Orecchio medio: anatomia e funzioni in sintesi

MEDICINA ONLINE ORECCHIO UDITO TIMPANO OSSICINI ANATOMIA ESTERNO MEDIO INTERNO COCLEA NERVO CRANICO 8 VIII VESTIBOLARE COCLEARE UDITIVO ESAME AUDIOMETRICO IPOACUSIA SORDITA CORPO TAPPO CERUME LAVAGGIOL’orecchio medio è la componente dell’orecchio compresa tra l’orecchio esterno e l’orecchio interno. Le sue principali parti costituenti sono: la membrana timpanica (o timpano), la cavità timpanica, in cui prendono posto i cosiddetti tre ossicini, la tuba uditiva, la finestra ovale e la finestra arrotondata.

  • Timpano. Situato al termine del condotto uditivo esterno e subito prima della cavità timpanica, è una sottile membrana di forma ovale e trasparente, che ha il compito di trasmettere le vibrazioni sonore, penetrate attraverso l’orecchio esterno, alla catena dei tre ossicini.
    La membrana timpanica è suddivisibile in due regioni: la cosiddetta pars flaccida e la cosiddetta pars tensa.
    Molto spesso gli anatomisti la descrivono come il punto di confine tra l’orecchio esterno e l’orecchio interno.
  • Cavità timpanica. Nota anche come cavo del timpano o cassa timpanica, è una zona cava che prende origine a livello della cosiddetta rocca petrosa dell’osso temporale del cranio. In altre parole, la cavità timpanica è un incavo osseo appartenente all’osso temporale del cranio.
    Nella cavità timpanica prendono posto i tre ossicini dell’orecchio medio, ossia: il martello, l’incudine e la staffa.
    Situati in modo da tale da poter comunicare tra loro, martello, incudine e staffa hanno l’importante funzione di ricevere le vibrazioni sonore dal timpano, amplificarle e trasmetterle all’orecchio interno.
    Dei tre ossicini del’orecchio medio, quello che ha rapporti diretti con il timpano e riceve per primo le vibrazioni sonore è il martello. Nel martello, il punto di contatto con il timpano è in una regione nota come manubrio del martello.
    Nel loro insieme, i tre ossicini prendono anche il nome di “catena degli ossicini”. Il termine “catena” richiama all’attivazione in sequenza dei elementi ossei in questione, nel momento in cui giungono le vibrazioni sonore al timpano: il primo a muoversi è il martello, poi l’incudine, su stimolo del martello, e infine la staffa, dopo l’interazione con l’incudine.
  • Tuba uditiva. Forse più nota come tromba di Eustachio, è il condotto che mette in comunicazione la cavità timpanica con la faringe e le cosiddette cellule d’aria della mastoide (o cellule mastoidee).
    La tromba di Eustachio ha diversi compiti, tra cui: garantire la giusta pressione a livello del timpano e impedire ai normali rumori corporei (quelli per esempio derivanti dalla respirazione o dalle deglutizioni) di andare a sbattere direttamente sul timpano.
  • Finestra ovale e finestra rotonda. Sono due membrane molto simili al timpano, situate al confine tra orecchio medio e orecchio interno.
    Il compito della finestra ovale e della finestra rotonda è trasmettere le vibrazioni sonore dalla staffa a un liquido particolare – l’endolinfa – presente all’interno delle due strutture principali dell’orecchio interno, ossia: l’apparato vestibolare e la coclea.
    A voler essere più precisi, la finestra ovale interagisce con l’endolinfa dell’apparato vestibolare, mentre la finestra rotonda interagisce con l’endolinfa della coclea.
    Per quanto concerne la posizione delle membrane in questione, la finestra ovale risiede sopra la finestra rotonda.

All’orecchio medio appartengono due muscoli, che hanno il compito promuovere il movimento degli ossicini a cui sono collegati. I muscoli in questione sono il muscolo stapedio e il muscolo tensore del timpano. Il primo è collegato alla staffa, mentre il secondo è unito al martello.

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Finestra ovale e finestra rotonda: orecchio medio od orecchio interno?

In alcuni testi di anatomia, la finestra ovale e la finestra rotonda rientrano tra gli elementi che costituiscono l’orecchio interno. Si tratta di un punto di vista diverso, rispetto a quello secondo cui le finestre ovale e rotonda farebbero parte dell’orecchio medio, ma ugualmente corretto.

Innervazione dell’orecchio medio

I nervi che hanno rapporti con o attraverso l’orecchio medio sono:

  • La cosiddetta corda del timpano. È una branca del settimo nervo cranico (o nervo facciale). Ha funzione sensitiva e, tra le varie funzioni che svolge, ha anche il compito di innervare la mucosa della cavità timpanica.
  • Il nervo auricolotemporale, la branca auricolare del nervo vago e il nervo timpanico (o nervo di Jacobson o branca timpanica del nervo glossofaringeo). Sono i nervi sensitivi della membrana timpanica.
  • I nervi caroticotimpanici superiore e inferiore. Passanti per la cavità timpanica, contribuiscono al cosiddetto plesso timpanico, una complesso reticolare di diversi nervi sensitivi che hanno il compito di innervare l’orecchio medio.
  • Il nervo piccolo petroso. È la continuazione del nervo timpanico e ha funzioni sensitive. Fa parte del plesso timpanico.
  • Il nervo grande petroso. È una branca del settimo nervo cranico e ha funzioni sensitive. Contribuisce al plesso timpanico.
  • La branca motoria del nervo facciale deputata al controllo del muscolo stapedio.
  • Il nervo pterigoideo interno. È una branca motoria del nervo mandibolare, il quale a sua volta fa parte del cosiddetto nervo trigemino. Il compito del nervo pterigoideo interno è innervare il muscolo tensore del timpano.

Vascolarizzazione dell’orecchio medio

Orecchio esterno, orecchio medio e orecchio interno possiedono, ciascuno, una propria rete di vasi arteriosi, la quale fornisce loro il sangue ossigenato necessario alla sopravvivenza dei diversi elementi anatomici costituenti.
L’irrorazione sanguigna dell’orecchio medio dipende, in prima istanza, dalla branca stilo-mastoidea dell’arteria auricolare posteriore e dall’arteria auricolare profonda e, in secondo luogo, dall’arteria meningea media, l’arteria faringea ascendente, l’arteria carotidea interna e l’arteria del canale pterigoideo.

Funzione dell’orecchio medio

L’orecchio medio ha la funzione di trasportare le vibrazioni del timpano fino alla coclea, grazie alla catena degli ossicini. Essi consentono alle vibrazioni del timpano di trasmettersi senza riduzione di forza alla finestra ovale. Le funzioni degli ossicini non si fermano qui: i loro movimenti sono controllati da alcuni muscoli ad essi connessi (il tensore timpanico e lo stapedio) e si ritiene che questi muscoli possano contrarsi per smorzare la vibrazione degli ossicini, in modo da proteggere l’orecchio interno da un eccessivo rumore e che diano una migliore risoluzione a frequenze più elevate (più utili alle attività dell’essere umano) riducendo la trasmissione delle basse frequenze, meno utili.

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Dopo una broncoscopia: cosa può succedermi? Quando chiamare il medico?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma BRONCOSCOPIA POLMONARE BIOPSIA FA MALE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneBroncoscopia: come devo comportarmi dopo aver fatto l’esame?
Al termine dell’esame la sensazione di anestesia alla gola con difficoltà alla deglutizione durerà ancora per qualche ora e poi sparirà spontaneamente, pertanto non bisogna assolutamente né bere né mangiare per almeno 2 ore dalla fine della broncoscopia. Dopo qualche ora si potrà ritornare a casa. Nel caso di esecuzione di prelievi polmonari è comunque consigliabile una dieta fredda per il giorno in cui si esegue la broncoscopia. Poiché i farmaci usati per rendere l’esame meno fastidioso possono provocare un rallentamento dei riflessi e della vigilanza, è bene che il/la paziente si faccia accompagnare da una persona di fiducia in grado di riaccompagnarlo/a a casa. Per lo stesso motivo è bene evitare, nel corso della giornata, di prendere decisioni importanti o usare macchinari che richiedano un elevato livello di attenzione.

Broncoscopia: cosa può succedermi nei giorni successivi?
E’ possibile, nei giorni immediatamente successivi alla broncoscopia, accusare un leggero mal di gola, notare piccole quantità di sangue nell’espettorato, avere un rialzo della temperatura: sono fenomeni comuni che non devono destare alcuna preoccupazione.

Broncoscopia: quando chiamare il medico?
Se nelle ore successive all’esame si dovesse avvertire dolore acuto al torace o tosse insistente con emissione cospicua di sangue occorre mettersi subito in contatto con il presidio dove è stata eseguita la broncoscopia.

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Fischio all’orecchio (acufene): significato, cure, quando è pericoloso

MEDICINA ONLINE ORECCHIO UDITO TIMPANO OSSICINI ANATOMIA ESTERNO MEDIO INTERNO COCLEA NERVO CRANICO 8 VIII VESTIBOLARE COCLEARE UDITIVO ESAME AUDIOMETRICO IPOACUSIA SORDITA CORPO TAPPO CERUME LAVAGGIOIn medicina si usa il termine acufene (o tinnito) per indicare la situazione in cui viene percepito un rumore in una o in entrambe le orecchie, oppure nella testa, anche se dall’esterno non proviene alcun suono.

Si stima che la condizione sia piuttosto frequente e in grado di interessare circa 10% ÷ 15% delle persone; nella maggior parte dei casi viene tollerato ragionevolmente bene, mentre nell’1-2% degli individui può causare problemi di adattamento al disturbo particolarmente significativi. Circa 2.5-5 milioni di italiani convivono con l’acufene, ma il disturbo ha caratteristiche diverse a seconda del paziente. Alcune persone percepiscono tintinnii o altri suoni immediatamente dopo l’esposizione a rumori molto forti, come ad esempio dopo un concerto, ma il rumore percepito dopo un po’ sparisce. Altre persone, invece, dicono di sentire un rumore flebile ogni volta che prestano attenzione, ma la maggior parte di esse non può distinguere il rumore tra gli altri suoni ambientali. Altri fattori possono influire sulla gravità del disturbo a seconda del paziente, come ad esempio la diversa gravità dei problemi di udito e i diversi tipi di suoni che vengono percepiti. È interessante notare che il volume dell’acufene, se misurato con strumenti da laboratorio, non è correlato alla gravità dell’acufene percepita dagli stessi pazienti. Ogni persona ha il proprio livello di tolleranza al rumore prodotto dall’acufene. Si tratta di un’esperienza molto personale.

Curiosità: secondo una credenza popolare si dice che quando sentiamo un leggero fischio nell’orecchio sinistro, vuol dire che qualcuno sta parlando bene di noi, al contrario, quando il fischio si avverte nell’orecchio destro, significa che stanno parlando male di noi. Ovviamente è solo una credenza popolare che non fa riferimento a nessuna ricerca scientifica.

Età di insorgenza

L’acufene non fa distinzioni: può colpire a qualsiasi età, anche se non si tratta di una malattia diffusa tra i bambini, che riferiscono la patologia più raramente rispetto agli adulti, in parte perché è più probabile che i bambini affetti da acufene abbiano problemi di udito fin dalla nascita. Potrebbero quindi non notare l’acufene e non preoccuparsi, proprio perché sono abituati a questo problema fin dalla nascita. I bambini, come del resto le persone di ogni età, possono essere a rischio di acufene se esposti a rumori molto forti. Alcune occasioni del tempo libero, come le sagre, i concerti, le corse automobilistiche o gli eventi sportivi possono essere attività molto rumorose che potrebbero danneggiare le orecchie dei bambini. Vi consigliamo di proteggere le orecchie, di mettere in guardia i bambini dai pericoli dei rumori forti e di valutare la possibilità di non far partecipare i bambini all’evento o di farli allontanare dalla fonte di rumore. Se viene individuata una causa scatenante un trattamento mirato può portare a miglioramenti, diversamente si agisce sullo stile di vita per ridurne l’intensità ed eventualmente alla psicoterapia per aiutare il soggetto colpito a conviverci.

Acufene pulsante

L’acufene pulsante è un suono ritmico e pulsante, che nella maggior parte dei casi va a tempo con il battito cardiaco. Di solito, ma non sempre, può essere udito con un esame obiettivo appoggiando lo stetoscopio sul collo del paziente, oppure mediante un microfono collocato all’interno del condotto uditivo.

Nonostante non sia una forma frequente di acufene alcune delle sue cause sono note:

  • ipertensione,
  • soffio al cuore,
  • patologie a carico delle trombe di Eustachio,
  • tumore glomico,
  • anomalie in una vena o in un’arteria, …

Molto spesso questo genere di acufene può essere curato. In caso di comparsa di acufene pulsante si raccomanda una visita medica.

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Cause

La causa esatta dell’acufene è tuttora sconosciuta, ma potrebbe essere legato al modo in cui i suoni vengono percepiti a livello dell’orecchio e/o interpretati dal cervello; in alcuni casi potrebbe non essere legato a una causa unica, ma a una combinazione di diversi fattori. Di fatto il tinnito è quindi un sintomo e non una malattia. Tra le diverse cause probabili,in grado di scatenare peggiorare l’acufene individuiamo:

  • Problemi di udito provocati dal rumore. L’esposizione a rumori molto forti può danneggiare e persino distruggere le cellule dotate di filamenti (le cellule ciliate) che si trovano nell’orecchio interno. Una volta danneggiate le cellule ciliate non possono essere ricostruite o sostituite. Tra i soggetti colpiti da acufene circa due su tre hanno difficoltà di udito, questa sembra quindi essere la causa più comune.
  • Accumulo di cerume nel condotto uditivo. La quantità di cerume prodotta dalle orecchie varia da persona a persona. A volte si produce una quantità di cerume tale da compromettere l’udito o da far sembrare più forte l’acufene; se vi accorgete di un eccesso di cerume chiedete al vostro medico di famiglia di farvelo togliere manualmente: quest’operazione non può essere effettuata con un semplice cotton fioc (che può anzi peggiorare la situazione), ma deve essere eseguita da un otorinolaringoiatra (medico specialista che si occupa delle orecchie, del naso e della gola) o dal medico stesso.
  • Alcuni farmaci. Alcuni farmaci sono ototossici, cioè pericolosi per l’orecchio. Altri farmaci, invece, provocano l’acufene come effetto collaterale, senza danneggiare l’orecchio interno. Gli effetti collaterali, che possono dipendere dal dosaggio del farmaco, possono essere temporanei oppure permanenti. Prima di assumere un qualsiasi farmaco, assicuratevi che il medico che ve lo prescrive sappia che soffrite di acufene e informatevi sulle terapie alternative che potrebbero essere adatte nel vostro caso.
  • Infezioni dell’orecchio o sinusite. Molte persone, compresi i bambini, possono soffrire di acufene durante un’infezione dell’orecchio o una sinusite. Una volta curata l’infezione, di solito l’acufene diminuisce fino a scomparire gradualmente.
  • Disordini temporo-mandibolari. Alcune persone hanno i muscoli o le articolazioni della mascella non correttamente allineate: questo non provoca soltanto l’acufene, ma può anche influire negativamente sui muscoli e sui nervi cranici e sulle strutture incaricate di ammortizzare i colpi, che si trovano all’interno dell’articolazione della mascella. Molti dentisti sono specializzati nella cura dei disordini temporo-mandibolari e mascellari e potranno consigliarvi efficacemente nella scelta della terapia.
  • Malattie cardiovascolari. Una piccola percentuale di persone affette da acufene soffre di acufene pulsante: di solito in questo caso si avverte una pulsazione ritmica, che spesso va a tempo con il battito cardiaco. L’acufene pulsante può indicare la presenza di una malattia cardiovascolare (cioè di una compromissione del normale flusso sanguigno nelle vene e nelle arterie), come ad esempio soffio al cuore, ipertensione o arteriosclerosi (indurimento della parete esterna delle arterie).
  • Alcuni tipi di tumore. Succede molto raramente, ma a volte si può essere affetti da un tumore benigno che cresce lentamente nei nervi acustici, vestibolari o facciali. Questi tumori possono causare: acufene, sordità, paralisi facciale e problemi di equilibrio.
  • Traumi alla testa e al collo. Anche i traumi alla testa e al collo possono provocare l’acufene. Tra gli altri sintomi troviamo: mal di testa, vertigini e amnesie.
  • Alcune malattie, come ad esempio l’ipotiroidismo o ipertiroidismo, la malattia di Lyme, la fibromialgia, la malattia di Ménierè e la sindrome di presa toracica, possono presentare l’acufene come sintomo.

Quando l’acufene è un sintomo di un’altra malattia, la cura di questa può contribuire ad alleviare anche l’acufene. Nonostante tutte queste possibilità, in molti casi lo sviluppo del disturbo avviene senza alcuna ragione (almeno apparente).

Un rumore molto forte è sufficiente a causare acufene?

Molte si chiedono se un’esposizione non ripetuta a un rumore forte, avvenuta magari molti anni prima, può provocare l’acufene. Si può parlare di un danno vero e proprio se:

  • vi devono parlare a voce alta perché voi sentiate,
  • le orecchie vi fanno male,
  • oppure se il vostro udito è peggiorato immediatamente dopo l’esposizione al rumore.

L’esposizione al rumore può essere unica oppure ripetuta per mesi o per anni. Il volume del rumore può influire sul livello della perdita di udito, ad esempio i rumori di 100 decibel percepiti per più di un quarto d’ora possono provocare la sordità, come i rumori di 110 decibel, uditi anche solo per più di un minuto. Ricordiamo però che l’esposizione non ripetuta a un rumore di forte intensità non provoca automaticamente l’acufene o la sordità permanente, poiché la sensibilità uditiva varia da persona a persona. È anche possibile che il danno dovuto all’esposizione al rumore non venga notato per molti anni.

Acufene ed ereditarietà

Potrebbe esserci una qualche predisposizione ereditaria per alcune persone, ma non si sa con certezza se l’acufene sia già scritto nei nostri geni. Gli scienziati che lavorano alla mappatura del genoma umano, ad esempio, non hanno ancora scoperto nessun gene dell’acufene, ma hanno identificato i geni responsabili di alcuni problemi d’udito molto rari, della disfunzione temporo-mandibolare, della sindrome di Ménière e del neurinoma acustico. Queste patologie spesso comprendono l’acufene come effetto collaterale e questo indica che ci potrebbe essere un qualche collegamento, ma l’argomento è ancora lontano dall’essere esplorato sufficientemente.

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Sintomi

Spesso l’acufene viene definito “ronzio nelle orecchie”, ma alcune persone percepiscono rumori come:

  • sibili,
  • rombi,
  • fischi,
  • stridori,
  • tintinnii,
  • ronzii,
  • fruscii,
  • crepitii,
  • soffi,
  • pulsazioni.

L’acufene può essere intermittente oppure costante, può generare un rumore unico oppure diversi rumori e il suo volume può variare da appena percettibile a estremamente alto. È infine interessante la seguente classificazione:

  • Acufene soggettivo: Si tratta dei più comuni e individuano i casi in cui il suono/rumore viene percepito dall’individuo, ma non può essere ascoltato da un osservatore esterno.
  • Acufene oggettivo: Decisamente rari, descrivono i casi in cui il suono è di fatto generato nell’organismo (per esempio dal flusso sanguigno) e può quindi essere ascoltato anche dal medico.

Pericoli

Raramente l’acufene è sintomo di una condizione grave e nella maggior parte dei casi è fondamentalmente solo una causa di fastidio. In alcuni casi è tuttavia possibile che l’impatto sul quotidiano sia tale da influire su concentrazione e qualità del sonno, fino a diventare una vera e propria causa di depressione; può interferire con la normale vita di relazione e con le altre attività quotidiane e tutto questo fa sì che il malato, specie se è già predisposto, possa scivolare verso uno stato depressivo, ansia, stanchezza e stress. In letteratura si trovano le prove che la maggior parte delle persone affette da acufene non è depressa e nemmeno seriamente disturbata dal sintomo, ma i pazienti che già erano depressi, al contrario, si sentono molto più danneggiati dal problema rispetto ai pazienti non depressi. Nei soggetti predisposti è quindi assolutamente raccomandabile un supporto psicologico.

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Cura e terapia

Ad oggi non esiste alcuna cura definitiva per l’acufene, non esiste cioè nessuna bacchetta magica che permetta ai milioni di persone che ne soffrono di non sentire più quel rumore nelle orecchie e nella testa, ma tendenzialmente il sintomo tende a migliorare nel tempo e in alcuni casi si può trovare sollievo dall’acufene, soprattutto quando sia possibile individuare esattamente la causa scatenante. Ad esempio alcune persone producono cerume in eccesso che impedisce ai rumori provenienti dall’esterno di penetrare nell’orecchio: quando il cerume o un qualsiasi oggetto esterno (come un capello) toccano il padiglione auricolare può prodursi come risultato l’acufene. Facendo rimuovere il cerume dal medico o dall’otorino, si rimuove anche la causa che provoca il disturbo. Alcune persone con gravi problemi di udito hanno sperimentato che un impianto cocleare li aiuta a sentire il mondo intorno a loro e questo in parte rende l’acufene nella loro testa meno fastidioso. Nessuno di questi esempi rappresenta una cura rapida e definitiva, ma tutti indicano con certezza che esistono metodi per alleviare il disturbo.

Stile di vita

Anche se spesso si tende a sottovalutare l’impatto di un corretto stile di vita, sono numerose le testimonianze di pazienti che hanno trovato un enorme sollievo correggendo alcuni aspetti come:

  1. Smettere di fumare.
  2. Bere almeno 1.5-2 l di acqua al giorno.
  3. Ridurre drasticamente l’uso del sale e degli alimenti salati (attenzione ai cibi industriali!).
  4. Evitare gli alcolici.
  5. Evitare la caffeina (caffè, cola, bibite energetiche, …).
  6. Evitare pasti troppo ricchi di grassi, piccanti, …

Terapie disponibili

Esistono diverse terapie contro l’acufene, ma vi consigliamo comunque di sentire il vostro medico, audiologo o specialista per scoprire la migliore terapia nel vostro caso. L’acufene è un disturbo che varia molto da persona a persona, quindi terapie diverse hanno effetti diversi a seconda del paziente.

Le terapie dell’acufene, proprio come le cause del disturbo, sono svariate, e ciò che funziona per un paziente potrebbe non funzionare in tutti i casi. Anche la ricerca clinica controllata è limitata, e quindi non ci sono dati che affermino con certezza che una terapia è nettamente migliore delle altre.

I mascheratori e i generatori di rumore sono per molti versi simili, il protocollo di entrambe le terapie introduce rumori estranei nella vita del paziente. I mascheratori spesso rappresentano una valida opzione per gestire l’acufene, perché il loro scopo è quello di alleviare immediatamente la percezione del disturbo. Gli ausili per l’udito, gli apparecchi combinati e diversi tipi di generatori di suoni possono realizzare un mascheramento totale o parziale. Nello specifico i mascheratori posti all’interno dell’orecchio emettono rumori che coprono parzialmente o totalmente l’acufene. Generalmente vengono impostati per emettere un rumore ad alta frequenza.

Emettendo un rumore poco intenso i generatori di rumore permettono a chi soffre di acufene di continuare a udirlo. L’intenzione è quella di permettere al paziente di abituarsi all’acufene, mescolando il rumore prodotto dall’acufene con quello emesso dal generatore di rumore. Questi apparecchi spesso sono usati insieme a quello che viene definito counseling direttivo. Lo scopo dell’unione di queste due terapie è quello di riabituare il cervello ed aiutare il paziente ad abituarsi al rumore dell’acufene fino quasi a non sentirlo più.

Mentre il mascheramento di solito è efficace fin da subito, i generatori di rumore impiegano più tempo ad alleviare il disturbo in maniera significativa e misurabile: il periodo può variare da alcuni mesi fino a uno, a volte due, anni.

L’inibizione residua è la scomparsa temporanea dell’acufene nel momento in cui viene spento il mascheratore. A volte, dopo aver acceso il mascheratore, averlo indossato per pochissimo tempo e averlo spento, si può scoprire che l’acufene si è molto ridotto oppure è scomparso totalmente. Il lasso di tempo in cui l’acufene può scomparire dopo il mascheramento può variare da alcuni minuti ad alcuni giorni. Le persone che sperimentano l’inibizione residua devono avere un acufene che può essere mascherato, cioè il mascheramento deve essere una terapia valida per il vostro acufene.

In commercio non esiste alcun farmaco specifico per curare l’acufene, tuttavia ci sono diversi farmaci che hanno alleviato l’acufene nel caso di molti pazienti. Ovviamente ci sono delle precauzioni da osservare quando li si usa, ad esempio alcuni farmaci che alleviano l’acufene possono causare dipendenza e dovrebbero essere usati solo sotto supervisione di un medico specializzato.

Se avete delle domande su una cura naturale potete consultare un medico naturopata della vostra zona per avere ulteriori informazioni, è comunque consigliabile mantenere un sano scetticismo nei confronti di tutti i prodotti che pretendono di curare l’acufene e, in generale, di tutte le terapie per questo disturbo. Da un altro punto di vista, se davvero c’è qualcosa che non fa male e può migliorare la qualità della vita o il benessere generale, vale la pena di parlarne con il vostro medico e magari di provarlo.

Da un punto di vista scientifico non ci sono inoltre evidenze che multivitaminici e prodotti simili possano condurre a miglioramenti.

Psicoterapia

La psicoterapia cognitivo comportamentale è un approccio che ha dimostrato di permettere grandi risultati in pazienti affetti da ansia e depressione; è basato sull’idea che i pensieri del paziente influiscano in modo determinante sui modi in cui poi agisce e percepisce le emozioni.

Questa tecnica può essere efficacemente applicata anche allo stress e all’ansia connessi alla percezione dell’acufene; ad esempio, se conoscenze del paziente su questo fenomeno sono limitate, è molto probabile che possa diventare ansioso e stressato, emozioni in grado di peggiorare l’entità del sintomo (o almeno di come viene percepito).

Cambiare il modo di pensare al disturbo può contribuire a ridurre l’ansia e consentire di accettare più facilmente il rumore, che nel tempo diventerà così meno evidente e invasivo.

Prevenzione

Per prevenire gli acufeni la strategia più importante è proteggere il proprio udito, sia in ambito ricreativo che professionale: indossare i tappi per le orecchie o le cuffie, limitare il periodo di tempo trascorso nell’ambiente rumoroso e attenzioni simili possono davvero fare la differenza sia in termini di prevenzione che riduzione del rischio di peggioramento del disturbo.

Anche il rumore durante il tempo libero può avere ripercussioni sul vostro udito. La prossima volta che vi ritrovate nel bel mezzo di un rumore che vi dà fastidio (per esempio durante un evento sportivo, un concerto o mentre siete a caccia) indossate una protezione per le vostre orecchie, che può ridurre il rumore da 15 a 20 decibel. Per le situazioni in cui il rumore è davvero eccessivo, potrebbe essere necessario indossare le cuffie sopra i tappi per le orecchie. Fate attenzione anche alle altre attività che provocano rumori forti, come asciugarvi i capelli o usare il tosaerba. Ricordatevi di proteggervi le orecchie: lasciate le cuffie appese alle maniglie del tosaerba, oppure tenete i tappi per le orecchie in bagno vicino al phon. L’esposizione ripetuta ai rumori forti può avere un effetto complessivo dannoso per il vostro udito.

Cosa può far peggiorare l’acufene?

L’esposizione ai rumori forti, come già detto in precedenza, può avere un effetto negativo sul vostro udito e far peggiorare l’acufene. Fate attenzione a proteggervi con tappi per le orecchie o cuffie, oppure evitando di partecipare a eventi particolarmente rumorosi.

Anche alcuni farmaci possono far peggiorare l’acufene. Comunicate al vostro medico di famiglia (e non solo al vostro otorino) tutti i farmaci con e senza obbligo di ricetta che state assumendo o avete assunto di recente.

Molte persone trovano che l’alcool, la nicotina e la caffeina, come pure alcuni alimenti, possono far peggiorare l’acufene. Altri, invece, trovano che gli alimenti con un alto contenuto di zucchero o con una quantità qualsiasi di chinino (acqua tonica) possono far sembrare più forte l’acufene. Controllate la vostra risposta a diversi stimoli e trovate un giusto compromesso: evitate di eliminare tutti gli alimenti che vi piacciono, ma anche di far peggiorare l’acufene senza un buon motivo.

Da ultimo ricordiamo che anche lo stress e la fatica possono avere ripercussioni sull’acufene. Fate delle pause per rilassarvi, ricordate che gli eventi della vita possono manifestarsi nel vostro organismo sotto forma di peggioramento dell’acufene.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Augmentin (amoxicillina): posologia, effetti collaterali [FOGLIETTO ILLUSTRATIVO]

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Roma Medicina Chirurgia Estetica Rughe Filler Cavitazione Peso Dimagrire Pancia Grasso Dietologo Cellulite Senologo Pene H Grasso Pancia Sex Sessuologo Auguri Buon Natale 2013 CURA FARMACI ANTICOLESTEROLOAUGMENTIN (amoxicillina + acido clavulanico) è un farmaco indicato nel trattamento delle malattie infettive sostenute da microorganismi sensibili all’amoxicillina. Polmoniti acquisite in comunità, sinusiti batteriche, cistiti, pielonefriti, infezioni dei tessuti molli e della pelle, osteomieliti ed otiti rappresentano solo alcune delle patologie per le quali potrebbe essere indicato l’uso di AUGMENTIN.

AUGMENTIN associa ad un antibiotico appartenente alla classe delle penicilline semisintetiche e più precisamente delle aminopenicilline un inibitore naturale delle beta lattamasi. E’ noto infatti come l’amoxicillina, principio attivo di AUGMENTIN ® , pur espletando un ottima azione terapeutica ad ampio spettro, inibendo la reazione di transpeptidazione e la conseguente formazione del peptidoglicano, principale componente della parete batterica, risulti particolarmente sensibile all’azione delle beta lattamasi. Questi ultimi enzimi, generalmente espressi dalle cellule batteriche come meccanismo di resistenza agli antibiotici, possono infatti legare l’amoxicillina aprendo l’anello betalattamico e neutralizzando l’attività terapeutica dell’antibiotico.

Modalità d’uso e posologia

  • Compresse rivestite da 875 mg di amoxicillina + 125 mg di acido clavulanico;
  • Polvere per sospensione orale da 875 mg di amoxicillina + 125 mg di acido clavulanico;
  • Polvere per sospensione orale da 400 mg di amoxicillina + 57 mg di acido clavulanico.

Il dosaggio e il timing d’assunzione dovrebbero essere definiti dal proprio medico dopo aver valutato attentamente lo stato fisio-patologico del paziente, la gravità del quadro clinico e la presenza di contestuali condizioni come età avanzata o patologie epatiche e renali, per le quali sarebbe necessario modulare ulteriormente le dosi.
Generalmente lo schema posologico standard per gli adulti prevederebbe l’assunzione di 2 – 3 compresse rivestite da 1 gr al giorno.

Avvertenze
L’uso di AUGMENTIN dovrebbe essere supervisionato dal medico e indicato dopo aver accertato la natura del microrganismo e la sua sensibilità all’amoxicillina.
L’uso inadeguato di questo antibiotico, potrebbe infatti determinare la comparsa di microrganismi multi-farmaco resistenti tali da rendere la terapia antibiotica inefficace.
Pazienti affetti da patologie epatiche e renali o con storia clinica caratterizzata da reazioni di ipersensibilità ai farmaci, dovrebbero consultare immediatamente il proprio medico, con il quale valutare i rapporti costi-benefici derivanti dalla terapia antibiotica con AUGMENTIN.
Il medico invece dovrebbe periodicamente controllare lo stato di funzionalità epatica e renale del paziente sottoposto a terapia, sospendendo il trattamento in seguito alla comparsa di effetti collaterali indesiderati.
AUGMENTIN in polvere per sospensione orale contiene Aspartame, fonte di fenilalanina, potenzialmente pericolosa per pazienti affetti da fenilchetonuria.

Gravidanza ed allattamento
L’assenza di trial clinici in grado di testare sull’uomo la sicurezza per il feto dell’acido clavulanico e dell’amoxicillina, non consentono di utilizzare liberamente AUGMENTIN durante la gravidanza.
L’uso di questo medicinale quindi sarebbe indicato esclusivamente nei casi di reale necessità e sotto stretto controllo medico specialistico.
L’assunzione di AUGMENTIN durante l’allattamento al seno è invece controindicata vista la tendenza che presenta l’antibiotico ad accumularsi nel latte materno.

Interazioni
Nonostante anche dal punto farmacocinetico l’assunzione di amoxicillina ed acido clavulanico risulti sicura e priva di particolari rischi, il paziente dovrebbe prestare in ogni caso particolare attenzione al contestuale consumo di :

  • Allopurinolo, vista l’aumentato rischio di sviluppare reazioni allergiche;
  • Probenecid, responsabile dell’aumento delle concentrazioni ematiche e degli effetti collaterali epatici e renali dell’amoxicillina;
  • Warfarin, per l’aumentato rischio di sanguinamento;
  • Metotrexate, visto l’aumento delle concentrazioni ematiche di questo principio attivo indotto dall’amoxicillina, responsabile di un incremento della tossicità del farmaco;
  • Etanolo e amiloride in grado di alterarne il profilo di assorbimento intestinale.

Controindicazioni
L’utilizzo di AUGMENTIN è controindicato in pazienti ipersensibili alle penicilline ed alle cefalosporine o ai relativi eccipienti, in corso di mononucleosi infettiva e di patologie epatiche farmaco indotte.

Effetti collaterali
Differenti trial clinici ed un attento monitoraggio post-marketing hanno dimostrato come l’assunzione di amoxicillina/acido clavulanico risulti generalmente ben tollerata e priva di effetti collaterali clinicamente rilevanti.
Tuttavia oltre ai classici sintomi gastro-intestinali ed alle potenziali reazioni da ipersensibilità, seppur raramente l’assunzione di AUGMENTIN ® potrebbe determinare la comparsa di leucopenia, trombocitopenia, vertigini, cefalea, dolore epigastrico, ipertransaminasemia e iperbilirubinemia.
Fortunatamente tali reazioni risultano rare e presenti soprattutto in pazienti predisposti o sottoposti a terapie antibiotiche inadeguate per dosaggi e tempi.

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Allungamento muscolare forzato per aumentare la massa muscolare: scheda di allenamento

MEDICINA ONLINE MUSCOLI DIFFERENZA DISTROFIA MUSCOLARE DUCHENNE BECKER SISTEMA NERVOSO DISTROFINA GENE GENETICA MALATTIA MORBOLa contrazione eccentrica, ovvero la fase negativa di un movimento, in un dato esercizio, è in grado di produrre la più alta intensità sul muscolo. Va usata con parsimonia in quanto provoca rotture nei filamenti proteici di actina e miosina. Esiste un’altra tipologia di stress: la contrazione in allungamento, quindi una isometrica fatta nella fase di massimo stretching del muscolo. Sono stati effettuati dei test dal punto di vista ormonale, i quali hanno fatto registrare picchi molto elevati di IGF1 “fattore di crescita insulino-simile“, un ormone alquanto anabolico.

Per sfruttare questo principio vi proporremo una scheda apposita di allenamento dove in alcuni esercizi bisogna effettuare una serie al cedimento muscolare, poi quando non si riesce più a sollevare il carico, quindi con il muscolo passivo, occorrerà provare ugualmente a vincere il peso, realizzando in tal modo una contrazione isometrica in una posizione di allungamento. E’ una tecnica molto pericolosa da effettuarsi solo ed esclusivamente con alcuni esercizi, scordatevi squat, pressa o stacco da terra.

Scheda di Allenamento con il Principio dell’Allungamento Muscolare Forzato

Giorno A

  • Alzate Laterali con manubri 1 set stripping da 6+6+6 reps
  • *Lento Avanti (come da schema)
  • Curl alla panca scott con Bilanciere Ez 1 set stripping da 6+6+6+ reps
  • *Curl Bilancere (come da schema)
  • Estensioni dietro il collo con manubrio impugnatura a 2 mani 1 set stripping da 6+6+6+ reps
  • *Distensioni su panca piana con bilanciere (come da schema)

Giorno B

  • *Calf Seduto (come da schema)
  • Iperextension 2 set x 15 reps
  • *Leg Curl (come da schema)
  • Leg Extension 2 x 15 reps
  • *Pressa orizzontale (come da schema)

Giorno C

  • Croci alla Pectoral Machine 2 set stripping da 6+6+6 reps
  • *Distensioni su panca piana con bilanciere (come da schema)
  • *Pull-Down Avanti alla lat machine (come da schema)
  • *Vertical Row (come da schema)
  • Alzate con manubri busto a 90° 2 set da 15 reps

Schema per gli esercizi con asterisco

  • Effettuare la prima serie con un carico da 8/10 ripetizioni.
  • Arrivare al cedimento, quindi selezionare il carico giusto in relazione al proprio massimale
  • Recuperare un paio di minuti e poi …
  • Effettuare 3 serie dove si userà lo stesso carico utilizzato nella prima serie.
  • Si andrà ad esaurimento facendo ad ogni ripetizione 2/5 secondi di fermo isometrico nella posizione di massimo allungamento.
  • In questa posizione non si subisce semplicemente il peso ma lo si contrasta mantenendo il muscolo in contrazione isometrica.

E’ una scheda di allenamento ad alta intensità che metterà a dura prova i vostri muscoli ed il sistema nervoso centrale. Tale protocollo dovrà durare al massimo 6 settimane alternando 3 e 2 allenamenti a settimana. In 6 Settimane il ciclo si completerà come da seguente schema:

  • 1 Settimana A-B-C
  • 2 Settimana A-B
  • 3 Settimana C-A-B
  • 4 Settimana C-A
  • 5 Settimana B-C-A
  • 6 Settimana B-C.

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Differenze tra merluzzo, nasello, baccalà o stoccafisso

MEDICINA ONLINE PESCE MERLUZZO NASELLO BACCALA STOCCAFISSO MARE PESCHERIA MARE ACQUA NUOTARE PESCA PESCARE LAGO DIFFERENZE CALORIE VALORI NUTRIZIONALI PROPRIETA.jpgMerluzzo, nasello, baccalà, stoccafisso. Pochi alimenti come questi hanno generato nel trascorrere del tempo una così grande confusione terminologica.… Una volta per tutte facciamo chiarezza e cerchiamo di mettere ordine nella complessa questione.

Il merluzzo

Con il termine merluzzo si definiscono propriamente il merluzzo bianco o comune, il merluzzo del Pacifico, il merluzzo della Groenlandia e altri tipi simili originari di vari mari del mondo, tutti appartenenti al genere “Gadus”.
Il loro nome moderno deriva dall’appellativo “luccio di mare” (“mar lucius”) che gli tributarono i Romani in virtù della sua somiglianza con il luccio, pesce di fiume allora diffusissimo nelle nostre acque dolci. In alto potete vedere la foto di un merluzzo.

Il nasello

Con il termine nasello vengono invece denominati i pesci appartenenti al genere “Merluccius” (e già qui si capisce perché possano essere iniziate a circolare informazioni confuse al proposito).

Si tratta quindi di un altro animale e non, come sostengono varie leggende metropolitane, di merluzzo giovane o di piccole dimensioni (anche se risponde a verità il fatto che, generalmente, il nasello sia più piccolo del merluzzo).

Il baccalà

Baccalà è la parola che definisce la carne di merluzzo conservata sotto sale, un sistema pare inventato nell’antichità dai pescatori di balene baschi e subito copiato da molti popoli, sia dei Mari del Nord, sia del Mediterraneo.

Lo stoccafisso

Stoccafisso invece è il termine che indica la carne di merluzzo conservata mediante essiccazione, secondo un metodo probabilmente di origine olandese e definito “stocvisch” (pesce a bastone) da cui il nome italiano.

Caratteristica comune a baccalà e stoccafisso è quella che, per essere utilizzabili al consumo, hanno bisogno di una lunga immersione in acqua fredda, sia per eliminare il sale sia per restituire ai tessuti secchi la originaria consistenza.

Ulteriore motivo di confusione fra baccalà e stoccafisso: in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino, regioni ai vertici nel consumo di queste carni conservate, il termine baccalà (o meglio bacalà, con una sola “c”) indica genericamente entrambi i prodotti, senza distinzione. In altre parole, il famoso “bacalà alla vicentina” o “bacalà mantecato” è in realtà stoccafisso.

Proprietà

Merluzzo e nasello, pesci molto simili (in pratica differiscono solo per le dimensioni) presentano di conseguenza proprietà nutritive affini: il nasello presenta un quantitativo di grassi leggermente superiore (0,67 contro 0,35) e maggiori calorie (82 contro 71) ma si tratta di differenze davvero minime.

Anche il baccalà e lo stoccafisso ammollati (presi in esame cioè dopo essere stati a lungo immersi in acqua fredda cambiata più volte) hanno proprietà nutritive analoghe: superiori i grassi del baccalà (1,0 contro 0,9 dello stoccafisso) e maggiori calorie (95 contro 92).

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Idee in cucina

Merluzzo al forno

Semplicissima e leggera, questa ricetta consente di apprezzare il gusto tipico del merluzzo. Sistemare in una teglia unta con poco olio i filetti di pesce, bagnarli con vino bianco secco e infornare per circa 20 minuti a forno caldo (180° C). Tritare finemente prezzemolo e aglio e stemperare in succo di limone. Sfornare, girare i filetti, inumidire con la salsa e cuocere per altri 20 minuti. Servire ben caldo.

Cartoccio di nasello con cipolle di Tropea

Prendete una pirofila e preparatevi una marinatura con pomodorini tagliati a metà, uno spicchio d’aglio e il succo di un limone, in cui introdurrete i filetti di nasello e li irrorerete di vino bianco secco, lasciandoli riposare per una mezz’oretta. Sbucciate della cipolla di Tropea e tagliatela a rondelle finissime, con le quali fodererete un foglio di carta forno (uno per ogni filetto di nasello) e vi adagerete il filetto con la marinatura.
Ungete con poco olio, aggiustate di sale, chiudete con cura il cartoccio e cuocete in forno ben caldo per un quarto d’ora circa. Il gusto delicato del nasello trarrà vantaggio da questa preparazione semplice ma saporita.

Spaghetti al sugo di baccalà

ate un soffritto di olio, cipolla e pomodorini in cui poi aggiungere il baccalà sminuzzato con le mani e due bicchieri di acqua bollente. Dopo dieci minuti di cottura aggiungere capperi, prezzemolo e olive e spegnete il fuoco, lasciando riposare qualche istante, aggiustando di sale e peperoncino. Nel frattempo avrete cotto degli spaghetti n° 5, che condirete – senza scolarli troppo – con il sugo di baccalà, decorando il piatto con foglie di basilico.

Stoccafisso all’abruzzese

Mettete a bagno una tazza di funghi porcini secchi. In un tegame di terracotta preparate un soffritto di aglio, cipolla, prezzemolo e peperoncino, aggiungete i funghi tagliati a listarelle sottili e un mestolo di brodo vegetale. Disponete nel tegame lo stoccafisso ammollato e rosolatelo per qualche minuto, aromatizzando il tutto con chiodi di garofano, alloro e cannella. Cuocete a tegame coperto per tre ore circa a fiamma bassissima, aggiungendo brodo di tanto in tanto e sistemando di sale. Dopo tre ore, togliete dal fuoco, incorporate qualche patata a tocchetti e cuocete per un’altra ora scarsa.

In conclusione

Speriamo, grazie a questo articolo, di aver sciolto dubbi e incertezze sulla materia. In ogni caso, merluzzo e nasello da una parte, baccalà e stoccafisso dall’altra dimostrano di essere tutti alimenti di grande pregio, magri e nutrienti, saporiti e salutari.
Nella scelta, affidatevi al gusto. Quale che sia la vostra preferenza, non rimarrete delusi.

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Collutori naturali e fatti in casa per disinfettare la lingua

MEDICINA ONLINE LINGUA NERA VILLOSA CAUSE DIAGNOSI TERAPIE BLACK TONGUEL’alito cattivo è un problema legato alla salute orale che può indicare la presenza di un’infezione, di malattie dei denti, delle gengive o dell’apparato digerente. In alcuni casi, però, la causa potrebbe essere la lingua, parte fondamentale della bocca che interviene nella prima fase del processo digestivo e su cui si accumula una grande quantità di batteri. La proliferazione batterica sulla lingua non solo può causare alitosi cronica, ma anche altre patologie della bocca che possono diminuire la qualità della vita e creare difficoltà di relazione. Per questo motivo, oltre a spazzolare i denti regolarmente, è molto importante curare ‘’igiene della lingua con prodotti disinfettanti non aggressivi.

Qual è il modo più indicato per disinfettare la lingua?

Per cominciare ad avere bocca e lingua più pulite e libere da colonie batteriche, procuratevi:

  • spazzolino da denti pulito ed adeguato alle vostre gengive;
  • dentifricio;
  • pulisci lingua;
  • collutorio orale.

Se non hai un pulisci lingua, puoi trovarne uno ottimo in rame qui: http://amzn.to/2AuCu5r

A questo punto:

  • mettete poco dentifricio sullo spazzolino da denti e cominciate a spazzolare la lingua, partendo dal fondo e andando verso la punta. Risciacquate con acqua tiepida;
  • usate il pulisci lingua per sfregare delicatamente la lingua ed eliminare i residui di patina bianca. Il modo corretto per farlo è tenere lo strumento in posizione orizzontale alle labbra, applicando una leggera pressione sulla lingua. Raschiate delicatamente partendo dal fondo della lingua e andando verso la punta;
  • per terminare, sciacquate la bocca con un collutorio orale antibatterico, per un paio di minuti.

Il collutorio eliminerà qualsiasi germe che i passaggi precedenti possano aver lasciato. Potete acquistarlo in diversi formati o gusti, oppure scegliere di realizzarlo in casa usando alcuni ingredienti naturali e seguendo le ricette che oggi vi proponiamo.

Collutorio al bicarbonato

Il bicarbonato di sodio è un grande alleato dell’igiene orale perché aiuta a disinfettare la bocca e neutralizza i cattivi odori.

Ingredienti:

  • 1 tazza di acqua (250ml)
  • 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio (5 g)
  • 3 gocce di olio essenziale di menta

Preparazione:

Mettete tutti gli ingredienti in un barattolo di vetro e agitate per mescolarli bene. Usate la soluzione per fare regolarmente degli sciacqui.

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Collutorio all’aceto di mele

L’aceto di mele ha un’azione disinfettante naturale che aiuta a combattere diversi tipi di germi.

Questo semplice collutorio lascia la bocca pulita ed elimina i cattivi odori che causano l’alitosi.

Ingredienti:

  • 1 tazza di acqua (250 ml)
  • 2 cucchiai di aceto di mele (30 ml)

Preparazione:

Mescolate i due ingredienti in un barattolo e utilizzate la soluzione come collutorio dopo aver spazzolato i denti, come di consueto.

Collutorio al prezzemolo e chiodo di garofano

Un infuso di prezzemolo e chiodi di garofano aiuta a neutralizzare l’alito cattivo e la proliferazione dei batteri nella bocca.

Ingredienti:

  • ½ tazza di acqua (125 ml)
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • 3 chiodi di garofano interi

Preparazione:

Mettete a bollire il prezzemolo con i chiodi di garofano in mezza tazza d’acqua. Lasciate raffreddare, filtrate e usate l’infuso per fare degli sciacqui.

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Collutorio all’acqua ossigenata

Questo collutorio unisce all’azione disinfettante della bocca un effetto sbiancante che aiuta ad eliminare il colore giallastro che alcune volte assumono i denti.

Ingredienti:

  • 1 parte di acqua ossigenata (2% – 5%).
  • 3 parti di acqua.

Preparazione:

Mescolate i due ingredienti e usate il collutorio dopo avere pulito i denti e la lingua.

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Collutorio orale antisettico all’aceto e mirra

La ricetta di questo collutorio naturale unisce diversi ingredienti dalle proprietà antisettiche, antibiotiche e rinfrescanti, per facilitare la pulizia della lingua, dei denti e delle gengive.

Ingredienti:

  • 150 ml di aceto di mele
  • 120 ml di acqua
  • 15 ml di glicerina vegetale
  • 15 gr di gomma di mirra in polvere (ha proprietà antisettiche)
  • 5 gocce di olio essenziale di cannella
  • 5 gocce di olio essenziale di chiodo di garofano

Preparazione:

Mettete tutti gli ingredienti in un barattolo di vetro e agitate perché si mescolino perfettamente. Utilizzate la quantità necessaria per sciacquare la bocca e infine sputate.

Collutorio alla menta

La menta ha un’azione disinfettante che aiuta a bloccare la proliferazione batterica nel cavo orale e, in più, rinfresca la bocca e lascia un gradevole profumo.

Ingredienti:

  • 5 foglie di menta
  • ½ tazza di acqua

Preparazione:

Preparate un infuso con le foglie di menta in mezza tazza d’acqua. Quando si sarà raffreddato, utilizzatelo come collutorio, dopo aver lavato i denti.

I migliori prodotti per l’igiene orale

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della bocca e del viso, in grado di migliorare l’igiene orale, combattere l’alito cattivo, pulire la lingua dalla patina ed idratare le labbra:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Dermatite atopica: curala con i probiotici

DIstrazione

MEDICINA ONLINE PELLE CUTE DONNA COSMESTICI CREMA TRUCCO FEMMINA DERMATITE ATOPICA ALLERGIA RUGHE VISO OCCHI LABBRA BELLEZZA CURA COSMESI BELLA.jpgInizia nell’infanzia, ma può proseguire anche in età adulta, portando con sé prurito e irritazioni cutanee con cui può essere difficile convivere. È la dermatite atopica, un disturbo per cui è spesso difficile trovare una soluzione. A volte non sono efficaci né i rimedi topici, né i farmaci da assumere per via orale. Anche in questi casi rimane, però, un barlume di speranza. Sono infatti sempre più numerosi gli studi che fanno intravedere una soluzione nella supplementazione alimentare con probiotici, che rappresenta un valido aiuto per migliorare la gestione della malattia

Nutrienti contro i problemi di pelle

Una recente analisi pubblicata su Jama Dermatology ha passato in rassegna i risultati di 21 diverse ricerche che, in totale, hanno coinvolto quasi settemila pazienti. Fra i nutrienti presi in considerazione sono inclusi gli acidi grassi, i prebiotici e i probiotici. Sono proprio questi ultimi, i batteri amici della salute intestinale, ad aver dato prova più di qualunque altro nutriente di essere utili per chi soffre di questo disturbo dermatologico.

Probiotici, amici non solo dell’intestino

Contrariamente ad altri microrganismi, i probiotici non sono una minaccia per la salute, anzi, sono naturalmente presenti nell’intestino, dove producono sostanze antimicrobiche, contrastano la crescita dei batteri patogeni e stimolano le difese immunitarie. Il loro meccanismo d’azione non è stato ancora chiarito completamente. È, però, nota la loro capacità di riportare nella norma la permeabilità intestinale, che sembra essere alterata anche negli adulti che soffrono di dermatite atopica. Fortunatamente questi microrganismi possono essere assunti per via orale, perché non perdono le loro proprietà né durante la conservazione, né nel passaggio nell’apparato digerente. Ciò ha permesso di valutare l’efficacia della loro assunzione nel trattamento della dermatite atopica. Molti degli studi portati a termine fino a oggi sono stati condotti nei bambini. Nella maggior parte dei casi le potenzialità dei probiotici sono state confermate, tanto che l’American Academy of Dermatology ha incluso l’assunzione di questi microrganismi tra le misure utili durante la gravidanza e l’allattamento per prevenire la comparsa della dermatite atopica. Anche gli studi condotti nella popolazione adulta, sebbene meno numerosi, dimostrano che l’assunzione di probiotici aiuta sia a migliorare i sintomi della dermatite atopica, sia a ridurre la presenza nelle feci dello Stafilococco aureo, un batterio molto diffuso tra gli atopici.

Un probiotico non vale l’altro

In realtà, però, parlare di probiotici in generale non è corretto. Nel caso della dermatite atopica possono essere utili due ceppi identificati di recente: il Lactobacillus salivarius LS01 e il Bifidobacterium breve BR03. Uno studio condotto su individui adulti ha infatti dimostrato l’efficacia di questi due probiotici che, assunti per tre mesi, contribuiscono a ridurre l’eczema e la permeabilità intestinale, oltre a riequilibrare il sistema immunitario. Per questo la combinazione di Lactobacillus salivarius LS01 e Bifidobacterium breve BR03 è oggi considerata un’utile terapia aggiuntiva nel trattamento della dermatite atopica negli adulti.

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