Differenza tra ciglia e flagelli con esempi

MEDICINA ONLINE CELLULA CIGLIA MICROVILLI FLAGELLI STEREOCIGLIA RIPRODUZIONE GAMETI CELL WALLPAPER PICS IMAGE PICTURE PIC HI RESOLITION HI RES TESSUTO LINFOCITI T B MACROFAGI IMMUNITA AUTOIMMUNITARIE.jpgLe ciglia ed i flagelli
Le ciglia e i flagelli sono appendici locomotorie che sporgono da alcune cellule. Le piccole e numerose appendici che permettono il movimento di protisti come Paramecium sono dette ciglia; altri protisti possiedono, invece, i flagelli, appendici più lunghe delle ciglia e generalmente meno numerose (solo uno o pochi per cellula). I flagelli sono presenti anche nelle cellule spermatiche di molti animali pluricellulari e di alcune piante. Le cellule dotate di flagelli si spostano spinte dal movimento ondulatorio di questi ultimi, simile a quello di una frusta, mentre le ciglia agiscono più come remi azionati contemporaneamente da un equipaggio di canottieri. Oltre a essere utili per la locomozione, ciglia e flagelli possono svolgere funzioni particolari all’interno di organi specializzati. Le cellule della trachea umana, per esempio, hanno ciglia che si muovono per allontanare dai polmoni il muco contenente particelle estranee.

La struttura ed il movimento di ciglia e flagelli
Le ciglia e i flagelli hanno una struttura e un meccanismo di movimento molto simili. Entrambi sono costituiti da microtubuli avvolti da una estroflessione della membrana plasmatica; nove coppie di microtubuli sono disposte ad anello intorno a una coppia centrale in una configurazione, chiamata 9 + 2, comune a quasi tutti i flagelli e alle ciglia degli eucarioti. Nel citoplasma, il complesso di microtubuli si prolunga in una struttura di ancoraggio chiamata corpo basale, con una configurazione caratteristica comprendente nove triplette di microtubuli disposte ad anello. Quando un ciglio o un flagello incomincia a crescere, il corpo basale agisce da punto di partenza per l’assemblaggio dei microtubuli mediante la progressiva aggiunta di unità di tubulina. I corpi basali hanno una struttura molto simile a quella dei centrioli del centrosoma delle cellule animali. Il movimento di ciglia e flagelli dipende dall’azione di una proteina motrice, la dineina, che forma strutture dette braccia attaccate a ciascuna coppia di microtubuli esterni. Utilizzando l’energia proveniente dall’ATP, le braccia di dineina di una coppia di microtubuli si agganciano a quelle di una coppia adiacente ed esercitano una forza di trazione. Le coppie di microtubuli sono tenute insieme da ponti trasversali di natura proteica e da raggi diretti verso i microtubuli centrali. Se le coppie non fossero tenute saldamente in posizione, l’azione delle braccia di dineina le farebbe scivolare l’una sull’altra. Tale azione, invece, fa flettere i microtubuli, determinando in questo modo il movimento di ciglia e flagelli.

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Palato: anatomia, funzioni e patologie più diffuse in sintesi

MEDICINA ONLINE WOMAN GIRL LIPS BEAUTIFUL SMILE WHITE TEETH DENTI BIANCHI LABBRA SORRISO RISO DONNA VISO VOLTO CARIE TARTARO PLACCA DENTIFRICIO COLLUTORIO SPAZZOLINO PULIZIA CLEANING WALIl palato è la parete superiore della cavità orale. È costituito nei 2/3 anteriori dal palato duro e nel terzo posteriore dal palato molle. Queste due porzioni normalmente sono scarsamente distinguibili alla vista, anche se il palato molle è più vascolarizzato e quindi può apparire di colore rosso più intenso, sono invece ben distinguibili al tatto.

Palato duro

Il palato duro una formazione osteo-fibro-mucosa, in quanto è costituito dai processi palatini dell’osso mascellare, dalle lamine orizzontali delle ossa palatine e da un rivestimento muco-periostale molto resistente. Il piano osseo è a volta, i cui bordi sono ancorati ai bordi delle emiarcate alveolari del mascellare; la conformazione di tale volta è variabile a seconda di età, sesso, conformazione del massiccio facciale e dallo sviluppo delle fosse nasali. In particolare, se il soggetto presenta fossi nasali strette avrà un palato ogivale, in caso di fosse nasali larghe il palato sarà più spianato e con distanza tra le due emiarcate superiori aumentata. La mucosa si presenta di colore rosa pallido, lungo la linea mediana si apprezza il rafe palatino che anteriormente termina con la papilla incisiva; da tale papilla e dal tratto anteriore del rafe si dipartono dei rilievi pleiomorfi chiamati rughe palatine, che rendono la superficie del palato duro anteriore alquanto irregolare. Tale irregolarità ha come fine l’agevolazione del processo della masticazione. La superficie posteriore appare liscia e regolare, ad un maggior ingrandimento si notano piccole crestoline da cui sboccano i dotti escretori delle ghiandole palatine.

Struttura del palato duro

La mucosa è di tipo masticatorio, ossia coperta da un epitelio pavimentoso pluristratificato cheratinizzato, la tonaca propriapresenta una tessitura di tessuto connettivo denso, con numerose e alte papille in corrispondenza dell’interfaccia con l’epitelio (circa 150 per mm quadrato). La tonaca propria è strettamente adesa al sottostante periosteo soprattutto lungo la linea mediana grazie a robusti tralci fibrosi, e l’adesione è talmente forte da rendere impossibile la scollatura dei due strati e da rendere indistinguibile la tonaca propria dalla sottomucosa; più perifericamente, cioè vicino ai processi alveolari, poggia su uno strato cellulo-adiposo nel cui contesto corrono vasi e nervi del palato. Nei 2/3 posteriori del palato duro sono presenti le ghiandole mucose palatine.

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Vasi e nervi del palato duro

La vascolarizzazione è assicurata dall’arteria palatina maggiore e dall’arteria nasopalatina, l’innervazione invece dal nervo palatino anteriore e dal nasopalatino, entrambi rami della branca mascellare del trigemino.

Palato molle

Il palato molle ha la funzione di isolare la cavità orale dalla rinofaringe durante la deglutizione, poiché il suo ricco corredo muscolare lo rende particolarmente mobile. Detto anche velo palatino, è una lamina muscolo membranosa distinta in due porzioni:

  • una orizzontale, naturale continuazione del palato duro
  • una verticale, terminante con un margine libero

La porzione orizzontale fa parte della volta della cavità orale e ne costituisce il terzo posteriore, il passaggio da palato duro a molle non è molto demarcato, anche se si nota per un colore più intenso (per la maggior vascolarizzazione) e per la presenza di un epitelio più sottile. La porzione verticale presenta una superficie concava anteriormente e leggermente a sella rovesciata. Il margine libero presenta una piccola prominenza carnosa chiamata ugola al centro, ai due lati si inarca e si sdoppia in due pieghe chiamati pilastri palatini anteriore e posteriore o pilastri palatoglosso e palatofaringeo. Tali pilastri delimitano la fossa tonsillare in cui è accolta la tonsilla palatina.

Muscoli del velo palatino

Sono presenti cinque muscoli pari.

  • Muscolo tensore del velo palatino: Origina dalla fossetta scafoidea, dalla superficie antistante al foro ovale e dalla lamina laterale della cartilagine tubarica; le sue fibre procedono da tale origine verso il basso e in avanti lungo la lamina mediale del processo pterigoideo dello sfenoide e si espande quindi sull’aponeurosi palatina. La sua contrazione determina un’estensione del palato, importante per la modulazione della voce.
  • Muscolo elevatore del velo palatino: nasce dalla faccia inferiore della piramide del temporale in prossimità dell’apice, decorre sulla parete laterale della faringe e raggiunge il palato molle per espandersi sulla superficie dorsale dell’aponeurosi palatina ed entrare in rapporto col muscolo controlaterale. La sua contrazione determina il sollevamento del palato molle.
  • Muscolo Azygos: nasce dalla spina nasale posteriore e decorre ai lati della linea mediana dell’aponeurosi palatina e termina sulla punta dell’ugola. La sua contrazione determina una contrazione dell’ugola.
  • Muscolo palatoglosso: nasce dalla faccia anteriore dell’aponeurosi palatina, decorre nello spessore del pilastro palatino anteriore e raggiunge la radice della lingua dove le sue fibre in parte si accompagnano alle fibre del muscolo stiloglosso e in parte con le fibre del muscolo trasverso. La sua contrazione restringe l’istmo delle fauci.
  • Muscolo palatofaringeo: origina dalla superficie dorsale dell’aponeurosi palatina con due fasci che confluiscono verso il margine postero laterale del palato, da cui scendono lateralmente e dietro la tonsilla palatina e terminano in parte sul margine posteriore della cartilagine tiroide e in parte dalla tonaca fibrosa della parete laterale della faringe. La contrazione determina un accorciamento della faringe.

Struttura del velo palatino

La mucosa del versante orale caratterizzata da un epitelio pavimentoso pluristratificato non cheratinizzato con presenza di alcune gemme gustative e da una tonaca propria ricca di ghiandole, fibre elastiche, con numerose papille. Lo strato muscolaredal corpo del muscolo palatoglosso. L’aponeurosi palatina è lo scheletro fibroso del palato molle ancorato anteriormente al margine posteriore della volta del palato duro e ai lati agli uncini dei processi pterigoidei dello sfenoide, indietro si perde nello spessore dei muscoli cui fa da inserzione.

Vasi e nervi del velo palatino

La vascolarizzazione è assicurata dall’arteria palatina discendente (ramo della mascellare interna) e dall’arteria palatina ascendente (ramo dell’arteria facciale). L’innervazione sensitiva è fornita dai rami del nervo sfenopalatino, quella motrice dal trigemino, dal facciale e dall’accessorio del vago tramite il plesso faringeo.

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Funzioni del palato

Il palato molle è dotato di una ricca e complessa mobilità grazie alla sua componente muscolare, e interviene in due processi complessi: la deglutizione e la fonazione. Durante la deglutizione svolge la propria funzione con due azioni:

  • La formazione del bolo alimentare, grazie alla contrazione dei muscoli palatoglossi che spingono la radice della lingua contro il margine libero del velo palatino creando una barriera contro la quale il bolo viene compattato e modellato per essere deglutito.
  • Il passaggio del bolo nel cavo faringeo, tramite l’azione dei muscoli elevatori del palato e dei muscoli palato-faringei che sollevano il velo palatino e lo addossano alla parete posteriore della faringe chiudendo le coane nasali, impedendo che il bolo possa risalire in esse. Contemporaneamente grazie ad altri gruppi muscolari la laringe sale verso l’alto e viene chiusura della stessa grazie all’epiglottide: in tal modo il bolo scende nell’esofago.

Quanto alla fonazione il palato molle interviene indirizzando il flusso d’aria in uscita dalla laringe o verso le coane o verso la cavità orale, con una gamma di movimenti di abbassamento e sollevamento che vanno da un minimo di sollevamento nella emissione delle vocali A e O e al massimo di sollevamento per la vocale I. Per le consonanti nasali si ha invece il massimo dell’abbassamento. In caso di paralisi dei muscoli del velo palatino (es.: in caso di difterite) la voce diventa nasale e durante la deglutizione di liquidi avviene il rigurgito di questi nelle cavità nasali.

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Il plasma contiene fibrinogeno? Ed il siero?

technician placing blood tubes in the laboratory centrifuge

technician placing blood tubes in the laboratory centrifuge

Il plasma contiene fibrinogeno? La risposta è SI. Il plasma è composto per il 90% da acqua, in cui sono disciolti sali e proteine plasmatiche: albumina, fattori della coagulazione prodotti dal fegato, le immunoglobuline (o anticorpi per la difesa) prodotte dai linfociti e appunto fibrinogeno.

Il siero sanguigno – o più semplicemente “siero” – invece NON contiene fibrinogeno. Il siero è infatti plasma privo di fibrinogeno, fattore VIII, fattore V e protrombina.

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Dove si trova l’orifizio dell’uretra femminile rispetto alla vagina?

MEDICINA ONLINE VULVA LABBRA GRANDI PICCOLE LABIA MINORA MAJOR VAGINA SEX SESSO DONNA APPARATO SESSUALE FEMMINILE CLITORIDE MEATRO URETRALE OPENING IMENE VERGINITA WALLPAPER PICS PICTURE PHOTO.jpgIl meato uretrale (o orifizio, o apertura, in inglese urethral opening) è un piccolo forellino relativamente ben nascosto che nella vulva è posizionato al di sopra dell’apertura della vagina ed al di sotto del clitoride (vedi foto in alto). Attraverso il meato uretrale fuoriesce l’urina che – attraverso l’uretra – giunge dalla vescica.

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Cosa contiene lo sperma?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma EMATOSPERMIA SANGUE SPERMA CAUSE TERAPIE Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Luce Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Dietologo DermatologiaLo sperma maschile, anche denominato “liquido seminale“, è costituito da:

  • 5% di spermatozoi (la parte solida dello sperma);
  • 95% di plasma seminale (la parte liquida dello sperma).

Il liquido seminale contiene in particolare moltissime molecole che entrano nel metabolismo umano, tra cui:

  • acido ascorbico,
  • antigeni del sangue,
  • calcio,
  • cloro,
  • colesterolo,
  • acido citrico,
  • creatina,
  • aboutonia,
  • fruttosio,
  • acido lattico,
  • magnesio,
  • azoto,
  • fosforo,
  • potassio,
  • pirimidina,
  • sodio,
  • sorbitolo,
  • spermidina,
  • urea,
  • acido urico,
  • vitamina B12,
  • zinco.

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Medico Chirurgo
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Ormoni estrogeni: cosa sono e quali funzioni svolgono?

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOCon “estrogeni” in medicina si intende un gruppo che comprende i principali ormoni sessuali femminili. Si tratta di ormoni steroidei, che devono il proprio nome dall’estro e sono presenti in entrambi i sessi, anche se Continua a leggere

Potenziale genetico: come calcolare la massima crescita muscolare possibile

MEDICINA ONLINE PALESTRA MUSCOLI IPERTROFIA ALLENAMENTO FIBRE MUSCOLARI ROSSE BIANCHE POTENZIALE GENETICO PESI PESISTICA WORKOUT PRE POST INTEGRATORI PROTEINE AMINOACIDI RAMIFICATI BCAA WHEY CASEINE CREATINA CARNITINA FISICOIl primo pensiero di un ragazzo che mette piede per la prima volta in sala pesi, desideroso di aumentare la massa muscolare, è l’immagine di un fisico armonico e muscoloso, grosso e definito, che pensa di poter raggiungere di lì a poco, basta guardare la “casuale” esplosione delle iscrizioni in palestra nei mesi di maggio-giugno, quando si pensa che in paio di mesi si raggiungerà il fisico perfetto da mostrare in spiaggia. C’è effettivamente molta confusione sull’argomento, ragazzini di 1.80 m per 70 kg che dopo aver provato a fare pesi a casa si iscrivono in palestra pensando di poter aumentare enormemente la massa muscolare per raggiungere il fisico visto chissà dove nel giro di qualche mese, a cui nessuno dice che i fisici delle riviste di body building non sono affatto raggiungibili se non con l’ausilio di buone dose di steroidi utilizzate in modo eccellente (oltre ad un lavoro in palestra coi pesi molto paziente e meticoloso) e non solo integratori per la crescita muscolare.

Per fare un po’ di chiarezza sull’argomento “Che fisico posso raggiungere?” bisogna considerare una serie di fattori, tra i cui i più importanti sono la predisposizione fisica del soggetto in questione (la genetica, in sostanza) ed i livelli a cui vuole ambire, con riferimento, in particolare, alla percentuale di grasso corporeo: non è così difficile aumentare di 20 kg la massa muscolare se dall’altro lato poi ci si ritrova con il 25-28% di grasso, cosa che fa apparire sicuramente meno “secchi” ma anche decisamente “appannati”. Da non tralasciare anche l’anzianità di allenamento della persona: all’inizio può essere sufficiente veramente poco per fare grandi progressi ed accumulare vari kg di muscoli, ma dopo 5-6 anni di allenamento continuativo, la crescita muscolare non è più veloce e qualche etto di tessuto muscolare in più viene davvero sudato purtroppo.

Tasso medio di aumento muscolare

Avvalendoci dell’esperienza pluriennale di voci molto più autorevoli nel campo, come Lyle McDonaldAlan Aragon e Martin Berkhan, riporto qui i dati tratti dalle loro esperienze, che molto spesso hanno un riscontro nella realtà di tutti i giorni. Vediamo dunque quanto velocemente si può aumentare la massa muscolare, mediamente, a seconda del proprio livello.

Valori di riferimento.
Livello Anzianità d’allenamento Potenziale crescita (% sul peso totale al mese)
Principiante < 2 anni 1.0-1.5%
Intermedio > 2 anni, < 4 anni 0.5-1.0%
Avanzato > 4 anni 0.25-0.5%

Faccio notare che il potenziale di crescita si riferisce alla massa magra ed il range è dovuto alla differenza interindividuale (le donne si collocano nella parte inferiore).

Il massimo potenziale di crescita muscolare

Se nella tabella precedente sono stati indicati grosso modo i possibili aumenti di peso mensili, che una persona che vuole “mettere massa” può aspettarsi, presento qui l’espressione, formulata da Casey Butt sulla base dell’analisi dei dati di 300 atleti, che permette di stimare il massimo peso della massa magra potenzialmente raggiungibile, in base alla struttura ed alla condizione fisica:

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dove H è l’altezza espressa in centimetri, W la circonferenza del polso misurata sul versante più vicino alla mano del processo stiloideo, A è la circonferenza della caviglia nel punto minimo e %BF è la percentuale di grasso corporeo alla quale si vuole stimare la massima LBM (quindi quella a cui si aspira, non quella attuale). Considerando un esempio di un soggetto di 81-82kg, se volesse aumentare la massa muscolare, inserendo nella formula H = 175, W = 18, A = 25 e BF = 10, otterrei 81.8 kg di LBM, pari ad un peso corporeo di 81.8/0.9 = ~91 kg. Faccio notare che a questo peso potrebbe arrivare in un tempo di circa 2 anni (considerando la tabella del paragrafo precedente), come risultato teorico. Nella pratica, è quasi impossibile mantenere la percentuale di grasso corporeo ed aumentare il tessuto muscolare, obbiettivo tanto più arduo quanto più ci si avvicina al potenziale genetico: quei 2 anni potrebbero essere 4 o 5 se non di più.

Per concludere, che voi siate degli atleti che desiderano aumentare la massa muscolare, dei preparatori o dei nutrizionisti che preparano quegli atleti, siate sempre realisti nel porre degli obbiettivi, in modo che questi siano concretamente raggiungibili e non fonte di frustrazione.

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Differenza tra insufficienza e stenosi valvolare

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Ecografia Vascolare Articolare Medicina Estetica Mappatura Nei Posturale Dietologo Roma COME FUNZIONA IL CUORE ECG ONDE2 Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pressoterapia Linfodrenante DermatologiaLe più diffuse patologie che riguardano la valvola mitralica (quella che collega atrio e ventricolo sinistri), sono la stenosi (restringimento) o l’insufficienza (perdita). Per capire quali siano le conseguenze delle due situazioni, occorre ricostruire il percorso effettuato dal sangue. Questo giunge al cuore attraverso il circolo polmonare dove il sangue si è arricchito di ossigeno, proprio attraverso la valvola mitrale che, quando è aperta, consente il flusso dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro. Richiudendosi, la valvola impedisce che il sangue torni indietro, dal ventricolo all’atrio.

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Semplificando, quando la valvola è troppo stretta (stenotica) non lascia entrare il sangue nel ventricolo, causando una congestione di sangue nell’atrio sinistro, e quindi a ritroso nel circolo polmonare. Per questo nei momenti in cui il soggetto compie azioni che richiedono sforzi di particolare intensità il cuore non riesce ad aumentare – come l’organismo richiederebbe – la quantità di sangue da pompare, sovraccaricando il circolo polmonare con il rischio di edema polmonare.

Se, al contrario, i lembi della valvola mitralica non si chiudono correttamente nel momento in cui il ventricolo pompa il sangue in periferia, si dice che la valvola perde (è insufficiente). In questo caso il sangue tende a tornare indietro, nell’atrio, ogni volta che c’è una contrazione del cuore, che per questo fatto è costretto a pompare più sangue per cercare di mantenere la giusta quantità da distribuire all’organismo. Il risultato è il cosiddetto “sovraccarico di volume” del cuore, che può essere portato avanti per mesi e anni senza avere sintomi, fino a quando l’insufficienza si sviluppa lentamente e progressivamente.

Entrambi i danni alle valvole (come anche la presenza di un prolasso mitralico), appaiono chiaramente ad un esame ecocardiografico effettuato con colordoppler.

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