Cacciatore prova ad uccidere cucciolo di cervo, ma poi papà cervo si vendica [VIDEO]

Un cacciatore ha provato ad uccidere un indifeso cucciolo di cervo in una battuta di caccia, ma non c’è riuscito e l’animale è fortunatamente sopravvissuto.  Il papà del piccolo però ha deciso che era il caso di far capire al cacciatore che certe cose NON SI DEVONO FARE! Bravo papà cervo!

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Neonato accoltellato 14 volte e sepolto vivo dalla madre

MEDICINA ONLINE NEONATO NEWBORN FOOT PIEDI BIMBO BAMBINO NATO PRETERMINE GIORNATA MONDIALE PREMATURI 17 NOVEMBRE AMORE PAPA MAMMA FIGLI GENITORI PRENDITI CURALa nascita di un figlio dovrebbe essere la gioia più grande della nostra vita, eppure ci sono persone in tutto il mondo che ricorrono ad aborti o addirittura ad omicidi post nascita pur di disfarsi del frutto d’amore immenso che il neonato rappresenta. Ogni volta che ci vediamo costretti a commentare e scrivere di questi atroci atti di crudeltà non possiamo che rimanere basiti, specialmente se, come nel caso del piccolo Aidin (bambino di soli sette mesi nato in Thailandia), il tentato omicidio setta nuovi parametri di malvagità.

Sepolto ancora vivo

In Thailandia l’aborto è illegale, così, il figlio indesiderato ha continuato a crescere dentro la pancia della madre finché non è arrivato il momento di essere partorito. Generalmente una madre appena vede il bambino si commuove e decide di tenerlo con se, il miracolo della nascita è qualcosa di meraviglioso e anche nei casi in cui la donna ha deciso di dare in adozione il figlio il legame che si instaura trai due è talmente forte da farle cambiare idea. In questo caso, la madre degenere, non solo non ha voluto dare in adozione il figlio, ma appena ha potuto ha cercato di ha cercato di ucciderlo con 14 coltellate e poi lo ha sepolto quando era ancora vivo. Non conosco la madre e le motivazioni che l’hanno portata a questo gesto estremo, tuttavia l’atto di efferata malvagità si commenta da solo.

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Trovato da un agricoltore

Il piccolo Aidin stava per morire solo, dissanguato, sotto terra, al freddo finché Kachit Krongyut, un agricoltore della zona, lo ha sentito piangere e quando ha visto il suo piedino che sbucava dalla terra ha scavato con le mani ed estratto il piccolo in lacrime. L’uomo incredulo si è diretto all’ospedale più vicino salvando la vita al bambino: “All’inizio ho pensato che qualcuno avesse seppellito un animale domestico ancora vivo, ma all’improvviso ho visto un piede. Ho cercato di controllarmi per chiedere aiuto. Il bambino era stato sepolto con il visetto rivolto verso il basso. È stato tremendo”. I medici sono riusciti a ricucire tutte le ferite ed a farlo ristabilire, ma com’è possibile che Aidin non sia morto dissanguato? La spiegazione dei medici è che il corpicino fragile del neonato è stato compresso dal terreno, questo ha impedito la fuoriuscita del sangue. Adesso lo sfortunato piccolino si è ripreso ed è stato affidato dai servizi sociali alle cure amorevoli di una famiglia. La madre, una donna di 42 anni, è stata arrestata dalla polizia per tentato omicidio e sevizie a minore.

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Pensare sempre al sesso è normale?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO SESSO SEDERE GLUTEI BELLEZZA MARE COSTUME DA BAGNO ESTATE SPIAGGIA NUOTAREPensare sempre al sesso è normale? Succede non solo all’uomo, ma anche a tutti gli animali che si riproducono per via sessuale e la risposta è semplice: sì, se entro certi limiti. Nel genere umano sembra che siano soprattutto gli uomini ad essere maggiormente ossessionati dal sesso. Una ricerca pubblicata sulla rivista Nature ha spiegato alcuni meccanismi di base, sostenendo che nel maschio si attivano una serie di neuroni con il compito preciso di ricordare costantemente l’imperativo biologico della riproduzione. Questo meccanismo è addirittura dominante sugli impulsi che governano la fame. Qualche tempo fa una ricerca americana aveva calcolato una frequenza media di pensieri legati al sesso pari addirittura a 19 al giorno per i maschi e 10 al giorno per le femmine. Tutto ciò è il sistema che la natura ha istillato nell’essere umano per permettergli il mantenimento della specie. E’ importante però ricordare che, se il sesso diventa una vera e propria ossessione, può essere la spia di una dipendenza comportamentale sessuale, che è una vera e propria patologia psichiatrica.

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Inverno: scatta l’emergenza sovrappeso

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DIMAGRIRE GRASSO DIETA DIETOLOGIA CALORIE IPOCALORICA OBESO OBESITA SOVRAPPESO KG BILANCIA JEANS PANTALONIL’autunno/inverno è il periodo in cui si è a maggior rischio di obesità, almeno stando a quanto rivela uno studio della Cornell University di Ithaca, pubblicato sul New England Journal of Medicine. In particolare il periodo più critico sarebbe quello che parte dal 10 ottobre ed arriva fino all’anno nuovo. Il professor Brian Wansink, co-autore dello studio, ha analizzato il peso di circa 3000 persone (1.781 statunitensi, 760 tedeschi e 383 giapponesi). Tutti i partecipanti avevano facevano uso di uno specifico dispositivo chiamato “smart scales” in grado di monitorare il peso di ogni soggetto nell’arco di un anno. Ecco che, nei mesi più freddi (specie dopo le festività natalizie) i partecipanti erano aumentati di peso. In particolare, di almeno lo 0,4% gli americani, lo 0,6% i tedeschi e lo 0,3% i giapponesi.

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I sei segnali del corpo da non sottovalutare

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO DOLORE GAMBA GAMBE GESSO FRATTURA STAMPELLE ARTI INFERIORIC’è chi sprofonda nell’ipocondria, e chi non vede un medico da anni. Nel mezzo, ci sono le persone che regolarmente si sottopongono a dei controlli medici. La dottoressa Carolyn Givens spiega al Business Insider che ci sono dei segnali del corpo che dovremmo ascoltare con più attenzione, magari segnalandoli ad un dottore, anche se in apparenza sono innocui. Dolori che si confondono con gli ‘acciacchi’ più comuni, e invece non dovrebbero essere sottovalutati.

1) Intensi mal di testa

Uno dei segnali che il corpo lancia per comunicare che qualcosa non sta funzionando nel verso giusto è il mal di testa. Ma sebbene sia una condizione molto comune, quando si tratta di attacchi molto intensi occorre chiedere il parere di un medico. Alcune forti emicranie potrebbero essere sintomatiche di infezioni del sistema nervoso.

2) Sangue nelle urine o feci

Se si nota del sangue nelle urine o nelle feci, occorre subito rivolgersi ad un medico. Sono segnarli del corpo da non ignorare, perché potrebbero indicare infezioni gastrointestinali, emorragie interne, soprattutto se si accompagnano a spossatezza.

3) Dolori al petto

Non significa per forza che stiate per avere un infarto, ma i dolori al petto, specialmente se associati a nausea, difficoltà respiratorie, sudorazione, devono essere sottoposti all’attenzione di un dottore.

4) Perdita di peso improvvisa

Un calo improvviso del peso può essere uno di quei segnali del corpo sottovalutati ma pericolosi. Sbalzi ormonali o malattie maligne spesso di nascondono dietro improvvisi dimagrimenti.

5) Un neo che cambia

Un neo che si ingrandisce, cambia colore, forma, oppure che comincia a prudere va subito segnalato al medico, soprattutto se avete casi di melanoma in famiglia e vi esponete spesso al sole senza protezioni per i raggi UV.

6) Dolore alle gambe

Sembrerebbe nulla di serio, ma se il dolore alle gambe è concentrato in un punto preciso e in una sola gamba, prestate attenzione. Un eventuale gonfiore potrebbe essere sintomatico di problemi di circolazione, o addirittura di più pericolose embolie.

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La lenta tortura dei cuccioli miniature allevati per entrare in una tazzina

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo RomaBILIRUBINA CUCCIOLI MINIATURE TAZZINA Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina 1Un recente articolo del sito dailyrecord ha focalizzato la mia attenzione su una sempre più diffusa pratica crudele nel mondo dell’allevamento intensivo animale: grazie alla moda di portare i propri amici a quattro zampe nella borsetta, gli allevatori hanno pensato di lucrare su questo fatto e dare vita a cani di razze come Chihuahua, Pomeranian e Yorkshire di dimensioni sempre più piccole, che fanno pagare a cifre molto più elevate rispetto ad un cane di taglia “normale”. Sembrerebbe che in alcuni mercati paralleli più è piccolo il cane e più è alto il suo prezzo. La deficienza umana non ha limiti. Fin qui in fondo non ci sarebbe nulla di male, il problema è che per ottenere questi cagnolini in miniatura, definiti “teacup” (nel senso che le loro dimensioni permettono quasi di stare in una tazza da the), vengono spesso utilizzate pratiche poco ortodosse.

Allontanati dalla madre da piccolissimi

Molti veterinari venuti a contatto con cuccioli del genere raccontano che queste povere creature soffrono di patologie raramente riscontrate in tali razze, come ipoglicemia ed idrocefalo, oltre ovviamente ad avere difese immunitarie molto basse ed ossa fragilissime. Infatti molti cuccioli vengono allontanati dalle loro mamme da piccolissimi per evitare che crescano troppo, ma così facendo perdono molti degli anticorpi contenuti nel latte materno. Come se ciò non bastasse, quando le feste natalizie si avvicinano, gli allevamenti si intensificano e diventano ancora più “industriali” e crudeli. Gli esperti sono sempre più preoccupati: la selezione estrema di certe caratteristiche come le dimensioni ridotte mette troppo a rischio dei cani che per natura non avrebbero tali problemi di salute.

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Il povero Pip

Uno dei tanti poveri cagnolini destinati ad un futuro di cure mediche e con una breve prospettiva di vita è il piccolo Pip, che vedete nelle foto: questo minuscolo ed impaurito Chihuahua si può tenere in una mano. Pip è nato con una malformazione, il poverino ha solo metà cervello: la maggior parte delle sue funzioni vitali non è compromessa, ma anche solo tra qualche mese potrà avere problemi nervosi, come nella coordinazione dei movimenti. Bisogna scoraggiare questo mercato il più possibile: i cani sono esseri viventi, non devono essere desiderati, comprati e trattati come giocattoli. Piuttosto, se si vuole avere al proprio fianco un cane affettuoso, tanto vale fare un giro in un canile e lasciare che tutti quei cani senza casa ci aprano il cuore con i loro sguardi. La mia opinione rimane la stessa e la ribadisco: alla deficienza ed alla cattiveria umana non c’è limite.

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Glutei sodi: come fare gli squat a casa ed in palestra con e senza pesi

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO SQUAT PESI GINNASTICA MUSCOLI PALESTRA PESISTICA GAMBE SCARPE SPORTLe gambe ed i glutei sono da sempre una parte del corpo importante per la nostra salute e per la nostra bellezza, questo vale sia per le donne che per gli uomini. Per allenarli esistono vari esercizi che abbiamo visto in questo articolo, ma il più importante in assoluto è probabilmente lo squat e per questo merita un capitolo a parte. Lo squat è infatti uno degli esercizi più efficaci per la tonificazione e il rassodamento degli arti inferiori. Ti consente, ripetizione dopo ripetizione, di modellare le cosce e sollevare i glutei ottenendo risultati già dopo le prime settimane di allenamento. I muscoli principali coinvolti sono i glutei ed i quadricipiti. alcuni tra i muscoli secondari coinvolti nello squat, sono: muscolo sacrospinale, bicipite femorale, muscolo trasverso dell’addome, muscolo medio gluteo/muscolo piccolo gluteo (abduttori), muscolo gastrocnemio.

Squat

Il movimento inizia da una posizione eretta e può essere eseguito a corpo libero o con strumenti. Si possono utilizzare manubri, una kettlebell o un bilanciere, poggiato saldamente sul trapezio e tenuto stretto con le mani alla larghezza preferita. Il movimento comincia portando indietro i fianchi, piegando le ginocchia e abbassando il busto tenendolo sempre dritto, senza mai flettere la schiena, per poi tornare in posizione eretta. Lo squat si può eseguire a diverse profondità. Se arriva al di sotto del parallelo, oltre la piega delle ginocchia, è considerato squat completo, mentre un’accovacciata meno profonda lo qualifica come squat superficiale. Due errori comuni sono una discesa troppo rapida e un’eccessiva flessione del busto in avanti. Anche un movimento sconnesso e poco controllato delle ginocchia può causare problemi, così come uno scorretto allineamento dei piedi. Tali errori possono portare ad un sovraccarico delle strutture articolari o infortuni. Ecco come eseguire lo squat:

  1. Mettiti in posizione eretta.
  2. Divarica le gambe fino a portare i piedi a lato delle spalle.
  3. Posiziona le punte dei piedi a 45 gradi.
  4. Tieni i manubri in mano.
  5. Controlla di non inarcare la schiena.
  6. Piega le ginocchia fino ad averle all’altezza dei piedi; le cosce devono essere parallele al terreno o leggermente al di sotto del parallelo.
  7. Sollevati nuovamente spingendo con i talloni.
  8. Torna nella posizione iniziale.

Ripeti questo tipo di squat in 2 o 4 serie da 10 ripetizioni. Una variante molto efficace è quella di effettuare i piegamenti con in mano dei pesi, ad esempio dei piccoli manubri (il peso deve essere adeguato alla tua corporatura).

Multipower

Potete allenare i glutei con un macchinario chiamato multipower (o Smith machine), una macchina polifunzionale che troviamo in ogni palestra. Chiedete al vostro istruttore come allenarvi con questo macchinario.

Non ti resta che scegliere l’esercizio che preferisci e iniziare a modellare il tuo corpo in completa autonomia.

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Prevenire le infezioni nel bambino: l’importanza dei vaccini

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO VACCINO BAMBINI PUNTURA INIEZIONE SPALLA (2)L’influenza è una malattia che ogni anno, soprattutto durante la stagione invernale, colpisce fino al 30% dei bambini a livello mondiale ma prevenirla si può e la vaccinazione resta il mezzo più efficace. Ciò spiega perché le autorità sanitarie di molti Paesi concordino nel raccomandarla non soltanto negli anziani e nei pazienti di ogni età con fattori di rischio ma anche in bambini sani, come avviene già negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Anche il nostro Paese sembra aver reso ufficiale questa linea di pensiero come emerge dal Calendario per la Vita 2016, attualmente al vaglio del Ministero della Salute, in cui si evidenzia da parte dei pediatri e medici di medicina generale una forte e univoca raccomandazione all’estensione della vaccinazione antinfluenzale anche ai bambini sani dell’età prescolare.

Vaccino antinfluenzale nei bambini

“I bambini fino ai 5 anni di età, gli anziani sopra i 64 anni e tutti coloro che soffrono di malattie croniche gravi  – afferma la prof.ssa Susanna Esposito, presidente del Congresso, direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura del Policlinico dell’Università degli Studi di Milano e presidente WAidid, Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici – sono i soggetti a maggior rischio di forme particolarmente gravi che possono comportare la necessità di ricovero ospedaliero o, più raramente, condurre alla morte. L’influenza può avere un decorso particolarmente negativo soprattutto quando i virus responsabili dell’infezione sono strutturalmente diversi da quelli che avevano circolato negli anni precedenti, come si verifica nelle pandemie”. Esistono numerosi fattori per considerare il bambino, anche quello sano, come target di interesse per la vaccinazione contro l’influenza:

  • Il bambino da 0 a 5 anni si ammala d’influenza circa 10 volte più di frequente dell’anziano e circa 5 volte più dell’adulto.
  • Il bambino da 6 a 14 anni si ammala d’influenza circa 8 volte più di frequente dell’anziano e circa 4 volte più dell’adulto.
  • I bambini rappresentano i principali soggetti responsabili della trasmissione dell’influenza nella popolazione.
  • L’ospedalizzazione per influenza del bambino sotto i 2 anni avviene con proporzioni superiori a quelle del paziente anziano.

Recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha raccomandato lo sviluppo di vaccini quadrivalenti invece che trivalenti in considerazione del frequente fenomeno del ‘mismatch’ (mancata corrispondenza) tra ceppi di virus B circolanti e ceppi presenti nel vaccino. Da oltre 30 anni, infatti, il vaccino contro l’influenza è stato preparato con due tipi di virus del gruppo A, l’A/H1N1 e l’A/H3N2, e un virus del gruppo B, i principali responsabili dell’influenza nell’uomo. I dati epidemiologici, in effetti, hanno dimostrato la concomitante e consistente presenza di ambedue i ceppi (o lineage) B-Victoria e BYamagata spesso (come nella stagione influenzale dello scorso anno) con una predominanza o importante circolazione del ceppo non presente nel vaccino e, conseguentemente, con un maggior rischio di complicanze per la popolazione target della vaccinazione.

L’inclusione di ceppi dei due lineage di virus B (Yamagata e Victoria) è pertanto raccomandata per i vaccini antinfluenzali da utilizzare da ora in poi, e quindi i vaccini quadrivalenti andranno progressivamente a sostituire per raccomandazione gli attuali vaccini split o subunità trivalenti a partire dai 3 anni di età (in quanto attualmente sono ancora in corso studi di efficacia e sicurezza per l’approvazione anche nei primi 3 anni di vita).

Immunostimolanti e probiotici

Non solo influenza e vaccino antinfluenzale, ma anche immunostimolanti e probiotici, tra i temi ampiamente discussi al Congresso. In Italia, il 25% dei bambini nei primi anni di vita soffre di infezioni respiratorie ricorrenti (IRR) e ciò è dovuto principalmente all’immaturità del loro sistema immunitario e alla presenza di fattori ambientali che aumentano il rischio di esposizione ad agenti patogeni. Tra le strategie di prevenzione più efficaci, vi è la somministrazione di immunostimolanti/immunomodulatori come il pidotimod e l’OM-85. A tal proposito, un nuovo studio è stato recentemente avviato dall’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura del Policlinico dell’Università degli Studi di Milano con l’obiettivo di raccogliere ulteriori dati sull’efficacia e la sicurezza dell’immunostimolante/immunomodulatore OM-85 nei bambini con una storia di infezioni respiratorie ricorrenti, analizzando anche l’impatto di OM-85 sul microbiota respiratorio e intestinale.

“Nonostante si tratti di infezioni generalmente lievi – sottolinea Esposito – le IRR hanno un impatto medico, familiare e socio-economico rilevante e questo spiega perché diverse strategie di prevenzione, tra cui la somministrazione di immunostimolanti/immunomodulatori, vengano utilizzate nel tentativo di ridurre la loro incidenza. Dati recenti sebbene non ancora definitivi hanno dimostrato, poi, il ruolo primario del microbiota respiratorio e intestinale nell’aumentare il rischio di recidive respiratorie e l’impatto negativo degli antibiotici sul microbiota. Queste informazioni risultano essere di particolare interesse considerando che alcuni immunostimolanti/immunomodulatori agiscono proprio sull’immunità innata intestinale a seguito della somministrazione per via orale”.

Il microbiota intestinale e di qui l’utilizzo dei probiotici, sembra avere un ruolo importante non soltanto nelle patologie respiratorie ma anche in ambito neurologico. Nuovi studi clinici hanno dimostrato, infatti, una stretta correlazione tra intestino e cervello: un’alterazione nel microbiota, cioè il patrimonio genetico dei batteri che servono al nostro organismo per i processi vitali, determinata da infezioni batteriche o utilizzo frequente di antibiotici, potrebbe contribuire allo sviluppo dei sintomi dell’autismo.

“Il microbiota riveste nell´intestino importanti funzioni fisiologiche – sottolinea Esposito– quali la maturazione del sistema immunitario, la degradazione di macromolecole alimentari complesse, la detossicazione, la produzione e l´assorbimento di vitamine e minerali, influenzando anche il comportamento. Il sistema immunitario ha sviluppato degli strumenti per convivere con il microbiota, ma anche per tenerlo sotto controllo. Quando questo controllo viene meno, avviene la disbiosi, cioè una de-regolamentazione delle comunità batteriche che non si manifesta sempre con diarrea o stipsi, ma può portare ad altri disturbi infiammatori, in alcuni casi come chiara patologia infiammatoria gastro-intestinale ma anche come allergie, obesità o diabete e, non ultimo, l’autismo. La possibilità di interventi specifici per modificare la qualità del microbiota apre, quindi, la prospettiva ad una serie di nuovi approcci terapeutici nel trattamento dei sintomi dell’autismo, tra cui l’utilizzo dei probiotici”.

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