
Leone
Il leone
Il leone è un aggressivo felino molto forte con una mole notevole: 2.5 metri di lunghezza per 250 Kg di peso. E’ un concentrato di muscoli e potenza, si ciba principalmente di antilopi, zebre ma anche di prede molto più grosse di lui come gnu e bufali. L’habitat naturale del leone è l’Africa (per la tigre è invece l’Asia).
Il leone può raggiungere i 12-13 anni di vita, la femmina qualche anno di più. Alcuni leoni possono arrivare a saltare per oltre 10 metri. La caccia viene effettuata dalle femmine. Una leonessa può raggiungere la ragguardevole velocità di 80 km/h, ma non può riuscire a mantenerla se non per la durata di uno scatto breve, e per questo motivo tende ad avvicinarsi silenziosamente alla preda prima di attaccarla col suo “super-scatto”.
La tigre
Come il leone, la tigre è un felino aggressivo e molto forte, di dimensioni maggiori rispetto al leone. E’ un animale asiatico. E’ mediamente più lenta del leone, arrivando a correre – in alcuni esemplari – fino 65 km/h. Anche se la velocità massima di una tigre è 15 km orari minore rispetto a quella di un leone, la tigre riesce a mantanerla per un tempo più lungo rispetto a quelli di uno scatto leonino.
La tigre può raggiungere i 3.3 metri di lunghezza per un peso di 300 Kg. A differenza del leone la tigre dopo aver ucciso la sua preda grossa o piccola che sia, porta la carcassa al riparo e al sicuro tra i cespugli o la fitta boscaglia e la ricopre con foglie per poi cibarsene in un secondo momento.
Le sue prede abituali sono cervi, scimmie, piccoli mammiferi, pesci essendo anche un ottimo nuotatore e a volte ma raramente uccide anche elefanti.
Se una tigre ed un leone, in cattività, vengono fatti accoppiare, nasce un “ligre“.

Tigre
Chi è più forte?
Non c’è una risposta assoluta. Tra un leone maschio ed una tigre maschio chi ha il colpo di zampa più potente? La risposta è il leone, dotato di enorme potenza, tuttavia la tigre attacca più velocemente. La zampata del leone è più lenta ma più precisa e forte, mentre quella della tigre è più agile ma meno potente. Il leone ha una velocità di punta 15 km/h superiore a quella della tigre, ma la tigre tende ad avere una maggiore resistenza, potendo correre più a lungo ad alte velocità, rispetto ai brevi scatti del leone. Una tigre è mediamente avvantaggiata sul leone grazie alla sua stazza superiore: il suo peso supera di circa 50 kg il peso di un leone adulto. Altro vantaggio della tigre è il morso, in senso assoluto più pericoloso rispetto a quello del leone. Secondo alcuni, i leoni tenderebbero ad essere meno intelligenti dal punto di vista tattico, mentre le tigri sarebbero più scaltre e calcolatrici: non per nulla la tigre è considerata tra i felini più intelligenti ed ha anche un cervello di volume più grande di quello del leone. Secondo altri però il leone sarebbe più “versatile” nel combattimento contro altri grossi felini, inoltre possiede una folta peluria a protezione: una tigre potrebbe avere difficoltà ad affondare i denti correttamente sul collo del leone protetto dalla criniera leonina. La tigre sarebbe secondo alcuni più feroce del leone. C’è anche da dire che il leone vive in branchi, cosa non indifferente: il re della foresta tende a combattere “fino alla morte” poiché per natura sa che se subisce ferite gravi ma non mortali – e vince – sarà curato dal branco che provvederà a cacciare per lui. La tigre, essendo solitaria, pur se vincesse un duello riportando gravi ferite, morirebbe di fame nei giorni successivi perché nessuno caccerebbe per lei durante la convalescenza. In un eventuale combattimento tra i due sarebbe quindi probabile che, nonostante la stazza superiore, la tigre desista dal combattimento lasciando la vittoria al leone. Biologi e zoologi non danno comunque una risposta definitiva in questo senso, avendo ognuno dei due felini, parecchi “assi nella manica”, principalmente potenza/versatilità/velocità di punta/branco per il leone e peso/agilità/resistenza alla corsa/intelligenza per la tigre.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Quando parliamo di tecniche di masturbazione femminile (o maschile), non c’è mai un giusto e sbagliato. Se quel che fai ti fa provare un orgasmo intenso (ed è legale!) allora vale tutto. Il problema nasce quando non riesci a raggiungere il piacere e stai lì a chiederti le domande: «Come ci si masturba? Sbaglierò qualcosa?». Ecco i sei errori che potresti commettere quando ti masturbi, almeno secondo il parere dei membri femminili del nostro Staff. In fondo all’articolo vi consiglieremo anche una serie di prodotti economici ma ben costruiti, capaci di regalarvi ore ed ore di piacere solitario!
L’effetto Doppler è un fenomeno fisico che consiste nel cambiamento, rispetto al valore originario, della frequenza o della lunghezza d’onda percepita da un osservatore raggiunto da un’onda emessa da una sorgente che si trovi in movimento rispetto all’osservatore stesso. L’effetto Doppler si può constatare nella vita di tutti i giorni quando, stando fermi in un punto, ascoltiamo la differenza nel suono emesso dalla sirena di una ambulanza quando si avvicina e quando si allontana. In avvicinamento il suono della sirena viene percepito con frequenza tanto più elevata rispetto a quella reale, quanto il mezzo di soccorso si avvicina. A mano che l’ambulanza si allontana, la frequenza percepita invece diminuisce rispetto a quella reale del mezzo fermo.
Quando la prostata è infiammata o ingrossata per diversi motivi, come ad esempio nel caso di una
L’infiammazione, o flogosi, è un meccanismo di difesa non specifico innato, che costituisce una risposta protettiva, seguente all’azione dannosa di agenti fisici, chimici e biologici, il cui obiettivo finale è l’eliminazione della causa iniziale di danno cellulare o tissutale, nonché l’avvio del processo riparativo. L’infiammazione è cronica quando il processo flogistico è di lunga durata: in esso coesistono l’infiammazione attiva, la distruzione tissutale ed i tentativi di riparazione.
Due sapori antichi, due diversi modi di conferire piccantezza ai nostri cibi. Impariamo a conoscerli un po’ meglio e a scegliere quello che più si adatta alle nostre esigenze.
I neuroni dopamminergici formano un sistema di neuromodulazione che ha origine nella substantia nigra, nell’area tegmentale ventrale (VTA), e nell’ipotalamo. Questi sono collegati tramite assoni ad ampie zone del cervello attraverso quattro percorsi principali: