Differenza tra DOC, DOP ed IGP in cucina

MEDICINA ONLINE PROSCIUTTO COTTO O CRUDO DIFFERENZE PIU CALORIE DIABETE GLICEMIA INSULINA ZUCCHERI CARBOIDRATI CIBO DOLCE MANGIARE ACQUA VALORI PROPRIETA NUTRIZIONISTA TAVOLA DIETA DIMAGQual è la differenza tra il doc e il dop? Entrambi questi marchi testimoniano prodotti alimentari di alta qualità, rispettando le caratteristiche e i metodi di lavorazione tipici di un determinato territorio. La certificazione doc è però ben distinta rispetto a quella dop, sebbene i due termini siano spesso confusi e vengano sovente usati indifferentemente. Le diversità tra doc e dop riguardano tanto la provenienza di questi marchi quanto quella dei prodotti che essi vanno a tutelare. Ancora differente è poi la certificazione igp, anch’essa attribuita a cibi e bevande di qualità.

La prima differenza tra il marchio doc e quello dop riguarda l’origine degli stessi. La certificazione doc, che indica un prodotto in cui è testimoniata l’origine controllata, è tipica del territorio italiano, mentre quella dop, ossia denominazione di origine protetta, è legata all’Europa. Un secondo grande motivo distintivo dei marchi di qualità è legata ai prodotti che certificano. Il doc è infatti utilizzato esclusivamente nel settore vinicolo, il dop invece è attribuito a tutti i prodotti alimentari a esclusione proprio del vino e di altri alcolici.

Le differenze maggiori riguardano dunque sia il prodotto tutelato sia il paese che attribuisce i marchi doc e dop, ma su una cosa ambedue le certificazioni tutelano: l’assoluta centralità del territorio di provenienza. Perché un alimento o una bevanda possano ricevere tanto il doc quanto il dop è necessario che essi siano stati realizzati in una specifica zona del paese. I vini doc necessitano per esempio di un rigido utilizzo di uva proveniente dai vigneti locali, così come i prodotti dop dipendono interamente dal territorio.

Salumi, carni, oli, formaggi e tutte le altre specialità che ricevono il marchio dop devono necessariamente possedere caratteristiche di qualità legate al loro luogo di produzione. Tutte le fasi di produzione, che vanno dalla lavorazione fino alla trasformazione, devono avvenire sulla stessa area, pena la non assegnazione della denominazione dop. Questo elemento non è presente ad esempio nei prodotti igp, titolo anch’esso di origine europea, in cui non è necessario che tutte le fasi produttive avvengano all’interno del medesimo territorio. Come per il dop anche l’igp riguarda tutti i prodotti alimentari o agricoli.

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Come vincere l’ansia per evitare di mangiare fuori pasto

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CHE COSA PUOI FARE PER CONTROLLARTI

  • I tuoi pasti devono essere equilibrati e completi.

Se non è così, è facile che si risvegli l’appetito prima di arrivare al pasto seguente, quindi abbasserai la guardia e ti verrà voglia di mangiare senza controllo qualsiasi cosa, soprattutto alimenti poco sani e molto ricchi di calorie e grassi.

  • Prolunga il senso di sazietà per più tempo. Il modo migliore per non soffrire di ansia da cibo è avere un senso di stomaco pieno. Esistono alimenti e consigli nutrizionali che ti possono aiutare a mantenere la sensazione di pienezza più a lungo.
  • Devi anticipare la sensazione di fame. Avere forza di volontà ti aiuterà a raggiungere il tuo obiettivo, ma esistono molti altri trucchi che possono far sì che una dieta dimagrante risulti semplice e gradevole e non si trasformi in una tortura, ma anzi il contrario: è la migliore alleata perché si riesca a cambiare abitudini.

Perché si prova un senso di fame?

La fame è il risultato di un processo particolarmente complesso in cui intervengono numerosi fattori biochimici. 

  • L’insulina gioca un ruolo importante, poiché serve a regolare i livelli di glucosio nel sangue.Quando la glicemia si abbassa, l’organismo avverte che gli manca energia e questo fa in modo che si provi appetito.
  • La leptina. Quando nell’organismo aumenta il grasso, gli adipociti, cioè le cellule di grasso, producono leptina e la liberano nel sangue; questo ormone arriva all’ipotalamo e dà il segnale di sazietà.
  • La colecistochinina è un altro tipo di ormone che genera sazietà. Viene prodotto in risposta alla presenza di alimenti nell’intestino, sopratutto in quello crasso, però, se mangi carboidrati, il segnale che fa smettere di mangiare non si genera.
  • La grelina. Questo ormone è prodotto dallo stomaco quando è vuoto e, quando arriva al cervello, dà l’ordine di attivare l’appetito.

Come sentirsi sazi senza esagerare a tavola? 

La prima garanzia anti-spiluccamento è che si verifichi una doppia condizione: che all’organismo non manchi mai energia e che senta di aver mangiato bene.

Segui questi consigli per riuscire nel tuo intento.

  • Mangia meno, ma più volte. Suddividi i tuoi pasti quotidiani in cinque momenti, compresa una ricca colazione, e cerca di mantenere un orario regolare, senza lasciar passare più tre ore fra i pasti.

Saltarne uno di questi, soprattutto la colazione, è controproducente per il peso perché allora si prova un senso di fame ed in questo stato è difficile resistere all’impulso mangiucchiare qualsiasi cosa.

  • Non eccedere, ma fai in modo che le calorie siano sufficienti. Se la tua alimentazione risulta particolarmente squilibrata e non apporta all’organismo l’energia di cui ha bisogno, è probabile che non controlli l’impulso di mangiare e che questo porti a molti eccessi.

Di sicuro, quando ti alimenti bene, eviti gli attacchi improvvisi di fame, ovvero, tieni l’appetito sotto controllo. Pertanto, la cosa migliore per evitare di spizzicare è adeguare sempre l’alimentazione alle richieste energetiche dell’organismo.

  • Inganna il cervello. Per inviare il segnale di sazietà, il cervello si basa anche sulla valutazione di elementi esterni. Per esempio, percepisce di aver mangiato di più se le posate sono grandi o il piatto resta vuoto. Questo ti aiuterà a sentirti soddisfatto prima ed eviterai così di mangiare più di quanto necessario. Un’altra buona idea è scegliere alimenti molto voluminosi che apportano poche calorie nonostante che tu ne possa prendere una bella porzione.

Gli alimenti che hanno un maggior volume e meno calorie sono di solito quelli che contengono una grande quantità d’acqua, fibra ed una bassa percentuale di grassi (verdura, frutta, funghi). Questi apportano anche un maggiore effetto saziante, quindi, se li scegli, avrai la sensazione di aver mangiato abbastanza.

 Cibo  Quantità Calorie 
« SPINACI 250 grammi (un piatto intero) 75 kcal
« LATTUGA 200 grammi (un’insalata pesa di solito 100 g) 38 kcal
« CHAMPIGNON 150 grammi (una lattina ne contiene 300 g) 30 kcal
« ZUCCHINE 200 grammi (una zucchina grande intera) 22kcal

Mangiare sano non significa mangiare poco e non implica che i piatti siano monotoni. Mantieniti sazia per tutto il giorno perché sentirsi sazi mette un freno all’appetito, perciò impedisce che ci si metta a spizzicare. La distensione gastrica, i livelli di glucosio nel sangue ed il ruolo di alcuni ormoni, intervengono nella sazietà, ma lo fanno anche le caratteristiche dell’alimento che stai consumando.  Alcuni cibi hanno determinate proprietà fisiche e chimiche che influiscono sulla regolazione della sazietà sul medio e lungo periodo.

Prima di provare fame agisci in modo intelligente; non dimenticare che la sensazione di sazietà è inviata dal cervello quando questo percepisce che hai mangiato a sufficienza e che, quando lo stomaco si svuota (circa 3 ore dopo aver mangiato), torna a provare appetito. Sarà più facile evitare di spizzicare se mangi sempre, di mattina e di pomeriggio, uno spuntino.Fai una buona scelta; però tieni presente che se aspetti di avere fame corri un maggiore rischio di cadere nella tentazione di mangiucchiare qualcosa di calorico. Perciò, ti conviene ritardare questa sensazione e prendere per tempo uno spuntino che sia appetitoso, ma anche leggero, saziante e salutare.

Domina l’impulso di spizzicare cibi calorici; odore, gusto, sensazioni di piacere che ti provoca il consumare un determinato alimento sono gli elementi che stabiliscono le tue scelte nel mangiare. E’ stato dimostrato che alcuni alimenti provocano dipendenza. Perciò è essenziale imparare a dominare quest’impulso.

PRIMA DI DECIDERE DI MANGIARE QUALCOSA

  • Scegli i cibi più salutari. Quando desideri perdere peso, non devi rinunciare ad alcun alimento. Però devi ridurre quelli che sono troppo ricchi di grassi saturi (e trans), zuccheri e, pertanto, molto calorici. Questo lo otterrai senza problemi se al posto di questi alimenti, ne scegli di più sani e leggeri che però risultino anche appetibili per te. Molto spesso ciò che sta dietro all’impulso di spizzicare non è la fame, quanto uno stato d’ansia.
  • Calma la tua ansia. Se questo è il tuo caso, aggiungi nei tuoi pasti alimenti con effetto calmante come può essere l’avena (che oltre a calmare lo stress è saziante), la banana (che aumenta la produzione di serotonina, un neurotrasmettitore che agisce sullo stress) e l’arancia, che apporta vitamina C ed è un nutriente essenziale in caso di ansia.
  • Inganna il tuo appetito. Nei momenti di massima tentazione, bere un infuso rilassante (per esempio di tiglio, di verbena, passiflora, papavero, melissa) ti aiuta a calmare l’ansia ed a riempire lo stomaco. 

Uno sfizio alla settimana evita l’ansia da dolce; Resistere alla tentazione di mangiare qualcosa di dolce può provocare più ansia e questo, presto o tardi può portare anche a spizzicare senza controllo.

Perciò, a volte aiuta sapersi concedere uno sfizio di tanto in tanto!

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Meglio Aspirina o Ibuprofene?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Roma Medicina Chirurgia Estetica Rughe Filler Cavitazione Peso Dimagrire Pancia Grasso Dietologo Cellulite Senologo Pene H Grasso Pancia Sex Sessuologo Auguri Buon Natale 2013 CURA FARMACI ANTICOLESTEROLOAspirina ed Ibuprofene sono entrambi farmaci analgesici ed antipiretici, servono principalmente in caso di febbre e dolore, tuttavia sono due farmaci diversi.

Aspirina è il nome commerciale di un famoso farmaco che contiene acido acetilsalicilico, un antinfiammatorio non steroideo (FANS) che appartiene al gruppo dei salicilati. Ha una potente azione antinfiammatoria ma anche numerosi effetti collaterali tra cui la gastrolesività.

L’Ibuprofene (contenuto in molti farmaci come il Moment ed il Brufen) è sempre un FANS, agisce contro il dolore e la febbre inibendo le ciclossigenasi (COX-1 e COX-2) nei tessuti periferici e nel Sistema Nervoso Centrale (SNC). L’ibuprofene appartiene al gruppo degli acidi proprionici, lo stesso gruppo che contiene il Ketoprofene (contenuto nell’OKI). Questo gruppo, dopo quello dei salicilati (a cui appartiene l’Aspirina), è quello più importante tra gli antinfiammatori non steroidei. I due gruppi hanno simile potere analgesico, tuttavia gli acidi proprionici sono in genere meglio tollerati dei salicilici a livello gastrointestinale.

Quando si tratta di farmaci, c’è da dire che non ha molto senso asserire quale dei due sia “migliore” dell’altro: si devono valutare molti fattori soggettivi come la variabilità individuale, il tipo di dolore, l’eventuale presenza di allergie… Comunque tra i due, con i miei pazienti, io tendo a preferire l’Ibuprofene all’Aspirina. Se possibile, ai due, preferisco ancor di più il paracetamolo (contenuto nella Tachipirina o nell’Efferalgan) che ha un effetto minore ma anche molti meno effetti collaterali, soprattutto in fatto di lesività gastrica e di aumentato rischio emorragico.

La mia preferenza verso l’Ibuprofene risiede principalmente nel fatto che, rispetto all’Aspirina, l’Ibuprofene è lievemente meno gastrolesivo, cioè crea meno danni allo stomaco. A tal proposito, leggi il mio articolo: Esiste un antinfiammatorio non steroideo (FANS) meno lesivo degli altri?

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Di cosa è composto il sangue e quali sono le sue funzioni?

MEDICINA ONLINE GLICEMIA INSULINA SANGUE DIFFERENZA CONCENTRAZIONE ORMONE PIASTRINE GLOBULI ROSSI BIANCHI GLUCAGONE TESTOSTERONE ESTROGENI PROGESTERONE CUOREIl sangue è un tessuto biologicamente attivo, composto da cellule (globuli rossi, globuli bianche e piastrine) sospese nel plasma, un liquido nel quale sono presenti proteine, zuccheri, grassi e sali minerali. Per capire quanto sia importante, basta pensare al fatto che rappresenta circa l’8 percento del peso corporeo (nei maschi il volume medio è di 5-6 litri) e che perdite di sangue (emorragie) del 15-30% provocano pallore e stanchezza, mentre perdite superiori al 35% possono causare la morte in brevissimo tempo.

Quali sono le funzioni del sangue?
• trasporto di sostanze in tutti i distretti del corpo (eccetto epidermide e suoi derivati: peli, capelli, unghie, smalto dei denti e cornea privi di vasi sanguigni);
• difesa da tutto ciò che entra nel nostro corpo e non viene riconosciuto come proprio ed è quindi estraneo compresi i microrganismi patogeni – virus, batteri, funghi;
• riparazione di danni e ferite a carico dei vasi sanguigni attraverso la coagulazione del sangue per evitare emorragie;
• distribuzione del calore generato soprattutto dalla contrazione muscolare attraverso il controllo della circolazione periferica: se abbiamo caldo diventiamo rossi perché avviene una vasodilatazione, se abbiamo freddo avviene una vasocostrizione.

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Di cosa si compone?
Il plasma è la parte fluida di colore giallo e rappresenta il volume maggiore (55%) del sangue. Il plasma è un liquido di color giallo chiaro costituito per il 90% da acqua, per il 10% da sostanze organiche e sali disciolti. Ha un peso specifico inferiore a quello del sangue. La proteina maggiormente rappresentata (60% del totale) è l’albumina: essa mantiene la pressione oncotica costante. Numerose le globuline (35% del totale), di cui fanno parte, tra le altre, le globuline β con funzioni di trasporto ionico, di ormoni e di lipidi, e le immunoglobuline (o anticorpi), che contribuiscono alla difesa immunitaria. Un’altra nota proteina è il fibrinogeno (5% del totale), la forma inattiva della fibrina, fondamentale per la costituzione dei coaguli. Vi sono inoltre altri fattori della coagulazione: la protrombina, le proteine del sistema del complemento. Il plasma contiene anche glucidi, principalmente sotto forma di glucosio, nonché lipidi quali i trigliceridi e i fosfolipidi, quindi numerosi ioni, magnesio, sodio, potassio, cloruro, calcio, acido urico, urea, e altri cataboliti.

Siero
Il siero è semplicemente plasma privo di fibrinogeno, fattore VIII, fattore V e protrombina. Il fibrinogeno è una proteina solubile che nel processo di coagulazione del sangue viene convertita in fibrina, proteina non globulare ma filamentosa. Per ottenere un plasma senza fibrinogeno (quindi per ottenere il siero), in seguito al prelievo del sangue, si attende la coagulazione. In seguito, per centrifugazione del campione biologico, si separa la fase liquida del sangue dalla parte corpuscolare e si ottiene dunque il siero.

Percentuali
Il 55-60% del sangue è costituito dal plasma, mentre gli elementi figurati ne costituiscono il 40-45%. La percentuale di globuli bianchi e piastrine è pari all’1%, quella dei globuli rossi è del 44%.

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I militari che cercano di hackerare il tuo cervello

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma MAL DI TESTA VIVEVA CERVELLO Verme HD Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Luce Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo DermatologiaNo, non è la solita tesi complottista. Da più di un anno DARPA (agenzia governativa degli Stati Uniti di sviluppo di nuove tecnologie in ambito militare) è per davvero impegnata in un progetto chiamato TNT: un programma che ha come obiettivo quello di esplorare vari metodi di neuro-stimolazione sicuri per attivare la plasticità sinaptica, cioè la capacità del cervello di cambiare e modificare i punti di connessione tra i neuroni. In altre parole, attraverso la stimolazione del sistema nervoso, DARPA spera di accelerare la capacità di apprendimento del cervello stesso. L’enorme vantaggio deriva dalla possibilità di “scaricare” le conoscenze dopo aver messo le nostre menti in uno stato ricettivo e neuro-plastico. Per fare un esempio pratico, si potrebbe imparare un nuovo mestiere, senza la necessità di dover studiare o di fare pratica.

La strategia DARPA

DARPA finanzia otto progetti in sette istituzioni diverse. Tutti i progetti sono parte di un programma unico che prima studierà i fondamenti dietro la plasticità del cervello, poi si concluderà con test fatti su persone. La prima parte del programma TNT servirà per svelare i meccanismi neurali che consentono la stimolazione nervosa per influenzare la plasticità del cervello. La seconda parte del programma metterà in pratica tutto quello che è stato appreso nei vari esercizi di allenamento.

Il programma TNT

I ricercatori stanno lavorando con specialisti di lingua straniera, analisti di intelligence e altri che addestrano il personale con lo scopo di raffinare la piattaforma TNT così da soddisfare le esigenze di formazione militare. I ricercatori confronteranno l’efficacia dell’uso di un dispositivo impiantato per stimolare il cervello contro la stimolazione non invasiva. Esamineranno sia l’etica dell’apprendimento avanzato attraverso la neuro-stimolazione sia i modi per evitare effetti collaterali e potenziali rischi.

Gli obiettivi TNT

Il TNT Pogram Manager, Doug Weber, in un comunicato stampa, ha dichiarato: “Il Dipartimento della Difesa opera in un mondo complesso e interconnesso in cui le competenze umane come la comunicazione e l’analisi sono essenziali. Il Dipartimento ha spinto le frontiere della formazione per massimizzare tali competenze. L’obiettivo di DARPA con TNT è quello di migliorare ulteriormente i metodi di formazione esistenti in modo che gli uomini e le donne delle nostre forze armate possano operare a pieno potenziale”.

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Quali sono le caratteristiche del virus Ebola?

MEDICINA ONLINE VIRUS BATTERI INFLUENZA RAFFREDDORE TEMPERATURA STARNUTO EBOLA TRASMISSIONE MORTE SINTOMI STARNUTO CONTATTOAppartenente alla famiglia dei Filoviridae, l’Ebola è un virus molto aggressivo per l’uomo, scoperto per la prima volta attorno al 1976 nell’ex Zaire, attuale Repubblica Democratica del Congo, e Sud Sudan, e la cui epidemia peggiore si è verificata a partire dal mese di aprile 2014.
I villaggi in cui la malattia è scoppiata, probabilmente portata dalle volpi volanti e dalle scimmie, erano per lo più isolati e la mancanza di collegamenti con altre aree ha permesso una facile quarantena, tanto che il virus è rimasto inizialmente circoscritto in tali zone. Oggi i mezzi di trasporto in Africa sono più moderni rispetto a trenta anni fa e le possibilità di contagio si sono moltiplicate, estendendosi anche a città più grandi e densamente popolate dove la diffusione del virus è molto più rapida.

Sino ad ora sono stati scoperti cinque ceppi del virus, di cui quattro sono letali per l’uomo, con una percentuale di fatalità di circa il 68% delle persone che vengono colpite.
Il periodo di incubazione varia dai 2 ai 21 giorni e, tra il quarto e il decimo giorno dal momento del contagio, che si trasmette rapidamente attraverso i fluidi corporei, si presentano numerosi e devastanti sintomi.

Il virus viene inglobato nella membrana cellulare della cellula che, replicandosi, moltiplica anche il virus stesso. Durante i primi stati della malattia si ha una sintomatologia simile alla malaria e alle infezioni virali che colpiscono l’apparato respiratorio, con mal di gola, febbre, tremori, dolori muscolari e in generale debolezza. Una volta che il virus ha attaccato le cellule del sistema immunitario, bloccando quindi la proteina dell’interferone, si hanno infezioni al fegato, milza e linfonodi, oltre a infiammazioni che portano emorragie.
sintomi avanzati sono inoltre sfoghi su viso, collo, braccia e torso, nausea, vomito, problemi intestinali, dolori al petto e occhi arrossati, ma anche ematomi ed emorragie cutanee. I vari organi collassano, si verificano crisi e convulsioni e sopraggiunge la morte, causata nella maggior parte dei casi da bassa pressione sanguigna, e insufficienze da parte dei vari organi.
pazienti che sopravvivono hanno febbre per alcuni giorni e, nonostante altri gravi sintomi, migliorano tra il sesto e l’undicesimo giorno, mentre la guarigione completa si ha solo dopo vari mesi.

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Differenza tra testicolo e scroto

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PENIS VARICOCELE HYDROCELE IDROCELE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRL MAN NO WOMAN WALLPAPER.jpgI testicoli sono due strutture anatomiche che rappresentano le gonadi maschili ed hanno due funzioni: la produzione degli spermatozoi dal momento della pubertà sino alla morte, e la produzione degli ormoni sessuali maschili chiamati androgeni, tra i quali il testosterone è il più importante.

I testicoli sono sospesi nello scroto, una specie di sacca in cui i testicoli giacciono in posizione obliqua, con il polo superiore inclinato in avanti e lateralmente, ed il polo inferiore situato medialmente e all’indietro.

All’interno della sacca scrotale i due testicoli sono parzialmente separati da un setto mediano di tessuto fibroso (il setto scrotale). La posizione esterna dello scroto, quindi la distanza dei testicoli dalla sinfisi pubica, è regolata dal muscolo dartos e dalla sua capacità di contrarsi e rilassarsi in funzione della temperatura. Infatti, se la temperatura dei testicoli sale, la sintesi degli spermatozoi (spermatogenesi) viene inibita; di conseguenza, quando fa freddo, la contrazione della muscolatura scrotale porta i testicoli in posizione più vicina al corpo, facendo apparire più raccolta e raggrinzita la borsa scrotale; viceversa, in ambiente caldo lo scroto si presenta allungato, liscio e flaccido. Anche il muscolo cremastere contribuisce a mantenere la temperatura testicolare, regolandone il funzionamento.

Il gubernaculum testis è un’appendice fibrosa, una lamina connettivale che fissa il polo inferiore del testicolo alla borsa scrotale. All’interno dello scroto i testicoli sono appesi all’estremità inferiore del corrispondente funicolo spermatico.

Oltre ai testicoli, lo scroto accoglie anche i relativi epididimi ed il tratto inferiore del funicolo spermatico:

  • l’epididimo si trova addossato al margine posteriore del testicolo; nella sua coda raccoglie gli spermatozoi prodotti dal testicolo e portati a maturazione al suo interno; inoltre, partecipa al controllo e alle variazioni di composizione del fluido seminale, attraverso processi di secrezione ed assorbimento; infine, concorre all’eliminazione degli spermatozoi danneggiati. L’epididimo costituisce il primo tratto delle vie spermatiche e in corrispondenza della sua coda troviamo l’inizio del relativo dotto deferente
  • durante l’orgasmo gli spermatozoi vengono riversati dall’epididimo nel dotto deferente, dove proseguono verso l’alto grazie all’azione peristaltica generata dai muscoli di questo tubicino di raccordo. Sfociano quindi nei dotti eiaculatori e da qui nell’uretra prostatica; durante questo percorso gli spermatozoi si uniscono al prodotto di secrezione delle ghiandole sessuali accessorie, come la prostata e le vescichette seminali.
  • Il funicolo spermatico è un cordone che connette il testicolo al resto dell’organismo, raccogliendo al suo interno un insieme di strutture (arterie, vene, sistema linfatico, nervi, dotto deferente, muscolo cremastere ecc.) tenute insieme da connettivo lasso. Lungo circa 14 cm, per un diametro di 10 mm, il funicolo si estende dal margine posteriore del testicolo alla cavità addominale del canale inguinale, dove si risolve nelle varie formazioni che lo costituiscono.

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Che cos’è e dove si trova esattamente il clitoride?

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Il clitoride (in inglese “clitoris”) è una struttura anatomica essenziale per il piacere sessuale femminile, tanto che per alcune donne la sua stimolazione è più piacevole rispetto ad una stimolazione vaginale “interna”. Corrisponde al pene maschile ed è visibile solo in minima parte. Per dare un’idea, l’estensione completa del clitoride è per 8-9 decimi del tutto nascosta.

La parte visibile, detta “glande”, ha dimensioni che variano da quelle di una fragolina di bosco a pochi millimetri: è posta al di sopra del vestibolo vaginale, verso il pube, dove le piccole labbra si sdoppiano per avvolgerla.

Sotto il glande si estende l’asta del clitoride e da questa partono le radici, o “crura”, appoggiate ai due lati dell’osso pubico e più lunghe dell’asta stessa. Si tratta dunque di un organo simile a una Y rovesciata.

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Durante l’eccitazione sessuale il clitoride tende ad aumentare di dimensioni, inturgidirsi, diventare più sensibile ed acquistare un colore rosso vivo.

Oltre al clitoride, le donne hanno un’altra struttura essenziale per il piacere: i due corpi bulbo-cavernosi, posti al di sotto delle piccole labbra. L’eccitazione comporta un afflusso di sangue ai corpi cavernosi, che si gonfiano e iniziano a trasmettere le sensazioni piacevoli che portano poi all’orgasmo.

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