Sonnolenza e stanchezza cronica: tutte le cause ed i rimedi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SONNOLENZA STANCHEZZA CRONICA RIMEDI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgVi succede da tempo di svegliarvi la mattina già stanchi e di avere sonnolenza per tutta la giornata? Meglio non sottovalutare il problema. Cerchiamo oggi di capire quali potrebbero essere le cause della vostra condizione per trovare il giusto rimedio.

1) Troppo poco sonno
Anche se può sembrare ovvia, una delle cause principali è proprio la carenza di sonno. Essa influisce negativamente su concentrazione e salute. Gli adulti dovrebbero dormire in media dalle sette alle otto ore per notte, anche se è bene precisare che il quantitativo di ore necessarie varia da individuo ad individuo.
Rimedio: fate del sonno una delle vostre priorità. Eliminate dalla vostra camera da letto computer portatili, cellulari e televisione. Avete ancora difficoltà a dormire? Consultate il medico. Potreste soffrire di un disturbo del sonno.

2) Apnea notturna
Alcune persone che soffrono di apnea notturna, credono di dormire a sufficienza, ma in realtà non è così. L’apnea notturna interrompe la normale respirazione per un breve lasso di tempo durante la notte. Ognuna di queste interruzioni comporta un breve risveglio, anche se la persona non ne è consapevole. Il risultato finale è una privazione del sonno malgrado abbiate trascorso otto ore nel vostro letto.
Rimedio: se siete sovrappeso, provate a perdere peso. Smettete di fumare e provate a dormire con un dispositivo di ventilazione meccanica a pressione positiva delle vie aeree (C-PAP) che contribuisce a mantenere libere le vie respiratorie durante la notte.

3) Dieta squilibrata
Mangiare troppo poco causa stanchezza e affaticamento, ma anche mangiare i cibi sbagliati può essere un problema. Seguire una dieta equilibrata e bilanciata, mantiene regolari i livelli di zuccheri nel sangue e previene la sensazione di spossatezza dovuta al calo di zuccheri.
Rimedio: fate sempre colazione. Includete proteine e carboidrati complessi ad ogni pasto. Per esempio, mangiate le uova abbinate ad un toast integrale. Non dimenticate gli spuntini di metà mattina e metà pomeriggio per mantenere alto il vostro livello di energia.  

4) Anemia
L’anemia è una delle cause più note di stanchezza nelle donne. Il ciclo mestruale può causare una carenza di ferro, ponendo le donne a rischio. I globuli rossi sono necessari perché trasportano l’ossigeno ai tessuti e agli organi.  
Rimedio: in caso di anemia causata da carenza di ferro, chiedete al medico se è il caso di assumere integratori di ferro e consumate cibi ricchi di ferro come carne magra, fegato, frutti di mare, fagioli e cereali arricchiti.

5) Depressione
Solitamente si tende a correlare la depressione solo alla sfera emotiva. In realtà, essa causa anche l’insorgenza di molti sintomi fisici. Stanchezza, affaticamento, mal di testa e perdita di appetito sono tra i più comuni. Se vi sentite stanchi o giù di corda per più di due settimane, consultate il medico.  
Rimedio: la depressione può essere curata grazie alla psicoterapia e/o all’uso di farmaci specifici.

6) Ipotiroidismo
La tiroide è una piccola ghiandola situata alla base del collo. Controlla il metabolismo, ovvero la velocità con cui il corpo trasforma il “carburante”, ossia gli alimenti assunti, in energia. Se questa ghiandola è ipoattiva e il metabolismo funziona troppo lentamente, vi sentirete pigri e tenderete a mettere peso.
Rimedio: se l’esame del sangue conferma che gli ormoni della tiroide sono bassi, gli ormoni sintetici possono velocizzare il metabolismo.

7) Troppa caffeina
La caffeina migliora per un breve lasso di tempo attenzione e concentrazione, se assunta in dosi moderate. Troppa caffeina, al contrario, aumenta battito cardiaco, pressione sanguigna e nervosismo. La ricerca indica che in alcune persone l’eccessiva assunzione di caffeina causa stanchezza.  
Rimedio: riducete in modo graduale il consumo di caffè, tè, cioccolato, bibite analcoliche e di qualsiasi medicinale contenente caffeina. Cessarne improvvisamente l’assunzione può causare “astinenza” da caffeina e maggiore stanchezza.

8) Infezioni del tratto urinario nascoste 
Se avete sofferto di una infezione a carico del tratto urinario, probabilmente vi risulteranno familiari il dolore pungente e lo stimolo urgente alla minzione che contraddistinguono questa condizione. Ma questa tipologia di infezioni non è sempre caratterizzata da sintomi così ovvi. In alcuni casi, la stanchezza è l’unico segno. Un esame delle urine può confermare rapidamente l’eventuale presenza di un’infezione a carico del tratto urinario.
Rimedio: le infezioni del tratto urinario vengono trattate mediante la prescrizione di antibiotici. La stanchezza sperimentata di solito scompare nel giro di una settimana.

9) Diabete
Negli individui affetti da diabete, livelli anormalmente elevati di zuccheri permangono nel flusso sanguigno invece di entrare nelle cellule del corpo, dove verrebbero convertiti in energia. Ne consegue un drastico calo di energia nonostante il corpo abbia a disposizione il “carburante” necessario. Se sentite un senso persistente ed inspiegabile di stanchezza, chiedete al vostro medico informazioni circa un eventuale test per il diabete.  
Rimedio: le cure per il diabete includono cambiamenti nello stile di vita, come dieta ed esercizio fisico, insulinoterapia e medicinali che possono aiutare il corpo ad elaborare gli zuccheri.

10) Disidratazione
La stanchezza può essere segno di disidratazione. Sia che stiate lavorando all’aperto o seduti a una scrivania, il corpo necessita comunque di acqua per funzionare correttamente e mantenersi idratato. Nel momento in cui avete sete, il vostro corpo è già disidratato.
Rimedio: bevete acqua durante il corso della giornata. Bevete due bicchieri di acqua almeno un’ora prima di praticare attività fisica e sorseggiatela mentre state svolgendo l’attività in questione. Ad attività ultimata, bevetene altri due bicchieri.  

12) Problemi cardiaci
Se vi sentite stanchi ed affaticati mentre svolgete le attività di tutti i giorni, come fare le pulizie o strappare le erbacce in giardino, potrebbe essere segno che il cuore non funzioni più come un tempo. Se notate che vi risulta estremamente difficoltoso portare a termine compiti che in precedenza svolgevate con facilità, parlatene al vostro medico di fiducia.
Rimedio: cambiamenti dello stile di vita, farmaci e procedure terapeutiche possono mantenere sotto controllo eventuali problemi a carico del cuore e ripristinare il livello di energia.

13) Disturbo del sonno correlato ai turni lavorativi
Lavorare di notte o cambiare i turni di lavoro può compromettere la regolarità del vostro “orologio interno”. Potreste sentirvi stanchi al risveglio e provare un senso di sonnolenza durante il giorno.  
Rimedio: limitate l’esposizione alla luce del giorno quando dovete riposare. Oscurate la vostra camera da letto e rendetela un ambiente tranquillo e fresco. Avete ancora problemi legati al sonno? Parlatene col medico. Esistono svariati rimedi al riguardo. L’assunzione di integratori e farmaci può essere di aiuto.

14) Allergie alimentari
Alcuni medici ritengono che le allergie alimentari nascoste possono causare sonnolenza. Se il senso di stanchezza si acuisce specie dopo i pasti, potreste soffrire di una lieve intolleranza a qualcosa che mangiate.
Rimedio: provate ad eliminare un cibo per volta per vedere se il senso di stanchezza migliora. Potete anche rivolgervi al medico per effettuare un test allergologico.

15) Sindrome da stanchezza cronica e fibromialgia
Se la stanchezza persiste per più di 6 mesi e risulta talmente debilitante da impedirvi di gestire le attività quotidiane che svolgete abitualmente, è possibile che la causa possa essere riconducibile alla presenza di due condizioni specifiche, ovvero la sindrome da stanchezza cronica e la fibromialgia. Entrambe sono caratterizzate da vari sintomi, ma un senso persistente e inspiegabile di affaticamento è uno dei sintomi principali.
Rimedio: Sebbene non vi sia un rapido rimedio in caso di sindrome da stanchezza cronica o fibromialgia, i pazienti affetti da queste condizioni possono trarre beneficio dall’apportare variazioni al programma di attività giornaliero, dall’apprendere abitudini migliori relative al sonno e iniziando un programma di ginnastica dolce.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Prurito alla testa (cuoio capelluto): cause e quando diventa pericoloso

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PRURITO TESTA CUOI CAPELLUTO  CAUSE RIMEDI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Pene.jpgTutti noi, durante la giornata, ci grattiamo il cuoio capelluto ed i capelli varie volte, senza neanche rendercene conto. Ciò non deve destare preoccupazioni, tuttavia bisogna tener presente che a volte, un prurito cronico al cuoio capelluto, può indicare una reazione infiammatoria della cute sottostante i capelli. Il prurito al cuoio capelluto è un problema molto diffuso, che può essere o non essere associato ad una eruzione cutanea visibile o ad una lacerazione della cute. La gravità, la frequenza e la durata di questa condizione dipendono dalla causa sottostante. Alcune cause di prurito al cuoio capelluto, come la forfora (dermatite seborroica), possono essere relativamente lievi. Tuttavia, il prurito al cuoio capelluto può essere dovuto anche a condizioni più gravi, come infezioni, infiammazioni, infestazione da parassiti, disturbi autoimmuni e allergie.
Il prurito al cuoio capelluto può manifestarsi singolarmente o in concomitanza con altri sintomi, come una eruzione cutanea o la formazione di protuberanze visibili su cuoio capelluto e nuca. Inoltre, grattare in modo eccessivo la parte pruriginosa può favorire l’ingresso di batteri o funghi negli strati del cuoio capelluto, comportando l’insorgenza di infezioni secondarie. E’ importante riferire al medico tutti i sintomi sperimentati, affinché possa diagnosticare la causa della condizione. Il prurito al cuoio capelluto può essere causato da una grave condizione sottostante che richiede un trattamento medico, come lupus o ipotiroidismo. Qualora il prurito sperimentato dovesse essere persistente, è essenziale consultare immediatamente il medico.

Modalità di insorgenza

In alcuni casi, questa tipologia di prurito può iniziare all’improvviso e scomparire spontaneamente in breve tempo o a seguito di un trattamento minimale, come nel caso di una lieve reazione allergica o sensibilità ad un nuovo prodotto per capelli. Il prurito al cuoio capelluto può anche insorgere nel corso di un lasso di tempo relativamente lungo, come in caso di psoriasi del cuoio capelluto.

Altri sintomi spesso associati al prurito alla testa

Il prurito al cuoio capelluto può manifestarsi accompagnato da altri sintomi, che variano a seconda della condizione, del disturbo o della malattia sottostanti. I sintomi possono interessare la cute, il cuoio capelluto e, in alcuni casi, altri sistemi del corpo. Per esempio, è possibile sperimentare dolore articolare se il prurito al cuoio capelluto è causato da artrite psoriasica, un disturbo infiammatorio cronico.

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Il prurito può insorgere in concomitanza con altri sintomi correlati a cute e cuoio capelluto, tra cui:

  • formazione di pustole
  • bruciore
  • pelle screpolata su cuoio capelluto o altre regioni cutanee
  • diradamento e caduta dei capelli
  • gomiti e ginocchia pruriginosi
  • dolore
  • comparsa di un’eruzione cutanea o di segni sulla pelle
  • arrossamento, irritazione o infiammazione
  • desquamazione, sfaldamento o screpolatura della cute
  • scolorimento della cute
  • piaghe o lesioni da grattamento
  • piccoli punti bianchi alla base dei capelli (uova di pidocchi, lendini) o piccoli parassiti che si spostano nei capelli, nelle sopracciglia o nelle ciglia (pidocchi)

Il prurito può manifestarsi accompagnato da sintomi correlati a sistemi del corpo diversi dalla cute e dal cuoio capelluto, tra cui:

  • pelle fredda e scarsa tolleranza al freddo
  • appetito ridotto
  • depressione
  • stanchezza
  • sintomi simil-influenzali (stanchezza, febbre, mal di gola, cefalea, tosse e dolori)
  • dolore e rigidità articolare
  • scarsa concentrazione e problemi di memoria
  • problemi a carico delle unghie, come ingiallimento o vaiolatura o unghie fragili
  • occhi rossi, pruriginosi e lacrimazione oculare
  • starnuti e naso gocciolante
  • stress e ansia
  • perdita o aumento di peso inspiegabili

Cause

La causa più comune di prurito al cuoio capelluto è la forfora, o dermatite seborroica, che si ritiene sia causata da una combinazione di pelle grassa e crescita eccessiva di lieviti. I fattori ambientali e lo stile di vita (come prodotti per i capelli, acne, stress e obesità) sembrano incrementare il rischio di sviluppare dermatite seborroica.
Molti altri disturbi e condizioni possono causare l’insorgenza di prurito al cuoio capelluto, tra cui disturbi autoimmuni e infiammatori, infezioni, allergie e pidocchi. La psoriasi è un disturbo infiammatorio cronico causato da un problema a carico del sistema immunitario, tuttavia la causa esatta non è nota. Batteri e lieviti possono infettare la cute e i follicoli piliferi presenti sul cuoio capelluto, causando l’insorgenza di un intenso ciclo prurito-grattamento.
I pidocchi sono piccoli insetti che si nutrono di sangue e depongono le loro uova sul cuoio capelluto. I pidocchi non comportano gravi problemi medici, sebbene siano estremamente contagiosi e causa di forte prurito, che può causare lacerazioni cutanee e l’insorgenza di possibili infezioni batteriche secondarie. Il prurito al cuoio capelluto può anche essere provocato da una allergia o sensibilità ai prodotti per capelli, come tinture e altre sostanze chimiche.

Il prurito può essere causato da una varietà di disturbi e infezioni della cute, tra cui:

  • acne cheloidea nucale (tipologia specifica di follicolite che interessa principalmente i maschi di origine africana)
  • dermatite allergica da contatto o dermatite da contatto irritante (per esempio una dermatite dovuta ad una tintura per capelli)
  • forfora o crosta lattea (dermatite seborroica)
  • eczema (dermatite atopica)
  • follicolite (infezione di un follicolo pilifero)
  • infezione fungina (tinea capitis, tigna) o infezione batterica a carico del cuoio capelluto
  • pidocchi
  • ipotiroidismo
  • lupus
  • psoriasi
  • stress e ansia
  • scottatura solare

Potenziali complicazioni e pericolosità legate al prurito

In alcuni casi, il prurito al cuoio capelluto può comportare l’insorgenza di complicazioni, specie in caso di intenso grattamento, che può causare la lacerazione della cute del cuoio capelluto. Grattare la parte pruriginosa può favorire l’ingresso di batteri o funghi negli strati della cute del cuoio capelluto provocando l’insorgenza di infezioni. Le potenziali complicazioni includono:

  • cellulite (infezione della cute e dei tessuti circostanti causata da una crescente infezione batterica o fungina)
  • caduta e/o diradamento/assottigliamento dei capelli o aree prive di capelli
  • formazione di lesioni e piaghe che possono determinare infezioni

E’ possibile l’insorgenza di complicazioni correlate alle cause sottostanti del prurito. Per ridurre il rischio di complicazioni, è di fondamentale importanza attenersi al piano di cura formulato dal medico.

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Lavaggio dei capelli

Cura dei capelli

Asciugatura ed acconciatura dei capelli

Tintura dei capelli, ciglia, sopracciglia

Eliminazione dei pidocchi

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Stanchezza e debolezza: differenze, cause, rimedi e prevenzione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma STANCHEZZA DEBOLEZZA DIFFERENZE CURE   Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgSpesso usati come sinonimi nell’uso comune, in realtà debolezza e stanchezza sono termini che descrivono due sensazioni diverse. E’ importante conoscerne con esattezza il significato, poiché una corretta accezione del termine può essere di aiuto al medico al fine di restringere la cerchia delle possibili cause dei sintomi.

  • La debolezza consiste in una carenza di forza fisica o muscolare ed è caratterizzata dalla sensazione di necessità di uno sforzo supplementare per muovere braccia, gambe o altri muscoli. Nel caso in cui la debolezza muscolare si manifesti a seguito della presenza di dolore, l’individuo può essere in grado di muovere i muscoli, incrementando però il rischio di lesioni. La debolezza, in campo medico, viene anche detta “astenia“, termine che deriva dal greco e che significa mancanza di forza. In realtà l’astenia può essere sia fisica che mentale ma in genere, con astenia ci si riferisce in particolare a quella fisica.
  • La stanchezza consiste in una sensazione di spossatezza o nel bisogno di riposo dovuti alla carenza di energia o forza. La stanchezza può essere causata da un carico eccessivo di lavoro, dalla mancanza di sonno, da preoccupazioni, noia o carenza di esercizio fisico. E’ un sintomo che può essere causato da malattie, farmaci o da trattamenti medici come la chemioterapia. Anche l’ansia o la depressione possono causare stanchezza.

Sia la debolezza che la stanchezza sono sintomi e non malattie di per sé. Poiché tali sintomi possono essere causati da molteplici condizioni non patologiche, patologie e problemi di salute, la diagnosi della malattia a monte che determina debolezza e/o stanchezza può essere elaborata solo dopo un’attenta valutazione degli eventuali altri sintomi e segni presenti, nonché grazie all’uso di vari strumenti diagnostici, di laboratorio (ad esempio esami del sangue, biopsie…) e/o di diagnostica per immagini (ad esempio radiografie, ecografie, TC…).

Cause di debolezza

Spesso la debolezza generale si verifica dopo aver praticato o svolto una mole eccessiva di attività in una sola volta, ad esempio dopo una lunga ed intensa escursione. E’ possibile sentirsi deboli e stanchi oppure i muscoli possono essere dolenti. Di solito, queste sensazioni scompaiono nel giro di pochi giorni. In casi rari, la debolezza muscolare generalizzata può essere causata da un altro problema di salute, come:

  • Problemi a carico della ghiandola tiroidea, che regola il modo con cui il corpo impiega l’energia. L’ipotiroidismo può causare stanchezza, debolezza, letargia, aumento di peso, depressione, problemi di memoria, costipazione, secchezza della pelle, intolleranza al freddo, diradamento e secchezza dei capelli, unghie fragili oppure una colorazione giallastra della pelle. L’ipertiroidismo può causare stanchezza, perdita di peso, aumento della frequenza cardiaca, intolleranza al calore, sudorazione, irritabilità, ansia, debolezza muscolare e ingrossamento della tiroide.
  • Sindrome di Guillain-Barré, una rara malattia nervosa che causa debolezza a gambe, braccia e altri muscoli e che può progredire sino alla paralisi totale.
  • Miastenia gravis, una rara malattia cronica che causa debolezza e rapido affaticamento muscolare.
  • Un problema a carico dei minerali (elettroliti) presenti nel corpo allo stato naturale, come bassi livelli di potassio o di sodio.

In caso di debolezza muscolare che tende a peggiorare in modo graduale, è necessario consultare il medico. La comparsa improvvisa di debolezza muscolare e la perdita di funzionalità di una parte del corpo, può indicare la presenza di un grave problema al cervello (come ictus o attacco ischemico transitorio), al midollo spinale o ad un nervo specifico presente nel corpo.

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Cause di stanchezza

La stanchezza è una sensazione di affaticamento, esaurimento o mancanza di energia. E’ possibile sentirsi lievemente stanchi a causa di un carico eccessivo di lavoro, carenza di sonno, preoccupazioni, noia o mancanza di esercizio fisico. Qualsiasi tipo di malattia, come un raffreddore o l’influenza, possono causare stanchezza, che di solito scompare a guarigione avvenuta. Nella maggior parte dei casi, una forma lieve di stanchezza si presenta in concomitanza con un problema di salute che tende comunque a migliorare grazie al solo trattamento domestico senza la necessità di intervento medico. Anche lo stress emotivo può causare stanchezza, ma solitamente essa scompare una volta alleviato lo stress. Molti farmaci da banco o su prescrizione possono causare debolezza o stanchezza. L’assunzione o l’abuso di alcolici, caffeina o sostanze illegali possono causare stanchezza. E’ necessario rivolgersi al medico, quando la stanchezza è accompagnata da sintomi più gravi, come aumento dei problemi respiratori, segni di una malattia grave, sanguinamento anomalo oppure perdita o aumento di peso inspiegabili. E’ consigliabile inoltre rivolgersi al medico anche nel caso in cui la stanchezza perduri per più di 2 settimane. Questo tipo di stanchezza può essere causato da un problema di salute più grave, come per esempio:

  • Una diminuzione della quantità di emoglobina (la sostanza che trasporta l’ossigeno) presente nei globuli rossi (anemia).
  • Problemi al cuore, come patologia coronarica o insufficienza cardiaca, che limitano l’apporto di sangue ricco di ossigeno al muscolo cardiaco o al resto del corpo.
  • Disturbi metabolici, come il diabete, in cui gli zuccheri (glucosio) permangono nel sangue invece di entrare nelle cellule del corpo per essere successivamente impiegati per produrre energia.
  • Problemi a carico della ghiandola tiroidea, che regola il modo con cui il corpo impiega l’energia. L’ipotiroidismo può causare stanchezza, debolezza, letargia, aumento di peso, depressione, problemi di memoria, costipazione, secchezza della pelle, intolleranza al freddo, diradamento e secchezza dei capelli, unghie fragili oppure una colorazione giallastra della pelle. L’ipertiroidismo può causare stanchezza, perdita di peso, aumento della frequenza cardiaca, intolleranza al calore, sudorazione, irritabilità, ansia, debolezza muscolare e ingrossamento della tiroide.
  • Patologie renali ed epatiche, che causano stanchezza quando la concentrazione di alcune sostanze presenti nel sangue raggiunge livelli tossici.

La sindrome da stanchezza cronica è una causa rara di stanchezza grave e persistente. Nel caso in cui la stanchezza si manifesti senza alcuna causa evidente, è importante valutare la salute mentale del paziente. La stanchezza è infatti un sintomo comune di problemi correlati alla salute mentale, come ansia o depressione. Qualora si ritenga che la stanchezza sperimentata possa essere causata da un problema di salute mentale, è opportuno consultare il medico.

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Cosa fare?

In caso di debolezza generalizzata e stanchezza accompagnate da altri sintomi, è consigliabile valutare in primis tali sintomi. Se debolezza e stanchezza sono temporanei e correlati ad episodi stressanti specifici e se la loro durata è ridotta nel tempo, in genere tali sintomi non sono correlati a malattie. Se invece debolezza e stanchezza durano da molti giorni, sono apparentemente inspiegabili e si accompagnano ad altri sintomi particolari (ad esempio formicolio, vertigini, difficoltà a camminare, perdita di coscienza…) allora sarà il caso di interpellare subito il proprio medico. Una forma lieve di debolezza generalizzata e stanchezza che si manifesta in concomitanza con una malattia virale, generalmente tende a migliorare mettendo in pratica le seguenti misure:

  • Quando si è malati è necessario stare a riposo. Lasciate che i sintomi sperimentati siano la vostra guida. In caso di raffreddore, è possibile attenersi alla solita routine quotidiana dormendo semplicemente qualche ora in più. In caso di influenza, potrebbe essere necessario trascorrere qualche giorno a letto.
  • Riprendere le attività abituali gradualmente, per evitare il protrarsi della stanchezza.
  • Assicurarsi di bere molti liquidi per evitare la disidratazione.

Nel caso in cui la debolezza generalizzata e la stanchezza non siano correlate ad altre patologie, provate a seguire le linee guida qui di seguito e siate pazienti. Può essere necessario un po’ di tempo prima di sentirsi nuovamente energici.

  • Ascoltate il vostro corpo. Alternare il riposo con l’esercizio fisico. Aumentare gradualmente l’attività fisica praticata può contribuire a diminuire la stanchezza.
  • Limitare l’assunzione di farmaci che possono contribuire a causare stanchezza. I tranquillanti e i medicinali assunti in caso di raffreddore o allergia spesso provocano stanchezza. Consultare sempre il medico prima di apportare variazioni al dosaggio raccomandato.
  • Migliorare il regime alimentare. Seguire una dieta equilibrata può contribuire ad aumentare il livello di energia. Evitare di saltare i pasti, soprattutto la colazione.
  • Ridurre l’assunzione di alcolici o di altre sostanze, come caffeina o nicotina, che possono contribuire all’insorgere della stanchezza.
  • Guardare meno la televisione, trascorrere più tempo con gli amici o sperimentare nuove attività per rompere il ciclo della stanchezza.
  • Godersi un buon sonno ristoratore. Questo è il primo passo da intraprendere per controllare la stanchezza. Eliminare dalla camera da letto qualsiasi fonte luminosa o sonora che possa disturbare il sonno. Non mangiare prima di andare a letto. Utilizzare il letto solo per dormire, evitando di guardare la tv o leggere mentre si è a letto. Praticare regolarmente attività fisica, ma non entro le 3 o 4 ore prima di andare a letto.

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Prevenzione

Spesso la stanchezza lieve può essere prevenuta apportando cambiamenti alle abitudini relative allo stile di vita.

  • Praticare regolarmente attività fisica è il miglior tipo di difesa contro la stanchezza. Se vi sentite troppo stanchi per allenarvi vigorosamente, provate a fare una semplice passeggiata.
  • Seguire una dieta equilibrata. Non saltare mai i pasti, specie la prima colazione.
  • Dormire a sufficienza.
  • Gestire ed affrontare i problemi emotivi invece di ignorarli o negarne l’esistenza, se necessario anche con l’aiuto di uno psicoterapeuta
  • Adottare misure atte a controllare lo stress e il carico di lavoro.
  • Evitare fumo di sigarette, alcolici e droghe.
  • Assumere ogni giorno un integratore completo di minerali e vitamine, come questo: https://amzn.to/3JBrV5T

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Dove sono le gambe della terza ragazza? La foto rompicapo diventa virale

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FOTO ROPICAPO GAMBE RAGAZZA  ILLUSIONE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgSui social sta girando in modo virale da alcuni giorni una foto postata su Reddit, che mostra un gruppo di amiche sedute su un divano a bere un drink. Fino a qui nulla di strano, ma se si osserva attentamente l’immagine, si nota che la terza ragazza da sinistra sembra non avere le gambeUn’illusione ottica a cui non si riesce a trovare una spiegazione univoca. Voi cosa ne pensate?

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Stiramento muscolare: sintomi, rimedi e prevenzione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma STIRAMENTO MUSCOLARE SINTOMI RIMEDI PRE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgE’ capitato a tutti noi almeno una volta nella vita, a seguito di un’attività eccessivamente faticosa ed intensa: lo stiramento muscolare. Tale patologia è una lesione di lieve/media entità a carico di uno o più muscoli caratterizzata dall’allungamento eccessivo di uno o più muscoli che provoca generalmente dolore ed in alcuni casi anche la comparsa di ematoma per la rottura dei vasi capillari. Può interessare qualsiasi muscolo del corpo. E’ un problema frequente soprattutto tra chi pratica attività fisica da professionista o da amatoriale, ma a chiunque può capitare di sottoporre i muscoli ad una inadeguata pressione anche durante il semplice svolgimento delle normali attività quotidiane o lavorative, a causa ad esempio del sollevamento improvviso e rapido di oggetti pesanti. Lo stiramento muscolare è denominato anche elongazione muscolare. Uno stiramento muscolare di grave entità (di terzo grado) può comportare strappo muscolare. La lesione a carico del muscolo colpito può danneggiare i piccoli vasi sanguigni, causando emorragie locali (contusione) e dolore (provocato dalla irritazione a carico delle terminazioni nervose della zona colpita). Una distorsione, al contrario, è una lesione a carico dei legamenti.

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Stiramento, strappo o contrattura?

Stiramento, strappo e contrattura non sono la stessa cosa. In ordine di gravità (da più lieve a più grave):

  • la contrattura muscolare è caratterizzata da un aumento involontario e persistente del tono muscolare;
  • lo stiramento è caratterizzato dall’allungamento eccessivo di uno o più muscoli;
  • lo strappo muscolare è caratterizzato dalla completa rottura delle fibre muscolari coinvolte.

Leggi anche: Contrattura muscolare a schiena, coscia, polpaccio, collo: cosa fare?

Cause

Uno stiramento muscolare può essere causato o favorito da numerose cause, tra cui:

  • incidenti domestici;
  • utilizzo frequente di calzature non adatte ad alcune tipologie di sport e allo svolgimento di alcuni lavori pesanti;
  • problemi di postura;
  • svolgimento di sport non adatti alle proprie capacità fisiche;
  • movimenti bruschi;
  • microtraumi ripetuti;
  • sforzi eccessivi con “muscolo freddo”;
  • riscaldamento insufficiente prima di un allenamento o di una gara;
  • movimento innaturale del dorso e del bacino;
  • poco stretching.

Muscoli più colpiti da stiramento

Uno stiramento muscolare può interessare qualsiasi muscolo del corpo, tuttavia alcune zone sono più frequentemente colpite di altre. I muscoli maggiormente soggetti a stiramento sono quelli di:

  • schiena (soprattutto la parte più bassa, lombare e sacrale);
  • torace (muscoli del petto);
  • muscoli addominali;
  • muscoli di collo e spalla;
  • gambe (coscia e polpaccio).

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Sintomi e segni

I possibili sintomi e segni di stiramento muscolare, sono:

  • gonfiore, contusione o arrossamento, oppure ferite aperte come conseguenza della lesione;
  • percezione del dolore anche a riposo;
  • percezione del dolore nel momento in cui il muscolo specifico o l’articolazione ad esso correlata vengono utilizzati;
  • debolezza di muscoli o tendini (una distorsione, al contrario, è una lesione a carico di un’articolazione e dei suoi legamenti);
  • impossibilità totale ad utilizzare il muscolo.

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Quando rivolgersi al medico?

Nel caso di una significativa lesione muscolare o qualora i rimedi casalinghi non dovessero apportare sollievo nel giro di 24 ore, è consigliabile chiamare il medico. Se al momento della lesione, il paziente avverte un rumore simile ad uno schiocco, se non è in grado di camminare o in presenza di gonfiore significativo, dolore, febbre o ferite aperte, sarebbe opportuno recarsi al pronto soccorso per essere esaminati.

Diagnosi

Il medico eseguirà una anamnesi (cioè la raccolta di tutti i dati del paziente, di sue eventuali patologie passate ed attuali, dei sintomi…) ed effettuerà un esame obiettivo (cioè osserverà, palperà ed eseguirà altre azioni sulla zona interessata dallo stiramento). Al momento dell’esame, è importante stabilire se il muscolo è parzialmente o completamente strappato (questo può comportare un tempo di guarigione maggiore, un possibile ricorso alla chirurgia e una fase di recupero più complicata). Esami di diagnostica per immagini, come radiografie od ecografie, così come anche eventuali esami di laboratorio, spesso non sono necessari, ad eccezione di casi specifici in cui si sospetti una contemporanea altra patologia, come rottura ossea, lesione a tendini o legamenti, presenza di infezione o altri dubbi diagnostici.

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Cosa fare a casa?

Il gonfiore o l’emorragia locale possono essere gestiti al meglio applicando il prima possibile impacchi di ghiaccio e mantenendo il muscolo lesionato in posizione allungata. Un eventuale impacco caldo può essere applicato una volta che il gonfiore sarà diminuito. Tuttavia, applicare da subito impacchi caldi può aumentare gonfiore e dolore.

Nota: gli impacchi freddi o caldi non dovrebbero essere applicati a diretto contatto con la pelle. E’ consigliabile utilizzare sempre qualcosa per proteggere la zona sulla quale verrà applicato l’impacco, come un asciugamano tra ghiaccio e pelle.

In caso di lieve dolore, anche il semplice paracetamolo (la Tachipirina), col dosaggio di 1000 mg, può migliorare la situazione. L’assunzione di agenti antinfiammatori non steroidei, come aspirina ed ibuprofene, contribuisce ad alleviare il dolore e a migliorare la capacità di movimento. Applicare sulla zona dolorosa una crema all’arnica, può migliorare la situazione. Io vi consiglio questa di ottima qualità della Colours of Life: https://amzn.to/3BXAVOA

E’ inoltre utile seguire alcuni consigli:

  • tenere la zona colpita protetta, stare a riposo, applicare impacchi di ghiaccio, la compressione e mantenere la zona colpita in posizione rialzata, contribuiscono ad aiutare il muscolo lesionato;
  • rimuovere tutti gli indumenti costrittivi, gioielli inclusi, nella zona relativa allo stiramento muscolare;
  • proteggere il muscolo stirato da ulteriori lesioni;
  • tenere il muscolo stirato a riposo. Evitare le attività che hanno causato lo stiramento e altre attività che possono risultare dolorose;
  • applicare impacchi di ghiaccio sulla zona muscolare colpita (per 20 minuti ogni ora quando si è svegli). Il ghiaccio è un agente antinfiammatorio e antidolorifico molto efficace. L’applicazione di impacchi di ghiaccio di piccole dimensioni, come per esempio le confezioni di verdure surgelate, può contribuire a ridurre l’infiammazione;
  • la compressione, se effettuata delicatamente tramite l’ausilio di un bendaggio elastocompressivo, può fornire sostegno e ridurre il gonfiore. La fasciatura non deve essere eccessivamente stretta;
  • mantenere la zona lesionata in posizione rialzata per ridurre il gonfiore
  • non è raccomandabile svolgere attività che possono incrementare il dolore muscolare o porre sotto sforzo la zona interessata, finché il dolore non sarà diminuito in modo significativo.

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Trattamento medico

Il trattamento medico è simile al trattamento “fai-da-te” che è possibile effettuare a casa. Il medico, tuttavia, è in grado di determinare l’entità della lesione muscolare e tendinea, e se l’utilizzo di stampelle o di un tutore può rivelarsi necessario per la guarigione del paziente. Il medico, inoltre, può stabilire se il paziente deve limitare il livello di attività, se necessita di giorni di riposo dal lavoro o di esercizi di riabilitazione atti a favorire il recupero.

Prevenzione

Per prevenire gli stiramenti muscolari, è importante:

  • evitare lesioni praticando quotidianamente esercizi di stretching;
  • effettuare esercizi di stretching prima di ogni sessione di attività fisica;
  • fissare una routine di esercizi di riscaldamento prima di iniziare una sessione di esercizio fisico intenso;
  • consultare sempre un medico ed un personal trainer titolato prima di iniziare un programma di allenamento.

Nella maggior parte dei casi, grazie ad un corretto trattamento, la maggioranza delle persone è in grado di riprendersi completamente dopo uno stiramento muscolare. I casi più complessi vengono gestiti dal medico su base individuale.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Sensazione di corpo estraneo nell’occhio: cause e cure

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CORPO ESTRANEO OCCHIO CAUSE CURE VISTA  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLa sensazione di avere un corpo estraneo nell’occhio è un sintomo piuttosto comune che di solito ha origine nella cornea, ovvero il tessuto trasparente che riveste la parte anteriore dell’occhio. La cornea presenta una vasta quantità di nervi. Un danneggiamento a carico di questi ultimi spesso può tradursi in una sensazione di corpo estraneo. Tale sensazione può insorgere indipendentemente dalla reale presenza o meno di un corpo estraneo nell’occhio. Le lesioni oculari più comuni sono causate da corpi estranei e abrasioni. I sintomi, oltre alla sensazione di cui sopra, possono includere dolore, arrossamento, lacrimazione, sensibilità alla luce e vista offuscata.

Blefarite

La blefarite è un disturbo palpebrale comune associato a dermatite seborroica o infezione batterica o ad una combinazione di entrambe le condizioni. La blefarite causa una sensazione di bruciore o di corpo estraneo (descrivibile come “sabbia negli occhi”), eccessiva lacrimazione, prurito, palpebre rosse e gonfie, secchezza oculare, formazioni crostose sulle palpebre e squame simili a forfora sulle ciglia. La blefarite anteriore insorge nel bordo anteriore esterno della palpebra in cui sono attaccate le ciglia. La blefarite posteriore interessa il bordo interno della palpebra. E’ correlata alla disfunzione delle ghiandole di Meibomio, poste all’interno della palpebra e deputate alla secrezione di oli che contribuiscono a lubrificare l’occhio. Il trattamento della blefarite prevede la pulizia delle palpebre e l’applicazione di un impacco caldo per favorire la caduta dei detriti untuosi. Anche l’impiego di antibiotici topici può contribuire a ridurre l’infezione. La blefarite può colpire persone di tutte le età e, sebbene sia causa di disagio, non è contagiosa e di solito non causa danni permanenti alla vista.

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Abrasioni corneali

Le abrasioni corneali sono una delle lesioni oculari più comuni. Si verificano quando una lesione causa una rottura a carico dello strato protettivo esterno dell’epitelio corneale. Ciò può essere dovuto alla presenza di un corpo estraneo, al graffio di un’unghia, a lenti di contatto non posizionate correttamente o a ustioni chimiche, tra le varie cause. Le abrasioni corneali possono essere piccole o grandi, ma di solito guariscono senza complicazioni. Le abrasioni corneali profonde possono tradursi in formazioni cicatriziali dello stroma, lo strato centrale trasparente della cornea. L’applicazione di fluoresceina può contribuire a rendere maggiormente visibili le abrasioni.

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Lenti a contatto

Le lenti a contatto sono generalmente sicure, ma il loro utilizzo non è privo di rischi. Alcune delle complicazioni possono compromettere la vista in modo permanente. Questa tipologia di lenti, come suggerisce il nome stesso, è in costante contatto con la cornea e la congiuntiva. Le allergie ai depositi presenti sulle lenti, al materiale di cui sono fatte le lenti o alle soluzioni per la pulizia delle lenti, possono comportare arrossamento, prurito, sensazione di corpo estraneo, lacrimazione o secrezione oculare. Le abrasioni corneali possono essere dovute a lenti a contatto non posizionate correttamente, materiale estraneo presente sotto le lenti a contatto o ad un uso eccessivo. Le ulcere corneali sono la complicazione più grave dovuta alle lenti a contatto e sono osservabili con maggiore frequenza in caso di lenti a contatto morbide a porto prolungato. Le soluzioni per la pulizia contaminate possono portare all’insorgenza di gravi infezioni fungine. Questa fu la causa di un focolaio di cheratite da Acanthamoeba nel periodo 2005-2007.

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Corpi estranei corneali

I corpi estranei corneali possono causare significativa irritazione oculare, sensibilità alla luce e lacrimazione. Se un corpo estraneo (come una particella di legno, polvere o metallo) viene inglobato nello strato superficiale della cornea (epitelio) o nello strato più profondo (stroma), può causare infiammazione con conseguente gonfiore corneale e palpebrale, nonché significativo arrossamento a carico della congiuntiva. Se il corpo estraneo non viene rimosso, può provocare infezioni, distruzione dei tessuti o perdita permanente della vista.

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Ulcere corneali

Le ulcere corneali sono gravi infezioni causate da batteri, virus o funghi. Esse insorgono con maggiore frequenza nei pazienti che utilizzano lenti a contatto morbide a porto prolungato. Un’ulcera corneale può manifestarsi sotto forma di una macchia rotonda di colore bianco o grigio sulla cornea, visibile ad occhio nudo. Essa causa dolore, disagio e, in alcuni casi, vista offuscata. Si tratta di una emergenza, poiché la condizione può progredire sino a causare la perdita della vista. Il trattamento consiste nell’applicazione frequente di gocce oculari antibiotiche nell’occhio interessato. Occasionalmente, possono rivelarsi necessarie iniezioni di antibiotici nella sede dell’infezione o il ricorso ad un intervento chirurgico. L’utilizzo di lenti a contatto deve essere sospeso per un periodo di 4 settimane.

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Congiuntivite

La congiuntivite si riferisce alla infiammazione o infezione a carico della membrana trasparente (congiuntiva) che riveste le palpebre interne e copre la parte bianca dell’occhio. I piccoli vasi sanguigni presenti nella congiuntiva diventano infiammati, conferendo all’occhio un aspetto rosso o rosa. La congiuntivite è comunemente causata da una reazione allergica o da una infezione virale o batterica. I sintomi possono includere arrossamento, prurito, sensazione di corpo estraneo (“sabbia negli occhi”), lacrimazione e secrezione e può interessare uno o ambedue gli occhi. Può causare estremo disagio, ma raramente interessa la vista e non rappresenta un grave rischio per la salute, se diagnosticata per tempo. La congiuntivite causata da infezione può diffondersi facilmente da persona a persona e il trattamento precoce è importante per limitarne la diffusione.

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Flittena

La flittena può svilupparsi nei pazienti affetti da blefarite ed è una lesione della superficie corneale. Ha l’aspetto di una vescicola o di una bolla di colore bianco e può essere molto irritante. I sintomi includono prurito, bruciore, arrossamento oculare, lacrimazione, fotofobia e la sensazione di corpo estraneo nell’occhio. Il trattamento prevede igiene palpebrale e l’impiego di gocce oculari lubrificanti. Gli steroidi e gli antibiotici vengono utilizzati per i casi gravi o qualora si sviluppino complicazioni.

Secchezza oculare

La secchezza oculare è un problema comune. La secrezione lacrimale può ridursi con l’avanzare dell’età e la presenza di secchezza oculare può anche essere associata a malattie quali la sindrome di Sjogren o l’artrite reumatoide. Tuttavia, in molti individui, la secchezza oculare si sviluppa in assenza di altre malattie associate. I sintomi includono sensazione di corpo estraneo, bruciore, arrossamento e stanchezza oculare generalizzata. La vista può essere offuscata o fluttuante. Paradossalmente, la lacrimazione può essere un sintomo di secchezza oculare. Se gli occhi raggiungono un determinato livello di secchezza, si attiva una grande ghiandola lacrimale che può produrre una eccessiva lacrimazione. Il volume della produzione lacrimale può essere misurato mediante il test di Schirmer (striscia di carta bibula messa a contatto con la ghiandola lacrimale inferiore). Il trattamento principale consiste nella lubrificazione supplementare dell’occhio. Nei casi gravi viene talvolta utilizzata la ciclosporina (Restasis).

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Colliri

Molti colliri da banco e soggetti a prescrizione medica possono creare irritazione oculare o allergia, specie se utilizzati per lunghi periodi di tempo. I colliri da banco (come lacrime artificiali, colliri per allergie e soluzioni per lenti a contatto) contengono conservanti. Se l’individuo presenta una sensibilità a tali conservanti, questi possono causare irritazione e arrossamento a carico degli occhi. I colliri antibiotici soggetti a prescrizione medica possono essere efficaci nel trattare una infezione, ma possono essere anche piuttosto irritanti per l’occhio. I colliri steroidei di solito non sono irritanti per l’occhio. Alcuni colliri per allergie soggetti a prescrizione sono noti per causare un po’ di arrossamento e bruciore con l’uso. I colliri vasocostrittori o anti-arrossamento nascondono semplicemente il rossore. Se utilizzati troppo spesso, possono causare un aumento dell’arrossamento una volta interrotto l’impiego.

Trichiasi

La trichiasi è una condizione caratterizzata dalla deviazione delle ciglia verso il globo oculare. Le cause sono molteplici. La condizione può essere congenita oppure causata da condizioni autoimmuni e traumi, come ustioni o lesioni. I pazienti di origine asiatica possono presentare un disturbo congenito in cui le ciglia assumono una posizione verticale, denominato epiblefaron. Le ciglia posizionate in modo anomalo comportano un continuo sfregamento delle congiuntiva e della cornea da parte delle ciglia che può tradursi in abrasioni e ulcerazioni corneali.

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Entropion

L’entropion (o entropio) è il rovesciamento verso l’interno del bordo libero della palpebra. Può interessare sia la palpebra superiore o più comunemente quella inferiore. Lo sfregamento della superficie oculare da parte delle ciglia deviate verso l’interno (trichiasi) può causare l’insorgenza di sintomi quali arrossamento, irritazione, dolore, eccessiva lacrimazione e riduzione della vista, se la cornea è danneggiata. L’entropion interessa più spesso gli adulti più anziani. Le lacrime artificiali e le pomate lubrificanti possono alleviare i sintomi, ma spesso è necessario un intervento chirurgico per correggere la condizione. La prognosi è eccellente, se l’intervento viene eseguito prima che la cornea venga danneggiata.

Ectropion

L’ectropion (o ectropio) è il rovesciamento all’infuori del bordo libero della palpebra. La palpebra si distacca dall’occhio e inizia a cedere. I sintomi possono includere arrossamento, lacrimazione, irritazione e secchezza oculare e palpebrale. La palpebra normalmente scorre contro la superficie dell’occhio. A seguito dell’abbassamento della stessa, anche le lacrime tenderanno a drenare fuori dall’occhio sul viso. Ne consegue secchezza dell’occhio che causa irritazione, arrossamento e vista offuscata. Il trattamento si focalizza sulla lubrificazione oculare, sebbene nei casi gravi sia necessario il ricorso all’intervento chirurgico.

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Pterigio

Lo pterigio è una crescita non cancerosa della congiuntiva sulla cornea. Lo pterigio è caratterizzato da una “testa”, che può crescere lentamente sulla cornea, e da un “corpo”, che di solito si estende verso l’angolo interno dell’occhio. Si ritiene sia associato ad una eccessiva esposizione a sole o vento. I sintomi possono includere arrossamento, infiammazione, sensazione di corpo estraneo, lacrimazione o secchezza e prurito oculare. L’arrossamento e l’irritazione dovuti a pterigio possono essere trattati con lacrime artificiali e con altre gocce oculari su prescrizione. Se lo pterigio si sposta verso la pupilla può interferire con la vista. In questo caso, è necessaria la rimozione chirurgica. Anche in caso di approccio chirurgico, vi è un rischio di recidiva.

Cheratocongiuntivite Vernal

La cheratocongiuntivite Vernal è una infiammazione cronica della congiuntiva bilaterale. I sintomi si aggravano comunemente in primavera e in estate. La condizione è caratterizzata da protuberanze dure e rialzate nella parte interna della palpebra superiore. E’ possibile anche l’insorgenza di gonfiore a carico della congiuntiva. I sintomi includono forte prurito, irritazione, fotofobia e bruciore. Il coinvolgimento corneale può portare a complicazioni, quali la riduzione della vista.

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Quando deglutire è doloroso: sintomi, cause, trattamento e pericoli

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DEGLUTIRE DOLOROSO DOLORE CAUSE PERICOLI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLa deglutizione è un atto apparentemente semplice ma che in realtà coinvolge in modo complesso diversi organi dell’apparato digerente, tra cui bocca, gola, faringe ed esofago. La deglutizione ha inizio durante la masticazione, che è parte della digestione meccanica. La saliva contiene enzimi che degradano o emulsionano il cibo in una massa morbida che transita verso il basso nell’esofago, il tratto del tubo digerente che collega la bocca allo stomaco. La deglutizione è parzialmente volontaria (controllata dalla volontà) e in parte involontaria (controllata da muscoli e nervi). L’insorgere di problemi durante una qualsiasi delle fasi di questo processo può causare dolore o difficoltà di deglutizione. Il dolore può interessare gola, torace o collo. Il soggetto può percepire un senso di oppressione, pesantezza o una senso di soffocamento oppure può avere rigurgiti o vomito. La deglutizione dolorosa, che in medicina viene chiamata “odinofagia” (mentre il termine “disfagia” indica al contrario difficoltà a deglutire), può indicare la presenza di un problema grave. Si consiglia di ricercare cure mediche immediate in caso di deglutizione dolorosa accompagnata da difficoltà di respirazione, senso di soffocamento, vomito con emissione di sangue o feci sanguinolente, nere o catramose.

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Cause e fattori di rischio

Le cause della deglutizione dolorosa sono molteplici, tra cui infezioni, condizioni specifiche che interessano l’esofago e ostruzioni meccaniche.

Cause infettive:

  • Candidosi (tipologia di infezione fungina);
  • Citomegalovirus (virus appartenente alla famiglia degli Herpesvirus);
  • Gengivite (infiammazione delle gengive);
  • Tonsillite (infiammazione acuta o cronica delle tonsille);
  • Herpesvirus;
  • Faringite (infiammazione della faringe);
  • Sifilide (malattia infettiva a decorso cronico trasmessa per via sessuale);
  • Ascesso dentale;
  • Ulcere nel cavo orale;
  • Virus varicella-zoster.

Cause esofagee:

  • Acalasia (assenza di peristalsi del corpo esofageo, ovvero dell’insieme delle contrazioni delle pareti del tubo digerente che ne spingono avanti il contenuto);
  • Esofagite erosiva (infiammazione dell’esofago con lesioni);
  • Restringimento dell’esofago dovuto a radioterapia, farmaci o sostanze chimiche;
  • Spasmi esofagei;
  • Reflusso gastroesofageo;
  • Esofago a schiaccianoci (disturbo caratterizzato da una abnorme contrazione dei muscoli esofagei);
  • Anello di Schatzki (anello originato da una protrusione dei normali tessuti esofagei);
  • Traumi all’esofago.

Cause neurologiche e muscolari:

  • Sclerosi laterale amiotrofica (SLA), una grave malattia neuromuscolare che causa debolezza e disabilità muscolare;
  • Distrofia muscolare (malattia ereditaria che causa una progressiva debolezza muscolare e la perdita di tessuto muscolare);
  • Sclerosi multipla (malattia che colpisce cervello e midollo spinale, causando debolezza, difficoltà di coordinazione ed equilibrio e altri problemi);
  • Miastenia gravis (disturbo neuromuscolare autoimmune che causa debolezza muscolare);
  • Malattia di Parkinson (malattia cerebrale che altera movimento e coordinazione)
  • Polimiosite (forma di miopatia infiammatoria);
  • Sclerodermia (malattia del tessuto connettivo caratterizzata da indurimento della cute e del tessuto sottocutaneo).

Cause gravi o potenzialmente pericolose per la vita del paziente:

  • Blocco del cibo o di un oggetto in gola;
  • Ictus;
  • Emorragie interne;
  • Neoplasie di bocca, gola o esofago.

Leggi anche: Bruciore retrosternale (pirosi): cause, sintomi, diagnosi, terapie, rischi

Sintomi e segni associati

La deglutizione dolorosa può accompagnare o essere accompagnata ad altri sintomi e segni gastrointestinali che variano a seconda della condizione, del disturbo o della malattia sottostanti, tra cui:

  • pirosi retrosternale;
  • dolore addominale;
  • alito cattivo;
  • senso di soffocamento;
  • attivo sapore o sapore acido in bocca;
  • bruciore di stomaco;
  • nausea;
  • vomito;
  • reflusso del cibo;
  • emissione di sangue dalla bocca;
  • rigurgito.

La deglutizione dolorosa può essere associata a sintomi e segni correlati a patologie e condizioni che interessano sistemi corporei diversi da quello gastrointestinale, inclusi:

  • tosse;
  • difficoltà respiratorie;
  • febbre;
  • difficoltà motorie;
  • brividi sussultori;
  • anoressia (perdita dell’appetito);
  • dimagrimento inspiegabile.

In alcuni casi, la deglutizione dolorosa può essere un sintomo di una condizione estremamente grave che necessita di una immediata valutazione medica in un contesto di emergenza. Qualora il soggetto sperimentasse uno qualsiasi dei sintomi che andremo ad elencare qui di seguito, si consiglia di ricercare cure mediche immediate:

  • Feci sanguinolente (il sangue può essere di colore rosso, nero o di consistenza catramosa);
  • Senso di soffocamento;
  • Difficoltà di respirazione;
  • vomito con abbondante emissione di sangue o di materiale nerastro (rassomigliante a fondi di caffè).

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Diagnosi

Durante la visita, è bene riferire al medico tutti i sintomi sperimentati ed altre patologie di cui si soffre, durante l’anamnesi: queste informazioni saranno di aiuto al medico per determinare la causa del dolore. Per determinare la diagnosi, il solo esame obiettivo non è però quasi mai sufficiente. Pertanto, il medico potrà suggerire l’effettuazione di alcuni esami, quali:

  • esame del sangue;
  • laringoscopia diretta e/o indiretta;
  • coltura della gola (mediante l’impiego di un tampone per prelevare un campione dalla parte posteriore della gola) e coltura dell’espettorato (prelievo di un campione di muco): questi test possono contribuire a identificare eventuali batteri o virus come causa della condizione;
  • radiografia del torace e/o dell’addome, con o senza mezzo di contrasto;
  • ecografia addominale;
  • esofagogastroscopia.

Non tutti gli esami elencati sono sempre necessari per raggiungere una diagnosi.

Leggi anche: Cosa succede al cibo nello stomaco dopo averlo ingerito?

Trattamento

Le opzioni di trattamento dipendono esclusivamente dalla causa del dolore. In presenza di infezioni a carico di gola, tonsille, cavo orale o esofago, il medico probabilmente prescriverà l’impiego di antibiotici. Potrà inoltre suggerire al paziente l’uso di un collutorio specifico per intorpidire la gola prima di inghiottire l’antibiotico. Questo agente intorpidente contribuisce a contrastare il dolore che il paziente può percepire quando tenta di deglutire la pillola. Anche uno spray per la gola può trattare l’infezione e intorpidire il dolore. Il medico può prescrivere farmaci antinfiammatori per ridurre l’infiammazione a carico di esofago, gola o tonsille. Gli antiacidi da banco possono alleviare il gonfiore esofageo dovuto al reflusso acido. Tuttavia, in caso di reflusso acido cronico o malattia da reflusso gastroesofageo, il medico prescriverà farmaci impiegati specificatamente per arrecare sollievo in caso di reflusso acido cronico. Gli antiacidi da banco sono destinati ad uso temporaneo e non per il trattamento del reflusso acido cronico. Nel caso il paziente sperimenti deglutizione dolorosa dovuta a tonsilliti ricorrenti o qualora la tonsillite non risponda al trattamento medico, il medico può suggerire l’asportazione chirurgica delle tonsille (tonsillectomia).

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Possibili complicazioni

Poiché la deglutizione dolorosa può essere causata da una malattia grave, l’assenza di un trattamento appropriato può tradursi in gravi complicazioni e danno permanente. Una volta diagnosticata la causa sottostante, è essenziale che il paziente segua il piano terapeutico formulato dal medico, al fine di ridurre il rischio di potenziali complicazioni, tra cui:

  • Sviluppo di neoplasia esofagea;
  • Malnutrizione;
  • Danno permanente a carico di gola o esofago;
  • Forte dimagrimento;
  • Aggravamento dell’infezione;
  • Infezione toracica;
  • Perdita del gusto (temporanea o permanente);
  • Ingrossamento dei linfonodi.

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Pienezza auricolare (orecchie tappate): cause, cure, complicazioni, quando chiamare il medico

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ORECCHIE TAPPATE PIENEZZA AURICOLARE CUR Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg“Orecchie tappate” è il modo comune di chiamare il fenomeno della pienezza auricolare.

Cos’è la pienezza auricolare?
La pienezza auricolare è descrivibile come un senso di ostruzione o congestione che permane a seguito di sbadigli, deglutizione o altri metodi comuni messi in atto per ovviare a tale sensazione. E’ possibile sperimentare una leggera diminuzione dell’udito o una sensazione di ovattamento auricolare. La pienezza auricolare, accompagnata da sintomi correlati al raffreddore o simil-influenzali, in genere è causata dall’ostruzione della tuba di Eustachio, il condotto che collega l’orecchio alla gola e consente il drenaggio dei fluidi dall’orecchio medio. Nel caso in cui vi sia una raccolta di tali fluidi, è possibile l’insorgenza di una infezione a carico dell’orecchio medio causata da batteri o virus, caratterizzata da dolore e gonfiore. Sbalzi improvvisi e drammatici della pressione atmosferica, che si verificano generalmente in occasione di un viaggio aereo o durante una immersione subacquea, possono causare pienezza auricale o persino la rottura del timpano. Questa condizione è nota come barotrauma e insorge a seguito di differenze estreme fra la pressione interna dell’orecchio e quella esterna.
Sebbene la pienezza auricolare sia spesso dovuta alla congestione causata da un comune raffreddore risolvendosi mediante auto-trattamento, la presenza di alcuni sintomi può essere indice di una condizione più grave. Si consiglia di contattare il proprio medico o recarsi al pronto soccorso più vicino qualora i sintomi persistano per 3-4 giorni a seguito della loro insorgenza o siano accompagnati da febbre molto alta (superiore a 38,33°C), forte dolore, gonfiore e arrossamento della cute circostante l’orecchio o drenaggio (fuoriuscita) di pus dall’orecchio.

Altri sintomi legati alla pienezza auricolare
Oltre alla sensazione di pienezza, tappamento e congestione, è possibile sperimentare altri sintomi nella zona circostante l’orecchio:

  • dolore o sensibilità al dolore nella zona circostante l’orecchio o nella regione ossea situata dietro il padiglione auricolare;
  • prurito;
  • fuoriuscita (drenaggio) di pus o altre secrezioni dall’orecchio;
  • arrossamento, calore o gonfiore.

La pienezza auricolare può essere accompagnata anche da altri sintomi sistemici, tra cui:

  • febbre;
  • sintomi simil-influenzali (tosse, cefalea, mal di gola, febbre, stanchezza e dolori);
  • malessere o letargia.

Cause delle orecchie tappate
La pienezza auricolare può essere causata da infezioni, soprattutto se accompagnata da raffreddore e sintomi simil-influenzali. La sensazione di pienezza insorge a seguito dell’ostruzione della tuba di Eustachio, che collega l’orecchio alla gola e consente il drenaggio di fluidi dall’orecchio medio. Un eventuale accumulo di fluidi può causare l’insorgenza di una infezione a carico dell’orecchio medio provocata da virus o batteri, comportando dolore e gonfiore. Anche il raffreddore da fieno e altre allergie sono cause comuni di pienezza auricolare. Come accennato ad inizio articolo, eventuali sbalzi improvvisi e drammatici della pressione atmosferica possono causare l’insorgenza di pienezza auricolare e comportare persino la rottura del timpano. Tale fenomeno è conosciuto come barotrauma (esso insorge nel caso in cui vi siano differenze estreme fra la pressione interna dell’orecchio e quella esterna).

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La pienezza auricolare può essere causata da infezioni, tra cui:

  • lieve infezione cronica a carico dell’orecchio;
  • raffreddore comune (infezione delle vie respiratorie di natura virale);
  • influenza;
  • mastoidite (infiammazione della mastoide, ovvero la prominenza dell’osso temporale dietro il padiglione auricolare);
  • altre infezioni batteriche o virali;
  • otite esterna (infezione a carico dell’orecchio esterno, nota come “orecchio del nuotatore”);
  • otite media con effusione (infezione a carico dell’orecchio medio con gonfiore);
  • infezione virale delle vie respiratorie superiori.

Altre cause di pienezza auricolare includono:

  • neuroma acustico (tumore benigno del nervo che collega l’orecchio interno al cervello);
  • barotrauma (effetto causato da sbalzi improvvisi o estremi della pressione atmosferica);
  • accumulo di cerume;
  • disfunzione della tuba di Eustachio;
  • esposizione a rumori forti, come quelli emessi per esempio da un martello pneumatico, fuochi d’artificio o musica alta;
  • presenza di un corpo estraneo nel condotto uditivo esterno;
  • raffreddore da fieno o reazione allergica a seguito dell’esposizione ad agenti irritanti come peli di animali, polvere, cosmetici o polline.

Solitamente la pienezza auricolare insorge a seguito di un raffreddore o una influenza che causano l’ostruzione della tuba di Eustachio che può tradursi talvolta in infezione auricolare. In alcuni casi, tale pienezza può essere un sintomo di una infezione a carico dell’osso posto dietro il padiglione auricolare. Si tratta di una condizione grave o estremamente grave che necessita di una immediata valutazione medica.

Diagnosi e cura delle orecchie tappate

Per poter diagnosticare la condizione, il medico porrà al paziente domande relativamente alla sensazione di pienezza sperimentata, tra cui:

  • da quanto tempo sperimenta questa pienezza auricolare?
  • sta assumendo farmaci?
  • ha notato la fuoriscita di pus o altre secrezioni dall’orecchio?
  • ultimamente, ha trascorso molto tempo all’aperto?
  • ha nuotato o effettuato immersioni subacquee?
  • di recente è stato/a in aereo o svolto una qualsiasi attività che l’abbia esposta a sbalzi di altitudine o a cambiamenti improvvisi della pressione atmosferica?
  • è stato/a esposto/a a rumori estremamente forti, come ad esempio in un cantiere o ad un concerto?

Oltre alla visita e all’anamnesi, il medico si servirà di vari mezzi per fare la diagnosi, come ad esempio il test dell’udito o la diagnostica per immagini (RX, TAC…). La cura verrà decisa dal medico in base alla causa scatenante a monte la pienezza auricolare.

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Potenziali complicazioni e pericolosità legate alle orecchie tappate

Di solito, la pienezza auricolare si risolve nel giro di pochi giorni. E’ comunque importante determinare la causa sottostante ed escludere l’eventuale presenza di una grave infezione. Una volta diagnosticata la causa, è fondamentale seguire il piano di cura formulato dal medico al fine di ridurre il rischio di insorgenza di potenziali complicazioni, tra cui:

  • colesteatoma (tumore o ciste più comunemente nell’orecchio medio);
  • mastoidite;
  • meningite (processo infiammatorio che colpisce le meningi, ovvero le tre membrane che avvolgono l’encefalo e il midollo spinale);
  • infezioni auricolari ricorrenti;
  • difficoltà di comunicazione o a parlare;
  • diffusione dell’infezione.

Orecchie tappate: quando è necessario contattare il medico
Sebbene la maggior parte delle infezioni auricolari e altre cause di pienezza auricolare si risolvano spontaneamente o mediante l’assunzione di antibiotici, alcuni sintomi richiedono una immediata attenzione medica, poiché potrebbero essere indice di una infezione ossea a carico della zona dietro il padiglione auricolare. Si consiglia di ricercare immediatamente assistenza medica in presenza di uno qualsiasi dei seguenti sintomi:

  • febbre alta (superiore a 38,33°C) per un lasso di tempo pari o superiore a 48 ore;
  • forte cefalea;
  • forte dolore;
  • sensazione pulsante o sensibilità al dolore nella zona dietro il padiglione auricolare.

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