Sistemi per evitare di essere punti dalle zanzare

MEDICINA ONLINE ZANZARA TIGRE MOSQUITO MOSKITO MOSCA INSETTO MOSCA PUNTURA MORSO PRURITO PELLE PUNGE FASTIDIO ESTATE ATTRAE WALLPAPER PICS PICTURE PHOTOCome difendersi dalle zanzare, repellenti naturali

Quando le temperature iniziano ad aumentare, le zanzare cominciano a schiudersi e vanno a caccia di cibo. Le Zanzare femmina si nutrono di sangue, ne hanno bisogno per sviluppare al meglio le uova da fecondare, al contrario le zanzare maschio non si nutrono di sangue ma preferiscono nettari e succhi vegetali.

Il modo più immediato per difendersi dalle zanzare è dato dai repellenti chimici o organici. Tali repellenti ci rendono “invisibili” alla zanzara che non potrà più percepire il rilascio del calore corporeo, dell’umidità o dell’anidride carbonica. La zanzara in volo si disorienterà e noi saremo “salvi”. In commercio esistono repellenti chimici tradizionali oppure oli naturali come gli estratti di citronella, geranio, menta, rosmarino, cedro, lavanda e il più efficace, l’olio di erba gatta.

I repellenti naturali per difendersi dalle zanzare non durano più allungo dei repellenti chimici ma neanche di meno. Essi possono respingere le zanzare per circa 2 o 3 ore. Un metodo più noioso è quello di essere più prudente durante le prime ore del mattino (circa all’alba) e dopo il tramonto, le zanzare sono più diffuse in questi orari. Sarà necessario prestare più attenzione se si vive nei pressi di uno specchio d’acqua o in una zona paludosa: le zanzare si riproducono in tali habitat.

Puntura di zanzara, rimedi anti-prurito

Ma se una zanzara ha già pranzato consumando un allegro banchetto sulla nostra pelle, quali sono i rimedi per alleviare il fastidio della puntura? Non sappiamo se quanto segue può portare un reale sollievo ma provare non costa nulla. Ecco un elenco di rimedi “fai da te”:

  • strofinare sulla puntura la parte interna di una buccia di banana;
  • passare sulla puntura del Vicks;
  • applicare aloe vera per le sue proprietà lenitive;
  • applicare del dentifricio alla menta, rinfrescherà dando sollievo;
  • acquistare appositi antistaminici o creme in farmacia;
  • applicare una fettina di limone;
  • applicare gel di aloe vera.

Il gel di aloe vera è molto efficace per contrastare il prurito delle punture di zanzara o altri insetti. Sono molti i rimedi naturali con aloe vera che possono tornare utili in casa, quindi non vi resta che iniziare a coltivare una pianta di aloe sul vostro balcone o in casa, nella zona più luminosa della cucina.

I migliori prodotti per difendersi dalle zanzare

Chi non ha intenzione di eliminare le zanzare con nocivi insetticidi, può difendersi dalle zanzare impiegando dei repellenti. Vi proponiamo alcuni dei migliori repellenti per allontanare le zanzare e evitare le punture.

Raid liquido antizanzare: a tal proposito leggi Raid liquido antizanzare: funziona? E’ nocivo? Le istruzioni per usarlo al meglio

Repellente naturale Chicco: le salviette 
Si tratta di tovagliette monouso particolarmente indicate per proteggere i bambini dalle zanzare. Si tratta di un prodotto con estratti naturali di erbe ed è indicato anche per chi ha pelli sensibili. Il prezzo è di 10 euro compreso di spese di spedizione.

Roll-on anti-zanzara da 60 ml
Un altro prodotto naturale della Chicco, perfetto per proteggere i bambini dalle zanzare e per chi ha la pelle sensibile.

Come difendersi dalle zanzare in giardino?

Potete iniziare a coltivare alcune piante in grado di allontanare le zanzare in modo naturale. Per l’efficacia di questo rimedio naturale dovete coltivare piante in file o in cespugli così da creare delle vere e proprie barriere vegetali.

Le piante che funzionano da repellente efficace contro le zanzare sono:

  • Calendula officinale;
  • Citronella o lemongrass;
  • Elicriso, Hilichrysum italicum;
  • Pelargonio odoroso;
  • Pianta dell’incenso;
  • Canfora;
  • Catambra;
  • Piante aromatiche come menta, lavanda, basilico, melissa e timo.

Zanzare da allontanare, tre specie diverse

La lotta alle zanzare è resa più difficile dalla presenza di più specie nel nostro territorio. Oltre alla zanzara nostrana, tipica dell’area del mediterraneo, vi sono delle zanzare provenienti dall’estero caratterizzate da comportamenti e forma propria. Le specie che rendono infernali i nostri pomeriggi in giardino sono tre:

  • Culex pipiens E’ la nostra zanzara più classica. E’ presente in nel nostro paese da sempre. Ha un colore grigio-marrone e un corpo di 7-8 mm. Vive benissimo in ambiente urbano. E’ attiva nelle ore notturne o a tarda sera.
  • Aedes caspius E’ arrivata in Italia da pochi decenni. Ha un corpo di colore marrone chiaro con anelli biancastri che circondano le zampe. Prospera meglio nelle zone agricole e di campagna ma vive anche in ambienti urbani. E’ attiva soprattutto nelle ore crepuscolari.
  • Aedes Albopictus E’ la tanto odiata zanzara tigre. Presenta un corpo di colore nero, lungo fino a un centimetro, con striature biancastre. E’ arrivata in Italia intorno agli anni ’90 ma si è diffusa moltissimo negli ultimi tempi. Può trasmettere malattie di origine virale. La zanzara tigre è più difficile da contrastare della zanzara nostrana tradizionale e anche più fastidiosa per le sue abitudini (va a caccia di giorno). E’ attiva anche di giorno.

Come difendersi dalle zanzare, lotta biologica

In molte città d’Italia si sta diffondendo la lotta biologica. I predatori delle zanzare, per eccellenza, sono i pipistrelli. Altri predatori naturali sono pesci, rane, libellule, damigelle, rospi.

Prodotti consigliati

Di seguito vi riporto una lista di prodotti estremamente efficaci, scelti e testati personalmente da me e dal mio Staff, per neutralizzare le zanzare, le mosche ed altri insetti fastidiosi:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Tubercolosi: prognosi, vaccino e strategie di prevenzione

MEDICINA ONLINE TOSSE SECCA VACCINO ESAVALENTE MENINGITE BIMBO BAMBINO NEONATO INIEZIONE MORBILLO ASILO MATERNA GOLA TONSILLE FEBBRE INFLUENZA FEBBRE DOLORE ASPIRINA STRESS SALIVA AUTUNNO TUBERCOLOSI.jpgLa progressione da infezione tubercolare a malattia TBC conclamata si verifica quando i bacilli superano le difese del sistema immunitario e iniziano a moltiplicarsi. Nella malattia primaria (1-5% dei casi), questo si verifica subito dopo l’infezione iniziale. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, una infezione latente si verifica senza sintomi evidenti. Questi bacilli dormienti producono tubercolosi attiva nel 5-10% dei casi latenti, spesso molti anni dopo l’infezione.

Il rischio di riattivazione aumenta se vi è una situazione di immunosoppressione, come nel caso di infezione da HIV. Negli individui con coinfezione da M. tuberculosis e HIV, il rischio di riattivazione aumenta del 10% l’anno. Gli studi che utilizzano il DNA fingerprinting, un metodo di comparazione del DNA, su ceppi di M. tuberculosis hanno dimostrato che le reinfezioni avvengono più frequentemente di quanto si pensasse rispetto alla riattivazione. La possibilità di morte per un caso di tubercolosi è di circa il 4%, al 2008, in calo rispetto all’8% del 1995.

Prevenzione della tubercolosi

La prevenzione e controllo della TBC ha due approcci paralleli. Nel primo, le persone con la TBC e le persone a loro vicine vengono identificate e trattate. L’identificazione delle infezioni spesso implica l’esame dei gruppi ad alto rischio per la TBC. Nel secondo approccio, i bambini vengono vaccinati per proteggerli dalla TBC. Sfortunatamente nessun vaccino disponibile provvede una protezione affidabile per gli adulti. Tuttavia, nelle aree tropicali dove i livelli di altre specie di micobatteri sono elevati, l’esposizione a micobatteri non tubercolari dà una parziale protezione alla TBC.

Per approfondire:

Vaccini

Dopo il “Vaccino Maragliano”, sviluppato da Edoardo Maragliano e utilizzato sull’uomo fin dai primi anni del Novecento, costituito da micobatteri uccisi al calore, i primi esperimenti per ottenere un vaccino costituito da micobatteri vivi attenuati di tubercolosi di razza bovina furono sviluppati da Albert Calmette e Camille Guerin all’Istituto Pasteur in Francia tra il 1908 e il 1921. Fu chiamato “BCG” (Bacillo di Calmette-Guérin). Il vaccino BCG venne usato sull’uomo nel 1921 in Francia, ma non ricevette diffusione e consenso negli Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania fino alla seconda guerra mondiale.

Molte nazioni utilizzano il BCG come parte dei loro programmi di controllo della TBC, specialmente per i bambini. L’efficacia protettiva del BCG per prevenire forme gravi di TBC (per esempio la meningite) nei bambini è maggiore dell’80%; la sua efficacia protettiva per prevenire TBC polmonare negli adolescenti e negli adulti varia dallo 0 all’80%.

In Sudafrica, il paese con la più alta concentrazione di TBC, il vaccino viene dato a tutti i bambini sotto i tre anni. Tuttavia il BCG è meno efficace in aree dove i micobatteri sono meno prevalenti, quindi il BCG non viene distribuito all’intera popolazione di queste nazioni. Negli Stati Uniti per esempio, il vaccino BCG non è raccomandato tranne che per persone con specifiche caratteristiche:

  • Bambini con risultati del test cutaneo negativi che sono continuamente esposti a pazienti non trattati o trattati con inefficacia, o che saranno continuamente esposti a TBC multiresistente.
  • Operatori di assistenza sanitaria considerati individualmente che lavorano in luoghi in cui è stata riscontrata un’alta percentuale di pazienti con TBC multiresistente, in cui la trasmissione della TBC multiresistente è probabile o dove il controllo contro la TBC non è risultato efficace.

Il BCG protegge parzialmente contro alcune forme gravi di TBC pediatrica, ma si è dimostrato inefficace contro la TBC polmonare adulta, che compone la maggior parte dei casi mondiali. Attualmente ci sono più casi di TBC sul pianeta di quanti ce ne siano stati in qualunque altra epoca storica, e molti concordano nell’urgenza dello sviluppo di un nuovo vaccino più efficace, che prevenga tutte le forme di TBC, compresi i ceppi resistenti, in ogni fascia d’età, e tra le persone affette da HIV.[125]

Strategie di sanità pubblica

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato, nel 1993, la tubercolosi una “emergenza sanitaria globale” e nel 2006, la Stop TB Partnership ha sviluppato un piano globale per fermare la tubercolosi, che mira a salvare 14 milioni di vite tra il suo lancio e il 2015. Tuttavia il numero prefissato non potrà essere raggiunto entro il 2015, principalmente a causa dell’aumento della tubercolosi associata all’HIV e all’emergere di molteplici tubercolosi resistenti ai farmaci (MDR-TB). Un sistema di classificazione sviluppato dalla American Thoracic Society viene utilizzato comunemente nei programmi di salute pubblica.

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Come si contrae il Virus del papilloma (HPV)?

TESTA DONNA TRISTE MAL DI TESTAIl Papilloma Virus Umano o HPV è un virus appartenente alla famiglia dei Papillomaviridae. Le infezioni da HPV sono estremamente diffuse e possono causare anche malattie della cute e delle mucose. Si calcola che oltre il 70% delle donne contragga un’infezione genitale da HPV nel corso della propria vita; solitamente l’infezione provocata da questo virus non causa nessuna alterazione e si risolve da sola specie se il sistema immunitario è ben funzionante; solo in caso di persistenza nel tempo di infezioni di HPV ad alto rischio oncogenico è possibile, in una minoranza dei casi e nel corso di parecchi anni, lo sviluppo di un tumore maligno del collo uterino.

Come si contrae il Virus del papilloma?

Gli HPV si contraggono tramite contatto diretto (sessuale, orale e cutaneo) o in luoghi poco puliti (ad esempio bagni pubblici non disinfettati a norma). Non sono presenti in liquidi biologici quali sangue o sperma. Il rischio di contrarre una infezione da HPV aumenta con il numero dei partner sessuali, ed è massimo tra i giovani adulti (20-35 anni). Il virus è più frequentemente trovato tra le popolazioni promiscue e in condizioni precarie di igiene. L’uso del profilattico non pare avere azione protettiva completa in quanto l’infezione è spesso diffusa anche alla cute della vulva e del perineo. L’infezione da HPV è asintomatica nella maggior parte dei casi. In alcuni casi, si può invece manifestare con condilomi acuminati in sede genitale (pene e vulva, perineo). Le lesioni da HPV del collo uterino possono essere riconosciute mediante il Pap test, la colposcopia o tecniche di patologia molecolare, e le lesioni del pene mediante la penescopia. Ogni anno, in Italia, sono circa 3.500 le donne che si ammalano di cancro del collo dell’utero. Si stima che il 75% della popolazione entri in contatto con il virus almeno una volta durante la sua vita.

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Quante volte al giorno è normale urinare? Vescica iperattiva e ansia

MEDICINA ONLINE DIARREA VIAGGIATORE VACANZA VIAGGIO CIBO ESOTICO INFEZIONI CIBI CONTAMINATI ACQUA INTESTINO DOLORE FECI LIQUIDELa maggior parte delle persone urina dalle quattro alle sette volte nel corso del giorno, ma non c’è davvero il numero “giusto”. La frequenza della pipì è influenzata da molti fattori, non solo da quanto si beve, ma anche da alcune patologie, come l’ipertrofia prostatica, e da quali tipi di fluidi si stanno bevendo: caffeina e alcol sono irritanti per la vescica, tanto da far venire più spesso lo stimolo.

Vescica iperattiva ed incontinenza
Esistono pazienti affetti da una sindrome nota come “vescica iperattiva” che è caratterizzata dalla presenza di contrazioni involontarie della muscolatura vescicale le quali a loro volta obbligano i pazienti (le donne sono molto più colpite dei maschi) a correre in bagno ad urinare. In alcuni casi queste crisi sono così forti che la persona non riesce ad arrivare in tempo in bagno a ha episodi di vera e propria “incontinenza da urgenza”. Per coloro che presentano questa diagnosi esistono due grandi categorie di farmaci che possono aiutare molto anche se hanno il limite di dovere essere presi sempre e non al bisogno. Anche la sensibilità della propria vescica gioca un ruolo. Alcune persone devono andare in bagno al minimo stimolo, mentre altre non ne sentono il bisogno finché la vescica non è del tutto piena.

Temperatura e bevande
In entrambi i sessi, se c’è necessità di urinare tante volte, in modo eccessivo e fastidioso, è necessario farsi vedere da un medico, prima di tutto per escludere cause tumorali o altri problemi significativi. E’ senz’altro vero peraltro che esistono pazienti, in entrambi i sessi, quasi sempre con una certa ansia cronica, che hanno vesciche che rispondono maggiormente agli stimoli esterni che possono fare scattare la voglia di urinare. Tipicamente il cambiamento di temperatura caldo – freddo, l’assunzione di bevande come tè, caffè e bevande gasate, uno stress lavorativo o personale particolare. Alcune di queste persone migliorano con adeguate terapie comportamentali ma la maggior parte impara a convivere con il problema. Più la vescica si riempie di urine, più si attivano i meccanismi muscolari della continenza, cioè la vescica tiene di più. Per cui in una persona normale che beve due litri di acqua al giorno (il volume minimo necessario) è corretto urinare in linea di massima ogni 4 ore durante il giorno e secondo la necessità di notte.

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Quando beviamo di più
Quando aumentiamo in modo significativo la dose giornaliera di acqua di solito aumenta anche la frequenza delle “visite” in bagno. La numerosità delle minzioni è ovviamente correlata alla quantità di acqua bevuta. In una persona sana, bevendo tanto ci si stabilirà in autonomia sulla regola della minzione ogni quattro ore. Se poi ci si alza una volta per notte per urinare, si può senz’altro bere meno a partire dalle ore 17. Urinare molte volte di notte può essere anche sintomo di patologie: infezioni come la cistite o malattie che interessano la prostata.

Prostata
Svegliarsi di notte per urinare è un fenomeno più frequentemente maschile ed è spesso correlato con la presenza di una prostata ingrossata e infiammata. Di fronte a questo problema è bene farsi visitare dallo specialista urologo. Senz’altro possono avere un ruolo particolari abitudini dietetiche come bere tanto di sera ed anche di notte ed alcuni pazienti non hanno altro che problemi di sonno. In particolare molti pazienti obesi sviluppano la sindrome delle apnee notturne che li obbliga a svegliarsi di frequente e devono essere visti da uno specialista dei disturbi del sonno».

Il colore della pipì può davvero dirci se siamo ben idratati?
L’urina dovrebbe essere gialla molto chiara, ma è così sensibile che bastano modesti cambiamenti dietetici a influenzarne il colore. Vero è che se ci si accorge di avere una pipì colore giallo molto scuro significa che si sta bevendo poco. Se ci si accorge della presenza di urine rosse è tassativo farsi vedere subito dal proprio medico o dallo specialista urologo.

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Fa male trattenere l’urina troppo a lungo? Quali danni può determinare?

MEDICINA ONLINE DIARREA VIAGGIATORE VACANZA VIAGGIO CIBO ESOTICO INFEZIONI CIBI CONTAMINATI ACQUA INTESTINO DOLORE FECI LIQUIDETrattenere troppo a lungo l’urina, ad esempio urinando solo la mattina e la sera, è un errore abbastanza diffuso che però può avere conseguenze anche gravi sulla nostra salute. Vediamo per quali motivi.

Muscolatura

Per prima cosa, ammettendo di assumere giornalmente la giusta quantità di acqua (circa 1,5/2 litri ogni giorno), lasciar passare troppo tempo tra una minzione e la successiva comporta quasi sempre un riempimento eccessivo della vescica la cui muscolatura poi può fare fatica a riprendere a funzionare nel momento in cui andremo in bagno. In un soggetto sano trattenere la pipì molto a lungo, può danneggiare la funzionalità della parete vescicale e – cronicamente – può determinare incontinenza urinaria. Per approfondire: Incontinenza urinaria maschile e femminile: cause, tipi, da sforzo, rimedi

Infezioni

Se al momento dello stimolo non ci rechiamo in bagno in tempi rapidi, l’urina ristagna nella vescica per tempi più lunghi del normale e ciò aumenta il rischio di soffrire di una infezione della vescica con conseguente fastidiosa cistite (infiammazione della vescica) e cistouretrite (infiammazione di vescica ed uretra, il condotto che porta l’urina dalla vescica all’esterno). L’infezione inoltre – se grave e non curata – può propagarsi a monte, potenzialmente determinando danni anche severi ai reni, ed a valle, colonizzando i genitali, soprattutto nelle donne, la cui uretra è più corta di quella maschile e ciò favorisce la discesa di virus e batteri. Per approfondire: Bruciore e stimoli frequenti di urinare: cistite, sintomi e cure

Calcoli

Aumentare il tempo in cui l’urina ristagna in vescica, potrebbe aumentare anche il rischio di calcoli vescicali ed uretrali. Per approfondire: Calcoli urinari bloccati in rene, uretere, vescica e uretra: cause e cure

Bambini

Anche ai bambini capita di trattenere troppo a lungo l’urina, questo ad esempio perché sono impegnati a giocare e non vogliono interrompere la loro attività oppure perché sono molto piccoli ed a scuola si vergognano di chiedere di andare in bagno. E’ importante insegnare ai bimbi che – quando compare lo stimolo – se possibile bisogna svuotare subito, o comunque al più presto, la vescica. Se vi accorgete che vostro figlio urina troppe poche volte al giorno, per prima cosa controllate quanta acqua assume giornalmente, poi chiedete direttamente a lui se sente delle sensazioni strane mentre urina (ad esempio se ha bruciore) e controllate se a livello dei genitali ha segni di infiammazione (come rossori e gonfiori). In caso di dubbi, sempre meglio chiedere il parere del proprio pediatra.

Leggi anche: Enuresi notturna in bambini, adolescenti e adulti: cause e terapia

Consigli

Ecco alcuni comportamenti utili generali che vi consiglio:

  • bere adeguate quantità di acqua ogni giorno (circa 1,5/2 litri al giorno, anche di più nei mesi caldi e se fate molta attività fisica);
  • assumere frutta e verdura di stagione, ricchi d’acqua;
  • avere sempre una adeguata igiene intima;
  • evitare di lavarsi i genitali subito dopo essersi lavati l’ano: se necessario lavare prima i genitali e solo dopo l’ano, soprattutto se si è di sesso femminile;
  • evitare di indossare indumenti intimi troppo stretti e fatti con tessuti di cattiva qualità;
  • anche se non si ha voglia di urinare, cercare di sforzarsi appena si sente un minimo di stimolo o addirittura anche se non si prova alcuno stimolo ma è passato molto tempo dell’ultima minzione;
  • anche se stiamo svolgendo un compito importante, evitare di procastinare la minzione se sentiamo lo stimolo ad urinare;
  • se proprio non possiamo evitare di procastinare la minzione, evitare di far passare troppo tempo tra la comparsa dello stimolo e l’emissione dell’urina;
  • se, nonostante la giusta assunzione di acqua, durante il giorno sentiamo raramente lo stimolo di urinare, potrebbe essere utile richiedere il parere di un urologo.

Per approfondire:

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Distacco di vitreo: quali sono le conseguenze sulla vista?

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE EYES ANATOMY RETINA FOVEA CORPO VITREO CORNEA VISTA VISION SCLERA COROIDE MACULA CRISTALLINO LIMBUS NEO MELANOMA NEVO MIOPIA DALTONISMO PRESBIOPIA STRABISMO OCIl distacco è considerato benigno quando non comporta trazioni sulla superficie retinica; quando, invece, l’aderenza è tale per cui il corpo vitreo, distaccandosi, tira la retina si possono avere delle complicazioni (come quando si toglie il nastro adesivo da un pacco, che si può rovinare). Noi ci accorgiamo della trazione quando il distacco è accompagnato dai fosfeni (lampi luminosi simili al flash della macchina fotografica che solo la persona colpita nota). In questi casi è bene recarsi subito dal proprio oculista ed evitare gli sforzi fisici (come sollevare pesi, chinarsi in avanti, sospendendo dunque eventuali attività sportive, che possono provocare disidratazione o aumentare il rischio di traumi cerebrali).

Quando il distacco avviene senza trazioni retiniche, si avvertono disturbi visivi aspecifici, variamente descritti (ragnatele, linee fisse o ombre nel campo visivo): queste sono tanto più fastidiose quanto più interessano le aree centrali della visione e, quindi, quanto più sono prossime alla macula (regione centrale della retina che permette la visione chiara e distinta).

Chi soffre di distacco posteriore di vitreo vede le cosiddette mosche volanti, causate dai corpi mobili vitreali. Questi ultimi sono delle aggregazioni cellulari che galleggiano all’interno del corpo vitreo (vengono osservate perché non sono perfettamente trasparenti): sono il segno di una degenerazione vitreale che quasi sempre accompagna il distacco posteriore di vitreo o, al contrario, ne è causa.

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Differenza tra pianeta e pianeta nano con esempi

MEDICINA ONLINE STELLA PIANETA NANO GIOVIANO TERRESTRE SATELLITE NATURALE ARTIFICIALE METEROIDE METEORITE METEORA STELLA CADENTE SOLE LUNA TERRA FANTASCIENZA MARTE PIANETA SISTEMA SOLAREUn pianeta viene definito come un corpo celeste che, a differenza di una stella, non produce energia tramite fusione nucleare, non brilla di luce propria ma di luce riflessa proveniente dalla stella attorno a cui orbita (nel caso della Terra ovviamente è il sole).

Nel 2006 l’Unione Astronomica Internazionale ha stabilito una nuova definizione, per i pianeti: si definisce pianeta un oggetto che orbita stabilmente intorno al Sole, che ha dimensioni sufficienti a raggiungere l’equilibrio idrostatico (cioè che non ha la forma di un sasso, ma grossomodo di una sfera) e che è gravitazionalmente dominante (ovvero che ha “ripulito le vicinanze della sua orbita da altri oggetti”).

In base alla nuova definizione, Plutone è stato retrocesso a pianeta nano: Plutone, infatti, interseca l’orbita di Nettuno e ne è in qualche maniera dominato, nel senso che il suo periodo orbitale è risonante con quello di Nettuno in modo da non incrociarlo mai troppo da vicino. Se così non fosse, sarebbe già stato catturato da Nettuno o sbalzato fuori dalla sua orbita. Insieme a Plutone, sono stati identificati altri pianeti nani, uno dei quali (Eris) è anche più grande dell’ex nono pianeta: la differenza tra pianeta e pianeta nano è proprio il fatto di essere o meno gravitazionalmente dominante nella regione della propria orbita.

Ad oggi, quindi, nel sistema solare ci sono otto pianeti (gravitazionalmente dominanti nella regione della propria orbita):

  • Mercurio;
  • Venere;
  • Terra;
  • Marte;
  • Giove;
  • Saturno;
  • Urano;

e cinque pianeti nani (non gravitazionalmente dominanti nella regione della propria orbita):

  • Plutone;
  • Eris;
  • Haumea;
  • Makemake;
  • Cerere.

Di questi, soltanto Cerere sta nel sistema solare interno, gli altri sono tutti oggetti transnettuniani. Oltre a questi, un’altra quindicina di oggetti sono sotto studio per stabilire se possono rientrare nella categoria o se devono accontentarsi di essere catalogati come “oggetti minori del sistema solare” (una definizione francamente un po’ triste).

 

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Differenza tra elemento, composto e miscuglio con esempi

Work of scientists in the chemical laboratory.Elemento chimico
L’elemento chimico è una sostanza che non può essere scomposta in altre sostanze. Nell’elemento gli atomi hanno uguale numero e disposizione di elettroni, ma possono avere massa differente; quando ciò avviene si parla di isotopi e occupano il medesimo posto della tavola periodica. Sono 96 gli elementi naturali presenti sulla Terra, 80 hanno almeno un isotopo stabile, e attualmente ne sono stati creati artificialmente in laboratorio altri 21 , per un totale di 118 elementi. Per ordinarli si utilizza la tavola periodica degli elementi, dove la classificazione avviene in base al numero atomico e al numero di elettroni presenti negli orbitali atomici s, p ed f. Nel 1870 il tedesco Julius Lothar Meyer pubblicò la versione estesa della sua tavola periodica elaborata precedentemente nel 1864. Nel 1869, indipendentemente da Meyes, il professore chimico russo Dmitrij Mendeleev pubblicò la sua prima tavola periodica. In entrambi gli schemi gli elementi sono ordinati in righe e colonne, in peso atomico e si inizia una nuova riga o colonna quando le caratteristiche cominciano a ripetersi. Tuttavia tra le due venne adottata quella di Mendeleev poiché era più precisa: aveva infatti meno spazi vuoti e, in alcuni casi, il professore decise di ignorare l’ordine suggerito dai pesi atomici e scambiando elementi vicini per inserirli nella colonna con le stesse proprietà chimiche.

Esempi di elemento chimico

  • Idrogeno,
  • elio,
  • mercurio,
  • alluminio,
  • argento,
  • carbonio,
  • calcio,
  • ferro,
  • iodio,
  • magnesio,
  • azoto,
  • radio,
  • piombo
  • sodio.

Composto chimico
Il composto chimico è un sistema omogeneo formato da due o più elementi con un rapporto fisso che ne determina la composizione; ovvero è una sostanza pura costituita da atomi di natura diversa. Il rapporto fisso è determinato da specificità chimiche o fisiche. Ad esempio l’acqua (H2O, questa la sua formula), che è formata da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, è un composto, mentre ottone e cioccolata sono miscugli.
Infine la caratteristica principale del composto è rappresentata dalla sua formula chimica; in essa funziona come una carta d’identità: vi è descritto il rapporto del numero di atomi nella molecola, l’unità minima della sostanza. E’ possibile suddividere i composti chimici in singoli atomi o in composti più semplici attraverso processi ad alta temperatura detta temperatura di decomposizione. Qual è la differenza tra elemento chimico e composto? La risposta più ovvia e immediata è che i primi formano i secondi.

Esempi di composto chimico

  • acqua (H2O);
  • cloruro di sodio (NaCl);
  • ossigeno (O2);
  • anidride carbonica (CO2)
  • ammoniaca (NH3);
  • metano (CH4);
  • anidride nitrica (N2O5);
  • anidride ipoclorosa (Cl2O);
  • monossido di carbonio (CO).

Miscugli o miscele
I miscugli (o miscele) sono materiali formati dalla mescolanza di più sostanze pure e, a differenza di queste ultime, non presentano caratteristiche ben definite. Mentre la composizione degli elementi che formano il composto è fissa e ben determinata dalla natura, nei miscugli invece (sia miscugli omogenei che miscugli eterogenei) la composizione delle sostanze che lo formano non è fissa e determinata. Un miscuglio di acqua e sale presenta per esempio densità diverse a seconda della composizione della miscela. Osservando un corpo, spesso notiamo che esso è formato da sostanze di natura diversa (es. granito) e talvolta tale differenza esiste anche se il fatto non è evidente ai nostri occhi (es. acqua minerale). Ci troviamo di fronte, in questi casi, a una mescolanza di più sostanze, ciascuna delle quali mantiene la propria identità e può, in vario modo, essere separata dalle altre attraverso opportune tecniche di separazione. Mescolanze di questo tipo si chiamano miscugli.

Esempi di miscuglio
L’acqua minerale che beviamo è un esempio di miscuglio: essa contiene piccole quantità di altre sostanze disciolte che sono i sali minerali. La stessa cosa si può dire per tutti i prodotti chimici in uso nel laboratori. Sulle loro confezioni sono sempre riportati i risultati delle analisi che indicano anche la quantità di sostanze indesiderate. A seconda del modo in cui le sostanze si mescolano, i miscugli possono essere classificati in:

  • miscugli omogenei;
  • miscugli eterogenei.

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