Con il termine “emorroidi” si identifica un gruppo di strutture vascolari appartenenti al canale anale che proteggono i muscoli dello sfintere anale durante il Continua a leggere
Differenze tra posizione di Fowler, semi-Fowler, Fowler alta, Fowler bassa

Con “posizione di Fowler” o “posizione del Fowler” o “decubito semiortopnoico” o “decubito semiseduto” (in inglese “Fowler’s position”) in medicina si intende una Continua a leggere
Differenza tra tra sintesi proteica, trascrizione e traduzione in genetica

Grazie alla trascrizione, si ottiene l’mRNA. La successiva traduzione dell’mRNA permette la sintesi di una nuova proteina
La “sintesi proteica” è un processo a due fasi codificato dal DNA che porta alla formazione di Continua a leggere
Proteine trasportate nel nucleo, nei mitocondri, nei cloroplasti, nel reticolo endoplasmatico
Grazie al processo di trascrizione (che porta alla formazione di mRNA) e di traduzione (che porta l’mRNA nel ribosoma ad essere usato come “stampo”), all’interno di Continua a leggere
Traduzione dell’mRNA e sintesi delle proteine nei ribosomi
La sintesi proteica è un processo a due fasi codificato dal DNA: la trascrizione e la traduzione. La traduzione (anche chiamata: proteosintesi, proteogenesi, protidogenesi, proteinogenesi, o proteoneogenesi) è il processo attraverso il Continua a leggere
Sintesi proteica: trascrizione, sintesi dell’RNA, RNA polimerasi I, II e III

Differenze tra DNA e RNA
La sintesi proteica è un processo a due fasi codificato dal DNA: la trascrizione e la traduzione. La trascrizione è il processo di lettura delle Continua a leggere
Centrifugazione in gradiente di saccarosio, unità Svedberg, tasso di sedimentazione

La tecnica della centrifugazione su gradiente di saccarosio per separare e isolare le molecole di RNA in miscela. (a) Gradiente di densità di saccarosio dal 10 al 30%. (b) Il campione di RNA è adagiato sul gradiente. (c) Dopo la centrifugazione tre tipi di RNA si separano in bande discrete. (d) Frazionamento del gradi ente per raccogliere i tipi di RNA centrifugati
La centrifugazione in gradiente di saccarosio viene generalmente usata per separare i componenti di una miscela. Con questo metodo si può misurare il tasso di sedimentazione nel gradiente dei vari componenti per effetto delle forze centrifughe. In una centrifugazione in un gradiente di saccarosio i tassi di sedimentazione sono convertiti in unità Svedberg, usando una formula opportuna. Le unità Svedberg, o più semplicemente i valori S, vengono usate per indicare approssimativamente le dimensioni relative dei componenti analizzati.
Il tasso di sedimentazione di un componente in un gradiente dipende sia dal peso molecolare, sia dalla sua conformazione tridimensionale. Due componenti con lo stesso peso molecolare, per esempio, hanno valori S diversi se l’uno è molto compatto e sedimenta rapidamente, e l’altro ha una forma più espansa e sedimenta più lentamente.
La centrifugazione in gradiente di saccarosio viene usata per separare o stimare le dimensioni delle molecole di RNA, le subunità ribosomali, i ribosomi, le proteine e i vari organelli cellulari.
Il metodo della centrifugazione in gradiente di saccarosio richiede una provetta contenente saccarosio nella quale la concentrazione aumenta dall’apice verso la base della provetta. Per separare ad esempio molecole di RNA di dimensioni diverse si prepara in una provetta da centrifuga un gradi ente continuo di saccarosio che va dal 10 all’apice al 30% alla base (vedi figura in alto nell’articolo). Successivamente una piccola quantità di campione, in questo esempio una soluzione contenente RNA, è depositata delicatamente all’apice del gradiente. Il gradiente di saccarosio è quindi centrifugato a velocità elevata per parecchie ore, durante le quali le molecole di RNA si muovono attraverso il gradiente a velocità diversa, a seconda del peso e della conformazione. Al termine della centrifugazione gli RNA con valori S simili si posizioneranno nel gradiente in zone discrete, o bande. Per raccogliere i tipi diversi di RNA, il fondo della provetta viene forato con un ago e le gocce che fuoriescono vengono raccolte in frazioni. Le frazioni che contengono gli RNA sono individuate misurando il grado di assorbimento di luce ultravioletta. Le frazioni che contengono l’RNA assorbono la luce ultravioletta, mentre quelle prive di RNA non l’assorbono. Le posizioni relative che gli RNA occupano nel gradiente indicano i valori S degli RNA. Quelli con valori S più alti (più grandi e/o più compatti) si trovano più vicino al fondo del gradiente rispetto a quelli con valori S più bassi.
È da tener presente che la centrifugazione su gradiente di saccarosio separa le molecole sulla base del loro tasso relativo di sedimentazione. Questo metodo differisce quindi dalla centrifugazione all’equilibrio su gradiente di CsCl, nella quale le molecole vengono
separate sulla base delle densità di equilibrio e non della dimensione.
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Deterioramento cognitivo-comportamentale e valutazione dell’anziano
Le demenze e i quadri di deterioramento cognitivo-comporta mentale dell’invecchiamento
La diagnosi di demenza prevede come necessaria la presenza di disturbi della memoria. A essi possono accompagnarsi altri disturbi, per esempio disturbi del linguaggio, dell’attenzione, delle funzioni prassico-esecutive, dell’affettività, del comportamento, i quali possono dare dei quadri abbastanza diversi tra pazienti tanto da permettere di identificare sul piano clinico e neuro anatomico forme diverse di demenza. Di queste la più frequente dal punto di vista epidemiologico è la demenza di Alzheimer caratterizzata da un quadro primitivo di degenerazione dei neuroni corticali; è poi presente in modo consistente un’altra forma di demenza, quella che si accompagna ad alterazioni cerebrovascolari. In questo ambito esistono varie categorie diagnostiche comunque tutte basate sulla prevalenza del processo fisiopatologico di natura vascolare nel determinismo delle anomalie anatomiche e funzionali cerebrali.
Altre forme meno frequenti sono quella presente nei pazienti con sintomatologia parkinsoniana, quella da patologia epato-cerebrale negli alcolisti, quella da cerebropatia in pazienti HIV. Il grosso problema nella diagnosi delle demenze è quello di identificare in modo precoce e sicuro la loro esistenza. La diagnosi in genere procede a vari livelli: si inizia da un livello di esclusione di tutti le possibili condizioni che vanno da carenze vitaminiche a interferenze non controllate di terapie in atto, a stati tossici o di ipossia temporanei o irreversibili e quindi si passa a identificare in modo positivo gli elementi funzionali e di neuro immagine che permettono di indicare una diagnosi il più specifica e precisa possibile.
Le strategie terapeutiche dipendono dal tipo di diagnosi e all’interno di ciascuna di esse anche dal grado di avanzamento in cui si trova il paziente rispetto all’andamento della malattia. In genere le terapie di primo intervento sono mirate a una stabilizzazione del quadro cognitivo mentre con il procedere della patologia diventano sempre più prevalenti i disturbi comportamentali o francamente psichiatrici che quindi diventano obiettivi primari della strategia terapeutica. Quando il peso di questi sintomi diventa prevalente il target terapeutico si sposta dal paziente al caregiver, cioè a coloro che si occupano dell’assistenza del paziente. Infatti esiste una sindrome del burnout del caregiver che si manifesta con la perdita di interesse per il paziente da parte di colui che se ne prende cura, arrivando fino all’abbandono e al rifiuto del paziente stesso. Il caregiver può sviluppare un quadro depressivo e sintomi da stress e questa è la ragione per cui chi è responsabile della terapia del paziente demente debba poi allargare il suo obiettivo terapeutico anche alla cura dei disturbi del caregiver, al fine di mantenere una condizione assistenziale efficiente e sostenibile per il paziente con demenza.
Oltre alle terapie farmacologiche possono essere applicate delle terapie che mirano a stimolare il livello di attività cognitiva e comportamentale del paziente con demenza così come possono essere impiegate nelle prime fasi dopo la diagnosi modalità più strutturate e approfondite di stimolazione e di riabilitazione cognitiva miranti a mantenere un adeguato livello di attività del paziente e possibilmente a fargli sviluppare strategie alternative o comunque di compenso per i deficit cognitivi di cui soffre.
La valutazione clinica dell’anziano
In campo psicologico la valutazione dell’anziano presenta una serie di particolari difficoltà tecniche dal momento che la gran parte degli strumenti tradizionalmente sviluppati nel campo sia della personalità sia dell’intelligenza non sono stati costruiti e spesso nemmeno adattati per l’uso con la popolazione anziana.
Per quanto riguarda i test di personalità il problema è quello della compatibilità degli stimoli con una popolazione anziana, qui facciamo riferimento a problematiche di mancata familiarità con certe situazioni stimolo oppure con una inadeguatezza dei contenuti delle domande dei questionari rispetto a quelle che sono le esperienze e condizioni di vita del paziente anziano da valutare.
Nel caso invece dei test relativi alle funzioni cognitive il problema è legato ai criteri quantitativi di normalità. Abbiamo detto infatti che il risultato alle prove cognitive non è appartiene quel particolare paziente. Ciò non è generalmente vero per tutti i test in uso e quindi spesso ci troviamo di fronte a dati poco utili per una valutazione clinica o arbitrariamente impiegati per arrivare a delle conclusioni diagnostiche che risulteranno in questo caso distorte e non attendibili.
In questo campo sono in uso delle scale di valutazione clinica standardizzata (Rating Scales) le quali non sono dei test, cioè veri e propri strumenti di misura, ma che permettono di seguire una procedura convenzionalmente predeterminata per arrivare a ottenere una valutazione simil-quantitativa dello stato funzionale del paziente anziano (per esempio, del suo livello di autonomia funzionale nelle attività quotidiane) che può essere di ausilio nelle indagini diagnostiche, ma soprattutto nel monitoraggio delle sue condizioni cliniche qualora queste vengano ripetute periodicamente nel tempo.
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