Come si fa a capire se un ragazzo è vergine o no? E come si comporta?

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Come capire se lui è “fisicamente” vergine?

Mentre le ragazze hanno l’imene, i ragazzi hanno una struttura anatomica chiamata “frenulo”. Con il primo rapporto il frenulo, che volgarmente viene chiamato “filetto” o – erroneamente – “imene maschile“, in teoria dovrebbe rompersi grazie alla pressione che le pareti vaginali esercitano sulle pareti dell’asta del pene, fatto che spinge la pelle del pene in una direzione, mentre il glande spinge nell’altra: le due forze opposte dovrebbero rompere il frenulo, e tale rottura dovrebbe essere evidente anche per una fuoriuscita di sangue più o meno copiosa ed un dolore più o meno avvertito da parte dell’uomo.

Dove si trova il frenulo del pene?

Potete individuare facilmente il frenulo perché è quel sottile ed evidente filamento che collega la pelle che avvolge il pene al glande (la testa del pene). Guarda l’illustrazione presente in alto in questo articolo: il frenulo è evidenziato in rosso. Per approfondire: Frenulo del pene: cos’è e perché la sua lunghezza è importante?

Il frenulo si rompe sempre col primo rapporto?

No, non sempre. Esattamente come avviene per la rottura dell’imene che può essere integro anche in caso di penetrazione già avvenuta, anche il frenulo può essere talmente elastico da rimanere perfettamente integro dopo la prima penetrazione completa, e non lacerarsi nemmeno nei rapporti successivi, anche se numerosi, vaginali ed anali. Parimenti anche il fatto che il frenulo sia già lacerato non indica necessariamente che il ragazzo abbia già avuto rapporti: il frenulo si può lacerare anche con traumi (ad esempio durante la masturbazione) o con varie patologie. In definitiva: un frenulo integro non indica necessariamente verginità ed un frenulo lacerato non indica necessariamente la mancanza di verginità.

Leggi anche: Rottura del frenulo del pene: cosa fare?

Ragazzo vergine: gli atteggiamenti “spia”

Da quanto detto appare quindi chiaro che, dal punto di vista fisico, è difficile capire se un ragazzo è vergine o no, però ci sono alcuni atteggiamenti che possono farvi intuire la verità. Se, ad esempio, rimanda le occasioni in cui potrebbe rimanere da solo con voi, se ha difficoltà a toccarvi e a lanciarsi in effusioni e coccole, se è un po’ impacciato e non sa proprio da dove cominciare, se glissa il discorso ogni volta che voi provate a parlarne… questi sono tutti segnali del fatto che lui potrebbe essere vergine, anche se ovviamente ciò non è certo, potrebbe anche semplicemente essere inesperto ed aver comunque già avuto almeno un rapporto completo.

Leggi anche: Frenulo corto (breve): sintomi, complicanze e trattamenti

Come chiedere ad un ragazzo se è vergine?

La maggior parte dei ragazzi, nel dover dichiarare la propria verginità, prova moltissima vergogna: la verginità, soprattutto superata una certa età, equivale per l’uomo maschile ad un fallimento, al fatto di essere “in ritardo” rispetto ai sui coetanei e ad apparire come meno virile agli occhi della ragazza. Se dopo aver analizzato i suoi atteggiamenti, dopo aver fatto un paio di ragionamenti sulle sue relazioni precedenti, dopo aver percepito qualcosa dalle sue parole, vi siete rese conto che il vostro fidanzato è vergine, non sta scritto da nessuna parte che dovete dirlo apertamente o che glielo chiediate: non farete altro che metterlo ulteriormente in imbarazzo, cosa che – a maggior ragione se è davvero vergine – non lo aiuterà certo ad affrontare serenamente il suo primo rapporto. Provate, piuttosto, a farlo sentire a suo agio, soprattutto se voi non siete più vergini e lui potrebbe sentirsi a disagio e troppo inesperto per stare con voi. Fategli capire che vi piace, a prescindere dalla sua esperienza sessuale e vedrete che sarà lui a dirvelo, magari con un po’ di imbarazzo che dovrete essere brave voi ad eliminare.

Leggi anche: Come si fa a capire se una ragazza è vergine o no?

Cosa fare se lui è vergine?

Per fare sentire a proprio agio il vostro ragazzo se è vergine, dunque, non abbiate fretta, non fate le “maestre con l’alunno incapace” e non fatelo sentire un inadatto alla situazione. Abbiate la pazienza di aspettare che lui sia pronto, che si lasci andare e se sbaglia qualcosa non guardatelo come per dirgli “sei uno sfigato”, non ridetegli in faccia, ma usate comprensione e tenerezza e tutto sarà più semplice sia per lui che per voi.

Leggi anche: Come distinguere un vero orgasmo femminile da uno “finto”

Verginità: differenza tra ragazzo e ragazza

Bisogna sottolineare anche un altro aspetto della verginità che distingue l’opinione delle ragazze da quella dei ragazzi. Quando un ragazzo conosce una ragazza vergine, per lui è – in genere – un vero pregio: se ne prende cura e la aiuta – almento in teoria – con tutte le accortezze del caso, a vivere la sua prima volta come un momento speciale, romantico, magico (o, almeno, dovrebbe essere così). Quando una ragazza viene a sapere che il ragazzo con cui sta uscendo è vergine, invece, tutto è diverso: alle ragazze dà spesso fastidio sapere che il partner abbia fatto l’amore anche con altre prima di loro, ma le sconvolge ancora di più scoprire che non sia stato ancora con nessuna e che loro saranno le prime: le donne si sentiranno delle cavie, più che delle privilegiate, sottoposte a troppa pressione. Inoltre spesso alla donna non fa piacere l’idea di stare con un totale inesperto, magari vergine in età avanzata perché “scartato” da altre donne. La sua verginità può quindi consciamente o inconsciamente spaventare la donna e portarle, addirittura, a fare un passo indietro. Non c’è nulla di più errato, però, dell’essere prevenuti, soprattutto in questi casi. Per prima cosa, di fronte ad una situazione simile, dovrebbero essere le donne ad avere con i ragazzi la stessa sensibilità che, nella situazione opposta, loro avrebbero (o dovrebbero avere!) con le prime. E poi non è detto che un ragazzo vergine sia un ragazzo “scartato” da altre (magari semplicemente dà un valore all’essere casti) o incapace, non in grado di fare l’amore e di farlo bene; deve solo acquisire un po’ di esperienza e, in questo basta solo un po’ di pazienza. Magari è bravo a fare altro (come i preliminari, ad esempio il sesso orale), magari tra voi ci sarà un trasporto tale che verrà tutto incredibilmente naturale. Dunque, via i pregiudizi, via le regole imposte, via le paure, non ci sarà nulla di più bello dello scoprirvi insieme.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Come si fa a capire se una ragazza è vergine o no?

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Dal punto di vista teorico, la verginità vaginale di una donna è correlata all’integrità di una membrana chiamata “imene”, che ricopre l’esterno dell’apertura della vagina:

  • se l’imene è integro, allora si presume che nessun pene sia mai penetrato nella vagina e che la donna sia vergine;
  • se l’imene è lacerato o assente (vedi immagine in alto, alla voce “orifizio vaginale aperto”), allora si presume che la donna sia stata già penetrata in vagina da un pene e quindi la donna non sia più vergine.

Quanto detto non è però sempre vero, per varie ragioni:

  • un imene lacerato o assente non indica necessariamente il fatto che la donna sia stata penetrata da un pene: l’imene si lacera anche in seguito alla penetrazione di dita (ad esempio durante la masturbazione fatta dalla donna stessa o da altre persone) oppure alla penetrazione di altro oggetto (ad esempio un sex toy come questo), o anche in seguito a traumi o patologie;
  • un imene parzialmente lacerato potrebbe indicare che non c’è stata una vera penetrazione peniena completa, ma solo uno o più tentativi di penetrazione non riusciti;
  • un imene assente non indica necessariamente che la donna sia stata penetrata: alcune donne possono nascere con una agenesia congenita dell’imene, cioè senza averlo del tutto fin dalla nascita;
  • un imene presente ed integro non indica necessariamente che la donna non sia mai stata penetrata (completamente o parzialmente, da pene, dita o altri oggetti) dal momento che alcuni imeni sono talmente elastici da resistere a vari tentativi di penetrazione peniena;
  • un intervento chirurgico come l’imenoplastica è in grado di ricostruire un imene lacerato, restituendo teoricamente la verginità alla donna;
  • un imene parzialmente lacerato potrebbe apparire integro ad un occhio meno esperto:
  • anche un imene integro può apparire parzialmente lacerato ad occhio meno esperto, per la normale presenza di uno o più forellini che permettono la fuoriuscita del sangue mestruale (vedi foto in alto: imene anulare, sepimentato e cribroso);
  • un imene potrebbe essere assente anche a causa di una imenotomia, cioè un intervento chirurgico in cui l’imene viene inciso. E’ una operazione che si rende necessaria in caso di “imene imperforato congenito“, cioè quando l’imene non presenta i normali forellini necessari per far defluire il sangue durante le mestruazioni, situazione che porta ad “ematocolpo” ed “ematometra“, cioè alla dolorosa raccolta di sangue rispettivamente nella vagina e nella cavità uterina.

Da quanto detto appare quindi chiaro che è estremamente difficile dire con certezza se una donna sia vergine o no unicamente osservando il suo imene, inoltre in questa sede stiamo considerando solo la verginità relativa alla vagina: non è detto che una donna “vaginalmente vergine” non abbia mai avuto alcun rapporto sessuale; ad esempio potrebbe aver avuto uno o più rapporti anali e/o orali.

Che cos’è l’imene?

L’imene è una membrana mucosa che ricopre l’esterno dell’apertura della vagina. Nel primo rapporto completo solitamente avviene la deflorazione, cioè la rottura dell’imene, evento che viene fatto coincidere con la perdita della verginità. Molti pensano che, finché si è vergini – cioè finché non avviene la rottura di questa membrana – rimanere incinta sia impossibile, ma ciò non è vero. Come già prima accennato, l’imene – anche quando è integro – non è infatti a “tenuta stagna”, bensì possiede una piccola apertura (a volte anche più di una, di grandezza variabile, come potete vedere sul lato sinistro della foto in alto). Tali forellini permettono il normale passaggio verso l’esterno del sangue mestruale e delle secrezioni: un imene nato senza aperture, impedirebbe tale deflusso, causando i prima citati ematocolpo ed ematometra e rendendo necessaria una imenotomia.

Leggi anche: Rottura dell’imene (deflorazione): come avviene, è dolorosa?

Come individuare l’imene? Com’è fatto un imene integro?

L’imene è situato subito prima dell’inizio della vagina, non in profondità, appena dopo le piccole labbra. Una donna lo può vedere anche da sola, usando uno specchietto, sedendosi sul bidet a cosce aperte e con una fonte di luce davanti: se l’imene è integro si vede una specie di plica di tessuto carnoso, rosa-rosso, attaccata alle pareti vaginali subito all’interno delle piccole labbra, che non chiude completamente l’orifizio vaginale. Solitamente nel mezzo dell’imene, anche se ancora integro, vi sono uno o più forellini fisiologicamente necessari per la fuoriuscita delle mestruazioni anche prima del primo rapporto, come già prima più volte accennato.

Leggi anche: Come si fa a capire se l’imene si è davvero rotto o no?

Com’è fatto un imene lacerato?

Quando la donna non è più vergine – o comunque in tutti quei casi in cui l’imene è stato lacerato – il tessuto che compone l’imene potrà apparire in vari modi:

  • come un anello di tessuto di colore uguale alla mucosa vaginale, inserito tutt’intorno all’ingresso della vagina;
  • come dei resti di tessuto come delle piccole sporgenze rosa-rosse.

Potrebbe anche essere praticamente non più visibile, specie se la donna ha già avuto vari rapporti, vedi immagine in alto sul lato destro.

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Dallas McCarver collassa sul palco della finale dell’Arnold Classic Australia 2017 [VIDEO]

In questo video potete vedere Dallas McCarver collassare sul palco della finale dell’Arnold Classic Australia (marzo 2017), vinta poi da Brandon Curry. Il famoso bodybuilder era partito bene, ma durante l’esibizione ha manifestato il malore ed è stato sorretto da colleghi e collaboratori che lo hanno trasportato fuori dal palco. I motivi del malore sono ignoti, anche se inizialmente si era parlato di bronchite o di crampi.

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Differenza tra dieta e dieta di mantenimento

MEDICINA ONLINE DIETA FIBRA VERDURA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO COLAZIONE MERENDA PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO MASSA BILANCIA COLON INTESTINO DIGESTIONE STOMACO CALORIE METABOLISMO FIANCHIQuando si parla della differenza tra “dieta” e “dieta di mantenimento”, si fa riferimento al termine “dieta” come sinonimo di “dieta dimagrante” anche se i due termini non indicano necessariamente la medesima cosa, dal momento che una dieta può essere non solo ipocalorica (cioè dimagrante), ma anche ipercalorica o normocalorica.

Dieta dimagrante (ipocalorica)

La differenza tra dieta dimagrante e dieta di mantenimento risiede principalmente nei tempi e nella quantità di calorie che essa fornisce al soggetto. Normalmente, in caso di sovrappeso od obesità, il soggetto viene sottoposto a dieta dimagrante (ipocalorica), cioè ad una dieta solitamente ipoglucidica ed ipolipidica che fornisca al paziente una quantità di calorie più bassa rispetto al suo fabbisogno calorico giornaliero determinato dalla somma tra le calorie bruciate dal suo metabolismo basale e le calorie che consuma nelle attività di tutti i giorni (sportive e non). Ad esempio se un soggetto in sovrappeso ha un fabbisogno calorico di 2000 calorie, l’obiettivo di una dieta ipocalorica sarà di fornirgli ad esempio 1800 calorie in modo che le 200 calorie di cui il soggetto ha bisogno siano “prese” dal grasso disponibile ed in sovrappiù nel suo corpo. La dieta ipocalorica, unita ad una aumentata attività fisica (che determina sul medio periodo un aumento della massa magra e del metabolismo basale), determina quindi dimagrimento. La dieta dimagrante viene portata avanti per un periodo variabile, eventualmente con piccole variazioni nella quantità calorica, finché non il soggetto non raggiunge – auspicabilmente! – il peso forma adeguato al suo sesso, altezza ed età.

Dieta di mantenimento (lievemente ipocalorica o normocalorica)

Raggiunto il peso forma, il soggetto è “normopeso” e non ha quindi più bisogno di dimagrire ulteriormente dal momento che ciò lo farebbe diventare “sottopeso“. In questo momento la dieta dovrebbe cambiare: non più ipocalorica, bensì “normocalorica”, cioè una dieta non più dimagrante ma solo appunto “di mantenimento” del peso forma raggiunto, dal momento che fornisce al corpo una quantità di calorie esattamente pari al fabbisogno calorico giornaliero. In alcuni casi la dieta di mantenimento può essere lievemente ipocalorica in modo da procedere con un lieve dimagrimento anche in prossimità del raggiungimento del peso forma, ottenuto con la dieta dimagrante. Ricordiamo che, una volta raggiunto il peso forma, non potremo tornare a mangiare più del nostro fabbisogno giornaliero, altrimenti torneremo inevitabilmente in sovrappeso!

Dieta di mantenimento: quante calorie deve avere?

Questa domanda mi viene fatta spesso, ma non ha molto senso: una dieta di mantenimento deve avere le calorie necessarie al fabbisogno calorico giornaliero (o lievemente inferiore, come abbiamo appena visto) e quindi è variabile e soggettivo.

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Tagliando nervo lesionato i pazienti muovono l’arto paralizzato

MEDICINA ONLINE FISIOTERAPIA RIABILITAZIONE DISABILE SEDIA ROTELLE CERVELLO CRANIO EMORRAGIA CEREBRALE ISCHEMIA EMORRAGICA ICTUS PARAPLEGIA EMATOMA EMIPARESI EMIPLEGIA TETRAPARESI TETRAPLEGIA DECUBITO RECUPERO PARALISIRidare a pazienti con un braccio parzialmente paralizzato la possibilità di muoverlo e usare la mano – prima incapace di compiere qualunque azione: è quello che sostengono di poter essere possibile alcuni scienziati cinesi, tramite un intervento che consiste nel tagliare il nervo danneggiato ed allacciare un nervo sano alle terminazioni nervose dell’arto paralizzato. La ricerca è stata recentemente pubblicata sul New England Journal of Medicine ed è stata condotta dal prof. Wen-Dong Xu dell’ospedale Huashan di Shanghai.

La ricerca

I medici hanno coinvolto 36 pazienti reduci da ictus o lesioni cerebrali di altra origine, tutti con un braccio semiparalizzato e inutilizzabile per via di spasmi incontrollati dovuti a attività involontaria del nervo danneggiato che collega il braccio al cervello.
Gli esperti hanno reciso il nervo danneggiato di 18 dei 36 pazienti; gli altri 18, invece, hanno solo seguito un normale programma di riabilitazione. Poi gli esperti hanno collegato un nervo sano (normalmente presente nella regione cervicale della colonna vertebrale) al braccio dei 18 pazienti operati. Nell’arco di un anno di osservazione i 18 pazienti trattati chirurgicamente hanno riguadagnato possibilità di movimento e utilizzo dell’arto paralizzato.

Necessari ulteriori studi

Secondo gli scienziati statunitensi, che hanno scritto un commento al lavoro sul New England, bisogna però capire quale sia la vera origine dei miglioramenti della motilità del braccio dei pazienti operati. Secondo gli esperti, infatti, l’efficacia del trattamento chirurgico potrebbe dipendere semplicemente dal fatto che il nervo danneggiato viene reciso, mettendo fine dunque agli spasmi e ai movimenti incontrollati dell’arto stesso; mentre resta da chiarire, con ulteriori approfonditi studi, se vi sia un reale effetto dalla connessione del nervo sano all’arto interessato.

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La quantità di sperma diminuisce o no con l’età?

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI PAURA CLISTERE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FUn uomo adulto e sano ad ogni eiaculazione emette circa da 1,5 a 5 millilitri di sperma(anche se questo valore può raggiungere anche picchi di 8 ml) quantità che dipende dall’intervallo di tempo che passa tra un’eiaculazione all’altra, dalla produzione di testosterone e da una moltitudine di fattori individuali come genetica, eventuali patologie ad esempio ormonali o testicolari, alimentazione, attività sportiva, salute globale e soprattutto l’età. Con l’avanzare dell’età si registra infatti nell’uomo una fisiologica e progressiva riduzione della produzione di liquido seminale sebbene l’uomo continui a produrre spermatozoi virtualmente per tutta la vita (non sono infatti rari i casi in cui uomini ultraottantenni sono riusciti a concepire figli). La diminuzione è già macroscopica intono ai 50 anni, età in cui la quantità di eiaculato diminuisce mediamente di circa mezzo millilitro rispetto ai 30 anni di età. Dai 60 anni in poi la quantità di sperma tende a ridurci mediamente di un millilitro ogni 10 anni.

Astinenza ed altri consigli per aumentare la quantità di sperma disponibile

La diminuzione dello sperma con l’età è un fenomeno assolutamente normale e non deve mettere in allarme l’uomo. Esistono però alcuni sistemi per evitare drastiche diminuzione dello sperma, tra cui fare quotidianamente attività sportiva, mantenersi entro limiti di peso normali ed alimentarsi in modo corretto. Uno dei sistemi è quello di aumentare i tempi di astinenza. In genere, più è lungo l’intervallo tra una eiaculazione e la successiva, più sperma viene prodotto: una leggera astinenza aiuta quindi ad aumentare la quantità di sperma emesso ma sempre nei limiti della quantità fisiologicamente prodotta. Questo vuol dire che se un individuo anziano emette tipicamente 2 ml nelle sue eiaculazioni, con alcuni giorni di astinenza può arrivare ad avere eiaculazioni di anche di 3 o 4 ml, tuttavia astinenze superiori ad una settimana non porteranno ulteriori aumenti, dato che lo sperma più vecchio, oltre una certa quantità, non viene più accumulato, bensì viene eliminato dall’organismo. Altri consigli su come aumentare il volume di sperma disponibile ad ogni eiaculazione, li trovate qui: Come avere un’eiaculazione più abbondante e migliorare sapore, odore, colore e densità dello sperma?

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Monitor del pc: a che distanza per evitare danni agli occhi?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SEMPR STANCO SENZA ENERGIA LAVORO RIMEDI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneA che altezza e distanza dagli occhi va posto il monitor del pc per avitare danni agli occhi? La medicina del lavoro dà istruzioni ben precise relativamente a ciò. Nel Decreto Legislativo 626/94, poi trasfuso nel Testo unico sulla salute e la sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008, in seguito integrato e modificato), sono indicate tutte le caratteristiche che il posto di lavoro deve avere e che il datore è tenuto a far rispettare affinché si abbia il massimo comfort. Questa normativa prevede il rispetto di alcune importanti regole d’interesse oculare che possono essere applicate anche quando si usa il computer a casa. Esse riguardano in particolare:

  • La distanza visiva adeguata, che per schermi di dimensioni standard (17 pollici) deve essere variabile indicativamente tra i 50 e gli 80 cm; ovviamente, maggiore sarà la grandezza dello schermo e più elevata dovrà essere la distanza.
  • L’altezza dello schermo, che deve essere posizionato leggermente più in basso rispetto all’altezza degli occhi (di 15-20°) e, se possibile, a una distanza di almeno un metro e mezzo dalle finestre.

Consigli per non affaticare la vista:

  • Posizionare la tastiera sul tavolo di lavoro in modo che ci sia lo spazio sufficiente per appoggiare gli avambracci.
  • Non ci dovrebbero essere fonti luminose poste a meno di 30° rispetto alla direzione del vostro sguardo per evitare di essere abbagliati o infastiditi.
  • È importante che siano sempre indossati gli occhiali eventualmente prescritti dall’oculista quando si svolge un’attività di fronte allo schermo. Fate sapere all’oculista che lavorate al videoterminale; potrà, quindi, tenerne conto nella scelta degli occhiali.
  • Il contrasto e la luminosità dei monitor devono essere ben regolati, in modo tale da non dare fastidio. Fate delle prove per trovare la vostra condizione ottimale per svolgere confortevolmente le attività al computer.
  • Evitate che ci siano riflessi sullo schermo che rendono difficoltosa la lettura: in genere il monitor va collocato a 90 gradi rispetto alla fonte di luce naturale o, comunque, in modo tale che la leggibilità sia ottimale. Inoltre anche il piano di lavoro dovrebbe avere una superficie chiara, possibilmente non di colore bianco e, in ogni caso, non riflettente.
  • Fate una pausa della durata di 15 minuti ogni due ore (oppure di cinque minuti ogni tre quarti d’ora o, ancora, di venti secondi ogni venti minuti secondo lo standard americano), cercando di guardare oggetti posti a una distanza di almeno sei metri: questo permette agli occhi di riposarsi.
  • Usate un carattere ben leggibile (almeno corpo 12), preferibilmente in colore scuro su sfondo chiaro. Sono, comunque, da evitare i seguenti abbinamenti cromatici: rosso e blu; giallo e violetto; giallo e verde. Come sfondo di prassi non vanno usati il rosso, il giallo, il verde e l’arancione.
  • Quando siamo concentrati sul monitor (ad esempio quando leggiamo un testo) diminuiamo involontariamente la frequenza con cui sbattiamo le palpebre (ammiccamento). Ciò comporta una minore protezione per la superficie anteriore dell’occhio (cornea); per evitare che si incorra in secchezza oculare può essere utile prestare attenzione a non ridurre l’ammiccamento e, se necessario, ricorrere alle lacrime artificiali.

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Uso prolungato del monitor: quali problemi visivi si rischiano?

L’utilizzo prolungato del monitor del pc (ma anche degli smartphone e dei tablet) può comportare la comparsa di disturbi oculari quali bruciore, arrossamento, lacrimazione o secchezza oculare, fastidio alla luce (fotofobia), senso di affaticamento e annebbiamenti visivi transitori (complessivamente indicati in inglese con l’espressione Computer Vision Syndrome). Tutti questi fastidi possono essere controllati riducendo il tempo trascorso davanti allo schermo, facendo pause più frequenti o arrivando a sospenderne l’uso per un periodo di tempo proporzionale alla gravità dei disturbi (è consigliabile, in questo caso, evitare temporaneamente l’eventuale impiego di lenti a contatto e fare uso di occhiali dotati di lenti antiriflesso). È, comunque, sempre consigliabile sottoporsi a una visita oculistica se i disturbi persistono. Quando si è affetti da congiuntiviti, cheratiti e altre patologie oculari a carattere infiammatorio (specialmente in forma acuta) potrebbe essere opportuno ridurre al minimo l’attività svolta di fronte al monitor oppure di sospenderla del tutto per un breve periodo.

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