Differenza tra appendicite e colite: sintomi comuni e diversi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA TRA INTESTINO TENUE E CRASSO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneCon il termine “appendicite” (in inglese “appendicitis) ci si riferisce in campo medico all’infiammazione – acuta o cronica – dell’appendice vermiforme (anche chiamata appendice cecale o solo “appendice”) cioè quella formazione tubulare facente parte dell’intestino crasso (più precisamente il suo segmento prossimale, chiamato “cieco“).  Con il termine “colite” (in inglese “colitis”), si intende – parimenti all’appendicite – una infiammazione, ma in questo caso ad essere colpito è il colon, ovvero una parte dell’intestino crasso, a tale proposito leggi anche: Differenza tra intestino tenue e crasso
Il termine “colite” dovrebbe essere limitato alle affezioni specifiche del colon, ma spesso viene usato in maniera generica, oppure per indicare condizioni nelle quali l’eziologia dell’infiammazione non è stata ancora determinata. I vari tipi di colite includono la colite ulcerosa (UC), quella di Crohn, l’ischemica, la colite infettiva, fulminante, chimica, microscopica, linfocitica e atipica.

Diffusione
L’appendicite è una delle cause, in tutto il mondo, più comuni e significativi di un forte e improvviso dolore addominale e – se complicata – può determinare la morte del paziente. La colite è più diffusa, ma non è causa di morte.

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Cause
L’appendicite è causata da un’ostruzione della cavità dell’appendice determinata quasi sempre da:

  • calcificazione di feci;
  • tessuto linfoide infiammato da una infezione virale,
  • parassiti;
  • calcoli biliari;
  • neoplasie.

Tale ostruzione porta ad  proliferazione batterica all’interno che è la causa diretta dell’infiammazione dell’appendice. Le coliti possono essere distinte in coliti primitive e coliti secondarie: nelle prime l’infiammazione si sviluppa nel colon, mentre le secondarie sono dovute a patologie che investono altri organi o apparati e successivamente raggiungono il colon. Le cause della colite non sono ancora ben precisate, molti ritengono che sia collegata a cause alimentari, altre volte questa patologia è strettamente connessa a stress psichici e/o (più raramente) fisici. Tra le cause di insorgenza o di aggravamento, va anche aggiunto un regime alimentare scorretto (scarsa idratazione e scarsa assunzione di fibre), le mestruazioni (l’intestino presenta una certa sensibilità legata alle modificazioni ormonali indotte dal ciclo mestruale), le alterazioni della flora batterica e le infestazioni da parassiti.

Sintomi
I sintomi più comuni dell’appendicite includono dolore addominale al quadrante inferiore destro, nausea, vomito e diminuzione dell’appetito. Tuttavia, circa il 40% dei casi non presenta questi sintomi tipici. Gravi complicazioni che possono accadere nel caso che si rompa l’appendice sono la peritonite e la sepsi. Alcuni sintomi della colite possono essere simili a quelli dell’appendicite, come per esempio dolore addominale, nausea, vomito e diminuzione dell’appetito. Altri segni e sintomi della colite sono:

  • variazione di consistenza delle feci;
  • alitosi;
  • sensazione di bruciore in bocca o in gola;
  • difficoltà nella deglutizione, a tale proposito leggi anche: Le 7 fasi della deglutizione (volontarie ed involontarie);
  • senso di sazietà precoce;
  • mal di stomaco, a tale proposito leggi anche: Acidità di stomaco e bruciore: tutti i farmaci antiacidi ;
  • borborigmi intestinali;
  • dolori all’ano e al perineo;
  • urgenza di urinare;
  • nicturia;
  • cefalea;
  • dolori muscolari e tendinei;
  • stanchezza cronica;
  • sonnolenza;
  • vertigini;
  • senso di occlusione della glottide;
  • perdita di peso;
  • ulcere della parete del colon che determinano sangue nelle feci e sanguinamento rettale;
  • neuro-dermatite.

Diagnosi
La diagnosi di appendicite è in gran parte basata sui segni e sintomi del paziente associati a ecografia e tomografia computerizzata (TAC). Le stesse indagini diagnostiche con immagini sono utili per fare diagnosi di colite, associate a ricerca nelle feci di sangue e pus, sigmoidoscopia, colonscopia, colture delle feci, a tal proposito leggi anche: Esame e raccolta delle feci: come si fa nel modo corretto ed a che serve

Cure
Il trattamento tipico per l’appendicite acuta è la rimozione chirurgica della appendice, che può essere eseguita tramite un’incisione aperta nell’addome (laparotomia) o in laparoscopia.
Il trattamento tipico della colite è invece di tipo farmacologico palliativo e può includere la somministrazione di antibiotici e antinfiammatori non steroidei (FANS); steroidi come il prednisolone e il prednisone; uno o alcuni dei numerosi medicinali che alleviano l’infiammazione e il dolore (butilscopolamina).  Alla chirurgia si ricorre soltanto quando il paziente soffre di infiammazioni permanenti, specialmente in caso di colite fulminante.

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Appendicite acuta e cronica: cause, sintomi e terapie

MEDICINA ONLINE TUMORE COLON RETTO INTESTINO SINTOMI INIZIALI TARDIVI DIAGNOSICon il termine “appendicite” (in inglese “appendicitis) ci si riferisce in campo medico all’infiammazione – acuta o cronica – dell’appendice vermiforme (anche chiamata appendice cecale o solo “appendice”, in inglese “appendix“) cioè quella formazione tubulare facente parte dell’intestino crasso (più precisamente il suo segmento prossimale, chiamato “cieco“).

Diffusione

L’appendicite è una delle cause, in tutto il mondo, più comuni e significativi di un forte e improvviso dolore addominale. Attualmente si verificano nel mondo circa 16 milioni di casi all’anno, che provocano circa 70.000 decessi.

Leggi anche: Appendice vermiforme: posizione, anatomia e funzione originaria

Cause e fattori di rischio

L’appendicite è causata da un’ostruzione della cavità dell’appendice che può essere dovuta a coproliti, a infiammazioni di origine virale a carico del tessuto linfoide, a parassiti, calcoli biliari, neoplasie o altre cause. L’appendicite è causata più frequentemente da una calcificazione del feci. Anche del tessuto linfoide infiammato da una infezione virale, dei parassiti, dei calcoli biliari o delle neoplasie possono causare l’ostruzione in un numero elevato di casi. L’ostruzione porta ad un aumento della pressione nell’appendice, ad una diminuzione del flusso di sangue ai tessuti della stessa e ad una proliferazione batterica all’interno che è la causa diretta dell’infiammazione. La combinazione tra l’infiammazione, la riduzione del flusso sanguigno all’appendice e la sua distensione provoca la lesioni dei tessuti e la loro necrosi (morte). Se questo processo non viene trattato, l’appendice può scoppiare rilasciando batteri nella cavità addominale, con conseguente grave dolore addominale e verificarsi delle complicanze.

Leggi anche: Differenza tra appendicite e colite: sintomi comuni e diversi

Sintomi e segni

I sintomi più comuni includono:

  • dolore addominale al quadrante inferiore destro,
  • nausea,
  • vomito,
  • anoressia (diminuzione dell’appetito).

La febbre di solito non è molto elevata con valori intorno ai 38 °C. Può essere presente sia diarrea sia stipsi. Tuttavia, circa il 40% dei casi non presenta questi sintomi tipici. Il dolore è in genere localizzato in sede epigastrica o mesogastrica che successivamente si localizza alla fossa iliaca destra, ma alcune volte il dolore è localizzato in sedi anche molto distanti e può simulare una colica biliare o renale destra (appendice retrocecale ascendente) o una patologia vescicale o ginecologica (appendice pelvica). Gravi complicazioni che possono accadere nel caso che si rompa l’appendice sono la peritonite e la sepsi.

Diagnosi

La diagnosi di appendicite è in gran parte basata sui segni e sintomi del paziente: in molti casi una accurata anmnesi ed un preciso esame obiettivo, bastano al medico per orientarsi verso la diagnosi di infiammazione dell’appendice. Tipicamente riscontra nel paziente un dolore vago in sede epigastrica successivamente localizzato in sede ileo-cecale e accompagnato da anoressia, nausea e vomito depone per un attacco acuto. Esami di laboratorio e tecniche di imaging possono essere utili per confermare la diagnosi, tuttavia in questa sede mi premne sottolineare quanto sia importante la semeiotica nella rapida diagnosi di appendicite. La ricerca della dolorabilità in alcuni punti specifici o la positività di determinate manovre può fornire indicazioni importanti. A tal proposito ricordiamo alcune manovre utili nella diagnosi:

  • Manovra di Blumberg. Questa manovra consiste nel poggiare delicatamente le dita della mano sulla parete addominale del paziente affondandola gradualmente (prima fase) e sollevandola poi di colpo (seconda fase). Si dice positiva se il dolore che il paziente avverte durante la prima fase della manovra è modesto, nella seconda fase aumenta di intensità diventando violento.
  • Manovra di Rovsing. Con le dita e il palmo della mano si esercita una pressione sull’addome a livello della fossa iliaca sinistra. Quindi la mano viene spostata progressivamente verso l’alto a comprimere il colon discendente. Se la manovra evoca dolore nella fossa iliaca destra si dice positiva ed è un segno, incostante, di appendicite acuta.
  • Manovra dello psoas. Il paziente giace in decubito sinistro (o, alternativamente, prono), e si va ad iperestendere la coscia sull’anca, a ginocchio rigido, mettendo in tensione lo psoas (la cui normale funzione interviene nella flessione della coscia). Questa manovra causa dolore se c’è appendicite, e in particolare è indice della localizzazione retrocecale dell’appendice.
  • Punto di McBurney. La pressione in corrispondenza del punto di McBurney è dolorosa in caso di appendicite acuta.

Per approfondire:

Esami di laboratorio

Nell’appendicite si verifica l’alterazione contemporanea di alcuni parametri di laboratorio. In particolare deve essere presente una leucocitosi neutrofila significativa. L’entità dei valori che possono andare da 10-19.000 comunque non rispecchia sempre la gravità del quadro clinico, mentre valori > 20.000 possono essere indicativi di una peritonite conseguenza della perforazione dell’organo.

Diagnostica per immagini

I due test di imaging più comuni per confermare una appendicite, sono l’ecografia addominale e la tomografia computerizzata (TC). Utile anche la radiografia diretta dell’addome o la risonanza magnetica. La TC ha dimostrato di essere più precisa dell’ecogradia nel rilevare l’appendicite acuta, tuttavia, può essere preferita come primo test di imaging nei bambini e nelle donne in gravidanza in quanto non comporta i rischi connessi con l’esposizione alle radiazioni ionizzanti come nel caso della TC. Sono in genere escluse le tecniche endoscopiche e radiografiche con mezzo di contrasto per il rischio di perforazione dell’appendice infiammata (ma anche del cieco).

Diagnosi differenziale

La diagnosi differenziale assume un ruolo fondamentale nei casi sospetti di appendicite. Delle appendiciti acute che vanno all’intervento chirurgico soltanto nel 50% circa dei casi si ha un riscontro obiettivo intra-operatorio e la conferma istologica. Negli altri casi il chirurgo trova una appendice bianca (priva cioè di segni di flogosi) e soltanto in una minima parte, calcolata intorno al 10-20%, può risalire alla patologia che ha scatenato il quadro di tipo appendicolare

Rischi

Gravi complicazioni che possono verificarsi in caso di rottura dell’appendice e fuoriuscita di batteri nell’addome, sono la peritonite e la sepsi. Per approfondire, leggi anche:

Cure

Il trattamento tipico per l’appendicite acuta è la rimozione chirurgica della appendice, che può essere eseguita tramite un’incisione aperta nell’addome (laparotomia) o in laparoscopia (meno invasiva, con tempi chirurgici più lunghi ma tempi di recupero post-intervento più brevi). La chirurgia riduce il rischio degli effetti collaterali correlati con la rottura dell’appendice. Gli antibiotici possono essere altrettanto efficaci in alcuni casi di appendicite non rotta. Per approfondire: Appendicectomia durata, tecnica, rischi, postoperatorio, convalescenza

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Pelle irritata dal sudore: bagno, doccia, gel o crema idratante?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie I vari tipi di ghiandole e di sudore che influenzano l’odore del nostro corpoIn questo precedente articolo: Pelle arrossata ed irritata a causa del sudore: come curare l’irritazione cutanea? avevamo introdotto l’argomento, vediamo oggi altri consigli per prevenire e curare la pelle irritata a causa dal sudore.

Bagno o doccia?
Bagno o doccia che sia, il dato più importante è che l’esposizione prolungata all’acqua molto calda può rimuovere gli oli essenziali della pelle e l’umidità, lasciandoti la pelle rossa, secca e a scaglie. Quindi evita l’acqua troppo calda e, se proprio non riesci a farne a meno, almeno limitati a non più di 10 minuti di lavaggio. Altro piccolo consiglio: fai un bagno nella pappa d’avena. L’avena aiuta a calmare la pelle irritata, ed è un rimedio provato per l’irritazione cutanea. Usa della avena commestibile o dei bagni di pappa d’avena.

Crema idratante: quale e come?
Applica una crema quando hai fatto la doccia e dopo esserti lavato le mani. Le persone che hanno la pelle molto secca, possono applicare l’idratante a intervalli selezionati. Cerca gli ingredienti seguenti quando acquisti una crema idratante:

  • Ceramide. Aiuta nel sollievo della ritenzione idrica e dell’arrossamento.
  • Dimeticone e glicerina. Entrambe avvicinano l’acqua alla pelle.
  • Acido ialuronico. Come la ceramide, l’acido ialuronico aiuta a combattere la ritenzione idrica.
  • Lanolina, oli minerali e petrolato. Questi ingredienti aiutano la pelle a mantenere l’umidità assorbita durante l’abluzione.

Usa gel e creme con proprietà lenitive
Esistono molte creme e gel che possono migliorare l’irritazione da sudore, specialmente:

  • Crema con idrocortisone, applicata una-quattro volte al giorno.
  • Gel con aloe vera. I gel con aloe vera vengono spesso usati come medicazioni topiche per alleviare l’arrossamento grazie alle loro proprietà antinfiammatorie. L’aloe vera riduce le irritazioni della pelle.

Se l’irritazione persiste a lungo, o se vi accorgete che la sudorazione o il prurito sono francamente eccessivi o sono improvvisamente aumentati senza motivo, consultate il vostro medico di fiducia.

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Mastoidite, cos’è e dove si trova l’osso mastoide?

MEDICINA ONLINE MASTOIDITE OSSO MASTOIDE CRANIO DOVE SI TROVA DIETRO ORECCHIO PADIGLIONE A CHE SERVE VENTILARE INFIAMMAZIONE.jpgLa mastoidite è un’infezione batterica del mastoide, l’osso che si trova dietro il padiglione dell’orecchio costituito da spazi d’aria che aiutano a ventilare l’orecchio medio.

Quali sono le cause della mastoidite?

La mastoidite si sviluppa spesso come risultato di una infezione dell’orecchio medio o può essere causata da un colesteatoma nell’orecchio medio che blocca il drenaggio dell’orecchio.

Quali sono i sintomi della mastoidite?

I sintomi della mastoidite possono includere:

  • febbre;
  • irritabilità;
  • letargia;
  • gonfiore del lobo dell’orecchio;
  • arrossamento e tenerezza dietro l’orecchio;
  • drenaggio dall’orecchio.

Come si diagnostica la mastoidite?

Se si sospetta che il paziente possa essere affetto da mastoidite si possono effettuare i seguenti esami:

  • esami del sangue;
  • raggi X;
  • tampone auricolare;
  • risonanza magnetica;
  • TAC orecchio medio e rocche petrose.

Quali sono i trattamenti per la mastoidite?

La mastoidite cronica viene trattata con antibiotici per via orale o iniettivi, cortisonici, e regolari pulizie delle orecchie effettuate da un medico più terapia nasale con lavaggi, spray decongestionanti e docce nasali per garantire un buon drenaggio tubarico. Se questi trattamenti non funzionano la chirurgia può essere necessaria per evitare ulteriori complicazioni, a tal proposito leggi: Intervento chirurgico di mastoidectomia: procedura e complicanze

Quali problemi può causare la mastoidite non curata?

Se non curata la mastoidite può causare gravi complicazioni di salute, anche pericolose per la vita, tra cui:

  • perdita dell’udito;
  • coaguli di sangue;
  • meningite;
  • ascesso cerebrale.

I migliori prodotti per la cura delle ossa e dei dolori articolari

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere di ossa, legamenti, cartilagini e tendini e la cura dei dolori articolari. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Differenza tra infezione ed infiammazione: sono la stessa cosa?

MEDICINA ONLINE CELL CELLULA LABORATORIO MEMBRANA ORGANULI MORTE APOPTOSI BLOOD TEST INFIAMMAZIONE GRANULOMA SANGUE ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERROL’infiammazione, o flogosi, è un meccanismo di difesa non specifico innato, che costituisce una risposta protettiva, seguente all’azione dannosa di agenti fisici, chimici e biologici, il cui obiettivo finale è l’eliminazione della causa iniziale di danno cellulare o tissutale, nonché l’avvio del processo riparativo. Queste modificazioni si manifestano attraverso cinque sintomi che interessano la zona infiammata: ipertermia, arrossamento, dolore, gonfiore e compromissione funzionale del tessuto.

Queste manifestazioni insorgono a seguito all’azione acuta o cronica di agenti lesivi di varia natura, biologici, fisici, chimici o meccanici, come ad esempio necrosi tissutale, corpi estranei e fenomeni autoimmunitari. Una delle cause più frequenti di infiammazione è l’infezione.

Una infezione è una reazione patologica di un organismo alla penetrazione e alla moltiplicazione di microrganismi (virus, batteri, miceti,
protozoi, metazoi).

Quindi una infezione, ad esempio virale, determina nel nostro corpo dei meccanismi di difesa immunitaria che portano all’infiammazione ed ai suoi sintomi.

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Differenza tra empiema ed ascesso

MEDICINA ONLINE SURGERY SURGEON RECOVERY TAGLIO ANESTESIA GENERALE REGIONALE LOCALE EPIDURALE SPINALE SNC BISTURI PUNTI SUTURA COSCIENTE PROFONDA MINIMA ANSIOLISI ANESTHETIC AWARENESS WALLPAPER PICS PHOTO HD HI RES PICTURESSia empiema che ascesso sono raccolte di materiale purulento infetto, con polimorfonucleati e cellule in disfacimento, ma mentre nel caso dell’empiema la raccolta si localizza in una cavità preformata dell’organismo (come ad esempio pleura, pericardio e peritoneo), nel caso dell’ascesso il processo infiammatorio produce una neocavità (cioè una cavità di nuova formazione) in cui si raccoglie il materiale purulento (es. ascesso cerebrale, epatico…).

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Granuloma: tipi, caratteristiche, sintomi, diagnosi e cure

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-differenza-iperplasia-neoplasia-cancro-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecogrCon il termine granuloma si indica generalmente una lesione dovuta ad un’infiammazione cronica, che porta alla formazione di noduli. Bisogna, comunque, specificare che si tratta di formazioni di vario tipo, che rispondono anche a stimoli differenti, in certi casi anche infettivi e neoplastici. La caratteristica principale è costituita da un’intensa proliferazione di cellule. Abbiamo diverse tipologie di granuloma, da quello dentale a quello inguinale, dall’eosinofilo all’anulare, dall’ombelicale al tubercolare. Le cause sono variabili, come anche i sintomi cambiano in base al tipo a cui si far riferimento. Anche le cure differiscono in base al tipo di granuloma.

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Le tipologie
Le tipologie di granuloma sono varie. Quello eosinofilo consiste in una patologia ossea rara, che in genere interessa il cranio e il bacino. L’anulare è una condizione della pelle, rappresentata dalla formazione di lesioni o di protuberanze rossastre a forma di anelli. Quello inguinale colpisce i genitali, con una formazione iniziale che interessa la cute.
Piuttosto diffusi sono il granuloma piogenico e il granuloma dentale, che interessa i tessuti periapicali dei denti. Esistono molte forme di granuloma, fra le quali possiamo ricordare anche il tubercolare, nel caso di tubercolosi, e il sifiloma, nel caso della sifilide. E poi ancora la sarcoidosi, la granulomatosi di Wegener. La prima è una malattia idiopatica multisistemica, il secondo caso consiste in una vasculite che interessa il tratto respiratorio superiore e inferiore, anche se possono essere colpiti diversi organi.

I sintomi
Non è possibile unificare i sintomi del granuloma da una sola prospettiva. Il quadro sintomatologico cambia a seconda della parte del corpo interessata. Nel caso del granuloma dentale possono non manifestarsi sintomi anche per alcuni anni. Nella fase acuta si manifesta con l’ascesso, presentando un dolore intenso. In quello eosinofilo può comparire un focolaio, nell’ambito del quale l’osso viene distrutto e può essere sostituito da un tessuto morbido abbondante di granulociti eosinofili. La conseguenza consiste in una tumefazione ossea, con dolore e possibile frattura.
Se ad essere interessati sono i polmoni, possono esserci difficoltà respiratorie e tosse, se la malattia interessa la pelle, compaiono delle papule.
Nel granuloma anulare i sintomi sono variabili. Ci può essere una sintomatologia localizzata con lesioni di forma circolare sulle mani, sui piedi, sui polsi e sulle caviglie, generalizzata, con interessamento anche del tronco, delle braccia e delle gambe, o sottocutanea, con noduli sotto la pelle.
Nella forma inguinale compare all’inizio una piccola placca, che poi può espandersi fino a coinvolgere tutti i genitali. Dalle placche si hanno delle lacerazioni, dalle quali fuoriesce un liquido.

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Le cause
Le cause del granuloma rientrano davvero in un ampio spettro. In alcuni casi le ragioni di queste formazioni sono perfino sconosciute. Si può trattare di un fenomeno immunologico, di un processo infettivo, di un tumore, oppure il tutto può essere dovuto ad un corpo estraneo penetrato accidentalmente nei tessuti, come delle schegge. Anche virus e funghi possono causare il granuloma. Fra le altre cause, vari tipi di parassiti e di batteri.
Nel caso del granuloma anulare, le lesioni potrebbero essere scatenate da alcuni noduli cutanei minori o dall’uso di farmaci. Nel caso di quello dentale, il tutto è dovuto alla proliferazione di batteri nella zona terminale della radice del dente, interessando la parte in cui passano i nervi e i vasi sanguigni. Il granuloma si forma, in questo caso, per impedire all’infezione di propagarsi, come se fosse una specie di protezione per le radici e le gengive.

Le cure
Le cure del granuloma cambiano a seconda del tipo. Possiamo fare alcuni esempi. Nel caso di quello dentale può bastare una devitalizzazione del dente o, in alternativa, bisogna rimuovere il materiale utilizzato per l’otturazione, provvedere ad un’accurata pulizia, per riproporre una nuova otturazione.
Per il granuloma eosinofilo la terapia è di solito chirurgica e consiste nell’asportazione della lesione. Soltanto in certi casi si può procedere con l’irradiazione, quando il granuloma non è posizionato in una zona a cui è difficile accedere.
Il granuloma anulare può prevedere l’utilizzo di iniezioni di corticosteroidi, quando i fenomeni sono particolarmente intensi o altrimenti si possono utilizzare delle creme corticosteroidee o degli unguenti. Un’alternativa è la terapia della luce. Per curare quello inguinale, è necessario somministrare degli antibiotici, le tetracicline, i macrolidi e il trimetoprim-sulfametossazolo.

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Prostatite batterica ed abatterica: cause e cure dell’infiammazione della prostata

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PROSTATITE BATTERICA ABATTERICA PROSTATA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgCon il termine “prostatite” (in inglese “prostatitis“) si intende l’infiammazione della prostata, ghiandola maschile che si trova sotto la vescica e annovera tra le sue funzioni la produzione di liquido seminale. Si stima che la prostatite colpisca fino al 14% della popolazione maschile, indipendentemente da età ed etnia.

Uomo e donna

Poiché le donne sono sprovviste della ghiandola prostatica, la prostatite è una infiammazione che può colpire esclusivamente il sesso maschile. Le donne possiedono delle microscopiche ghiandole periuretrali, definite ghiandole di Skene, site nell’area prevaginale in prossimità dell’uretra, ghiandole che sono considerate l’omologo della prostata e possono causare una sintomatologia simile.

Leggi anche: PSA totale e free alto: capire i risultati dell’esame e rischio di tumore alla prostata

Diversi tipi di prostatite

In base ai sintomi e ai test di laboratorio, il medico può quindi distinguere tra i seguenti tipi di prostatite:

  • La prostatite batterica acuta, è il tipo meno comune di prostatite, ma il più facilmente riconoscibile. Essa può colpire qualsiasi fascia d’età e di solito è causato da un’improvvisa infezione batterica, facile da diagnosticare a causa dei sintomi e dei segnali tipici. Si tratta di una grave infezione del tratto urinario associata spesso a febbre e brividi ed è spesso risolvibile con pochi accorgimenti naturali. La prostatite batterica acuta.
  •  La prostatite batterica cronica è simile alla prostatite batterica acuta, ma i sintomi si sviluppano gradualmente e sono meno invalidanti. Caratterizzata da infezioni ricorrenti del tratto urinario negli uomini, questa condizione può colpire qualsiasi fascia d’età, ma è più comune negli uomini giovani e di mezza età.
  • La prostatite abatterica, chiamata anche sindrome da dolore pelvico cronico, è il più comune tipo di prostatite. La causa esatta di questa condizione non batterica è ufficialmente sconosciuta, potrebbe tuttavia derivare da infezione persistente, da infiammazione e/o spasmi muscolari pelvici.
  • La prostatite infiammatoria asintomatica è una prostatite senza sintomi, nonostante l’infiammazione della prostata sia evidente dalle analisi mediche. La prova dell’infiammazione si ottiene tramite biopsie sul tessuto prostatico o campioni di urina, sperma e liquido prostatico.

Leggi anche: Mi alzo spesso di notte per urinare: quali sono le cause e le cure?

Prostatite: le cause più comuni

Come già accennato, le cause dirette di prostatite non sono ancora completamente note alla comunità medica. Alcuni casi di prostatite sono correlate ad infezioni precedenti di prostatite batterica acuta e cronica. Queste infezioni arrivano nella prostata dall’uretra, dal reflusso di urina “infetta” nei condotti della prostata. La prostatite batterica tuttavia non è contagiosa e non è una malattia a trasmissione sessuale. La prostatite cronica, o sindrome da dolore pelvico cronico, può invece essere causato da microrganismi atipici come la clamidia, o la micoplasma (che possono essere trasmesse per contatto sessuale) o può anche essere dovuto a una reazione chimica o immunologica di un problema iniziale o precedente all’infezione. Tutte le condizioni che peggiorano il flusso dell’urina sono ulteriori fattori di rischio: tra questi l’ipertrofia prostatica ed i calcoli renali. Un ruolo importante è poi da attribuire anche allo stimolo irritativo causato da regimi alimentari non corretti, così come da abitudini comportamentali quale l’uso di cicli e motocicli che possono alterare il normale funzionamento della ghiandola prostatica e del collo vescicale. Altre cause di infezione batterica possono includere:

  • un disordine del sistema immunitario;
  • un disturbo del sistema nervoso;
  • lesioni alla prostata o nella zona della prostata;
  • interventi alla prostata;
  • l’uso del catetere;
  • rapporti sessuali non protetti.

Sono inoltre considerati fattori di rischio:

  • infezioni della vescica o all’uretra;
  • traumi pelvici;
  • disidratazione;
  • l’HIV / AIDS;
  • stress psicologico;
  • caratteristiche genetiche che predispongono al problema.

Leggi anche: Ecografia prostatica transrettale: come si svolge, è dolorosa, a che serve?

Sintomi e segni della prostatite

Nelle forme acute il quadro tipico presenta:

  • febbre anche elevata;
  • disturbi urinari (minzioni frequenti, dolorose e difficili);
  • dolore localizzato alla prostata, alla bassa schiena o all’inguine.

Nelle forme croniche i sintomi si presentano in maniera più sfumata e variano di intensità nel tempo, con periodi di remissione e recidive. Essi possono comprendere:

  • dolore e/o bruciore durante la minzione;
  • sangue nelle urine;
  • difficoltà a urinare;
  • minzione frequente, soprattutto di notte;
  • dolore addominale, inguine o bassa schiena;
  • dolore nella zona tra lo scroto e il retto (perineo);
  • dolore o disagio del pene o testicoli;
  • disfunzione erettile;
  • dolore durante i rapporti.

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Trattamenti e cure per la prostatite

La cura della prostatite nelle sue fasi di esordio è molto più semplice ed efficace rispetto ai casi divenuti ormai cronici. Si rende quindi indispensabile anzi tutto un tempestivo esame dell’urina, per individuare il batterio responsabile dell’infezione, quindi la terapia sintomatica prevede l’uso combinato di:

  • antibiotici (indicati solo nel trattamento delle forme batteriche);
  • alfa-bloccanti, che aiutano a rilassare il collo della vescica e le fibre muscolari in cui la prostata si unisce alla vescica;
  • antidolorifici, come l’aspirina o ibuprofene;
  • altri trattamenti, come la terapia del calore con un dispositivo a microonde e farmaci a base di estratti di piante.

Nelle forme di prostatite acuta, soprattutto in presenza di complicanze, accanto alla terapia antibiotica può essere inoltre necessario sottoporsi a piccoli interventi chirurgici per il drenaggio degli ascessi o dell’urina. Nelle forme di prostatite cronica abatteriche non esistono invece schemi di trattamento ben definiti; così la terapia può includere l’utilizzo di antinfiammatori (se l’origine della condizione lo richiede), alfabloccanti (alfalitici), ma anche farmaci e trattamenti alternativi, abbinati ad interventi comportamentali. Possono essere così prescritti finasteride (che riduce l’incidenza di ritenzione acuta d’urina), alcuni integratori (saw palmetto o serenoa repens) ed una miglior gestione degli stress quotidiani abbinati a tecniche di rilassamento.

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Integratori alimentari per il benessere della prostata

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di diminuire infiammazioni e bruciori e migliorare la salute della prostata:

Per approfondire:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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