Quante calorie hanno pandoro, panettone e torrone?

MEDICINA ONLINE NATALE DOLCI NATALIZI PANDORO PANETTONE TORRONE NOCCIOLE CIOCCOLATO BIANCO SFOGLIATA LIEVITAZIONE INGREDIENTI ZUCCHERO A VELO CALORIE RICETTE DIFFERENZE DIETA CIBO DOLCE COLOMBA PASQUA BUONE FESTE CAPODANNOIl panettone generalmente possiede tra le 330 e le 360 calorie per 100 grammi, mentre il pandoro arriva fino a 410 calorie. Entrambi sono superati da un altro tipico dolce natalizio, il torrone, che mediamente contiene circa 460 calorie per 100 grammi.

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Perché la mononucleosi è chiamata anche “malattia del bacio”?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma MIGLIOR BACIO CI SI DA CON LO SGUARDO Radiofrequenza Rughe Cavitazione Peeling Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Pancia Sessuologia Filler BotulinLa mononucleosi infettiva è una malattia molto frequente e rinomata non certo per la sua pericolosità, ma per avere un buffo sopranome, ‘malattia del bacio o delle scuole’.

Cosa c’entrano il bacio e le scuole? C’entrano, perché ne vengono colpiti soprattutto gli adolescenti, cui piace, non meno degli adulti, scambiarsi baci, ed è appunto dovuta a un virus presente nella saliva, il virus di Epstein-Barr (EBV), di cui fanno parte anche i virus che provocano la cosiddetta ‘febbre’ sulle labbra e la varicella.

La presenza della mononucleosi si riconosce a colpo sicuro attraverso l’analisi del sangue, che fa registrare un numero eccessivo di globuli bianchi particolari, più grossi del normale e simili a monociti. Si presenta come un’influenza prolungata, con mal di gola e ingrossamento di molti linfonodi, fra cui in particolare quelli posti nella parte posteriore e laterale del collo.

Talvolta la pelle diventa rossa, come accade nel morbillo e nella scarlattina. È talmente contagiosa che, quando arrivano a 18 anni, almeno 70 italiani su 100 risultano essere stati infettati dal virus. Dalla mononucleosi si guarisce come da una comune influenza: senza bisogno di antibiotici, ma con molto riposo. E ovviamente, è bene non baciare parenti e amici.

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Linfonodi: cosa sono, come riconoscerli, quando sono pericolosi

MEDICINA ONLINE LABORATORIO LYMPH NODE SYSTEM HUMAN CORPO UMANO SISTEMA LINFATICO LINFONODO LINFA CIRCOLAZIONE BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO.jpgI linfonodi, o ghiandole linfatiche, sono piccoli organi tondeggianti formati da tessuto linfoide, localizzati laddove si diramano i vasi linfatici. Tali ghiandole si presentano di grandezza molto variabile che va da 1 fino a 25 millimetri. Le ghiandole maggiormente percepibili, sono i linfonodi del collo quando si ingrossano o sono dolenti. Anatomicamente parlando, la struttura della linfoghiandola è costituita da un piccolo taglio, in cui penetrano, da una parte e fuoriescono dall’altra, i vasi sanguigni. All’interno dei linfonodi si trova la linfa, ovvero un liquido che deriva dal sangue, che contiene zuccheri, sali, proteine, lipidi, amminoacidi, ormoni, vitamine e globuli bianchi. Questi ultimi servono per la difesa dell’organismo umano. In totale, si contano 600 ghiandole nel corpo, che sono disposte maggiormente in:

  • collo
  • ascelle
  • addome
  • inguine

I linfonodi possono trovarsi sia in catene lungo i vasi linfatici, che in gruppi, a formare linfocentri, di cui i più importanti sono quelli di inguine e ascelle. Questi ultimi sono centri ghiandolari importanti soprattutto per il controllo del tumore al seno: i linfonodi ascellari ingrossati, infatti, sono la prima via di diffusione del carcinoma della mammella. Nella maggior parte dei casi, la causa di un ingrossamento dei linfonodi è da ricercarsi in semplici infezioni, come quelle delle vie aeree nei casi di raffreddori e mal di gola, mentre soltanto una minima parte dei casi, come abbiamo già visto, è legata alla presenza di un tumore.

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A cosa servono i linfonodi?

Una delle prime domande che vengono in mente quando si parla delle ghiandole linfatiche è, a cosa servono i linfonodi? Questi sono delle unità anatomiche e funzionali del tessuto linfoide, poste lungo il decorso dei vasi linfatici, che assolvono a diverse e importanti funzioni, tra cui:

Filtro e difesa

I linfonodi rappresentano la prima risposta immunitaria a tantissime malattie più o meno gravi. Il loro principale ruolo è quello di produrre linfociti, cioè globuli bianchi, e filtrare particelle estranee all’organismo, come virus, batteri, eccetera. Pertanto, i linfonodi sono organi atti alla difesa dell’organismo.

Regolazione e drenaggio linfatico

Parallelo al sistema cardiocircolatorio, il sistema linfatico si oppone ad eccessivi accumuli di fluidi nei tessuti. A differenza del sangue, la linfa non viene spinta dall’attività cardiaca, ma scorre nei vasi mossa dall’azione dei muscoli. Contraendosi e rilassandosi, questi tessuti funzionano come una vera e propria pompa. I linfonodi possono essere definite delle stazioni di drenaggio.

Barriera immunologica

I linfonodi sono ghiandole che fungono da barriera immunologica contro le infezioni. Il loro ingrossamento avviene infatti in corrispondenza della risposta immunitaria. Entro pochi giorni, cioè dopo aver debellato completamente il nemico, ritornano alle loro dimensioni normali. Questo meccanismo di difesa si attiva molto spesso, anche se non è facile intuirlo ogni volta.

Quando e perché i linfonodi si ingrossano?

L’infiammazione dei linfonodi, in medicina, viene chiamata linfoadenite, che può colpire varie ghiandole del corpo ed essere curata con i normali antibiotici. La linfoadenomegalia, invece, riguarda anch’essa l’ingrossamento linfoghiandolare, ma in modo più accentuato perchè supera i 2 centimetri di diametro. Le linfoghiandole appaiono tumefatte e circoscritte nei processi infiammatori acuti, o nelle infezioni, nelle quali i linfonodi non solo si presentano ingrossati ma anche dolenti, soprattutto al tatto, come quando ad ingrossarsi sono i linfonodi inguinali. In tal caso si parla di linfonodi reattivi, definiti con quest’espressione in quanto reagiscono agli attacchi di virus e batteri. Di norma, i linfonodi si presentano elastici e duri, ma in presenza di un’infezione acuta, provocata da germi patogeni, tali formazioni si percepiscono alla palpazione per lo più di consistenza molle, con la cute sovrastante più rossa e lucente. Inoltre, i linfonodi, oltre che nelle patologie causate da infezioni acute, si possono presentare gonfi anche per effetto di altre cause, come ad esempio nelle infezioni croniche o neoplastiche. Ecco di seguito tutte le possibile cause che generano l’ingrossamento nei linfonodi:

  • Adenoidite
  • Artrite idiopatica giovanile
  • Brucellosi
  • Cellulite infettiva
  • Dengue
  • Difterite
  • Ebola
  • Faringotonsillite
  • Febbre emorragica di Marburg
  • HIV
  • Herpes genitale
  • Herpes zoster
  • Istoplasmosi
  • Leishmaniosi
  • Leucemia
  • Linfogranuloma venereo
  • Linfoma
  • Listeriosi
  • Lupus eritematoso sistemico
  • Malattia di Chagas
  • Malattia di Kawasaki
  • Malattia di Lyme
  • Malattia di Whipple
  • Mastoidite
  • Melanoma
  • Mononucleosi
  • Onfalite
  • Otite
  • Parotite
  • Pediculosi
  • Rosolia
  • Sesta malattia
  • Sifilide
  • Sindrome da decompressione
  • Sindrome da stanchezza cronica
  • Toxoplasmosi
  • Tubercolosi
  • Tumore del seno
  • Tumore del pene
  • Tumore dell’ano
  • Tumore dell’uretra
  • Tumori della laringe.

Linfonodi ingrossati: quando preoccuparsi?

Il coinvolgimento dei linfonodi nelle patologie tumorali si manifesta con un aumento di volume che solo il medico può distinguere da quello che si può verificare in seguito a malattie infettive, infiammatorie o autoimmuni, casi che peraltro, come si è detto, sono molto più frequenti. Ma quando è necessario preoccuparsi di un linfonodo ingrossato? I principali indizi per capire la gravità del problema si basano sulle dimensioni, sulla sede del rigonfiamento e sulle caratteristiche tattili.
I linfonodi, interessati da un tumore, possono essere maggiori di quelli che si ingrossano in risposta a un’infezione, ma quel che fa la differenza è soprattutto il fatto che il loro diametro non torna alla normalità nel giro di qualche settimana; al contrario, tende ad aumentare con il tempo.
I tumori che spesso si manifestano con il rigonfiamento di uno o più linfonodi sono i linfomi, sia del tipo Hodgkin sia del tipo non-Hodgkin, ma anche le leucemie, soprattutto quelle croniche di tipo linfoide.

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Linfonodi e tumori

Tuttavia, i linfonodi sono elementi essenziali nella diagnosi di un tumore perché il loro ingrossamento può essere il primo segnale della maturazione della malattia, oppure il segno che si sta espandendo. Specialmente nel caso di tumore al seno, si parla di linfonodo sentinella, la cui analisi si rivela essenziale per comprendere la presenza o meno della malattia e la presenza di metastasi. L’ingrossamento dei linfonodi è dovuto nella stragrande maggioranza dei casi a cause del tutto benigne. I linfonodi possono tuttavia essere importanti nella diagnosi di cancro perché il loro ingrossamento può, seppur di rado, essere il primo segno di esordio della malattia oppure il segno che essa si sta diffondendo. In un primo tempo, l’aumento di volume dei linfonodi rispecchia solo la risposta infiammatoria dell’organismo nei confronti delle cellule neoplastiche, che riconosce come potenzialmente pericolose. In una fase più avanzata della malattia, invece, a determinare il rigonfiamento non è più solo la proliferazione delle cellule del sistema immunitario, ma può essere anche l’invasione del linfonodo stesso da parte delle cellule cancerose, che lo raggiungono passando attraverso i vasi linfatici dopo essersi distaccate dal tumore. Da qui, seguendo di nuovo le vie del sistema linfatico oppure riversandosi nel circolo sanguigno, le cellule trasformate possono colonizzare anche parti del corpo molto lontane dalla sede originaria del tumore, formando le metastasi.

Linfonodi nei bambini

I linfonodi ingrossati possono interessare anche e soprattutto i bambini. In questi soggetti, definiti a temperamento linfatico, le linfoghiandole si possono presentare leggermente ingrossate, senza superare comunque la grandezza di un pisello. Non è raro che l’ingrossamento dei linfonodi nei bambini sia associato ad altri sintomi, come febbre e mal di gola, tipici delle affezioni infantili. La stessa cosa potrebbe avvenire, anche se in misura minore, in presenza di carie ricorrenti e mai curate, per cui, almeno in questi casi, basterà curare il problema per risolvere la causa.

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Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRI): meccanismo d’azione

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA AEROSOL ASMA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS INTRAMUSCOLO PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROINDICAZIONIGli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (noti anche con la sigla abbreviata SSRI, dall’inglese selective serotonin reuptake inhibitors) sono una classe di psicofarmaci che rientrano nell’ambito degli antidepressivi.

Meccanismo d’azione

Gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina sono in grado di bloccare, probabilmente per inibizione competitiva, l’attività del “trasportatore della serotonina” (Serotonin transporter, SERT), una delle proteine trasportatrici di membrana deputate a raccogliere la serotonina, rilasciata dal neurone presinaptico, dallo spazio sinaptico per ritrasportarla all’interno del neurone presinaptico dove verrà riciclata (cioè inglobata in nuove vescicole, pronta per essere rilasciata al successivo impulso nervoso), oppure degradata da enzimi (i più importanti dei quali sono le monoammino ossidasi). Il blocco del reuptake si crede porti quindi ad un aumento della concentrazione di serotonina nelle sinapsi che può stimolare più a lungo i rispettivi recettori. Al di là del nome, gli SSRI non sono completamente selettivi verso il loro target farmacologico, dato che dimostrano una spesso non trascurabile affinità per altri meccanismi che contribuiscono all’instaurarsi di effetti collaterali: ad esempio la paroxetina è nota per interagire i recettori colinergici e ciò è causa di effetti collaterali. Inoltre la modulazione del tono serotoninergico è noto alterare indirettamente altri sistemi trasmettitoriali (come ad esempio quello dopaminergico) che possono contribuire sia all’instaurarsi dell’effetto terapeutico che di quelli collaterali.

Il loro razionale d’uso si basa sulla “ipotesi monoaminergica”, una teoria empirica secondo cui l’origine della depressione sarebbe da ricercarsi in una diminuzione della quantità di neurotrasmettitori nel cervello, in particolare della serotonina. Gli SSRI sono in grado di bloccare il processo di reuptake, e quindi aumentare la concentrazione di serotonina nel vallo sinaptico, entro poche ore dalla somministrazione, eppure gli effetti antidepressivi si cominciano a manifestare solo diverse settimane dopo l’inizio del trattamento. Non c’è una spiegazione univoca per questa latenza d’azione, le ipotesi più accreditate la imputano al fatto che affinché si manifestino gli effetti antidepressivi devono verificarsi degli adattamenti nei meccanismi di regolazione e nella chimica del neurone, come ad esempio la desensibilizzazione degli autorecettori della serotonina (che mediano un meccanismo regolativo nel rilascio di questa da parte del neurone di tipo feedback) e l’induzione di fattori neurotrofici, come il BDNF (la cui carenza, secondo più recenti teorie, sarebbe la responsabile della depressione). Più recentemente si è dimostrato che gli SSRI sono in grado di stimolare già a partire da dosi molto basse a cui sono inattivi nell’inibire il reuptake della serotonina, la sintesi di neurosteroidi quali ad esempio l’allopregnenolone: molti di questi composti influenzano la trasmissione cerebrale, agendo ad esempio da agonisti del recettore GABA-A e possedendo quindi effetto ansiolitico, e ciò può quindi contribuire agli effetti terapeutici degli SSRI ma anche ad alcuni collaterali.

Farmacocinetica comparata

I primi effetti clinici di questa classe di farmaci si manifestano a partire dalla seconda settimana e possono richiedere sino a quattro settimane e oltre per raggiungere la loro massima efficacia. La terapia viene normalmente protratta per alcuni mesi, anche dopo la risoluzione dei sintomi nell’ottica di una terapia di mantenimento e di prevenzione delle ricadute. Non creando tolleranza, dipendenza e sedazione, vengono preferiti alle benzodiazepine nella cura dei disturbi d’ansia generalizzata e nella gestione del disturbo da attacco di panico.

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Di cosa sono fatti i denti?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZE DENTI DA LATTE DECIDUI PERMANENTI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari AnoI denti sono formati da dentina (o avorio), un particolare tipo di tessuto osseo giallognolo molto resistente. Essa ha la funzione di proteggere la polpa dalle variazioni di temperatura e dalle sollecitazioni meccaniche. Non a caso, i denti sono gli organi più mineralizzati dell’organismo umano. La dentina è un materiale poroso composto:

  • per il 65% di materiale inorganico;
  • per il 22% di materiale organico;
  • per il 13% di acqua.

Nella corona (la parte sporgente e visibile del dente) la dentina è rivestita da uno strato di smalto, un particolare tessuto epiteliale di colore bianco molto resistente e mineralizzato che ha il compito di proteggere il dente dalle aggressioni esterne. La dentina è più tenera dello smalto: una volta esposto vi si creano facilmente delle cavità.
A livello del colletto e delle radice la dentina è rivestita da un altro tipo di tessuto osseo, detto cemento, che la ancora alla sua sede.

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Cavità pulpale
Nella dentina è presente una piccola cavità (cavità pulpale) che contiene la polpa del dente particolarmente ricca di vasi sanguigni e di terminazioni nervose (nervo trigemino). Essa si continua in un canalicolo che percorre ciascuna delle radici (canale radicale) per poi sboccare nell’alveolo con un piccolo foro, attraverso al quale penetrano nel dente vasi sanguigni e nervi. Al suo interno sono contenute cellule particolari, gli odontoplasti, che hanno la funzione di produrre la dentina necessaria ai processi di rinnovamento.
La sensibilità del dente è dovuta proprio alla presenza delle terminazioni nervose all’interno della polpa dentaria. Ciascun dente possiede una sensibilità tattile, termica e dolorifica.

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Zdenek Spicka: l’uomo che ispirò Smoke on the water dei Deep Purple

MEDICINA ONLINE Zdenek Spicka l’uomo che ispirò Smoke on the water dei Deep Purple MUSICA ROCK STORIA FRANK ZAPPA Casinò di Montreaux Durante l’esecuzione di King Kong GIORNALE PHOTO PICTURE HD WALLPAPERL’uomo nella foto è Zdenek Spicka, ovvero la persona che (indirettamente) ha regalato al mondo uno dei riff più famosi della storia del rock, grazie a cui intere generazioni di chitarristi hanno mosso i primi passi e preso confidenza con lo strumento.

È il 4 dicembre 1971 ed il “buon” Zdenek decide di andare a sentire Frank Zappa al Casinò di Montreaux. Durante l’esecuzione di “King Kong”, quel vecchio volpone di Spicka pensa bene di celebrare la sua gioia sparando in aria con una pistola lanciarazziIl soffitto del Casinò di Montreaux era fatto quasi esclusivamente di materiali altamente infiammabili come tendaggi e legno e tutto prende fuoco in un attimo. Nasce un rogo enorme con fiamme altissime ed un’imponente colonna di fumo a sovrastare il lago di Ginevra. Il Casinò viene completamente distrutto (ci vorranno 4 anni per ricostruirlo), Frank Zappa perde tutta la sua strumentazione, ma, incredibilmente, nessuno si ferisce in maniera grave e nessuno perde la vita.

Quella sera all’interno del Casinò ci sono anche i Deep Purple: si trovano a Montreaux, nel Rolling Stones Mobile Studio, per lavorare a quello che sarà il loro nuovo album (“Machine head”). È proprio da quell’incendio che nasce “Smoke on the water“, una delle canzoni più famose della storia del rock con un riff tanto accattivante, quanto semplice da spingere tanti giovani neo-chitarristi a prendere in mano lo strumento e ad iniziare a suonare. Il titolo del pezzo è da attribuire ad un sogno fatto da Roger Glover, bassista dei Deep Purple, qualche notte dopo l’incendio. Il riff è, ovviamente, figlio di Ritchie Blackmore.

Il mitico “Some stupid with a flare gun” del testo è proprio il nostro Zdenek.

Nessuno sa che fine abbia fatto Spicka. La leggenda narra che (per timore di essere riconosciuto e linciato da altri spettatori o arrestato dalla polizia) abbia abbandonato immediatamente il luogo del concerto e, dopo aver tagliato capelli e barba, sia salito, la sera stessa, sul primo aereo disponibile, sparendo per sempre.

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Sistemi per evitare di essere punti dalle zanzare

MEDICINA ONLINE ZANZARA TIGRE MOSQUITO MOSKITO MOSCA INSETTO MOSCA PUNTURA MORSO PRURITO PELLE PUNGE FASTIDIO ESTATE ATTRAE WALLPAPER PICS PICTURE PHOTOCome difendersi dalle zanzare, repellenti naturali

Quando le temperature iniziano ad aumentare, le zanzare cominciano a schiudersi e vanno a caccia di cibo. Le Zanzare femmina si nutrono di sangue, ne hanno bisogno per sviluppare al meglio le uova da fecondare, al contrario le zanzare maschio non si nutrono di sangue ma preferiscono nettari e succhi vegetali.

Il modo più immediato per difendersi dalle zanzare è dato dai repellenti chimici o organici. Tali repellenti ci rendono “invisibili” alla zanzara che non potrà più percepire il rilascio del calore corporeo, dell’umidità o dell’anidride carbonica. La zanzara in volo si disorienterà e noi saremo “salvi”. In commercio esistono repellenti chimici tradizionali oppure oli naturali come gli estratti di citronella, geranio, menta, rosmarino, cedro, lavanda e il più efficace, l’olio di erba gatta.

I repellenti naturali per difendersi dalle zanzare non durano più allungo dei repellenti chimici ma neanche di meno. Essi possono respingere le zanzare per circa 2 o 3 ore. Un metodo più noioso è quello di essere più prudente durante le prime ore del mattino (circa all’alba) e dopo il tramonto, le zanzare sono più diffuse in questi orari. Sarà necessario prestare più attenzione se si vive nei pressi di uno specchio d’acqua o in una zona paludosa: le zanzare si riproducono in tali habitat.

Puntura di zanzara, rimedi anti-prurito

Ma se una zanzara ha già pranzato consumando un allegro banchetto sulla nostra pelle, quali sono i rimedi per alleviare il fastidio della puntura? Non sappiamo se quanto segue può portare un reale sollievo ma provare non costa nulla. Ecco un elenco di rimedi “fai da te”:

  • strofinare sulla puntura la parte interna di una buccia di banana;
  • passare sulla puntura del Vicks;
  • applicare aloe vera per le sue proprietà lenitive;
  • applicare del dentifricio alla menta, rinfrescherà dando sollievo;
  • acquistare appositi antistaminici o creme in farmacia;
  • applicare una fettina di limone;
  • applicare gel di aloe vera.

Il gel di aloe vera è molto efficace per contrastare il prurito delle punture di zanzara o altri insetti. Sono molti i rimedi naturali con aloe vera che possono tornare utili in casa, quindi non vi resta che iniziare a coltivare una pianta di aloe sul vostro balcone o in casa, nella zona più luminosa della cucina.

I migliori prodotti per difendersi dalle zanzare

Chi non ha intenzione di eliminare le zanzare con nocivi insetticidi, può difendersi dalle zanzare impiegando dei repellenti. Vi proponiamo alcuni dei migliori repellenti per allontanare le zanzare e evitare le punture.

Raid liquido antizanzare: a tal proposito leggi Raid liquido antizanzare: funziona? E’ nocivo? Le istruzioni per usarlo al meglio

Repellente naturale Chicco: le salviette 
Si tratta di tovagliette monouso particolarmente indicate per proteggere i bambini dalle zanzare. Si tratta di un prodotto con estratti naturali di erbe ed è indicato anche per chi ha pelli sensibili. Il prezzo è di 10 euro compreso di spese di spedizione.

Roll-on anti-zanzara da 60 ml
Un altro prodotto naturale della Chicco, perfetto per proteggere i bambini dalle zanzare e per chi ha la pelle sensibile.

Come difendersi dalle zanzare in giardino?

Potete iniziare a coltivare alcune piante in grado di allontanare le zanzare in modo naturale. Per l’efficacia di questo rimedio naturale dovete coltivare piante in file o in cespugli così da creare delle vere e proprie barriere vegetali.

Le piante che funzionano da repellente efficace contro le zanzare sono:

  • Calendula officinale;
  • Citronella o lemongrass;
  • Elicriso, Hilichrysum italicum;
  • Pelargonio odoroso;
  • Pianta dell’incenso;
  • Canfora;
  • Catambra;
  • Piante aromatiche come menta, lavanda, basilico, melissa e timo.

Zanzare da allontanare, tre specie diverse

La lotta alle zanzare è resa più difficile dalla presenza di più specie nel nostro territorio. Oltre alla zanzara nostrana, tipica dell’area del mediterraneo, vi sono delle zanzare provenienti dall’estero caratterizzate da comportamenti e forma propria. Le specie che rendono infernali i nostri pomeriggi in giardino sono tre:

  • Culex pipiens E’ la nostra zanzara più classica. E’ presente in nel nostro paese da sempre. Ha un colore grigio-marrone e un corpo di 7-8 mm. Vive benissimo in ambiente urbano. E’ attiva nelle ore notturne o a tarda sera.
  • Aedes caspius E’ arrivata in Italia da pochi decenni. Ha un corpo di colore marrone chiaro con anelli biancastri che circondano le zampe. Prospera meglio nelle zone agricole e di campagna ma vive anche in ambienti urbani. E’ attiva soprattutto nelle ore crepuscolari.
  • Aedes Albopictus E’ la tanto odiata zanzara tigre. Presenta un corpo di colore nero, lungo fino a un centimetro, con striature biancastre. E’ arrivata in Italia intorno agli anni ’90 ma si è diffusa moltissimo negli ultimi tempi. Può trasmettere malattie di origine virale. La zanzara tigre è più difficile da contrastare della zanzara nostrana tradizionale e anche più fastidiosa per le sue abitudini (va a caccia di giorno). E’ attiva anche di giorno.

Come difendersi dalle zanzare, lotta biologica

In molte città d’Italia si sta diffondendo la lotta biologica. I predatori delle zanzare, per eccellenza, sono i pipistrelli. Altri predatori naturali sono pesci, rane, libellule, damigelle, rospi.

Prodotti consigliati

Di seguito vi riporto una lista di prodotti estremamente efficaci, scelti e testati personalmente da me e dal mio Staff, per neutralizzare le zanzare, le mosche ed altri insetti fastidiosi:

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Differenza tra leiomioma e leiomiosarcoma

MEDICINA ONLINE TUMORE TUMOR CANCRO CANCER CELL CELLULA LEIOMIOMA TESSUTO OSSA MAMMELLA SENO TESTICOLO POLMONE METASTASI DIFFUSIONE STADIAZIONE LINFONODO SENTINELLA WALLPAPERIl leiomioma è un tumore benigno (quindi NON è un cancro), localizzato nella muscolatura liscia. Si sviluppa comunemente nell’utero, nello stomaco o nell’esofago dando origine rispettivamente al leiomioma uterino, gastrico o esofageo.

Il leiomiosarcoma, chiamato anche LMS, è un tumore maligno (cancro) del tessuto muscolare liscio. E’ relativamente raro.

Entrambi questi tumori originano dallo stesso tipo di tessuto, possono essere eliminati tramite intervento chirurgico e danno sintomi diversi a seconda del sito di insorgenza; la differenza principale è che il leiomioma è un tumore benigno, che rimane localizzato nel sito di insorgenza e quindi non grave, mentre il leiomiosarcoma è un tumore maligno, che tende ad invadere gli altri organi con metastasi e quindi potenzialmente mortale.

Per approfondire:

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