Barbara D’Urso esagera con Photoshop: modifica anche la porta

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma BARBARA DURSO PHOTOSHOP Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Glutei Presso2.jpgVoleva essere una foto sensuale per festeggiare l’ultima puntata di Domenica Live con ospite il premier Matteo Renzi, quella pubblicata ieri da Barbara D’Urso ma si è ben presto trasformata in un epic fail. Pancia piatta, lato B perfetto e fin qui tutto bene, però… non è sfuggito agli occhi dei fan più attenti, l’errore commesso dalla presentatrice: la porta alle spalle è chiaramente deformata nelle sue linee, rivelando che le zone dei lombari e dei glutei sono state modificate con Photoshop.

Ovviamente la foto è diventata subito virale e il popolo della rete non ha risparmiato la D’Urso. Da «Parli di onestà e trasparenza e poi ti photoshoppi anche l’anima» a «No ma usalo un po’ di Photoshop. Il lunedì è il tuo giorno del ringraziamento?» a un più clemente «Baby occhio a usare Photoshop, si vede dalla porta deformata, sei gnocca anche senza dai».

Effettivamente l’errore è evidente e lampante e ci si chiede come sia possibile che la foto sia stata pubblicata senza prima essere stata controllata. Le celebrità sono sempre più attive sui social network, che usano quotidianamente per porsi in diretto contatto con i propri fan, tuttavia non è la prima volta che vengono pubblicati contenuti maldestramente modificati o con errori di grammatica.

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Motorini beige, sellini beige, cervelli beige

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Forma del pene: la scienza svela come lo vogliono le donne

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO AMORE COPPIA SESSO FIDANZATI MARE SPIAGGIAI ricercatori dell’Università della California a Los Angeles e della Università del New Mexico hanno condotto una ricerca sul pene, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Plos One. La ricerca ha indagato i gusti di 75 donne a cui sono stati mostrati membri diversi per forma e dimensione stampati in 3D, tutti colorati di blu. Le donne hanno scelto il tipo di pene ideale per un rapporto occasionale di una notte e per un rapporto di lunga durata. Per l’avventura di una notte, la maggior parte delle donne ha scelto un pene lungo 16,3 centimetri e con circonferenza di 12,7 centimetri, di poco superiore alla media italiana. Il pene “migliore” per un rapporto duraturo misura lievemente di meno: 16 cm di lunghezza e 12,2 di circonferenza. In pratica le donne preferiscono un pene dalle misure superiori alla media, soprattutto per il sesso occasionale.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Quante proteine devo assumere ogni giorno?

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Vitamina D: sintomi che indicano la sua carenza e cibi che la contengono

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA NATURA FIUME MAGRA CALDO ESTATE RELAX VACANZE COSMETICA CAPELLI BELLEZZA ESTETICA SOLE APERTO LIBERTA FELICELa carenza di vitamina D può svilupparsi per svariate ragioni, riconducibili ad un’insufficiente apporto alimentare, ad un’inadeguata esposizione al sole (in particolare ai raggi UVB), ad un aumentato fabbisogno, ad un alterato assorbimento o a condizioni – come le malattie epatiche o renali – che compromettono la conversione della vitamina nella sua forma attiva. Il fabbisogno alimentare aumenta con il passare degli anni, quando diminuisce l’abilità della pelle di sintetizzare vitamina D (a partire da un derivato del colesterolo) e quella dei reni di operare l’ultima trasformazione necessaria ad attivarla. Per questo motivo negli anziani viene spesso consigliata una supplementazione di vitamina D, tramite specifici integratori od oli di pesce. L’integrazione viene consigliata, unitamente a quella di calcio, anche nella prevenzione dell’osteoporosi, con lo scopo di rinforzare le ossa e diminuire la suscettibilità alle fratture. A rischio di sviluppare carenze importanti sono gli alcolisti, i pazienti che hanno subìto resezioni dell’intestino tenue e quelli colpiti da insufficienza renale, insufficienza epatica, celiachia, fibrosi cistica, pancreatite cronica o cirrosi biliare primitiva.

QUALI SONO LE CAUSE DELLA CARENZA DI VITAMINA D?

La carenza di vitamina D può avere molteplici cause:

  1. Mancata assunzione nel tempo dei livelli raccomandati di vitamina D. Questo può accadere nel momento in cui si segue una rigida dieta vegetariana, poiché la maggior parte delle fonti naturali di questa vitamina sono di origine animale, come pesce, olio di pesce, tuorli d’uovo, formaggio e fegato di manzo.
  2. Esposizione limitata alla luce del sole. Poiché l’organismo produce vitamina D quando la pelle è esposta alla luce solare, il rischio di carenza aumenta se si è costretti a permanere per lunghi periodi in casa, se il luogo di residenza è sito in latitudini settentrionali, se si indossano abiti lunghi o copricapi per motivi religiosi o se il lavoro impedisce in toto l’esposizione al sole.
  3. Pelle di colore scuro. Il pigmento melanina riduce la capacità della pelle di produrre vitamina D in risposta all’esposizione alla luce solare. Alcuni studi dimostrano che gli anziani con la pelle di colore scuro sono ad alto rischio di carenza di vitamina D.
  4. I reni non possono convertire la vitamina D nella sua forma attiva. Con l’avanzare dell’età i reni perdono parte della loro capacità di convertire la vitamina D nella sua forma attiva, incrementando così il rischio di carenza di vitamina D.
  5. L’apparato gastrointestinale non è in grado di assorbire adeguatamente la vitamina D. Alcune condizioni, come il morbo di Crohn, la fibrosi cistica e la celiachia, possono influenzare la capacità dell’intestino di assorbire la vitamina D assunta dagli alimenti consumati.
  6. Obesità. La vitamina D viene estratta dal sangue dalle cellule adipose, alterandone il rilascio nella circolazione sanguigna. Le persone con un indice di massa corporea pari o superiore a 30 spesso presentano bassi livelli ematici di vitamina D.

QUALI ESAMI SONO NECCESSARI PER VERIFICARE LA CARENZA DI VITAMINA D?

Il modo più preciso per determinare la quantità di vitamina D presente nell’organismo è il test 25-idrossivitamina D. Nei reni, la 25-idrossivitamina D si trasforma nella forma attiva della vitamina. La forma attiva della vitamina viene misurata attraverso il sangue. La forma attiva della vitamina D contribuisce a controllare i livelli di calcio e fosfato presenti nell’organismo. I valori normali variano da 30,0 a 74,0 nanogrammi per millilitro (ng/ml). Un livello inferiore indica carenza di vitamina D ed è necessario consultare il medico.

QUALI SONO I SINTOMI DELLA CARENZA DI VITAMINA D?

Sintomi quali dolore osseo e debolezza muscolare possono essere indicatori di una possibile carenza di vitamina D. Tuttavia, per molte persone, i sintomi possono essere lievi. Eppure, anche in assenza di sintomi specifici, una quantità eccessivamente scarsa di vitamina D può comportare rischi per la salute. Bassi livelli ematici di questa vitamina sono stati associati a:

  1. aumento del rischio di decesso a causa di malattie cardiovascolari
  2. deterioramento cognitivo negli anziani
  3. asma grave nei bambini
  4. cancro

La ricerca suggerisce che la vitamina D potrebbe giocare un ruolo importante nella prevenzione e nel trattamento di una serie di condizioni, tra cui diabete di tipo 1 e di tipo 2, ipertensione, intolleranza al glucosio e sclerosi multipla.

COME TRATTARE LA CARENZA DI VITAMINA D?

Il trattamento della carenza di vitamina D prevede l’assunzione di maggiori quantitativi di vitamina D, tramite alimentazione, impiego di integratori e/o una maggiore esposizione alla luce solare. Sebbene non vi sia un consenso generale circa i livelli di vitamina D necessari per una salute ottimale (il dato varia a seconda dell’età e delle condizioni di salute dell’individuo), è stato comunque appurato che una concentrazione inferiore a 20 nanogrammi per millilitro è generalmente insufficiente e, in quanto tale, richiede un adeguato trattamento.

QUANTA VITAMINA D E’ NECESSARIO ASSUMERE OGNI GIORNO?

Le linee guida dell’Institute of Medicine consigliano agli individui di età compresa tra gli 1 e i 70 anni di assumere una quantità giornaliera di vitamina D pari a 600 unità internazionali (UI). Per gli adulti di età superiore ai 70 anni la dose giornaliera raccomandata è di 800 UI.

Se non trascorrete molto tempo al sole o se siete particolarmente attenti a proteggere la pelle (la crema solare inibisce la produzione di vitamina D), consultate il medico e chiedete informazione circa un’eventuale assunzione di integratori di vitamina D, specie in presenza di fattori di rischio relativi alla carenza di questa vitamina

QUALI SONO I CIBI CHE CONTENGONO PIU’ VITAMINA D?

Buone fonti alimentari di vitamina D sono rappresentate da: fegato, tuorlo d’uovo, latte, burro ed oli di pesce. Una specifica integrazione di vitamina D è generalmente raccomandata durante la gravidanza e l’allattamento, ai lattanti nutriti con latte materno (quello artificiale – non per questo migliore del muliebre – è arricchito artificialmente) e talvolta ai bambini ed ai ragazzi. Nel stabilire i dosaggi raccomandati per i nuovi nati, le organizzazioni internazionali tengono conto anche della latitudine di residenza. Non dimentichiamo, comunque, che un’assunzione elevata di questa vitamina può dare fenomeni di tossicità, per cui prima di assumere integratori specifici è importante consultare il parere medico. I rischi di un sovradosaggio includono: mineralizzazione di tessuti non ossei con calcificazioni diffuse degli organi, contrazioni e spasmi muscolari accompagnati a vomito, diarrea e mal di testa.

QUALI MALATTIE SONO CAUSATE DALLA CARENZA DI VITAMINA D?

La carenza di vitamina D compromette la mineralizzazione ossea, causando rachitismo, osteomalacia e osteoporosi. Nel rachitismo si ha un’insufficiente mineralizzazione della porzione ossea in crescita, che nel tempo cede e si deforma sotto il carico del peso corporeo e della tensione muscolare. L’osteomalacia è una malattia caratterizzata dalla rarefazione macroscopica delle ossa, che risultano dolenti e inclini alle fratture.

VITAMINA D CONTRO CANCRO, DIABETE ED IPERTENSIONE

Le ricerche sulla vitamina D stanno diventando sempre più numerose. La vitamina D attiva è uno dei più potenti inibitori dello sviluppo delle cellule tumorali ed è in grado di stimolare il pancreas a produrre insulina. Essa regola il sistema immunitario.

Si prendano in considerazione i seguenti studi:

  1. Presso la Boston University, le persone ipertese (con pressione alta) dopo essere state esposte ai raggi UVA e UVB per 3 mesi, presentavano un livello di vitamina D superiore del 100% e, fatto ben più impressionante, una normalizzazione della pressione arteriosa. Queste persone sono state seguite per un totale di 9 mesi e durante questo lasso di tempo la pressione alta continuava a diminuire. Il Professor Michael F. Holick (a capo del Laboratorio di Ricerca su vitamina D, pelle e ossa presso la Boston University School of Medicine) teorizza che questo abbassamento della pressione sanguigna, dovuto all’assunzione di vitamina D, avviene perché questa vitamina riduce la produzione di un ormone chiamato renina, che si ritiene abbia un ruolo di primaria importanza nell’ipertensione.
  2. In uno studio condotto su più di 3.000 veterani (di età compresa dai 50 ai 75 anni), pubblicato sul Journal of the American Medical Association, è stato riscontrato che coloro che avevano assunto più di 645 UI di vitamina D al giorno in combinazione con più di 4 grammi al giorno di fibre cereali, avevano ridotto del 40% il rischio di sviluppare polipi precancerosi al colon.
  3. In un report pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society, i ricercatori dell’Università di Basilea in Svizzera, hanno dimostrato che le donne anziane che avevano assunto un integratore di vitamina D e calcio per 3 mesi, avevano ridotto del 49% il rischio di cadute rispetto alle pazienti che avevano assunto solo calcio. Sembra che le donne cadute più volte in passato abbiano tratto il massimo beneficio dall’assunzione di vitamina D.
  4. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Neurology ha dimostrato che le donne che assumono le dosi di vitamina D presenti abitualmente negli integratori multivitaminici (almeno 400 UI), presentano il 40% di probabilità in meno di sviluppare la sclerosi multipla rispetto alle donne che non assumono integratori.

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Gonfiore addominale e meteorismo: otto trucchi per dirgli addio in modo definitivo

MEDICINA ONLINE DONNA CORPO DOLORE TRISTE PANCIA MESTRUAZIONI CICLOIl gonfiore addominale lo conosciamo tutti, specialmente le donne che ne sono più colpite. E’ quel senso di eccessiva tensione addominale, causato dall’eccessivo contenuto gassoso dello stomaco e/o dell’intestino. Può essere correlato a varie patologie (cirrosi, infezioni del tratto gastroenterico, colecistiti, occlusioni intestinali…) ma spesso è determinato da una alimentazione sbagliata. Bisogna ricordare che spesso, dietro al gonfiore addominale, si cela un problema di celiachia, cioè un’allergia al glutine (grano e frumento) quindi la presenza del medico è sempre importante per valutare la situazione. Ecco ora gli otto consigli a tavola, per dire addio al gonfiore addominale!

1) Meno latte e formaggi
Per limitare il fenomeno del gonfiore addominale, bisogna dire limitare il latte e i formaggi freschi, come la ricotta, il mascarpone e ripiegare su quello ad alta digeribilità o anche sul latte di riso, di soia, d’avena e sui formaggi stagionati. Questo perché alcuni di noi non riescono a digerire il lattosio presente nel latte ed i suoi derivati, a causa del deficit di un enzima (la lattasi).

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2) Attenzione alla fermentazione di ortaggi, pasta, pane
Ortaggi, frutta, e gli zuccheri raffinati contenuti nella pasta, nel pane e nelle farine bianche causano facilmente gonfiore addominale. Lo stesso accade con il lievito, la birra e le patate. Meglio limitare questi alimenti.

3) Le fibre non sono tutte uguali
Le fibre, una volta ingerite, sono trasformate dai batteri presenti nell’intestino attraverso un processo di fermentazione che è alla base del rigonfiamento. Però non tutte le fibre danno lo stesso risultato: il fenomeno è più evidente se si mangiano le fibre lunghe, come quelle contenute nella lattuga a foglia larga. Lo stesso vale per i legumi, gli ortaggi (vedi il cavolfiore), le noci o la frutta secca. Per evitare il gonfiore si deve puntare sulle verdure a foglia piccola, che fermentano di meno. Altro consiglio è centrifugare la frutta e la verdura, così da eliminare la parte di fibra che non è digerita.

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4) Mangia piano e mastica molto
Durante i pasti bisogna godersi il cibo. Questo è un concetto che spesso dimentichiamo, immersi in una routine che vede il cibo sempre più consumato a gran velocità, tra uno sguardo alla mail ed una telefonata di lavoro in arrivo. Invece è importante mangiare lentamente e masticare molto il cibo: ciò ci difenderà dal gonfiore addominale e ci farà assimilare meglio lo sostanze nutritive contenute nei cibi.

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5) Zenzero e finocchio
Lo zenzero aiuta a tenere a bada il gonfiore e la flatulenza. Si può gustare fresco o grattugiato sopra i centrifugati di frutta e verdura. Anche il finocchio è una vera panacea contro i disturbi digestivi, soprattutto se preso sotto forma di tisane, decotti e infusi preparati con i suoi semi. Tra le sue molte virtù, il finocchio sgonfia la pancia contrastando i processi di fermentazione.

6) Attenzione alla frutta dopo i pasti
Per evitare fenomeni di fermentazione, un altro importante consiglio è di evitare la frutta alla fine del pasto. E’ preferibile consumarla qualche tempo dopo per diminuire il rischio di gonfiore addominale.

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7) No a gomme da masticare ed a bibite gassate 
Masticare gomme favorisce l’ingestione di aria che va prima nello stomaco e poi nell’intestino, da qui il gonfiore. Meglio evitarle. Come è meglio evitare anche le bevande gassate, che incrementano l’aria nell’intestino.

8) L’aiuto viene dal carbone vegetale
Il carbone vegetale, o carbone attivo, ha una forte capacità di assorbire i gas presenti nell’intestino, arginando così il problema del gonfiore addominale, senza provocare alcun effetto collaterale.

FONTE DI QUESTO ARTICOLO: CORRIERE.IT

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I 21 segni che indicano che sei intelligente

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Studio Roma 21 SEGNI INDICANO INTELLIGENTE  Viso Mani Ecografia Mammella Tumore Seno Articolare Spalla Vascolare Traumatologo  Spalla Medicina Estetica Cellulite Cavitazione Grasso Radiofrequenza Pene THSAlcune ricerche scientifiche fatte in varie università del mondo, sembrano confermare che ci sono alcuni comportamenti, segni e caratteristiche fisiche che sembrano essere associati all’intelligenza. Alcuni, come l’aver imparato a leggere presto, sono piuttosto scontati, ma altri – vi assicuro – vi sconvolgeranno! Se volete sapere se voi, il vostro partner, i vostri figli o i vostri amici rientrano nella categoria delle persone con più alto quoziente intellettivo, leggete i prossimi 21 punti e controllate quali appartengono alla persona interessata.

1) Leggere prima degli altri. Le persone intelligenti sono quelle che in media hanno imparato a leggere prima dell’età scolare o comunque velocemente e facilmente. Nel 2012, a supporto di questa analisi, un gruppo di ricercatori ha esaminato quasi 2.000 coppie di gemelli identici nel Regno Unito e ha scoperto che il fratello che aveva imparato a leggere prima tendeva ad un punteggio più alto nei test sulle abilità cognitive.

2) Prendere lezioni di musica. Una gran quantità di ricerche scientifiche, confermano che saper suonare uno strumento musicale, specie fin da giovani, sia legato ad una maggiore intelligenza. Chi suona uno strumento musicale in tenera età, ha un cervello che si svilupperà meglio e più precocemente.

3) Essere fratelli maggiori. Secondo la scienza, sembrerebbe che i fratelli maggiori siano effettivamente in genere anche quelli più intelligenti.

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4) Essere magri. Uno studio del 2016 ha affermato che più grande è la circonferenza addominale, minore sarà la capacità cognitiva.

5) Avere un gatto. Una ricerca del 2014 afferma che le persone che possiedono un gatto sono più intelligenti della media, inoltre le persone “da gatto” sarebbero più sveglie delle persone “da cane”.

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6) Essere stati allattati al seno. L’allattamento al seno sembra essere determinante per l’intelligenza futura. Almeno secondo quanto affermato da due studi condotti in Gran Bretagna a Nuova Zelanda.

7) Fare uso di droghe leggere. La scienza afferma che un alto quoziente intellettivo è mediamente legato all’adozione di comportamenti potenzialmente dannosi per la salute, tra cui l’uso di droghe leggere.

8) Bere alcolici regolarmente. Per il consumo degli alcolici vale lo stesso discorso fatto per le droghe leggere.

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9) Essere mancini. Il mancinismo è generalmente associato con istinti potenzialmente criminali, ma può anche indicare un pensiero fuori dalla norma e dai soliti schemi. Ecco perché è segno di intelligenza.

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10) Essere alti. E’ il risultato di un’indagine condotta nel 2008 a Princeton: le persone più alte sono anche quelle mediamente più intelligenti.

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11) Essere politicamente liberali. Anche essere politicamente liberali è segno di intelligenza, mentre invece essere “di destra” sembra essere collegato ad un minore quoziente intellettivo, almeno secondo la scienza.

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12) Essere ansiosi. Un numero crescente di ricerche suggerisce che gli individui più ansiosi possono essere anche i più intelligenti.

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13) Essere simpatici. Le persone divertenti e con senso dell’umorismo sono anche più intelligenti della media.

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14) Essere donna. Mi dispiace per i colleghi maschi, ma la scienza sembra confermare che le donne siano mediamente più intelligenti di noi.

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15) Essere atei. Uno studio del dipartimento di analisi dell’Università di Rochester di New York pubblicato sul sito del noto quotidiano The Independent e dedicato alla relazione tra il cervello umano e l’esistenza di Dio. I risultati dello studio infatti dicono che gli atei sono più intelligenti di chi ha una qualche fede religiosa.

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16) Essere del nord Italia. Uno studio del prof. Richard Lynn, docente emerito di psicologia all’università dell’Ulster a Coleraine, in Irlanda del Nord, afferma che le persone del nord dell’Italia sono più intelligenti delle persone del sud Italia.

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17) Giocare ai videogiochi. Una ricerca, pubblicata su Nature dal Max Planck Institute for Human Development, afferma che tanto più si gioca con i videogiochi tanto più il cervello diventa “forte”. Lo studio ha dimostrato che la materia grigia migliora grazie all’attività continua con i videogiochi.

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18) Mangiare bene. Una smisurata lista di studi scientifici conferma che mangiare bene, tiene in forma il nostro cervello e ci rende più reattivi intellettivamente.

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19) Usare poco lo smartphone. Varie ricerche confermano che usare troppo il cellulare, può peggiorare la nostra intelligenza.

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20) Fare attività fisica. Uno studio, pubblicato sulla rivista Stem Cells, conferma che la corsa è in grado di rallentare moltissimo il processo di invecchiamento cerebrale e di stimolare la produzione di nuove cellule staminali, che migliorano le capacità mnemoniche.

21) Dormire in modo adeguato. I risultati di una ricerca condotta da un team di ricercatori della School of Medicine dell’Università della Pennsylvania, che ha condotto uno studio sugli effetti della deprivazione del sonno sui topi, parlano chiaro: dormire troppo poco provoca la morte delle cellule cerebrali.

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Non avete nessun segno distintivo di alto quoziente intellettivo? Non vi preoccupate, perché la scienza rimette – come al solito – tutto in discussione! Leggete questo articolo: Il quoziente intellettivo? Un mito da sfatare

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Effetti collaterali insoliti: dopo l’operazione chirurgica si sveglia cleptomane

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