Formicolio alle mani, piedi, braccia e gambe: cause e cure

MEDICINA ONLINE FORMICOLIO MANI DOLORE MANO DITA PIEDI BRACCIA GAMBE SANGUE CIRCOLAZIONE TUNNE CARPALE DIABETE TEMPORANEO CRONICO OCCASIONALE.jpgIl formicolio può essere associato ad un’ampia varietà di condizioni, tra cui pressione prolungata a carico di un nervo, carenze di minerali, sclerosi multipla (malattia che colpisce il sistema nervoso causando debolezza, difficoltà di coordinazione ed equilibrio e altri problemi), e ictus, tra le molte altre.

Che cos’è il formicolio alle mani?

Il formicolio alle mani, scientificamente detto parestesia, è una sensazione anomala che colpisce gli arti superiori, ma che comunemente può riguardare anche piedi, braccia e gambe. Questa condizione può essere associata a una alterata sensibilità causata da disturbi delle vie nervose, oppure a una sorta di intorpidimento. Il formicolio può essere temporaneo o cronico.

Cause di formicolio temporaneo:

Cause di formicolio persistente o cronico:

  • diabete;
  • sciatica;
  • tunnel carpale;
  • una qualsiasi condizione in grado di danneggiare il sistema nervoso, come un ictus, sclerosi multipla o, in casi estremamente rari, un tumore al cervello:
  • esposizione a sostanze tossiche, ad esempio piombo o radiazioni;
  • alcuni farmaci;
  • malnutrizione;
  • carenza di vitamina B12;
  • carenze di minerali;
  • danni ai nervi causati da infezioni, lesioni o utilizzo eccessivo (per esempio nei casi di utilizzo professionale di martelli pneumatici o strumenti simili);
  • abuso di alcol;
  • spondilosi cervicale;
  • pressione su un nervo, per esempio in caso di ernia del disco;
  • Herpes zoster (in caso di nevralgia post-erpetica);
  • danni al microcircolo, causati per esempio da aterosclerosi, geloni o infiammazioni;
  • livelli anomali degli elettroliti (calcio, potassio, sodio) nel sangue;
  • morsi e punture di insetti.

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Cosa porta avere formicolio alle mani?

La sensazione di intorpidimento alle mani, e in generale il formicolio ai piedi, alla testa e il formicolio alle gambe o ad altre parti del corpo, è in genere correlato a una serie di condizioni quali:

  • carenze di vitamine o minerali;
  • nervo compresso per lungo tempo;
  • sclerosi multipla;
  • ictus.

Altre cause possono includere lesioni al collo o alla testa, ridotto afflusso sanguigno a una zona specifica del corpo. Il formicolio alle mani può quindi comportare diverse problematiche, alcune di lieve entità e altre più gravi. Può inoltre essere il primo sintomo di condizioni gravissime, per le quali è bene allertare un medico.

Quali sono le complicazioni del formicoio alle mani?

Il formicolio è un segnale che indica che  uno o più nervi non stanno funzionando in maniera corretta. Le complicazioni connesse al formicolio possono variare in base alla causa scatenante. Dal momento che il formicolio può essere causato anche da gravi patologiei, trascurare questo sintomo e non prendere provedimenti può favorire la comparsa di complicazioni gravi e danni permanenti. Dopo aver individuato la causa di fondo, è bene seguire scrupolosamente i trattamenti suggeriti dal medico, al fine di ridurre il rischio di complicazioni, quali:

  • coma o incoscienza;
  • amputazione dell’arto;
  • riduzione o perdita della vista;
  • paralisi;
  • perdita di forza e debolezza;
  • estensione del tumore.

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Quali sono le cause del formicolio?

Il formicolio può essere causato da un’ampia varietà di condizioni come ad esempio una lesione da compressione, tra cui:

  • frattura o lussazione che causano la compressione di un nervo;
  • ernia discale che causa la compressione di un nervo;
  • lesione al collo o alla schiena che comprime o lede il midollo spinale o un nervo;
  • sindrome del tunnel carpale;
  • lesione alla testa che causa pressione o gonfiore;
  • pressione a carico di un nervo dovuta ad una massa crescente o ad un tumore;
  • permanere nella medesima posizione per troppo tempo, causando quindi la compressione di un nervo.

Cause relative a malattie possono essere:

  • diabete;
  • tiroide inattiva o ipoattiva (ipotiroidismo);
  • infezioni come l’herpes zoster;
  • emicrania;
  • sclerosi multipla;
  • fenomeno di Raynaud;
  • crisi epilettiche o convulsioni;
  • ictus;
  • attacco ischemico transitorio.

Altre cause includono:

  • abuso di alcolici o tabacco;
  • carenza o eccesso di vari minerali come calcio, sodio o potassio;
  • avvelenamento da metalli pesanti;
  • effetti collaterali o interazioni di determinati farmaci;
  • esposizione a radiazioni o radioterapia;
  • carenza di vitamina B12.

Quali sono i sintomi associati al formicolio?

Il formicolio può accompagnare altri sintomi tipici della causa scatenante, tra cui:

  • pelle bluastra o fredda nella medesima zona o nell’area circostante il punto interessato;
  • debolezza muscolare;
  • intorpidimento nella medesima zona o nell’area circostante il punto interessato;
  • dolore nella medesima zona o nell’area circostante il punto interessato;
  • eruzione cutanea, specie ad un solo lato del tronco;
  • crisi epilettiche o convulsioni;
  • improvvisi cambiamenti a carico della vista, perdita della vista o dolore oculare.

Cosa comporta avere formicolio al braccio sinistro?

Il formicolio alla mano sinistra e il formicolio al braccio sinistro devono essere valutati con attenzione, poiché potrebbero essere i primi sintomi di un infarto. In questo senso generalmente il formicolio alla mano destra genera meno preoccupazioni. Questo tipo di formicolio è tuttavia piuttosto comune ed è bene non saltare a conclusioni affrettate poiché può avere anche cause meno gravi. La maggior parte dei casi di formicolio alla mano e al braccio sinistro sono dovuti a un eccessivo utilizzo e affaticamento di questa parte o anche alla sindrome del tunnel carpale. Tra le altre cause di intorpidimento alla mano e al braccio sinistro troviamo poi la sindrome dello stretto toracico e l’ernia del disco cervicale.

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Cosa comporta avere formicolio alla testa?

Il formicolio ala testa può avere una serie eterogenea di cause, che a loro volta richiedono diversi tipi di interventi e rimedi. Il formicolio alla testa il più delle volte può essere generato da condizioni di forte stress, cervicale o dall’ansia. Tra le cause più comuni ci può anche essere una lesione per compressione, a carico della schiena o del collo, che viene a danneggiare il midollo spinale. Tra le cuase più gravi di un perdurante formicolio alla testa possono invece essere annoverati il tumore o un ictus.

Cosa comporta avere formicolio ai piedi?

La parestesia o formicolio ai piedi in genere è un sitomo che non deve destare grande preoccupazione. Può essere infatto dovuto a una compresisone dei nervi della zona, che a sua volta causa una riduzione del flusso sanguigno. In altri casi il formicolio ai piedi opuò essere connesso a disturbi più gravi: si può infatti verificare in pazienti affetti da diabete, oppure essere una conseguenza di infiammazioni al fegato o ai reni.

Cosa comporta avere formicolio alle gambe?

formicolii alle gambe sono piuttosto diffusi e comuni e possono essere il sontomo di varie patolgie, di differente gravità ed entità. Le forme più innocue di formicolio agli arti inferiori tendono in genere a regredire spontaneamente e sono dovute spesso a posture scorrette assunte per periodi eccessivi di tempo. Una condizione frequente di intorpidimento e formicolio alle gambe, abbinato talvolta a una sensazione pungente di fastidio o dolore, può essere la spia di problematiche diverse quali, per esempio:

  • ernia discale;
  • ictus cerebrale;
  • danni neurologici;
  • compressione di un nervo;
  • sindrome delle gambe senza riposo;
  • sclerosi multipla;
  • sciatica;
  • embolia arteriosa.

Come si diagnostica il formicolio?

Il formicolio si diagnostica mediante un’anamnesi completa (raccolta delle informazioni del paziente e dei suoi sintomi) e da un esame obiettivo (visita vera e propria con raccolta dei segni) da parte del medico. La diagnosi può servirsi di molti altri strumenti diagnostici più o meno invasivi, che variano in base alla malattia che si suppone determini il formicolio, tra cui: esami del sangue, radiografie, tac, risonanze magnetiche, ecografie, ecografie con colordoppler, biopsie.

Quali sono i trattamenti per il formicolio?

La cura del formicolio dipende dalla causa a monte che l’ha determinato, che – come abbiamo visto – può essere estremamente varia, passando dal diabete fino alla ernia del disco: non è quindi possibile in questa sede parlare di una singola terapia che vada bene per ogni situazione. Il medico indagherà sulla causa del formicolio e – una volta individuata e se possibile curata – quest’ultimo dovrebbe diminuire o sparire del tutto.

Quali sono le complicanze del formicolio?

La presenza di formicolio prolungato potrebbe indicare che esso sia causato da cause anche gravi, quindi è importante intervenire tempestivamente per evitare, in alcuni fortunatamente rari casi:

  • amputazione;
  • coma o stato di incoscienza;
  • perdita della vista e cecità;
  • paralisi;
  • estensione del cancro;
  • perdita di forza;
  • decesso.

Prodotti contro il formicolio

Alcuni prodotti che, in alcuni casi, potrebbero diminuire il formicolio, sono:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra tuono, lampo, fulmine e saetta

MEDICINA ONLINE TUONO LAMPO FULMINE SAETTA DIFFERENZA NEVE GRANDINE PIOGGIA NEVISCHIO GHIACCIO TEMPORALE ROVESCIO TEMPESTA NEVE ARTIFICIALE TECNICA NATURALE TORNADO TROMBA D'ARIA URAGANO CICLONE TIFONEMolti pensano erroneamente che la parola “fulmine” e “lampo” siano sinonimi, ma ciò è sbagliato. Il fulmine in realtà è un insieme composto da due componenti:

  • il lampo (la luce che si vede partire dalla nuvola fino ad arrivare a terra);
  • il tuono (il caratteristico suono).

Può essere valida questa relazione banale:

fulmine = lampo + tuono

Vediamo, ora, qualche definizione per schiarire meglio le idee. Il fulmine è un fenomeno atmosferico che si determina quando tra suolo e nuvola temporalesca (denominata “cumulonémbo) si crea una differenza di potenziale di diversi milioni di volt che determina un flusso di cariche elettriche di migliaia di ampere. Tale differenza di potenziale porta alla formazione di un lampo, che è la fase luminosa del fulmine (la scarica elettrica luminosa). Subito dopo il lampo, si ode il tuono, che è la fase sonora del fulmine. Il tuono è un suono, a volte molto intenso, che viene prodotto dal vuoto di pressione originato dalla formazione del fulmine. Il lampo ed il tuono vengono generati contemporaneamente, tuttavia la luce del lampo viene avvertita prima ed il suono del tuono viene avvertita dopo: ciò accade perché la velocità della luce (poco meno di 300 mila km al secondo) è estremamente più elevata rispetto a quella della propagazione del suono (circa 1200 km all’ora). Tanto più ravvicinati avvertirete lampo e tuono, tanto più sarete vicini al temporale. Per approfondire: Calcolare la distanza di un temporale con il tempo tra lampo e tuono

Che differenza c’è tra un fulmine ed una saetta?

Come abbiamo visto il fulmine si verifica quando tra suolo e nuvola si crea una differenza di potenziale che determina un flusso di cariche elettriche: l’osservatore vedrà un fascio di luce (il lampo), che parte dalla nuvola per arrivare al suolo.
La saetta si spiega con lo stesso principio del fulmine soltanto che la differenza di potenziale si crea da nuvola a nuvola, ciò significa che la saetta è un lampo “che resta in aria” e va da una nuvola ad un altra nuvola. In parole semplici: il lampo è il fascio di luce che va da nuvola a terra, mentre la saletta è il fascio di luce che va da nuvola a nuvola.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Ustione con acqua bollente: cosa fare/non fare e tempi di guarigione

MEDICINA ONLINE PENTOLA CUCINA USTIONE ACQUA CALDA BOLLENTE PRIMO SECONDO GRADO COSA FARE.jpgGli incidenti domestici sono frequenti nelle case degli italiani. Basta un attimo di distrazione per scottarsi con il ferro da stiro, con l’acqua calda oppure con le pentole sul fuoco. Il risultato è un’ustione, ossia una lesione prodotta dall’azione del calore: può essere più o meno grave, in base soprattutto all’estensione e alla durata del contatto dell’agente ustionante con la cute, e se ne distinguono tre gradi. Nei casi seri, di terzo grado (con necrosi dei tessuti cutanei), bisogna immediatamente andare al pronto soccorso o chiamare il 118. In attesa dei soccorsi l’ideale è far sdraiare il paziente e coprirlo, senza dargli da bere.

Ustioni di primo e secondo grado
Solitamente l’acqua bollente tende a determinare ustioni di primo grado o secondo grado. Quelle di primo grado comportano arrossamento (o eritema) e procurano bruciore e male. In genere guariscono in una settimana, senza lasciare cicatrici.
Le ustioni di secondo grado causano in genere bolle (flittene), dolore e bruciore intensi: quelle più superficiali si sanano in 10-15 giorni senza lasciare esiti cicatriziali, quelle più profonde guariscono in un lasso di tempo maggiore e possono lasciare cicatrici.

Cosa fare?

  • Il primo soccorso è il raffreddamento della parte, immergendola nell’acqua fredda nel più breve tempo possibile, per un quarto d’ora. Ma attenzione: se l’ustione è dovuta a sostanze chimiche, come la calce secca, usare esclusivamente soluzione fisiologica e non acqua. Se la parte lesa è piuttosto estesa o ci sono vesciche, lacerazioni della pelle o carne viva, meglio andare immediatamente al pronto soccorso senza perdere tempo con rimedi fai da te.
  • Coprire la parte ustionata con le apposite garze medicate o con biancheria di cotone pulita e bagnata.
  • Se si sono scottati bambini piccoli, anziani o ammalati, si deve comunque consultare sempre un medico.
  • Vanno eliminati eventuali indumenti a contatto con la parte bruciata ma con attenzione. Via anche anelli, bracciali o collane.
  • Se c’è un ritardo nella guarigione, è possibile che si stia sviluppando un’infezione: chiamare il medico.

Cosa NON fare?

  • Non applicare disinfettanti, creme non specifiche, ghiaccio, dentifricio, burro, olio, pomodori o altri rimedi casalinghi.
  • Non forare le eventuali bolle per svuotarle del liquido: è un’operazione che è meglio faccia il medico, per evitare infezioni.
  • Non comprimere la zona lesionata.
  • Non usare “rimedi della nonna” o fai da te, specie se l’ustione è grave od estesa.

Tempi di guarigione
I tempi di guarigione variano molto in base allo stato di salute del soggetto e all’estensione dell’ustione. Genericamente una ustione di primo grado guarisce completamente in 5/7 giorni, mentre una ustione di secondo grado guarisce in 2/3 settimane.

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Differenza tra indice glicemico e carico glicemico

MEDICINA ONLINE COLAZIONE LATTE YOGURT CORNETTO MATTINA DIFFERENZE PIU CALORIE DIABETE GLICEMIA INSULINA ZUCCHERI CARBOIDRATI CIBO DOLCE MANGIARE ACQUA VALORI PROPRIETA NUTRIZIONISTA TAVChe cos’è l’indice glicemico (IG) di un alimento?
L’indice glicemico è un parametro elaborato agli inizi degli anni ’80 dal prof. Jenkins dell’Università di Toronto che classifica gli alimenti in base alla loro influenza sul livello di glucosio nel sangue (glicemia).
Per molto tempo in passato si è ritenuto che tutti i carboidrati semplici (dolci, bibite, succhi….) fossero uguali e facessero salire rapidamente il glucosio nel sangue; viceversa si riteneva che tutti i carboidrati complessi (verdure, legumi, cereali integrali etc) lo facessero salire lentamente e in modo graduale. Fortunatamente gli studi più recenti hanno ampiamente documentato che non è sempre così: per quanto riguarda i carboidrati semplici, per esempio, si è scoperto che il pane bianco fa salire più rapidamente il glucosio nel sangue rispetto a un gelato.
Da dieci anni a questa parte molti studi scientifici hanno dimostrato direttamente o indirettamente l’interesse dell’indice glicemico nella lotta contro l’obesità ma anche nella prevenzione del diabete e delle malattie cardiovascolari.

Come si misura l’IG dei vari alimenti?
Tecnicamente si misura valutando l’incremento della glicemia quando si assumono 50 g di glucosio. L’entità della risposta viene espressa in termini percentuali medi rispetto al glucosio (oggi si usa anche il pane bianco), che viene preso come punto di riferimento stabilendone un valore pari a 100 nella scala dell’indice glicemico. Esistono inoltre delle tabelle di classificazione arbitraria in IG elevato, intermedio e basso che secondo la maggior parte degli autori è fissata nei range di valori indicati nella tabella sottostante. I cibi che fanno salire il glucosio rapidamente hanno un IG alto, quelli che lo fanno salire gradualmente hanno un IG basso.

IG ELEVATO
100-70 (%)
IG INTERMEDIO
69-55 (%)
IG BASSO
inferiore a 55 (%)
Esempi

 

Esempi Esempi
Glucosio 100
Cornflakes 84
Miele 73
Pane bianco 70
Pane integrale 69
Zucchero 65
Succo d’arancia 57
Popcorn 55
Uva/Banane 52
Latte scremato 32
Legumi 27-33
Fruttosio 23
Fonte: M Szwillus, D Fritzsche, Mangiare sano con il diabete, Tecniche Nuove, 2010

Perché è importante l’IG per una persona diabetica?
L’Indice Glicemico è un valore importante per chi soffre di diabete, considerato che deve evitare rapidi innalzamenti della glicemia. Seguire una dieta a base di alimenti con IG basso, per quanto possa sembrare complicato, può permettere un migliore controllo della propria glicemia. Secondo alcuni Esperti, inoltre, gli alimenti a IG più basso aiutano a dimagrire perché provocano sazietà senza bisogno di molte calorie. E sentirsi sazi è importante sia per chi ha il diabete che per chi vuole dimagrire. Alcuni alimenti con IG basso (per es. mele, latte scremato, pomodori) sono anche ipocalorici.

Da che cosa dipende l’indice glicemico?
Quando consumiamo qualche alimento che contiene carboidrati, questi passano dall’intestino al sangue e così i livelli di glucosio aumentano. L’ammontare di questo aumento dipende da diversi fattori: la composizione dell’alimento, il luogo di coltivazione e raccolta, il contenuto in amidi, proteine, fibre e grassi, la combinazione con altri alimenti, il tipo di cottura, il grado di maturazione (per es. per la frutta) sono tutti fattori che possono influenzare anche notevolmente gli effetti sulla glicemia; inoltre l’IG può presentare forti variazioni da una persona all’altra.
I valori dell’Indice Glicemico pur essendo un parametro utile soprattutto per la qualità della propria dieta, vanno considerati, tuttavia, come valori puramente indicativi perché si riferiscono sempre e solo all’alimento puro e non alla quantità effettivamente consumata (carico glicemico). Rispetto ad una dieta classica che fornisce le quantità esatte da consumare, quella dell’IG è necessariamente più imprecisa. Il consiglio è quello di usarla come ausilio complementare ad altri tipi di dieta consultandoti con il tuo medico.

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La quantità consumata fa la differenza
Molti alimenti con un indice glicemico basso sono integrali e sono ricchi di nutrienti come fibre, vitamine, minerali e altri componenti importanti per la salute, perciò è consigliabile inserirne molti nel proprio menù quotidiano. Tuttavia, è importante tenere sempre d’occhio anche la quantità che si assume di ciascun alimento.

Quanto più è elevato il consumo di un alimento con basso ID,
tanto più evidente sarà l’aumento della glicemia.
Al contrario, il consumo di una quantità ridotta di un alimento
con IG elevato influenza la glicemia meno di quanto lascerebbe presumere il suo indice glicemico.
Per questo nella pratica è molto più utile il Carico Glicemico.

Che cos’è il Carico Glicemico (CG)?
Il carico glicemico valuta l’effetto sulla glicemia di un alimento basandosi sulle quantità effettivamente consumate. Di conseguenza è un parametro più adatto per calcolare il consumo quotidiano dei vari alimenti. Mentre l’Indice Glicemico è la misura della qualità dei carboidrati, il Carico Glicemico è la misura della loro quantità: tiene conto sia dell’IG che del contenuto di zuccheri per porzione consumata.

FORMULA DI CALCOLO DEL CARICO GLICEMICO
Indice glicemico
———————–
100
x
g di carboidrati
a porzione

A seconda delle dimensioni della porzione, infatti il carico glicemico di alimenti diversi può risultare simile nonostante l’indice glicemico degli stessi sia molto diverso. Proviamo a fare un esempio che possa chiarire meglio il concetto:

Porzione alimento g di carboidrati
a porzione
Indice
glicemico
Carico
glicemico
100 g di pane ai cereali 43 g 45 45/100×43=19
 50 g di pane bianco 24 g 70 70/100×24=17
100 g di pane bianco* 48 g 70 70/100×48=34
Fonte: M Szwillus, D Fritzsche, Mangiare sano con il diabete, Tecniche Nuove, 2010
* tipo baguette francese

Come indicato nella tabella, una porzione di pane ai cereali ha un carico glicemico di 19, mentre una porzione di pane bianco (che ha un IG molto più elevato rispetto al pane ai cereali) ha un carico glicemico simile, pari a 17. Aumentando la quantità consumata di pane bianco, a parità di IG, il carico glicemico raddoppia.

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I giapponesi non fanno più sesso: preferiscono bambole e fumetti

MEDICINA ONLINE BAMBOLA GONFIABILE SESSO COPPIA AMORE TRISTE DONNA UOMO ANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTO GELOSIA RABBIA RAPPORTO AMICIZIA LITIGIO HIKIKOMORI GIAPPONE OTAKU.jpg

Una bambola gonfiabile “moderna”

Niente più sesso in Giappone. Nel paese del Sol Levante negli ultimi anni si stanno verificando dei dati molto preoccupanti: stando alle ultime statistiche infatti sono sempre di più i giapponesi che non praticano sesso, almeno quello con partner “reale”. I numeri parlano chiaro: le coppie sposate tra i 35 e i 50 anni fanno l’amore, in media, meno di una volta alla settimana ed è in netto aumento la diffusione di bambole gonfiabili ultrarealistichefumetti pornografici. Per l’Istituto per la ricerca su Società e Popolazione il 70% dei celibi e il 60% delle nubili tra i 18 e i 34 anni non hanno nessun tipo di relazione, il 42% degli uomini e il 44,2% delle donne ha dichiarato inoltre di essere ancora vergine.

I problemi del Giappone

Probabilmente questo fenomeno è solo la punta dell’iceberg di una moltitudine di altri problemi che affliggono il Giappone ormai da molti anni, ovvero la diminuzione del PIL e le enormi difficoltà – con serio rischio di crac – del sistema pensionistico. Fatto sta che le waifu (le mogli virtuali) sono sempre più numerose e utilizzate da coloro che vivono praticamente reclusi in casa tra televisione, manga, videogiochi e social network. Pensate che un economista giapponese ha addirittura proposto la “tassa sui belli” in modo che gli hikikomori (così vengono definiti coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale) possano almeno avere un appeal economico da sfruttare.

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Mariti che convivono con la propria bambola

In aumento anche i mariti che lasciano le proprie mogli per andare a “convivere” a tempo pieno con la loro bambola gonfiabile, mentre le donne in carriera che hanno figli vengono malviste dalla società a tal punto da essere chiamate “mogli diavole”. Questo pregiudizio ha portato al ritiro dalla vita lavorativa di circa il 70% delle neo-mamme.

Le cause

Ma perché i giapponesi non vogliono fare più sesso? Il problema sta da ricercare nei duri ritmi lavorativi, che portano un’alta dose di stress, ma anche nel comportamento dei giapponesi, che vogliono evitare complicazioni emotive in un rapporto di coppia. Il 23% delle donne sposate ha addirittura affermato di vedere il sesso come una “scocciatura” mentre il 18% degli uomini ha detto di avere “molto poco interesse” nel fare sesso con una donna.

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Tubercolosi: cause e patogenesi della malattia

MEDICINA ONLINE POLMONI LUNGS APPARATO RESPIRATORIO SISTEMA DIFFERENZA DRENAGGIO TORACE GABBIA TRACHEA VIE AEREE SUPERIORI INFERIORI TRACHEA BRONCHI BRONCHILI TERMINALI ALVEOLI POLMONARI RAMIFICAZIO LOBI ANATOMIA VERSAMENTOEziologia della tubercolosi

L’agente eziologico principale della tubercolosi (TBC) è il Mycobacterium tuberculosis, un batterio aerobiotico che si divide ogni 16-20 ore, una velocità estremamente lenta in confronto ad altri batteri, che solitamente si dividono in meno di un’ora (uno dei più veloci batteri a replicarsi è un ceppo del batterio Escherichia coli, che si divide circa ogni 20 minuti). Poiché l’MTB ha una parete cellulare, ma non una membrana esterna, viene classificato come un batterio Gram-positivo. Tuttavia, se viene applicata una colorazione di Gram, l’MTB risulta o Gram-positivo in modo estremamente debole, o non mantiene la colorazione, a causa dell’elevato contenuto di lipidi e acido micolico della sua parete cellulare. L’MTB è un piccolo bacillus a forma di bastoncello, che può resistere a deboli disinfettanti e sopravvivere in uno stato disidratato per settimane. In natura, il batterio può crescere solo all’interno delle cellule di un organismo ospite, ma l’M. tuberculosis può essere coltivato in vitro.

Usando pigmenti istologici su campioni di espettorato, gli scienziati possono identificare l’MTB con un normale microscopio. Poiché l’MTB conserva certi pigmenti dopo essere stato trattato con soluzioni acide, viene classificato come un bacillus acido-alcolico. La tecnica di pigmentazione più comune, la colorazione di Ziehl-Neelsen, tinge i bacilli acido-alcolici di un rosso acceso che risalta chiaramente su sfondo blu. Altri metodi per evidenziare questi bacilli sono la colorazione con auramina-rodamina e l’osservazione mediante microscopio a fluorescenza.

Il complesso MTB include tre micobatteri causa di tubercolosi: Mycobacterium bovis, Mycobacterium africanum e Mycobacterium microti. I primi due causano la malattia in persone immunocompetenti solo in casi rarissimi. Tuttavia, nonostante il M. microti non sia normalmente patogenico, è possibile che la prevalenza di infezioni da esso causate sia stata sottovalutata.

Altri micobatteri patogenici conosciuti comprendono Mycobacterium leprae, Mycobacterium avium complex e Mycobacterium kansasii. Gli ultimi due fanno parte del gruppo di micobatteri non tubercolari (MOTT, mycobacteria other than tuberculosis). I micobatteri non tubercolari non causano TBC o lebbra, ma provocano malattie polmonari simili alla tubercolosi.

Per approfondire:

Patogenesi della tubercolosi

Circa il 90% delle persone infette dal Mycobacterium tuberculosis ha un’infezione TBC asintomatica (chiamata anche LTBI, da latent tuberculsis infection), e solamente il 10% di possibilità nella vita che un’infezione latente si sviluppi in TBC. Tuttavia, se non trattata, il tasso di mortalità dei casi attivi di TBC è superiore al 50%.

L’infezione tubercolare inizia quando i micobatteri raggiungono gli alveoli polmonari, dove attaccano e si replicano all’interno dei macrofagialveolari. Il sito primario di infezione nei polmoni è chiamato focolaio di Ghon. I batteri vengono raccolti dalle cellule dendritiche, che non permettono la loro replicazione ma che possono trasportare i bacilli ai linfonodi mediastinici locali. L’ulteriore diffusione attraverso il flusso sanguigno si dirige verso i tessuti e gli organi più distanti, dove lesioni secondarie di TBC si possono sviluppare negli apici polmonari, nei linfonodi periferici, nei reni, nel cervello e nelle ossa. Ogni parte del corpo può essere influenzata dalla malattia, che tuttavia raramente colpisce il cuore, i muscoli scheletrici, il pancreas e la tiroide.

La tubercolosi è classificata come una delle condizioni infiammatorie granulomatose. Macrofagi, linfociti T, linfociti B e fibroblasti sono le cellule aggredite che formano il granuloma, con i linfociti che circondano i macrofagi infetti. Il granuloma non solo impedisce la diffusione dei micobatteri, ma fornisce un ambiente locale per la comunicazione delle cellule del sistema immunitario. Dentro al granuloma, i linfociti T (CD4+) producono citochine come l’interferone gamma, che provoca un tentativo di distruzione da parte dei macrofagi dei batteri fagocitati, senza però riscontri significativi, dal momento che i Mycobacterium tuberculosis sono batteri Catalasi positivi (resistenti quindi agli enzimi killer dei polimorfonucleati). I linfociti T (CD8+) possono anche uccidere direttamente le cellule infette.

Significativamente, i batteri non vengono sempre eliminati all’interno del granuloma, ma possono diventare dormienti, e svilupparsi in infezione latente. Un’altra caratteristica dei granulomi della tubercolosi umana è lo sviluppo di necrosi, cioè della morte delle cellule, al centro dei tubercoloma. A occhio nudo la necrosi ha l’aspetto di formaggio bianco, ed è stata quindi chiamata necrosi caseosa.

Se i batteri della TBC riescono ad accedere al flusso sanguigno da un’area di tessuto danneggiato, si diffondono nell’organismo e creano molti focolai di infezione, tutti con l’aspetto di piccoli tubercoli bianchi nei tessuti. Questa grave forma di tubercolosi è molto diffusa nei bambini e negli anziani, ed è chiamata tubercolosi miliare. I pazienti con la TBC disseminata hanno una mortalità del 20% circa, persino con un trattamento intensivo.

In molti pazienti l’infezione cresce e diminuisce. La distruzione dei tessuti e la necrosi è bilanciata dalla guarigione e dalla fibrosi. I tessuti affetti vengono rimpiazzati da cicatrici e le cavità riempite di materiale necrotico bianco. Nella malattia attiva parte del materiale necrotico si unisce all’aria passante per i bronchi, e questo viene tossito. Esso contiene batteri attivi, e quindi può diffondere l’infezione. Un trattamento con antibiotici appropriati uccide i batteri e permette la guarigione. Durante questa, le aree affette vengono lentamente rimpiazzate da tessuto cicatriziale.

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Alimentazione consigliata a chi soffre di diabete: i cibi che tengono sotto controllo la glicemia

MEDICINA ONLINE CIBO VEGAN GIRL VEGETARIAN EAT WOMAN DINNER CRUDISTI FRUTTARIANI VEGETARIANI VEGETARIANI DIFFERENZE VERDURA CARNE CIBO PROTEINE WALLPAPER HD PHOTO PICTURE HI RES EATING MANGIARE DIETA RICETTALe recenti conoscenze scientifiche e in particolare quelle legate alla nutrigenomica, ovvero la scienza che studia come gli alimenti possono condizionare la risposta dei nostri geni, ci hanno permesso di comprendere come alcuni alimenti possano intervenire a migliorare i funzionamenti cellulari e in particolare, per quanto riguarda il diabete, stimolare alcuni enzimi importanti nella regolazione della glicemia. In particolare la fibra solubile può agire come sostanza molto utile nel diabete. La fibra solubile la troviamo nel carciofo, nella cicoria, nell’aglio, nella cipolla, nelle mele e nelle arance.
Anche la fibra insolubile può aiutare, in quanto come abbiamo già detto lega una porzione di zuccheri rendendoli meno assorbibile.
Ma in genere possiamo dire che una corretta assunzione di frutta e verdura (evitando quella segnalata per l’alto tenore di zuccheri o l’alto indice glicemico) è essenziale per il controllo glicemico. Infine, secondo alcuni studi alcuni prodotti caseari e in particolare i formaggi caprini o formaggi provenienti da ruminanti di alpeggio (fontine, asiago) sembrano essere molto utili nel migliorare la glicemia  grazie all’alto contenuto in acidi grassi cosiddetti coniugati. Questi ultimi sono dati ancora preliminari sull’uomo anche perché bisogna essere cauti visto l’alto valore calorico di questi prodotti.

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Indici corpuscolari MCV, MCH, MCHC, RDW: cosa sono ed a che servono

MEDICINA ONLINE BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE ANALISI CLINICHE GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI LEUCOCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MEDITERRANEA EMOGLOBINA TALASSEMIA INDICI CORPUSCOL.jpgGli indici corpuscolari sono rappresentati dal volume cellulare medio (mean cell volume, MCV), dal contenuto cellulare medio di emoglobina (mean cell hemoglobin, MCH) e dalla concentrazione cellulare media di emoglobina (mean cell hemoglobin concentration, MCHC). Essi sono largamente utilizzati nella classificazione delle anemie, mentre la concentrazione dell’emoglobina e l’ematocrito sono indici comunemente utilizzati per esprimere la loro gravità. Questi due parametri sono infatti vincolati da un rapporto costante: una unità di emoglobina, in grammi per decilitro, è equivalente a tre unità di ematocrito, in punti percentuali. Questo rapporto può modificarsi quando, per esempio, compaiono in circolo eritrociti di dimensioni o forme anormale, oppure quando la produzione di emoglobina diminuisce.

MCV (volume corpuscolare medio)

L’MCV è il volume corpuscolare medio dei globuli rossi.

Valori nella norma: 76.0 – 96.0 fl.

L’MCV basso può essere dovuto a:

  • anemia da carenza di ferro;
  • talassemia;
  • emoglobinopatie;
  • morbo di Cooley;
  • tumori maligni.

L’MCV alto può essere dovuto a:

  • enteriti;
  • anemia megaloblastica;
  • sferocitosi;
  • metastasi;
  • alcolismo.

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MCH (contenuto corpuscolare medio emoglobina)

Questo valore è calcolato automaticamente dai conta cellule elettronici, ma può essere ricavato conoscendo il numero di globuli rossi e la concentrazione dell’emoglobina. L’MCH è espresso in picogrammi e può essere calcolato dividendo la quantità di emoglobina (per litro di sangue) per il numero di eritrociti (per litro). I valori normali sono compresi tra 26 e 32 picogrammi (pg = 10-12 grammi; pg = μμg = micromicrogrammo)

MCHC (concentrazione cellulare media di emoglobina)

Anche questo parametro viene calcolato dal contatore elettronico di cellule una volta che sia stata misurata l’emoglobina e calcolato l’ematocrito. La MCHC si può calcolare manualmente dividendo il valore di emoglobina/dl  per l’ematocrito. I valori di riferimento sono 32-36%. Il volume (MCV) ed il contenuto emoglobinico (MCH) delle singole cellule sono parametri importanti ai fini della valutazione delle anemie e delle altre patologie ematologiche. Rispetto al volume, la cellula può essere definita:

  • normocitaquando l’MCV è normale;
  • microcitaquando l’MCV è più basso del normale;
  • macrocitaquando l’MCV è più alto del normale.

Il grado di emoglobinizzazione delle cellule può essere apprezzato misurando l’MCH; di conseguenza, le cellule saranno definite normocromiche od ipocromiche a seconda che l’MCH sia, rispettivamente, nei limiti della norma o più basso del normale. Alcune malattie sono associate alla presenza di eritrociti anomali di dimensioni variabili, da molto piccoli a molto grandi. Questa variabilità non è evidenziabile quando si calcola la media dei valori, e ne può risultare un MCV falsamente normale. Sarà allora un altro esame, chiamato esame morfologico dello striscio di sangue periferico, che rivelerà questa alterazione, che comunque può essere quantificata dal contacellule elettronico come:

RDW (ampiezza della curva di distribuzione degli eritrociti)

Il valore normale è compreso tra 11,6% e 14,6%; valori più alti indicano presenza di un’ampia variabilità delle dimensioni delle cellule. Esso è tanto più alto quanto maggiore è il distacco dalla norma. Per quanto riguarda il contenuto di emoglobina degli eritrociti, bisogna ricordare che la concentrazione emoglobinica presenta notevoli variazioni a seconda dell’età del soggetto. Alla nascita, per esempio, i valori sono più elevati che in qualsiasi altro periodo della vita e diminuiscono bruscamente nel periodo immediatamente successivo. Un valore di 10-11 g/dl è normale per un neonato di 3 mesi.

 

 

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