Colesterolo alto: come abbassarlo con i “cibi SI”e tenerlo sotto controllo

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO HAMBURGER PATATINE FRITTE PATATE PANINO FAST FOOD JUNK FOOD FRITTI DIETA DIMAGRIRE GRASSI (4)Molti sono i fattori che possono incidere sulla quantità di colesterolo nel sangue: l’età, il sesso, la mancanza di attività fisica, il fumo, lo stato di salute generale e per le donne la menopausa. Gli alimenti hanno un ruolo molto importante per mantenere sano il cuore, si parla di quelli da consumare con parsimonia, dal burro alla carne rossa, ma poco si sa degli alimenti da inserire nella dieta di tutti i giorni per prevenire l’innalzamento dei valori del colesterolo. Vediamo qui di seguito le virtù e i difetti dei principali alimenti.

I “Cibi Sì”

I legumi

Sono l’alimento vegetale più ricco di proteine, anche se il loro apporto proteico non è paragonabile a quello della carne o del pesce. Tuttavia il loro abbinamento con i cereali (grano, orzo, avena e riso…) ne valorizza e completa il quadro proteico, come dimostra la tradizione dei popoli del mondo: in oriente riso e soia o azuki, mais e fagioli rossi in Messico, pasta e fagioli in Italia.

Come consumarli

Sia allo stato fresco che allo stato secco. Ovviamente i legumi freschi, rispetto a quelli secchi, hanno una percentuale di acqua molto superiore (dal 60 al 90% contro il 10-13%) e quindi a parità di peso hanno un contenuto inferiore a livello proteico, glucidico e calorico. Quando sono freschi dunque non si differenziano di molto dalle verdure fresche. Molto più interessanti per il loro valore nutrizionale si rivelano invece i legumi secchi, ricchi di proteine, carboidrati e sali minerali (calcio, fosforo) ma anche di ferro, zinco, magnesio e piccole quantità di vitamine B1,B2, PP, A, E. Oltre ad essere un alimento con molte proprietà nutrizionali, i legumi sono sempre più presi in considerazione dai nutrizionisti per le qualità extranutrizionali. Grazie alla presenza di particolari fibre (come le pectine) sono sicuramente uno dei migliori alleati naturali per diminuire i livelli di colesterolo nel sangue. Inoltre, questi preziosi semi contengono particolari sostanze come le saponine, che legano il colesterolo e ne facilitano l’eliminazione, impedendone in questo modo l’assorbimento.

Come evitare alcuni possibili inconvenienti

Come è stato già detto, è importante abituare l’intestino ai legumi gradatamente, in modo tale da far crescere i nuovi enzimi in grado di compiere il delicato lavoro di digestione. Si possono inizialmente usare legumi decorticati, come le lenticchie rosse, che non hanno la fibra esterna ricca di zuccheri indigesti. Queste si possono usare per preparare delle zuppe a base di verdure e patate che hanno una funzione addensante. Successivamente e gradatamente si possono aggiungere i legumi con il rivestimento esterno, come ceci o fagioli in una minestra oppure ad un’insalata di riso o di verdure, per poi passare a veri e propri secondi piatti.

La cottura dei legumi secchi

Regola di fondamentale importanza per ottenere un buon risultato è quella di mettere i legumi a bagno in acqua fredda per qualche ora o addirittura tutta la notte (vedi tabella) perché questi semi, oltre che di proteine, sono ricchi anche di amidi, che se non hanno assorbito acqua a sufficienza, rischiano di compromettere la buona cottura dei legumi che rimarranno duri. Durante l’ammollo è meglio cambiare spesso l’acqua perché in acqua si perdono delle sostanze che ostacolano l’assorbimento di alcuni sali minerali come il ferro. Un buon risultato è garantito oltre che da un adeguato tempo di ammollo, anche da una cottura lenta e graduale. È consigliabile poi aggiungere all’acqua fredda di cottura, erbe aromatiche come salvia, rosmarino, timo, alloro, che oltre ad apportare sostanze antiossidanti e sali minerali, aiutano a digerire meglio i legumi ed a ridurre la comparsa di fastidiosi gas intestinali. Per rendere i legumi morbidi aggiungere il sale verso la fine della cottura. Attenzione poi all’età dei legumi: se troppo vecchi non arriveranno mai a reidratarsi nel modo giusto per quanto bicarbonato si aggiunga in cottura o in ammollo.

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Gli omega-3, amici del cuore e non solo

Non tutti i grassi sono nemici della salute, quelli contenuti nel pesce ne sono un chiaro esempio. Il pesce contiene grassi di qualità superiore (omega-3) e anche in minor quantità rispetto agli altri prodotti di origine animale. Basta pensare che i grassi contenuti in 100 g di mozzarella, sono uguali a quelli di 6,50 Kg di merluzzo. Numerosi studi confermano il ruolo positivo del pesce nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, e nel controllo del livello di colesterolo e trigliceridi nel sangue. Infatti i grassi contenuti nel pesce hanno un alto potere antinfiammatorio, favoriscono la fluidificazione del sangue, abbassano il tasso dei trigliceridi nel sangue, svolgono un’azione antitrombotica e sono dei buoni antiaritmici. Il pesce più ricco di omega-3 è quello azzurro, quello che vive nei paesi freddi e quello selvatico (es. alici, sarde, sgombri). Gli acidi grassi omega-3 sono presenti solo in pochi organismi vegetali: oltre che nelle alghe si trovano anche nei semi di lino, nella soia, nelle noci e in diverse erbe selvatiche. Il pesce si è rilevato, inoltre, un valido alleato per chi ha difficoltà a mantenere il peso forma: è un alimento poco calorico rispetto alle altre fonti proteiche, come evidenziato da questi esempi:

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Contrariamente a quello che si crede, il pesce (soprattutto quello di mare) ha lo stesso valore proteico della carne bovina, in quanto contiene le stesse quantità di aminoacidi essenziali, quelli che il nostro organismo non riesce a sintetizzare, ma ricava solo attraverso la dieta. Le fibre del pesce contengono più acqua e meno tessuto connettivo rispetto alla carne, rendendolo così un alimento molto digeribile, adatto a tutti, dagli anziani ai bambini.

Come cucinare il pesce

Per i motivi appena spiegati, il pesce dovrebbe avere un posto di primo piano nella nostra dieta ed essere presente da due a tre pasti ogni settimana. La scarsa informazione sul valore nutrizionale e l’idea molto diffusa, a torto, che il pesce sia difficile da cucinare fanno sì che questo alimento sia poco consumato dagli italiani. Per valorizzare al meglio le proprietà dietetiche del pesce e soprattutto la sua digeribilità, è meglio utilizzare tecniche di cottura leggere e condimenti con pochi grassi. Con il caldo estivo è da preferire la cottura alla griglia, veloce, pratica e nello stesso tempo leggera. Altrettanto sane e gustose sono le cotture al cartoccio, al forno ed alla crosta di sale, che sfruttano il normale contenuto di grassi del pesce e che sono poco impegnative e rapide. La bollitura, altra tecnica di cottura usata per preparare il pesce, è da preferire per le zuppe, perché diversamente si rischia di perdere in acqua importanti nutrienti. La frittura, senza dubbio saporita, rende il pesce molto più calorico e poco digeribile, ed è consigliabile solo occasionalmente.

I Cibi “No”

Burro e Margarina

Burro e margarina sono due prodotti che spesso vengono messi sotto accusa, soprattutto quando si parla di patologie del cuore. Per mantenere il cuore sano, tutti i nutrizionisti sono d’accordo nel dire che è meglio cucinare e condire con l’olio extravergine d’oliva, piuttosto che con i grassi solidi. Bisogna essere morigerati e usarne il meno possibile, ma questo non significa rinunciare ad una fetta di dolce natalizio, ad una cena al ristorante o ancora ad un momento di festa. In piccole quantità, soprattutto a crudo, il burro può completare un piatto e renderlo molto saporito. Questo condimento, che nasce dalla panna, contiene meno calorie dell’olio a parità di peso, ma al contrario di questo è ricco di grassi animali e di colesterolo. La margarina, considerata un’alternativa al burro, può essere a base di grassi idrogenati, ottenuti da oli liquidi che con l’aggiunta di atomi di idrogeno si trasformano in sostanze solide, o non idrogenati, ottenuti separando la parte satura (più dannosa) da quella insatura (parte buona) di una sostanza grassa. È consigliabile evitare quanto più possibile gli alimenti che contengono grassi idrogenati e non idrogenati, accertandone la presenza in biscotti, dolci, merendine, prodotti da forno confezionati, gelati. Tra la margarina ed il burro, è meglio scegliere il burro, da utilizzare comunque in piccole quantità.

Grassi vegetali

Con il termine grassi si identificano quelle sostanze che a temperatura ambiente si trovano allo stato solido e che sono ricchi di acidi grassi saturi (dannosi). Questi ultimi sono anche noti come grassi animali (contenuti in carne, latte, formaggio…), purtroppo non si trovano solo in questi cibi, ma anche in prodotti da forno confezionati quali merendine, biscotti, snack salati, etc. Sulle etichette di molti prodotti si trova spesso riportata la scritta “grassi vegetali” (in genere olio di cocco e di palma). La scritta “vegetale” può trarre in inganno, perché ci fa pensare a qualcosa di leggero. Questi, soprattutto l’olio di cocco, contengono una quantità di grassi saturi superiore a qualsiasi altro grasso animale, in grado anch’essi di contribuire ad innalzare il colesterolo pur essendo d’origine vegetale. Quindi non sempre ciò che è vegetale è sano e non tutto ciò che è animale è sempre dannoso (es. pesce).

Il sale

Il consumo quotidiano consigliato si aggira intorno ai 2-3 grammi, mentre nella pratica comune si arriva a consumarne anche 6 grammi; basti pensare non solo al sale che aggiungiamo al cibo, ma anche e soprattutto a quello che si trova negli alimenti conservati, nei formaggi soprattutto se salati e negli insaccati. Oltre che alla quantità bisogna anche considerare la qualità: non tutto il sale è uguale. C’è una grande differenza tra quello che può essere il sale marino integrale rispetto al comune sale da cucina raffinato. Il sale che compare più spesso sulle nostre tavole è quello raffinato, cioè privato del magnesio, dello iodio e dei moltissimi oligoelementi necessari al nostro organismo. In questo caso ci troviamo di fronte a percentuali altissime di cloruro di sodio (anche il 96%), come il Salgemma, a cui vengono poi aggiunte sostanze contro l’umidità e la formazione di grumi. Anche il processo di essiccazione riveste la sua importanza. Per abbreviare i tempi di lavorazione molti produttori di sale marino integrale, essiccano i loro prodotti in forni speciali, dove il sale può essere sottoposto fino a temperature di 1200°C; in questo caso il cloro evapora e si crea un disequilibrio tra i vari elementi. Per garantire tutte le sue proprietà il sale dovrebbe essere essiccato per alcuni mesi in ambienti areati, dal clima caldo e secco. Un buon sale marino integrale, che presenta tutte queste caratteristiche lo si può tranquillamente trovare nei negozi di alimenti naturali. Anche se usiamo del sale di buona qualità, la regola non cambia: bisogna cercare di usarne poco, in quanto un consumo eccessivo di sale può favorire l’insorgenza di diversi disturbi come l’ipertensione arteriosa, disturbi renali, perdita di calcio (osteoporosi) e maggior rischio di tumore allo stomaco.

Come fare per usarne poco

Occorre ricordare che l’uso del sale può essere sostituito dalla presenza di spezie ed erbe aromatiche, che apportano sapore e gusto pur essendo meno pericolose per l’organismo. In commercio si possono trovare sotto diverse forme e preparati: intere: sono le migliori perché mantengono sicuramente il loro aroma per molto tempo, a patto naturalmente che vengano ben conservate; in polvere: possono essere interessanti dal punto di vista della praticità, ma purtroppo il loro aroma tende ad essere disperso più facilmente; estratti: si rischia però di trovare in questi preparati aromi di sintesi e non estratti naturali. Se tenute con cura non irrancidiscono facilmente e non perdono rapidamente né il loro aroma nè tanto meno il sapore. Questi tipi di aromi non sono da confondersi con l’uso di preparati per gli arrosti o per il pesce, in cui è stata aggiunta una certa quantità di sale nella loro composizione. Inoltre, è da ricordare che, riducendo il sale, gradatamente ci si abituerà a consumarne meno. Attenzione anche al dado da cucina, sicuramente molto pratico, ma spesso ricco di sale e grassi. Naturalmente occorre accostare ad ogni alimento la sua spezia o erba aromatica, ma in questo non esistono regole precise, perché molto dipende dal gusto personale. Qui di seguito vengono dati alcuni esempi di accostamento.

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FONTE DI QUESTO ARTICOLO: https://www.fondazioneserono.org/oncologia/consigli-alimentazione-malati-tumore/alimenti-anti-tumore/come-tenere-sotto-controllo-il-colesterolo/

I migliori prodotti per abbassare il colesterolo e dimagrire

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, che sono estremamente utili per abbassare il colesterolo e dimagrire, fattori che diminuiscono il rischio di ipertensione, ictus cerebrale ed infarto del miocardio:

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Come evitare di riprendere peso dopo aver fatto la dieta

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DIMAGRIRE GRASSO DIETA DIETOLOGIA CALORIE IPOCALORICA OBESO OBESITA SOVRAPPESO KG BILANCIA JEANS PANTALONIIl momento peggiore di una dieta non è quando la si segue, ma quando la si interrompe o la si termina una volta raggiunto il peso ideale. Da lì in avanti comincia la fase del mantenimento che, specie nei primi tempi, è difficile quasi come quando ci si privava del cibo, tuttavia si deve tenere duro: dopo tutti gli sforzi fatti per perdere peso, sarebbe un peccato tornare punto e a capo! Ecco alcuni facili consigli per non riprendere chili e vanificare tutti gli sforzi fatti.

Non ritornare a mangiare come prima della dieta

Se alla fine di un periodo in cui si è perduto molti chili si ricomincia a mangiare come un tempo, il grasso tornerà a farci visita velocemente: si ingrassa sempre a causa di una alimentazione sbagliata per il proprio fisico ed è ovvio che si ricomincia a mangiare come un tempo. Chiaramente, specie per i regimi dietetici molto drastici, diventa difficile pensare di poter seguire vita natural durante le tabelle che ci hanno permesso di dimagrire, ma bisogna entrare nell’ordine di idee che il nostro rapporto con la tavola non tornerà più quello di un tempo e dovrà assomigliare a quello che abbiamo tenuto durante la dieta.

Reintegrare i cibi

Dopo una dieta, bisogna reintegrare nella propria alimentazione tutti i cibi. Ma attenzione, per essere sicura di non riprendere peso ti consiglio di procedere passo dopo passo, per aumentare progressivamente l’apporto energetico globale della tua giornata. Comincia con l’aggiungere un frutto la mattina per alcuni giorni; poi aumenta la quantità di farinacei a pranzo; alcuni giorni dopo integra un latticino (formaggio compreso). Dopo un po’ di tempo potrai finalmente concederti un quadretto di cioccolato a merenda. Un consiglio che do sempre ai miei pazienti è quello di tenere un diario alimentare: vi aiuterà a capire cosa e quanto state mangiando e a capire quali alimenti fanno ingrassare e quali no.

Leggi anche: Qual è la giusta percentuale di grasso che dobbiamo avere nel corpo?

La spesa

Meglio farla a stomaco pieno, in un supermercato non troppo grande (per ridurre le tentazioni). La cosa migliore: andare al mercato, dove non si può riempire il carrello fino all’orlo, ma dove è possibile comprare cibi in piccole quantità e di migliore qualità.

I pasti

Mangia seduta, in coppia, in famiglia o con gli amici, sarà più piacevole e il cibo non sarà la tua unica fonte di soddisfazione. Non fare nient’altro allo stesso tempo (spegni la tv). Serviti in piatti piccoli (avrai l’impressione di aver mangiato di più).

Gli spuntini

Abbi sempre a portata di mano dei cibi poco calorici, ma che ti piacciono, da sgranocchiare in caso di fame improvvisa: yogurt magro, prosciutto sgrassato, petto di pollo, surimi, pomodorini…

Quando inviti amici a cena

E’ la situazione più facile da gestire, perché controlli tu la preparazione dei piatti.

  • Aperitivo, presenta un pinzimonio di verdure e salsine light, oltre alle solite patatine, che tu non toccherai. Dal punto di vista delle bevande, privilegia champagne o succo di pomodoro.
  • Antipasto, opta per un’insalata mista, con frutti di mare, prosciutto o formaggio a dadini, salmone affumicato. – Piatto principale, servi del pollo o del tacchino, o del pesce con verdure e farinacei. Con condimento a parte.
  • Dolce (evita il formaggio), prepara un dolce a base di frutta.

Sei invitato a cena

E’ difficile rifiutare una portata, con il pretesto che è troppo dolce o troppo grassa! La tua strategia: assaggia tutto, ma in piccole quantità per i piatti più calorici.

  • Aperitivo, chiedi un succo di frutta o un bicchiere di vino. Evita le patatine. O tienine un po’ in mano per evitare di servirti di nuovo quando ti vengono fatte passare.
  • Antipasto e piatto principale, dimenticati il pane e le salse. Favorisci le proteine e le verdure per saziarti e far onore a chi ti ha invitato.
  • Dolce e formaggio, afferma di “non avere più fame” per evitare il formaggio. Per quanto riguarda il dolce, prendine una porzione piccola, “tanto per gradire”.

Consigli sempre utili

  • Non saltare i pasti: il tuo organismo creerebbe delle riserve caloriche al prossimo pasto.
  • Se hai in programma una cena copiosa, evita i farinacei e i cibi grassi a pranzo.
  • Se fai uno strappo alla regola a pranzo, alleggerisci la cena accontentandoti di zucchine, pomodori, pesce magro o crostacei. Evita frutta e grassi.
  • Se lo strappo alla regola è rilevante, i giorni successivi adotta dei menù a base di proteine magre e verdure, senza farinacei né grassi. Un apporto calorico limitato per 1 o 2 giorni compensa il sovrappiù energetico, e non si vedrà il cambiamento sulla bilancia.
  • Non sentirti in colpa: fare uno strappo alla regola ogni tanto non è grave.
  • Rimani ragionevole con le concessioni: alcuni quadretti di cioccolato (possibilmente fondente) vanno bene, ma non tutta la barretta! Evita anche che capiti troppo spesso, una volta alla settimana basta.
  • Se hai spesso voglia di mangiare, non dimenticare lo spuntino! E’ permesso e addirittura consigliato.

L’attività fisica dopo la dieta

Durante la dieta è stato sicuramente fatto dell’attività fisica, fosse solo una passeggiata di un’ora a giorni alterni: deve restare una buona abitudine. Infatti, nel corso delle settimane o dei mesi in cui si è perso grasso in eccesso, non solo lo sport ha velocizzato il raggiungimento degli obiettivi, ma l’organismo ha memorizzato che parte delle riserve energetiche sarebbero servite per compiere degli sforzi fisici: se si interrompe tutto drasticamente, l’organismo immagazzinerà quell’energia sotto forma di grasso. Non solo: una corretta attività fisica tiene in buona salute l’apparato cardiocircolatorio e quello muscolo-scheletrico. Gli sport aerobici per eccellenza, ciclismo, corsa e nuoto, sono abitudini che andrebbero prese durante un periodo di regime alimentare controllato: non perdetele.

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Per tenersi in forma

  • Camminare: almeno 30 minuti al giorno, per andare al lavoro, dare la spesa, portare fuori il cane.
  • Un’attività cardiovascolare (marcia veloce, footing, nuoto, bicicletta…): almeno 45 minuti una volta alla settimana o due (meglio). Indispensabile per bruciare le calorie e anche per consumare le riserve di grasso dell’organismo (glutei, cosce, pancia).
  • Esercizi di ginnastica, 10 minuti tutte le mattine variando i gruppi muscolari da esercitare (cosce/addominali/glutei). Più muscolosa sei, più calorie bruci a riposo.
  • Non stupirti se aumenti di peso: i muscoli pesano di più del grasso, ma , in compenso, occupano meno spazio. L’ideale sarebbe comprare una bilancia che misuri la massa grassa e la massa magra.

La bilancia è la tua migliore alleata

Sebbene l’abbiate odiata, la bilancia non vi è nemica, ma al contrario è la vostra migliore alleata. Continuate ad usarla: senza pesarvi tutti i giorni, ma scegliendo un giorno fisso in cui controllare il peso; per esempio pesatevi ogni venerdì mattina, nelle stesse condizioni ogni volta e annotate il risultato: se è stabile, significa che quello che avete fatto durante la settimana precedente è stato corretto; se ci sono variazioni di peso, in più o in meno, significa che bisogna cambiare qualcosina. Oscillazioni di peso di un chilo ogni sei/sette giorni, sono normalissime, ma se vedete che, rispetto alle due o tre settimane precedenti c’è un aumento di peso, bisogna intervenire, magari recuperando la dieta fatta un tempo o aumentando l’attività fisica fin quando, pesandovi i successivi venerdì, non sarete rientrati nel peso forma. Importante infine il calcolo delle masse magre e grasse con la bioimpedenziometria, dal momento che il peso corporeo – da solo – non ci può dire con esattezza se la nostra alimentazione ci sta facendo ingrassare o dimagrire.

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La dieta per prevenire l’ernia iatale ed evitare il reflusso gastroesofageo

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO VERDURA CIBO VEGETALI DIETA DIMAGRIRE CUCINAIn medicina inl termine “ernia” indica la protrusione (cioè lo “spostamento in fuori”) di un organo o di un tessuto al di fuori della cavità corporea che normalmente lo ospita. L’ernia iatale (anche detta “ernia dello iato” o “ernia diaframmatica paraiatale”) è un tipo specifico di ernia in cui si verifica la protrusione – parziale o completa – dello stomaco attraverso lo iato esofageo, un piccolo foro del diaframma che permette il passaggio dell’esofago.

Le ernie iatali più diffuse sono principalmente di due tipi e sono raffigurate nella figura in basso:

1) Ernia iatale da scivolamento: più frequente, la riscontro spesso nei miei pazienti obesi, la pressione nell’area addominale supera la pressione diaframmatica e lo stomaco tende ad essere spinto verso l’alto, nel mediastino, attraverso lo hiatus diaframmatico. Non è necessariamente una condizione permanente, poiché la parte di stomaco interessata si sposta spesso superiormente ed inferiormente in base alla pressione esistente nell’addome: un pasto abbondante, uno sforzo, un colpo di tosse, il sollevamento delle gambe in posizione sdraiata o qualunque contrazione dei muscoli addominali possono facilitare lo scivolamento.

2) Ernia iatale paraesofagea: consiste in una rotazione dello stomaco lungo la grande curvatura, in modo tale che la parte superiore della stessa erni attraverso lo hiatus esofageo. Questa tipologia è meno comune della precedente, ma è decisamente più temibile poiché la giunzione gastro-esofagea rimane nella sua posizione naturale, e l’erniazione del fondo dello stomaco porta al suo strozzamento tra la parete dello iato e l’esofago. Può talvolta derivare da un intervento chirurgico correttivo di un’ernia iatale da scivolamento.

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO ERNIA IATALE DA SCIVOLAMENTO DA ROTOLAMENTO PARAESOFAGEA DIFFERENZE STOMACO IATO ESOFAGO DIAFRAMMA SFINTERE ESOFAGEO INFERIORE SEI ADDOME

Sintomi e segni di ernia iatale

Piccole ernie iatali in uno stadio iniziale di solito non causano sintomi particolari; tuttavia, quando la porzione di stomaco erniata è consistente, la risalita del contenuto gastrico nell’esofago provoca sintomi come bruciore, rigurgito e dolore al petto in sede retrosternale. Altri sintomi spiacevoli sono diarrea, difficoltà digestive, eruttazioni frequenti, rigurgiti, stipsi e, anche se meno frequentemente, vomito. Tali sintomi possono essere accompagnati da tosse, dispnea, asma, mal di gola e difficoltà di deglutizione. Una delle complicanze più comuni riscontrabili in chi soffre di ernia iatale è il reflusso gastroesofageo (patologia caratterizzata da un ritorno di materiale acido dallo stomaco verso l’esofago). Un corretto approccio dietetico è un’arma che riveste una notevole importanza sia nelle prevenzione che nella cura dell’ernia iatale.

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Una dieta errata può causare ernia iatale e reflusso

La dieta sembra rappresentare un elemento molto importante non solo nella corretta gestione dell’ernia iatale, intesa come prevenzione degli episodi di eruttazione e reflusso gastroesofageo, ma anche nell’origine di questa diffusissima malattia. Sin dal 1973, grazie agli studi epidemiologici di Burkitt, sappiamo che l’ernia iatale risulta abbastanza rara nei Paesi in via di sviluppo e addirittura misconosciuta nelle società rurali che hanno mantenuto uno stile di vita semplice e tradizionale. Due sono i fattori additati come principali responsabili della maggior incidenza dell’ernia iatale negli occidentali: il ridotto apporto di fibre nella dieta e la stitichezza che ne consegue. In particolare, elementi come il ridotto apporto di fibre e liquidi, la necessità di ignorare lo stimolo dell’evacuazione (a causa di impegni lavorativi), la posizione innaturale assunta sul wc rispetto a quella fisiologica (alla turca), determinano un aumento della pressione all’interno dell’addome durante l’evacuazione; tale aumento pressorio, se perpetuato nel tempo, comporterebbe un rilassamento progressivo delle strutture di ancoraggio dell’esofago distale, favorendo la risalita dello stomaco attraverso lo iato esofageo del diaframma (quindi provocando l’ernia iatale).

Obesità come causa di ernia iatale

Spiegare la differente incidenza dell’ernia iatale tra le popolazioni rurali africane e quelle urbane dei Paesi occidentali semplicemente sull’apporto di fibra della dieta, appare perlomeno riduttivo. Ad esempio anche l’iperalimentazione in sé, fatta di abbuffate frequenti, dilatando in maniera abnorme le pareti dello stomaco può spingerle con forza contro lo iato esofageo, favorendone l’erniazione. Analogo discorso per l’obesità o per la cattiva abitudine di indossare corsetti od abiti troppo stretti. Infine, è indubbio che lo stile di vita sedentario si associ ad una minore motilità intestinale (che predispone alla stitichezza), ma anche ad ipotonia muscolare con riduzione dell’elasticità e della robustezza anche dei fasci muscolari e dei tendini diaframmatici.

Consigli alimentari generali

In caso di ernia iatale, un primo, importante consiglio è quello di evitare le cosiddette abbuffate e nutrirsi assumendo piccoli pasti pur restando comunque attenti a rispettare il corretto introito calorico quotidiano. Meglio quindi privilegiare tanti pasti piccoli, che pochi grandi. Limitare (o ancora meglio evitare) gli alcolici, i superalcolici, le bevande gassate, il caffè, il tè, i formaggi grassi, le fritture, i condimenti piccanti e quelli a base di burro dovrebbero essere evitati.

E’ consigliabile poi limitare il consumo di particolari cibi quali l’aglio, la cipolla, la menta e il cioccolato; devono essere assunti con moderazione anche gli agrumi e i succhi che da essi derivano nonché il pomodoro e relativo succo. In generale possiamo dire che dobbiamo, nei limiti del possibile, orientarci verso un tipo di alimentazione che tenda a non favorire l’acidità gastrica.

E’ possibile consumare alimenti quali la pasta, il pane, il riso, carne magra, frutta (tranne, come detto, gli agrumi), formaggi magri, verdure e yogurt. Può essere utile bere un po’ più acqua del normale, pur senza esagerare (un aumento improvviso della quantità di liquidi nello stomaco può peggiorare la situazione).

Oltre alla dieta vi sono altre semplici regole alle quali è bene attenersi; ne citiamo alcune che sono dei capisaldi di un buon stile di vita: abolire il fumo, evitare gli stati ansiosi, evitare le situazioni stressanti e l’abuso di farmaci. Un altro consiglio per chi avverte i sintomi dovuti all’ernia iatale è quello di evitare, subito dopo i pasti, di coricarsi oppure di compiere sforzi eccessivi. È consigliabile dormire mettendo la testa sopra un cuscino, posizione che ostacola il reflusso. Da abolire l’abitudine che alcuni hanno di posizionare un cuscino sotto la pancia, abitudine che è causa di un’eccessiva pressione sullo stomaco; è bene anche, sempre per evitare tale eccesso di pressione, non indossare abiti troppo stretti in vita.
Quando gli accorgimenti dietetici e gli altri consigli di cui sopra non sono in grado di risolvere i problemi causati dall’ernia iatale, si dovrà ricorrere a interventi di tipo farmacologico; se anche questi non fossero sufficienti si dovrà prendere in considerazione la possibilità di intervenire chirurgicamente.

Le regole da seguire in caso di ernia iatale e reflusso

Sebbene la dieta non possa in alcun modo favorire il riassorbimento dell’ernia iatale, che se necessario può avvenire attraverso un intervento chirurgico, risulta senz’altro utile per il controllo dei sintomi associati e delle complicanze. Anche se una buona percentuale di pazienti affetti da ernia iatale non lamenta alcun sintomo, l’osservanza delle giuste regole dietetiche e comportamentali risulta importante per evitare che l’ernia cresca di dimensioni. In tal senso, la dieta corretta per il trattamento dell’ernia iatale non si discosta da quella vista per la corretta gestione alimentare dei pazienti colpiti da esofagite da reflusso:

  1. consumare pasti piccoli e frequenti, evitando i pasti troppo elaborati ed abbondanti;
  2. evitare le abbuffate specialmente prima di dormire;
  3. attendere almeno due o tre ore dal termine del pasto prima di coricarsi per il riposo notturno
  4. se durante il sonno dovessero manifestarsi episodi di reflusso acido, è consigliabile mettersi sul lato sinistro o – meglio ancora – rialzare la testa del materasso per adottare una posizione leggermente elevata del torace, ad esempio usando due cuscini sovrapposti;
  5. associare alla dieta regolare attività fisica, evitando gli sforzi fisici a testa in giù ed i carichi eccessivamente pesanti, che possono favorire la comparsa e l’aggravamento dell’ernia iatale;
  6. se in sovrappeso od obesi, adottare una dieta ipocalorica che aiuti a raggiungere il peso forma. Se l’obesità è di secondo o terzo grado, prendere in considerazione rimedi drastici, come la chirurgia bariatrica;
  7.  limitare il consumo di grassi, specie se cotti, anche sottoforma di condimenti aggiunti, poiché aumentano i tempi di digestione e riducono il tono dello sfintere esofageo inferiore, favorendo il reflusso associato all’ernia iatale;
  8. evitare il fumo, che similmente ai grassi può ridurre il tono sfinteriale;
  9. preferire fonti proteiche magre, come il pesce o il pollo, che sembrano aumentare il tono dello sfintere esofageo inferiore, prevenendo il reflusso acido associato all’ernia iatale;
  10. preferire metodi di cottura salutari, come quella al vapore e al cartoccio, limitando arrosti, fritti e grigliate (da sostituire con una sobria cottura alla piastra, evitando nel modo più assoluto la formazione delle classiche righe in corrispondenza delle strisce metalliche della griglia);
  11. masticare lentamente e deglutire con la stessa premura, se possibile consumare il pasto in un ambiente rilassato;
  12. se possibile, evitare di tornare di fretta al lavoro al termine del pasto, soprattutto se il vostro lavoro costringe l’addome a forti pressioni;
  13. non praticare attività fisica intensa a breve distanza da un pasto importante (concessa dopo lo spuntino pomeridiano);
  14. consumare una colazione abbondante ed abituarsi a mangiare poco a cena
  15. in caso di problemi digestivi frequenti, le regole base della dieta dissociata possono aiutare anche il paziente affetto da ernia iatale;
  16. quando si mangia troppo, una camminata di 30-40 minuti a passo tranquillo, a breve distanza dal termine del pasto, può evitare l’insorgere di acidità e bruciori di stomaco;
  17. limitare il consumo di tè, caffè ed alcolici;
  18. ridurre la presenza di spezie come pepe, peperoncino, curry e noce moscata nella dieta: potrebbero peggiorare l’acidità gastrica;
  19. seguire una dieta ricca di fibre alimentari e di liquidi per prevenire la stitichezza; se necessario assumere lassativi, ma evitare l’utilizzo cronico;
  20. evitare l’uso di cinture ed abiti troppo stretti in vita.

Se i sintomi peggiorano o diventano molto frequenti, consultate il vostro medico di fiducia e non sottovalutate mai il problema: come qualsiasi studente di medicina sa già dal secondo anno di università, un reflusso gastroesofageo cronico può costruire le basi per la formazione di un tumore esofageo.

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere acidità di stomaco, reflusso gastroesofageo, stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, cattiva digestione ed alitosi:

Per approfondire:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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La dieta per dormire bene, combattere l’insonnia e svegliarsi la mattina riposati

MEDICINA ONLINE DORMIRE SONNO SONNOLENZA INSONNIA DONNA DIVANO FIORI POMERIGGIO GIORNO LUCE MELATONINA SONNELLINO POMERIDIANO RIPOSO STANCHEZZA ESAURIMENTO MENTALE TRISTE NEVRASTENIA PSICHIATRIA ANSIA DEPRESSIONE.COSA SI INTENDE PER INSONNIA?

Per insonnia si intende: “la difficoltà a prendere sonno” o “un sonno non ristoratore”; si tratta di un disturbo prevalentemente cronico e molto frequente, che nei paesi industriali raggiunge una prevalenza media del 35% sulla popolazione generale. Altri studi più dettagliati hanno dimostrato una prevalenza dell’insonnia inferiore, valutata intorno all’11% della popolazione spagnola e circa il 21% di quella francese e giapponese. La durata dell’insonnia varia da 7 a 14 anni, ma pare che la maggior parte delle persone che ne soffrono NON affronti l’argomento nemmeno con il proprio medico curante.

Caratteristiche dell’insonnia

L’insonnia si caratterizza per diversi aspetti  i quali si ripercuotono INESORABILMENTE sulla qualità della vita. Tali aspetti sono:
1) Difficoltà ad addormentarsi – latenza del sonno oltre i 30 minuti
2) Insufficiente durata del sonno notturno – tempo totale inferiore a 5,5 o 6 ore
3) Ripetuti o protratti risvegli notturni e/o risveglio precoce mattutino
4) Scarsa qualità del sonno

Classificazione dell’insonnia

L’insonnia può essere classificata in diversi modi, ma per comodità, di seguito verrà utilizzato un criterio temporale:
1) Insonnia transitoria o occasionale; in genere causata da stress emozionali ansiogeni, patologie transitorie, uso sporadico di sostanze stimolanti
2) Insonnia di media durata: fino a tre settimane; spesso sostenuta da eventi emozionali riguardanti il lavoro, la famiglia, una malattia acuta, la sospensione farmacologica di ansiolitici.
3) Insonnia di lunga durata: superiore a tre settimane; causata da un grave evento di stress o ad eziologia mista, che comprende: depressione, ansia generalizzata, sintomi dolorosi cronici, assunzione abituale di farmaci, abuso cronico di alcol, Parkinson, bronco pneumopatie croniche ostruttive, sindrome delle gambe senza riposo, prurito ecc.

Terapia per l’insonnia

La terapia per l’insonnia dovrebbe essere rivolta ad estinguere l’agente eziologico, tuttavia, spesso la cura esclusivamente sintomatologica (farmaci) è essenziale al mantenimento di una minima qualità di vita. La cura NON farmacologica comprende alcune modifiche comportamentali, psicoterapia e training autogeno; tra gli accorgimenti riguardanti lo stile di vita, la dieta svolge un ruolo fondamentale.

DIETA PER L’INSONNIA

L’alimentazione è una componente spesso trascurata quando si tratta di curare l’insonnia, mentre invece è un elemento da tenere in grande considerazione!

Ripartizione energetica nell’insonnia

Innanzitutto, la dieta per l’insonne DEVE prevedere una ripartizione energetica dei pasti adeguata alle esigenze ed allo stile di vita del soggetto. Considerando che l’insonnia si manifesta spesso come una difficoltà ad addormentarsi, frequentemente peggiorata dalla cattiva digestione, o come un ripetuto protrarsi dei risvegli notturni a volte causati dal russare o dalle apnee notturne, è possibile affermare che il pasto serale incida significativamente sull’eziologia dell’insonnia. In definitiva, si consiglia di suddividere i pasti giornalieri nella maniera più equilibrata possibile; ovvero: 15% dell’energia a colazione, il 5% a metà mattina, il 40% a pranzo, il 5% a metà pomeriggio ed il 35% a cena.
Quello serale rappresenta uno dei due pasti principali della giornata ma la sua importanza nutrizionale non dovrebbe mai superare il pranzo. La digestione è un processo attivo che impegna (a volte in maniera decisiva) l’organismo umano, ne deriva che la sollecitazione eccessiva dell’apparato digerente si ripercuote sulla qualità del sonno incrementando il metabolismo basale, le pulsazioni cardiache, la pressione sistolica, la ventilazione e la termogenesi indotta dalla dieta; per questo motivo, oltre a prediligere una ripartizione dei pasti che alleggerisca la cena, è fondamentale alimentarsi circa tre ore prima del sonno con prodotti sufficientemente digeribili. Ovviamente sarebbe necessario non commettere l’errore opposto: la fame indotta dall’ipoglicemia rappresenta una potenziale causa per l’insonnia.

Nutrienti che aiutano il sonno e combattono l’insonnia

Dal punto di vista neuro-endocrino, il sonno è facilitato dalla secrezione di due ormoni: melatonina e serotonina; al contrario, è penalizzato significativamente da: adrenalina, noradrenalina e dopamina. Questi mediatori chimici vengono sintetizzati dall’organismo sulla base di: feedback e feedback inversi, crono-biologia e ritmi circadiani, e concentrazione di substrati nutrizionali. In particolar modo, gli ormoni del sonno (serotonina e melatonina) necessitano di un apporto sufficiente di:
1) Triptofano: un amminoacido essenziale che funge da precursore ormonale ed è contenuto nella maggior parte degli alimenti di origine animale; la carenza, in condizioni di equilibrio nutrizionale, è inverosimile, pertanto NON rappresenta un problema
2) Carboidrati complessi: che tramite lo stimolo dell’insulina favoriscono la disponibilità del triptofano
3) Vitamine B1 e B6: che intervengono nella sintesi ormonale
4) Calcio e magnesio: la cui carenza si manifesta con disturbi del sonno

Molecole che invece rendono difficoltoso il sonno

1) Nervini e farmaci anoressizzanti: caffeina e teina (da consumare non meno di 6 ore prima di dormirne), alcol, anfetamine ecc., che compromettono i meccanismi neuroendocrini favorendo l’insonnia
2) Eccesso di carboidrati semplici: che riducono la biodisponibilità della vitamina B6 (Piridossina)

Rimedi naturali contro l’insonnia

Esistono anche alcuni rimedi naturali come l’infusione o la decozione di erbe officinali; si tratta di pratiche DI SOLITO innocue che svolgono una funzione più o meno favorevole anche in base alla reazione PSICOSOMATICA di chi le utilizza (effetto placebo). Le più diffuse sono: Melissa, Escolzia, Biancospino, Camomilla, Melatonina, Tiglio e Luppolo.
La dieta per l’insonnia non rappresenta una vera e propria guida alla cura del disturbo ma piuttosto un’insieme di indicazioni utili a prevenirne l’insorgenza. Una delle mie soluzioni preferite per combattere l’insonnia è la Melatonina.

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Dieta disintossicante dopo il periodo natalizio: le sei regole per recuperare il peso forma

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO DOLCE NATALE PANETTONE (4)Oggi si festeggia l’Epifania che “tutte le feste si porta via”, sì tutte le feste, ma non i chili accumulati in queste giornate di abbuffate epocali! Il periodo festivo finisce oggi ed eccoci che all’improvviso, quasi a risvegliarsi da un lungo piacevole sogno, qualcuno si è ritrovato tragicamente a pensare che la prova costume – in fondo – non è più così lontana.

Italiani ingrassati di cento milioni di chili

Quest’anno, causa crisi economica, gli italiani hanno mangiato meno delle scorse feste natalizie, tuttavia l’aumento di peso di questi giorni si attesta mediamente a 2 kg ed è dovuto all’assunzione di circa 15mila-20mila calorie in più per l’effetto combinato del maggior consumo di cibi calorici abbinato a bevande alcoliche e della rinuncia ad alimenti fondamentali come frutta e verdura. Ciò ha determinato un aumento di peso della popolazione italiana di quasi cento milioni di chili causati da pandori e panettoni, ottanta milioni di bottiglie di spumante, ventimila tonnellate di pasta, 5 milioni di chili tra cotechini e zamponi e frutta secca, pane, carne, salumi, formaggi e dolci per un valore complessivo vicino ai cinque miliardi di euro, solamente tra il pranzo di Natale e i cenoni della Vigilia e di Capodanno. Ad appesantire – letteralmente! – la situazione è il fatto che le conseguenze dell’abbuffata natalizia sono state spesso aggravate dalla sospensione delle attività sportive e da una maggiore sedentarietà, complici le lunghe soste a tavola con parenti e amici che hanno ridotto il movimento fisico e favorito l’accumulo di peso. Ecco quindi che la dieta diventa una necessità a cui è bene non sottrarsi, ma che va affrontata con impegno e costanza, meglio se con l’aiuto di un dietologo.

Le sei regole da seguire per tornare in forma dopo le feste

1) Vietati i digiuni e le diete fai-da-te soprattutto se strettamente ipocaloriche, perché il peso perso viene comunque recuperato in poche settimane e con gli interessi. Leggi anche: La dieta del batuffolo di cotone: quando la stupidità umana supera ogni limite.

2) Fare attività fisica! Almeno mezz’ora di camminata al giorno e, se il vostro fisico lo permette, riprendete gradatamente a fare un po’ di pesi. Leggi anche: Correre non fa dimagrire.

3) Non bere alcolici, di nessun tipo. Leggi anche: Tutti i piaceri del bere, senza bere: come ubriacarsi senza alcol.

4) Diminuire la quantità di sale negli alimenti. Leggi anche: Ridurre il consumo di sale ci può salvare la vita.

5) Bevete molti liquidi: si ad acqua, the verde e tisane drenanti; no a bevande zuccherate e gassate. Leggi anche: I dieci buoni motivi per cui non dovresti bere bevande gassate.

6) Adottate una dieta a base di cibi leggeri, con pochissimi fritti ed insaccati, ricca invece di frutta e verdura. Da preferire una dieta normocalorica o lievemente ipocalorica e ben bilanciata in cui rientrino solo cibi genuini. A tale proposito in seguito riporto una lista dei prodotti con proprietà terapeutiche e nutrizionali utili per disintossicare l’organismo. Leggi anche: I dieci comandamenti per iniziare a dimagrire da subito.

I cibi per rimettersi in forma dopo le feste

So di essere ripetitivo ma la base da cui bisogna partire è sempre la stessa: frutta e verdura in gran quantità! Da non dimenticare mai arance, mele, pere e kiwi, spinaci, cicoria, radicchio, zucche e zucchine, insalata, finocchi e carote. Tutte le insalate e le verdure vanno condite con olio d’oliva, ricco di tocoferolo, un antiossidante che combatte l’invecchiamento dell’organismo e favorisce l’eliminazione delle scorie metaboliche, e abbondante succo di limone che purifica l’organismo dalle tossine, fluidifica e pulisce il sangue, è un ottimo astringente e cura l’iperacidità gastrica. Vedrete che in poco tempo vi rimetterete in forma, l’importante è poi non rovinare tutto: le vacanze di Pasqua sono più vicine di quanto sembri!

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McDonald’s ai propri dipendenti: “Non mangiate al fast food, fa male alla salute”

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO HAMBURGER PATATINE FRITTE PATATE PANINO FAST FOOD JUNK FOOD FRITTI DIETA DIMAGRIRE GRASSI“Meglio non mangiare cibo da fast food”. Incredibile ma vero, a pronunciare queste parole è stata la famosa catena di fast food McDonald’s! Per la serie: evviva la coerenza!
Tramite McResource Line (un sito web a cui possono accedere soltanto gli impiegati di McDonald’s) la catena di ristorazione statunitense ha consigliato ai suoi dipendenti di “non mangiare fast food perchè fa male alla salute”. Subito dopo che la notizia si era diffusa al di fuori dei confini aziendali, pare che la raccomandazione sia stata cancellata ed il sito chiuso temporaneamente, ma ai tempi di screenshot e di social, già mezzo mondo ne è venuta a conoscenza. In questo preciso momento il sito appare ancora offline ed anzi, pare che McDonald’s abbia chiuso McResource Line per sempre dopo questa gaffe. “Il fast food è veloce poco costoso e un’alternativa veloce alla cucina casalinga ma l’eccesso di calorie, i grassi saturi, lo zucchero e il sale contenuti in questi prodotti possono portare all’obesità”. Ecco altri consigli che McDonald’s dispensa ai propri dipendenti. Il mio consiglio è quello di non mangiare al fast food, se proprio vi capita almeno seguite i miei consigli per mangiare al McDonald’s senza ingrassare (o quasi).

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Dieta a base di polifenoli per contrastare i segni del tempo ed i tumori

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO VERDURA CIBO VEGETALI DIETA DIMAGRIRE CUCINAI polifenoli costituiscono una famiglia “allargatissima” composta da oltre 5000 molecole organiche largamente presenti nel regno vegetale. Essi hanno attirato l’attenzione della comunità dei medici chirurghi estetici e dei ricercatori nel campo anti-aging nel corso dell’ultimo decennio, soprattutto a causa delle loro proprietà antiossidanti, e dei crescenti studi che dimostrano il loro ruolo nella prevenzione di varie malattie associate a stress ossidativo, come il cancro e le malattie cardiovascolari e neurodegenerative.

Classificazione dei polifenoli

Nel corso degli anni state identificate diverse migliaia di molecole a struttura polifenolica. A seconda del numero di anelli di fenolo e il modo in cui questi anelli si legano l’uno all’altro, i polifenoli possono essere divisi in molti gruppi funzionali differenti come acidi fenolici, flavonoidi, stilbeni, e lignani. I flavonoidi sono ulteriormente suddivisi in flavoni, flavonoli , isoflavoni, e flavanoni, ciascuno con una struttura chimica leggermente diversa.

Dove si trovano i polifenoli?

Si trovano principalmente in frutta e bevande di origine vegetale come succhi di frutta, tè, caffè, vino rosso, in ortaggi e legumi, cereali, cioccolato e legumi secchi.

Come la cottura influenza il contenuto di polifenoli degli alimenti?

E’ stato riportato in letteratura medica che il contenuto polifenolico degli alimenti può essere facilmente influenzato o gravemente ridotto dai metodi di preparazione dei pasti e dalle tradizioni culinarie.
Ad esempio, le cipolle, che sono una delle principali fonti di acidi fenolici e flavonoidi e i pomodori perdono tra il 75% e il 80% del loro contenuto iniziale quando vengono bolliti oltre 15 minuti, perdono il 65% una volta cotti in forno a microonde e il 30% quando vengono fritti.

Le proprietà antitumorali dei polifenoli

Studi di laboratorio condotti su modelli animali con infiammazione della pelle indotta dai raggi UV, stress ossidativo e danno al DNA, hanno dimostrato che polifenoli del tè verde, proantocianidine dei semi d’uva, il resveratrolo, la silimarina e la genisteina, in combinazione con la protezione solare, hanno la capacità di proteggere la pelle dagli effetti negativi delle radiazioni UV, compreso il rischio di tumori della pelle. Il meccanismo d’azione dei polifenoli è stato,negli ultimi decenni, un importante oggetto di studio. Una delle teorie più accreditate è che le cellule rispondono ai polifenoli principalmente attraverso interazioni dirette con i recettori o enzimi coinvolti nella trasduzione del segnale, che possono comportare la modifica dello stato redox della cellula e possono innescare una serie di reazioni redox-dipendenti.

Le proprietà anti-età dei polifenoli

Come antiossidanti, i polifenoli possono migliorare la sopravvivenza cellulare, come proossidanti, possono indurre apoptosi e prevenire la crescita tumorale. Tuttavia, gli effetti biologici di polifenoli può estendersi ben oltre la modulazione dello stress ossidativo. Tra i flavonoidi più studiati troviamo il Phlorizin; appartiene al gruppo di dihydrochalcones, presente in natura in alcune piante come nella corteccia del pero ( Pyrus communis), mela, ciliegia e altri alberi da frutto. È stato utilizzato come strumento per la ricerca farmaceutica e fisiologia per oltre 150 a. Tuttavia, i suoi effetti anti-invecchiamento sono solo stati segnalati negli ultimi anni. Molti altri estratti botanici, hanno potenti proprietà antiossidanti, tra di loro troviamo la silimarina, contenuta nel cardo mariano, la apigenina, contenuta nel sedano, nel prezzemolo e nelle foglie di camomilla e la genisteina contenuta nella soia, nelle fave e nel lupino: tutti hanno proprietà anti-aging.

L’importanza del resveratrolo

Tra gli stilbeni riconosciamo il resveratrolo, antiossidante, polifenolo naturale, abbondante nella buccia dell’uva. Alte concentrazioni di resveratrolo naturale ed oligomeri di resveratrolo si trovano in germogli di uve da Vitis Vinifera.  E’ stato oggetto di intenso interesse negli ultimi anni grazie ad una serie di proprietà anti-invecchiamento uniche, ma non solo: nel 2002 Bhat et al. hanno riferito che il resveratrolo possiede attività di prevenzione del cancro. Ha benefici effetti sull’apparato cardiovascolare, possibili benefici sulla malattia di Alzheimer con effetti diretti sui tessuti neurali, azioni fitormonali, antimicrobiche e un effetto indiretto sulla restrizione calorica. Per quanto riguarda la pelle è stato recentemente dimostrato di possedere un’azione protettiva contro la morte cellulare e di rallentare la distruzione del collagene.

I vantaggi del tè verde

I polifenoli del tè verde, derivante dalle foglie della Camellia sinensis, proteggono la pelle umana dai segni cutanei di fotoinvecchiamento. Molti studi di laboratorio hanno dimostrato che il trattamento topico o orale di polifenoli del tè verde hanno un effetto anti-cancerogeno UV-chimico indotto da radiazioni sulla pelle di diversi modelli animali. Hanno anche dimostrato che l’estratto di tè verde possiede attività anti-infiammatoria. Queste proprietà anti-infiammatorie e anti-cancerogene del tè verde sono dovute ai costituenti polifenolici tra cui il più potente é l’epigallocatechina-3-gallato (EGCG).

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La dieta per prevenire e curare i capelli bianchi

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO UOMO FACCIA BARBA CAPELLI FOLTI OCCHI BELLEZZA PELII capelli bianchi compaiono quando i capelli perdono il pigmento prodotto da cellule specializzate che si chiamano melanociti situate alle radici dei capelli. Anche i melanociti invecchiano e questo processo d’invecchiamento ne riduce la capacità di produrre il pigmento colorante chiamato melanina e i capelli cominciano a diventare sempre più grigi, fin quando i melanociti muoiono tutti e i capelli diventano bianchi. Ci possono essere molte cause della comparsa prematura dei capelli grigi e poi della morte di tutte le cellule che producono melanina, vediamole insieme.

Leggi anche: Perché cadono i capelli? Quanti capelli al giorno è normale perdere? E’ vero che i calvi hanno più testosterone?

CAUSE PRINCIPALI DELLA COMPARSA DEI CAPELLI BIANCHI

Le cause principali, sono:

  • Genetica: ovvero una predisposizione tramandata dai propri genitori e dai propri nonni.
  • Patologie: molto varie, tra cui: vitiligine, malattie che comportano squilibri della funzione tiroidea, l’alopecia areata.
  • Condizioni mediche: eventuali assunzioni di medicinali particolari possono provocare questo fenomeno.
  • Stile di vita: stress, sedentarietà, fumo di sigaretta, uso di droghe.
  • Una dieta carente di alcuni e determinati nutrienti: specialmente vitamine (alcune delle quali regolano proprio la produzione della melanina), proteine e sali minerali.

A tale proposito vi consiglio di leggere questo mio articolo:

ELEMENTI CHE NON DEVONO MANCARE NELLA DIETA PER PREVENIRE E CURARE I CAPELLI BIANCHI:

Il rame: la carenza di rame è una concausa della comparsa dei capelli bianchi. Il rame è importante per la produzione della melanina che è un pigmento che dà il colore ai capelli. Il rame è contenuto nel cioccolato fondente, nel fegato di manzo, nei semi di girasole, negli anacardi, nelle lenticchie, nelle ostriche, nei molluschi, nei funghi, nel burro di arachidi e nelle mandorle. Altri alimenti che contengono il rame sono il fagiolo di Lima, le cime di rapa, le patate dolci e gli spinaci. Il rame si trova in commercio anche sotto forma di preparati contenenti altri oligoelementi, benché gli alimenti citati ne contengano in genere dosi maggiori.

Il selenio: il selenio gioca un ruolo vitale nell’azione e nella produzione di alcuni ormoni, inclusi quelli correlati alla salute dei capelli ed al processo d’invecchiamento. Il selenio è utilizzato spesso per il trattamento dei capelli bianchi e ha un ruolo importante nel combattere il processo d’invecchiamento ed i radicali liberi. Il selenio è contenuto soprattutto nei molluschi, nel tonno, nel salmone, nel germe di grano, nell’uva passa, nella noce, nello sgombro, nelle noci brasiliane e nei semi di girasole.

Gli acidi grassi Omega 3: contenuti nel pesce e nell’olio da essi derivato sono molto importanti perché idratano, irrobustiscono e prevengono dunque la caduta dei capelli. In caso di carenza si possono assumere anche sotto forma di compresse gelatinose.

Le proteine: si deve considerare che il 90 % dei capelli è costituito dalle proteine. Esperimenti effettuati fornendo supplementi di gelatine, che sono una forma sotto cui si trovano le proteine, hanno messo in evidenza che nei soggetti trattati si è verificato, in sole 8 –10 settimane, un aumento del 45% della robustezza dei capelli. Quindi, le proteine alimentari sono sicuramente efficaci nell’aiutare a migliorare la salute dei capelli e dunque a ritardare la comparsa dei capelli bianchi.

VITAMINE IMPORTANTI PER PREVENIRE E CURARE I CAPELLI BIANCHI E LE MALATTIE DEL CUOIO CAPELLUTO:

Vitamina A: è una vitamina antiossidante che aiuta a produrre sebo nel cuoio capelluto e lo rende in tal modo più sano. Ricche risorse di questa vitamina sono: olio di fegato di pesce, carne, latte, formaggio, uova, spinaci, broccoli, carote, albicocche e pesche. La quantità giornaliera di vitamina A consigliata è di 5000 UI, un’assunzione eccessiva della stessa (superiore a 25.000 UI) può diventare addirittura tossica e causare la perdita di capelli ed altri gravi problemi di salute.
Vitamina B3 (niacina): favorisce la circolazione sanguigna verso il cuoi capelluto. Fonti alimentari sono: lievito di birra, germe di grano, pesce, pollo, tacchino e carne. Dose giornaliera raccomandata: 15 mg.
Vitamina B5 (acido proteico): impedisce la formazione dei capelli bianchi e la perdita dei capelli. Ricche fonti di questa vitamina sono: cereali integrali, lievito di birra, frattaglie e tuorli d’uovo. Dose giornaliera raccomandata: 4-7 mg.
Vitamina B6: previene la perdita dei capelli e aiuta a creare melanina. Alimenti con vitamina B6: lievito di birra, cereali integrali, verdure, frattaglie e tuorlo d’uovo. RDA: 1,6 mg; una quantità superiore rispetto quella consigliata può causare intorpidimento a mani e piedi.
Vitamina B12: previene la perdita dei capelli. È possibile trovare tale vitamina in: pollo, pesce, uova e latte. Si consiglia un’assunzione di 2 mg al giorno di vitamina B12.
Vitamina C: così come la vitamina A, anche questa è antiossidante; aiuta a mantenere la pelle ed i capelli in buono stato. Alimenti ricchi di vitamina C sono: agrumi, fragole, kiwi, ananas, pomodori, peperoni verdi, patate e verdure verde scuro. Dose giornaliera raccomandata: 60 mg.
Vitamina E: questa vitamina è un antiossidante che migliora la circolazione del sangue verso il cuoio capelluto. Ricche fonti di vitamina E sono: oli vegetali, olio di germe di grano, soia, semi crudi e noci, fagioli secchi e verdure a foglia verde. Dose giornaliera raccomandata: fino a 274 mg. L’assunzione di questa vitamina provoca un aumento della pressione sanguigna e una riduzione nella coagulazione del sangue, si consiglia pertanto di sentire un parere medico qualora si soffra di ipertensione.
Biotina: questa vitamina produce cheratina ovvero la sostanza che previene la perdita dei capelli e la comparsa dei capelli grigi. Fonti di biotina sono: lievito di birra, cereali integrali, tuorli d’uovo, fegato, riso e latte. La dose giornaliera raccomandata è di circa 150-300 mcg.
Inositolo: questa vitamina mantiene i follicoli dei capelli sani a livello cellulare. Alimenti ricchi di questa sostanza sono: cereali integrali, lievito di birra, fegato e agrumi. Dose giornaliera raccomandata: fino a 600 mg.

CONSIGLI GENERALI PER PREVENIRE E CURARE I CAPELLI BIANCHI

1) Cibi adatti. Alla luce degli elementi necessari alla salute del capello, i cibi consigliati per prevenire e curare i capelli bianchi sono soprattutto i legumi, le verdure a foglia verde, la frutta in genere, i pomodori, le patate, le lenticchie, il pesce (specie salmone e tonno al naturale), i molluschi ed il cioccolato fondente.

2) Le bevande giuste e quelle sbagliate. E’ consigliato bere un bicchiere colmo d’acqua alla mattina (e bere comunque molta acqua durante tutto il giorno per favorire idratazione ottimale) e non farsi mancare anche una tazza di spremuta di arancia in quanto questo frutto contiene grandi quantità di vitamina C, l’antiossidante per eccellenza che rafforza il sistema immunitario e combatte i radicali liberi rallentando il processo di invecchiamento. Al contrario è meglio evitare gli alcolici: il loro metabolismo produce una grandissima quantità di radicali liberi che invecchiano, non solo i capelli, ma anche la pelle.

3) Non fumare. Quello che inali col fumo è nemico della bellezza della tua pelle e dei tuoi capelli.

4) Trattamenti per capelli non aggressivi. Spesso si ricorre a trattamenti per capelli costosi con la convinzione che facciano solo bene alla nostra capigliatura, in realtà anche le migliori marche possono contenere sostanze chimiche che non sono propriamente indicate per la salute generale del nostro corpo e che quindi sarebbe meglio evitare. State attenti all’INCI quando acquistate un prodotto. Attenzione ai balsami e agli shampoo che usate!

CONSIDERAZIONI FINALI

La comparsa prematura dei capelli bianchi può essere prevenuta o, comunque, rallentata mediante stili di vita sani, una adeguata igiene dei capelli e del cuoio capelluto e, soprattutto, un’alimentazione corretta, sia nella quantità sia nella qualità degli alimenti. Ricordate: i capelli ricevono dal cibo che mangiamo il nutrimento che serve loro per crescere robusti e sempre colorati, facciamo in modo che tale nutrimento sia adeguato!

I migliori prodotti per la cura del capello 

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere del capello sia femminile che maschile, in grado di migliorare forza, salute e bellezza dei tuoi capelli. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice:

Lavaggio dei capelli

Cura dei capelli

Asciugatura ed acconciatura dei capelli

Tintura dei capelli, ciglia, sopracciglia

Eliminazione dei pidocchi

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