma massimizzando la durata. La seguente lista è aggiornata al 2018 (quindi potrebbe non essere aggiornata, se ad esempio state leggendo questo articolo nel 2023) ed include 9 diverse mescole, due da bagnato e sette da asciutto.

Gomme da asciutto

Sono sette le tipologie di pneumatici che Pirelli mette a disposizione per la pista asciutta che potete distinguere facilmente ad occhio in base al colore delle bande poste sui lati:

  • Hypersoft;
  • Ultrasoft;
  • Supersoft;
  • Soft;
  • Medium;
  • Hard;
  • Superhard.

1) Gomme Hypersoft

E’ una novità del 2018: l’hypersoft, di colore rosa. E’ la mescola più morbida e più veloce in assoluto, adatta per tutti i circuiti che richiedono livelli elevati di grip meccanico. È la gomma da “qualifica”, velocissima ma che dura per pochi giri.

2) Gomme Ultrasoft

Fino al 2017 è stata la mescola più morbida: è la P Zero Purple, la gomma Ultrasoft  (riconoscibile dalla banda viola). Si tratta di uno pneumatico progettato appositamente per arrivare velocemente in temperatura ed avere un grip eccellente per pochi giri tuttavia si degradano altrettanto velocemente. Adatto per l’impiego su circuiti stretti e tortuosi che enfatizzano il grip meccanico.

3) Gomme Supersoft

Le gomme Supersoft P Zero Red si riconoscono per la banda laterale rossa ed hanno prestazioni eccellenti, si riscaldano in fretta e si consumano piuttosto velocemente. Permettono veloci giri molti veloci. Naturalmente hanno una durata maggiore rispetto alle Ultrasoft. E’ ideale per i circuiti lenti e tortuosi, soprattutto con una temperatura esterna fresca o fredda, quando è necessaria la massima aderenza meccanica. E’ una mescola “low working range”.

4) Gomme Soft

Spostandoci verso le gomme più dure troviamo gli pneumatici Soft che sfoggiano una banda laterale gialla. Lo P Zero Yellow è lo pneumatico “intermedio” tra mescole morbide e dure e costituisce un ottimo compromesso perché riesce a garantire buone prestazioni sul giro e, allo stesso tempo, ha un’usura minore rispetto alle Supersoft e le Ultrasoft. Molto utili anche perché possono sopportare il degrado dei primi giri in cui le monoposto sono più pesanti. E’ una gomma versatile e particolarmente appropriata su circuiti caratterizzati da alte velocità ed elevati carichi di energia.

5) Gomme Medium

Le gomme Medium (con una banda laterale bianca), a dispetto del nome, sono piuttosto dure come mescola. Le P Zero White sono generalmente usate solo in piste con grandi velocità, alti carichi aerodinamici ed alte temperature come ad esempio a Monza. E’ una mescola “low-working range”.

6) Gomme Hard

La P Zero Ice Blue Hard è la seconda gomma più dura della gamma Pirelli, dopo la Superhard. Ha colore azzurro ed è progettato per i circuiti caratterizzati da alti carichi sulle gomme, con asfalto abrasivo o curve veloci, con temperature ambientali alte. La mescola entra in temperatura più lentamente, ma dura molto di più. È una mescola “high-working range”.

7) Gomme Superhard

Le Superhard sono le gomme più dure che Pirelli produce per la Formula 1, sono riconoscibili dalla banda laterale arancione e, come si può intuire dal nome, sono state pensate per tutte quelle piste in cui i carichi aerodinamici sono molto elevati, si guida lungo molti curvoni veloci e l’asfalto è molto abrasivo: è una gomma estremamente resistente.

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Gomme da bagnato

La gamma degli pneumatici in Formula 1 prevede ulteriori due tipologie studiate per le gare in cui la pioggia bagna la pista: Intermedie e Full Wet. Sono ben riconoscibili dalle gomme dry grazie alla caratteristica scolpitura del battistrada (vedi foto in alto) importante per avere il massimo grip sulle piste bagnate e scivolose perché permettono l’evacuazione dell’acqua.

1) Gomme Intermedie

Le gomme Intermedie (con banda laterale verde) sono gomme piuttosto versatili ed utili quando il tempo è incerto. Alla massima velocità le Pirelli Cinturato Green riescono ad espellere ben 25 litri di acqua al secondo e vengono usate soprattutto quando la pista è leggermente bagnata o si sta asciugando.

2) Gomme Full Wet

Le Full Wet (riconoscibili dalla banda blu) e dal battistrada molto caratteristico, sono invece degli pneumatici studiati appositamente per gare molto piovose, dove l’acqua avvolge tutta la pista. Per riuscire a correre in condizioni così estreme la Pirelli ha fatto in modo che riescano ad espellere addirittura 65 litri di acqua al secondo.

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