Come imparare a controllare i sogni

MEDICINA ONLINE SONNO DORMIRE RIPOSARE RIPOSINO PISOLINO RUSSARE CUSCINO LETTO NOTTE POMERIGGIOE’ possibile scegliere la scena onirica da sognare? Ci sono alcuni accorgimenti da seguire per poter prima di tutto evitare di fare incubi, rendendo quindi il sogno piacevole, inoltre è possibile adottare alcune strategie per controllare la scena onirica e fare il cosiddetto sogno lucido, ovvero un sogno in parte indotto attraverso particolari meccanismi.

La tecnica per controllare i propri sogni si chiama onironautica e consente di vivere il proprio sogno in modo lucido e consapevole, decidendo quindi quello che succede e capendo quindi di essere in un sogno senza però svegliarsi. Per praticare l’onironautica è necessario tempo e preparazione. Per iniziare è opportuno tenere un diario dei propri sogni, cercando di ricordare i particolari e di fissarli di volta in volta, dopo qualche settimana ci si sveglierà dentro un sogno, che sarà possibile plasmare a piacimento.

Innanzitutto è opportuno favorire un sonno rilassante, evitando quindi cene pesanti e cibi poco digeribili, non bere bevande eccitanti, non guardare la Tv e cercare di dormire almeno 8 ore, o comunque avere un sonno regolare, in una stanza dove l’oscurità sia completa. A questo punto è possibile tentare di definire un ?sogno-obiettivo? e cercare di indurlo e controllarlo.

1) Durante la giornata è necessario chiedersi più volte se si è svegli o se si sta sognando. Questa domanda sarà utile per capire la differenza tra veglia e sonno e prendere il controllo del sogno durante la scena onirica.

2) Scegliere cosa si desidera sognare. L’idea del sogno che si ha in mente dovrebbe essere disegnata o trascritta, includendovi il maggior numero di dettagli possibili, oltre che le sensazioni che si vorranno provare.

3) Osservare l’immagine disegnata o leggere più volte il sogno che desidera fare, cercando di memorizzarlo.

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4) Sdraiarsi sul letto e chiudere gli occhi pensando al sogno-obiettivo. In questa fase è necessario immaginare il maggior numero di scene concernenti il sogno, cercare di delineare le sensazioni suscitate e i suoni uditi.

5) Ripetere il passaggio precedente più volte, sino a rilassarsi ed infine addormentarsi.

6) Durante il sogno occorre effettuare nuovamente il test della realtà, illustrato nel primo punto. Una volta compreso di trovarsi all’interno del sogno, occorre non agitarsi, per evitare il rischio di svegliarsi.

7) A questo punto è possibile scegliere di eseguire alcune piccole azioni, cambiare scenario o personaggi, viaggiare nel tempo, far comparire un oggetto onirico.

8) Al risveglio può essere utile annotare la storia del sogno e i suoi dettagli, in modo da poterla migliorare nei sogni successivi.

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Il diabetico può mangiare il gelato?

MEDICINA ONLINE BERE GELATO FRAGOLE DIABETE BEVANDA CALORIE SODIO GLICEMIA GASSATA OLIGOMINARALE DISTILLATA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA MARE GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIETA CIBO PASTO LONTANO DAI PASTIIl diabete è una malattia cronica caratterizzata da un patologico aumento dei livelli di glucosio nel sangue, a causa della mancanza o di un’alterazione nelle funzioni dell’insulina, un ormone secreto dal pancreas indispensabile al metabolismo degli zuccheri e al loro utilizzo come fonte di energia.

Il gelato contiene zuccheri aggiunti (saccarosio, glucosio, fruttosio), oltre a quelli provenienti dal latte (lattosio) e dalla frutta (fruttosio). A patto di seguire alcune semplici regole, tuttavia, anche i diabetici possono gustare del buon gelato artigianale.

Tutta questione di equilibrio
La scienza medica e quella dell’alimentazione fino a qualche tempo fa tendevano a prescrivere ai diabetici divieti assoluti nei confronti dei cibi contenenti zucchero, fosse questo glucosio, saccarosio, fruttosio o lattosio, ma per fortuna le cose sono cambiate.
Oggi si tende a ragionare in termini di equilibrio tra le varie componenti nutrizionali e così, all’interno di una dieta corretta è possibile inserire il gelato come tutti gli altri alimenti e non è necessario ricorrere al cosiddetto “gelato per diabetici”: con i dovuti accorgimenti ci si può concedere del sano gelato artigianale, così come tante altre cose buone.

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Sì a fine pasto, in sostituzione della frutta
Quali accorgimenti? Trattandosi di un alimento che porta alla produzione di glucosio, innanzitutto, il gelato va sostituito e non aggiunto ad altri cibi contententi carboidrati come frutta, pane, pasta, riso, in quantità tali da rispettare il complessivo apporto calorico.
Per esempio, una coppetta di gelato artigianale potrebbe essere sostituita alla frutta in chiusura di un pasto che ha visto un buon apporto di verdure e di fibra in generale, in grado di rallentare l’assorbimento del glucosio. Senza dimenticare che nei soggetti insulino dipendenti il pasto viene preceduto dalla somministrazione di insulina.

Cosa invece evitare
Quello che i soggetti portatori di diabete dovrebbero evitare è il gelato a merenda o comunque fuori pasto, perché lo zucchero aggiunto, oltre a quello contenuto nel latte ed eventualmente nella frutta, provocherebbe un brusco innalzamento della glicemia. Ricordiamo che in ogni caso è buona regola consultare il diabetologo, che saprà consigliare modi e tempi per le situazioni specifiche.

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Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, estremamente utili per aiutare il diabetico ed il pre-diabetico a mantenere i giusti livelli di glicemia, perdere peso e migliorare la propria salute. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Diarrea del viaggiatore: consigli per prevenirla e curarla

MEDICINA ONLINE DIARREA VIAGGIATORE VACANZA VIAGGIO CIBO ESOTICO INFEZIONI CIBI CONTAMINATI ACQUA INTESTINO DOLORE FECI LIQUIDE.jpgLa diarrea del viaggiatore è un disturbo frequente durante i viaggi all’estero, specialmente se si raggiungono destinazioni con standard igienico-sanitari più bassi rispetto al Paese di origine. Il disturbo causa scariche diarroiche liquide accompagnate da odore sgradevole e talvolta stanchezza e vomito. La diarrea del viaggiatore dura dai 3 ai 5 giorni a meno che non si cronicizzi, e fa la sua comparsa, in via generale, nei primi tempi del soggiorno. Le modalità di contagio sono molteplici: dall’ingerimento di alimenti contaminati all’utilizzo di biancheria, asciugamani e stoviglie infette. Per abbattere il rischio la prevenzione è fondamentale: potenziare le difese immunitarie e rispettare alcune regole d’igiene alimentare e personale. L’acqua, per esempio, è ad altissimo rischio di contaminazione, va quindi purificata con disinfettanti appositi, il cibo non va consumato crudo, le mani vanno lavate accuratamente ricorrendo a gel disinfettanti.

Cause
La diarrea del viaggiatore è dovuta al contatto con microrganismi di varia tipologia, ma il ceppo maggiormente coinvolto è quello del batterio Escherichia Coli, implicato nel 50% dei casi. Il contagio avviene solitamente per ingerimento di alimenti e liquidi contaminati o per contatto con panni, asciugamani, stoviglie non adeguatamente pulite. Le difese immunitarie del viaggiatore proveniente da Paesi ad alto tenore igienico si trovano spiazzate di fronte a questi microrganismi sconosciuti e non riescono, quindi, a organizzarsi tempestivamente per proteggere l’organismo. Ma ci sono altri fattori che concorrono alla comparsa della diarrea: dallo stress dovuto al jet-lag ai cambiamenti climatici, dall’altitudine al mutamento improvviso delle abitudini alimentari.

Sintomi
Se nei primi giorni le scariche diarroiche risultano acquose e particolarmente violente, col passare del tempo diminuiscono d’intensità e frequenza. In alcuni casi sono accompagnate da crampi addominali, vomito, senso di stanchezza, meteorismo, sensazione di zolfo in bocca, febbre più o meno elevata. I sintomi, se trattati tempestivamente, non si protraggono oltre la settimana, a meno che il disturbo non si cronicizzi.

Rimedi
In caso di diarrea del viaggiatore il primo consiglio è di reidratarsi bevendo molta acqua: il disturbo, infatti, comporta ingenti perdite di liquidi, che vanno reintegrati immediatamente per non compromettere le funzionalità organiche. Ma ciò non basta; è necessario integrare l’acqua con sali minerali per ripristinare l’equilibrio idrosalino e assumere simbiotici a base di fibra prebiotica e fermenti lattici vivi per ripristinare la microflora intestinale.

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Il diabetico può mangiare le fave ed i piselli?

MEDICINA ONLINE LEGUMI FAVE PISELLI LENTICCHIE CECI SOIA FAGIOLI DIABETICO DIABETE GLICEMIA.jpgPer quanto riguarda fave fresche E piselli freschi, il paziente diabetico li può considerare come verdure di stagione: nell’ambito di un’alimentazione variata possono essere inseriti, purché alternati nel menù settimanale, con altre verdure. Chiedete comunque sempre consiglio al vostro medico, prima di assumere un alimento.

Importante: in caso di dubbio, il paziente diabetico può – sotto controllo medico – monitorare la propria risposta glicemica all’assunzione di certi alimenti, annotando i valori su un taccuino e raffrontando le relative glicemie.

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Prediabete:

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Differenza tra creatina monoidrata e Creapure: vantaggi e svantaggi

MEDICINA ONLINE PALESTRA PESI DOMS DOLORE MUSCOLI DOPO ALLENAMENTO MASSA PROTEINE AMMINOACIDI BCAA RAMIFICATI ESSENZIALI WHEY LATTE SIERO CASEINE CREATINA WORKOUT BICIPITI SPALLE GAMBE ELa creatina monoidrata è stata la prima forma di creatina messa in commercio, tuttora estremamente diffusa grazie ai molti benefici a cui però si uniscono alcuni effetti collaterali come il minimo assorbimento ed i famosi problemi intestinali dovuti alla sua scarsa solubilità. Infatti solo una parte della dose veniva assorbita, mentre l’altra rimaneva nell’intestino dove il corpo inviava acqua per sciogliere i cristalli di creatina e questo causava diarrea e crampi. Quindi bisognava assumere una dose molto massiccia per assimilarne solo una piccola parte. La risposta a questi problemi teoricamente è la creatina Creapure®.

La Creapure® è un tipo particolare di creatina monoidrata di qualità superiore, prodotta da Alzchem® in Germania. Non contiene impurità ed è micronizzata, ossia le particelle di polvere che lo costituiscono sono estremamente piccole, cosa che lo rende un miglior prodotto da miscelare e che viene assorbito più facilmente, permettendo così ad una maggiore quantità di creatina di andare direttamente nei muscoli in attività dove viene usata come energia.

Creatina monoidrata:

  • Pro: economica; efficace.
  • Contro: minore solubilità; maggior rischio di effetti collaterali intestinali nei soggetti predisposti.

Creatina Creapure®:

  • Pro: maggiore solubilità; maggiore purezza; minor rischio di effetti collaterali intestinali nei soggetti predisposti; efficacia.
  • Contro: maggior costo, circa il doppio della monoidrata.

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Differenza tra morte cerebrale, coma, stato vegetativo e di minima coscienza

MEDICINA ONLINE MORTE COSA SI PROVA A MORIRE TERMINALE DEAD DEATH CURE PALLIATIVE TERAPIA DEL DOLORE AEROPLANE TURBINE CHOCOLATE AIR BREATH ANNEGATO TURBINA AEREO PRECIPITA GRATTACIELO GComa

E’ una condizione clinica che deriva da un’alterazione del regolare funzionamento del cervello. Lo stato di coscienza è compromesso. Anche nei casi più gravi di coma le cellule cerebrali sono vive ed emettono un segnale elettrico che viene rilevato dall’elettroencefalogramma e altre metodiche. Esistono diversi stadi di coma, un processo dinamico che può regredire o progredire, e che dalla fase acuta può prolungarsi fino allo stato vegetativo. Siamo in presenza di pazienti vivi che devono ricevere ogni cura. Una delle scale più utilizzate per classificare la profondità e la gravità dello stato comatoso è la cosiddetta Glascow Coma Scale (GCS); la GCS definisce vari gradi che vanno da 3 (il coma profondo) a 15 (soggetto sveglio e cosciente).
Per certi versi il coma può sembrare simile ad altri stati (sonno, stato vegetativo, morte cerebrale, stato soporoso), ma esistono alcune differenze, anche se in alcuni casi può esservi sovrapposizione. Il sonno, per esempio, per quanto profondo esso sia può comunque essere interrotto in qualsivoglia momento anche solo con uno stimolo sonoro, cosa impossibile nel coma, dove anche stimoli dolorosi non risvegliano il paziente.
Il coma differisce anche dallo stato vegetativo, una condizione in cui il soggetto pur avendo perso le funzioni neurologiche cognitive e la consapevolezza dell’ambiente che lo circonda, rimane pur sempre in possesso di funzioni non-cognitive e mantiene anche il ciclo sonno-veglia.
Il coma differisce anche dallo stato di minima coscienza, una condizione in cui il soggetto ha il ciclo sonno-veglia ed ha un parziale contenuto di coscienza.
Il coma è diverso dallo stato soporoso, una condizione in cui comunque il soggetto, diversamente da quanto accade nello stato comatoso, rimane in grado, perlomeno a livello istintivo, di rispondere a determinati stimoli.
La morte cerebrale infine è diversa dal coma perché, pur essendo entrambe caratterizzate da perdita di coscienza e di attività cerebrale, nella morte cerebrale tutte le funzioni cerebrali sono irreversibilmente cessate ed il corpo del paziente può continuare a “funzionare” soltanto grazie alla respirazione assistita, mentre invece il paziente in coma a volte respira in modo autonomo, inoltre mentre il coma non evolve necessariamente nella morte, la morte cerebrale evolve sempre nel decesso del paziente appena viene “staccata la spina” del respiratore.
Ricordiamo che il coma, generalmente dopo un periodo di 4 – 8 settimane, può evolvere in quattro diverse condizioni:

  • risveglio del paziente (rarissimo e generalmente con danni che comportano deficit motori e/o sensoriali anche molto gravi;
  • morte del paziente;
  • stato vegetativo (ripresa della veglia ma senza contenuto di coscienza);
  • stato di minima coscienza (ripresa della veglia con parziale contenuto di coscienza).

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Stato vegetativo

Nello stato vegetativo le cellule cerebrali sono vive e mandano segnali elettrici evidenziati dall’elettroencefalogramma. Il paziente può respirare in modo autonomo, mantiene vivacità circolatoria, respiratoria e metabolica. Lo stato vegetativo non è mai irreversibile. Dal 2002 a livello internazionale non si usa più aggiungere a “stato vegetativo” gli aggettivi “permanente” e “persistente”. Viene semplicemente indicato da quanto tempo questa situazione è in atto. Per approfondire, leggi: Stato vegetativo: risveglio, riabilitazione, durata e caratteristiche

Stato di minima coscienza

Con “stato di minima coscienza” (anche chiamato “stato minimamente cosciente”) si indica in medicina uno stato di coscienza alterato definito da comportamenti minimi che dimostrano una consapevolezza di sé e/o dell’ambiente, seppur minori rispetto al normale. Lo stato di minima coscienza viene considerato una possibile evoluzione dello stato comatoso, in alternativa allo stato vegetativo, oppure come possibile evoluzione di uno stato vegetativo. Generalmente stato vegetativo o di minima coscienza compaiono dopo circa 30 giorni dall’inizio del coma, tuttavia questa non è affatto una regola fissa. In letteratura scientifica è sempre stato molto discussa la definizione esatta del termine, soprattutto visti gli aspetti in comune con lo stato vegetativo, con il quale evidenzia differenze minime, che però diventano importanti in sede di prognosi (migliore nello stato di coscienza minimo rispetto allo stato vegetativo) e nel trattamento da seguire, inoltre rispetto allo stato vegetativo le risposte del soggetto con stato di minima coscienza al trattamento sono mediamente migliori. Per approfondire, leggi: Stato di minima coscienza: evoluzione, risveglio, riabilitazione

Morte cerebrale

Nella morte cerebrale le cellule cerebrali del paziente sono morte, non mandano segnale elettrico e l’elettroencefalogramma risulta piatto, ciò significa che il paziente non ha alcuna coscienza di quello che accade intorno a lui. Nella morte cerebrale il paziente perde in modo irreversibile la capacità di respirare e tutte le funzioni cerebrali, quindi non ha controllo delle funzioni vegetative (temperatura corporea, pressione arteriosa, diuresi). Il paziente è immobile, non risponde ad alcuno stimolo, neanche a quelli dolorosi. Il cuore del paziente batte regolarmente, ma la respirazione è possibile solo grazie alla respirazione meccanica. Anche se i macchinari tengono in vita il soggetto ed egli appare come dormendo, il famigliare del paziente deve purtroppo capire che in realtà la morte cerebrale coincide con la morte della persona. Come già prima anticipato, mentre il coma non necessariamente evolve con la morte bensì può progredire nel risveglio del paziente, nel decesso del paziente, nello stato vegetativo o nello stato di minima coscienza, invece nel caso della morte cerebrale il paziente non può evolvere in nient’altro che nel decesso, impedito soltanto dai macchinari che mantengono ancora funzionante il suo organismo, facendolo respirare con una ventilazione assistita (non sempre necessaria nel coma). Per approfondire: Morte cerebrale: diagnosi, sintomi, risveglio, durata, si può guarire?

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra oligospermia e azoospermia

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PENIS VARICOCELE HYDROCELE IDROCELE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVAlcuni dei problemi di sterilità maschile trovano origine nelle anomalie del numero degli spermatozoi che riescono a raggiungere l’ovulo. Le anomalie principali sono l’Azoospermia e l’Oligozoospermia.

Azoospermia

È un disturbo maschile che comporta la totale assenza di spermatozoi nell’eiaculazione, con ovvie conseguenze sulla fertilità. Nell’80% degli uomini che si sono sottoposti a esame per la fertilità, si è riscontrata una produzione nulla di spermatozoi (azoospermia): non possono dunque procreare. Se gli spermatozi sono troppo pochi, infatti, non riusciranno a distruggere la zona pellucida dell’ovulo, e nessuno di loro riuscirà a fecondare l’ovulo.

Oligospermia

Quando invece si ha un numero insufficiente di spermatozoi (oligozoospermia) la probabilità di ottenere una fecondazione può diminuire quanto più alto esso risulti. Se, per esempio, un numero di spermatozoi inferiore a 60 milioni per centimetro cubico di sperma già riduce la probabilità di fecondazione, con meno di 10 milioni le possibilità sono 10 volte inferiori rispetto a quelle che si hanno con 60 milioni.

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Menopausa: 8 consigli per affrontarla al meglio

MEDICINA ONLINE DONNA ANZIANA MENOPAUSA ADULTA VAMPATE FITOESTROGENI SENO INGRANDIMENTO SOIA ORMONI ESTROGENI PIANTELa menopausa è un momento delicato per la donna, sia fisicamente che psicologicamente. In questa fase aumenta il rischio di soffrire di problemi come l’osteoporosi, problemi cardiovascolari, incontinenza urinaria, vampate, disturbi d’ansia… Se desideri arrivare alla maturità con zero complicazioni e con una qualità della vita ottimale ti raccomandiamo di adottare alcune abitudini salutari seguendo questi consigli:

1.- Esercizio fisico: è un modo eccellente per mantenere in forma ossa, articolazioni e muscoli. Con un allenamento adatto alle caratteristiche individuali si possono migliorare la flessibilità, l’ampiezza dei movimenti articolari, il tono muscolare, favorire la circolazione o migliorare la capacità respiratoria.

2.- Praticare le tecniche di rilassamento può portare a risultati positivi: è possibile allentare la tensione e, di conseguenza, il peso dell’ansia e dell’angoscia; inoltre viene potenziata la capacità di concentrazione e memorizzazione; si può, inoltre, favorire l’aumento dell’autostima e del controllo delle emozioni, fattori indispensabili in questa fase di particolare instabilità.

3.- Abitudini tossiche: smettere di fumare, di bere caffè e bevande alcoliche si traduce in un migliore assorbimento del calcio degli alimenti ed è fondamentale per la protezione cardiovascolare.

4.- Prevenire l’osteoporosi: la tendenza alla perdita di massa ossea con predisposizione alle fratture è tipica in questa fase della vita. Camminare tutti i giorni per almeno mezz’ora, e integrare la propria dieta con alimenti ricchi di calcio, come prodotti caseari, frutta secca, sardine e acciughe e, in proporzione minore, legumi e verdure di colore verde scuro (spinaci, bietole e broccoli), è un modo per prevenirla. Una raccomandazione: per assorbire bene il calcio è importate che i livelli di vitamina D siano ottimali e il miglior sistema per attivarla è esporsi al sole.

5.- Dieta equilibrata: nella tappa della menopausa c’è una tendenza all’aumento di peso, con una ridistribuzione del tessuto adiposo che ne favorisce l’accumulo nella zona addominale. Se si supera il fabbisogno energetico raccomandato (1.800 calorie secondo l’OMS), si tenderà con facilità, e in misura progressiva, all’obesità.

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6.- Prenditi cura del tuo pavimento pelvico: la carenza ormonale facilita la comparsa dell’incontinenza urinaria e del prolasso genitale nelle donne che hanno avuto figli e non hanno recuperato né curato la muscolatura del loro pavimento pelvico negli anni successivi al parto. È fondamentale in questa fase sottoporsi a controlli ginecologici periodici ed effettuare esercizi di rafforzamento.

7.- Vampate: per prevenire o minimizzare le sgradevoli vampate e la sudorazione notturna esistono integratori alimentari che offrono un benefico supplemento. Si tratta degli iso-flavonoidi di soia, del trifoglio rosso, del luppolo e della salvia.

8.- Proteggi la pelle: il tumulto ormonale influisce anche sulla pelle. Disidratata, diventa meno elastica, si secca e si formano delle rughe; per questo è il momento di nutrirla con ingredienti benefici: vitamina E, borragine ed enotera.

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