Le 5 cose da fare a stomaco vuoto, secondo la scienza

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PENIS VARICOCELE HYDROCELE IDROCELE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRL MAN NO WOMAN WALLPAPERCon la pancia piena si pensa meglio, o almeno così dice il detto. Ma non è sempre vero. Ci sono alcune cose che andrebbero fatte rigorosamente a stomaco vuoto. Il sesso, ad esempio. Oppure prendere decisioni o studiare. Secondo una ricerca della Yale School of Medicine, un ormone, la grelina, che si produce quando abbiamo fame, stimola le funzioni cerebrali collegate alla memoria e ci permette di immagazzinare meglio le informazioni. Vale la pena anche andare in palestra a stomaco vuoto e, possiamo stare tranquilli, non c’è nessun rischio di “morire di fame” e di mangiare il doppio, una volta tornati a casa. Ecco 5 situazioni in cui avere lo stomaco che brontola può essere vantaggioso:

1) Fare attività fisica

C’è chi crede che andare in palestra a stomaco vuoto abbia come effetto quello di aumentare in modo vertiginoso l’appetito. Come se, una volta tornati a casa, potessimo svuotare il frigorifero in un batter d’occhio. Secondo i ricercatori della Northumbria University, questa convinzione sarebbe errata. “Fare esercizi o un po’ di jogging prima della colazione non solo ha l’effetto di farci mangiare di meno durante la giornata, ma ci fa bruciare più grassi rispetto a chi va in palestra o fa attività fisica dopo aver mangiato”, spiegano gli studiosi. Se poi il nostro scopo è quello di mantenerci in forma, oltre a perdere peso, anche in questo caso è meglio fare esercizi a stomaco vuoto. John Rowley, Wellness Director dell’International Sports Science Association (ISSA) raccomanda di mangiare almeno 45 dopo l’attività fisica, a chi voglia rafforzare i muscoli. Essere a stomaco vuoto, insomma, ha i suoi benefici. Come sottolinea all’Huffington Post americano, Robert Ferguson, fondatore e CEO di “Diet Free Life”: “I tuoi muscoli non hanno abbastanza zuccheri da prendere, dal momento che non hai ingerito nulla, ecco quindi che devono ricorrere alle riserve di energia, cioè ai grassi in eccesso che vengono così bruciati molto più facilmente”. Conviene, dunque, svegliarsi e mettersi subito all’opera.

2) Fare sesso

Mangiare tanto e fare sesso sono due cose che non vanno d’accordo. La digestione è un processo che richiede grandi quantità di energia che vengono “tolte” alla performance sessuale. Se un uomo, che si è prima abbandonato ad una cena maestosa, decide poi di lanciarsi sotto alle lenzuola con la sua partner, potrebbe avere problemi di erezione perché l’afflusso di sangue necessario per l’erezione viene richiesto, nello stesso tempo, anche dallo stomaco. Non è detto, insomma, che non si possa fare sesso a stomaco pieno, ma, lontano dai pasti, è più probabile che l’erezione duri più a lungo. Anche le donne, poi, possono avere qualche problemino dopo aver mangiato troppo: magari la sensazione di pienezza ha l’effetto di farle sentire meno a loro agio con il loro corpo e di far calare il desiderio.

3) Studiare

Il detto dice che a stomaco pieno si pensa meglio. Ma si studia anche meglio? Secondo i ricercatori della Yale School of Medicine, per leggere, studiare e imparare meglio e più velocemente gli studenti dovrebbero mettersi sui libri prima di mangiare o comunque lontano dai pasti. Non è ovviamente la fame a mettere in moto il cervello, ma un ormone, la grelina, che si produce quando lo stomaco è vuoto che stimola le funzioni cerebrali collegate alla memoria e alla capacità di immagazzinare le informazioni. “Basandoci sulle nostre osservazioni possiamo dare un consiglio ai genitori – dicono gli studiosi – ed è quello di non permettere ai propri figli di esagerare con la colazione. In questo modo potranno dare il massimo durante le ore della mattina a scuola”.

4) Giocare d’azzardo

Chi è solito giocare o scommettere, è meglio che lo faccia a stomaco vuoto se intende aumentare le probabilità di vincita. Il senso di fame, infatti, è associato con una migliore capacità di pensare. In poche parole, accende la nostra mente e ci aiuta a prendere decisioni migliori. Secondo uno studio della University of Utrecht, le strategie messe in atto dai giocatori a stomaco vuoto sono molto più “intelligenti”, se comparate con quelle di chi gioca poco dopo aver mangiato. I giocatori affamati sono poi molto più predisposti ad apprezzare i riconoscimenti futuri e a correre rischi per raggiungere i loro obiettivi.

5) Dormire

Non si può andare a letto con la cena sullo stomaco o senza avere prima digerito. È meglio farlo a stomaco vuoto. Questo perché dormire richiede il dispendio di una piccola quantità di energia: non muovendoci, non riusciamo a smaltire le calorie e i grassi in eccesso. Oltre ad essere a non essere ideale per la linea, andare a dormire a stomaco pieno può portarci a soffrire di problemi legati alla digestione. Non è sbagliato, però, fare un piccolo spuntino la sera tardi. Come dice Stephanie Maxson, dietologa della University of Texas, “uno snack non ci rovina il sonno, anzi lo migliora”. Questo perché alza il livello di zuccheri nel sangue: avere un livello troppo basso ha l’effetto di farci sentire più pigri e apatici e con meno voglia di saltare fuori dal letto la mattina dopo.

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Tempesta: come si forma, tipi e classificazione

MEDICINA ONLINE TUONO LAMPO FULMINE SAETTA DIFFERENZA NEVE GRANDINE PIOGGIA NEVISCHIO GHIACCIO TEMPORALE ROVESCIO TEMPESTA NEVE ARTIFICIALE TECNICA NATURALE TORNADO TROMBA D'ARIA URAGANOUna tempesta è un qualunque stato disturbato dell’atmosfera, in particolare che colpisce la superficie terrestre, ed implica condizioni meteorologiche particolarmente severe. Può essere caratterizzata da pioggia intensa, vento forte, tuoni e fulmini ed in questo caso la tempesta prende il nome di temporale.

Come si formano le tempeste?
Le tempeste si formano quando si sviluppa un centro di bassa pressione, con un sistema di alta pressione che lo circonda. Questa combinazione di forze opposte può dare origine a venti e causare la formazione di nubi di tempesta, come i cumulinembi. Piccole, localizzate aree di bassa pressione possono formarsi in seguito alla risalita di aria calda dal suolo caldo, producendo piccoli disturbi come diavoli di sabbia e vortici.

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Tipi di tempesta
Esistono molte varietà e nomi per le tempeste.

  • Bufera – Precipitazione atmosferica caratterizzata dalla presenza di vento molto forte, neve, pioggia e grandine.
  • Tempesta di ghiaccio – Le tempeste di ghiaccio sono una delle più pericolose forme di tempo invernale. Quando le temperature della superficie sono al di sotto della temperatura di congelamento, ma un sottile strato di aria sopra l’aria congelata rimane al di sopra del livello del suolo, la pioggia può cadere nello strato congelante e congelare all’impatto. In genere sono necessari 8 millimetri di accumulo, specialmente in combinazione con condizioni ventose, per far crollare i cavi delle linee elettriche o i rami degli alberi. Le tempeste di ghiaccio inoltre rendono il manto stradale troppo scivoloso per potervi guidare sopra. Le tempeste di ghiaccio possono variare nel giro di ore o giorni e possono bloccare sia piccole città sia grandi centri urbani.
  • Tormenta o tempesta di neve – Esistono varie definizioni per la tormenta, a seconda del tempo e del luogo. In generale, una tormenta è accompagnata da venti molti forti, nevicate intense (accumulando uno strato di almeno 5 centimetri all’ora) e condizioni di freddo intenso (approssimativamente al di sotto di -10 gradi Celsius). Il criterio di suddivisione a seconda della temperatura è caduto in disuso negli Stati Uniti.
  • Tempesta marina – Condizioni di tempesta in mare sono definite da venti sostenuti di 48 nodi (90 km/h) o superiori. Questi sistemi possono affondare navi di ogni tipo e dimensione.
  • Tempesta di fuoco – Le tempeste di fuoco sono conflagrazioni che raggiungono una tale intensità da creare e mantenere i propri sistemi di vento. È principalmente un fenomeno naturale, che si genera durante i più grandi incendi boschivi. L’incendio di Peshtigo è un esempio di tempesta di fuoco. Le tempeste di fuoco possono anche essere deliberatamente provocate per la distruzione di obiettivi, come avvenuto per il bombardamento di Dresda e per i bombardamenti di Tokyo durante la seconda guerra mondiale. Le detonazioni nucleari generano quasi immancabilmente tempeste di fuoco.
  • Diavolo di sabbia – Piccolo, localizzato fenomeno di aria ascendente.
  • Tempesta di vento – Condizione meteorologica severa per venti forti e poca pioggia (o nulla), come le tempeste di vento europee.
  • Burrasca – Tempesta extratropicale con venti sostenuti tra i 34 e i 48 nodi (63–90 km/h).
  • Temporale – Un temporale è un tipo di tempesta che genera fulmini e conseguenti tuoni, normalmente accompagnato da intense precipitazioni. I temporali avvengono in tutto il mondo, con maggiore frequenza nelle foreste pluviali delle regioni tropicali, dove sussistono condizioni di alta umidità e temperatura insieme con instabilità atmosferica. Queste tempeste avvengono quando alti livelli di condensa si formano in un volume di aria instabile con un conseguente profondo e rapido spostamento verso l’alto nell’atmosfera. Il calore genera potenti correnti ascensionali di aria che turbinano verso la tropopausa. L’aria fredda discendente produce forti correnti d’aria discensionali al di sotto della tempesta. Le singole nuvole possono misurare dai 2 ai 10 km.
  • Ciclone tropicale – Un ciclone tropicale è una tempesta caratterizzata dall’essere un sistema in cui la circolazione è chiusa intorno a un centro di bassa pressione, alimentato da calore rilasciato quando l’aria umida risale e condensa. Il nome sottolinea le sue origini nei tropici e la sua natura ciclonica. I cicloni tropicali si distinguono dalle altre tempeste cicloniche come nor’easter o depressioni polari per il meccanismo calorico con cui vengono alimentate, che le rende sistemi a “nucleo caldo”. I cicloni tropicali si formano negli oceani se le condizioni nell’area sono favorevolie, a seconda della loro forza e posizione, vengono chiamati in modo diverso, come depressione tropicaletempesta tropicaleuragano o tifone.
  • Tempesta di grandine – Un tipo di tempesta in cui le precipitazioni sono costituite da pezzi di ghiaccio. Le tempeste di grandine avvengono usualmente durante normali temporali. Mentre la maggior parte della grandine che precipita dalle nuvole è relativamente piccola e non pericolosa, ci sono casi in cui grandine con diametro superiore ai 5 centimetri ha causato molti danni e feriti.
  • Tromba d’aria – Una tromba d’aria (o comunemente “tornado”) è una tempesta di vento violenta, di limitata estensione ma potenzialmente distruttiva che avviene sulla terraferma. Usualmente appare come un corpo scuro a forma di imbuto. Spesso i tornado sono preceduti da temporali e da un wall cloud. Sono spesso definite le tempeste più distruttive: possono formarsi ovunque, eccetto che in Antartide. La zona più a rischio, comunque, si trova negli Stati Uniti, la Tornado Alley.

Classificazione delle tempeste
La definizione meteorologica di tempesta terrestre è un vento di 10 o più sulla scala di Beaufort, il che significa vento a una velocità di 24,5 m/s (89 km/h) o più; l’uso popolare del termine è invece meno restrittivo. Le tempeste possono durare dalle 12 alle 200 ore, a seconda della stagione e del luogo geografico. Le tempeste nell’est e nel nordest degli Stati Uniti sono note per la maggiore frequenza di ripetizione e durata, specialmente durante i periodi freddi. Le grandi tempeste terrestri alterano le condizioni oceanografiche che successivamente possono influire sull’abbondanza e sulla distribuzione del cibo: forti correnti, forti maree, aumento dell’insabbiamento, modifiche alla temperatura dell’acqua, ecc.

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Differenza tra parto a termine, pretermine, abortivo e post-termine

MEDICINA ONLINE PARTO GRAVIDANZA NATURALE CESAREO DIFFERENZE CHIRURGIA FOTO WALLPAPER PICTURE UTERO CHIRURGO OPERAZIONE RISCHI VANTAGGI VANTAGGI ALLATTAMENTO MADRE FIGLIO NEONATO MORTAìE MORTA LIQUIDOIl parto viene distinto in base al momento della gestazione in cui si verifica, in base ad esso il parto può essere:

  • Abortivo: prima della 22ª settimana (per la legge italiana, il termine era 25 settimane + 5 giorni), momento in cui giunge a compimento la formazione della rètina (che è sostanza cerebrale), necessaria affinché lo stimolo luminoso attivi il cervello;
  • Pretermine: prima dell’inizio della 37ª settimana;
  • A termine: tra l’inizio della 37ª e la fine della 41ª settimana (41 + 6 giorni) cioè tra 259 e 294 giorni dall’ultima mestruazione;
  • Post-termine: dall’inizio della 42ª settimana.

In relazione alla gravidanza post-termine, nella pratica clinica, se le contrazioni non cominciano spontaneamente, l’induzione del parto viene proposta in genere già a partire da 41 settimane + 1 giorno. Questo perché numerosi studi hanno evidenziato un aumento della mortalità e morbilità neonatale dopo le 41 settimane. Il calcolo dell’epoca gestazionale va eseguito partendo dal 1º giorno dell’ultima mestruazione (a tale scopo risulta utile un regolo ostetrico) oppure con l’ausilio dell’ecografia mediante la misurazione della biometria fetale (I trimestre, Distanza vertice-sacro dell’embrione). Nella specie umana, inoltre, il neonato a termine è comunque caratterizzato da una condizione di notevole immaturità e dipendenza, con raggiungimento della maturità fisica solo dopo un periodo estremamente lungo.

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Allenamento in palestra: gli errori che fanno spesso gli uomini

integratori proteine dieta Dukan iperproteica fa male bene dimagrire muscoliLa palestra è il luogo sicuramente più frequentato da coloro che si vogliono migliorare il proprio fisico con l’attività fisica, e forse proprio per questo in nessun altro ambiente sportivo c’è una così alta concentrazione di persone che si allenano male. Dedicherò questo articolo agli errori più frequenti commessi dagli uomini, mentre alle donne sarà dedicato un’articolo a parte. I maschi che frequentano la palestra praticano soprattutto il bodybuilding, cioè l’allenamento con i pesi finalizzato all’aumento della massa muscolare e della forza, non a caso con la massa muscolare messa per prima… Anzi, potrei tranquillamente dire il volume muscolare. La maggior parte dei maschi che frequenta la palestra non è interessata tanto all’aumento della prestazione atletica, quanto all’aspetto estetico. Niente di male, se non fosse che troppo spesso l’ideale estetico diventa l’unica motivazione, e per di più è antisalutistico (perché punta tutto sui muscoli).

Ma andiamo per gradi, e vediamo quali sono questi errori uno ad uno.

Il controllo del peso

L’attività aerobica e il controllo della massa grassa vengono troppo spesso trascurati da chi pratica solo il bodybuilding. I due fattori sono strettamente correlati ed entrambi sono necessari per ottenere i benefici sulla salute dello sport. Moltissimi frequentatori di palestra, superati i 30 anni, iniziano ad accumulare grasso superando abbondantemente la soglia salutistica del 12%. Talvolta questo aumento di massa grassa è addirittura gradito, perché li fa sembrare ancora più grossi, quando il grasso si distribuisce uniformemente invece di accumularsi solo sull’addome. In realtà a mio parere più si è muscolosi più si dovrebbe avere una massa grassa inferiore, altrimenti il fisico diventa antiestetico, troppo appesantito. La propria muscolatura, anche se possente, non dovrebbe trasparire quando si è vestiti, un soggetto che appare “grosso” anche quando è vestito o è un culturista professionista, oppure è un soggetto troppo grasso.

Scusa… Ma le gambe dove sono?

Entrate in palestra nell’ora di punta, rimanete un paio d’ore e contate quanta gente fa squat (l’esercizio nella foto): saranno più che sufficienti le dita di una mano. In molte palestre non c’è nemmeno il power rack, la gabbia necessaria per fare squat in modo sicuro… Il che la dice lunga. Quanti istruttori inseriscono nelle schede di allenamento lo squat? Io non ne ho mai incontrati… Tanti, troppi maschi frequentatori di palestra trascurano l’allenamento delle gambe, puntando tutto sulla parte superiore del corpo. Il risultato? Scarsi risultati in generale, poiché gli esercizi per le gambe e il tronco sono fondamentali per costruire una base di forza generalizzata sulla quale si può poi lavorare per sviluppare TUTTI i muscoli; o peggio, una fisico ridicolmente sproporzionato, con petto e braccia ben sviluppate, dorso poco “profondo” e gambe sottili sottili. Chi pratica anche la corsa o meglio il ciclismo in genere si salva, anche perché oltre ad avere gambe allenate di per sé è più portato ad allenarle anche in palestra (spesso ci va proprio per quello). Allenare le gambe costa tanta fatica e rende poco, questo è il pensiero del frequentatore medio della palestra. Meglio costruire un bel petto e delle belle braccia, da sfoggiare con magliette attillate… Come dire, apparire è meglio di essere… Peccato che al posto di un fisico slanciato, ben piazzato e muscoloso, si ottiene spesso un fisico goffo e sproporzionato.

La tecnica di esecuzione degli esercizi

Una delle soddisfazioni di praticare il bodybuilding è quella di vedere come settimana dopo settimana i kg sollevati aumentano. Purtroppo quando si arriva allo stallo molti iniziano a trascurare la tecnica pur di aumentare i kg sollevati. Ho visto gente fare alzate laterali con manubri da 20 kg, aiutandosi con slanci delle gambe, e ciò nonostante non riuscendo ad sollevarli che per la metà dell’escursione richiesta dall’esercizio. Questi soggetti dovrebbero al massimo utilizzare manubri da 8 kg… Otterrebbero un risultato senza rischio di infortuni. Così, non ottengono nulla e rischiano solo di farsi male, salvo la soddisfazione di dire che fanno alzate laterali con 20 kg. E nessun istruttore che gli dicesse qualcosa… Tutto normale! Altri si fanno aiutare dal compagno di allenamento fin dalla prima ripetizione, di fatto facendo l’esercizio con un peso reale inferiore a quello “nominale”, quando il compagno dovrebbe al massimo aiutare nelle ultime 2 ripetizioni, e solo per consentire una perfetta esecuzione. La corretta esecuzione degli esercizi è fondamentale per non farsi male e per ottenere risultati dall’allenamento. Pochissimi curano questo aspetto, dando per scontato che i movimenti siano “naturali”. In realtà per imparare la corretta esecuzione di un esercizio possono volerci settimane.

Esercizi multiarticolari? No grazie!

Ovviamente ognuno di noi ha degli obiettivi specifici, che richiedono esercizi soggettivi, tuttavia possiamo dire che mediamente gli esercizi che rendono di più sono quelli multiarticolari, cioè quelli che coinvolgono le grandi masse muscolari e che coinvolgono più gruppi muscolari contemporaneamente. Esercizi come squat, stacchi da terra, trazioni alla sbarra, trazioni al pulley, lento avanti, distensioni su panca, crunch e sollevamento delle gambe alla panca inclinata, dovrebbero rappresentare il nucleo centrale dell’allenamento. Gli esercizi di isolamento dovrebbero essere praticati solo per alcuni muscoli e sempre a scopo di stabilizzare le articolazioni, non con funzioni di potenziamento (per esempio, intrarotatori ed extrarotatori, pullover respiratorio, abduttori). E invece alcuni dedicano intere sessioni di allenamento SOLO agli esercizi di isolamento per i tricipiti, i bicipiti, i polpacci, i piccoli muscoli che non cresceranno mai se non supportati da un tronco forte e ben sviluppato e che, anche se crescono, saranno antiestetici! Per non parlare dei sovraccarichi alle articolazioni che gli esercizi di isolamento comportano, portando a sempre più frequenti infiammazioni dei tendini dei polsi, del gomito, delle spalle e delle ginocchia, senza considerare che se l’esecuzione non è curata, come spesso accade, il sovraccarico aumenta e con esso la probabilità di infortunio, come dimostrato dai molti atleti che abbiamo in cura per questi motivi.

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Differenza cammello e dromedario: quante gobbe hanno? Si accoppiano?

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA CAMMELLO DROMEDARIO NUMERO DI GOBBE ANIMAL MANDIBOLA CARATTERISTICHE NASO DENTI ANIMALE DIVERSITA SFONDO HD.jpgIl cammello e il dromedario sono animali molto conosciuti da tutti nel mondo. Infatti sono molti i film in cui compaiono questi animali dove, per esempio, trasportano persone e mercanzie.
Anche se sono così conosciuti, uno dei dubbi ricorrenti ogni volta che si vede uno di questi due animali è il seguente: chi ha due gobbe, il cammello il dromedario?
Oltre a questa differenza principale, i due animali ne presentano molte altre meno conosciute. Se non sai la risposta a una delle domande più frequenti sul mondo animale, in questo articolo troverai tutte le differenze tra cammello e dromedario.

Il cammello e il dromedario provengono da luoghi diversi

Uno degli aspetti che differenziano i cammelli e i dromedari è il luogo di provenienza. Nello specifico, i cammelli vengono dall’Asia Centrale, mentre i dromedari provengono dalla penisola Arabica.
Le origini di una specie implicano varie differenze per quanto riguarda alcune caratteristiche specifiche, come vediamo di seguito:

  • I dromedari sono fatti per sopportare meglio le temperature elevate rispetto ai cammelli. Facciamo riferimento a situazioni estreme, ovvero a temperature che superano i 50 gradi.
  • Per quanto riguarda i cammelli, invece, si sono evoluti in maniera tale da poter sopportare lunghi periodi di freddo d’inverno, basti pensare al deserto del Gobi, dove nelle stagioni fredde le temperature possono calare fino a -40 gradi.

Quante gobbe ha un dromedario e quante un cammello?

Oltre ad essere una domanda ricorrente, il numero di gobbe di un cammello e di un dromedario è la principale differenza fra i due animali. I dromedari hanno una sola gobba, mentre i cammelli ne hanno due. In entrambi i casi, la gobba è una specie di deposito di tessuto di contenuto grasso. Esiste una credenza popolare secondo la quale le gobbe siano piede d’acqua, cosa completamente falsa.
I dromedari usano la gobba come deposito di energia e di acqua di riserva prima di affrontare un viaggio lungo nel deserto. Secondo National Geographic, possono immagazzinare fino a 36 chili di grasso nella gobba. Un altro dato sorprendente è la capacità di assorbimento. Un dromedario assetato può bere circa 135 litri d’acqua in soli 15 minuti.
Il cammello, oltre a usare la gobba come riserva di energia, usa le gobbe per proteggersi dal freddo che, in determinati periodi dell’anno, può essere davvero estremo.

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Il cammello ed il dromedario hanno il pelo diverso

Mentre il colore è lo stesso in entrambi gli animali, il tipo di pelo è diverso nei due animali:

  • Il cammello ha il pelo più lungo,proprio per quanto appena detto, ovvero per proteggersi dal freddo.
  • Il dromedario, invece, ha il pelo corto e uniforme su tutto il corpo. Questo tipo di pelo lo aiuta a sopportare meglio il caldo.

I cammelli sono più piccoli dei dromedari

Il cammello arabo o dromedario, è più alto dato che ha le zampe più lunghe (in modo da essere più lontano dal calore trasmesso dal terreno). Mentre il dromedario può raggiungere i due metri d’altezza, i cammelli non superano un metro e mezzo.
Un dato curioso è che non succede lo stesso per il peso, poiché i cammelli, di solito, sono più pesanti dei dromedari.
Il cammello è meno resistente, sia a lunghe camminate sia a stare vari giorni senza magiare e senza bere. Tuttavia, è molto più adatto a salire su territori di montagna o innevati.

Il cammello è più tranquillo del dromedario

Si è spesso sentito parlare delle reazioni aggressive del dromedario, anche se di solito attacca quando viene infastidito o se si sente in pericolo. Al contrario, i cammelli sono molto più tranquilli ed è davvero raro che si comportino in maniera aggressiva. Data la loro costituzione, inoltre, non sono molto adatti a trasportare le persone.

Altre curiosità sulle gobbe

Sia i cammelli che i dromedari possono arrivare a disidratarsi fino al 40%. Ciò avviene grazie alle gobbe che, come abbiamo visto, sono ripiene di un grasso che si trasforma in energia e alimento.
Quando un camelide inizia a disidratarsi, le gobbe iniziano a rimpicciolirsi. Possono anche diventare flessibili e spostarsi sul fianco del cammello. Quando il cammello recupera le forze, la gobba torna nella posizione originaria.

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Ci si abbronza attraverso i vetri? Rischio di scottarmi?

MEDICINA ONLINE Ci si abbronza attraverso i vetri DONNA ALLA FINESTRA PRENDE SOLE ABBRONZATURA ABBRONZA RAGGI SOLARE LUCE UVA UVB CASA VETRO SPESSO DOMICILIARI FINESTRE MATTINO LUMINOSITA FELICITA AMORE BUON UMORE ILLUMINA.jpgI raggi ultravioletti attraversano i vetri?

I raggi ultravioletti attraversano i vetri, come quelli delle automobili o delle finestre, ma solo in piccola parte: i raggi UVB, che sono i più energetici e dannosi per la nostra pelle, non attraversano i vetri, quindi un vetro ci protegge dai raggi UVB. I raggi UVA, invece, passano attraverso un vetro comune e raggiungono la nostra pelle, ma fortunatamente sono meno dannosi rispetto agli UVB.

Ci si abbronza dietro un vetro?

Se si tratta di un vetro comune (che non ha subito un trattamento per trattenere la radiazione ultravioletta) si, ci si abbronza, ma in misura decisamente minore rispetto all’esposizione senza ostacoli, soprattutto se il vetro è molto spesso.

Perché allora in auto lasciata al sole si sente caldo?

Il motivo per cui dentro una automobile al sole si sente più caldo è dovuto al cosiddetto effetto serra: il calore solare entre nell’automobile e rimane “intrappolato” al suo interno, quindi la temperatura interna sale molto ma ciò non è correlato all’elevazione della radiazione ultravioletta (quella che abbronza) presente nell’abitacolo.

Ci si può scottare dietro una finestra o in auto?

Il rischio di scottature è assai limitato, ma non annullato, in particolare nei soggetti più sensibili, come i bambini, i neonati ed i soggetti con fototipo molto chiaro, per i quali comunque si consiglia una una protezione adeguata (o comunque per chi intraprende viaggi lunghi con esposizione al sole prolungata). C’è da dire che i parabrezza di oggi hanno già applicato uno speciale filtro agli UVA: di conseguenza difficilmente ci si abbronza se non proprio con estrema gradualità. Va infine sottolineato che anche uno schermaggio totale di tutti gli UV da parte dei vetri dell’automobile non evita che l’abitacolo si surriscaldi durante l’esposizione al sole, dal momento che – come visto precedentemente – gli ultravioletti non sono responsabili dell’aumento della temperatura (non a caso ci si può scottare anche con clima freddo).

Cosa posso fare per aumentare l’abbronzatura?

Per aumentare le possibilità di abbronzarvi anche attraverso i vetri, il nostro Staff vi consiglia due prodotti:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Uomo palpeggia bambina al supermercato, arrestato

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO POLIZIA CARABINIERI FORZE ORDINE REATO LEGGE ARRESTO ARRESTATO (1)La polizia brasiliana ha arrestato due giorni fa un uomo che, all’interno di un supermercato di Porto Alegre, ha palpeggiato una bambina infilandole le mano sotto la gonna e sfiorandole i genitali. Laura Lopes, responsabile del dipartimento minori delle forze dell’ordine, ha spiegato ai media del paese che fortunatamente la piccola non ha riportato conseguenze fisiche, ma che sicuramente ne ha riportate a livello psicologico: “La visita medica a cui abbiamo sottoposto la bambina ha dato esito negativo, come spesso accade in questi casi. Non vi è stata nessuna penetrazione, solo uno sfioramento che comunque ha avuto conseguenze psicologiche, come riscontrato anche da uno psichiatra”.

Juarez Gomes Flores, 62 anni, è stato arrestato in relazione all’abuso. L’uomo è stato immortalato dalle telecamere del supermercato, che hanno ripreso istante per istante il palpeggiamento. Dalle immagini è apparso chiaramente come l’uomo abbia approfittato di un attimo di distrazione da parte della madre della bambina per avvicinarsi a lei, infilare le mani sotto la gonna e palpeggiarla. Avvertita dalla bambina sull’accaduto, la donna ha subito chiesto aiuto agli operatori del supermercato che hanno dato l’allarme e fatto scattare l’intervento della polizia. Flores non ha potuto in nessun modo negare quello che aveva fatto, dal momento che il suo gesto appariva chiaramente nelle registrazioni video.

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Nei sospetti, riconoscere quelli normali ed i tumori: la regola ABCDE

MEDICINA ONLINE NEO NEI NEVO NEVI NORMALI TUMORE PELLE CARATTERISTICHE FORMA DIMENSIONI COLORE.jpgI nei (o “nevi”, i due termini sono sinonimi) sospetti si riconoscono in genere abbastanza facilmente, perché sono diversi dagli altri e si presentano sotto forma di una macchia asimmetrica, con bordi irregolari o sfumati; non fanno male, ma il loro colore non è omogeneo. Devono essere oggetto di particolare attenzione, anche nel caso in cui compaia una nuova macchia scura che si evolve rapidamente, nell’arco di settimane o di mesi. La prevenzione si rivela la strategia più efficace, per contrastare con successo i tumori della pelle, come, per esempio, i melanomi, la cui incidenza è in crescita.

Caratteristiche dei nei sospetti: la regola ABCDE

Per riconoscere un neo o una macchia cutanea sospetta, una regola fondamentale è quella che si insegna ai futuri medici fin dall’esame di dermatologia all’università: la “regola ABCDE“. Tale regola è stata descritta per la prima volta nel 1985 da Robert Friedman della New York University School of Medicine. E’ un metodo clinico, basato sull’osservazione, che permette di identificare i cambiamenti nella morfologia del neo che sono più spesso associati con il melanoma. Ogni lettera corrisponde ad una caratteristica che devo evidenziare durante l’esame obiettivo: Asimmetria, Bordi, Colore, Dimensione, Evoluzione.

1) Asimmetria

I nei pericolosi sono spesso asimmetrici: significa che se li dividiamo virtualmente in due parti e le facciamo combaciare, queste non combaciano. Insomma hanno una forma “strana”, rispetto al tipico neo “sano”, in genere tondo/ovale e simmetrico e questo è il primo campanello di allarme da non sottovalutare.

2) Bordi

Quando un neo è sospetto, i suoi bordi sono frastagliati e sfumati e non netti e lineari come invece accade per i nei considerati comuni. La sensazione è quella di guardare una cartina geografica con linee irregolari.

3) Colore

Tra le caratteristiche sospette dei nei potenzialmente maligni anche il colore che è spesso molto particolare. Generalmente i nei hanno un colore omogeneo sulle tonalità del marrone, quelli pericolosi sono rossastri o neri, e manifestano, spesso, anche discromie, cioè hanno colori diversi al loro interno.

4) Dimensioni

Ai miei pazienti dico sempre di fare particolare attenzione anche alle dimensioni dei nei, che se sospetti sono spesso significative, soprattutto se il neo appare molto più grande di tutti gli altri nei presenti sul corpo. In generale, quando un neo supera i 6 millimetri di diametro va fatto controllare con costanza perché è di per sé potenzialmente a rischio: non significa che debba per forza sfociare in gravi patologie legate alla salute della pelle, ma è comunque più rischioso di tutti gli altri quindi è vivamente consigliato controllarlo. Ancora più indicativa della dimensione in sesno assoluto, tuttavia, è l’eventuale rapido aumento della dimensione del neo, come vedremo nel prossimo punto.

5) Evoluzione

Una caratteristica importante da osservare è l’evoluzione del neo in un dato arco temporale. Un neo probabilmente “sano”, in genere non cambia morfologia nel tempo o la cambia in modo molto lento. Quando è pericoloso, un neo, al contrario cambia morfologia e la cambia a volte anche in modo molto rapido ed evidente: ad esempio diventa più grande oppure assume un colore differente o ancora diventa frastagliato. L’evoluzione repentina di un neo è un campanello di allarme importante ed è per questo che il medico osserva il neo in un dato giorno e gli fa una foto, poi lo riosserva a distanza di tempo e gli scatta un’altra foto che poi metterà a paragone con la prima.

Alla regola ABCDE si possono associare altre quattro caratteristiche, che io ho denominato “regola IRPU”:

6) Insorgenza

Mentre i nei normali “nascono” più spesso entro l’eta di giovane adulto, al contrario quelli sospetti nella fascia di età adulta appaiono “dal nulla” dalla terza o quarta decade di vita in poi. I nei sospetti nella fascia di età pediatrica sono quelli congeniti, cioè quelli già presenti alla nascita o comparsi entro alcune settimane o mesi dalla nascita. Il melanoma in età pediatrica è comunque un tumore raro che costituisce circa il 2% dei melanomi al di sotto dei 20 anni.

7) Rilievo

I nei sani in genere sono “piatti” o lievemente sopraelevati rispetto al resto della pelle; al contrario un neo sospetto è in genere molto sopraelevato rispetto alla pelle circostante.

8) Posizione

Mentre i nei normali sono più spesso concentrati sulla pelle esposta al sole del viso, del tronco, delle braccia e delle gambe, al contrario quelli a rischio sono più spesso situati sulla pelle non esposta al sole.

9) Uniformità

I nei normali sono generalmente simili l’uno all’altro: ciò significa che – in uno stesso corpo – tutti i nei tenderanno mediamente ad avere caratteristiche anatomiche simili tra loro, quindi si “assomiglieranno” in termini ad esempio di colore, forma e dimensioni. I nei sospetti, al contrario, tendono ad essere macroscopicamente diversi da tutti gli altri.

IMPORTANTE: Ovviamente un neo che abbia tutte queste caratteristiche, non significa necessariamente cancro, come anche un neo che appaia del tutto normale, non significa necessariamente assenza di cancro. In caso di dubbio, recatevi da un dermatologo ed evitate sempre l’auto-diagnosi.

Leggi anche: Nei normali e displastici: quali sono le caratteristiche?

Controlli periodici

E’ bene fare controllare i nei sospetti ciciclamente, specie nel caso in cui compaia una macchia con aspetto rilevato nodulare o una lesione che somiglia ad una lentiggine e che presenta una porzione rilevata. Il medico procederà ad uno specifico esame, che consiste in una valutazione effettuata con il dermatoscopio. Si tratta di uno strumento ottico, attraverso il quale si osservano dei particolari che non sono visibili ad occhio nudo. In questo modo i nei anomali si possono riconoscere più facilmente. Per approfondire, leggi: Mappatura dei nei e dermatoscopia in epiluminescenza per la diagnosi di melanoma

Fattori di rischio

Ci sono dei fattori di rischio, che presuppongono un controllo più frequente e accurato:

  • l’avere molti nei;
  • l’avere cute molto chiara (fototipo chiaro);
  • l’avere capelli rossi e lentiggini;
  • il subire ripetuti traumi ad uno o più nei (banalmente anche indumenti troppo stretti possono lesionare un neo);
  • il far parte di una famiglia in cui c’è già stato uno o più casi di melanoma;
  • l’esporsi frequentemente a raggi solari e/o a lampade abbronzanti.

In caso di nei sospetti e famigliarità, è meglio toglierli attraverso l’asportazione chirurgica tempestiva. E’ importante però anche basarsi sulla diagnosi precoce, selezionando i soggetti a rischio, e non eccedere prendendo il sole, abituandosi ad una misura moderata fin da bambini ed usando creme con opportuni filtri solari ad ampio spettro anti UVA e UVB. I nei considerati a rischio, lo ripeto, sono quelli di grandi dimensioni, oltre i 20 centimetri, quelli che tendono a crescere velocemente, quelli molto scuri o con colori discordanti, quelli più grandi di 6 millimetri di diametro, quelli frastagliati, sfumati e sopraelevati, e quelli che sono localizzati in delle zone del corpo soggette a sfregamento.

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I tumori cutanei

I tumori della pelle sono classificati in base alle cellule da cui hanno origine. Si può trattare di carcinomi basocellulari, di carcinomi spinocellulari e di melanomi. I primi hanno origine dalle cellule basali, che si trovano nello strato più profondo dell’epidermide. I secondi si originano dalle cellule più superficiali, quelle che formano il cosiddetto strato spinoso. I melanomi possono manifestarsi a partire da una cute integra o a partire da nei preesistenti. I carcinomi, che sono anche i più diffusi, sono in genere più facili da curare. I melanomi sono più pericolosi, perché hanno la capacità di invadere i tessuti circostanti e inoltre, per mezzo della circolazione del sangue o linfatica, possono diffondere metastasi in differenti organi o tessuti.

Sindrome del nevo displastico

Alcune persone presentano nei normali e displastici in numero così elevato da essere classificati come affetti da “sindrome del nevo displastico”. Essi sono a particolare rischio di sviluppare un melanoma. Le persone con  una classica sindrome del nevo displastico presentano le tre caratteristiche seguenti:

  • 100 o più nevi;
  • uno o più nevi di diametro uguale o superiore a 8 mm;
  • uno o più nevi atipici.

Un rischio particolarmente alto di sviluppare un melanoma è presentato anche dalle persone affette da sindrome familiare con nevi atipici multipli e melanoma (FAMMM). Questi pazienti non solo hanno la sindrome del nevo displastico, ma hanno anche uno o più parenti di primo e secondo grado affetti da melanoma. Mentre i nei displastici compaiono spesso durante l’infanzia, nei pazienti affetti da FAMMM essi possono comparire a qualsiasi età. 

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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