Ipertensione: cibi consigliati e da evitare per abbassare la pressione sanguigna

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ipertensione cibi consigliati da evitare Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgTutto quello che mangiamo contribuisce, nel bene e nel male alla nostra salute, non è una cosa nuova. Ippocrate di Cos lo disse già 2400 anni fa:

Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo

Ci sono alcuni alimenti in particolare che possono aumentare o diminuire il rischio di ipertensione arteriosa, patologia che è a sua volta fattore di rischio per infarto del miocardio ed ictus cerebrale. Modificando alcune semplici abitudini alimentari, tra cui il conteggio delle calorie e prestando particolare attenzione alle porzioni (per favorire la perdita di peso), è possibile ridurre la pressione arteriosa, specie se si abbina una adeguata attività fisica e si evitano alcol e sigarette. Di seguito vi forniremo tutte le informazioni riguardo un corretto regime alimentare da seguire in caso di ipertensione.

Peso e pressione arteriosa sono correlati?

L’ipertensione è più comune nelle persone in sovrappeso od obese. Gli studi dimostrano che la perdita di peso comporta notevoli benefici, tra cui l’abbassamento della pressione arteriosa elevata. Perdere peso, inoltre, contribuisce a ridurre la quantità di farmaci necessaria per tenere sotto controllo l’ipertensione. Se siete in sovrappeso, rivolgetevi ad una figura professionale che possa aiutarvi ad elaborare un programma di dimagrimento salutare. Il modo migliore per perdere peso è quello di praticare più attività fisica, ovvero bruciare una quantità maggiore di calorie con l’esercizio fisico rispetto a quella assunta. Praticare attività fisica regolarmente (almeno 30 minuti quasi tutti i giorni), contribuisce anche ad abbassare la pressione sanguigna e a rafforzare il cuore. Alcune persone non sono consapevoli della quantità totale di calorie che introducono quotidianamente nell’organismo. Alcuni sottostimano la quantità e la tipologia di alimenti consumati per poi interrogarsi sul motivo per cui faticano a perdere peso. Tenere un diario alimentare è il modo migliore per sapere con certezza cosa si mangia ogni giorno. Annotare gli alimenti che vengono consumati, incluse le porzioni, contribuisce a delineare un quadro realistico delle abitudini alimentari. Questo sarà quindi il punto di partenza da cui iniziare per ridurre le calorie e le porzioni, allo scopo di perdere i chili necessari e tenere sotto controllo peso e pressione arteriosa.

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In che modo la dieta influisce sulla pressione arteriosa?

Sono molti i cibi e i fattori alimentari che influiscono sulla pressione arteriosa. Gli studi mostrano che in alcune persone una dieta ricca di sodio aumenta la pressione sanguigna. In effetti, alcuni studi dimostrano che meno sodio si mangia, maggiore è la possibilità di tenere la pressione arteriosa sotto controllo, anche nel caso in cui si stiano assumendo farmaci atti a trattare l’ipertensione. Le scoperte scientifiche dimostrano che anche il potassio, il magnesio e le fibre alimentari possono influenzare la pressione arteriosa. Frutta e verdura sono ricche di potassio, magnesio, fibre e sono povere di sodio. Inoltre, frutta secca, semi, legumi, carni magre e pollame sono buone fonti di magnesio.

La dieta DASH è efficace per contrastare l’ipertensione?

Il termine DASH (letteralmente “approcci dietetici per contrastare l’ipertensione” dall’inglese “Dietary Approaches to Stop Hypertension) fa riferimento ad uno studio condotto sui diversi modelli alimentari atti a ridurre l’ipertensione. I ricercatori hanno scoperto che i volontari che avevano seguito la dieta DASH, presentavano un significativo abbassamento della pressione arteriosa solo dopo poche settimane. Hanno inoltre scoperto che la dieta iposodica DASH (che prevede una riduzione della quantità giornaliera di sodio a 1.500 milligrammi) ha comportato notevoli ed ulteriori benefici correlati alla riduzione della pressione arteriosa. Il Department of Health and Human Services e il Department of Agriculture raccomandano agli adulti un consumo massimo di sodio pari a 2.300 milligrammi di sodio. Gli ipertesi e le persone di età pari o superiore ai 50 anni, invece, non dovrebbero consumare più di 1.500 milligrammi di sodio al giorno. La ricerca ha infine dimostrato una riduzione del rischio di malattie coronariche e ictus nelle donne che avevano seguito la dieta DASH per diversi anni.

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In cosa consiste il piano alimentare della dieta DASH?

Il piano alimentare della dieta DASH è ricco di frutta, verdura, cereali integrali, pesce, pollame, frutta secca, legumi e latticini poveri di grassi. Questi alimenti sono ricchi di nutrienti chiave come potassio, magnesio, calcio, fibre e proteine. A differenza della tipica dieta di stampo occidentale, la dieta DASH prevede quantità inferiori di sodio (sale), zuccheri, dolci, bevande zuccherate, grassi e carni rosse e/o lavorate. Per iniziare la dieta DASH, è sufficiente attenersi ai gruppi di alimenti e alle porzioni indicati qui di seguito (la dieta è basata su un apporto calorico totale giornaliero pari a 2.000 calorie):

  • Cereali: 7-8 porzioni al giorno (porzioni: 1 fetta di pane, 1/2 tazza di riso/pasta cotti, 28 g di cereali secchi)
  • Verdura: 4-5 porzioni al giorno (porzioni: 1 tazza di verdure crude a foglia verde, 1/2 tazza di verdure cotte)
  • Frutta: 4-5 porzioni al giorno (porzioni: 1 frutto di media grandezza, 1/2 tazza di frutta fresca o surgelata, 1/4 di tazza di frutta secca, 177 ml di succo di frutta)
  • Latticini poveri o privi di grassi: 2-3 porzioni al giorno (porzioni: 237 ml di latte, 1 tazza di yogurt, 42 g di formaggio)
  • Carne magra, pollame e pesce: 1 o 2 porzioni al giorno (porzioni: 85 g di carne, pollame o pesce cotti)
  • Frutta secca, semi e legumi: 4-5 porzioni alla settimana (porzioni: 1/3 di tazza di frutta secca, 2 cucchiai di semi, 1/2 tazza di fagioli o piselli secchi cotti)
  • Grassi e oli: 2-3 porzioni al giorno (porzioni: 1 cucchiaio di olio vegetale o di margarina leggera, 1 cucchiaio di maionese povera di grassi)
  • Dolci: limitarne il consumo a meno di 5 porzioni alla settimana (porzioni: 1 cucchiaio di zucchero o di marmellata)

L’obiettivo è quello di ridurre il consumo giornaliero di sodio a 2.300 milligrammi (1 cucchiaino di sale da tavola). Una volta che l’organismo si sarà abituato a questa dieta iposodica, sarà possibile ridurre ulteriormente il consumo giornaliero di sale a 1.500 milligrammi (circa due terzi di cucchiaino di sale da tavola). Ovviamente, prima di iniziare la dieta DASH è bene rivolgersi al medico o ad un dietologo. Queste figure professionali possono fornire maggiori informazioni circa la scelta ottimale dei cibi e le relative porzioni. Inoltre, anche nel caso della dieta DASH le calorie ricoprono un ruolo importante se si vuole perdere peso. Il medico o il dietologo potranno spiegare in modo esaustivo come contare le calorie e quali porzioni consumare.

Quali frutti e quali verdure sono fonti naturali di potassio, magnesio e fibre?

Per aumentare l’assunzione di potassio, magnesio e fibre in modo naturale, potete scegliere tra:

  • mele
  • albicocche
  • banane
  • barbabietola
  • broccoli
  • carote
  • cavolo
  • fagiolini
  • pompelmo
  • succo di pompelmo
  • uva
  • piselli
  • mango
  • meloni
  • arance
  • pesche
  • ananas
  • patate
  • uva passa
  • spinaci
  • fragole
  • patate dolci
  • mandarini
  • pomodori
  • tonno
  • yogurt (senza grassi)

Come posso ridurre il consumo di sodio all’interno del mio regime alimentare?

  • Annotate la quantità di sodio presente negli alimenti che mangiate. Tenete un diario alimentare dove segnare cibo, porzioni e quantità di sodio.
  • Fissate come obiettivo principale un consumo di sodio giornaliero inferiore a 2.300 milligrammi (1 cucchiaino di sale circa al giorno). Chiedete al medico se è il caso di ridurre ulteriormente a 1.500 milligrammi.
  • Leggete le informazioni nutrizionali riportate sull’etichetta degli alimenti. La quantità di sodio è sempre indicata.
  • Evitate cibi in scatola, lavorati e da fast food.
  • Durante la preparazione dei pasti utilizzate condimenti privi di sale.

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I CIBI CONSIGLIATI E QUELLI DA EVITARE PER PREVENIRE LA PRESSIONE ALTA:

Tra gli alimenti più consigliati in caso di ipertensione vi è la barbabietola rossa, grazie alla sua naturale ricchezza di nitrato. Quest’ultimo viene convertito durante il processo digestivo in monossido di azoto inducendo la vasodilatazione delle arterie e una conseguente riduzione della pressione sanguigna. A supporto di questa tesi i tre nutrizionisti hanno indicato come in un recente studio, che ha visto coinvolti 68 individui adulti. Coloro che avevano ricevuto 250 ml di succo di barbabietola al giorno per quattro settimane (rispetto al gruppo di controllo, che ha consumato un placebo) avevano visto ridursi la pressione “massima” (sistolica) di 7,7 mmHg e la “minima” (diastolica) di 5,2 mmHg. Ottimo anche il supporto fornito dalla vitamina C, presente in alcuni tipi di frutta e verdura. Assumerne 500 mg al giorno per 8 settimane consentirebbe, secondo precedenti studi, la riduzione della pressione sanguigna di 3,84 mmHg (sistolica) e 1,48 mmHg (diastolica). Via libera anche per i fiocchi d’avena, che favorirebbero una riduzione della “minima” di 0,11 mmHg ogni grammo di prodotto consumato (quantitativo consigliato 30 grammi per gli uomini e 25 per le donne). Il sale è ai primi posti per quanto riguarda alimenti e condimenti da evitare secondo i nutrizionisti australiani, seppure si trovi in una posizione tutt’altro che isolata. Da valutare con molta attenzione anche il consumo di caffè, il cui contenuto di caffeina porterebbe all’aumento (con appena una tazza di caffè forte) della sistolica di 8.1 mmHg e della diastolica di 5.7 mmHg (per una durata dell’effetto fino a 3 ore dopo l’assunzione). Negative anche le ripercussioni in caso di ipertensione anche in seguito al consumo di alcol o di liquirizia.

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Sonnolenza e stanchezza cronica: tutte le cause ed i rimedi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SONNOLENZA STANCHEZZA CRONICA RIMEDI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgVi succede da tempo di svegliarvi la mattina già stanchi e di avere sonnolenza per tutta la giornata? Meglio non sottovalutare il problema. Cerchiamo oggi di capire quali potrebbero essere le cause della vostra condizione per trovare il giusto rimedio.

1) Troppo poco sonno
Anche se può sembrare ovvia, una delle cause principali è proprio la carenza di sonno. Essa influisce negativamente su concentrazione e salute. Gli adulti dovrebbero dormire in media dalle sette alle otto ore per notte, anche se è bene precisare che il quantitativo di ore necessarie varia da individuo ad individuo.
Rimedio: fate del sonno una delle vostre priorità. Eliminate dalla vostra camera da letto computer portatili, cellulari e televisione. Avete ancora difficoltà a dormire? Consultate il medico. Potreste soffrire di un disturbo del sonno.

2) Apnea notturna
Alcune persone che soffrono di apnea notturna, credono di dormire a sufficienza, ma in realtà non è così. L’apnea notturna interrompe la normale respirazione per un breve lasso di tempo durante la notte. Ognuna di queste interruzioni comporta un breve risveglio, anche se la persona non ne è consapevole. Il risultato finale è una privazione del sonno malgrado abbiate trascorso otto ore nel vostro letto.
Rimedio: se siete sovrappeso, provate a perdere peso. Smettete di fumare e provate a dormire con un dispositivo di ventilazione meccanica a pressione positiva delle vie aeree (C-PAP) che contribuisce a mantenere libere le vie respiratorie durante la notte.

3) Dieta squilibrata
Mangiare troppo poco causa stanchezza e affaticamento, ma anche mangiare i cibi sbagliati può essere un problema. Seguire una dieta equilibrata e bilanciata, mantiene regolari i livelli di zuccheri nel sangue e previene la sensazione di spossatezza dovuta al calo di zuccheri.
Rimedio: fate sempre colazione. Includete proteine e carboidrati complessi ad ogni pasto. Per esempio, mangiate le uova abbinate ad un toast integrale. Non dimenticate gli spuntini di metà mattina e metà pomeriggio per mantenere alto il vostro livello di energia.  

4) Anemia
L’anemia è una delle cause più note di stanchezza nelle donne. Il ciclo mestruale può causare una carenza di ferro, ponendo le donne a rischio. I globuli rossi sono necessari perché trasportano l’ossigeno ai tessuti e agli organi.  
Rimedio: in caso di anemia causata da carenza di ferro, chiedete al medico se è il caso di assumere integratori di ferro e consumate cibi ricchi di ferro come carne magra, fegato, frutti di mare, fagioli e cereali arricchiti.

5) Depressione
Solitamente si tende a correlare la depressione solo alla sfera emotiva. In realtà, essa causa anche l’insorgenza di molti sintomi fisici. Stanchezza, affaticamento, mal di testa e perdita di appetito sono tra i più comuni. Se vi sentite stanchi o giù di corda per più di due settimane, consultate il medico.  
Rimedio: la depressione può essere curata grazie alla psicoterapia e/o all’uso di farmaci specifici.

6) Ipotiroidismo
La tiroide è una piccola ghiandola situata alla base del collo. Controlla il metabolismo, ovvero la velocità con cui il corpo trasforma il “carburante”, ossia gli alimenti assunti, in energia. Se questa ghiandola è ipoattiva e il metabolismo funziona troppo lentamente, vi sentirete pigri e tenderete a mettere peso.
Rimedio: se l’esame del sangue conferma che gli ormoni della tiroide sono bassi, gli ormoni sintetici possono velocizzare il metabolismo.

7) Troppa caffeina
La caffeina migliora per un breve lasso di tempo attenzione e concentrazione, se assunta in dosi moderate. Troppa caffeina, al contrario, aumenta battito cardiaco, pressione sanguigna e nervosismo. La ricerca indica che in alcune persone l’eccessiva assunzione di caffeina causa stanchezza.  
Rimedio: riducete in modo graduale il consumo di caffè, tè, cioccolato, bibite analcoliche e di qualsiasi medicinale contenente caffeina. Cessarne improvvisamente l’assunzione può causare “astinenza” da caffeina e maggiore stanchezza.

8) Infezioni del tratto urinario nascoste 
Se avete sofferto di una infezione a carico del tratto urinario, probabilmente vi risulteranno familiari il dolore pungente e lo stimolo urgente alla minzione che contraddistinguono questa condizione. Ma questa tipologia di infezioni non è sempre caratterizzata da sintomi così ovvi. In alcuni casi, la stanchezza è l’unico segno. Un esame delle urine può confermare rapidamente l’eventuale presenza di un’infezione a carico del tratto urinario.
Rimedio: le infezioni del tratto urinario vengono trattate mediante la prescrizione di antibiotici. La stanchezza sperimentata di solito scompare nel giro di una settimana.

9) Diabete
Negli individui affetti da diabete, livelli anormalmente elevati di zuccheri permangono nel flusso sanguigno invece di entrare nelle cellule del corpo, dove verrebbero convertiti in energia. Ne consegue un drastico calo di energia nonostante il corpo abbia a disposizione il “carburante” necessario. Se sentite un senso persistente ed inspiegabile di stanchezza, chiedete al vostro medico informazioni circa un eventuale test per il diabete.  
Rimedio: le cure per il diabete includono cambiamenti nello stile di vita, come dieta ed esercizio fisico, insulinoterapia e medicinali che possono aiutare il corpo ad elaborare gli zuccheri.

10) Disidratazione
La stanchezza può essere segno di disidratazione. Sia che stiate lavorando all’aperto o seduti a una scrivania, il corpo necessita comunque di acqua per funzionare correttamente e mantenersi idratato. Nel momento in cui avete sete, il vostro corpo è già disidratato.
Rimedio: bevete acqua durante il corso della giornata. Bevete due bicchieri di acqua almeno un’ora prima di praticare attività fisica e sorseggiatela mentre state svolgendo l’attività in questione. Ad attività ultimata, bevetene altri due bicchieri.  

12) Problemi cardiaci
Se vi sentite stanchi ed affaticati mentre svolgete le attività di tutti i giorni, come fare le pulizie o strappare le erbacce in giardino, potrebbe essere segno che il cuore non funzioni più come un tempo. Se notate che vi risulta estremamente difficoltoso portare a termine compiti che in precedenza svolgevate con facilità, parlatene al vostro medico di fiducia.
Rimedio: cambiamenti dello stile di vita, farmaci e procedure terapeutiche possono mantenere sotto controllo eventuali problemi a carico del cuore e ripristinare il livello di energia.

13) Disturbo del sonno correlato ai turni lavorativi
Lavorare di notte o cambiare i turni di lavoro può compromettere la regolarità del vostro “orologio interno”. Potreste sentirvi stanchi al risveglio e provare un senso di sonnolenza durante il giorno.  
Rimedio: limitate l’esposizione alla luce del giorno quando dovete riposare. Oscurate la vostra camera da letto e rendetela un ambiente tranquillo e fresco. Avete ancora problemi legati al sonno? Parlatene col medico. Esistono svariati rimedi al riguardo. L’assunzione di integratori e farmaci può essere di aiuto.

14) Allergie alimentari
Alcuni medici ritengono che le allergie alimentari nascoste possono causare sonnolenza. Se il senso di stanchezza si acuisce specie dopo i pasti, potreste soffrire di una lieve intolleranza a qualcosa che mangiate.
Rimedio: provate ad eliminare un cibo per volta per vedere se il senso di stanchezza migliora. Potete anche rivolgervi al medico per effettuare un test allergologico.

15) Sindrome da stanchezza cronica e fibromialgia
Se la stanchezza persiste per più di 6 mesi e risulta talmente debilitante da impedirvi di gestire le attività quotidiane che svolgete abitualmente, è possibile che la causa possa essere riconducibile alla presenza di due condizioni specifiche, ovvero la sindrome da stanchezza cronica e la fibromialgia. Entrambe sono caratterizzate da vari sintomi, ma un senso persistente e inspiegabile di affaticamento è uno dei sintomi principali.
Rimedio: Sebbene non vi sia un rapido rimedio in caso di sindrome da stanchezza cronica o fibromialgia, i pazienti affetti da queste condizioni possono trarre beneficio dall’apportare variazioni al programma di attività giornaliero, dall’apprendere abitudini migliori relative al sonno e iniziando un programma di ginnastica dolce.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Pienezza auricolare (orecchie tappate): cause, cure, complicazioni, quando chiamare il medico

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ORECCHIE TAPPATE PIENEZZA AURICOLARE CUR Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg“Orecchie tappate” è il modo comune di chiamare il fenomeno della pienezza auricolare.

Cos’è la pienezza auricolare?
La pienezza auricolare è descrivibile come un senso di ostruzione o congestione che permane a seguito di sbadigli, deglutizione o altri metodi comuni messi in atto per ovviare a tale sensazione. E’ possibile sperimentare una leggera diminuzione dell’udito o una sensazione di ovattamento auricolare. La pienezza auricolare, accompagnata da sintomi correlati al raffreddore o simil-influenzali, in genere è causata dall’ostruzione della tuba di Eustachio, il condotto che collega l’orecchio alla gola e consente il drenaggio dei fluidi dall’orecchio medio. Nel caso in cui vi sia una raccolta di tali fluidi, è possibile l’insorgenza di una infezione a carico dell’orecchio medio causata da batteri o virus, caratterizzata da dolore e gonfiore. Sbalzi improvvisi e drammatici della pressione atmosferica, che si verificano generalmente in occasione di un viaggio aereo o durante una immersione subacquea, possono causare pienezza auricale o persino la rottura del timpano. Questa condizione è nota come barotrauma e insorge a seguito di differenze estreme fra la pressione interna dell’orecchio e quella esterna.
Sebbene la pienezza auricolare sia spesso dovuta alla congestione causata da un comune raffreddore risolvendosi mediante auto-trattamento, la presenza di alcuni sintomi può essere indice di una condizione più grave. Si consiglia di contattare il proprio medico o recarsi al pronto soccorso più vicino qualora i sintomi persistano per 3-4 giorni a seguito della loro insorgenza o siano accompagnati da febbre molto alta (superiore a 38,33°C), forte dolore, gonfiore e arrossamento della cute circostante l’orecchio o drenaggio (fuoriuscita) di pus dall’orecchio.

Altri sintomi legati alla pienezza auricolare
Oltre alla sensazione di pienezza, tappamento e congestione, è possibile sperimentare altri sintomi nella zona circostante l’orecchio:

  • dolore o sensibilità al dolore nella zona circostante l’orecchio o nella regione ossea situata dietro il padiglione auricolare;
  • prurito;
  • fuoriuscita (drenaggio) di pus o altre secrezioni dall’orecchio;
  • arrossamento, calore o gonfiore.

La pienezza auricolare può essere accompagnata anche da altri sintomi sistemici, tra cui:

  • febbre;
  • sintomi simil-influenzali (tosse, cefalea, mal di gola, febbre, stanchezza e dolori);
  • malessere o letargia.

Cause delle orecchie tappate
La pienezza auricolare può essere causata da infezioni, soprattutto se accompagnata da raffreddore e sintomi simil-influenzali. La sensazione di pienezza insorge a seguito dell’ostruzione della tuba di Eustachio, che collega l’orecchio alla gola e consente il drenaggio di fluidi dall’orecchio medio. Un eventuale accumulo di fluidi può causare l’insorgenza di una infezione a carico dell’orecchio medio provocata da virus o batteri, comportando dolore e gonfiore. Anche il raffreddore da fieno e altre allergie sono cause comuni di pienezza auricolare. Come accennato ad inizio articolo, eventuali sbalzi improvvisi e drammatici della pressione atmosferica possono causare l’insorgenza di pienezza auricolare e comportare persino la rottura del timpano. Tale fenomeno è conosciuto come barotrauma (esso insorge nel caso in cui vi siano differenze estreme fra la pressione interna dell’orecchio e quella esterna).

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La pienezza auricolare può essere causata da infezioni, tra cui:

  • lieve infezione cronica a carico dell’orecchio;
  • raffreddore comune (infezione delle vie respiratorie di natura virale);
  • influenza;
  • mastoidite (infiammazione della mastoide, ovvero la prominenza dell’osso temporale dietro il padiglione auricolare);
  • altre infezioni batteriche o virali;
  • otite esterna (infezione a carico dell’orecchio esterno, nota come “orecchio del nuotatore”);
  • otite media con effusione (infezione a carico dell’orecchio medio con gonfiore);
  • infezione virale delle vie respiratorie superiori.

Altre cause di pienezza auricolare includono:

  • neuroma acustico (tumore benigno del nervo che collega l’orecchio interno al cervello);
  • barotrauma (effetto causato da sbalzi improvvisi o estremi della pressione atmosferica);
  • accumulo di cerume;
  • disfunzione della tuba di Eustachio;
  • esposizione a rumori forti, come quelli emessi per esempio da un martello pneumatico, fuochi d’artificio o musica alta;
  • presenza di un corpo estraneo nel condotto uditivo esterno;
  • raffreddore da fieno o reazione allergica a seguito dell’esposizione ad agenti irritanti come peli di animali, polvere, cosmetici o polline.

Solitamente la pienezza auricolare insorge a seguito di un raffreddore o una influenza che causano l’ostruzione della tuba di Eustachio che può tradursi talvolta in infezione auricolare. In alcuni casi, tale pienezza può essere un sintomo di una infezione a carico dell’osso posto dietro il padiglione auricolare. Si tratta di una condizione grave o estremamente grave che necessita di una immediata valutazione medica.

Diagnosi e cura delle orecchie tappate

Per poter diagnosticare la condizione, il medico porrà al paziente domande relativamente alla sensazione di pienezza sperimentata, tra cui:

  • da quanto tempo sperimenta questa pienezza auricolare?
  • sta assumendo farmaci?
  • ha notato la fuoriscita di pus o altre secrezioni dall’orecchio?
  • ultimamente, ha trascorso molto tempo all’aperto?
  • ha nuotato o effettuato immersioni subacquee?
  • di recente è stato/a in aereo o svolto una qualsiasi attività che l’abbia esposta a sbalzi di altitudine o a cambiamenti improvvisi della pressione atmosferica?
  • è stato/a esposto/a a rumori estremamente forti, come ad esempio in un cantiere o ad un concerto?

Oltre alla visita e all’anamnesi, il medico si servirà di vari mezzi per fare la diagnosi, come ad esempio il test dell’udito o la diagnostica per immagini (RX, TAC…). La cura verrà decisa dal medico in base alla causa scatenante a monte la pienezza auricolare.

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Potenziali complicazioni e pericolosità legate alle orecchie tappate

Di solito, la pienezza auricolare si risolve nel giro di pochi giorni. E’ comunque importante determinare la causa sottostante ed escludere l’eventuale presenza di una grave infezione. Una volta diagnosticata la causa, è fondamentale seguire il piano di cura formulato dal medico al fine di ridurre il rischio di insorgenza di potenziali complicazioni, tra cui:

  • colesteatoma (tumore o ciste più comunemente nell’orecchio medio);
  • mastoidite;
  • meningite (processo infiammatorio che colpisce le meningi, ovvero le tre membrane che avvolgono l’encefalo e il midollo spinale);
  • infezioni auricolari ricorrenti;
  • difficoltà di comunicazione o a parlare;
  • diffusione dell’infezione.

Orecchie tappate: quando è necessario contattare il medico
Sebbene la maggior parte delle infezioni auricolari e altre cause di pienezza auricolare si risolvano spontaneamente o mediante l’assunzione di antibiotici, alcuni sintomi richiedono una immediata attenzione medica, poiché potrebbero essere indice di una infezione ossea a carico della zona dietro il padiglione auricolare. Si consiglia di ricercare immediatamente assistenza medica in presenza di uno qualsiasi dei seguenti sintomi:

  • febbre alta (superiore a 38,33°C) per un lasso di tempo pari o superiore a 48 ore;
  • forte cefalea;
  • forte dolore;
  • sensazione pulsante o sensibilità al dolore nella zona dietro il padiglione auricolare.

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Pressione alta (ipertensione arteriosa): sintomi, cause, valori e cure

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PRESSIONE ALTA IPERTENSIONE ARTERIOSA SINTOMI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari.jpgL’ipertensione arteriosa, comunemente chiamata pressione alta, è una condizione clinica in cui la pressione del sangue nelle arterie della circolazione sistemica risulta elevata. Colpisce oltre 10 milioni di persone in Italia, delle quali solo ¼ è in grado di tenerla sotto controllo.
L’ipertensione viene definita tale quando si verifica un aumento permanente della pressione ARTERIOSA, al di sopra dei valori considerati normali.

Valori normali della pressione arteriosa
Quali sono i valori normali della pressione arteriosa? Leggi questo articolo: Pressione arteriosa: valori normali e patologici

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Come si misura la pressione arteriosa?
Si misura tramite un apparecchio che prende il nome di sfigmomanometro (o sfigmometro o sfigmoscopio, misuratore della pressione), con il paziente steso sul lettino o seduto, a riposo, possibilmente che non abbia bevuto caffè o fumato nei minuti precedenti alla misurazione, fattori questi che possono elevare frequenza cardiaca e pressione arteriosa anche fino a 10 mmHg.

Diagnosi di ipertensione
L’ipertensione viene diagnosticata sulla base di una pressione arteriosa persistentemente elevata. Tradizionalmente, ciò richiede almeno tre misurazioni intervallate nell’arco di un mese.

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Sintomi e segni dell’ipertensione arteriosa
Raramente l’ipertensione viene accompagnata da sintomi e la sua identificazione avviene solitamente attraverso lo screening. La pressione alta viene rilevata tramite lo sfigmomanometro anche durante visite mediche fatte per altri motivi. Pur essendo quasi sempre assenti sintomi, una parte delle persone con ipertensione lamenta mal di testa, in particolare nella zona superiore e nella mattinata, così come stordimento, vertigini, tinnito (ronzio o sibilo nelle orecchie), visione alterata e episodi di svenimento. Questi sintomi sono però più probabilmente correlati all’ansia associata piuttosto che all’ipertensione stessa. Durante l’esame obiettivo, l’ipertensione può essere sospettata sulla base della presenza di retinopatia ipertensiva rilevata mediante l’esame ottico del fundus oculi mediante oftalmoscopio. Normalmente, la gravità della retinopatia ipertensiva viene classificata mediante i gradi che vanno dall’I al IV, anche se i tipi più lievi possono essere difficili da distinguere uno dall’altro. I risultati della oftalmoscopia possono anche dare alcune indicazioni sul periodo in cui una persona è stata ipertesa.

Tipi di ipertensione
Quasi sempre (nel 95% dei casi), la pressione alta è di tipo primaria (anche chiamata ipertensione essenziale), quindi indipendente da altre condizioni patologiche; questa forma di ipertensione risulta tutt’ora idiopatica, cioè non se ne conoscono le cause specifiche. Esistono poi altri tipi di ipertensione, detti secondari, che devono la loro insorgenza ad altre malattie, spesso legate ai reni o al cuore.

Cause di ipertensione

  • Le cause di ipertensione essenziale non sono ancora del tutto conosciute, tuttavia si tratta di una condizione ad eziologia probabilmente multifattoriale; tra le cause più importanti si riconoscono: predisposizione genetica/familiarità, sovrappeso, dieta scorretta, sedentarietà, abuso alcolico e stress. L’aumento della pressione è anche legato all’invecchiamento.
  • L’ipertensione secondaria è quell’ipertensione causata da un’altra patologia identificabile, quasi sempre una malattia che interessa i reni. L’ipertensione secondaria può anche essere causata da condizioni endocrine, come la sindrome di Cushing, l’ipertiroidismo, l’ipotiroidismo, l’acromegalia, la sindrome di Conn o iperaldosteronismo, l’iperparatiroidismo e il feocromocitoma. Altre cause dell’ipertensione secondaria sono l’obesità, l’apnea notturna, la gravidanza, la coartazione dell’aorta, il consumo eccessivo di liquirizia e di alcuni medicinali soggetti a prescrizione, rimedi a base di erbe e droghe illegali.
  • L’ipertensione arteriosa resistente è la persistenza di una pressione arteriosa non controllata (PA sistolica ≥ 140 mmHg e/o PA diastolica ≥ 90 mmHg), nonostante corrette abitudini di vita e l’assunzione continuativa e controllata di almeno tre farmaci antipertensivi, tra cui un diuretico. La prevalenza dell’ipertensione resistente ai farmaci varia dal 5% nelle misurazioni dal medico curante, sino al 50% negli ambulatori nefrologici e rappresenta un notevole problema in quanto la sua presenza e persistenza determinano un incremento del danno d’organo a livello del cuore, del cervello e del rene.

L’ipertensione arteriosa come fattore di rischio
La grande attenzione di noi medici riguardo la pressione sanguigna alta, deriva dal fatto che un’ipertensione di grave entità, e/o aggravata da altri fattori di rischio (es. fumo, diabete, sovrappeso ecc.) determina un carico maggiore per il cuore e per le pareti dei vasi sanguigni, che si riflette in un fattore di rischio per l’ictus, per l’infarto del miocardio, per l’insufficienza cardiaca, per gli aneurismi delle arterie (es. aneurisma aortico), per la malattia arteriosa periferica ed è una causa della malattia renale cronica. Anche moderate elevazioni della pressione sanguigna arteriosa vengono associate a una riduzione dell’aspettativa di vita.

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Come si cura l’ipertensione arteriosa?
Cambiamenti nella dieta e nello stile di vita sono in grado di migliorare sensibilmente il controllo della pressione sanguigna e di ridurre il rischio di complicazioni per la salute. Tuttavia il trattamento farmacologico è spesso necessario in persone per le quali i cambiamenti dello stile di vita risultino inefficaci o insufficienti.

Ipertensione arteriosa: terapia farmacologica
Esistono numerose classi di farmaci, chiamati farmaci antipertensivi, in grado di ridurre la pressione arteriosa mediante vari meccanismi. Le principali classi di farmaci antiipertensivi attualmente utilizzate sono:

  • ACE inibitori. Le principali molecole di questa classe sono: captopril, enalapril, zofenopril, fosinopril, lisinopril, quinapril, ramipril.
  • Antagonista del recettore per l’angiotensina II (Angiotensin II receptor Blocker – ARBs) o sartani: telmisartan, irbesartan, losartan, valsartan, candesartan, olmesartan.
  • Calcio antagonisti come per esempio la nifedipina, l’amlodipina, la lacidipina, la lercanidipina o la barnidipina.
  • Diuretici: il clortalidone, la idroclorotiazide, la furosemide, la torasemide.
  • Alfa bloccanti, che agiscono bloccando i recettori alfa del sistema nervoso simpatico: prazosina e la doxazosina
  • Beta bloccanti, che agiscono invece bloccando (in misura differente a seconda della molecola), le diverse classi di recettore beta adrenergici. Le principali molecole di questa classe sono: atenololo, labetalolo, metoprololo, propranololo.
  • Alfa-Beta bloccanti. Sono farmaci antiadrenergici ad azione mista. Rientrano in questa categoria molecole come il carvedilolo e il labetalolo.
  • Simpaticolitici ad azione centrale, come per esempio la clonidina e la metildopa.
  • Inibitore del sistema renina-angiotensina-aldosterone. È la più recente classe di farmaci antiipertensivi; il capostipite è l’aliskiren.

Tutte le molecole citate possono essere usate da sole o in combinazione. Alcune combinazioni, come per esempio ACE-inibitore + diuretico o ARB + diuretico o ACE-inibitore + Calcio Antagonista sono in commercio in associazione in una unica compressa, per migliorare la compliance del paziente.

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Ipertensione arteriosa resistente: denervazione simpatica
Tra le terapie non farmacologiche, nell’ipertensione resistente alla terapia è stata inserita la denervazione simpatica. La denervazione dell’arteria renale mediante ablazione transcatetere con radiofrequenza a bassa energia, è stata proposta per i risolvere quei casi in cui tutte le altre strategie hanno fallito. Questa tecnica si basa sul fatto che le terminazioni simpatiche renali afferenti ed efferenti contribuirebbero alla patogenesi dell’ipertensione arteriosa. I risultati dello studio Symplicity HTN-1 hanno confermato il ruolo fondamentale dell’innervazione simpatica nel mantenimento di valori pressori alterati nei soggetti ipertesi e l’applicazione della denervazione simpatica si è rivelata una metodica efficace e sicura nel trattamento di pazienti affetti da forme resistenti di ipertensione, come riportato nei risultati del Symplicity HTN-2 Trial.

Come abbassare la pressione arteriosa alta in modo naturale?
A tale proposito leggi: Abbassare la pressione alta senza farmaci con rimedi naturali

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Meningite batterica e virale: sintomi, profilassi, cura e vaccini

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Charlotte Cleverley-Bisman sviluppò una grave meningite meningococcica e il rash petecchiale progredì alla gangrena così da rendere necessaria l’amputazione. È comunque sopravvissuta alla malattia ed è diventata un simbolo della campagna di vaccinazione per la meningite in Nuova Zelanda

La meningite è una patologia caratterizzata da infiammazione delle meningi, le membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale. A provocarla possono essere vari patogeni, soprattutto batteri, virus, anche funghi. In alcuni casi la meningite può anche avere cause non infettive. In genere le forme batteriche sono le più gravi e sono portate da tre specie di batteri:

  • Haemophilus influenzae di tipo B (HiB);
  • Streptococcus o Diplococcus pneumoniae (pneumococco);
  • Neisseria meningitidis (meningococco).

E’ il meningococco il responsabile dei casi di epidemia. Ne esistono cinque ceppi capaci di provocare malattie pericolose: i sierotipi A, B, C, Y, W135. In Europa e USA si registrano casi da meningococco B e C.

Quanto è diffusa la meningite in Italia?
In Italia si registrano circa 900 casi di meningite batterica all’anno. Un terzo circa sono attribuibili al meningococco e un’analoga percentuale è causata dallo pneumococco. I casi residui sono dovuti a batteri diversi (stafilococchi, streptococchi, listeria, micobatteri, escherichia coli) oppure non è stato possibile identificare una causa precisa. È stato solo a partire dal 1994 che il Ministero della Salute ha implementato un sistema di sorveglianza nazionale per ottenere dati sull’incidenza delle meningiti batteriche e i loro agenti causali. Come conseguenza vi è stato un incremento notevole, di anno in anno, della segnalazione di casi di meningite e in particolare di meningiti sostenute da Haemophilus influenzae di tipo b (Hib), con il raggiungimento di un picco, nel 1999, di 1 057 casi di meningite, poi ridottosi negli anni successivi grazie al diffondersi della vaccinazione contro Hib, destinata ai bambini nel primo anno di vita. La meningite da meningococco in Italia ha un’incidenza minore rispetto al resto d’Europa: circa 200–300 casi/anno (3–5 casi/milione di abitanti contro una media europea di 12 casi/milione). La maggior parte dei casi di malattia da meningococco sono causati da sierogruppi B e C.

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Come avviene il contagio?
Il batterio si può annidare nelle mucose del distretto naso-faringeo, nella maggior parte dei casi senza dare sintomi (si stima che fino al 30% della popolazione sia portatrice inconsapevole di meningococco), e può essere trasmesso da una persona all’altra per via aerea, ma a distanza ravvicinata, soprattutto in luoghi chiusi e affollati, dato che non sopravvive a lungo fuori dall’organismo umano. Dalle prime vie aeree, il patogeno può poi raggiungere le meningi attraverso il sistema circolatorio.

Quali sono le cause non infettive di meningite?
La meningite si può verificare anche come risultato di diverse cause non infettive, come la diffusione alle meningi di neoplasie o l’assunzione di alcuni farmaci, per lo più antinfiammatori FANS, antibiotici e immunoglobuline per via endovenosa. Può anche essere causata da diverse condizioni infiammatorie come la sarcoidosi, che in tal caso prende il nome di neurosarcoidosi, malattie del tessuto connettivo, come il lupus eritematoso sistemico, e alcune forme di vasculite (infiammazione della parete dei vasi sanguigni) come la Sindrome di Behçet. Cisti epidermoidi e cisti dermoidi possono causare meningite rilasciando materiale nello spazio subaracnoideo. La meningite di Mollaret è una sindrome caratterizzata da episodi ricorrenti di meningite asettica. Raramente l’emicrania può essere causa di meningite e tale diagnosi può essere fatta solo quando le altre possibili cause sono state scartate. Infine vi sono alcune procedure mediche invasive che possono associarsi a complicanza meningitica, fra cui le tecniche di anestesia spinale e peridurale e gli interventi neurochirugici.

Come si riconosce la meningite?
I segni e sintomi possono essere facilmente confusi con quelli di una banale influenza, specie nelle prime ore. In seguito negli adulti si può manifestare con la letargia, l’irritabilità, la fotofobia, il torcicollo, la presenza di eruzioni cutanee e le convulsioni. Nei bambini molto piccoli con irritabilità, febbre o al contrario temperatura bassa, rigidità del corpo e del collo, pianto acuto. È sempre essenziale rivolgersi tempestivamente al medico. Dopo 20-36 ore i sintomi sono gravi: convulsioni, perdita di conoscenza, macchie sul corpo.

Diagnosi con esami di laboratorio e strumentali
Se si sospetta un caso di meningite, vengono immediatamente effettuati gli esami del sangue per la ricerca dei marcatori di infiammazione (ad esempio, la proteina C reattiva e la formula leucocitaria), così come la coltura. L’esame più importante per individuare o escludere la meningite è l’analisi del liquido cerebrospinale, ottenuto attraverso la puntura lombare, tuttavia, la puntura lombare è controindicata se vi è una massa nel cervello (tumore o ascesso) o se la pressione intracranica risulta elevata, in quanto può essera causa di un’ernia cerebrale. Se un individuo è a rischio per ipertensione intracranica, che si riscontra nel 45% di tutti i casi negli adulti, l’esecuzione di una tomografia computerizzata (TC) o di una risonanza magnetica (RM) è raccomandata prima della puntura lombare. Se si rileva la necessità di eseguire una TC o una RM prima della puntura lombare o se quest’ultima si dimostra di difficile esecuzione, le linee guida suggeriscono la somministrazione precoce di antibiotici per evitare ritardi nel trattamento, soprattutto se l’attesa per la TC o la RM è superiore a 30 minuti. Spesso la TC o la RM vengono eseguite in una fase successiva per valutare le complicazioni della meningite e per escludere la presenza di focolai ascessuali, ventricoliti, ependimiti ed empiemi. Nelle forme gravi di meningite, il monitoraggio degli elettroliti del sangue può essere importante. Ad esempio, l’iponatriemia è comune in caso di meningite batterica, a causa di una combinazione di fattori, tra cui la disidratazione, l’escrezione inadeguata dell’ormone antidiuretico o per l’eccessiva somministrazione di liquidi per via endovenosa

Quanto è grave?
Secondo l’Istituto Superiore della Sanità ancora oggi la meningite da meningococco provoca il decesso nell’8-14% dei pazienti, ammesso che le cure siano tempestive e adeguate; altrimenti arriva quasi al 50%. In un terzo dei casi si sopravvive con complicanze serie, spesso a carico di vista, udito, del sistema neuro-motorio, degli arti.

Quanto è diffusa?
Le categorie più a rischio sono i bambini nella primissima infanzia e i giovani dai 15-18 anni ai 24-25 anni. Come già accennato precedentemente, in Italia si registrano circa mille nuovi casi ogni anno, 500.000 in Europa. Altri fattori di rischio sono la vita in comunità, il fumo attivo e passivo, le altre infezioni della vie respiratorie.

Cosa fare se si è stati accanto a un malato?
Si procede a profilassi con una terapia antibiotica per le persone che sono state a stretto contatto con un malato. In genere si considerano i conviventi, compresi colleghi di lavoro e di studio, chi ha dormito o mangiato nella stessa casa, chi ha potuto avere contatto con la saliva del paziente nella settimana precedente l’esordio della malattia. Ovviamente anche gli operatori sanitari che sono stati esposti alle secrezioni respiratorie della persona in cura. La sorveglianza dura una decina di giorni.

Trattamento e cure del paziente con meningite
La meningite è potenzialmente pericolosa per la vita e, se non trattata, presenta un alto tasso di mortalità; la mancata diagnosi precoce porta purtroppo spesso ad un ritardo nel trattamento e ciò è associato ad una prognosi maggiormente negativa, tanto che la somministrazione di antibiotici ad ampio spettro dovrebbe essere iniziata anche durante la fase di conferma della diagnosi, prima ancora di avere la certezza di quest’ultima. Se si sospetta un’infezione meningococcica, le linee guida raccomandano l’assunzione immediata di benzilpenicillina PRIMA del ricovero in ospedale. Se vi sono segni di ipotensione o shock, devono essere somministrati liquidi per via endovenosa. Dato che la meningite può causare una serie di gravi complicanze, un controllo medico periodico è consigliato per limitarle e, se si ritiene necessario, può essere utile il ricovero in un’unità di terapia intensiva. La ventilazione meccanica può rendersi necessaria, se il livello di coscienza è molto basso o se vi è evidenza di insufficienza respiratoria. Se vi sono segni di ipertensione endocranica, devono essere prese adeguate misure di controllo della pressione intracranica. Le convulsioni sono trattate per mezzo di farmaci anticonvulsivanti. Il verificarsi di idrocefalo può richiedere l’inserimento di un dispositivo di drenaggio temporaneo o a lungo termine, come uno shunt cerebrale.

Prognosi
Purtroppo anche quando la diagnosi viene fatta tempestivamente, e la terapia antibiotica praticata subito e in maniera adeguata, la possibilità di guarire completamente è inferiore al 50%.

Perché vaccinarsi è IMPORTANTISSIMO?
Essendo la possibilità di guarire completamente così bassa, la prevenzione vaccinale è l’unica via per cambiare davvero la storia della malattia. Prevenire è davvero – in questo caso ancor di più del solito – meglio che curare.

Perché vaccinare è importante non solo per il proprio figlio ma per l’intera comunità?
Oltre a proteggere la persona vaccinata, si protegge la comunità. Maggiore è la percentuale di vaccinati e maggiori sono le possibilità che le persone non vaccinate siano comunque protette dal contagio, perché la circolazione della malattia in questo modo è contenuta. È la cosiddetta “immunizzazione comunitaria”, che tutela fra l’altro anche chi non può sottoporsi al vaccino, per condizioni di salute ad esempio, o chi ancora non ha potuto essere immunizzato, come i bambini appena nati.

Come funziona il vaccino?
La vaccinazione diffusa e attivamente offerta dal servizio sanitario contro il sierotipo C e contro lo pneumococco ha ridotto sensibilmente il numero di casi nel nostro Paese, mentre un vaccino contro il sierotipo B è oggi disponibile, su richiesta, per i bambini a partire dal terzo mese di vita. Il vaccino contro lo pneumocco è generalmente raccomandato prima dei 5 anni e per gli anziani; quello antimeningococco C è è disponibile in due dosi (a due mesi e un anno di età) oppure in una sola dose dopo l’anno; esiste anche un vaccino tetravalente contro il meningococco A, C, Y, e W135, disponibile per chi pensa di poter venire a contatto con forme della malattia diffuse in altre aree del  mondo. L’ultimo arrivato è il vaccino contro il meningococco B, somministrabile in tre dosi.

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Qual è la differenza tra arteria e vena?

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO DIRETTORE MEDICINA ONLINE DIFFERENZA VENA ARTERIA CAPILLARE SANGUE CIRCOLAZIONE SISTEMICA POLMONARE CUORE OSSIGENO ANIDRIDE CARBONICA DOPPLER TUNICA ENDOTELIO VENULA ARTERIOLAI vasi sanguigni non sono tutti uguali. Molti sanno che esistono arterie e vene, e che sono diverse tra loro, ma non tutti esattamente quali siano queste differenze. Cominciamo illustrando cosa siano le arterie.

Arterie

Le arterie sono i vasi sanguigni che portano il sangue ossigenato dal ventricolo sinistro del cuore verso gli altri organi (ad esempio la grande arteria aorta) e dal ventricolo destro del cuore conducono il sangue poco ossigenato ai polmoni (ad esempio le arterie polmonari); le più grosse arterie si ramificano in arterie sempre più piccole, fino a costituire i piccoli capillari sanguigni (vedi immagine in basso). Rispetto alle vene sono più piccole e biancastre, ma hanno una parete più spessa e sono sottoposte ad una pressione più elevata: questo perché il cuore spinge violentemente il sangue nelle arterie per fargli raggiungere tutto l’organismo. Oltre che resistenti le arterie devono essere anche molto elastiche sia per sopportare la spinta che il cuore imprime al sangue durante la sistole, che per poter redistribuire la stessa spinta al sangue.

Circolazione arteriosa sistemica e polmonare

Vene

Le vene che fanno parte della circolazione sistemica sono vasi sanguigni che trasportano sangue carico di anidride carbonica, dalla periferia dell’organismo all’atrio destro del cuore. Nella circolazione polmonare, invece, sono vasi che portano il sangue ossigenato dai polmoni verso l’atrio sinistro del cuore. Le vene hanno una parete più sottile delle arterie e sono di colore rosso scuro; quando sono vuote si presentano flaccide e appiattite. Esse si suddividono in vene superficiali e vene profonde. Rispetto alle arterie, le vene sono facilmente comprimibili, basta ad esempio osservare il comportamento dei due tipi di vasi con un ecografo: comprimendo una vena, essa tende a collassare, mentre una arteria tende a mantenere la propria forma. Per approfondire il movimento del sangue nel nostro corpo, leggi: Come si muove il sangue all’interno del cuore e nel corpo?

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Avvicinamento ed allontanamento dal cuore

Da quanto detto si può facilmente intuire che la differenza fondamentale tra i due tipi di vaso NON E’, come molti pensano, nel fatto che le arterie portano sangue carico di ossigeno e le vene di anidride carbonica (vero solo nel caso della circolazione sistemica mentre è l’opposto nella circolazione polmonare), bensì nel fatto che:

  • le arterie sono vasi che si allontanano dal cuore;
  • le vene sono vasi in avvicinamento al cuore.

La differenza è quindi nel flusso (allontanamento/avvicinamento dal/al cuore) e non nel contenuto (sangue ossigenato/non ossigenato).

Struttura di vene ed arterie

La struttura delle arterie si modifica con il variare del loro calibro. Si dividono in tre strati chiamati tuniche:

  • l’intima, la più interna, sta a contatto con la membrana basale dell’endotelio su cui scorre il sangue, composta di connettivo con fibrociti e rare fibro-cellule muscolari;
  • la media in cui si trovano fibrocellule muscolari lisce disposte circolarmente;
  • l’avventizia, composta da fibre collagene ed elastiche orientate secondo l’asse del vaso.

Le vene hanno una struttura per lo più simile a quella delle arterie, solo che le arterie hanno pareti più robuste ed elastiche perché devono sopportare una ben più elevata pressione del sangue.

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Valvole a “nido di rondine”

Una grande differenza è che le vene possiedono delle valvole dette “a nido di rondine” che impediscono al sangue di rifluire (tornare indietro) per effetto della forza di gravità; tali valvole non sono necessarie nelle arterie, dove il reflusso è ostacolato dall’alta pressione che il cuore fornisce al sangue stesso.

Decorso di vene ed arterie

Vene ed arterie hanno percorsi quasi sempre appaiati e paralleli. Le vene possono avere la medesima distribuzione delle arterie, decorrendo parallelamente a queste, come negli arti, oppure avere un’arborizzazione propria e differente, come nel fegato e nel cervello.

Per approfondire, continua la lettura con: Differenza tra arterie, vene, capillari, arteriole e venule

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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