Punto G maschile: trovare e stimolare il punto L per provare orgasmi più intensi ed aumentare la forza dell’eiaculazione

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO PUNTO L L POINT SESSO UOMO PENE PROSTATA DOVE SI TROVA ANATOMIA VESCICA RETTO STIMOLARE PUNTO G MASCHILE DITO ANO SEDERE SESSUALITA MASCHIO EIACULAZIONE EREZIONELe donne, almeno alcune, possiedono il punto G e questo è risaputo, ma forse non tutti sanno che esiste anche un equivalente punto G maschile che prende il nome di punto L.
Il punto L è una zona erogena maschile particolarmente sensibile ed in grado di procurare immenso piacere sessuale all’uomo. Sembra infatti che l’orgasmo raggiunto attraverso la contemporanea stimolazione del punto L sia per l’uomo particolarmente lungo ed estremamente intenso rispetto ai suoi soliti orgasmi e correlato di una eiaculazione più potente. L’unico problema è che il punto L è situato in una zona difficile da raggiungere, molto più nascosto rispetto al punto G femminile.

Dove si trova il punto L?

Il punto L è una zona corrispondente alla prostata, una ghiandola disposta lungo l’uretra (il termine “prostata” significa appunto “protettore dell’uretra”), sita alla base del pene, al di sotto della vescica ed a circa 6/8 centimetri dall’apertura anale. La prostata si trova nella piccola pelvi, dietro la parte inferiore della sinfisi pubica. La faccia posteriore della prostata è convessa verticalmente ed è separata dal retto dalla fascia del Denonvilliers. Posteriormente alla fascia del Denonvilliers la prostata è comunque separata dal retto anche dal tessuto adiposo prerettale contenuto nell’omonimo spazio fasciale. Appare chiaro da questa breve descrizione anatomica, quanto la prostata sia a contatto con il retto, motivo per cui l’ispezione digitorettale della prostata avviene attraverso l’ano, a tale proposito leggi anche: Esplorazione rettale digitale della prostata: fa male? A che serve?

Come stimolare il punto L?

Per stimolare il punto L avete tre possibilità: giungervi e premerlo dall’interno passando attraverso l’ano, premerlo dall’esterno a livello del perineo o stimolarlo indirettamente tramite l’aspirazione orale.

Massaggio prostatico

Il massaggio prostatico è la tecnica migliore per stimolare efficacemente il punto L e regalare all’uomo un piacere sessuale intenso. Per scoprire tecnica e rischi di questo tipo di massaggio, leggi questo articolo: Stimolare il punto L col massaggio prostatico: tecnica e precauzioni

Lubrificante per la stimolazione prostatica: quale scegliere?

Il massaggio prostatico, praticato con un lubrificante di buona qualità, rende il rapporto più piacevole ed appagante per entrambi i partner. Il miglior lubrificate anale attualmente sul mercato, selezionato, testato e consigliato dal nostro Staff, è il seguente: http://amzn.to/2BUNEAO. Questo prodotto facilita e rende più piacevole il sesso anale e può essere usato da solo, cospargendolo su dito/sex toy e superficie esterna dell’ano, o inserendolo all’interno dell’ano tramite un clistere di alta qualità come questo: http://amzn.to/2kmuIU4

Vibratori prostatici

Esistono una serie di vibratori che possono essere usati per stimolare il punto L ed ottenere orgasmi decisamente più piacevoli, noi vi consigliamo questo massaggiatore di prostata e perineo: https://amzn.to/3pzCr3e

Altri sex toys che aumentano il piacere sessuale di entrambi i partner, sono:

Massaggio del perineo e sesso orale con aspirazione ritmica

A causa della penetrazione anale, non tutti gli uomini accettano di buon grado il massaggio prostatico descritto precedentemente. In questo caso si può provare una stimolazione esterna, che non comprenda la penetrazione. Le migliori tecniche sono in questo caso il massaggio del perineo e/o il sesso orale con aspirazione ritmica. Per scoprire come attuare queste tecniche, leggi: Stimolare il punto L col massaggio perineale ed il sesso orale con aspirazione ritmica

Integratori alimentari

Qui di seguito trovate una lista completa di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

A cosa serve la milza e che significa “rottura della milza”?

MEDICINA ONLINE DOVE SI TROVA LA MILZA A CHE SERVE LA MILZA FUNZIONI SANGUE IMMUNITRARIO ROTTURA MILZA CHIRURGIA SPLENECTOMIA CONSEGUENENZE.jpgTutti sanno (più o meno) a cosa serve il cuore, o il polmone o lo stomaco, ma in pochi sanno a cosa serva la milza. Un organo meraviglioso nella sua semplicità, eppure sempre molto sottovalutato! Merita sicuramente un approfondimento, così da oggi anche voi saprete rispondere a questa domanda:

Cos’è la milza?

La milza è un organo interno, linfoide secondario, parenchimatoso, impari (significa che nel corpo ne abbiamo solo una), dalla forma ovoidale, di colore rosso scuro e consistenza molle. L’assenza congenita della milza è un’anomalia molto rara, mentre circa una persona su dieci ha una o più milze accessorie, spesso senza neanche saperlo.

Dove si trova la milza?

La milza è situata nella regione posteriore della cavità addominale sulla sinistra, più in particolare è localizzata nel quadrante superiore sinistro dell’addome, appena sotto il diaframma, protetta dalle ultime coste dell’emitorace sinistro, vicino a stomaco e pancreas.

Leggi anche: Apparato digerente: cos’è, com’è fatto, a che serve e come funziona?

Com’è fatta la milza?

È un organo color rosso porpora, di consistenza elastica e molle, Ha una lunghezza di circa 12 centimetri, una larghezza di 7/8 e uno spessore di 3/5. La milza pesa mediamente di 200 grammi nell’uomo e 168 nella donna. Il peso ed il  volume della milza diminuiscono con la vecchiaia, mentre aumentano durante particolari patologie cardiovascolari o infettive (come la mononucleosi).

A che serve la milza?

Quale organo vascolare sanguigno e linfatico, provvede al metabolismo del ferro, è sede di formazione (emopoiesi), accumulo e distruzione (emocateresi) delle cellule del sangue. Essa inoltre distrugge i batteri e ogni particella inerte che le vengono convogliati dalla corrente sanguigna; accumula poi grandi quantità di piastrine che riversa in circolo in caso di necessità (per esempio in presenza di sforzi o forti stress). Le funzioni appena elencate sono svolte dalla milza durante la fase adulta, invece durante lo sviluppo embrionale, la milza produce globuli rossi e bianchi. Dopo la nascita tale funzione è assunta dal midollo osseo e la milza limita la sua attività alla produzione di certi tipi di globuli bianchi e alla distruzione dei globuli rossi senescenti e ormai inefficienti. Per ricapitolare ecco nel dettaglio le funzioni della milza:

  • permette la maturazione degli elementi della serie rossa: nella milza si completa la maturazione ed il modellamento dei reticolociti (globuli rossi di recente formazione);
  • funzione ematopoieitica: permette la sintesi delle cellule ematiche, tipica della vita fetale, può riattivarsi anche nell’adulto in caso di emergenza, per esempio dopo abbondanti emorragie;
  • rimozione degli eritrociti: i macrofagi presenti nella milza rimuovono dal circolo sanguigno i globuli rossi invecchiati o malfunzionanti; questa funzione, sia quantitativa che qualitativa, è chiamata emocateresi ed è estesa anche ai linfociti e alle piastrine.
  • funzione linfopoietica: produce globuli bianchi);
  • funzione anticorpopoietica: produce anticorpi IgM e IgG (la milza ha quindi un ruolo immunitario di primordine e contribuisce ad accrescere le difese dell’organismo);
  • sintesi di opsonine: la milza produce macromolecole che facilitano l’attività macrofagica “etichettando” e segnalando come dannose determinate sostanze estranee, altrimenti difficilmente riconoscibili dal sistema immunitario;
  • magazzino ematico: la milza funge da “serbatoio” di sangue, al quale l’organismo può attingere in caso di necessità. Questa funzione diventa importante solo in condizioni patologiche (splenomegalia). Nella milza vengono depositati anche il ferro, le piastrine ed alcune popolazioni linfocitarie.

La milza è un organo indispensabile? Cosa succede se viene asportata?

A causa di tutte le mansioni appena elencate, i pazienti che hanno subìto un intervento di asportazione possono andare incontro ad alcune condizioni particolari. Per approfondire leggi: La milza è un organo indispensabile? Se viene asportata cosa può succedere?

Per approfondire sulla terapia chirurgica che consiste nella rimozione della milza, leggi questi articoli:

Cosa succede quando la milza non funziona?

Tra le patologie a carico della milza ricordiamo la sindrome ipersplenica, quando l’organo funziona troppo (con sintomi come anemia, leucopenia, piastrinopenia e splenomegalia, che si manifesta anche in caso di neoplasie, problemi a livello di circolazione del sangue e alcune malattie infettive e parassitarie come toxoplasmosi, mononucleosi, epatite, endocardite, tifo, sifilide e malaria), mentre la complicanza più grave è la rottura della milza, che può essere causata da un trauma.

Cosa indica il dolore alla milza?

Avvertire dolore nella zona della milza tende a spaventare i pazienti, tuttavia la maggior parte delle volte, tale dolore non indica patologia. E’ il caso ad esempio del dolore durante lo sport intenso. Solitamente quando si fa uno sforzo fisico prolungato si prova un dolore alla milza anche intenso, che non necessariamente indica la presenza di patologie di altra natura. Questo disturbo solitamente scompare quando lo sforzo finisce e il corpo ritorna a riposo. Ma per quale motivo si sente il dolore alla milza durante gli sforzi? L’ipotesi più plausibile a riguardo è che il dolore sia legato ad un’ischemia splenica transitoria, legata al temporaneo dirottamento di sangue dalla milza ai muscoli in attività. L’organismo nel tempo tende comunque ad adattarsi all’allenamento ed il soggetto tende a non sentire più dolore durante lo sforzo intenso.

Leggi anche: Dove si trova il pancreas ed a che serve?

La milza contiene moltissimo sangue

La milza è un organo ad elevato contenuto di sangue, la cui irrorazione è affidata all’arteria splenica, mentre il deflusso ematico avviene attraverso la vena splenica (afferente alla vena porta). L’organo si può quindi considerare come un grosso filtro che, al contrario di quello renale (abile nel setacciare ioni e molecole di piccole dimensioni), provvede ad eliminare le cellule e le macromolecole dannose o presenti in eccesso. In presenza di un incremento ematico la milza aumenta di dimensioni (splenomegalia = milza ingrossata) e può arrivare a trattenere due litri di sangue. Tale condizione può essere legata a modificazioni del flusso sanguigno interno (ipotonia del distretto arterioso intrasplenico) o ad ostacoli che ne impediscano l’uscita (come si verifica in caso di ipertensione portale conseguente a cirrosi epatica). La milza appare ingrossata anche in caso di malattie emolitiche, quando accumula eccessive quantità di glucosio o di lipidi (tesaurismosi) o a causa di processi neoplastici, comunque rari. Infine, la splenomegalia è tipica anche di alcune malattie infettive e parassitarie (toxoplasmosi, mononucleosi, epatite, endocardite, tifo, sifilide e malaria).

Rottura della milza

Quali sono le cause di rottura della milza, cosa si prova quando accade e come si cura? Per rispondere a queste domande, vi invito a leggere: Rottura della milza: cosa si prova e qual è la terapia?

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Com’è fatto il cuore, a che serve e come funziona?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Ecografia Vascolare Articolare Medicina Estetica Mappatura Nei Posturale Dietologo Roma COME FUNZIONA IL CUORE ECG ONDE2 Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pressoterapia Linfodrenante DermatologiaIl cuore è un muscolo potente, all’incirca delle dimensioni di un pompelmo, di forma conica, posto leggermente a sinistra del centro del torace. E’ uno degli organi più potenti del corpo ed oggi cercherò di spiegarvi come è fatto e come funziona, nella maniera più semplice possibile! Per prima cosa partiamo dalla sua posizione nel corpo.

Dove si trova il cuore e che forma ha?

Il cuore è posto nel torace, dietro lo sterno che lo protegge, posizionato leggermente a sinistra e poggiato sul diaframma in una zona che viene chiamato mediastino anteriore. Ha la forma di un tronco di cono ad asse obliquo rispetto al piano, immaginate una specie di triangolo con una base che guarda in alto verso il vostro mento ed un apice a sinistra nel quinto spazio intercostale (lo spazio tra la quinta e la sesta costa).

Quali sono le dimensioni del cuore e quanto sangue può contenere?

Le dimensioni del cuore variano ovviamente molto da persona a persona ed in base al riempimento; per approfondire l’argomento leggi questo articolo: Quanto pesa e quanto sangue contiene un cuore?

Come è diviso il cuore al suo interno?

All’interno, è diviso in quattro cavità distinte:

  • due cavità superiori chiamate atrio destro e atrio sinistro;
  • due cavità inferiori, denominate ventricolo destro e ventricolo sinistro.

MEDICINA ONLINE CUORE INFARTO MIOCARDICO ACUTO SCOMPENSO FREQUENZA CARDIACA IPERTENSIONE ARTERIOSA ENZIMI CARDIACI ANGINA PECTORIS ISCHEMIA NECROSI SINDROME CORONARICA CORONARIE STENOSI VALVOLA PROLASSO SANGUE

Una spessa parete muscolare, il setto atrio-ventricolare, divide le due parti del cuore. Completano il cuore le quattro valvole cardiache, importantissime perché mettono in comunicazione atri con ventricoli, ed il cuore stesso con la circolazione esterna. Le valvole regolano il flusso unidirezionale del sangue cardiaco, impedendo che esso torni indietro creando reflussi che sono alla base di varie patologie.

Leggi anche: Valvole cardiache: cosa sono, quali sono ed a che servono

Da cosa è formato il cuore?

Il cuore è composto da tessuti sovrapposti:

  • il pericardio, una sacca sierosa che lo avvolge e protegge;
  • l’epicardio;
  • il miocardio, il “muscolo” del cuore;
  • l’endocardio, che costituisce le pareti interne del cuore.

MEDICINA ONLINE PERICARDIO STRATO SIEROSO FIBROSO FOGLIETTO VISCERALE EPICARDIO E PARIETALE VANO PERICARDICO SACCO PERICARDICO LIQUIDO LIQUOR PERICARDICO STRATI DEL CUORE.

Il cuore è formato da tessuto muscolare striato involontario, ma a differenza degli altri muscoli del corpo umano il cuore è capace di generare da solo lo stimolo nervoso che ne assicura il movimento. Il miocardio, in particolare, è composto da fibre muscolari e da cellule cardiache chiamate miocardiociti. Queste cellule sono in grado di assicurare l’impulso nervoso necessario alla contrazione, cioè il battito cardiaco che permette la circolazione sanguigna. Il “generatore” di questo stimolo è il nodo seno atriale, posto tra vena cava superiore ed atrio destro, che trasmette l’impulso a contrarsi a tutto il cuore attraverso le fibre muscolari. Nel cuore si trovano anche fibre nervose autonome che costituiscono il plesso cardiaco, mentre il nervo vago e le fibre simpatiche connettono l’organo con il sistema simpatico, parasimpatico e sensitivo assicurando la coordinazione del cuore con gli stimoli cerebrali.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME FATTO IL CUORE Medicina Estetica Riabilitazione Nutrizionista Dieta Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Seno Luce Pulsata Macchie Pene Capillari Pressoterapia Linfodrenaggio Antifumo 1

Le valvole cardiache

Abbiamo visto che il cuore è diviso in quattro cavità: atrio destro e atrio sinistro superiormente e ventricolo destro e ventricolo sinistro inferiormente. Come già accennato prima, affinché non si verifichino “ingorghi”, ogni accesso nelle varie parti del cuore è regolato da un sistema di quattro valvole. Il sangue entra nell’atrio destro e nel sinistro, quindi, per passare nei ventricoli è necessario che si aprano la valvola tricuspide – a destra – e la valvola mitrale – a sinistra. A sua volta, per uscire dai ventricoli devono quindi essere superate la valvola polmonare (a destra) e la valvola aortica (a sinistra).

L’irrorazione sanguigna del cuore e l’infarto del miocardio

Il cuore necessita di un abbondante rifornimento di ossigeno e nutrienti che gli è fornito da un altrettanto abbondante quantità di sangue, assicurato dal sistema coronarico. Il sangue affluisce al cuore attraverso le arterie coronarie che si dipartono dall’aorta e rivestono il cuore con una fitta rete vascolare. L’arteria coronaria sinistra si divide in due rami principali; l’arteria coronaria destra decorre con un unico ramo; dai tre rami principali si dipartono numerosissime arterie di calibro progressivamente minore, in modo da raggiungere – con i rami più piccoli, i capillari –  tutte le cellule del tessuto cardiaco. Quando il miocardio non viene irrorato del tutto o non viene irrorato a sufficienza, a causa di un restringimento delle coronarie e di altri fattori concomitanti, il cuore e i suoi tessuti soffrono per la mancanza di ossigeno.Si parla in questi casi di ischemia del miocardio (cardiopatia ischemica o ischemia miocardica) che si concretizza nel temuto infarto del miocardio (o sindrome coronarica acuta). Altre patologie che possono colpire il cuore sono di origine infiammatoria, lesioni vallvolari e problemi della conduzione nervosa come l’aritmia.

MEDICINA ONLINE CUORE SANGUE CORONARIE CIRCOLAZIONE CORONARICA CARDIOLOGIA ARTERIA MIOCARDIO MUSCOLO CARDIACO

La grande efficienza del cuore

Il cuore è un organo straordinario, potente e resistente: durante l’attività fisica il cuore è in grado di pompare fino a 20-30 litri di sangue al minuto per assicurare il maggior fabbisogno di sangue da parte dei muscoli; a riposo il cuore fornisce circa 5 litri di sangue ossigenato al minuto. La pressione arteriosa considerata ottimale è compresa tra 130 (pressione sistolica o alta) e 80 (pressione diastolica o bassa) mmHg anche se tali valori variano molto in base al soggetto (età, costituzione…).

Come si muove il sangue all’interno del cuore e uscendo da esso?

Il movimento del sangue dentro al cuore è semplificato nell’immagine che segue. Per meglio capire come si muove il sangue all’interno del cuore ed all’uscita da esso, leggi questo articolo: Come si muove il sangue all’interno del cuore?

MEDICINA ONLINE CUORE HEART VALVOLE CARDIACHE INSUFFICIENZA STENOSI PROLASSO LEMBI AORTICA POLMONARE MITRALICA TRICUSPIDE PAPILLARI SANGUE CIRCOLAZIONE SISTEMICA AORTA ARTERIA VENA SISTO

Che significa sistole e diastole?

Il cuore garantisce la sua attività di pompa attraverso movimenti coordinati chiamati ciclo cardiaco. Tale ciclo si compone, di due fasi che si ripetono in media 70 volte al minuto a riposo: una fase di rilassamento (diastole) e una di contrazione (sistole). La circolazione si fonda sulla diversa pressione che il sangue esercita sulle strutture cardiache, provocandone la chiusura per evitare il flusso retrogrado.

  • Durante la fase di diastole, le valvole tra atri e ventricoli sono aperte, la muscolatura delle camere è rilassata e il sangue scorre liberamente tra camere e atri. In questa fase le valvole semilunari sono chiuse, impedendo che il sangue entri nei letti vascolari.
  • Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Ecografia Vascolare Articolare Medicina Estetica Mappatura Nei Posturale Dietologo Roma COME FUNZIONA IL CUORE ECG ONDE1 Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pressoterapia Linfodrenante DermatologiaDurante la sistole, atri e ventricoli si contraggono in maniera coordinata: prima gli atri (sistole atriale) e poi i ventricoli (sistole ventricolare). Nella contrazione ventricolare la pressione del sangue spinge l’alto le valvole atrio-ventricolari e ne provoca la chiusura, non permettendo che il sangue torni negli atri, e il sangue viene pompato nelle vene effluenti, vale a dire quelle attraverso il quale il sangue esce dal cuore.

La coordinazione tra sistole e diastole avviene – semplificando – grazie ad una specie di “percorso elettrico”: l’elettricità compie uno specifico schema nel cuore ed “attiva” le varie parti in maniera coordinata. Tale elettricità viene registrata da un apparecchio chiamato elettrocardiografo e determina le famose onde che vediamo nei tracciati elettrocardiografici. Per approfondire: Come si muove l’impulso elettrico cardiaco nel cuore?

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Reddit, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Cos’è l’adrenalina ed a cosa serve?

MEDICINA ONLINE SURRENE RENE ANATOMIA FUNZIONI PATOLOGIE SINTESIQuante volte l’avete sentita nominare nei telefilm a tema ospedaliero o anche in film come Pulp Fiction o Mission Impossible? Tantissime, sto parlando dell’adrenalina (o epinefrina, se amate Grey’s Anatomy come il sottoscritto!). Ma sapete esattamente cosa sia l’adrenalina? E sapete quali sono le sue funzioni? Facciamo un po’ di chiarezza.

Etimologia

Il termine “adrenalina” deriva dal prefisso latino “ad”, che significa “nei pressi”, e “renalis” che significa rene. I due termini insieme significano “che sta presso il rene”.
Il termine “epinefrina” deriva dal prefisso greco ἐπί (pronuncia “epì”) che chignifica “sopra” e νεϕρός (pronuncia “nefròs”) che significa “rene”. I due termini insieme significano “che sta sopra il rene”.
In entrambi i casi si fa quindi riferimento al fatto che l’adrenalina viene prodotta nel surrene, posizionato anatomicamente sopra il rene. In inglese l’adrenalina viene chiamata adrenaline o epinephrine. In inglese i surreni vengono chiamati adrenal glands o suprarenal glands.

Che cos’è l’adrenalina?

L’adrenalina, anche chiamata epinefrina (i due termini sono sinonimi), è un ormone sintetizzato nella porzione midollare del surrene. Una volta rilasciata in circolo, l’adrenalina determina alcuni cambiamenti nel nostro corpo: accelera la frequenza cardiaca, restringe il calibro dei vasi sanguigni, dilata le vie aeree bronchiali ed esalta la prestazione fisica; in pratica l’adrenalina migliora la reattività dell’organismo in situazioni di stress, preparandolo in tempi brevissimi alla cosiddetta reazione di “combatti o fuggi” (per comprendere meglio questa particolare reazione, vi consiglio la lettura di “Combatti o fuggi: ecco cosa accade nel nostro corpo quando siamo terrorizzati“).
Insieme alla noradrenalina (o norepinefrina), con la quale condivide origine e diverse azioni, l’adrenalina è il “neurotrasmettitore” tipico del sistema nervoso simpatico, il quale costituisce (insieme al sistema nervoso parasimpatico ed enterico) il sistema nervoso autonomo (SNA), cioè quell’insieme di cellule e fibre che innervano gli organi interni e le ghiandole, controllando le funzioni vegetative (ovvero quelle che sono al di fuori del controllo volontario).

Leggi anche: Cos’è una ghiandola endocrina? A che servono gli ormoni ed il sistema endocrino?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma COSE ADRENALINA A COSA SERVE Epinefrina Radiofrequenza Cavitazione Cellulite Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Tecarterapia Dietologo Dermatologo Mappatura Nei 03

Il sistema nervoso autonomo, con le rispettive funzioni

Leggi anche: Sistema nervoso: com’è fatto, a che serve e come funziona

Situazioni di stress e risposta dell’organismo

Un rumore improvviso di notte, una pacca improvvisa di un amico che sta dietro di voi e vuole farvi uno scherzo, una situazione di pericolo improvvisa… Quante volte vi è capitato? Sono tutte situazioni stressogene che portano ad una massiccia attivazione del prima menzionato sistema simpatico. In pochi istanti il cuore aumenta la forza e la frequenza contrattile, i bronchi, la pupilla ed i vasi sanguigni dei muscoli appendicolari e del sistema coronarico si dilatano, mentre a livello epatico viene stimolata la glicogenolisi. Contemporaneamente, sempre allo scopo di preparare l’organismo all’imminente attività fisica, i processi digestivi vengono sensibilmente rallentati, mentre i vasi sanguigni cutanei e periferici si costringono e la pressione arteriosa aumenta. Molti degli effetti appena elencati sono mediati appunto dall’adrenalina.

Leggi anche: Morire per una puntura di vespa: capire cos’è uno shock anafilattico può salvarti la vita

Come si crea l’adrenalina?

L’adrenalina viene sintetizzata a livello surrenale a partire dalla tirosina: la prima reazione è l’ossidazione dell’amminoacido in diidrossifenilalanina (L-DOPA), seguita dalla decarbossilazione nel neurotrasmettitore dopamina, dalla β-ossidazione in noradrenalina ed infine dalla metilazione in epinefrina. Ecco uno schema per capire rapidamente come si forma l’adrenalina:

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma COSE ADRENALINA A COSA SERVE Epinefrina Radiofrequenza Cavitazione Cellulite Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Tecarterapia Dietologo Dermatologo Mappatura Nei 01

Cosa causa il rilascio dell’adrenalina?

Come avrete già potuto intuire, la liberazione di adrenalina è legata principalmente alla percezione di stimoli come minaccia fisica e paura, eccitazione, forti rumori, luce intensa ed elevata temperatura ambientale; tutti questi stimoli vengono elaborati a livello ipotalamico, dove evocano una risposta del sistema nervoso parasimpatico. Altri stimoli sono rappresentati da ipovolemia, ipossia, ipotensione, ipoglicemia, dolore e stress; non a caso l’adrenalina trova impiego in terapia d’emergenza contro shock anafilattico, violenti attacchi asmatici, bradiaritmie sintomatiche e nella rianimazione cardiopolmonare. Tra gli effetti collaterali rientrano dispnea, vomito, tachicardia, aritmia, ansietà, tremori, mal di testa ed edema polmonare acuto, mentre tra le controindicazioni all’uso terapeutico dell’adrenalina ricordiamo diabete, ipertensione, ipertiroidismo gravidanza e glaucoma.

Leggi anche: Neurotrasmettitori: cosa sono ed a che servono

Quali sono nello specifico le funzioni dell’adrenalina?

L’adrenalina aumenta la glicogenolisi e la gluconeogenesi epatica e muscolare, stimolando anche la lipolisi. Facilita quindi il rilascio di glucosio ed acidi grassi, substrati energetici primari per soddisfare le richieste energetiche dell’organismo (aumento della glicemia e degli acidi grassi liberi); come tale sostiene l’attività metabolica dell’organismo. Tra le altre azioni dell’adrenalina ricordiamo: aumento della frequenza cardiaca e di quella respiratoria, dilatazione delle pupille (importante in situazioni in cui è necessario vedere con poca luce), rilasciamento dei muscoli lisci delle pareti dei bronchioli (migliore fornitura di aria agli alveoli polmonari), aumento della pressione arteriosa, vasocostrizione e vasodilatazione selettiva (riduce l’apporto sanguigno a certi tessuti, come quello cutaneo, per aumentarlo soprattutto a livello muscolare → rilasciamento della muscolatura liscia delle arteriole dei muscoli scheletrici ed effetti favorevoli sulla contrazione muscolare → affaticamento più tardivo). Allo stesso tempo si ha un’attività inibitoria di alcuni processi “non-essenziali”: ad esempio, inibizione della secrezione e dell’attività motoria gastrointestinale, e dell’eccitamento sessuale, un po’ come dire che in situazioni di pericolo il corpo si prepara a combattere o a scappare, mentre tralascia la digestione e il desiderio sessuale.

Quali sono le differenze tra adrenalina e noradrenalina?

A tale proposito leggi questo articolo: Differenze tra adrenalina e noradrenalina

Cenni sui recettori dell’adrenalina

L’adrenalina produce un effetto sistemico influenzando l’attività di quasi tutti i tessuti dell’organismo. Per espletare i suoi effetti biologici, l’adrenalina deve interagire con specifici recettori, i cosiddetti recettori adrenergici. Se ne riconoscono essenzialmente due tipi, alfa e beta, con vari sottotipi per ciascuna classe; la diversa espressione di questi recettori e delle relative isoforme influenza le varie attività adrenergiche a livello tissutale, in maniera assai varia: ad esempio a livello dei bronchioli l’adrenalina induce una dilatazione, mentre espleta un effetto costrittivo sulla muscolatura liscia arteriolare.

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma COSE ADRENALINA A COSA SERVE Epinefrina Radiofrequenza Cavitazione Cellulite Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Tecarterapia Dietologo Dermatologo Mappatura Nei 02

La prossima volta che nei film citeranno l’adrenalina, sarete sicuramente preparati!

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Metabolismo, lipolisi, termogenesi, ormoni, ritenzione… Tu quanto ne sai di nutrizione?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO YOGURT FRUTTA CIBO DIETA FRAGOLE (4)Metabolismo, carboidrati, lipolisi, insulina, termogenesi, ritenzione idrica… termini che ormai sono diventati di uso comune. Tutti ne parlano, ma siamo davvero sicuri che tutti sappiano davvero quello di cui stanno parlando? Ecco alcune domande/risposte per fare un po’ di chiarezza!

Perché la perdita di peso è più rapida all’inizio della dieta e poi rallenta?
Questo avviene perché nei diversi stadi di dimagrimento si perdono differenti tipi di grasso corporeo. Nella fase iniziale la perdita riguarda i grassi, il tessuto muscolare e l’acqua. Dopo circa due settimane la perdita di muscolo e di acqua rallenta. Infine, tra la terza e la quinta settimana, si riacquistano l’acqua e il tessuto muscolare persi all’inizio. Questa è la temuta fase “plateau” durante la quale è anche possibile aumentare di peso a dispetto della dieta poiché il tessuto muscolare (che cresce) pesa più del tessuto adiposo (che diminuisce). Per impedire lo scoraggiamento che spesso accompagna la fase “plateau”, smettete di salire sulla bilancia e adottate il sistema chiamato “somma delle circonferenze”, che consiste nel misurare le circonferenze dei punti critici sommando poi i valori ottenuti. La reale perdita di grasso è denunciata dai centimetri persi più che dalla diminuzione del peso. dopo un primo periodo di dieta e riduzione del peso, è utile sospendere la dieta per favorire un assestamento, durante il quale l’organismo si abitua al nuovo peso. chiaramente dovrà essere un periodo in cui, pur senza fare una dieta, seguirò un’alimentazione equilibrata, senza troppi eccessi. il meccanismo è questo: quando si comincia una dieta, e si comincia a perdere peso, l’ organismo per un po’ tenderà sempre al peso iniziale, poiché ha una memoria più forte di quel peso. Ma dopo un certo periodo di dieta, ed una fase di assestamento, ci sarà un nuovo equilibrio intorno al nuovo peso acquisito. A questo punto, se si fa attenzione, difficilmente questo peso aumenterà di nuovo.

Leggi anche:

I digiuni prolungati abbassano il metabolismo?
Si Perchè l’ organismo percepisce l’ azzeramento dell’ introito calorico come una riduzione del fabbisogno energetico, e quindi risponde abbassando il MB. Inoltre il nostro corpo entra in uno stato di allarme nei confronti di quella che esso percepisce come una situazione di emergenza da digiuno. L’aumentata produzione di cortisolo e successivamente di adrenalina indotte da stress più o meno intensi e duraturi a cui è stato sottoposto l’ organismo possono provocare debolezza, nausea e capogiri.

Durante un digiuno si perde solo grasso?
No, anche massa muscolare. infatti quando si azzererà riserva di zuccheri, l’ organismo attingerà energie dai grassi, ma soprattutto dalle proteine muscolari, secondo 3 meccanismi.1) Immissione nel ciclo di Krebs. 2) Sintesi di glucosio (neoglucogenesi), usato secondo il normale iter. 3) Sintesi di corpi chetonici utilizzati solo in parte a livello del ciclo di Krebs. Ed i corpi chetonici rappresentano un altro importante problema dei digiuni prolungati. infatti essi sono anoressizzanti (riducono la fame), ed inoltre un loro eccesso può abbassare pericolosamente il pH ematico, riducendo la funzionalità di tutti gli enzimi

Perché tutte le volte che si abbandona una dieta per poi riprenderla, il dimagrimento risulta molto difficoltoso?
Le diete “a fisarmonica” non solo sono dannose per la salute, ma rendono più difficile dimagrire. Il perché? Ebbene, l’enzima responsabile del controllo dei depositi di grasso (la lipoprotein-lipasi o LPL), che si trova sulla superficie del tessuto adiposo, è dotata di memoria. La LPL di chi si mette a dieta per la prima volta è “ignorante” ma, quando smette di ricevere il quantitativo di grasso cui è abituata, capisce che deve essere presente in maggiore quantità per riuscire a legare e conservare meglio il grasso. Iniziando e terminando più volte una dieta non si fa altro che allenare la LPL a conservare il grasso in modo più rapido ed efficiente.

Quanto dura la spinta metabolica fornita da un esercizio aerobico?
Dipende dall’esercizio. Una passeggiata di mezz’ora a passo sostenuto dovrebbe elevare il metabolismo per circa quattro ore. Ciò non sarà certo sufficiente a farvi smaltire una coppa di gelato con panna o una fetta di torta al cioccolato, ma non sottovalutatene l’importanza. Ricordate inoltre che l’esercizio fisico potenzia le masse muscolari che, anche a riposo, bruciano più calorie delle masse adipose.

Ci sono degli elementi da evitare in quanto stimolano l’appetito?
Non esattamente anche se alcuni alimenti sono da eliminare perché rischiano di compromettere la dieta. Tra questi desidero ricordare le bevande ipercaloriche che forniscono calorie “vuote” senza soddisfare il desiderio di cibo. Anche i grassi pongono un problema simile; li si può definire “induttori di voglia” perché dopo averli assunti rimane il desiderio di mangiarne ancora.

E’ vero che, invecchiando diventa sempre più difficile dimagrire?
No, non esattamente. Il metabolismo, cioè la velocità con cui il nostro organismo brucia le calorie, si riduce solo dell’1-2% per ogni decade. Ciò che sicuramente cambia è lo stile di vita. Invecchiando il nostro organismo trova modi sempre più efficaci per conservare l’energia. Mentre la massa muscolare si riduce per il disuso, aumenta la percentuale di grasso. Chiaramente, come già detto, il metabolismo potrà ridursi molto nei casi di digiuno prolungato e di eccessiva riduzione della massa magra.

Che cos’ è il metabolismo basale (MB)?
Corrisponde alla quantità di calorie di cui noi abbiamo bisogno nel corso di una giornata in condizioni basali. Il MB costituisce il 60 % della spesa energetica giornaliera; Il 10% servirà per l’ assimilazione delle componenti nutritive dagli alimenti; il 30 % sarà necessario allo svolgimento di tutte le attività fisiche. il MB è inoltre funzione della massa muscolare. Nel senso che aumenta all’ aumentare della massa muscolare e viceversa. Quindi fare delle diete sbagliate che fanno perdere massa muscolare, riduce il IL MB. Ma Le energie di cui si ha bisogno quotidianamente servono oltre che per le attività fisiche e mentali, anche per la termogenesi.

Che cos’ è la termogenesi?
La produzione di calore necessario per garantire la temperatura corporea fisiologica (omeotermia). La termogenesi in un individuo normotipo utilizza energia proveniente da grassi esogeni od endogeni. Ma per alcune tipologie di tessuto adiposo la termogenesi è inefficiente è inefficiente e questi tenderanno ad accumulare grasso. Per migliorare l’efficienza della termogenesi bisogna fare attività fisica. Mentre invece per conservare l’efficienza del MB oltre all’ attività fisica sarà utile anche fare piccoli spuntini durante la giornata, evitare le bombe caloriche e non saltare i pasti.

La lipolisi ha la stessa velocità per il tessuto adiposo di diversi distretti corporei?
No, perché la lipolisi del grasso viscerale (che caratterizza il sovrappeso maschile) è molto più veloce di quella del grasso che si accumula a livello di glutei e cosce (che caratterizza il sovrappeso femminile). In quest’ultimo caso è determinante l’ azione degli estrogeni, che stimolano l’adipogenesi localizzata.

Ci sono casi in cui nell’ uomo e nella donna non c’è accumulo di grasso nelle zone di cui sopra?
In un uomo in cui i livelli di testosterone, (ormone che determina lo sviluppo di caratteristiche maschili), non sono molto più alti di quelli di estrogeni, (ormoni che determinano lo sviluppo di caratteristiche femminili), questi ultimi potranno determinare una distribuzione del grasso simile a quella femminile, cioè: cosce, glutei, basso addome e soprattutto nella zona dei pettorali (ginecomastia). Lo stesso vale per la donna, in particolare quando con il sopraggiungere della menopausa si azzera la produzione di estrogeni. In tal caso il grasso tenderà a depositarsi a livello di alto addome, zone sottoscapolari e spalle

Che ruolo hanno la glicemia e l’ insulina nell’adipogenesi?
L’indice glicemico ci fornisce informazioni riguardo la velocità con cui si eleva la glicemia dopo l’ assunzione di un determinato alimento. A parità di calorie possiamo avere indici glicemici differenti. Maggiore sarà La velocità’ di assorbimento degli zuccheri, maggiore sarà l’ elevazione della glicemia. Gli zuccheri semplici come il saccarosio (zucchero da tavola), avranno una velocita di assorbimento maggiore rispetto agli zuccheri complessi come pasta, riso e pane (carboidrati e amidi). Ma La presenza di fibre nell’ alimento rallenta l’ assorbimento degli zuccheri. Quindi il pane integrale avrà un indice glicemico più basso rispetto al pane bianco; e la frutta, pur contenendo fruttosio, che è uno zucchero semplice, avrà un indice glicemico molto più basso di carboidrati come pane e pasta. Quindi bisogna prediligere alimenti che possiedono una grossa quantità di fibre. Glicemia alta significa una maggiore quantità di insulina prodotta per tenere sotto controllo la stessa glicemia. Ma l’ insulina è un ormone anabolico e stimola l’ aumento di peso in termini di massa grassa, inibendo l’ azione della lipasi adipocitaria e quindi stimolando l’ adipogenesi. Anche gli acidi grassi liberi in eccesso costituiscono un problema, poiché attivano una cascata di segnali intracellulari che impedisce la esternalizzazione del recettore per il glucosio, quindi la cellula sarà meno recettiva verso il glucosio, ed ancora una volta la conseguenza sarà’ un aumento dell’ insulina e quindi dell’adipogenesi.

Ci sono altri ormoni che influenzano indirettamente l’accumulo di peso?
a) Il glucagone, la cui sintesi è stimolata soprattutto dall’ assunzione di pasti proteici, antagonizza l’ azione dell’ insulina
b) Il GH, che antagonizza sia l’ azione dell’ insulina che quella degli estrogeni. La produzione di GH è stimolata dall’ assunzione di pasti proteici, ma ha anche un picco fisiologico a circa 1 ora prima che ci si addormenti. Inoltre il gh stimola l’ anabolismo muscolare, stimolando indirettamente l’ aumento del metabolismo.

Quali sono le cause della ritenzione idrica?
a) Ipotonia venosa con rallentamento della microcircolazone venosa che riporta il sangue ai polmoni e successivamente al cuore. I sintomi possono essere formicolii alle estremità degli arti, o gambe gonfie a fine giornata. Inoltre una delle reazioni del corpo in caso di insufficienza venosa è la formazione di vene varicose per aumentare il flusso ematico di ritorno verso il cuore.
b) Rallentamento della circolazione microlinfatica che trasporta con la linfa le tossine a rene e fegato. In tal caso i liquidi interstiziali si accumulano in maggior quantità. I sintomi possono essere arti e viso gonfi.
c) Squilibrio sodio/potassio. Il potassio è prevalentemente extracellulare. Ma se si accumula troppo Na extracellularmente, si ha un accumulo eccessivo di liquidi e quindi edema.

Quali sono i tessuti di accumulodi tossine e liquidi e le difficoltà di eliminazione?
Accumulo di tossine e liquidi sono collegati. Ci sono vari livelli di gravità nell’ accumulo di tossine e liquidi, se questi non vengono normalmente eliminati dagli organi emuntori preposti.
a) Processo infiammatorio grazie al quale l’organismo neutralizza prima ed espelle poi le tossine accumulate a livello della matrice interstiziale e non eliminate.
b) Quando l’ infiammazione non basta c’è la fase di deposito a livello delle cellule mesenchimali del connettivo, che può essere il risultato di tossine che superano il livello di contenimento dello spazio interstiziale, o della difficoltà delle cellule di eliminare i cataboliti endocellulari. Se queste tossine continuano ad espandersi a livello cellulare, c’ è la formazione di cellulite.
c) Successivamente si arriva alla fase di impregnazione, nella quale le tossine cominciano ad accumularsi a livello delle cellule del parenchima degli organi.
d) Se la fase dsi impregnazione perdura, comincia una fase di degenerazione che determina un blocco dei processi enzimatici, arrecando gravi danni alle cellule ed alterando tutti i normali processi fisiologici

Quali sono i fattori di rischio cardiovascolari?
Quelli che caratterizzano la sindrome plurimetabolica, a cui si vanno ad aggiungere età, fumo, bassi livelli di Adiponectina, ed alti livelli di Proteina C reattiva e di Interleuchina 10. E importante sapere che non dovrebbero essere presenti mai più di 2 fattori di rischio. Quali sono gli indici ed i numeri da ricordare? Il BMI è un indice usato per valutare il grado di soprappeso. Ed è dato dal rapporto tra peso ed altezza al quadrato. Il range di normalità è per gli uomini 19 – 24,9 e 18 – 23,9 per le donne. Tra 25 e 29,9 si parla di sovrappeso. Tra 30 e 34,9 si parla di obesità . Il difetto del BMI è che non fa distinzione tra massa grassa e massa muscolare, quindi non può essere utilizzato per i culturisti. Un altro indice è il WHR dato dal rapporto tra la circonferenza vita e la circonferenza bacino. Il range di normalità è per gli uomini 0.95 – 0.99 e per le donne 0.79 – 0.84. Poi abbiamo la circonferenza vita, il cui limite superiore è 102 per gli uomini e 88 per la donna (anche se si sta già da tempo penando di abbassarli). La circonferenza vita da indicazioni riguardo l’ entità del grasso viscerale.

Che cos’ è la sindrome premestruale e qual è il collegamento con carboidrati e sport?
Sbalzi di umore irritabilità, ansia, malinconia, fino alla depressione. E poi cali d’energia, disturbi fisici quali ritenzione idrica e aumento di peso, dolore addominale, cefalea, tensione al seno, e infine desiderio di cibi dolci o salati. nei giorni che precedono le mestruazioni, al calo progressivo di estrogeni e testosterone si aggiunge quello del progesterone. E siccome il corpo femminile è “dipendente” da questi tre ormoni, quando si riducono va in astinenza. Ed ecco la PMS. Si sa che la sindrome tende a peggiorare dopo i 30 anni. Forse proprio perché il corpo tende a “sensibilizzarsi” al lavoro degli ormoni col passare del tempo. Non solo: la PMS risente anche dello stress quotidiano. Le donne dall’umore stabile hanno un’attività più intensa nella regione frontale, addetta al controllo delle emozioni. Quindi il loro cervello è più capace di compensare gli sbalzi ormonali, aumentando l’attività delle aree che imbrigliano l’emotività. le donne con problemi di fertilità spesso hanno una Pms severa, perché attendono l’ovulazione e il flusso con ansia. Le soluzioni sono molte. In primo luogo bisogna favorire la produzione di serotonina, l’ ormone regolatore dell’ umore. A tal scopo è necessario mangiare buoni quantitativi di carboidrati, poiché ricchi di triptofano, che è il precursore di della serotonina; oppure se si è a dieta, fare una integrazione di triptofano. Ci sono poi anche altri minerali utili per attenuare i disturbi fisici e le fluttuazioni dell’ umore. Uno sport “dolce”, come il nuoto, aumenta la produzione di betaendorfine, i neurotrasmettitori del benessere. Anche il sole aumenta la produzione di beta endorfine. Ma oltre all’ umore c’è anche il problema della ritenzione idrica e della tensione al seno(mastodinia), dovuti al crollo del progesterone, (che stimolando la produzione di aldosterone determina un maggior assorbimento di sodio e quindi di liquidi), ed allo squilibrio dell’ ormone prolattina. Quindi si potranno utilizzare drenanti connettivali e stimolatori dei linfatici e degli organi emuntori. Bisogna poi sapere che il calo degli estrogeni incendia d’adrenalina i centri d’allerta del cervello. Quindi è preferibile non bere caffè, tè e cole, per evitare eccessive irritabilità ed ansia. Sì, invece, a un bicchiere di camomilla prima di dormire infine il mal di testa causato dal crollo degli estrogeni può essere ridotto moderando i cibi ad alto contenuto di tiramina, un neurotrasmettitore con effetti di vasocostrizione simili a quelli dell’adrenalina: alcuni formaggi, il vino (soprattutto rosso), la cioccolata e i cibi conservati.

Perché alcune persone riescono ad essere sempre magre pur mangiando tanto e male?
Queste persone utilizzano l’ energia derivata dagli alimenti sia per compiere lavoro fisico, sia semplicemente per produrre calore attraverso processi metabolici chiamati cicli futili. I cicli futili vengono utilizzati da tutti; tuttavia essi sono molto più efficienti in queste persone e comunque tendono ad essere rallentati se c’è un eccesso di grasso accumulato e se l’ assunzione di carboidrati e grassi è troppo elevata. Un ciclo futile è un sistema che consente di aumentare la spesa energetica senza aumentare il livello d attività fisica.Ci sono 2 tipi di cicli futili. Il primo è un sistema di disaccoppiamento della fosforilazione ossidativa. Normalmente nella matrice mitocondriale si produce atp a partire dai protoni prodotti dalla ossidazione dei substrati energetici nella glicolisi (processo ossidativo a valle del ciclo di krebs). Difatti l’ accumulo di protoni fra le due membrane mitocondriali determina la formazione di un gradiente elettrochimico; i protoni passeranno passivamente attraverso proteine canali cui sono legati enzimi deputati alla formazione di atp a partire da adp (atp-asi). Si formeranno atp, molecole nelle quali sarà accumulata l’ energia prodotta nei processi ossidativi, e che potrà essere utilizzata come carburante per il lavoro muscolare e per lo svolgimento di tutte le altre funzioni fisiologiche dell’ organismo. Tuttavia a livello della mebrana mitocondriale interna sono presenti anche speciali proteine canali dette ucp, (in numero maggiore o minore a seconda dell’ individuo), che vengono attraversate dai protoni senza produrre atp, ma solo calore sotto forma di energia termica. Il secondo tipo di ciclo futile è un sistema continuo che determina ossidazione degli acidi grassi a lunga catena (es. acido palmitico) fino a produrre acetilCoA e la risintesi ad acidi grassi a partire da una parte di acetilCoA prodotto. In tal modo l’atp prodotto sarà in parte riutilizzato per la sintesi di acidi grassi, determinando la necessita di produrre altro atp da altre molecole di acidi grassi. Ssi avrà anche in tal caso un aumento della spesa energetica. E’ importante sapere che affinchè il nostro corpo sia in grado di ossidare gli acidi grassi derivanti dai trigliceridi accumulati, è necessario che ci sia almeno un livello minimo di ossidazione di glucosio. Punto primo: la glicolisi produce NADPH che sarà utilizzato per la sintesi degli acidi grassi (come già detto importante perché questi acidi grassi saranno poi riossidati). Punto secondo: nel ciclo di krebs viene prodotto ossalacetato che si lega all’ acetil-CoA derivante dall’ ossidazione degli acidi grassi, producendo citrato. Il citrato viene ossidato nel ciclo di krebs e in parte riforma acetilCoA per la risintesi di acidi grassi. Intolleranza al glucosio si innesca quando con l’alimentazione vengono introdotti quantitativi troppo elevati di glucosio (zuccheri semplici e carboidrati complessi a rapido rilascio).

Insulino resistenza, adipociti, diabete ed obesità
Ora parleremo più nello specifico di obesità e di come si associa all’insulino-resistenza. Ci sono 2 tipi di tessuto adipocitario, che accumulano in modo diverso il grasso. Un tipo è costituito da adipociti grandi e poco numerosi chè questi tendono a saturarsi, (ipertrofia). La saturazione determina stress e ciò innescherà la produzione di TNF ALFA. Il TNF ALFA interagisce con l’ adipocita determinando una cascata di segnali che bloccano l’ esternalizzazione del recettore per l’ insulina GLUT 4. Si instaurerà così insulino resistenza. Quindi non solo sarà bloccato il il catabolismo dei grassi adipocitari, ma sarà bloccata anche l’ entrata degli acidi grassi all’ interno degli adipociti, con un conseguente accumulo di lipidi in eccesso a livello ematico e l’instaurarsi di dislipidemie. Inoltre il blocco del catabolismo dei lipidi determina un aumento del catabolismo muscolare con conseguente ulteriore riduzione del MB. L’ altro tipo di tessuto adiposo è costituito da adipociti piccoli e numerosi (iperplasia). Cioè le cellule tenderanno a moltiplicarsi piuttosto che a saturarsi, quindi il tessuto adiposo potrà espandersi molto più senza che nell’ individuo si instaurino dislipidemie o diabete. Questo è il caso dei grandi obesi che non hanno valori analitici alterati. Nel 1° caso infatti si va verso la sindrome plurimetabolica, caratterizzata da grande soprappeso, diabete 2, ipertensione, ipertrigliceridemia ed ipercolesterolemia. La particolarità della sindrome plurimetabolica è che, l’ instaurarsi di una sola di queste condizioni patologiche, determina l’ instaurarsi di tutte le altre. Negli obesi avviene anche la riduzione della produzione di leptina o una ridotta recettività dei suoi recettori a livello delle cellule nervose. La leptina viene prodotta dal tessuto adiposo allo scopo di inviare al cervello un segnale di blocco della fame.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Squirting: cos’è il liquido emesso da una donna durante l’orgasmo?

Uomo e donna durante un rapporto sessuale provano piacere e orgasmoDopo aver raggiunto l’orgasmo oltre che la sensazione di benessere psicofisico, la donna si sente “bagnata” perché il suo corpo ha emesso un liquido trasparente e inodore. Che cos’è questo liquido che viene emesso? Tutti sappiamo che la donna si eccita “bagnandosi” e il liquido che lubrifica la vagina serve innanzitutto per permettere la penetrazione maschile senza sentire dolore. Ci sono molte curiosità rispetto all’eiaculazione femminile, scopriamole oggi.

Nel 2007 l’urologo Florian Wimpissinger e il suo team di ricercatori ha chiesto ad alcune donne di masturbarsi in laboratorio per capire quanto liquido venisse espulso durante l’orgasmo. Il liquido esaminato presentava un livello alto di PSA che si trova anche nel liquido seminale maschile e quasi tutte le donne avevano delle ghiandole prostatiche, scoperto grazie a un tubicino inserito nell’uretra. Questi residui di ghiandola prostatica all’interno del corpo femminile si chiamano ghiandole di Skene, o ghiandole parauretrali.

Questo studio ha portato a scoprire che la differenziazione che si verifica durante la gestazione lascia delle tracce sia nel corpo maschile che femminile. Come gli uomini hanno i capezzoli simili ai seni maschili, le donne hanno dei residui di ghiandola prostatica che permette la tanto ricercata “eiaculazione femminile“.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Anatomia e arte: quando il corpo viene messo veramente a nudo

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Sex Sessuologia Pene Laser Filler Rughe Botulino Koen Hauser ANATOMIA ARTE CORPO NUDO 01Anatomia e arte nella storia sono state sempre fortemente legate tra loro. I più grandi pittori e scultori di tutte le epoche hanno da sempre dovuto affrontare lunghi studi anatomici per poter portare a termine le loro opere; inoltre i libri di anatomia di quando ero studente sono pieni di illustrazioni che sono vere e proprie opere d’arte (ricordo a tal proposito il grande illustratore Frank Netter, autore dell’atlante omonimo su cui tutti i futuri medici hanno studiato). Oggi il fotografo Koen Hauser (qui il suo sito) nel suo Modische Atlas der Anatomie ha portato il legame tra anatomia ed arte ad un livello superiore: grazie alla manipolazione digitale delle immagini ha sposato patinate immagini di moda a fredde ricostruzioni dell’anatomia umana. L’esito è di forte impatto visivo, quando si dice… mettere a nudo un corpo!

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!


L’indice di massa corporea non dice sempre la verità

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO IMC INDICE DI MASSA CORPOREA BMI BODY MASS INDEX METABOLISMO BASALE FALSO BIOIMPEDENZIOMETRIA MASSA MAGRA GRASSA MUSCOLI OBESO SOVRAPPESO CULTURISTA BODY BUILDERDue ricercatori dell’università della Pennsylvania hanno pubblicato un editoriale su Science in cui viene spiegato che in realtà è sbagliato usare oggi uno dei concetti cardine con cui viene definita l’obesità: l’indice di massa corporea (da cui l’acronimo “IMC“). In effetti non serviva una ricerca a dimostrarlo, visto che è assolutamente evidente a qualsiasi professionista della salute, quanto l’IMC da solo possa fornire una interpretazione errata della salute del paziente e della sua eventuale obesità. Certo, l’indice di massa corporea può essere un dato molto utile al medico per stabilire velocemente, con un semplice e pratico calcolo effettuato sapendo solo altezza e peso del paziente, se possa essere normopeso, sottopeso o sovrappeso, tuttavia questo è un sistema che può andar bene per una parte della popolazione, ma non per tutti. Il rischio è infatti quello di stimare come obesi dei pazienti molto muscolosi.

L’obeso “vero” ed il body builder che appare obeso

Per farvi capire quanto possa essere fuorviante l’indice di massa corporea preso da solo e senza ulteriori analisi, vedi l’immagine esplicativa in alto che descrive un caso certamente limite, ma possibile: un obeso ed un culturista che sono alti uguali (1 metro ed 80 cm) e pesano gli stessi Kg (100). Queste due persone hanno lo stesso IMC di 30.8, che corrisponde ad obesità di primo grado. Ovviamente la presenza di obesità è un dato valido realmente solo per il paziente sul lato sinistro dell’immagine, ma non certo per quello destro, che ha un peso elevato non per il grasso in eccesso (come avviene per l’altra persona), ma per i muscoli molto sviluppati. Il punto è che l’IMC non riesce a discriminare un peso elevato che dipenda dai muscoli ed un peso elevato che dipenda dal grasso: per tale motivo, ben più utile, è importante effettuare una bioimpedenziometria.

Grasso sull’addome

Dopo questa importante premessa, ritorniamo alla ricerca dell?univesità della Pensilvanya. In base ad essa le informazioni più importanti da controllare nel paziente sono la “forma” del corpo (relativa alla distribuzione del grasso), la circonferenza della vita, il rapporto fra massa magra e grassa e l’altezza. Questo nuovo sistema di calcolo Absi (acronimo di “A body shape index” ovvero “Indice della forma del corpo”) è stato definito l’anno scorso dai ricercatori del City College di New York e oggi la rivista Science ne sposa la tesi. In pratica chi è magro o solo lievemente in sovrappeso, ma ha un indice adiposo sull’addome alto, è predisposto a malattie cardiovascolari e al diabete, si legge nell’editoriale di Science, mentre quello distribuito su zone periferiche, come le gambe o i glutei, sembra essere meno pericoloso. In parole semplici, una distribuzione del grasso corporeo di tipo “androide” è molto più pericolosa di quella “ginoide”. Per approfondire, leggi: Distribuzione del grasso nell’uomo e nella donna: androide, ginoide e di tipo misto

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!