Differenza tra gotta ed alluce valgo

MEDICINA ONLINE PIEDE GOTTA ALLUCE VALGO DIFFERENZA SCARPA DEFORMITA OSSO OSSEA METATARSO.jpgL’alluce valgo corrisponde a una deformità ossea che riguarda il primo dito del piede, il quale devia lateralmente in direzione delle altre dita. Tale deformazione comporta anche una sporgenza del primo osso del metatarso, che si accompagna a un’infiammazione, che può essere ripetuta nel tempo o costante, della cosiddetta borsa mucosa, situata alla base dell’impianto del dito.

La gotta è una malattia del metabolismo caratterizzata da attacchi ricorrenti di artrite infiammatoria acuta con dolore, arrossamento e gonfiore delle articolazioni, causati dal deposito di cristalli di acido urico in presenza di iperuricemia. L’articolazione più frequentemente colpita è, in circa il 50% dei casi, la metatarso-falangea dell’alluce, da cui il nome di podagra. L’acido urico può inoltre depositarsi nei tendini e nei tessuti circostanti, generando i cosiddetti tofi, anche a livello renale, inducendo la comparsa di nefropatia gottosa.

Sintomi

Il sintomo di alluce valgo è la tipica deformazione del piede ed il dolore. All’inizio il disturbo si manifesta semplicemente con una deviazione del primo dito del piede che si rivolge in direzione del secondo dito, ma con il passare dei mesi si possono notare dei cambiamenti evidenti dal punto di vista dell’allineamento delle ossa del piede.

La gotta si può presentare in vari modi, anche se il più frequente è l’attacco ricorrente di artrite infiammatoria acuta (con gonfiore, arrossamento e irritazione all’articolare). Più spesso viene colpita la base dell’alluce, rappresentando questa la metà dei casi, altre articolazioni, come il tallone, il ginocchio, il polso e le dita, possono essere colpite. Il dolore articolare inizia solitamente durante la notte e dura da 2 a 4 ore. La spiegazione dell’insorgenza notturna è data dal fatto che la temperatura corporea è più bassa. I primi segni in genere si manifestano in individui maschi fra i 30 e i 60 anni. Nelle donne questa affezione compare di solito più tardi, dopo la menopausa. La comparsa di un accesso di gotta in un paziente più giovane impone la ricerca di un difetto enzimatico. Altri sintomi possono verificarsi raramente insieme con il dolore articolare, tra questi la stanchezza e la febbre elevata. Livelli elevati per lungo tempo di acido urico (iperuricemia) possono provocare altre condizioni, compresi i tofi: depositi duri e dolorosi di cristalli di acido urico. Ampi tofi possono portare ad artrite cronica dovuta a erosione ossea. L’entità della formazione dei tofi dipende dalla durata e dal grado dell’iperuricemia, che è a sua volta effetto della gravità dell’interessamento renale. I tofi possono essere morbidi o duri, solidi o fluttuanti, lisci o ruvidi e in genere si localizzano nelle parti cartilaginee delle articolazioni colpite dalla gotta, o anche in corrispondenza dell’elice del padiglione auricolare. Se i tofi sono superficiali, tendono ad aprirsi liberando un liquido lattiginoso nel quale con l’esame microscopico si possono rilevare i cristalli di urato. Talvolta la perforazione della pelle porta a un’infezione secondaria, che richiede cure attente in quanto i tofi guariscono lentamente.[50] Prima dell’introduzione di trattamenti farmacologici efficaci, i tofi si presentavano nel 60% dei pazienti, percentuale ora ridotta a meno del 25%.

Cause

Individuare le cause che portano alla comparsa dell’alluce valgo permette di intervenire sul disturbo in maniera più efficace. Vale la pena di mettere in evidenza, in primo luogo, che tale problema può riguardare chiunque, anche se sono le donne a soffrirne in misura più significativa, soprattutto in età matura. Le cause dell’alluce valgo in molti casi sono congenite: ciò vuol dire che i soggetti che hanno i piedi piatti o comunque altri tipi di alterazioni del piede sin da quando sono bambini hanno una tendenza maggiore a sviluppare l’alluce valgo una volta diventati adulti o che hanno raggiunto l’età senile. Nei casi di alluce valgo giovanile, inoltre, esistono dei fattori predisponenti collegati all’ereditarietà. Oltre alle cause congenite, inoltre, è bene prendere in considerazione le cause secondarie o acquisite: la responsabilità dell’alluce valgo, in molte circostanze, spetta all’abitudine a usare scarpe non adeguate, che non rispettano la fisiologia del piede. Ciò è vero a maggior ragione per le forme infiammatorie, per quelle traumatiche e per quelle rachitiche. Nel mirino finiscono, dunque, le calzature con il tacco alto, ma anche quelle troppo strette e quella con la punta che fa sovrapporre le dita dei piedi.

La causa della gotta è l’iperuricemia: la condizione può verificarsi per una serie di motivi, tra cui dieta, predisposizione genetica o la ipoescrezione renale di urato, il sale dell’acido urico.[20] L’ipoescrezione è la causa primaria di iperuricemia, verificandosi in circa il 90% dei casi, mentre la sovrapproduzione è causa nel restante 10%.[5] Circa il 10% delle persone con iperuricemia sviluppano, a un certo punto della vita, la gotta.[27] Il rischio, tuttavia, varia a seconda del grado di iperuricemia. Quando i livelli sono compresi tra 415 e 530 micromol/l (7 e 8,9 mg/dL), il rischio è dello 0,5% all’anno, mentre in quelli con un livello superiore a 535 mmol/l (9 mg/dL), il rischio è di 4,5% all’anno.

Diagnosi

Riconoscere l’alluce valgo non è difficile, e per la diagnosi è sufficiente, nella maggior parte dei casi, l’osservazione, considerando l’evidenza della deformità in corrispondenza della base dell’alluce o sul lato del piede. Nel caso in cui si debba procedere a una valutazione clinica si procede a un esame denominato baropodometrico, attraverso il quale si ha la possibilità di misurare la distribuzione dei carichi sul piede sia in posizione dinamica che in posizione statica; inoltre, questo strumento diagnostico consente di valutare il livello di compromissione dell’alluce. Nel caso in cui ci si rivolga a uno specialista, non è da escludere una radiografia, da effettuare in posizione sotto carico, utile per accertare i cambiamenti che hanno riguardato il piede e per avere una globale indicazione relativa al grado di deformità. Non solo: un’indagine di questo tipo permette di stabilire l’angolo tra l’alluce e il piede, tenendo conto del fatto che si può parlare di alluce valgo nel momento in cui l’angolo tra il primo e il secondo osso del metatarso non è inferiore agli 8 gradi.

La diagnosi di gotta può essere confermata dalla rilevazione di caratteristici cristalli aghiformi nel liquido sinoviale. Il trattamento con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), colchicina o steroidi, è in grado di migliorare i sintomi. Una volta che l’attacco acuto è risolto, i livelli di acido urico vengono generalmente tenuti bassi adottando delle modifiche dello stile di vita e nei pazienti che accusano attacchi frequenti, con l’assunzione di allopurinolo o probenecid, in grado di fornire una profilassi a lungo termine.

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Trattamento

Nel caso in cui la deviazione dovuta all’alluce valgo sia ancora modesta e non dolorosa, si procede a un trattamento conservativo, che consente di migliorare la qualità della vita della persona rallentando lo svilupparsi delle deformazioni. Si ricorre, dunque, a cappucci in silicone che servono a tenere le dita del piede separate tra loro, evitando che l’alluce vada a sovrapporsi alle altre, e ad ammortizzare il più possibile il contatto tra l’alluce stesso e la scarpa. Anche i plantari correttivi possono tornare utili da questo punto di vista, dal momento che mettono la testa metatarsale che provoca dolore in scarico, ferma restando l’esigenza di usare delle calzature idonee. Nei casi più gravi, però, la risoluzione del problema prevede un intervento chirurgico, attraverso la cosiddetta tecnica percutanea mininvasiva, in funzione della quale l’articolazione metatarso – falangea deviata viene rimessa in asse.

Relativamente alla gotta invece, l’obiettivo iniziale del trattamento è quello di risolvere i sintomi dell’attacco acuto. Il ripetersi di tali attacchi può essere prevenuto con l’utilizzo di farmaci che riducono i livelli sierici di acido urico. L’applicazione di ghiaccio, per la durata di 20-30 minuti più volte al giorno, può far diminuire il dolore. Le opzioni per il trattamento acuto comprendono la somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), la colchicina e gli steroidi, mentre i farmaci utilizzati a scopo preventivo sono l’allopurinolo, il febuxostat e il probenecid. Il solo abbassamento dei livelli di acido urico è sufficiente a curare la malattia, mentre il trattamento delle comorbidità risulta altrettanto importante.

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Cosa significa “diottria”? Che significa avere 10/10 di vista?

MEDICINA ONLINE OCCHIO OCCHI COLORE ETEROCROMIA OCCHI CON COLORE DIVERSO DIVERSITA CIGLIA PELI AZZURRI CASTANI CHIARI SCURI BIOTIPO FOTOTIPO SOLE PELLE SGUARDO VISTA VISIONE CIECOChe cos’è la diottria?

La diottria è la unità di misura con cui é possibile stabilire il potere di refrazione di una lente. Questa unità è usata anche per misurare i difetti di refrazione dell’occhio: miopia, ipermetropia e astigmatismo.
In questo caso, le diottrie rappresentano la quantità di correzione che il paziente, affetto da uno o da vari difetti visivi, ha bisogno nelle lenti degli occhiali per normalizzare la vista.
Le lenti per correggere la miopia sono concave e hanno un potere negativo (il suo valore è espresso con il simbolo -), mentre le lenti per correggere l’ipermetropia sono convesse e hanno un potere positivo (il suo valore è espresso dal simbolo +). Per questo motivo, gli occhiali da vista hanno tre valori che li identificano:

  • Primo valore: identifica il grado di miopia o l’ipermetropia sofferto dal paziente. Se appare il segno negativo ( – ) , il paziente è miope, mentre se appare il segno più (+) il paziente soffre di ipermetropia.
  • Secondo valore: indica il grado di astigmatismo sofferto dal paziente. Il segno può essere negativo ( – ) o positivo ( + ), nel primo caso parleremo di astigmatismo miopico (astigmatismo + miopia) e nel secondo caso, invece, di astigmatismo-ipermetropico (ipermetropia + astigmatismo).
  • Terzo valore: indica l’asse di orientamento dell’astigmatismo.

Cosa vuol dire vedere 10/10?

Come per convenzione, le distanze vengono calcolate in metri, così in oculistica la misurazione della vista (detta anche valutazione del visus o acuità visiva) viene espressa in decimi. Un soggetto ha una vista per convenzione “normale” quando la sua visione naturale (cioè senza lenti correttive anteposte all’occhio) è almeno di 10/10 “dieci decimi” .
I decimi (numeri o lettere) di riferimento sul tabellone (ottotipo) che l’oculista ci fa leggere sono infatti sempre ridotti di dimensioni sino a raggiungere il valore “standard” dei più piccoli, che se letti corrispondono appunto ai dieci decimi.
Quindi avere una vista di dieci decimi, significa vedere tutte e dieci le righe del tabellone, 2/10 leggere solo le prime due, 3/10 leggere le prime 3 righe e così via indipendentemente dalla correzione apportata dalle lenti che l’oculista posizione davanti all’occhio (se non vi sono lenti posizionat e davanti all’occhio si parla di visus o acuità visiva naturale, altrimenti visus o acuità visiva corretta).
Un soggetto che vede dieci decimi naturali viene detto “emmetrope”, mentre un soggetto con una lieve miopia, ipermetropia, o astigmatismo (che viene detto ”ametrope”) .
Ci sono persone che riescono a vedere più dei “canonici” 10/10, anche i 12/10, i 14/10 e oltre. Non hanno delle capacità superiori; questi rari soggetti hanno un costruzione anatomica particolarmente precisa della tra le componenti ottiche dei loro occhi (cornea, cristallino e lunghezza dell’occhio) che gli consentono di raggiungere un elevata acuità visiva. L’acuità visiva, misurata con l’ottotipo di SNELLEN (dall’oculista olandese Hermann Snellen che nel 1862 propose per primo questo test per misurare la capacità visiva di un soggetto), in Italia, come detto, viene riferita in decimi perché normalmente la distanza che separa l’ottotipo dall’occhio del paziente è di 5 metri (più raramente 3 metri), perciò, sempre per convenzione, chi ha 10/10 è in grado di distinguere una lettera alta solo 7,3 mm alla distanza di 5 metri (discrimina insomma una lettera che sottende ad un angolo visivo di 5′ di arco dall’occhio). Negli Stati Uniti la lunghezza standard della distanza tra l’occhio del paziente e l’ottotipo è espressa in “piedi” e precisamente “20 feet” ossia (1 foot, plurale feet, = m. 0,3048, cioè 6,096 m), pertanto negli USA una visione normale viene comunemente definita “20/20” anziché “10/10”. In Gran Bretagna, dove è stato introdotto il sistema metrico al posto dei “20/20 feet” americani, l’esame dell’acuità visiva viene tipicamente eseguito a 6 metri dall’ottotipo (ossia 19,685 feet, cioè molto vicino ai 20 feet) e la visione normale è considerata in questo caso “6/6”. Sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna la prima lettera dell’ottotipo corrisponde però a 8,866 mm sempre con un angolo di 5′ d’arco.

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Le nostre piscine sono piene di urina

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma NOSTRE PISCINE SONO PIENE DI URINA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgComplice il fluire dell’acqua ed i movimenti che facciamo mentre nuotiamo, in piscina lo stimolo di urinare è sempre dietro l’angolo. Ma quanti escono per andare alla toilette e quanti invece la fanno direttamente in piscina? Tantissimi, almeno a giudicare dai risultati di uno studio canadese che ha estrapolato la quantità di urina disciolta negli impianti analizzando la concentrazione in acqua di un dolcificante.

La ricerca
L’acesulfame potassico, o acesulfame K (noto anche come E950, un additivo alimentare sostitutivo dello zucchero), è contenuto in gran parte dei cibi industriali e transita nel nostro corpo finendo, inalterato, nei prodotti di scarto. Lindsay Blackstock, ricercatrice dell’università di Alberta, ha misurato la quantità di E950 in due piscine pubbliche canadesi per un periodo di tre settimane, scoprendo negli 830 mila litri di capienza di una piscina grande un terzo di quelle olimpioniche, ci sono 75 litri di urina. In una seconda piscina, grande la metà, i litri di urina sono risultati 30. Anche se non è noto il numero di persone che hanno “contribuito”, dati i sistemi di pulizia dell’acqua si pensa che l’apporto sia stato costante durante il giorno.

Idromassaggio
L’analisi di 8 vasche a idromassaggio ha rivelato livelli di urina ancora più alti. Nella Jacuzzi di un hotel le concentrazioni di dolcificante sono risultate tre volte maggiori che nella peggiore piscina. In tutto, tra idromassaggi, impianti pubblici e privati, i ricercatori hanno analizzato 31 vasche, e tracce di urina sono state trovate nel 100% dei casi.
Non esistono indicatori istantanei che rivelino se qualcuno si sta “liberando” in vasca – la storia della nuvola fluorescente che vi hanno raccontato da bambini è una bufala – tuttavia le componenti dell’urina, reagendo con i disinfettanti disciolti in piscina, possono creare sottoprodotti irritanti per occhi e vie respiratorie.

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Testicoli piccoli: quali sono le cause e le dimensioni normali?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO TESTICOLI SCROTO PENE ANATOMIA SESSO SPERMA IPOGONADISMO LIQUIDO SEMINALE UOMOIl testicolo fa parte dell’apparato genitale maschile, è contenuto nello scroto ed ha la funzione principale di produrre gli spermatozoi (la parte dello sperma deputata alla fecondazione) ed alcuni ormoni fra i quali il testosterone. Il testicolo è costituito dalla tunica albuginea e dalle sue dipendenze, da un parenchima costituito dai tubuli seminiferi, e dallo stroma che circonda i tubuli seminiferi e contenente quest’ultimo le cellule di Leydig a funzione endocrina. Per approfondire l’anatomia e le funzioni di testicoli e scroto, vi invitiamo a leggere questo articolo: Testicoli e scroto: dimensioni, anatomia e funzioni in sintesi

Quali sono le dimensioni di un testicolo normale?

I testicoli hanno grossolanamente la forma di un ovale e misurano mediamente:

  • 5 centimetri circa di lunghezza;
  • 3 centimetri circa di larghezza;
  • 3 centimetri circa di profondita.

Il peso dei testicoli – dopo la pubertà – è di circa 17-23 grammi l’uno, compreso l’epididimo, che da solo può pesare 4-5 grammi. I due testicoli non sono simmetrici: il testicolo sinistro è lievemente più basso del destro, la ragione di questo fatto è dovuto all’anatomia delle vene genitali ed è anche correlato alla possibile formazione di varicocele.

Leggi anche: Varicocele: sintomi, operazione ed effetti sull’erezione

Quali sono le cause di testicolo piccolo?

I testicoli possono essere più piccoli rispetto alle misure appena citate, tuttavia – parimenti a quello che succede con il pene – dimensioni ridotte non significano necessariamente che i testicoli non riescano a svolgere adeguatamente le due funzioni (spermatogenesi e produzione di ormoni androgeni). Il nostro staff ha avuto pazienti con testicoli più piccoli della media, ma comunque fertili e che hanno avuto uno o più figli. Le misure ridotte di uno o entrambi i testicoli possono essere presenti alla nascita o essere secondarie ad una patologia:

  • Atrofia testicolare: il testicolo esiste, ma è atrofizzato, ossia è molto piccolo e le sacchetta scrotale appare vuota. Spesso il testicolo atrofico è la conseguenza di una torsione del testicolo avvenuta durante la vita fetale. Il testicolo atrofico è un organo senza alcuna funzione, che rischia nel tempo una degenerazione neoplastica, pertanto si consiglia in genere di asportarlo chirurgicamente.
  • Ipogonadismo: i testicoli sono più piccoli del normale a causa di una inadeguata secrezione di ormoni sessuali (ad esempio testosterone ed estrogeni) da parte delle gonadi (ovaio o del testicolo). Ne esiste una forma primaria anche detta ipogonadismo ipergonadotropico in cui si ha difetto di produzione ormonale della gonade e una forma secondaria anche detta ipogonadismo ipogonadotropo causata da difetto ipotalamico di produzione di GnRH o da una impossibilità dell’ipofisi di secernere LH e FSH.
  • La sindrome di Klinefelter: è una malattia genetica caratterizzata da un’anomalia cromosomica in cui un individuo di sesso maschile possiede un cromosoma X soprannumerario. Normalmente le donne possiedono due cromosomi sessuali XX e gli uomini uno X e uno Y: gli individui affetti dalla sindrome di Klinefelter hanno almeno due cromosomi X e almeno un cromosoma Y. Perciò gli individui con tale cariotipo sono solitamente indicati come “maschi XXY” o “47,XXY”.
  • Sindrome di Kallmann: è una malattia genetica nella quale, a causa di una difetto dei cromosomi, l’ipotalamo e l’ipofisi non controllano correttamente la secrezione degli ormoni e non si ha lo sviluppo sessuale del soggetto.
  • Varicocele. Un’altra possibile causa di testicoli piccoli è il varicocele, una dilatazione delle vene dello scroto, la sacca in cui si trovano i testicoli. Questa patologia colpisce per lo più l’uomo dai 15 ai 25 anni, mentre è raro che si presenti durante la crescita e in età avanzata. Il varicocele può essere primario, se la causa è un malfunzionamento delle valvole della vena testicolare, o secondario se dipende da altre patologie, come un tumore pelvico o addominale.

Se i vostri testicoli sono solo leggermente più piccoli della media, ma completamente sani, allora c’è una buona notizia per voi: secondo uno studio della Emory University di Atlanta, in Georgia, gli uomini con i testicoli più piccoli sarebbero dei padri migliori. Pare infatti che, probabilmente a causa del minore testosterone in circolo, questi papà siano più dolci e passino più tempo coi loro bambini.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra caffè lungo, corto e ristretto: qual è il più forte?

MEDICINA ONLINE CAFFE CAFFEINA THE TE TEINA ECCITANTE ASTINENZA GINSENG LUNGO CORTO ORZO MACCHIATO CALDO FREDDO TAZZA GRANDE VETRO DIFFERENZE COFFE ESPRESSO AMERICANO WALLPAPER PIC PICTURE HI RES PHOTOSolo gli esperti di caffè sono capaci di riconoscere la vera qualità di un buon caffè. Il vero caffè italiano si distingue in caffè ristretto, caffè corto e caffè lungo.

CAFFÈ RISTRETTO

Il caffè ristretto è un espresso concentrato. Si ottiene lasciando fluire poco liquido nella tazzina, solo le prime frazioni, si ottiene così 15-20 millilitri di bevanda.  La caffeina contenuta nel caffè ristretto è molto ridotta rispetto agli altri tipi di caffè.

CAFFÈ CORTO

Il caffè corto, è un caffè espresso normale, dolce e  aromatico. La bevanda ha la stessa concentrazione di caffeina di un caffè lungo, ma è meno liquido. Si ottiene una bevanda di 50-65 millilitri.

CAFFÈ LUNGO

Il caffè Lungo si ottiene lasciando fluire molta acqua nella tazzina, fino ad ottenere una bevanda di circa 130-170 millilitri. Si ha cosi un caffè con minore concentrazione di aromi e alta concentrazione di caffeina.

Qual è il più forte?

Il caffè più forte è quello lungo.

La migliore selezione di tè, tisane e caffè

Qui di seguito trovate una lista con la migliore selezione di tè, infusi e caffè provenienti da tutto il mondo, di altissima qualità e scelti dal nostro Staff di esperti ed appassionati. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca.

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Doping nei bambini: perché è così diffuso e quali farmaci vengono usati

MEDICINA ONLINE KIDS PLAY FOOTBALL CALCIO SOCCER ALLENAMENTO PALLONE SPORT DOPING ADOLESCENTE MIGLIORE PUBERTA SVILUPPO ETA EVOLUTIVA CONSIGLIO SQUADRA SALUTE FORZA MEDICO DELLO SPORT VISITA AGONISTICO.jpgDoping è un termine inglese che tradotto in italiano significa “fare uso di droghe o sostanze stupefacenti”. Nell’ambito sportivo significa usare sostanze o procedimenti destinati ad aumentare artificialmente il rendimento in occasione di una gara sportiva.I composti chimici utilizzati illecitamente nello sport sono molti, con diversi meccanismi d’azione e diverso grado di pericolosità.
Oggi il doping è diventato un fenomeno sociale preoccupante, non più circoscritto alla sola cerchia degli atleti professionisti e non più limitato al giorno prima della gara, ma esteso a vasti strati della popolazione sportiva con coinvolgimento dilagante dei più giovani e fin anche dei bambini.

Perché è così diffuso?

Per un giovane la ricerca del successo può essere così attraente e irresistibile che può perdere di vista che cosa sia giusto e cosa no ed essere più importante della prospettiva di seri danni alla salute da abuso di farmaci. Per qualcuno l’incentivo principale può essere quello economico.
Negli U.S.A. (Denver, Colorado) uno studio condotto nel 1995 ha evdenziato che l’età media in cui gli studenti iniziano ad usare steroidi anabolizzanti è di 14 anni (range 8-17 anni); un questionario somministrato in tale ambito rilevò l’assoluta mancanza di informazioni degli utilizzatori circa gli effetti dei farmaci da loro utilizzati e il desiderio di solo il 18% di ricevere qualche informazione dal medico di loro riferimento.
Nel 1993 il “Canadian Center for Drug-free Sport” ha stimato che il 2,8% di bambini/adolescenti con un’età compresa fra gli 11 e i 18 anni avevano usato steroidi anabolizzanti nei precedenti 12 mesi, stimando così la presenza di 83.000 utilizzatori fra gli scolari canadesi. Analogamente, in Europa venne condotto uno studio nel 1998 su 1.000 scolari inglesi. Emerse che gli steroidi anabolizzanti dopo i cannabinoidi e le amfetamine erano la droga più comunemente offerta; al 6,4% dei bambini e all’1,3% delle bambine era stato proposto l’uso degli steroidi anabolizzanti.

Quali sostanze vengono utilizzate e quali sono i rischi per la salute?

Il doping ormonale include l’ormone maschile testosterone ed i composti chimici a questo affine. I rischi per la salute legati all’abuso di questi farmaci sono molteplici. Oltre a difetti nella struttura del tessuto muscolare che predispongono a rottura dei tendini sotto sforzo, possono essere epatotossici; nei giovani in fase pre-pubere o appena post-pubere determinano un’accelerazione della maturazione scheletrica con arresto prematuro della crescita, nelle ragazze l’abuso di ormoni androgeni comporta irsutismo e irregolarità dei cicli mestruali o vera e propria virilizzazione a seconda della entità e della durata dell’abuso.
Determinano inoltre un aumento della pressione arteriosa, che si traduce in un aumentato rischio per eventi cardiovascolari (infarto miocardio, ictus cerebrale) e causano gravi sintomi psicotici quali stati maniaco-depressivipsicosi paranoidi e aggressività.
Vi sono inoltre segnalazioni di tumori al fegato e alla prostata in atleti che facevano uso indiscriminato di anabolizzanti. L’ormone della crescita è una proteina secreta in maniera pulsatile dall’ipofisi e viene utilizzato per la terapia dei bambini con deficit di tale ormone.
Oggi è un farmaco in gran voga fra coloro che abusano di sostanze per migliorare la propria performance atletica, non solo nelle specialità di potenza (velocità, lanci, sollevamento peso, ecc.) come nel caso degli steroidi anabolizzanti, ma anche in quelli a più alto impegno del metabolismo aerobico, quali per esempio gare di endurance.
Quando l’ormone della crescita viene somministrato a lungo termine in soggetti che non ne sono carenti provoca i segni ed una serie di patologie come gigantismo (se somministrazione avviene prima dello sviluppo) o acromegalia (se avviene al termine dello sviluppo). Il doping è un fenomeno dilagante non soltanto fra gli adulti: sempre più minorenni finiscono vittime del doping. La fascia di età a rischio si è abbassata progressivamente arrivando ad interessare i bambini/adolescenti di 8-17 anni.

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Il ruolo del medico

L’utilizzo di sostanze che migliorano la performance fisica da parte dei giovanissimi è un problema nuovo che non solo il pediatra, ma l’intera società si trova a dover affrontare per i notevoli risvolti morali che tale abuso comporta.  Il ruolo del pediatra e del medico sportivo in tal senso è “prezioso”: possono fornire informazioni reali sugli effetti positivi in termini di rendimento fisico e sulle conseguenze mediche derivanti dall’uso di sostanze “dopanti”, e possono consigliare come alternativa per raggiungere una performance atletica ottimale un “sano” allenamento e un’alimentazione bilanciata.
Il tentativo di scoraggiare il giovane tramite informazioni inesatte che sminuiscano la reale efficacia dei farmaci riduce soltanto la credibilità del medico e non aiuta nella lotta al doping. Un’azione contro il doping richiede necessariamente una comprensione delle motivazioni psicologiche e sociali che portano un bambino o un adolescente ad abusare di farmaci e dovrebbe essere rivolta anche agli adulti, allenatori, organizzatori di eventi sportivi, genitori di bambini/adolescenti sportivi.
La pratica del doping ha quindi pochi vantaggi e tantissimi rischi. È questa la ragione per cui in tutto il mondo si cerca di debellarla. Le metodiche punitive antidoping non hanno dato ad oggi i risultati attesi. Nell’ambito di un fenomeno endemico che affonda le sue radici nella società e che al momento non trova ostacoli al suo diffondersi, il ruolo del medico appare cruciale.
Come sottolineato dalla Società Americana di Pediatria, la prevenzione tramite l’istruzione appare il primo strumento da utilizzare. È compito poi del medico identificare i giovani a rischio, comprenderne le motivazioni e tentare di allontanarli dal doping; compito del medico è anche quello di seguire clinicamente colui che ha fatto uso di doping, prescindendo dai propri pregiudizi ed impostando un piano diagnostico e terapeutico come per qualunque altro paziente.

Come prevenire e contrastare il doping?

La società americana di pediatria ha emanato una serie di raccomandazioni per guidare il pediatra nei casi certi o sospetti per doping e soprattutto per prevenire l’avvicinamento dei giovanissimi a tale pratica:

– l’utilizzo delle sostanze volte a migliorare la performance fisica deve essere fortemente sconsigliato;
– i genitori devono assumere una posizione forte e convincente contro il doping e quando possibile devono richiedere che gi allenatori vengano adeguatamente informati circa gli eventi avversi del doping;
– la scuola, i comitati organizzativi sportivi devono scoraggiare attivamente il doping e provvedere a programmi educativi volti a formare gli allenatori, i genitori e gli atleti;
– programmi educativi che incoraggino una competizione agonistica senza doping devono essere propagandati. Tali programmi devono sottolineare la validità di una alimentazione corretta, di un allenamento sano rispetto ad un abuso di farmaci che comporta danni fisici ancora non completamente noti. Una formazione di tipo psicologico deve essere fornita al giovane per aiutarlo a non cedere alle pressioni che lo portano verso il doping;
– la scuola, le squadre devono promuovere la discussione aperta dell’utilizzo dei farmaci in ambito sportivo. Devono propagandare il concetto che il doping va evitato non per la paura di essere scoperti ai test antidoping, ma perché è immorale voler vincere a tutti costi sugli altri facendo il ricorso a farmaci;
– domande circa l’uso dei farmaci dopanti devono essere poste nel corso della visita medica, nello stesso modo con cui si chiede circa l’uso del tabacco e dell’alcol;
– coloro che ammettono di far ricorso al doping devono essere adeguatamente informati circa i benefici in ambito sportivo, gli effetti avversi noti e la mancanza attuale di dati sugli effetti a lungo termine nei giovani utilizzatori. Fondamentale è individuare la sostanza di cui il giovane abusa per poter instaurare se necessario un programma diagnostico e terapeutico;
– il pediatra che segue un giovane che ammette di utilizzare sostanze doping deve tentare di capirne le motivazioni, deve valutare la possibilità di abuso di altre sostanze illecite quali stupefacenti, e deve tentare di proporre come valide alternative salutari e moralmente corrette nel raggiungimento degli obiettivi sportivi;
– i non-utilizzatori di sostanze doping devono essere incoraggiati nella loro scelta, instaurando così con loro un dialogo aperto sull’argomento.
– I pediatri, infine, devono promuovere lo sport fra i giovanissimi, fornendo informazioni sugli effetti benefici dell’attività fisica in un organismo in crescita, sull’importanza di una sana alimentazione, su come mantenere un peso corporeo adeguato, su come prevenire le lesioni da sport.

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Crepes alla Nutella o crema alla nocciola: ricetta di uno dei dolci più buoni

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Ingredienti

  • 3 uova;
  • 250 gr di farina;
  • 500 ml di latte;
  • 50 gr di zucchero;
  • un pizzico di sale;
  • Nutella a piacere, in alternativa puoi usare la crema alla nocciola fatta in casa;
  • zucchero a velo o cacao dolce in polvere.

Tempo di preparazione:
20 Minuti

Tempo di cottura:
2 Minuti

Dosi:
4 Persone

Difficolta:
Facile

Procedimento

  1. In una terrina sbattete le uova, aggiungete lo zucchero e il latte. Cominciate poi ad aggiungere la farina sbattendo sempre con una frusta il composto. All’ultimo aggiungete il pizzico di sale.
  2. Mettete a scaldare la padella e spalmateci sopra una noce di burro. Versate l’impasto in padella utilizzando un mestolo. Il fondo della padella deve essere totalmente ricoperto.
  3. Quando i bordi della crepe cominciano a staccarsi dalla padella giratela facendo attenzione a non romperla.
  4. Terminate la cottura dell’altro lato, quindi trasferite la crepe in un piatto.
  5. Spalmate metà superficie con la quantità desiderata di Nutella. Ripiegate la crepe a metà e spolverate con zucchero a velo o cacao dolce in polvere.
  6. Per rendere diversa la vostra crepes dopo aver splamato la Nutella potete spolverarci sopra del cocco grattuggiato o dei pinoli.

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Come faccio a superare la fine di una storia d’amore?

MEDICINA ONLINE VOLTO TRISTE DONNA RAGAZZA CAPELLI SGUARDO ESTATE SUMMER MORA PELLE SKIN OCCHI OCCHIAIE TERAPIA TRATTAMENTO EYES TRUCOS DE BELLEZZA VISO DONNA RIMEDI SEXY SEX MEDICINA E“Un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla”. Bisogna partire da questa struggente frase di C. Pavese per compiere un percorso di superamento della fine di un’amore.

Superare la negazione

Innanzitutto bisogna accettare che l’amore è finito e che nel finire ci ha completamente disarmati, come nella frase di Pavese. Senza un’accettazione di ciò qualsiasi percorso è inutile. Sembra scontato ciò, ma non lo è. All’inizio, soprattutto se la fine sopraggiunge in maniera improvvisa ed imprevista, si tende a negare il tutto o quanto meno a minimizzare. Si ritiene che l’altro ritornerà, che ha confuso qualche suo dubbio o quant’altro come mancanza d’amore.
Dopo che si è arrivati ad accettare che l’amore è realmente finito, si sprofonda in un cupo, lacerante dolore. Bisogna allora concedersi un periodo del tutto simile ad un vero e proprio lutto. In questo periodo che può durare giorni o settimane ed a volte mesi, va cacciato fuori tutto il nostro dolore. Bisogna piangere tutte le lacrime che vorremmo provare a tenerci dentro, evitando di nascondere lo sporco sotto il tappeto che porta soltanto ad una rimozione che rende più difficile il superamento della situazione. Ci si può far affiancare in questo periodo da una persona a noi cara che prestandoci semplicemente ascolto, raccogliendo il nostro dolore, ci allevierà un po’ la sofferenza. Va espressa anche tutta la rabbia che si ha dentro. Vanno analizzati eventuali sensi di colpa che si provano.

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Il distacco assoluto evita l’agonia prolungata

Serve un distacco assoluto dalla persona che ci ha lasciato. Spesso, per soffrire di meno, si tende a mantenere una minimo di relazione, di tipo amicale, con l’altro. Magari anche solo seguendolo sui social come Facebook o Instagram, mandandosi di tanto in tanto un messaggio. Ci si illude che così il dolore sarà meno lacerante, mentre non si fa altro che prolungare l’agonia. Inoltre questo atteggiamento nasconde la speranza, spesso inconscia, che l’amore possa ritornare. Quindi, prima che si possa riprendere un rapporto anche minimamente formale con l’altro, occorre tempo.

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Nuovo interesse

Nel frattempo che il tempo ci aiuti a superare la situazione, sostituiamo il nostro rapporto ormai finito con un nuovo forte interesse, che magari non riempirà appieno il baratro lasciato dal precedente, ma ci aiuterà comunque a superarlo. La natura umana aborrisce il vuoto, soprattutto nell’area dei comportamenti e delle emozioni umane. Se non colmiamo, pur parzialmente, questo vuoto, il comportamento dipendente si rafforza. Ricordarsi della massima del filosofo Nieztsche che recita “Tutto ciò che non mi uccide, mi giova”. La fine dell’amore rappresenta anche un momento di crescita, di rafforzamento delle proprie capacità di superare le difficoltà. Se ci riusciremo saremo sicuramente più forti e più maturi.

Dottore “tempo”

Non dimenticarsi del dottore “tempo” che col suo trascorrere cicatrizza qualsiasi ferita. Infine vorrei ricordare un bel verso di U. Saba “Muta il destino
lentamente, a un’ora precipita”. 
Per quanto doloroso e lento possa essere questo percorso di superamento della fine di un’amore, arriverà un’ora dove vi accorgerete di essere guariti. E vi renderete conto che il più grande amore è quello che ancora deve venire.

Se credi di non riuscire a gestire da sola o da solo la fine di una relazione, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a superare questa difficile situazione.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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