Noci ed arachidi abbassano il rischio di cancro, infarto, diabete e morte prematura

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma NOCI ARACHIDI RISCHIO INFARTO DIABETE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgUn recente studio inglese sembra dimostrare che il mangiare anche solo una manciata di frutta secca al giorno possa aiutare nella prevenzione del cancro e delle malattie cardiovascolari, oltre che ridurre di molto la probabilità di morte prematura. Una “medicina” quasi a costo zero e che può essere ingerita sia a stomaco vuoto che a stomaco pieno, in qualunque momento della nostra giornata, sempre senza esagerare.

Uno studio nato in un college

Lo studio è stato portato avanti dagli studiosi dell’Imperial College di Londra, in collaborazione con gli studiosi dell’Università di Scienze e Tecnologia della Norvegia, ed ha portato alla luce molti effetti benefici che la frutta secca, quali arachidi, noci e nocciole, può portare al nostro organismo nel corso degli anni. Mangiare circa venti grammi di frutta secca al giorno, quindi l’equivalente di un pugno di noci o arachidi, riduce drasticamente l’insorgere di malattie cardiovascolari, contrasta il cancro ed, in definitiva, riduce di circa il ventidue per cento le probabilità di morte prematura nei vari soggetti. Ma malattie all’apparato cardiovascolare e circolatorio non sono le uniche ad essere contrastate da questa “frutta miracolosa”, poiché lo studio ci mostra come un pugno di noci al giorno può essere in grado di prevenire l’insorgere di patologie alle vie respiratorie, nonché la possibilità di vedere svilupparsi il diabete. Il gruppo di ricerca ha preso in considerazione un gruppo di circa 819 persone, sparse in tutto il mondo ed ognuna con malattie diverse tra quelle elencate precedentemente. Indipendentemente dalla regione in cui abitavano e dal loro stile di vita, è stato riscontrato, in coloro che consumavano almeno 20 grammi di frutta secca al giorno, un miglioramento visibile. Ovviamente c’è da aggiungere che il condurre uno stile di vita sano è più produttivo del singolo mangiar noci o frutta secca in generale, ma possiamo concludere dicendo che le due cose possono coesistere senza escludersi a vicenda.

Insufficienza della valvola mitralica lieve, moderata, severa: sintomi, diagnosi e terapia

schema del cuore con freccia gialla che indica il reflusso di sangue attraverso la valvola mitralica

Insufficienza mitralica: anziché rimaner confinato nel ventricolo sinistro, il sangue refluisce nell’atrio sinistro (freccia gialla)

L’insufficienza mitralica è una patologia caratterizzata da un difetto di chiusura della valvola mitrale (anche chiamata “valvola mitralica”) il quale fa sì che parte del sangue pompato dal ventricolo sinistro refluisca nell’atrio sinistro anziché rimanere nel ventricolo per poi andare in aorta, causando affaticamento e disturbi respiratori. Sinonimi di insufficienza mitralica, sono: insufficienza mitrale, incontinenza mitralica, incontinenza mitrale, incontinenza della valvola mitrale, incontinenza della valvola mitralica, insufficienza della valvola mitrale, insufficienza della valvola mitralica, rigurgico mitralico e insufficienza atrio-ventricolo sinistro.

Che cos’è l’insufficienza mitralica?

In condizioni normali la valvola mitrale è formata da due sottili lembi mobili ancorati mediante corde tendinee a due muscoli (i muscoli papillari) che, contraendosi insieme al ventricolo sinistro dove sono collocati impediscono lo sbandieramento (prolasso) dei lembi mitralici nell’atrio sinistro: i margini dei lembi si separano quando la valvola si apre, permettendo al sangue di passare dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro, e si riavvicinano quando la valvola si chiude, impedendo al sangue di tornare indietro. In un cuore sano la valvola mitrale separa ermeticamente l’atrio sinistro dal ventricolo sinistro. Quando, invece, questa valvola non si chiude adeguatamente si ha la cosiddetta insufficienza mitralica, una condizione in cui parte del sangue che dovrebbe essere spinto dal ventricolo sinistro nell’aorta ritorna invece all’interno dell’atrio. Indipendentemente dalla causa, questa situazione può determinare un affaticamento del cuore, con dilatazione del ventricolo sinistro. Le conseguenze possono essere lo scompenso cardiaco e anomalie del ritmo cardiaco, come la fibrillazione atriale, ma anche l’endocardite.

Leggi anche:

Quali sono le cause dell’insufficienza mitralica?

Sono diverse le condizioni che portano ad insufficienza della valvola mitralica. In base alle cause, l’insufficienza mitralica può essere primitiva o secondaria:

  • insufficienza mitralica primitiva: sono presenti alterazioni anatomiche dell’apparato valvolare mitralico come alterazioni dei lembi valvolari causati per esempio da un’endocardite o dalla malattia reumatica, allungamento o rottura delle corde tendinee con conseguente prolasso dei lembi valvolari, calcificazioni dell’anello mitralico, rottura traumatica di un muscolo papillare.
  • insufficienza mitralica secondaria: la valvola è anatomicamente normale e il difetto di chiusura è causato da una grave compromissione della funzione contrattile del ventricolo sinistro (insufficienza cardiaca), che spesso è secondaria a una cardiopatia ischemica.

Quali sono i sintomi e segni dell’insufficienza mitralica?

I sintomi dell’insufficienza mitralica dipendono dalla gravità e dalla velocità di insorgenza e progressione; possono includere fiato corto (soprattutto durante l’attività fisica o da sdraiati), facile faticabilità, (soprattutto di notte o da sdraiati), palpitazioni, gonfiore a piedi e caviglie.

Leggi anche:

Come prevenire l’insufficienza mitralica?

Per ridurre al minimo il rischio di insufficienza mitralica è importante trattare opportunamente le condizioni che potrebbero scatenarla, come le infezioni alla gola che possono portare alla malattia reumatica (una sindrome autoimmune che può essere scatenata da infezioni streptococciche).

Diagnosi dell’insufficienza mitralica

In presenza di sintomi suggestivi di insufficienza mitralica il medico svolge un’accurato esame obiettivo in cui, in particolare, ausculta il cuore del paziente: ciò può svelare tipicamente la presenza di un soffio cardiaco. Il passo diagnostico successivo sarà eseguire diversi esami diagnostici, tra cui:

  • Misurazione della pressione arteriosa: con uno sfigmomanometro il medico misura la pressione arteriosa del paziente, che preferibilmente dovrebbe essere entro i valori di 130 (massima) e 90 (minima).
  • Elettrocardiogramma (ECG): registra l’attività elettrica del cuore. Può presentare molteplici alterazioni, in particolare segni di dilatazione atriale sinistra, segni di ipertrofia e sovraccarico (“iperlavoro”) del ventricolo sinistro, aritmie quali la fibrillazione atriale.
  • RX torace (radiografia del torace): possono essere presenti segni di dilatazione dell’atrio e del ventricolo sinistro e di congestione polmonare.
  • Ecocardiogramma transtoracico con colordoppler: l’ecografia del cuore è un test di immagine che visualizza le strutture del cuore e il funzionamento delle sue parti mobili. L’apparecchio invia un fascio di ultrasuoni al torace, attraverso una sonda appoggiata sulla sua superficie, e rielabora gli ultrasuoni riflessi che tornano alla stessa sonda dopo aver interagito in modo diverso con le varie componenti della struttura cardiaca (miocardio, valvole, cavità). L’ecografia del cuore, associata ad un indagine con colordoppler, è un esame fondamentale perché permette di valutare il meccanismo e l’entità dell’insufficienza mitralica nonchè le dimensioni dell’atrio e del ventricolo sinistro, la funzione contrattile di quest’ultimo e la presenza di ipertensione polmonare. Il colordoppler identifica chiaramente il sangue che, a causa dell’insufficienza valvolare, refluisce nell’atrio anziché rimanere confinato nell’atrio. Le immagini in tempo reale possono essere raccolte anche durante l’esecuzione di un test da sforzo (eco stress): l’esecuzione di un eco stress è indicata quando c’è discrepanza tra la gravità dei sintomi e l’entità dell’insufficienza mitralica a riposo.
  • Ecocardiogramma transesofageo: la sonda viene in questo caso introdotta dalla bocca e spinta in avanti finché giunge nell’esofago. Permette una visualizzazione migliore delle valvole e delle strutture paravalvolari. È indicato quando l’ecocardiogramma transtoracico non è conclusivo e, in particolare, quando si sospetta un’endocardite.
  • Test da sforzo: l’esame consiste nella registrazione di un elettrocardiogramma mentre il paziente compie un esercizio fisico, generalmente camminando su un tapis roulant o pedalando su una cyclette. Può essere fatto per confermare l’assenza di sintomi in presenza di insufficienza mitralica grave e per valutare la tolleranza allo sforzo.
  • Coronarografia: è l’esame che consente di visualizzare le coronarie attraverso l’iniezione di mezzo di contrasto radiopaco al loro interno. L’esame viene effettuato in un’apposita sala radiologica, nella quale sono rispettate tutte le misure di sterilità necessarie. L’iniezione del contrasto nelle coronarie presuppone il cateterismo selettivo di un’arteria e l’avanzamento di un catetere fino all’origine dei vasi esplorati. La coronarografia è indicata quando si sospetta che l’insufficienza mitralica sia secondaria a una cardiopatia ischemica.
  • RM cuore con mdc: produce immagini dettagliate della struttura del cuore e dei vasi sanguigni attraverso la registrazione di un segnale emesso dalle cellule sottoposte a un intenso campo magnetico. Permette di valutare la morfologia delle strutture del cuore, la funzione cardiaca ed eventuali alterazioni del movimento di parete (ipocinesie o acinesie). La somministrazione endovenosa di mezzo di contrasto permette inoltre di distinguere se eventuali alterazioni del movimento di parete sono dovute a fibrosi (=assenza di vitalità miocardica) o a ischemia. Quest’indagine trova quindi la sua applicazione elettiva nell’insufficienza mitralica secondaria a cardiopatia ischemica, come “guida” a eventuali interventi di rivascolarizzazione miocardica.

Per approfondire:

Trattamenti dell’insufficienza mitralica

La terapia dell’insufficienza mitralica dipende da vari fattori:

  • dall’età del paziente;
  • dalla gravità del vizio valvolare (insufficienza lieve, moderata o severa);
  • dai sintomi e segni che lo accompagnano;
  • dalla presenza o meno di segni di disfunzione ventricolare sinistra;
  • dall’associazione con altre patologie (ad esempio ipertensione arteriosa o pregresso infarto);
  • dal fatto che sia primitiva o secondaria.

Terapia dell’insufficienza mitralica primitiva

Se l’insufficienza mitralica è primitiva e di entità lieve o lieve/moderata e asintomatica, in genere non si interviene e ci si limita a periodici controlli clinici ed ecocardiografici. In alcuni casi l’attività sportiva potrebbe essere limitata dalla patologia.
In presenza di un’insufficienza mitralica cronica primitiva grave è indicato l’intervento chirurgico di riparazione (preferibilmente) o di sostituzione della valvola mitralica.

Terapia dell’insufficienza mitralica secondaria

La terapia dell’insufficienza mitralica cronica secondaria consiste nella terapia dell’insufficienza cardiaca che ne è la causa e può servirsi di vari tipi di farmaci e strumenti:

  • beta-bloccani;
  • ACE-inibitori/sartani;
  • anti-aldosteronici;
  • digossina;
  • diuretici in caso di accumulo di liquidi;
  • l’impianto di pacemaker (PM) biventricolari e/o defribrillatori automatici (ICD).

Per approfondire:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Reddit, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Insufficienza mitralica lieve, moderata, severa e sport

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma INSUFFICIENZA MITRALICA LIEVE E SPORT  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLeggi prima: Insufficienza della valvola mitralica lieve, moderata, severa: sintomi, diagnosi e terapia

Mentre l’elevata prevalenza (fino al 90%) di insufficienze “fisiologiche” delle valvole del cuore destro nell’atleta può essere interpretata come diretta conseguenza del fisiologico sovraccarico di volume delle sezioni destre, il riscontro di insufficienze delle valvole del cuore sinistro in un soggetto giovane deve sempre richiamare l’attenzione su eventuali alterazioni morfologiche magari anche minime. In linea generale, perché un’insufficienza valvolare sinistra possa essere accettata come “fisiologica” deve essere di lieve entità (jet centrale, pochi centimetri sotto la valvola), in assenza di alterazioni strutturali a carico dei lembi valvolari, delle camere cardiache. L’insufficienza mitralica può riconoscere un’eziologia multipla: reumatica (sempre più rara), congenita da cleft del lembo anteriore (vedi canale atrioventricolare),degenerativa da prolasso della valvola mitrale, da calcifica zione dell’anulus e del lembo posteriore (vedi capitolo atleta master), infettiva (endocardite). Nella definizione della gravità dell’insufficienza mitralica ai fini dell’idoneità sportiva il primo elemento di giudizio è rappresentato proprio dall’eziologia essendo ovvio che:

  • nelle forme secondarie (ad es. nella sindrome di Marfan), il giudizio  è condizionato dalla malattia di base;
  • nelle forme primitive (reumatica o da prolasso dei lembi) il giudizio deve essere formulato in relazione all’entità dell’impegno emodinamico, valutato in base alle dimensioni della cavità atriale e ventricolare sinistra (ECG ed ECO), al comportamento della funzione ventricolare sinistra a riposo e sotto sforzo (indagini con ECO-Doppler da sforzo e/o ventricolografia radioisotopica) ed infine alla eventuale presenza di aritmie al TE e all’HOLTER comprendente una seduta di allenamento.

Leggi anche:

Ai fini pratici, si considera:

  • lieve: una insufficienza caratterizzata dal solo reperto stetoacustico, confermato da un piccolo jet di rigurgito all’ECO , con normalità dell’ECG e delle dimensioni atriali e ventricolari sinistre all’ECO;
  • moderata: quando ad un jet di rigurgito intermedio corrisponde un lieve ingrandimento ventricolare sinistro (volume indicizzato per la superficie corporea), con funzione ventricolare a riposo e da   forzo conservata (normale incremento della frazione di eiezione durante sforzo di tipo dinamico);
  • severa: negli altri casi.

Leggi anche:

PARAMETRO LIEVE  MODERATA   SEVERA
Area del Jet al Color-Doppler (cm2) < 4 < 20% dell’area dell’atrio sinistro 4 – 8 20 – 40 % dell’area dell’atrio sinistro > 8 > 40% dell’area dell’atrio sinistro
Vena Contracta (mm) < 3  3 – 6.9  ≥ 7
Area dell’orifizio regurgitante (cm2) < 0.2 0.2 – 0.39 ≥0.4
Diametro Atriale Sinistro Normale Moderatamente Aumentato Aumentato
Volumi Ventricolari Sinistri Normali Lievemente Aumentati Moderatamente Aumentati
Funzione Contrattile Ventricolare Sinistra Normale Normale Ridotta

Idoneità sportiva

I casi con insufficienza mitralica lieve potranno praticare sport dei gruppi A e B. In casi selezionati, potrà essere presa in considerazione l’idoneità per tutti gli altri gruppi di sport ad impegno più elevato, ma solo assicurando un accurato monitoraggio nel tempo delle dimensioni e della funzione contrattile del ventricolo sinistro (con idoneità semestrale). Nei casi con insufficienza moderata non sarà consentita alcuna attività sportiva agonistica ad eccezione delle attività appartenenti ai gruppi A e B. Nei casi con insufficienza severa non sarà consentita alcuna attività sportiva agonistica. Nei soggetti corretti chirurgicamente mediante plastica valvolare, il giudizio potrà essere riconsiderato sulla base della potenziale evolutività della patologia responsabile dell’alterazione valvolare, della funzionalità della valvola dopo l’intervento, le dimensioni e la funzione del ventricolo sinistro a riposo e durante sforzo, la presenza o meno di aritmie significative al TE e HOLTER comprendente una seduta di allenamento.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Muore sul treno: anziché chiamare aiuto ha cercato su Google i sintomi dell’attacco cardiaco

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MUORE TRENO SINTOMI GOOGLE ATTACCO CARDIACO Legge 104 Avvocato Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Pene.jpgUn uomo è deceduto dopo essere stato colpito da un malore improvviso mentre era a bordo di un Intercity 669 che da Milano lo avrebbe portato a La Spezia. La vittima però, invece di chiamare aiuto, avrebbe cercato di decifrare i sintomi facendo una ricerca su Google tramite il suo smartphone. Nessuno dunque ha potuto aiutare l’uomo, che è stato trovato già privo di vita sul convoglio. All’arrivo dei soccorso, gli operatori del 118 non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, inutili infatti sono stati i tentativi di rianimarlo.

Sarebbero stati proprio i soccorritori a trovare la vittima ancora con il cellulare tra le mani, scoprendo che su Google aveva digitato attacco cardiaco, l’uomo aveva forse capito cosa gli stava succedendo? Al momento però, per confermare le cause del decesso, bisognerà effettuare le giuste indagini. La salma è stata posta sotto sequestro e trasferita in obitorio. A breve, come richiesto dal magistrato, sarà disposta l’autopsia.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

I 10 motivi per smettere di fumare se vai in palestra o fai sport

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma 10 MOTIVI SMETTERE FUMARE PALESTRA PESI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneChiunque dovrebbe smettere di fumare, e non domani o tra un mese: dovrebbe smettere ORA, anche solo per vivere mediamente 11 anni in più o per risparmiare centinaia di migliaia di euro! Ma c’è una categoria in particolare che – per filosofia di vita – dovrebbe smettere ancora più delle altre e sono i frequentatori di palestra (e gli sportivi in genere). La cosa paradossale è che molti miei amici fumatori sono convinti che l’attività fisica costante possa adeguatamente controbilanciare i danni dal fumo, che suona più come una scusa che come una reale convinzione e lo dico con assoluta certezza visto che anche io sono stato un fumatore per ben 15 anni e quante sigarette ho fumato uscito dalla palestra convinto che l’allenamento costante mi desse una specie di “bonus salute” da spendere in nicotina. È vero l’esatto contrario: i fumatori sono penalizzati in partenza perché il monossido di carbonio (CO: prodotto della combustione come il gas di scarico delle automobili) riduce l’ossigenazione del sangue, provoca un incremento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa e riduce la capacità respiratoria complessiva. Nessuno di questi fattori viene neanche lontanamente controbilanciato dal “bonus salute” fornito dall’attività sportiva.

L’unica cosa al mondo che può davvero bilanciare i disastrosi effetti nocivi del fumare è… smettere di fumare!

“Io fumo, ma mi sento bene!”

Classica frase che io stesso dicevo quando fumavo. Anche se il fumatore si sente perfettamente in forma, in realtà la sua efficienza è decisamente ridotta senza che se ne renda conto, come avere una Ferrari ed andare a 90 km/h anziché a 160 km/h: a 90 km/h hai comunque la sensazione di andare forte, ma senza il limitatore (cioè le sigarette) potresti andare a quasi il doppio della velocità. Il risultato di dipendere dalla nicotina è che un atleta fumatore, rispetto ad un atleta di pari grado (sesso, età, genetica, allenamento, alimentazione…) ma non fumatore:

  • ha performance minori;
  • ha minor accrescimento muscolare;
  • ha minor resistenza;
  • ha minore potenza;
  • ha bisogno di tempi di recupero più lunghi.

“Io fumo e non ho problemi a spingere in palestra”

Frase che mi sento dire da tutti i fumatori che frequentano la mia palestra e che io stesso ripetevo a me stesso quando a 20 anni squattavo mille chili dopo aver fumato. Facciamo chiarezza: tutto quello che ho prima detto non significa ovviamente che un atleta fumatore non possa raggiungere alte vette di performance, significa invece che, se smettesse di fumare, riuscirebbe ad avere delle performance decisamente migliori a parità di allenamento e questo è un fatto scientifico e non una mia opinione, confermato da spirometrie ed altre indagini mediche. Qualsiasi sia il vostro livello, riuscireste ad avere un livello migliore semplicemente buttando il pacchetto di sigarette che avete davanti. In parole ancora più semplici: se fumate e “spingete 100”, smettendo di fumare potreste “spingere 150 o ancora di più”.

Leggi anche:

“Una volta ho smesso di fumare per tre mesi e non ho sentito differenze”

Altra scusa sentita mille volte, avendo fumato per quindici anni le conosco tutte queste frasi perché le dicevo anche io mentendo a me stesso. A questa affermazione rispondo che ovviamente, dopo aver smesso di fumare, le performance non diventano più elevate all’improvviso (specie se si è fumato per anni e non si è più giovanissimi), ma in maniera lenta e graduale e solo se si smette definitivamente di fumare e si persevera nell’astinenza per un periodo abbastanza lungo per permettere al proprio fisico di riprendersi dalla tossicodipendenza a cui è stato esposto. Anche se i miglioramenti, seppur piccoli, sono già visibili dopo pochi giorni dopo aver smesso, io stesso ho iniziato a notare performance macroscopicamente migliori solo da relativamente poco tempo, ed ho smesso da ben 4 anni! Purtroppo il fumo lascia dei danni che il corpo impiega moltissimo tempo a riparare: lo sapete che dopo che si è smesso di fumare passano 10 anni prima che il rischio di sviluppare un tumore torni ad essere accostabile a chi non ha mai fumato? Questo perché un fisico “cronicamente intossicato” ha bisogno di molto tempo per tornare ad essere efficiente ed in salute come un fisico di un non fumatore ed anzi, per certi versi, non tornerà mai del tutto ad essere equiparabile ad una persona che non abbia mai fumato in vita sua: un “ex fumatore” ha mediamente performance minori di un “mai fumatore”, a parità di condizioni.

Leggi anche:

“Sono giovane e fumo poco”

Se siete giovani e fumate poche sigarette, potreste effettivamente risentire in maniera minore della cattiva influenza del fumo. La performance sportiva peggiora in maniera esponenziale all’aumentare delle sigarette ed andando avanti con gli anni: maggiore è il numero di sigarette fumate e maggiore sarà la distanza tra la sua performance e quella di un fumatore di pari grado a partire dai 25 anni in poi; tale distanza aumenterà inoltre in modo esponenziale all’aumentare degli anni. In parole semplici: se iniziate a fumare a 20 anni il fumo rappresenta un handicap lieve per le vostre performance, se iniziate a fumare a 40 anni il fumo rappresenta un handicap più importante. Se poi iniziate a fumare a 20 anni e continuate per altri 20, il fumo a 40 anni rappresenterà un handicap ancora più importante, visto che i danni si accumulano e si sommano anno dopo anno. Il fatto che fumare a 20 anni impatti meno sulla performance, non deve essere però l’ennesima scusa: se fumate poche sigarette dovreste sapere che il fumo non è né una cattiva abitudine, né un vizio ma è una vera tossicodipendenza, farmacologicamente simile a quella di un eroinomane o un cocainomane e quindi come tale tende a far aumentare la dose di sostanza anelata dall’organismo: ciò significa che probabilmente tenderete a fumare sempre più sigarette negli anni. Infine se siete giovani e fumatori, tenete a mente che le vostre performance sportive (e la salute) di quando avrete 40 o 60 anni, sono influenzate da quello che state facendo ora che ne avete 15 o 20, anche se smettete di fumare a 30. Ne vale davvero la pena?

I 10 motivi per smettere

Tutti dovrebbero smettere di fumare, sportivi o non sportivi. Ma per voi che fate sport ed amate la ghisa ci sono 10 motivi “speciali” per farvi spegnere l’ultima sigaretta:

1) I fumatori hanno livelli più bassi di testosterone e più alti di estrogeno rispetto ai non fumatori.

2) La capacità polmonare ridotta può indurre ad un più piccolo volume di ossigeno di raggiungere gli alveoli, con conseguente scambio alterato di gas e meno ossigeno nel corpo.

3) Il monossido di carbonio introdotto tramite il fumo di sigaretta,  sottrae ossigeno al sangue, inducendo effetti negativi sui tessuti. Una volta inalato, infatti, si combina, a livello alveolare, con grandi quantità di emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno, riducendo l’ossigeno disponibile. Quest’ultimo è invece importante al muscolo per funzionare correttamente: il risultato è una diminuzione nella forza muscolare, specie negli esercizi di resistenza.

4) Il cuore di un fumatore deve pompare mediamente di più per fornire l’ossigeno necessario, rispetto ad un fumatore di pari forma. Ciò determina maggiore affaticamento nel fumatore. La nicotina stessa tende inoltre ad aumentare la frequenza cardiaca che è il contrario di quello che dovrebbe essere uno degli obiettivi di uno sportivo.

5) Sfruttando meno il metabolismo aerobico si deve ricorrere a quello anaerobico: da qui una precoce formazione dell’acido lattico con precoce e maggiore spossatezza. Il senso di affaticamento prodotto dal fumo di sigaretta, può portare a non riuscire a rispettare una routine di allenamento regolare e costante.

6) Gli effetti sulla prestazione sportiva del fumo sono stati calcolati da uno studio pubblicato nel 1988 da Preventive Medicine. Gli scienziati non ebbero dubbi: la resistenza alla corsa, ad esempio, è notevolmente inferiore nei fumatori rispetto ai non fumatori (per ogni sigaretta fumata il tempo per completare la corsa aumenta di 40 secondi, fumare 20 sigarette ogni giorno rende gli atleti più vecchi di 12 anni quanto a capacità atletiche). In altre parole, chi ha 30 anni e fuma, corre come una persona che ne ha 42.

7) Fumare nel lungo periodo aumenta il rischio di infortuni ed aumenta il tempo di guarigione delle ferite: i fumatori con fratture della tibia, ad esempio, hanno bisogno di 4 settimane in più rispetto ai non fumatori per guarire ed hanno un maggior rischio di mancata guarigione completa.

Leggi anche:

Fumi subito dopo l’allenamento?

Fumare subito dopo l’allenamento è ancora più nocivo, perché:

1) Il fumo restringe i passaggi di aria nei polmoni e rende più difficile respirare. Dopo l’esercizio fisico, il corpo richiede più ossigeno possibile per recuperare e ricostruire i muscoli, ma il fumo compromette questo normale processo.

2) Fumare dopo lo sport aumenta i livelli di monossido di carbonio nel flusso sanguigno, e ciò può avere effetti negativi sulla funzione del cervello, privandolo dell’ossigeno necessario. Dopo l’allenamento, ci si sente esausti e disorientati, ed il fumo aumenta il rischio di avere vertigini e altri effetti indesiderati.

3) Dopo l’allenamento la frequenza cardiaca ha bisogno di ristabilirsi a livelli normali, se si fuma la nicotina agisce da stimolante e la frequenza cardiaca aumenta, invece di diminuire.

Condividi questo articolo con qualche compagno di palestra fumatore!

I migliori prodotti per il fumatore che vuole smettere di fumare

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, pensati per il fumatore che vuole smettere di fumare o che ha smesso da poco. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

I migliori integratori per lo sport

I migliori integratori alimentari scelti, selezionati ed usati dal nostro Staff di esperti, sono:

Costruisci una palestra a casa tua
Un ottima idea per allestire una minipalestra a casa tua, è quella di acquistare apparecchi specifici come tapis roulant, cyclette, panche, bilancieri, apparecchi all in one o vogatori. Alcuni apparecchi di buona qualità, scelti dal nostro Staff di esperti, ognuno imbattibile nella sua fascia di prezzo, sono :

Prodotti per contrastare i dolori muscolari
Chi fa parecchio sport potrebbe trovare estremamente utili i seguenti prodotti per contrastare i dolori muscolari ed accelerare i tempi di riabilitazione e recupero:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Qual è la differenza tra arteria e vena?

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO DIRETTORE MEDICINA ONLINE DIFFERENZA VENA ARTERIA CAPILLARE SANGUE CIRCOLAZIONE SISTEMICA POLMONARE CUORE OSSIGENO ANIDRIDE CARBONICA DOPPLER TUNICA ENDOTELIO VENULA ARTERIOLAI vasi sanguigni non sono tutti uguali. Molti sanno che esistono arterie e vene, e che sono diverse tra loro, ma non tutti esattamente quali siano queste differenze. Cominciamo illustrando cosa siano le arterie.

Arterie

Le arterie sono i vasi sanguigni che portano il sangue ossigenato dal ventricolo sinistro del cuore verso gli altri organi (ad esempio la grande arteria aorta) e dal ventricolo destro del cuore conducono il sangue poco ossigenato ai polmoni (ad esempio le arterie polmonari); le più grosse arterie si ramificano in arterie sempre più piccole, fino a costituire i piccoli capillari sanguigni (vedi immagine in basso). Rispetto alle vene sono più piccole e biancastre, ma hanno una parete più spessa e sono sottoposte ad una pressione più elevata: questo perché il cuore spinge violentemente il sangue nelle arterie per fargli raggiungere tutto l’organismo. Oltre che resistenti le arterie devono essere anche molto elastiche sia per sopportare la spinta che il cuore imprime al sangue durante la sistole, che per poter redistribuire la stessa spinta al sangue.

Circolazione arteriosa sistemica e polmonare

Vene

Le vene che fanno parte della circolazione sistemica sono vasi sanguigni che trasportano sangue carico di anidride carbonica, dalla periferia dell’organismo all’atrio destro del cuore. Nella circolazione polmonare, invece, sono vasi che portano il sangue ossigenato dai polmoni verso l’atrio sinistro del cuore. Le vene hanno una parete più sottile delle arterie e sono di colore rosso scuro; quando sono vuote si presentano flaccide e appiattite. Esse si suddividono in vene superficiali e vene profonde. Rispetto alle arterie, le vene sono facilmente comprimibili, basta ad esempio osservare il comportamento dei due tipi di vasi con un ecografo: comprimendo una vena, essa tende a collassare, mentre una arteria tende a mantenere la propria forma. Per approfondire il movimento del sangue nel nostro corpo, leggi: Come si muove il sangue all’interno del cuore e nel corpo?

Leggi anche:

Avvicinamento ed allontanamento dal cuore

Da quanto detto si può facilmente intuire che la differenza fondamentale tra i due tipi di vaso NON E’, come molti pensano, nel fatto che le arterie portano sangue carico di ossigeno e le vene di anidride carbonica (vero solo nel caso della circolazione sistemica mentre è l’opposto nella circolazione polmonare), bensì nel fatto che:

  • le arterie sono vasi che si allontanano dal cuore;
  • le vene sono vasi in avvicinamento al cuore.

La differenza è quindi nel flusso (allontanamento/avvicinamento dal/al cuore) e non nel contenuto (sangue ossigenato/non ossigenato).

Struttura di vene ed arterie

La struttura delle arterie si modifica con il variare del loro calibro. Si dividono in tre strati chiamati tuniche:

  • l’intima, la più interna, sta a contatto con la membrana basale dell’endotelio su cui scorre il sangue, composta di connettivo con fibrociti e rare fibro-cellule muscolari;
  • la media in cui si trovano fibrocellule muscolari lisce disposte circolarmente;
  • l’avventizia, composta da fibre collagene ed elastiche orientate secondo l’asse del vaso.

Le vene hanno una struttura per lo più simile a quella delle arterie, solo che le arterie hanno pareti più robuste ed elastiche perché devono sopportare una ben più elevata pressione del sangue.

Leggi anche:

Valvole a “nido di rondine”

Una grande differenza è che le vene possiedono delle valvole dette “a nido di rondine” che impediscono al sangue di rifluire (tornare indietro) per effetto della forza di gravità; tali valvole non sono necessarie nelle arterie, dove il reflusso è ostacolato dall’alta pressione che il cuore fornisce al sangue stesso.

Decorso di vene ed arterie

Vene ed arterie hanno percorsi quasi sempre appaiati e paralleli. Le vene possono avere la medesima distribuzione delle arterie, decorrendo parallelamente a queste, come negli arti, oppure avere un’arborizzazione propria e differente, come nel fegato e nel cervello.

Per approfondire, continua la lettura con: Differenza tra arterie, vene, capillari, arteriole e venule

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Perché la pressione venosa è inferiore a quella arteriosa?

MEDICINA ONLINE CUORE HEART INFARTO MIOCARDIO NECROSI ATRIO VENTRICOLO AORTA VALVOLA POMPA SANGUE ANGINA PECTORIS STABILE INSTABILE ECG SFORZO CIRCOLAZIONEIl cuore è una vera e propria “pompa” che – grazie all’azione del miocardio – spinge il sangue in tutto il corpo, imprimendogli una certa pressione. Quest’ultima dipende quindi dalla forza di eiezione del sangue in uscita dai ventricoli, ma anche dal diametro del vaso attraversato dal sangue e dalla natura della parete che costituisce il vaso.
Allontanandosi dal cuore, la pressione tende a diminuire ma le arterie, costituite di tessuto connettivo denso, all’arrivo dell’onda sfigmica si dilatano e restituiscono – in virtù delle proprietà elastiche della parete – la maggior parte dell’energia al sangue stesso, contribuendo, anche grazie alla diminuzione progressiva del diametro vasale, a mantenere alta la pressione e quindi permettere al sangue arterioso di giungere in tutto il corpo, anche in zone distanti dal cuore.
Nelle vene, le pareti sono diverse rispetto alle arterie: si “deformano” di più e restituiscono meno energia al sangue, ciò determina una pressione meno elevata rispetto alle arterie, anche in virtù del fatto che la pressione impressa da cuore in sistole, a livello venoso, è ovviamente molto più bassa in virtù delle resistenze periferiche.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!