Alex Zanardi e l’incidente che ha cambiato per sempre la sua vita

MEDICINA ONLINE ALEX ZANARDI FORMULA 1 2001 LAUSITZRING F1 GP GRAN PREMIO CRASH MORTE DEAD DEATH AUTO INCIDENTE AUTOMOBILISTICO VIDEO ITALIA RETTILINEO AMPUTAZIONE GAMBE PARAOLIMPIADI VITTORIA WALLPAPER  PICS PHOTO PICTUREAll’inizio della stagione 2001 la carriera di Alex Zanardi si trova ad un punto di svolta: dopo i due campionati americani CART conquistati nel 1997 e nel 1998 e il deludente ritorno in F1 con la Williams nel 1999 il driver bolognese si prende un anno sabbatico nel 2000 prima di tornare nella serie “yankee” con il team Mo Nunn Racing.

Il feeling con la squadra e con la monoposto – una Reynard motorizzata Honda – non è dei migliori: non riesce mai a salire sul podio – a differenza del compagno di scuderia, il brasiliano Tony Kanaan – e ottiene come miglior piazzamento un quarto posto a Toronto.

La tragedia delle torri gemelle

Martedì 11 settembre 2001, pochi giorni prima della tappa tedesca del campionato CART sul circuito del Lausitzring, l’attenzione è concentrata sulla tragedia delle torri gemelle di New York e il giorno seguente – dopo alcune riunioni – gli organizzatori dell’evento decidono di correre ribattezzando la gara “American Memorial” in omaggio agli USA. Alex Zanardi si trova a proprio agio sul circuito del Lausitzring: nelle prove libere del giovedì lui e Kanaan sono i più veloci ma l’annullamento delle qualifiche del venerdì (a causa della pioggia) costringe il pilota bolognese a partire dalle retrovie in quanto la griglia viene formata in base alla posizione nella classifica del campionato.

L’incidente del Lausitzring

Nella gara del 15 settembre 2001 sulla pista del Lausitzring Zanardi offre una delle migliori prestazioni della sua carriera: dopo aver effettuato diversi sorpassi (partiva 23esimo) si ritrova addirittura in testa e niente sembra poter ostacolare il suo cammino verso la vittoria. La situazione cambia, però, dopo l’ultima sosta ai box: nella fase di rientro in pista la monoposto di Alex Zanardi perde il controllo a bassa velocità su un tratto sporco e viene centrata in pieno lateralmente dalla vettura del canadese Alex Tagliani. Nell’impatto (avvenuto ad una velocità di 320 km/h) la Reynard Ford di Tagliani spezza a metà la Reynard Honda di Zanardi, il quale subisce l’amputazione immediata di entrambe le gambe (quella sinistra al di sopra del ginocchio, quella destra sotto). Alex Zanardi inizialmente non sembra rendersi conto di quanto è avvenuto: prima di perdere i sensi per lo choc cerca infatti di aprirsi la visiera del casco e di slacciarsi le cinture di sicurezza.

All’inizio nulla, poi lungo la strada qualche immagine è affiorata. Ricordo la partenza, il recupero, i tanti sorpassi, poi l’ingresso e l’uscita dai box, le mani che si agitano per cercare di recuperare la vettura e la fiammata. Poi basta. Buio.

Le cure

Zanardi viene portato in elicottero all’ospedale di Berlino in condizioni gravissime e dopo essere stato in coma farmacologico per tre giorni viene operato per rimuovere il ginocchio destro. Il 31 ottobre 2001 – dopo un mese e mezzo di ricovero e 14 interventi chirurgici – Alex Zanardi viene dimesso dalla clinica tedesca, pronto ad affrontare la seconda parte della sua straordinaria vita. All’incidente seguirono sette arresti cardiaci, Zanardi restò per 55 minuti con meno di un litro di sangue in corpo, subì svariate operazioni e l’amputazione di entrambe le gambe, eppure non ha mai perso il sorriso e la voglia di vivere e di scherzare su quello che gli era accaduto.

La vita è un percorso lungo, dal quale s’impara sempre qualche cosa, eppure siamo consapevoli che moriremo ignoranti perché non si può imparare tutto. Quanto mi è accaduto mi ha arricchito di esperienze che altrimenti avrei completamente ignorato. Certo ci sono state molte difficoltà, ma anche tante soddisfazioni e alla fine non ho alcun rimpianto per quello che mi è accaduto.

Io ho una filosofia di vita: non importa dove tu sia, cosa tu sia facendo e quali siano gli obiettivi che ti sei posto. L’importante è che tu sia consapevole che il giorno seguente hai la possibilità di fare qualche cosa in più, di migliorarti. Sempre. Qualcuno ha bisogno di spinte e la religione può rappresentare questo. Da parte mia ho sempre pensato che Dio avesse problemi ben più grandi di cui occuparsi che non di me.

Il mio sogno era di correre in F.1 con la Ferrari e diventare campione del mondo. Invece la mia rossa è stata la macchina della Indy Car con la quale ho vinto due titoli negli Usa. Ma è stato bellissimo anche così. Uno sogna, ma poi concretamente deve porsi degli obiettivi sul percorso da raggiungere un po’ per volta. Senza mai mollare.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Cosa si prova morendo: il racconto di una infermiera

MEDICINA ONLINE MORTE COSA SI PROVA A MORIRE TERMINALE DEAD DEATH CURE PALLIATIVE TERAPIA DEL DOLORE AEROPLANE TURBINE CHOCOLATE AIR BREATH ANNEGATO TURBINA AEREO PRECIPITA GRATTACIELO GLASS WALLPAPER PIC HI RES STRAGE PHOTO.jpgLe unità di cure palliative o di terapia intensiva degli ospedali hanno uno stretto rapporto con la morte, dando luogo a numerose esperienze che sfuggono a qualsiasi spiegazione razionale. Pazienti che intuiscono il momento esatto in cui moriranno, altri che sembrano decidere da sé il giorno e l’ora, affrettando o ritardando la morte, sogni premonitori di familiari o presentimenti di terze persone che senza neanche sapere che qualcuno è ricoverato o ha subito un incidente sono sicuri che sia morto. Solo i professionisti sanitari che lavorano da vicino con i pazienti terminali conoscono in prima persona la portata e la varietà di queste strane esperienze. La scienza non è stata capace di offrire alcun tipo di risposta, per cui in genere vengono descritte come eventi paranormali o soprannaturali. Un’etichetta “troppo vaga per la grandezza di queste esperienze”, secondo l’infermiera britannica Penny Sartori, che da circa vent’anni lavora nell’unità di terapia intensiva. Una carriera sufficientemente solida per aver visto di tutto, intuire standard ed elaborare ipotesi su questi fenomeni. È a tal punto così che sta per discutere una tesi di dottorato sul tema, le cui conclusioni principali verranno anticipate nel libro The Wisdom Of Near-Death Experiences (La saggezza delle esperienze vicine alla morte, Watkins Publishing).

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“Allucinazioni” condivise da familiari

Nel corso della sua carriera, la Sartori ha incontrato pazienti che hanno vissuto esperienze vicine alla morte (EVM) e familiari che hanno vissuto da vicino esperienze di morte condivisa (EMC). La quantità e la ripetizione degli standard fa sì che l’infermiera scarti l’ipotesi della casualità o dell’impossibilità di trovare un ragionamento logico per questo diffuso fenomeno. Tra il 70 e l’80% dei pazienti aspetta di stare solo nella stanza prima di morire. La tesi principale della Sartori è che “il nostro cervello è indipendente dalla coscienza. È il mezzo per canalizzarla, per cui in realtà è fisicamente estranea al corpo”. Un’idea che spiegherebbe, ha aggiunto la dottoranda, perché “l’anima e la coscienza possono sperimentarsi al margine del corpo”, come nelle EVM o nella meditazione buddista. Gli esempi di cui la Sartori si avvale nel suo libro sono molto numerosi, ma tutti coincidono in genere nel fatto che i pazienti che vivono le EVM sono sempre quelli che abbracciano la morte nel modo più tranquillo e felice, come i familiari che presentono la morte dei propri cari. Perché? In base agli incontri che ha avuto con questi ultimi, è dovuto al fatto che sono convinti che si tratti solo della fine della vita terrena. Al margine del fatto che siano persone credenti, agnostiche o atee, tutte sperimentano il sogno o la visione di come il familiare se ne andrà da questo mondo guidato da qualcuno (coniugi già defunti, esseri anonimi o angeli) e con una chiara sensazione di “pace e amore”. All’inizio, riferisce la Sartori, “mi colpiva il fatto che alcuni familiari dei defunti non si sentissero tristi dopo aver diagnosticato la morte del proprio caro, ma parlandoci mi sono resa conto che in realtà erano tranquilli per il fatto di aver sperimentato questa sensazione di trascendenza della vita”.

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Scegliere il momento “più appropriato” per morire

Non è il caso degli esempi di persone che sapendo quando moriranno chiedono di restare qualche minuto da soli o lo fanno proprio quando il familiare, che rimane tutto il tempo al loro fianco, li abbandona solo un momento per andare in bagno. Altri casi che richiamano l’attenzione allo stesso modo sono quelli delle persone che muoiono subito dopo aver visto un familiare che tardava ad andare a trovarli perché era all’estero, o quando terminano tutti i documenti relativi a eredità e assicurazioni sulla vita. “Sembrano attendere che avvenga un evento specifico per permettersi di morire”, ha riferito l’infermiera. La sensazione di trascendenza è sperimentata sia dai credenti che dagli agnostici o atei. Il direttore del Tucson Medical Center John Lerma, specializzato in cure palliative, ha raccolto esempi molto simili a quelli citati dalla Sartori in Into the Light: Real Life Stories About Angelic Visits, Visions of the Afterlife, and Other Pre-Death Experiences (Nella Luce: Vere Storie di Vita su Visite Angeliche, Visioni dell’Aldilà e Altre Esperienze Pre-Morte, New Page Books). Secondo i suoi resoconti, tra il 70 e l’80% dei pazienti aspetta che i propri cari escano dalla stanza per morire. La Sartori rifiuta di credere che queste esperienze siano motivate da allucinazioni. “Non è possibile che varie persone vedano la stessa cosa e siano capaci di descriverla in modo uguale se è davvero una percezione distorta della realtà”, ha indicato. Una tesi che si basa sulle famose teorie del professor Raymond Moody, che ha coniato il concetto di esperienze vicine alla morte alla fine degli anni Settanta del Novecento. I suoi studi più innovativi si concentrano sulle esperienze condivise dalle persone che accompagnano coloro che si trovano in trance di morte. “Aprono una via completamente nuova di illuminazione razionale sulla questione della vita dopo la morte, perché le persone che comunicano queste esperienze sono sane. In genere sono sedute accanto al letto di morte di una persona cara quando sopravviene una di queste esperienze meravigliose e misteriose. E il fatto stesso che le persone non siano prossime alla morte invalida la clausola di esenzione. Visto che le loro esperienze non si possono attribuire a mancanze della chimica cerebrale, dovremo andare al di là di questa argomentazione”.

Nuove vie di studio

Il ricorso, “cinico” secondo la Sartori, a spiegare questo fenomeno a partire dalle disfunzioni cerebrali non si sostiene nemmeno con gli esempi di persone ricoverate con Alzheimer avanzato che all’improvviso recuperano la capacità di raziocinio. “Si tratta di pazienti in uno stadio terminale della malattia, incapaci di articolare la parola, che in modo sorprendente iniziano a parlare con la massima coerenza, interagendo con gente che non è nella stanza e che spesso sono familiari defunti”, ha spiegato la Sartori. “In genere accade che dopo questa esperienza smettono di essere agitati e finiscono per morire con un sorriso sul volto, solitamente uno o due giorni dopo”. Anche l’idea che queste visioni siano indotte dai farmaci non è accettata dalla Sartori, perché “questi provocano ansia, tutto il contrario di ciò che provano i pazienti”. Nel suo libro, l’autrice sostiene che questo tipo di esperienze, raccolte nel corso di tutta la sua carriera, possono essere fondamentali per dimostrare l’esistenza di una vita dopo la morte, e che devono almeno aprire una nuova via di studio (come alcune che partono dalla fisica quantistica) per gli studi scientifici. Quello di cui dice di essere convinta è che “la morte non è terribile quanto la immaginiamo di solito”.

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Perché testicoli e pene sono spesso asimmetrici?

MEDICINA ONLINE PENE TESTICOLO ASIMMETRICO PENIS SCROTO DAVID MICHELANGELO FIRENZE ASIMMETRIA VENA VARICOCELEIn uno studio premiato con l’Ig Nobel, il premio ironico dedicato alle ricerche più inutili, Chris McManus dello University College di Londra ha accertato che, in 107 sculture di epoca classica, quasi sempre il testicolo sinistro era scolpito più grande e più in basso di quello destro, come conferma anche il David di Michelangelo che vedete in alto (vedi articolo su Nature), ed aveva attribuito questa stranezza al fatto che i Greci credevano che il sinistro fosse “addetto” alla produzione di femmine.

Questa credenza è ovviamente falsa, ma la asimmetria dei testicoli è stata invece confermata da alcuni studi: circa il 60 % dei maschi ha il testicolo sinistro più grande e più basso rispetto a quello destro. L’asimmetria è parzialmente spiegabile dall’anatomia delle vene genitali: la vena genitale sinistra si riversa nella vena renale, mentre la destra sfocia nella vena cava inferiore (ciò è anche il motivo per cui il varicocele è più diffuso nel testicolo sinistro); in ragione della diversa lunghezza, l’elasticità dei condotti venosi permette al testicolo sinistro di discendere più in basso rispetto al destro. Non ci sono differenze di “ruolo” tra i 2 testicoli. Anche il pene è raramente simmetrico negli uomini: nell’85% dei casi “tende” a destra.

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La vagina è uguale in tutte le donne?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma 10 COSE NON SAI VAGINA ORGASMO CLITORIDE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari An PeneLa vagina è uguale in tutte le donne? Assolutamente no. In particolare, la lunghezza interna del canale vaginale, dall’imboccatura alla fine, dove si trova il collo dell’utero, varia da donna a donna (tra 7,5 e 9 cm circa), allo stesso modo in cui variano da persona a persona la lunghezza del naso o le dimensioni delle mani e, nei maschi, del pene. Già il famoso manuale medievale indiano “Anaga Ranga” aveva classificato le donne in tre categorie diverse a seconda delle dimensioni della loro “yoni”, ovvero cavità vaginale:

  • la donna cerbiatta, con yoni di piccole dimensioni;
  • la donna cavalla, con yoni di medie dimensioni;
  • la donna elefante, con yoni di dimensioni superiori alla media.

La dimensione della vagina compromette il rapporto sessuale?

Le differenze nel canale vaginale non compromettono in alcun modo il rapporto sessuale. Il canale infatti è molto flessibile e si adatta alle dimensioni del pene del partner.

Piccole e grandi labbra diverse da donna a donna

Altra differenza tra i genitali di donne diverse, è nella forma e nelle dimensioni delle piccole e delle grandi labbra, che proteggono l’entrata della vagina. In alcuni casi sono più pronunciate (le prime o le seconde), in altri meno. Negli ultimi anni anche questa parte intima è diventata oggetto delle “cure” dei chirurghi estetici, essendo il soggetto principale di vari tipi di operazione chirurgica, come la labioplastica.

Leggi anche: Contrazioni vaginali durante l’orgasmo femminile [VIDEO] Attenzione: immagini sessualmente esplicite

Le malformazioni congenite della vagina

In rarissimi casi nascono femmine con 2 vagine, una condizione che passa facilmente inosservata fino al raggiungimento della maturità sessuale. Possono presentarsi vari casi di “duplicazione”: due tratti vaginali ma un solo orifizio esterno, due orifizi che si fondono in un unico tratto, o due apparati genitali completamente separati; a tal proposito leggi anche: La ragazza con due vagine che ha dovuto perdere la verginità due volte

Donne nate senza vagina

Esiste una patologia, la Sindrome di Rokitansky-Kuster-Hauser o aplasia utero vaginale, caratterizzata dall’assenza congenita dell’utero e della vagina, mentre le ovaie sono presenti e anche i genitali esterni sono normali. Per approfondire, leggi: Donne nate senza vagina: è la sindrome di Rokitansky-Kuster-Hauser

La vagina più grande del mondo

La vagina con maggiore diametro probabilmente fu quella della gigantessa canadese Anna Swan (1846-1888). Girando le fiere come fenomeno da baraccone (era alta 2,34 m) conobbe e sposò Martin Bates, un altro gigante. La coppia mise su casa arredandola con mobili enormi, compreso un letto matrimoniale di 3 metri e mezzo per 2. Il 18 giugno 1879 la donna diede alla luce il più grande bambino della storia, 10,4 kg di peso e 86 cm di lunghezza. Il bambino dei record era così grande che quasi restò incastrato nel suo pur capace canale e purtroppo non sopravvisse alle sofferenze del parto, ma dalle dimensioni della sua testa (generalmente la parte più larga di un neonato) possiamo dedurre un grado di dilatazione di almeno 15 centimetri (la normale dilatazione per una partoriente è di circa 10 centimetri).

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Utero: anatomia, funzioni, patologie e sintomi in sintesi

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L’utero è un organo muscolare cavo che, insieme alle ovaie, alle tube di Falloppio (o salpingi o tube uterine), alla vagina e alla vulva forma l’apparato riproduttivo femminile. È l’organo deputato ad accogliere l’ovulo fecondato, a consentirne lo sviluppo e a espellere il feto quando la gravidanza giunge al termine. L’utero riceve lo sbocco delle salpingi e in basso si apre nella cavità vaginale.
La struttura dell’utero non è sempre la stessa nel corso della vita: molti sono i cambiamenti a cui questo organo va incontro in base alle diverse fasi dello sviluppo sessuale della donna (prepubertà, pubertà, maturità sessuale, menopausa), in caso di gravidanza e nel corso del ciclo mestruale.

L’utero è posto al centro della piccola pelvi, tra la vescica (anteriormente) e il retto (posteriormente). Caratteristica è la posizione dell’utero rispetto al bacino: l’asse maggiore di questo forma con l’asse maggiore del bacino un angolo aperto anteriormente (angolo di versione) di circa 60° (condizione detta antiversione fisiologica), mentre l’asse del corpo forma con l’asse del collo uterino un angolo ottuso (angolo di flessione) di circa 150°, aperto anteriormente (antiflessione fisiologica). Anteriormente poggia sulla vescica, dalla quale è separato tramite il recesso peritoneale (cavo vescicouterino) che solitamente è una cavità virtuale; posteriormente è in rapporto col retto attraverso l’interposizione di un altro recesso peritoneale, il cavo retto-uterino, detto anche Cavo del Douglas, che solitamente contiene anse dell’intestino tenue; lateralmente al retto prendono inserzione, su entrambi i lati, i legamenti larghi, delle formazioni peritoneali contenenti tessuto connettivo e strutture vasali e legamentose (legamento rotondo, tuba uterina, uretere, parte delle ovaie).

La forma dell’utero ricorda grosso modo quella di un cono con la punta rivolta verso il basso. Nelle donne che non hanno avuto figli le dimensioni dell’utero si attestano intorno ai 6-7 centimetri di lunghezza, 3-4 centimetri di larghezza e uno spessore di 2-3 centimetri, per un peso complessivo di circa 50 grammi: valori che, però, possono subire notevoli cambiamenti nel caso di donne che hanno avuto molti figli, nelle quali dimensioni e peso di questo organo possono aumentare. La cavità uterina è rivestita internamente da una mucosa, l’endometrio, grazie a cui viene garantito nutrimento all’embrione nel primo periodo di vita intrauterina, prima che si verifichi l’impianto. La muscolatura che riveste l’utero (miometrio) è spessa e consistente e le sue contrazioni rendono possibile, al momento del parto, l’espulsione del feto.

Due sono le porzioni nelle quali è possibile idealmente dividere l’utero:

  • una parte più larga – detta corpo uterino o corpo dell’utero – che si espande verso l’alto e in cui sfociano le salpingi (o tube di Falloppio, o tube uterine);
  • il fondo dell’utero, la parte più estesa che termina superiormente;
  • una parte più stretta, detta collo dell’utero o cervice uterina, dalla forma simil-cilindrica, rivolta verso il basso e che va a inserirsi nella vagina.

Prima della pubertà il collo dell’utero corrisponde a circa la metà della lunghezza totale dell’utero; nelle donne che hanno avuto figli, invece, arriva a corrispondere a un terzo di tutta la lunghezza dell’organo: ciò accade, specie nelle donne che hanno avuto più figli, in seguito al notevole sviluppo a cui va incontro il corpo uterino per ospitare le gravidanze.

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Funzioni dell’utero

Il compito dell’utero è triplice: accoglie l’ovulo fecondato, ne consente lo sviluppo e permette l’espulsione del feto quando la gravidanza giunge al termine.

Patologie più diffuse dell’utero

1) Anomalie congenite, rappresentate da uteri malformati in varia maniera (per esempio doppi o con setti).
Sintomi: generalmente asintomatiche (in alcuni casi problemi di fertilità ); spesso saranno associate anomalie congenite del distretto urinario. Nel caso in cui il sangue mestruale per un qualsiasi ostacolo non defluirà  all’esterno (come per esempio nell’imene imperforato), saranno presenti dolori al basso ventre anche di notevole intensità  e l’utero sarà  ripieno di sangue (condizione questa ben visibile all’ecografia).

2) Fibromi (sinonimo nel linguaggio parlato: miomi): sono dei noduli nello spessore del miometrio (la parte muscolare, paragonata ai muri di un stanza). Per definizione sono ascritti tra le formazioni benigne e raramente degenereranno in senso maligno; l’equivalente “invasivo” è il fibrosarcoma; dimensioni e sede risultano estremamente variabili.
Sintomi: spesso sono completamente asintomatici; nella evenienza di localizzazione in prossimità  della cavità  uterina, ma non esclusivamente in questo caso, potranno causare emorragie uterine. È possibile la torsione con dolori al basso ventre soprattutto nei fibromi cosiddetti sottosierosi ad estrinsecazione esterna all’utero. Con il termine fibromatosi uterina, si intende un utero aumentato, anche modicamente, di dimensioni con limiti sinuosi ma non necessariamente pieno di noduli miomatosi; a volte costituisce la normalità  di donne che hanno affrontato più parti, in altri casi può rappresentare l’anticamera allo sviluppo di miomi veri e propri.

3) Adenomiosi: Consiste nella presenza di endometrio nello spessore del miometrio o muscolo uterino. Si formano così delle zone singole o multiple che spesso causano metrorragie – le quali a volte non risentono del trattamento con estroprogestinici (pillola) -, dolori mestruali soprattutto dal secondo giorno del ciclo. Tale condizione, che rappresenta una forma di endometriosi interna, è spesso non diagnosticata e confusa ecograficamente con i fibromi. Il trattamento consiste nell’uso di progestinici, analoghi dell’LHRH, isterectomia in caso di dolore e metrorragie in donne che non desiderano la prole. Sconsigliata in donne in età  fertile l’escissione del focolaio adenomiosico in quanto potrebbe determinare una perdita di tessuto uterino, incompatibile con successive gravidanze. Ogni caso, ad ogni modo, richiede valutazione personalizzata.

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4) Polipi endometriali e del canale cervicale: spesso benigni, richiedono però valutazione istologica per la possibile presenza di atipie.
Sintomi: nessun sintomo; emorragie uterine o perdite ematiche lievi.

5) Cancro endometriale: è più frequente in donne in perimenopausa;
Sintomi: emorragie uterine; perdite capricciose; in alcuni casi nessun sintomo.

6) Patologie del collo uterino: sostanzialmente includono le infiammazioni ed il cancro; il cancro potrà  causare nessun sintomo o perdite vaginali ematiche anche lievi. Le infiammazioni quasi sempre provocheranno leucorrea (fuoriuscita vaginale di secrezioni con varie caratteristiche). Quasi tutte le persone alla domanda: “ha mai avuto perdite ginecologiche?” rispondono senza esitare: “soltanto in quantità  normale”. La normalità è però: nessuna perdita. Sono solo ammesse a metà  del ciclo, modeste emissioni di muco chiaro, inodore, incolore, e filante.

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Geloni alle mani e ai piedi: sintomi e rimedi naturali

MEDICINA ONLINE RAIN TORNADO COLD WATER OMBRELLO TEMPO BOSCO FOGLIE SECCHE AUTUNNO INVERNO CLIMA METEO METEREOPATIA WINTER SNOW NEVE AUTUMN LEAVES WOODS WALLPAPER Alone-sad-girl-lonely-wGeloni alle mani e ai piedi: vediamo i sintomi e i rimedi naturali per contrastarli. Sono delle reazioni cutanee causate da un rapido passaggio dal freddo ad una temperatura calda. Si provoca un vero e proprio danno termico ai capillari, i piccoli vasi sanguigni nella pelle, con una risposta infiammatoria che si manifesta con gonfiore, prurito e vesciche nella parte del corpo interessata. Queste condizioni possono essere idiopatiche o associate a malattie della circolazione o del tessuto connettivo. Non bisognerebbe trascurare il problema, se non si dovesse risolvere in poche settimane, visto che c’è un rischio di complicazioni, come infezioni o ulcere cutanee.

Sintomi

I sintomi possono comparire in seguito all’esposizione delle mani o dei piedi ad una temperatura fredda e possono peggiorare se si entra a contatto successivamente con il caldo. Si può verificare dolore al piede o alla mano, oltre a gonfiore, arrossamento e prurito nella parte del corpo interessata, la comparsa di vesciche e ulcere o cambiamenti nel colore della pelle.

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Cause

Con una temperatura bassa si può verificare una costrizione vascolare; accade il contrario in presenza di una temperatura più alta: avviene una vasodilatazione. Con un rapido passaggio dal freddo al caldo, la dilatazione dei capillari può verificarsi in maniera più veloce rispetto a quella che interessa i grandi vasi sanguigni. Questo potrebbe causare la fuoriuscita di componenti ematiche nei tessuti e successivamente la comparsa dell’infiammazione sulla pelle. Fattori di rischio sono, oltre ad una tendenza familiare, anche un basso peso del corpo, il periodo invernale e un’esposizione prolungata della pelle al freddo. Contrariamente a quanto si possa pensare, i geloni non si verificano più di frequente nei luoghi più freddi, visto che in questi casi c’è una temperatura più secca e ci si adegua più facilmente alle condizioni climatiche con l’abbigliamento adatto. Una maggiore possibilità di sviluppo dei geloni può essere presente negli individui che fumano, nelle donne e nelle persone con malattie vascolari o del tessuto connettivo. Un altro fattore di rischio è rappresentato dall’assunzione di alcuni farmaci, come i beta-bloccanti.

Prevenzione

E’ possibile attenersi a delle regole molto semplici per prevenire i geloni. Specialmente nel caso in cui si sia maggiormente a rischio di esporsi a questo problema, bisognerebbe coprire le parti del corpo esposte alle temperature estreme, indossare un abbigliamento a strati, con guanti e accessori che riescano a mantenere una temperatura del corpo più calda. In presenza di un’esposizione al freddo, bisognerebbe riscaldare mani e piedi in modo graduale, per evitare repentini cambiamenti di temperatura.

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Cura

Cosa fare? Se si è in presenza di un danneggiamento della pelle, bisognerebbe procedere a pulire la parte del corpo interessata con un antisettico e proteggere le ferite. Per diminuire la sensazione di prurito e il gonfiore, potrebbe essere utile una crema a base di corticosteroidi.

Esiste una terapia con i farmaci per contrastare i geloni nei casi più gravi, che viene attuata con la nifedipina, un farmaco capace di far diminuire la pressione sanguigna e di provocare la vasodilatazione. E’ necessario in ogni caso mantenere la pelle delle mani o dei piedi asciutta, al riparo da fonti di calore, e non graffiare la parte interessata dal problema.

Rimedi naturali

I geloni possono essere combattuti efficacemente con i rimedi naturali. In particolare si rivelano utili tutte quelle cure naturali con soluzioni che hanno la proprietà di riattivare o favorire la circolazione del sangue, come gli impacchi con arnica, ortica e lavanda, erbe ricche di resine e oli con azione decongestionante. In alternativa si può utilizzare il pepe di Cayenna in polvere, da applicare sulla parte della mano o del piede interessata da queste formazioni dolorose, se la pelle non è ferita. Ecco i dieci migliori rimedi naturali:

1) Impacchi alle erbe

L’enciclopedia “La salute senza medicine. Curiamoci con le erbe medicinali” suggerisce impacchi di erbe specifiche contro i geloni. Si tratta di erbe ricche di tannini, resine e oli essenziali ad azione decongestionante. Tra di esse vengono segnalate arnica, ortica, ruta e lavanda.

2) Pepe di Cayenna

Il pepe di Cayenna è tra le spezie che aiutano a migliorare la circolazione. Potrebbe essere utile applicare sulla parte interessata dal gelone del pepe di Cayenna in polvere. Non utilizzate questo rimedio se la pelle è screpolata o ferita, per non aumentare il bruciore.

3) Rape

Tra i rimedi della nonna contro i geloni troviamo le rape. È possibile attenuare il problema strofinando sulla pelle delle fettine di rapa. Oppure, secondo un altro rimedio casalingo, potrete provare ad attenuare i geloni immergendo per un paio di minuti le parti interessate in acqua portata ad ebollizione con alcune fettine di rapa.

4) Rafano

Un altro rimedio casalingo, che promette di condurre alla completa scomparsa dei geloni, consiste nello strofinare con delicatezza sulle zone interessate da arrossamento e gonfiore, delle fettine di rafano. Potrete anche applicare il rafano a fette sulla parte, fasciare senza stringere troppo, e lasciare agire per attenuare il problema.

5) Succo di limone

Si tratta del rimedio naturale più semplice da applicare in caso di geloni. I limoni sono tra gli ingredienti, che insieme ad altri agrumi, dovremmo consumare ancora di più in inverno per arricchire la nostra alimentazione di vitamina C. Tra i rimedi naturali contro i geloni troviamo il consiglio di strofinare le dita delle mani e dei piedi con del succo di limone.

6) Decotto al Sedano

Ecco un altro ingrediente che proviene direttamente dalla cucina e che è presente nella nostra spesa invernale e autunnale: il sedano. Dovrete cuocere alcuni gambi di sedano in mezzo litro d’acqua per almeno un’ora. Otterrete così una sorta di decottoin cui potrete immergere, una volta tiepido, le dita colpite dai geloni due o tre volte al giorno.

7) Patate

Le fette di patate sono tra i rimedi più conosciuti per alleviare i rossori in caso di scottature solari. Il loro impiego può risultare utile anche in caso di pelle irritata dal freddo e di geloni. Dovrete strofinare delicatamente delle fettine di patata sulle parti colpite. L’amido contenuto nelle patate dovrebbe aiutarvi ad attenuare il problema.

8) Oli alle erbe

I massaggi effettuati sulle dita e sulle parti colpite dai geloni con oli a base di erbepotrebbero risultare utili per trovare sollievo. Potrete utilizzare degli oli aromatizzati preparati in casa, o dall’erborista, con rosmarino, menta o eucalipto, con la raccomandazione di non applicarli in presenza di ferite o abrasioni. Possono risultare utili anche gli oli – o oleoliti – preparati con arnica o calendula.

9) Cipolla

La cipolla è un ortaggio dalle numerose virtù curative. Si tratta di un vero e proprio antibiotico naturale, noto come rimedio benefico fin dall’antichità. Contro i geloni si suggerisce l’applicazione di succo fresco ricavato dalla cipolla, di fettine di cipolla o di cipolla tritata sulle parti interessate dal problema.

10) Equiseto e rosa canina

Una tisana a base di equiseto, anche noto come coda cavallina, potrebbe essere utile per attenuare i geloni provocati da problemi di circolazione. L’equiseto può aiutare i tessuti dell’organismo danneggiati dal gelone a tornare alla normalità. Un altro rimedio utile è costituito dalle tisane alla rosa canina. Chiedete al vostro erborista maggiori informazioni in proposito.

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Differenza tra infarto ed angina

MEDICINA ONLINE GLICEMIA INSULINA SANGUE DIFFERENZA CONCENTRAZIONE ORMONE PIASTRINE GLOBULI ROSSI BIANCHI GLUCAGONE TESTOSTERONE ESTROGENI PROGESTERONE CUOREL’infarto acuto del miocardio e l’angina pectoris sono due malattie del cuore derivanti da un’alterazione a livello delle arterie cardiache, le quali causano mancanza di ossigeno e scarso afflusso di sangue verso il cuore, producendo varie conseguenze secondo la patologia. Sebbene entrambe siano malattie coronariche e abbiano punti in comune, ci sono divergenze tra di esse.

Infarto del miocardio ed angina pectoris sono entrambe sindromi coronariche ma si distinguono per essere di diverso tipo. Per cominciare l’infarto è acuto, il che significa che avviene in un determinato tempo relativamente ristretto (anche se le cause che lo determinano possono instaurarsi gradatamente nel tempo), invece l’angina pectoris è di tipo cronico.

La causa di entrambe le sindromi coronariche è un’ostruzione delle arterie coronariche. La differenza fra una e l’altra parte dal fatto che nell’infarto l’ostruzione di queste arterie è completa portando alla morte del miocardio (muscolo del cuore) mentre, nel caso dell’angina pectoris troveremo un’ostruzione parziale che porta a un danneggiamento.
Quindi, la morte o necrosi del miocardio negli infarti è prodotta dalla perdita di ossigenazione totale del cuore. Invece nell’angina pectoris la mancanza di ossigeno è transitoria.

L’infarto acuto del miocardio e l’angina pectoris hanno in comune un sintomo: il dolore precordiale che si caratterizza per essere intenso e irradiarsi dallo sterno verso: braccia, colonna vertebrale, collo, mandibola e persino la bocca dello stomaco. Al contempo, il dolore serve per differenziare entrambe le patologie cardiache; nel caso dell’infarto il dolore appare a riposo, ha una durata di 30-45 minuti. Per contro, il dolore dell’angina pectoris compare generalmente con lo sforzo (esercizio, attività sessuale), si allevia con il riposo e non dura più di 2 o 3 minuti. E’ importante però ricordare che esistone un tipo particolare di angina, definita “instabile”, in cui il dolore può comparire anche a riposo.

L’infarto acuto del miocardio è un’emergenza medica: l’intervento tempestivo del medico salva la vita al paziente; l’angina pectoris non è una urgenza medica, tuttavia questo non significa che deve essere sottovalutata.

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Differenza tra cc e ml

MEDICINA ONLINE STUDIO STUDIARE LIBRO LEGGERE LETTURA BIBLIOTECA BIBLIOGRA LIBRERIA QUI INTELLIGENTE NERD SECCHIONE ESAMI 30 LODE UNIVERSITA SCUOLA COMPITO VERIFICA INTERROGAZIONE ORALE SCRITTO Library PICTURE HD WALLPAPERC’è differenza tra cc e ml? Per poter rispondere è importante prima di tutto conoscere il significato delle due sigle: ml sta per millilitri, mentre cc sta per centimetro cubo. Per calcolare il volume dei liquidi o dei solidi, si misura la capacità dei contenitori che li custodiscono; quindi riportando alla luce qualche nozione di aritmetica, il volume della sostanza è uguale alla capacità del recipiente che la contiene. L’unità di misura dominante delle capacità è il litro. Il suo equivalente al volume è il centimetro cubo. Dopo questa premessa, alla domanda “c’è differenza tra cc e ml?” la risposta è negativa, perché hanno lo stesso valore ossia: 1 ml è uguale a 1 cc. Il problema si presenta quando si deve quantificare la misura e non si sa come fare.

Prima di somministrare dei farmaci si legge il dosaggio indicato sul foglio illustrativo. Se si tratta di gocce la posologia viene espressa in ml che corrisponde a un numero preciso di gocce. Se si tratta di uno sciroppo è il tappo a fungere da dosatore. Difficilmente si sbaglia la somministrazione poiché vicino alla misura, per esempio 1 ml, c’è sempre l’equivalente in gocce (25 gocce). Quando si tratta di seguire una ricetta culinaria, la situazione si complica un po’ perché non tutti hanno in casa un bicchiere dosatore.

Come comportarsi se nella ricetta viene richiesto 100 ml di latte? In questo caso è importante sapere che un bicchiere di carta contiene 200 ml di liquido. Perciò 100 ml è la metà del contenitore. Se invece di 100 ml vengono richiesti 100 cc, bisogna prendere come dato di riferimento il solito mezzo bicchiere di plastica, poiché i millilitri e i centimetri cubi fanno parte della stessa unità di misura dei liquidi. Ora che finalmente è stato spiegato quale differenza c’è tra cc e ml la prossima volta che ci si ritrova ad avere 1000 cc è d’obbligo sapere che corrispondono a un litro e a 1000 ml.

Se non si ha il bicchiere dosatore ma soltanto una bilancia, come si fa a sapere un’unità di misura per liquidi a quanti grammi corrisponda? Come è stato detto in precedenza i centimetri cubi calcolano non solo il volume dei liquidi, ma anche il volume dei solidi. Supponiamo di leggere gli ingredienti di una ricetta dove viene chiesto di aggiungere all’impasto 300 cc di latte intero. Con il bicchiere dosatore si andranno ad inserire 300 ml di liquido, mentre se si andasse ad utilizzare la bilancia si dovranno unire 300 grammi di latte. Per sintetizzare l’argomento 1 litro di acqua corrisponde a 1000 ml, oppure 1000 cc, oppure 1000 grammi. Quello che in apparenza potrebbe apparire complicato in realtà è semplice, l’importante è capirne il concetto.

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