Lunghezza media pene a 15 anni: quando il pene raggiunge la massima lunghezza possibile?

MEDICINA ONLINE TESTICULAR TESTICOLI PENE PROSTATA SEX SESSO GLANDE SEMEN SPERMA BIANCO GIALLO ROSSO MARRONE LIQUIDO TRASPARENTE EIACULAZIONE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VIAGLa crescita fisica di un uomo dipende da persona a persona ed i caratteri sessuali secondari si sviluppano in base agli stimoli ormonali che si verificano durante la pubertà. I caratteri sessuali secondari sono tutte quelle caratteristiche che rendono maschi e femmine, diversi. Nei maschi tali segni comprendono: comparsa di peli sul pube, sotto le ascelle, sul petto e sul viso; timbro della voce più profondo; muscolatura più pronunciata; ingrandimento di pene, testicoli e scroto.

Quando il pene raggiunge le massime misure possibili?

Generalmente lo sviluppo del pene dura fino a 3 anni circa dopo l’inizio dello sviluppo. Lo sviluppo puberale inizia nel maschio sano generalmente tra gli 11 ed i 12 anni, quindi il pene terminerà il suo sviluppo intorno ai 14/15 anni ed è questa l’età in cui il pene in genere raggiunge le sue dimensioni massime, cioè quelle che rimarranno stabili anche nella fase adulta.

Quali sono le misure medie a 15 anni?

Le misure medie di un pene di un giovane di 15 anni sano, allo stadio terminale dello sviluppo puberale, sono:

  • 8-9 centimetri di lunghezza a riposo (flaccido);
  • 14-16 centimetri di lunghezza durante l’erezione;
  • 9-10 centimetri di circonferenza a riposo;
  • 11-12 centimetri di circonferenza in erezione.

Tali dati numerici sono tuttavia fortemente variabili in base a genetica, stato di salute, etnia ed altri parametri.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Differenza tra tigre e leone: chi è più forte e pericoloso?

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Leone

Il leone

Il leone è un aggressivo felino molto forte con una mole notevole: 2.5 metri di lunghezza per  250 Kg di peso. E’ un concentrato di muscoli e potenza, si ciba principalmente di antilopi, zebre ma anche di prede molto più grosse di lui come gnu e bufali. L’habitat naturale del leone è l’Africa (per la tigre è invece l’Asia).
Il leone può raggiungere i 12-13 anni di vita, la femmina qualche anno di più. Alcuni leoni possono arrivare a saltare per oltre 10 metri. La caccia viene effettuata dalle femmine. Una leonessa può raggiungere la ragguardevole velocità di 80 km/h, ma non può riuscire a mantenerla se non per la durata di uno scatto breve, e per questo motivo tende ad avvicinarsi silenziosamente alla preda prima di attaccarla col suo “super-scatto”.

La tigre

Come il leone, la tigre è un felino aggressivo e molto forte, di dimensioni maggiori rispetto al leone. E’ un animale asiatico. E’ mediamente più lenta del leone, arrivando a correre – in alcuni esemplari – fino 65 km/h. Anche se la velocità massima di una tigre è 15 km orari minore rispetto a quella di un leone, la tigre riesce a mantanerla per un tempo più lungo rispetto a quelli di uno scatto leonino.
La tigre può raggiungere i 3.3 metri di lunghezza per un peso di 300 Kg. A differenza del leone la tigre dopo aver ucciso la sua preda grossa o piccola che sia, porta la carcassa al riparo e al sicuro tra i cespugli o la fitta boscaglia e la ricopre con foglie per poi cibarsene in un secondo momento.
Le sue prede abituali sono cervi, scimmie, piccoli mammiferi, pesci essendo anche un ottimo nuotatore e a volte ma raramente uccide anche elefanti.

Se una tigre ed un leone, in cattività, vengono fatti accoppiare, nasce un “ligre“.

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Tigre

Chi è più forte?

Non c’è una risposta assoluta. Tra un leone maschio ed una tigre maschio chi ha il colpo di zampa più potente? La risposta è il leone, dotato di enorme potenza, tuttavia la tigre attacca più velocemente. La zampata del leone è più lenta ma più precisa e forte, mentre quella della tigre è più agile ma meno potente. Il leone ha una velocità di punta 15 km/h superiore a quella della tigre, ma la tigre tende ad avere una maggiore resistenza, potendo correre più a lungo ad alte velocità, rispetto ai brevi scatti del leone. Una tigre è mediamente avvantaggiata sul leone grazie alla sua stazza superiore: il suo peso supera di circa 50 kg il peso di un leone adulto. Altro vantaggio della tigre è il morso, in senso assoluto più pericoloso rispetto a quello del leone. Secondo alcuni, i leoni tenderebbero ad essere meno intelligenti dal punto di vista tattico, mentre le tigri sarebbero più scaltre e calcolatrici: non per nulla la tigre è considerata tra i felini più intelligenti ed ha anche un cervello di volume più grande di quello del leone. Secondo altri però il leone sarebbe più “versatile” nel combattimento contro altri grossi felini, inoltre possiede una folta peluria a protezione: una tigre potrebbe avere difficoltà ad affondare i denti correttamente sul collo del leone protetto dalla criniera leonina. La tigre sarebbe secondo alcuni più feroce del leone. C’è anche da dire che il leone vive in branchi, cosa non indifferente: il re della foresta tende a combattere “fino alla morte” poiché per natura sa che se subisce ferite gravi ma non mortali – e vince – sarà curato dal branco che provvederà a cacciare per lui. La tigre, essendo solitaria, pur se vincesse un duello riportando gravi ferite, morirebbe di fame nei giorni successivi perché nessuno caccerebbe per lei durante la convalescenza. In un eventuale combattimento tra i due sarebbe quindi probabile che, nonostante la stazza superiore, la tigre desista dal combattimento lasciando la vittoria al leone. Biologi e zoologi non danno comunque una risposta definitiva in questo senso, avendo ognuno dei due felini, parecchi “assi nella manica”, principalmente potenza/versatilità/velocità di punta/branco per il leone e peso/agilità/resistenza alla corsa/intelligenza per la tigre.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Ho sempre paura e timidezza: ipersensibilità dell’amigdala ed adrenalina

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Gravi crisi acute possono manifestarsi quando un soggetto, diagnosticato come depresso, è curato con antidepressivi inibitori della ricaptazione delle monoamine (pazienti ritenuti a torto “resistenti agli antidepressivi” cioè a un farmaco inutile, non essendo depressi) o che impediscono l’eliminazione dell’adrenalina (IMAO ed SNRI). La vita sociale è compromessa e quella lavorativa è preclusa a causa dell’ottundimento della lucidità proprio degli effetti dell’adrenalina sul sistema nervoso.

I danni somatici evidenti sono quelli tipici dell’ipersurrenalismo, riguardanti l’effetto vasocostrittore periferico e catabolizzante dell’adrenalina e del cortisolo (cachessia, ectomorfismo, ipertensione arteriosa, sofferenza cutanea e delle mucose, alito cattivo, carie dentaria, impotenza sessuale, calvizie).

Il ritmo circadiano è solitamente alterato a causa degli effetti a cascata che lo squilibrio ormonale ha sull’intero sistema endocrino. L’effetto a cascata può portare ad altri disturbi endocrini ed alimentari, ad esempio diabete. L’equilibrio minerale è alterato (forte deplezione di potassio e magnesio causata dal cortisolo). Gli stimoli ambientali sono ottusi dal sentimento preponderante, la paura; tipica è l’anoressia nel bambino, e la bulimia di risposta nell’adulto. Il soggetto è accondiscendente, non accetta la competizione, non è in grado di difendersi e di compiere atti ostili. Il trattamento prevederebbe principalmente di ristabilire l’equilibrio minerale (integrazione di potassio e magnesio); quello ambientale di evitare gli shock morali intensi (ad esempio l’interazione forzata, soprattutto con forme di autorità; il giudizio, la coercizione, le punizioni, la cattività). La legislazione italiana non prevede emolumenti pensionistici nonostante l’inabilità al lavoro (a meno che non sia fatta passare come depressione grave, il che dà diritto ad una pensione di 280 euro mensili).

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Tecniche di masturbazione femminile: 6 errori da non fare

MEDICINA ONLINE TECNICHE DI MASTURBAZIONE FEMMINILE DONNA VAGINA VULVA PUNTO G CLITORIDE MANO DITA ANO DILDO VIBRATORE LATTICE FEMMINA COME MASTURBARSI SESSO PC COMPUTER PORNOGRAFIA ONLINE.jpgQuando parliamo di tecniche di masturbazione femminile (o maschile),  non c’è mai un giusto e sbagliato. Se quel che fai ti fa provare un orgasmo intenso (ed è legale!) allora vale tutto. Il problema nasce quando non riesci a raggiungere il piacere e stai lì a chiederti le domande: «Come ci si masturba? Sbaglierò qualcosa?». Ecco i sei errori che potresti commettere quando ti masturbi, almeno secondo il parere dei membri femminili del nostro Staff. In fondo all’articolo vi consiglieremo anche una serie di prodotti economici ma ben costruiti, capaci di regalarvi ore ed ore di piacere solitario!

1) Ci provi troppo

Se ti senti sotto pressione perché punti a provare un orgasmo intenso a tutti i costi, hai meno probabilità di raggiungerlo. La  masturbazione dovrebbe avere, innanzitutto, lo scopo di provare di piacere piuttosto che di ottenere un orgasmo il prima possibile. Se tu provi tutte le tecniche di masturbazione possibili e immaginabili al solo scopo di arrivare all’orgasmo in due secondi, allora probabilmente ti stai perdendo la vere bellezza della masturbazione: la piacevole strada prima di raggiungere il climax. Concedi a te stessa il permesso di goderti il momento, e non considerare ogni attimo trascorso non avendo un orgasmo, un fallimento, alzerà la possibilità alla fine lo sia davvero, un fallimento. Prova a non fissarti sull’obiettivo finale e, invece, focalizzati solo sul toccarti in un modo che ti fa sentire bene: orgasmo o no sarà comunque bello.

2) Aspetti l’ora di andare a letto

La ragione per cui la sera ti metti a letto non è perché sei pronta per regalarti un orgasmo da favola da sola, ma lo fai perché probabilmente sei stanca morta e non vedi l’ora di rilassarti abbassando la frequenza cardiaca e non alzandola. Nessuna meraviglia quindi se qualche volta ti senti troppo stanca per riuscire a masturbarti! Oppure ti masturbi ma sei troppo stanca per provare il massimo del piacere. Perché non provare a masturbarti un po’ più presto del solito? Oppure, se proprio la sera a letto è l’unico momenti disponibile, nel corso della giornata prova a pensare all’orgasmo intenso che ti regalerai alla sera, oppure pensa intensamente ad un momento molto eccitante. Se puoi “infilare” qualche mossa preliminare durante il giorno, quando sarà ora di andare sotto le lenzuola, sarai carica e pronta a esplodere!

Leggi anche: Masturbazione femminile: è normale masturbarsi più volte al giorno?

3) Non fai gli esercizi di Kegel

Tutti non fanno che parlare dei benefici dei Kegel ma, seriamente, una volta che li avrai inseriti nel tuo allenamento giornaliero capirai il perché. Tra tutte le tecniche per migliorare il piacere sessuale (da sola o col partner), allenare i muscoli del pavimento pelvico è senza dubbio una delle migliori. Un pavimento pelvico forte equivale a orgasmi intensi. Se di recente i tuoi orgasmi son stati poco soddisfacenti, questi esercizi costituiscono il ricostituente perfetto. Puoi provare a stringere i muscoli e sollevare i fianchi se vuoi concentrarti su resistenza e durata, o eseguire brevi e veloci contrazioni muscolari per far lavorare le fibre associate con l’eccitazione. Per approfondire, leggi anche: Come fare gli esercizi di Kegel: la ginnastica pelvica per migliorare il piacere sessuale femminile e aiutare il parto

4) Non ti concedi il permesso

Sfortunatamente, i tabù che circondano la masturbazione, in particolare la masturbazione femminile, esistono da secoli. Liberati dal tuo senso di colpa: tu sei la persona che più devi amare al mondo. Quindi perché non regalarti un meraviglioso orgasmo? Non stai facendo male a niente ed a nessuno, quindi perché non farlo?

5) La tua sessualità è sempre dipesa da un partner

Siccome la masturbazione femminile è qualcosa che le donne non sentono di avere il “permesso” di fare, è possibile che ripongano la responsabilità dei propri orgasmi esclusivamente nel partner. Se hai sempre contato su altre persone per avere un orgasmo, è come se il tuo piacere appartenesse a qualcun altro. Sebbene ciò sia totalmente comprensibile, se veramente vuoi arrivarci da sola, hai bisogno di scacciare il partner dalla mente ed esplorare la TUA sessualità.

Leggi anche: Masturbazione compulsiva femminile: come smettere di masturbarsi e di guardare porno online

6) Ti chiedi qual è la maniera giusta per masturbarsi

Se sei qui forse è perché ti chiedi “come ci si masturba”. Il nostro consiglio principale è: smettila di chiederti come ci si masturba. Fallo e basta. Massaggiati, strofinati, usa oggetti… il limite è solo la tua fantasia! C’è solo un modo per esplorare la propria sessualità, ed è immergersi dentro di essa in modo naturale e libero. Prova a guardare foto, leggere letteratura erotica, guardare porno o qualsiasi cosa ti faccia sentire sexy ed attraente. E non stare a chiederti se una cosa che ti eccita da matti è stupida o no o è normale o no: è tua e tienitela stretta!

Vibratori e sex toys

Esistono una serie di vibratori, sex toys ed indumenti, che possono essere usati per ottenere più piacere e rendere più appagante la masturbazione ed il rapporto per entrambi i partner, noi vi consigliamo questi che abbiamo provato personalmente:

Vi consigliamo inoltre una serie di integratori molto utili per aumentare la libido sia femminile che maschile:

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Effetto Doppler: cos’è e come viene usato in campo medico?

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Il Doppler in astronomia

L’effetto Doppler, applicato alle onde luminose, è fondamentale nella astronomia radar. Interpretandolo come dovuto ad un effettivo moto della sorgente (esistono anche interpretazioni alternative, ma meno diffuse), è stato usato per misurare la velocità con cui stelle e galassie si stanno avvicinando o allontanando da noi.

Il Doppler in medicina

L’effetto Doppler è anche usato in medicina per la rilevazione della velocità del flusso sanguigno accoppiato con l’ecografia. Tale principio infatti è sfruttato dai Flussimetri Eco-Doppler (ADV, ovvero Acoustic Doppler Velocimeter), nei quali una sorgente di onde sonore, generalmente ultrasuoni, viene orientata opportunamente. Queste onde acustiche vengono poi riflesse con una nuova frequenza, a seconda della velocità vettoriale delle particelle sanguigne, rilevata e rielaborata in modo da ottenere tale misura di velocità. Un’altra applicazione è il laser Doppler imager, utilizzato in particolare per studi sull’angiogenesi, sulla disfunzione endoteliale, sulle ulcere cutanee, per la valutazione di prodotti farmaceutici o cosmetologici ad applicazione locale, per lo studio delle ustioni.

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Prostata ingrossata ed infiammata: ecco cosa fare per mantenerla in salute

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PROSTATITE BATTERICA ABATTERICA PROSTATA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneQuando la prostata è infiammata o ingrossata per diversi motivi, come ad esempio nel caso di una iperplasia prostatica benigna, si avverto sintomi molto fastidiosi, come la pollachiuria (aumentata frequenza nell’urinare), la nicturia (cioè un aumentato bisogno di urinare durante la notte), l’urgenza di urinare (la necessità di svuotare la vescica non può essere rimandata) e il bruciore durante la minzione.

Consigli per evitare l’infiammazione

Per ridurre il rischio di infiammazione della prostata, può essere molto utile seguire – oltre a quelli che vi darà il vostro medico – anche questi consigli:

  • Segui uno stile di vita adeguato. L’infiammazione della prostata molto spesso dipende o viene aggravata da un alterato stile di vita. L’attenta osservanza dei consigli di seguito riportati è indispensabile per attenuare i fastidiosi sintomi causati dalla prostatite e per evitare le recidive, che sono molto frequenti.
  • Evita alcuni cibi dannosi per il basso tratto urinario. Ad esempio: birra, insaccati, spezie, pepe, peperoncino, superalcolici, caffè, cioccolato, formaggi grassi, pesci grassi (anguilla, tonno, sgombro ), molluschi, frutti di mare, crostacei (gamberi, aragosta).
    Tutti gli alimenti elencati presentano spiccate proprietà irritanti sul basso tratto urinario (prostata e vescica).
  • Preferisci i cibi che contengono: Vitamina A(carote, albicocche, spinaci, broccoli, pomodori), Vitamina C (ribes, kiwi agrumi, fragole, cavolfiori, peperoni), Vitamina E (olio d’oliva, oli vegetali, germe di grano), Licopene (pomodori rossi), Selenio (carne, noci, tuorlo d’uovo), Zinco (carni rosse, noci, fegato), Manganese (cereali integrali, tè nero, verdure a foglie verdi). Tutti gli alimenti elencati presentano spiccate proprietà antiossidanti per cui aiutano a ridurre l’infiammazione sul basso tratto urinario (prostata e vescica).
  • Bevi almeno 1.5/2 litri di acqua al giorno. Per ridurre il peso specifico delle urine ed evitare le infezioni urinarie, che sono molto frequenti nel paziente prostatico, bere almeno 1.5/2 litri di acqua oligominerale tiepida, a piccoli sorsi, frequentemente nel corso della giornata. E’ però indicato ridurre l’introito di liquidi 2-3 ore prima di coricarsi, onde evitare di alzarsi di notte per urinare a causa di un’aumentata diuresi.

Integratori alimentari per il benessere della prostata

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di diminuire infiammazioni e bruciori e migliorare la salute della prostata:

La valutazione del PSA può essere effettuata anche a casa, usando un test pratico ed affidabile come quello consigliato dal nostro Staff: https://amzn.to/3xsesr0

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Consigli per la salute della prostata

Altri consigli utili per mantenere la prostata in salute, sono:

  • Regolarizza la tua funzione intestinale. La funzione dell’intestino deve essere regolare. Sia la stipsi cronica che la diarrea possono determinare fenomeni di passaggio di batteri tra intestino e prostata (circolo entero-urinario). Per migliorare la regolarità intestinale è consigliata una dieta ricca di fibre.
  • Evita una prolungata astinenza sessuale. L’attività sessuale non è nociva, anzi, se praticata con regolarità e senza esagerazione, ha effetti benefici. L’astinenza prolungata provoca infatti ristagno di secrezioni nella ghiandola prostatica ed una possibile infezione seminale; a tale proposito leggi anche: Masturbarsi regolarmente ti protegge dal cancro alla prostata
  • Evita di praticare il coito interrotto. Quando sopraggiunge lo stimolo eiaculatorio, questo va sempre assecondato e mai interrotto volontariamente, onde evitare fastidiosi fenomeni di reflusso intraprostatico del liquido seminale.
  • Pratica frequentemente attività fisica. Tutte le attività fisiche e sportive di tipo aerobico riducono la congestione della prostata e stimolano la circolazione pelvica.
  • Modera l’uso di mezzi a due ruote, come moto, scooter, bicicletta e cyclette. I microtraumi perineali possono essere responsabili di processi infiammatori prostatici. L’impiego di selle imbottite è in grado solo parzialmente di ridurre tali fenomeni.
  • Evita la masturbazione compulsiva. La masturbazione compulsiva, attuata spessissimo nella dipendenza da video pornografici su internet, può determinare una infiammazione cronica della prostata. Per approfondire: Masturbazione compulsiva e dipendenza dalla pornografia online causano impotenza anche nei giovani: colpa dell’effetto Coolidge

E’ importante, specie dopo aver compiuto i 50 anni di età, effettuare una visita medica di controllo della prostata almeno una volta all’anno. Ogni visita deve essere preceduta dal dosaggio del PSA nelle sue tre frazioni (totale, libero e rapporto libero/totale), oltre ad essere completata dall’esecuzione dell’esplorazione rettale digitale e, se occorre, dell’ecografia specialistica della prostata (con sonda transrettale); a tale proposito leggi: Esplorazione rettale digitale della prostata: fa male? A che serve?
Nei soggetti a rischio (con familiari di primo grado affetti da cancro della prostata) lo screening va iniziato più precocemente (40 anni) e va effettuato ad intervalli più frequenti.

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Differenza tra infiammazione cronica granulomatosa e non granulomatosa

MEDICINA ONLINE CELL CELLULA LABORATORIO MEMBRANA ORGANULI MORTE APOPTOSI BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LL’infiammazione, o flogosi, è un meccanismo di difesa non specifico innato, che costituisce una risposta protettiva, seguente all’azione dannosa di agenti fisici, chimici e biologici, il cui obiettivo finale è l’eliminazione della causa iniziale di danno cellulare o tissutale, nonché l’avvio del processo riparativo. L’infiammazione è cronica quando il processo flogistico è di lunga durata: in esso coesistono l’infiammazione attiva, la distruzione tissutale ed i tentativi di riparazione.

Le infiammazioni croniche possono presentarsi, sotto l’aspetto clinico, in due forme diverse: non granulomatose e granulomatose.

Infiammazioni croniche granulomatose: si verificano quando microrganismi di vario tipo sopravvivono nei fagolisosomi dei macrofagi o quando in questi rimangono loro prodotti o anche materiali di natura organica/inorganica indigeribili. L’aspetto di una infiammazione granulomatosa appare simile ad un granuloma, un accumulo di macrofagi ed eventuali aree necrotiche nel distretto infiammato. In esso si accumulano macrofagi attivati: questi vengono sovrastimolati dalla persistenza dell’agente lesivo e si gonfiano, assumendo l’aspetto di cellule epitelioidi. Spesso le cellule epitelioidi si fondono tra di loro e formano le cellule giganti tipo Langhans, che possono contenere fino a 20 nuclei.

Le possibili cause dello sviluppo di un granuloma sono:

  • Corpi estranei asettici (fibre, spine, schegge)
  • Non viventi a struttura organica: olii, paraffine, cellulose, carragenine
  • Non viventi a struttura inorganica: talco, berillio, amianto (asbestosi), limatura di ferro (siderosi nera), ossido di ferro (siderosi rossa), cristalli di silice pura come cristoballite e trimidite (silicosi).
  • Parassiti: tenia echinococco (cisti ripiene di liquido e di tenie nel fegato, nel cervello e nel polmone), filaria, schistosomi, leishmania tropica e tripanosomi.
  • Batteri: bacillo di Koch (tubercolosi), bacillo di Hansen (lebbra), treponema pallido (sifilide), krebsiella, mallomyces mallei.
  • Virus: linfoadenite da graffio di gatto e linfogranuloma venereo.
  • Miceti: granuloma actinomicotico.

Infiammazioni croniche non granulomatose: il quadro morfologico, rappresentato dall’infiltrato linfomonocitario, si presenta con prevalenza di linfociti e plasmacellule e mantiene le stesse caratteristiche qualunque sia l’agente eziologico responsabile del processo.

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Differenza tra pepe nero e peperoncino: proprietà, calorie ed idee in cucina

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA PEPE NERO PEPERONCINO ROSA VERDE PICCANTE PROSTATA CALORIE CUCINA RICETTE CIBO MANGIARE DIETA DIMAGRIRE.jpgDue sapori antichi, due diversi modi di conferire piccantezza ai nostri cibi. Impariamo a conoscerli un po’ meglio e a scegliere quello che più si adatta alle nostre esigenze.
Il pepe, o più correttamente “pepe nero”  (Piper Nigrum), è una pianta della famiglia delle Piperacee, i cui frutti (che correntemente vengono definiti “grani”) vengono utilizzati essiccati.

Originaria dell’India meridionale, viene coltivata in tutti i Paesi tropicali.
Il principio attivo che gli conferisce il caratteristico gusto piccante è dato da un principio attivo denominato “piperina”.
Fin dall’antichità sono attribuite al pepe proprietà sia organolettiche a scopo alimentare sia di conservazione dei cibi sia curative (secondo la medicina ayurvedica).

Il peperoncino, o Capsicum, è un genere di piante della famiglia delle Solanacee (come patate, melanzane, pomodoro, peperone, tabacco), il cui nome occidentale deriverebbe dalla parola latina capsa (contenitore, da cui deriva anche capsula) ma secondo un’altra teoria dal greco kapto (mordere, mangiare).
Non si conosce esattamente la sua terra d’origine, ma certamente arrivò in Europa dopo il secondo viaggio nelle Americhe di Cristoforo Colombo.
I frutti sono generalmente di un bel rosso vivo e il principio attivo contenuto in essi è un alcaloide chiamato capsaicina, presente  soprattutto nella parte interna, quella che avvolge i semi.

Il consumo odierno

C’è un po’ di confusione fra i vari tipi di pepe in commercio: il pepe nero propriamente detto si ricava dal frutto acerbo sbollentato ed essiccato al sole, il pepe bianco si ricava dal frutto del pepe nero conservando soltanto il seme, il pepe verde è sempre pepe nero trattato con diossido di zolfo, il pepe grigio si ottiene dalla macinatura finissima di pepe bianco e pepe nero. Pepe rosapepe garofanato (o pimento), pepe lungopepe di Sichuan sono invece le bacche aromatiche prodotte da altre piante che hanno con il pepe nero unicamente una somiglianza estetica.
Da qualche anno si trova in commercio anche in Italia una miscela di diversi tipi di pepe (bianco, nero, verde, rosa) in grani o macinata nota con il nome di fantasia di “Creola”. Il pepe ha rappresentato nel 2002 (ultimo dato disponibile) più del 20% del totale delle spezie commerciate al mondo: il mercato internazionale del pepe si trova in India, nella città di Kochi, ma il maggior produttore mondiale è da qualche anno il Vietnam.

Il peperoncino può essere consumato fresco o essiccato, tenendo conto che – come detto – la sua maggiore piccantezza risiede nella membrana interna (detta placenta) che avvolge i semi. Contrariamente a quanto si pensi, la piccantezza non si modifica con l’essiccazione o il consumo a crudo: non essendo la capsaicina idrosolubile, il tipico gusto piccante del peperoncino rimane pressoché invariato. In Italia, come in quasi tutto il mondo, l’uso del peperoncino è molto diffuso: Calabria e Basilicata (il cui peperoncino di Senise, detto anche “zafaran”, ha ottenuto il marchio IGP) se ne contendono la tipicità. Usatissimo anche in Messico, in tutto il Nordafrica, in Cina, India e Thailandia e nelle due Coree. Tutti i Paesi di maggior consumo ne sono anche i maggiori produttori.

Valori nutritivi

100 grammi di pepe (un quantitativo “esagerato”, qui utilizzato solo come parametro), apportano 255 calorie e contengono 3,26 g di grassi, 64,81 di carboidrati, 10,95 di proteine, 26,5 di fibre).

100 grammi di peperoncino, invece, apportano 314 calorie, 16,76 g di grassi, 54,66 di carboidrati, 12,26 di proteine, 34,2 di fibre.

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Idee in cucina

CARPACCIO D’ANANAS AL PEPE

In pochi minuti si può preparare questo piatto semplicissimo e di grande effetto, dal gusto decisamente esotico.
Sbucciato con cura l’ananas, tagliarlo a rondelle, adagiarle sul piatto di portata cospargendo di abbondante pepe bianco macinato al momento.
Decorare con qualche frutto di lampone. Servire con succo d’ananas non zuccherato.

ACCIUGHE IN SALSA PICCANTE

Prendere 3 hg di acciughe sotto sale: sciacquarle, spinarle e disporre i filetti in un contenitore. Ottenuti due o tre strati di filetti, irrorare con abbondante olio extravergine di oliva e aggiungere uno spicchio d’aglio, due peperoncini di media grandezza, chiodi di garofano e cannella. In alternativa, per rendere il composto più omogeneo, si può emulsionare insieme all’olio un mezzo cucchiaino di doppio concentrato di pomodoro. Lasciar riposare in luogo fresco per almeno un paio d’ore e servire come aperitivo o antipasto.

In conclusione

Più che veri e propri alimenti, i protagonisti di questo confronto sono degli utili aromatizzanti per i nostri cibi. Di norma, il consumo avviene in quantitativi assai moderati; difficile, quindi, stabilire delle reali preferibilità sulla base di criteri nutrizionali standard.

La sfida potrebbe anche chiudersi in pareggio, ma le proprietà extra-alimentari del peperoncino (favorisce la digestione, regolarizza la pressione, contribuisce ad abbassare il colesterolo cattivo nel sangue, combatte l’aerofagia, cura ulcere e emorroidi, nevralgie e reumatismi, è indicato come coadiuvante nelle laringiti e faringiti, pare che sia utile anche contro la caduta dei capelli e la psoriasi…) lo fanno preferire, e dunque il nostro voto va al peperoncino, che si fa preferire anche per il fatto di essere un prodotto nazionale, non necessariamente d’importazione, e quindi reperibile “a km zero”.

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Lo staff di Medicina OnLine

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