Come avere un orgasmo vaginale

MEDICINA ONLINE VULVA LABBRA GRANDI PICCOLE LABIA MINORA MAJOR VAGINA SEX SESSO DONNA APPARATO SESSUALE FEMMINILE CLITORIDE MEATRO URETRALE OPENING IMENE VERGINITA WALLPAPER PICS PICTUREC’è chi crede che sia frutto di una totale invenzione e chi, invece, lo ritiene il modo più bello e appagante di provare piacere. Stiamo parlando dell’orgasmo vaginale, argomento spesso al centro di dibattiti e ricerche e sul quale ancora non è stata fatta molta chiarezza. Oggi, vogliamo mettere da parte la teoria che sostiene che l’orgasmo sia riconducibile solo e soltanto alla stimolazione del clitoride e vogliamo spiegarvi cosa dicono gli studiosi sull’orgasmo vaginale. Secondo vari studi, infatti, anche la stimolazione vaginale profonda può portare le donne all’orgasmo, ma cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su cos’è e su come si può raggiungere il tanto dibattuto orgasmo vaginale.

Cos’è l’orgasmo vaginale

L’orgasmo vaginale è quel tipo di orgasmo che non si raggiunge nella vulva, dunque nella parte esterna dell’organo genitale femminile, attraverso la stimolazione clitoridea, ma all’interno della vagina, attraverso la stimolazione del cosiddetto punto G. L’orgasmo vaginale, dunque, è raggiungibile, secondo gli esperti, solo attraverso la penetrazione durante un rapporto, con la pressione del pene, delle dita o di qualche sex toy. Il piacere sarebbe dato, in pratica, dalla frizione sul cosiddetto punto G.

Cos’è il punto G?

Per capire come raggiungere l’orgasmo vaginale, è importante capire prima cosa sia il punto G. Si tratta di una piccola protuberanza all’interno della vagina, più precisamente nella sua parte anteriore, a circa 5 centimetri dalle labbra, ed è un punto presente in tutte le donne.

Come trovare il punto G

Individuare il punto G non è sempre semplice. Per riuscirci, da sole o con il partner, è fondamentale rilassarsi e sdraiarsi a pancia in su. Con il palmo rivolto verso l’alto, inserire una o due dita nella vagina, a questo punto piegare le dita da un lato e dall’altro andando a toccare le pareti interne, fino a percepire una zona rugosa e tondeggiante: ecco il punto G. Individuarlo non significa solo imparare a conoscere meglio il proprio corpo, ma scovare quel punto che, secondo molti esperti, sarebbe in grado di far provare un piacere intenso e molto profondo. Le prime volte, durante la ricerca del punto G, potrebbe capitare di avvertire qualche fastidio, per questo è preferibile interrompere e riprovare a distanza di un po’ di tempo.

Come avere un orgasmo vaginale

A differenza dell’orgasmo clitorideo, quello vaginale – ammesso che esista – è più difficile da raggiungere e molto dipende dalla sensibilità delle donne. Numerose ragazze, infatti, sono clitoridee e dunque riescono a raggiungere l’apice del piacere soltanto attraverso la stimolazione del cosiddetto pene femminile. Bisogna dire, però, che sempre secondo alcune teorie, il raggiungimento dell’orgasmo vaginale richiede pazienza ed esperienza: che lo si provi a raggiungere attraverso la masturbazione o durante un rapporto con il partner, infatti, sarà necessario rilassarsi e perdere un po’ di tempo alla ricerca del famigerato punto G. Poche sono le donne che dicono di aver raggiunto questo tipo di orgasmo, anche se, stando ad alcune ricerche, l’orgasmo avuto all’interno della vagina sarebbe molto più appagante di quello raggiunto nella vulva.

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L’orgasmo vaginale esiste?

Ora che abbiamo capito cos’è l’orgasmo vaginale e abbiamo provato a darvi qualche spunto per provare a raggiungerlo, è bene sottolineare perché sull’orgasmo vaginale ci sono ancora tanti dubbi. A differenza dell’orgasmo clitorideo, raggiunto da tutte (salvo problematiche particolari), in poche possono dire di aver vissuto l’orgasmo vaginale che, secondo alcuni, sarebbe sempre un orgasmo clitorideo. Sempre più scienziati e medici, infatti, sono dell’idea che l’orgasmo vaginale sia una pura invenzione da far risalire, addirittura a Sigmund Freud. Il noto psicolanalista, infatti, riteneva che l’orgasmo vaginale fosse quello della maturità sessuale, a differenza di quello clitorideo, appartenente alle donne ancora sessualmente immature. Da allora si è acceso il dibattito che, ancora oggi, non è giunto ad una conclusione.

Orgasmo vaginale: teorie

Tra i più alti esponenti della corrente di pensiero che non crede all’esistenza dell’orgasmo vaginale, troviamo il dottor Vincenzo Puppo del Centro italiano di Sessuologia di Bologna e Giulia Puppo del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, i quali, sulla rivista Clinical Anatomy hanno chiaramente espresso il loro punto di vista: non avendo la vagina alcun rapporto diretto con il clitoride ed essendo quest’ultimo l’organo che scatena l’orgasmo, l’orgasmo vaginale non esiste. Eppure, nel 1950, Ernst Grafenberg, con un trattato dettagliato, parlava di quel punto – che dall’iniziale del suo cognome ha preso la denominazione di punto G – in cui avrebbe avuto origine l’orgasmo femminile. Ad oggi molti ancora seguono la teoria di Grafenberg, sostenendo che a raggiungere l’orgasmo vaginale sia circa il 20-30 per cento delle donne. Ma quindi l’orgasmo vaginale esiste o non esiste? Nel dubbio vi abbiamo dato un po’ di nozioni. Hai visto mai vi capitasse di raggiungere, inaspettatamente, un orgasmo vaginale?

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Un semplice blog…

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Ecografia Vascolare Articolare Medicina Estetica Mappatura Nei Flebologo Dietologo Roma SEMPLICE BLOG Anoressia Ragazza Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pressoterapia Linfodrenante DermatologiaMolti lo considerano un semplice blog, ma per me – e non solo per me – è molto di più e questo messaggio che ho ricevuto su Facebook ne è la prova.

“Grazie mille” lo dico io a te cara lettrice, perché la tua testimonianza mi ha reso la persona più felice del mondo! Continua così e… non mollare!

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Quali sono i dieci cibi più costosi al mondo?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SUPERMERCATO MARKET CIBO SPESA CIBO CARRELLO COMPRARE ETICHETTA ALIMENTI DIETA (2)Nel mondo ci sono alcuni alimenti che per la loro rarità e bontà possono raggiungere quotazioni esorbitanti. Battuti all’asta come fossero opere d’arte o gioielli, pagati a peso d’oro, chef e buongustai se li contendono. Dal tartufo bianco di Alba, eccellenza nostrana, al caviale albino made in Russia, dai pregiati meloni giapponesi al miele turco, ecco quali sono i dieci cibi più costosi al mondo e quanto sono quotati.

Tartufo bianco di Alba

Il tartufo, e ancora di più il tartufo bianco, sono già molto costosi di loro, ma quando un imprenditore di Hong Kong si è aggiudicato ad un asta un pezzo del peso di 1,51 kg per 160.406 dollari ha fatto schizzare il tubero nostrano in cima a tutte le classifiche.

Caviale Almas

Il caviale è il cibo dei ricchi per eccellenza, sinonimo di lusso ed esclusività. Questa varietà bianca proveniente dall’Iran e venduta in Europa solo da “The Caviar House & Prunier” a Piccadilly Circus a Londra, è la più rara in circolazione e viene venduta in una confezione d’oro a 24 carati. Costo? 25mila dollari al chilo (22.500 euro).

Melone Yubari King

Questa particolare tipo di melone coltivato a Sapporo in Giappone è molto raro e di solito viene venduto a coppia. Può arrivare a costare fino a 2,5 milioni di Yen (20mila euro) a coppia. Nella terra del Sol Levante è spesso usato come ‘dono’.

Angurie nere di Densuke

Crescono solo nel nord dell’isola di Hokkaido in Giappone. Sono rare e apprezzate per la loro equilibrata dolcezza, talmente dolci da arrivare a costare 6.100 dollari (5500 euro).

Miele Elvish

Ne sono stati trovati 18 chili in una grotta a 1800 metri di profondità in Turchia: è il miele più costoso al mondo, e costa 5mila euro al chilo. Il primo chilo è stato venduto nel 2009 in Francia per 45mila euro, l’anno seguente in Cina per 28mila. Adesso si vende in piccole confezioni da 250 grammi e il suo costo è calato.

Nidi di rondine

In Italia li chiamiamo nidi di rondine ma in realtà appartengono a diverse specie di uccelli e sono prodotti da una particolare secrezione dell’animale simile alla saliva. Molto rinomati e ricercati nella cucina cinese, rari e considerati afrodisiaci. Posso arrivare a costare fino a 4mila euro a confezione.

Funghi Mattake o Matsutake

Crescono solo in alcune zone del mondo: Giappone, Cina, Corea, Stati Uniti, Canada, Finlandia e Svezia. Fanno parte della stessa famiglia dei porcini, ma sono molto più rari. La variante ‘pino rosso’ si trova solo in Giappone e può arrivare a costare tra i mille e i 2.200 dollari al chilo (circa 2mila euro).

Kopi Luwak

Non è una novità. Da diversi anni se ne parla anche qui da noi e lo si trova in vendita in alcuni negozi molto ricercati: è un particolarissimo caffè prodotto con le bacche parzialmente digerite e defecate dallo zibetto. Prodotto in Indonesia, il suo prezzo varia dai 650 euro ai 2500 euro.

Ostriche giganti della Coffin Bay

Nell’Ottocento erano il cibo dei poveri, poi sono diventate sinonimo di lusso e cibo di qualità. Abbastanza costosa questa particolare varietà australiana si trova in quantità così ridotte ed è così apprezzata che ogni singolo esemplare può arrivare a costare 100 dollari.

Zafferano rosso iraniano

Già lo zafferano che troviamo nei nostri supermercati non è certo a buon mercato. Ma la variante più pregiata di zafferano iraniano varia dai 15 ai 44 dollari (40 euro) al grammo.

FONTE

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Attenti al pisolino: oltre i 40 minuti aumenta rischio diabete

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO DORMIRE LETTO DIVANO PIGIAMA RIPOSO RELAX (2)Concedersi un pisolino troppo lungo può aumentare moltiplicare il rischio di diabete di tipo 2. E’ ciò che si desume da uno studio presentato al Congresso dell’Associazione europea per lo studio di diabete (Easd), Stoccolma. Se il pisolino supera la durata di un’ora il pericolo di ammalarsi aumenta del 46%. La cosa migliore è dormire al massimo 40 minuti: solo superando questa soglia il pericolo di diabete cresce. La ricerca è stata condotta dal giapponese Tomohide Yamada dell’università di Tokyo ed è in realtà una meta-analisi di oltre 680 studi sul tema pubblicati fino al novembre 2014 e inseriti nei database di Medline, Cochrane Library e Web of Sciences condotti tra Europa, Asia e Usa, coinvolgevano complessivamente più di 260 mila persone. Le ragioni di questo legame sono ancora sconosciute.

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Qual è la nuova malattia che si sta diffondendo a Milano?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Ecografia Vascolare Articolare Medicina Estetica Mappatura Nei Flebologo Dietologo Roma NUOVA MALATTIA A MILANO Bufala Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pressoterapia Linfodrenante DermatologiaNegli ultimi giorni su Facebook si sta diffondendo un link che reca una scritta minacciosa: “Organizzazione Mondiale della Sanità ha un avvertimento sulla malattia diffusione a Milano”, con allegata una immagine altrettanto minacciosa che dovrebbe – in teoria – illustrare gli effetti di questa malattia che si sta diffondendo nel capoluogo lombardo. Ho scritto questo post per avvertirvi che, come già avvenuto in passato, questo tipo di link non va assolutamente cliccato perché porta a siti che potrebbero installare malware sul vostro computer, cioè dei software che possono danneggiare il vostro pc. Ovviamente non c’è nessuna malattia che si sta diffondendo a Milano e l’immagine è un falso ottenuto con programmi di fotoritocco: in pratica è solo una bufala “acchiappaclick”.

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Epilazione permanente pratica e sicura, grazie alla Luce Pulsata Medicale

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA NUDA BELLA CORPO ESTETICA BELLEZZA FISICO MAGRAQuali sono i metodi di depilazione correntemente usati che sono definiti temporanei?
I metodi comunemente usati per eliminare i peli superflui sono la rasatura, la ceretta, le creme depilatorie o la depilazione con pinzette. Alcuni sono dolorosi , altri poco pratici, e tutti, proprio tutti, hanno un’efficacia solamente temporanea. Ed è proprio qui che entra in gioco la tecnica mediante Luce Pulsata Medicale (anche chiamata Luce Pulsata ad alta Intensità o IPL dall’inglese Intense Pulsed Light) effettuata dal medico estetico.

Come si svolge la visita medica prima del trattamento Luce Pulsata Medicale?
Prima di iniziare il trattamento vero e proprio, per me è fondamentale visitare il paziente. Il soggetto deve sottoporsi alla visita per consentire al medico di programmare, in base alla tipologia dei peli e della cute, le modalità e la durata del trattamento.
Deve inoltre fornire al medico informazioni sulle abituali modalità di depilazione perché se ad esempio una paziente ha eseguito una ceretta la settimana prima, verosimilmente il numero dei peli presenti sarà inferiore a quello realmente esistente.
Se la seduta si svolge al termine della visita, solo se i peli sono troppo lunghi, prima del passaggio del manipolo, i peli vengono accorciati, onde evitare che il fascio luminoso venga inutilmente assorbito dalla parte esterna del pelo, rendendo meno efficace il trattamento. L’ideale sarebbe eseguire l’accorciamento dei peli in casa propria e arrivare nel mio studio medico adeguatamente pronti alla seduta.

Come si svolgono le sedute con Luce Pulsata Medicale?
Dopo la visita generale, il trattamento vero e proprio inizia ed il paziente viene fatto sedere o stendere sul lettino in una posizione adeguata per poter avere un agevole accesso alla zona da trattare. I nei della zona da trattare vengono coperti da una speciale matita dermografica bianca che li proteggerà durante il trattamento. Il paziente indossa un particolare occhiale che proteggerà i suoi occhi dalla forte luce sprigionata dal manipolo durante il trattamento. Subito dopo si applica un apposito gel conduttore sulla zona interessata. Tramite un apposito manipolo si passa poi all’invio degli impulsi di luce, che ad intervalli regolari colpiscono i “bersagli”, agendo in profondità. Durante il trattamento si può avvertire un piccolo dolore in genere riferito come modesto, ma che dipende anche dalla sede della depilazione e dalla soglia del dolore personale. Al termine del trattamento si rimuove il gel dalla parte trattata e si applica una crema lenitiva.

Quale meccanismo di azione utilizza la Luce Pulsata Medicale?
La Luce Pulsata Medicale produce un fascio di luce altamente concentrata, che viene selettivamente assorbita dal bulbo del pelo (fototermolisi) ricco di melanina. Pulsando per una frazione di secondo, il tempo sufficiente per vaporizzare il pigmento, il laser agisce contemporaneamente su decine di bulbi, distruggendo subito una parte di essi (10-15 %) e rallentando sensibilmente la ricrescita del resto degli annessi piliferi. Tale effetto è molto selettivo, coinvolgendo solo i tessuti pigmentati, colorati. La cute ne è pertanto indenne e per gli eventuali nei, è prevista la protezione con una matita dermografica bianca. L’obiettivo della foto depilazione definitiva non è quello di bruciare i peli, bensì di utilizzarli per veicolare il calore alla matrice posta alla base del follicolo pilifero. Tale matrice è responsabile della continua ricrescita dei peli ma, se si riscalda oltre una precisa soglia termica, essa si disattiva per molto tempo. In base al proprio metabolismo le matrici possono restare disattivate o essere riparate lentamente dall’organismo. A causa del ciclo di vita del pelo solo i peli presenti al momento del trattamento e direttamente collegati alla matrice possono veicolare efficacemente il calore. Occorre quindi trattare più volte una zona, in modo da colpire i follicoli in tempi diversi. E’ importante ricordare che la fase “anagen” è la fase ideale per la depilazione.

Luce Pulsata Medicale: pelli scure, melanina ed effetti collaterali
Quanto maggiore è il contrasto tra la pelle chiara e i peli scuri, tanto maggiore sarà l’efficacia della foto depilazione. Il calore assorbito dalla cute è notevolmente inferiore a quello assorbito dai peli e viene rapidamente dissipato dalla grande quantità d’acqua che costituisce la cute stessa. La potenza erogata influisce direttamente sul risultato ma, a causa del principio termico del trattamento, non si deve superare la soglia massima che la propria pelle riesce a tollerare. Questa soglia è di norma alta per le pelli chiare e bassa per le pelli scure perché, la presenza di melanina che scurisce la pelle, aumenta la produzione di calore. Se la pelle non riesce a dissipare il calore in eccesso può verificarsi una leggera scottatura con un possibile successivo schiarimento persistente della zona trattata, sino a quando non si ripristina l’abbronzatura. Può anche succedere che il limite massimo di potenza tollerata dalla propria pelle sia inferiore al limite minimo necessario alla foto depilazione e questo problema rende difficoltoso il raggiungimento del risultato. Per tale motivo la foto depilazione è finalizzata al raggiungimento del massimo risultato soggettivamente possibile e non alla depilazione totale e definitiva che è fisiologicamente impossibile. I peli sottoposti al trattamento si riducono progressivamente di numero e di dimensione e nell’arco di 4-5 sedute, si assiste alla loro completa scomparsa in modo semi-permanente.

Raffreddamento della zona trattata
Durante il trattamento la pelle si surriscalda, per questo motivo la superficie del manipolo del mio macchinario è opportunamente raffreddata al fine di dissipare il calore provocato dal raggio laser e quindi di eliminare ogni danno all’epidermide ed allo stesso tempo ridurre ulteriormente un eventuale dolore o fastidio al paziente.
Ciò consente di utilizzare il massimo della potenza, così da distruggere completamente i peli senza nuocere ai tessuti circostanti e senza troppo fastidio per il paziente. I macchinari meno recenti usano un sistema di raffreddamento ad aria, quelli più moderni hanno un più efficiente sistema di raffreddamento ad acqua: con tale metodica il dolore percepito durante il trattamento è estremamente più basso. Lo strumento che uso nel mio studio ha un potente raffreddamento ad acqua.

Dopo il trattamento
Il paziente avvertirà rossore ed un lieve fastidio nella zona trattata: ciò scomparirà nell’arco di un tempo variabile tra un’ora e 24 ore. Il paziente dovrà evitare di esporre la zona trattata al sole e di usare cosmetici esfolianti aggressivi sulla cute trattata, questo per almeno tre/quattro giorni dal trattamento.
I filtri solari sono indispensabili prima di esporre la zona trattata ai raggi solari per evitare iperpigmentazioni.

Quanto dura una seduta di Luce Pulsata Medicale ?
Una seduta di trattamento con Luce Pulsata Medicale può durare da pochi minuti a più di un’ora, in generale una singola seduta dura circa 30 minuti. La durata del trattamento dipende dall’estensione dell’area e dal tipo di intervento, variando da qualche minuto per baffi e mento ad un paio d’ore per le gambe.

Quante sedute occorrono?
Poiché la Luce Pulsata Medicale agisce efficacemente sui bulbi dei peli in fase di crescita attiva (pro-anagen e anagen), è necessario più di un trattamento per neutralizzare i bulbi che non sono ancora giunti in questa fase. In media da 4 a 8, durante le quali, ogni volta, vengono distrutti il 30% circa dei peli. Le sedute sono solitamente effettuate a circa 3 settimane/un mese di distanza una dall’altra.

La Luce Pulsata Medicale è un trattamento doloroso?
Il laser può provocare una varietà di sensazioni che vanno dal leggero pizzicore al reale fastidio, ma questo solo quando la sezione del pelo è di diversi micron ed i peli sono localizzati su zone particolarmente sensibili (es. regione toracica anteriore del paziente maschio). Nella maggior parte delle persone, comunque, il trattamento è in genere ben tollerato, ma poiché, come dicevamo, alcune parti del corpo sono più sensibili di altre, allora è consigliabile l’utilizzo di una crema anestetica da applicare un’ora prima del trattamento laser in occlusione.

Cosa osservo dopo una seduta di Luce Pulsata Medicale per epilazione definitiva?
Dopo la seduta si manifesta un leggero arrossamento e/o gonfiore in corrispondenza della zona trattata che scompaiono entrambi nell’arco di qualche ora.

Posso abbronzarmi prima di una seduta di Luce Pulsata Medicale?
E’ preferibile non sottoporsi a sedute di lampade abbronzanti o di raggi solari nei giorni precedenti al trattamento.

Quali tipi di depilazione posso effettuare nell’attesa di un appuntamento di epilazione con Luce Pulsata Medicale?
Non andrà effettuata la depilazione mediante ceretta o pinzette, mentre non crea problemi la depilazione con creme o rasoio.

Posso decolorare i peli prima di una seduta?
I peli non vanno assolutamente schiariti immediatamente prima del trattamento.

Dopo quanto tempo posso espormi al sole?
Per quanto riguarda l’esposizione al sole, ci si potrà esporre a distanza di 5-6 giorni dopo il trattamento.

L’epilazione con Luce Pulsata Medicale si può quindi definire permanente e sicura?
La Luce Pulsata Medicale permette una perfetta epilazione che, se eseguita più volte, progressivamente può essere considerata permanente. Ogni singolo paziente ed ogni relativa area anatomica da trattare differiscono sostanzialmente in termini di numero di sedute richieste. Il trattamento non viene poi scelto solo in base all’efficacia dimostrata, ma anche per la rapidità e per il relativo comfort dimostrato durante il trattamento (rapidità di azione, assenza di esiti permanenti, effettuazione da parte di personale specializzato, numero di peli trattati nell’unità di tempo, etc.).
La Luce Pulsata Medicale lascia una cute lucida e morbida, con qualche leggera irritazione corrispondente alla zona dei peli più robusti, ma in nessun caso si viene a creare un problema di cicatrici o di follicoliti, come invece può avvenire frequentemente con le tradizionali tecniche di depilazione. La Luce Pulsata Medicale è uno strumento sicuro di epilazione, ed è stato studiato per penetrare esattamente sino alla radice del pelo e non oltre, quindi non è invasivo per la salute dell’organismo ed è considerato una delle migliori procedure disponibili per il trattamento dell’irsutismo e dell’ipertricosi.

Preparazione al trattamento
Come già prima accennato, il paziente deve evitare assolutamente l’esposizione ai raggi solari e/o a lampade UVA nelle settimane precedenti al trattamento e non assumere farmaci che aumentino la sensibilità della pelle alla luce. Inoltre non deve usare la ceretta né schiarire i peli.

Luce Pulsata Medicale in combinazione con Radiofrequenza Bipolare
Per i trattamenti io uso un particolare macchinario che unisce Luce Pulsata Medicale e Radiofrequenza per un trattamento moderno ed innovativo che prende il nome di E-Light: tale trattamento non solo depila la zona trattata, ma ha anche un potente effetto anti-età.

Epilazione permanente con Luce Pulsata Medicale fatta dal medico o dall’estetista? Quali sono le differenze?
L’epilazione con luce pulsata fatta dal medico e fatta dall’estetista non sono la stessa cosa, anche se il nome usato per descrivere questo trattamento è lo stesso, le differenze tecniche sono molto importanti e determinano la buona riuscita della metodica e una buona sicurezza del paziente.
Il decreto del 12-5-2011 firmato dal ministro della Salute dott. F. Fazio, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n°163 del 15-7-2011, stabilisce che il personale non medico impiegato nel settore estetico (estetista), NON è autorizzato ad utilizzare dispositivi per depilazione ad impulsi luminosi (Luce Pulsata) qualora la fluenza (per capirci: la “potenza”) dei suddetti dispositivi risulti superiore a 26 joule/cm2 con sistema di raffreddamento cutaneo integrato o di 13 joule/cm2 se sprovvisto di raffreddamento.
La legge stabilisce quindi da molti anni che solo i medici possono utilizzare dispositivi a Luce Pulsata ad elevata potenza e pertanto ad elevate prestazioni, per le procedure di depilazione definitiva.
Le estetiste che usino strumenti con potenza superiore a 26 joule/cm2 hanno in mano – senza averne le competenze – uno strumento capace di determinare danni permanenti alla vostra salute ed alla vostra bellezza. Ancora più importante: compiono un reato grave (esercizio abusivo della professione medica).
Le estetiste che usano strumenti con potenza inferiore a 26 joule/cmhanno in mano uno strumento che è si legale, ma è anche estremamente meno potente rispetto a quello che possono per legge usare solo i medici. In definitiva il medico è autorizzato ad usare uno strumento molto più efficiente rispetto a quello che per legge possono usare le estetiste, con differenze – nel risultato finale – estremamente evidenti. Inoltre la presenza del medico è necessaria per verificare l’esistenza di patologie che possono controindicare il trattamento. A tale proposito vi consiglio di leggere: Qual è la differenza tra la depilazione definitiva con luce pulsata fatta dal medico e quella fatta dall’estetista?

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La donna con un enorme “seno” sulla schiena

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO OSPEDALE CHIRURGIA SALA OPERATORIA OPERAZIONE CHIRURGICAUna donna di Dublino di 46 anni è diventata famosa per avere… un “seno” sulla schiena. La donna – ora in lista di attesa per essere operata – ha raccontato che questa enorme massa è presente sul suo corpo da almeno dieci anni spiegando che, solo negli ultimi tre anni, era cresciuta a dismisura. I medici hanno misurato 19 centimetri di lunghezza e 6,7 centimetri di larghezza.

La massa impressionante è stata analizzata da una risonanza magnetica e una biopsia che hanno escluso la presenza di un cancro. In realtà quello presente sulla schiena della donna non è un seno in sovrannumero, bensì un lipoma, cioè un tumore benigno costituito da cellule adipose. Il dottor Tunde Abdulsalam ha raccontato al Daily Mail che pubblica la foto, di non aver mai visto nulla del genere. “‘E’ una cosa insolita lasciarlo crescere così tanto. La maggior parte dei pazienti lo avrebbe rimosso prima se non altro per ragioni estetiche” ha concluso il medico.

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A cosa serve la milza e che significa “rottura della milza”?

MEDICINA ONLINE DOVE SI TROVA LA MILZA A CHE SERVE LA MILZA FUNZIONI SANGUE IMMUNITRARIO ROTTURA MILZA CHIRURGIA SPLENECTOMIA CONSEGUENENZE.jpgTutti sanno (più o meno) a cosa serve il cuore, o il polmone o lo stomaco, ma in pochi sanno a cosa serva la milza. Un organo meraviglioso nella sua semplicità, eppure sempre molto sottovalutato! Merita sicuramente un approfondimento, così da oggi anche voi saprete rispondere a questa domanda:

Cos’è la milza?

La milza è un organo interno, linfoide secondario, parenchimatoso, impari (significa che nel corpo ne abbiamo solo una), dalla forma ovoidale, di colore rosso scuro e consistenza molle. L’assenza congenita della milza è un’anomalia molto rara, mentre circa una persona su dieci ha una o più milze accessorie, spesso senza neanche saperlo.

Dove si trova la milza?

La milza è situata nella regione posteriore della cavità addominale sulla sinistra, più in particolare è localizzata nel quadrante superiore sinistro dell’addome, appena sotto il diaframma, protetta dalle ultime coste dell’emitorace sinistro, vicino a stomaco e pancreas.

Leggi anche: Apparato digerente: cos’è, com’è fatto, a che serve e come funziona?

Com’è fatta la milza?

È un organo color rosso porpora, di consistenza elastica e molle, Ha una lunghezza di circa 12 centimetri, una larghezza di 7/8 e uno spessore di 3/5. La milza pesa mediamente di 200 grammi nell’uomo e 168 nella donna. Il peso ed il  volume della milza diminuiscono con la vecchiaia, mentre aumentano durante particolari patologie cardiovascolari o infettive (come la mononucleosi).

A che serve la milza?

Quale organo vascolare sanguigno e linfatico, provvede al metabolismo del ferro, è sede di formazione (emopoiesi), accumulo e distruzione (emocateresi) delle cellule del sangue. Essa inoltre distrugge i batteri e ogni particella inerte che le vengono convogliati dalla corrente sanguigna; accumula poi grandi quantità di piastrine che riversa in circolo in caso di necessità (per esempio in presenza di sforzi o forti stress). Le funzioni appena elencate sono svolte dalla milza durante la fase adulta, invece durante lo sviluppo embrionale, la milza produce globuli rossi e bianchi. Dopo la nascita tale funzione è assunta dal midollo osseo e la milza limita la sua attività alla produzione di certi tipi di globuli bianchi e alla distruzione dei globuli rossi senescenti e ormai inefficienti. Per ricapitolare ecco nel dettaglio le funzioni della milza:

  • permette la maturazione degli elementi della serie rossa: nella milza si completa la maturazione ed il modellamento dei reticolociti (globuli rossi di recente formazione);
  • funzione ematopoieitica: permette la sintesi delle cellule ematiche, tipica della vita fetale, può riattivarsi anche nell’adulto in caso di emergenza, per esempio dopo abbondanti emorragie;
  • rimozione degli eritrociti: i macrofagi presenti nella milza rimuovono dal circolo sanguigno i globuli rossi invecchiati o malfunzionanti; questa funzione, sia quantitativa che qualitativa, è chiamata emocateresi ed è estesa anche ai linfociti e alle piastrine.
  • funzione linfopoietica: produce globuli bianchi);
  • funzione anticorpopoietica: produce anticorpi IgM e IgG (la milza ha quindi un ruolo immunitario di primordine e contribuisce ad accrescere le difese dell’organismo);
  • sintesi di opsonine: la milza produce macromolecole che facilitano l’attività macrofagica “etichettando” e segnalando come dannose determinate sostanze estranee, altrimenti difficilmente riconoscibili dal sistema immunitario;
  • magazzino ematico: la milza funge da “serbatoio” di sangue, al quale l’organismo può attingere in caso di necessità. Questa funzione diventa importante solo in condizioni patologiche (splenomegalia). Nella milza vengono depositati anche il ferro, le piastrine ed alcune popolazioni linfocitarie.

La milza è un organo indispensabile? Cosa succede se viene asportata?

A causa di tutte le mansioni appena elencate, i pazienti che hanno subìto un intervento di asportazione possono andare incontro ad alcune condizioni particolari. Per approfondire leggi: La milza è un organo indispensabile? Se viene asportata cosa può succedere?

Per approfondire sulla terapia chirurgica che consiste nella rimozione della milza, leggi questi articoli:

Cosa succede quando la milza non funziona?

Tra le patologie a carico della milza ricordiamo la sindrome ipersplenica, quando l’organo funziona troppo (con sintomi come anemia, leucopenia, piastrinopenia e splenomegalia, che si manifesta anche in caso di neoplasie, problemi a livello di circolazione del sangue e alcune malattie infettive e parassitarie come toxoplasmosi, mononucleosi, epatite, endocardite, tifo, sifilide e malaria), mentre la complicanza più grave è la rottura della milza, che può essere causata da un trauma.

Cosa indica il dolore alla milza?

Avvertire dolore nella zona della milza tende a spaventare i pazienti, tuttavia la maggior parte delle volte, tale dolore non indica patologia. E’ il caso ad esempio del dolore durante lo sport intenso. Solitamente quando si fa uno sforzo fisico prolungato si prova un dolore alla milza anche intenso, che non necessariamente indica la presenza di patologie di altra natura. Questo disturbo solitamente scompare quando lo sforzo finisce e il corpo ritorna a riposo. Ma per quale motivo si sente il dolore alla milza durante gli sforzi? L’ipotesi più plausibile a riguardo è che il dolore sia legato ad un’ischemia splenica transitoria, legata al temporaneo dirottamento di sangue dalla milza ai muscoli in attività. L’organismo nel tempo tende comunque ad adattarsi all’allenamento ed il soggetto tende a non sentire più dolore durante lo sforzo intenso.

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La milza contiene moltissimo sangue

La milza è un organo ad elevato contenuto di sangue, la cui irrorazione è affidata all’arteria splenica, mentre il deflusso ematico avviene attraverso la vena splenica (afferente alla vena porta). L’organo si può quindi considerare come un grosso filtro che, al contrario di quello renale (abile nel setacciare ioni e molecole di piccole dimensioni), provvede ad eliminare le cellule e le macromolecole dannose o presenti in eccesso. In presenza di un incremento ematico la milza aumenta di dimensioni (splenomegalia = milza ingrossata) e può arrivare a trattenere due litri di sangue. Tale condizione può essere legata a modificazioni del flusso sanguigno interno (ipotonia del distretto arterioso intrasplenico) o ad ostacoli che ne impediscano l’uscita (come si verifica in caso di ipertensione portale conseguente a cirrosi epatica). La milza appare ingrossata anche in caso di malattie emolitiche, quando accumula eccessive quantità di glucosio o di lipidi (tesaurismosi) o a causa di processi neoplastici, comunque rari. Infine, la splenomegalia è tipica anche di alcune malattie infettive e parassitarie (toxoplasmosi, mononucleosi, epatite, endocardite, tifo, sifilide e malaria).

Rottura della milza

Quali sono le cause di rottura della milza, cosa si prova quando accade e come si cura? Per rispondere a queste domande, vi invito a leggere: Rottura della milza: cosa si prova e qual è la terapia?

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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